La strana morte di Yasser Arafat

Redazione 11 luglio 2012 0
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La strana morte di Yasser Arafat

 

Di George Galloway

10 luglio 2012

 

Avevo 23 anni quando ho incontrato la prima volta Yasser Arafay ed ero all’ospedale militare Percy quando è morto.  Sono stato con lui tra le rovine dei suoi vari quartieri generali a Beirut, a Tunisi e a Ramallah. Glio ho voluto bene come se fosse mio padre e sono stato un suo fedele sostenitore per tutta la mia vita.

E così la notizia, data da Al Jazeera che potrebbe essere stato ucciso usando il Poloniunm 210 – la “arma” usata anche per assassinare Alexander Levtinenko dopo che aveva preso il tè in un albergo del centro di Londra insieme, ci hanno detto, con un suo ex collega del KGB, è per me importante dal punto di vista personale e politico. Nel caso di Livtinenko, tutta la stampa ci ha assicurato che soltanto un inviato di uno stato con accesso alle armi nucleari poteva avere i mezzi di eseguire questo crimine. Gli stessi organi di stampa adesso ignorano la verità scomoda che uno stato  di questo tipo,  con una lunga storia di uccisione di suoi oppositori e con accesso al materiale nucleare necessario, è Israele, che, poco prima della morte di Arafat, per bocca sia di Ariel Sharon che di Ehud Olmert- ha detto al  mondo che i loro precedenti impegni con gli Stati Uniti di non fare del male ad Arafat erano senza valore  e vuoti, con Sharon che diceva che il capo palestinese non aveva “alcuna polizza di assicurazione” rispetto all’azione di Israele. Il rapporto di Al Jazeera ha fatto ampiamente ricorso alla moglie  del defunto leader palestinese, Suha Arafat, che finora era stata in silenzio.  Ha fornito agli inquirenti dell’indagine la biancheria, i calzini, lo spazzolino da denti del marito, perfino la sua onnipresente  kaffeyah che sono stati poi esaminati da un importante laboratorio svizzero.

Tutto dimostrava che l’icona della Palestina mostrava certamente  tracce di presenza di materiale radioattivo. Chi di noi era all’ospedale quando Arafat è morto non avevano nessun tipo di dubbio che fosse stato avvelenato. Tra di noi – i suoi vecchi compagni – ci si chiedeva soltanto: da chi?

La degenerazione fisica straordinariamente rapida – sembrava un uccello sul suo letto di morte piuttosto che l’uomo che conoscevamo- faceva pensare così ovviamente all’omicidio che la prima domanda che sorge da questa indagine  è: perché ci è voluto tanto tempo? La seconda è: come mai i Francesi non lo hanno scoperto,  nel loro ospedale di fama internazionale? La terza è: perché non si è fatta un’autopsia  dopo la   morte di questo leader politico medio orientale che ha avuto importanza fondamentale  e che era scomparso così improvvisamente e misteriosamente?   La quarta è: perché le autorità francesi hanno distrutto i campioni di sangue, di urina, di sudore e tutti gli altri risultati delle sue analisi –quando secondo l’uso e la pratica francese   si sarebbero dovuti conservare per dieci anni?

Ci sono però altri problemi. Se Israele ha assassinato Arafat – un’ipotesi ragionevole date le circostanze – come ha fatto ad arrivare abbastanza vicino al presidente, rifugiato nelle rovine del complesso edilizio di Ramallah per poter compiere l’azione delittuosa?

Ha avuto amici e complici  nell’ambito dell’Autorità Palestinese, e, in questo caso, questi complici sono ancor lì e chi sono? Perché l’AP ha accettato questa morte così straordinariamente sospetta così docilmente?

E ora saranno d’accordo – come hanno richiesto adesso il principale negoziatore palestinese Saeb Erakat e, cosa  di importanza cruciale, la vedova di Arafat, Suha – a riesumare il corpo del presidente dalla sua tomba di Ramallah, in modo che possa essere esaminato riguardo all’arma nucleare del delitto?

Le nazioni occidentali si sono opportunamente concentrate sulla nefanda uccisione dell’ex leader politico libanese Rafiq al-Hariri – un crimine che hanno cercato di addossare prima alla Siria e poi al movimento libanese di resistenza, Hezbollah. Mostreranno ora la stessa energia nel cercare risposte all’ipotesi che Israele abbia fatto  uso insolito  della sua vasta, segreta potenza di fuoco interamente finanziata dall’Occidente per eliminare il vincitore del Premio Nobel per la Pace, Yasser Arafat?

 

George Galloway è un politico britannico, e anche attivista, scrittore, giornalista e ospite di trasmissioni televisive. E’ stato eletto deputato al parlamento per il partito Respect, nel collegio elettorale di Bradford West (Yorkshire, GB).

Da: Z Net –Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.xcommunications.org/the-strange-death-of-yasser-arafat-by-george-galloway

Originale: Aljazeera

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2102 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY-NC-SA 3.0

 

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