Le guerre politiche del Sudafrica cominciano a somigliare alle nostre

Redazione 28 giugno 2012 0
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Le guerre politiche del Sudafrica cominciano a somigliare alle nostre

 

di Danny Schechter

26 giugno 2012

 

Città del Capo, Sudafrica: quando sono venuto in Sudafrica, pensavo che stessi fuggendo dal modo in cui i nostri notiziari sono totalmente dominati dalla copertura politica perfino mesi prima delle elezioni e tutti sanno che nessuna di queste speculazioni gonfiate di sondaggi è importante fino a ottobre.

La lotta tra Democratici e Repubblicani è una faccenda oscenamente costosa che nessuno dei nostri sapientoni politici si cura di indagare in termini dei motivi per cui ci si investe tanto e quali saranno i probabili ricavi e a chi andranno.

Business Day, che è il Wall Street Journal del Sudafrica, di recente ha pubblicato un saggio con un titolo che dà l’idea delle motivazioni dei politici in entrambi i paesi: “LE CARICHE  PUBBLICHE: SOLO UN MODO  DI SACCHEGGIARE LO STATO.”

Negli Stati Uniti, naturalmente, abbiamo due partiti principali, quasi come le due ali di un aereo. I Repubblicani, ora prigionieri della destra più rigida, e i Democratici, piazzati saldamente al centro, con un debole per le grosse imprese ma con alcuni argomenti e posizioni che attraggono i liberali e perfino settori  della sinistra.

Obama si atteggia a progressista rispetto ai problemi sociali interni mentre si rifiuta di usare la mano pesante sulle frodi di Wall Street  e promuove una guerra al terrore di interventi militari in stile Bush. Romney è candidato con un programma di un solo punto: dare la colpa a Obama di tutto ciò che c’è di sbagliato nel mondo.

Entrambi i partiti sono grati al denaro e alle persone che glielo forniscono. Parliamo di miliardi! Naturalmente, questo immenso potere in denaro corrompe l’intero sistema. La Corte Suprema ha appena ratificato la decisone che la permette.

In Sudafrica, la corruzione non è causata dalla  competizione tra due partiti che hanno più elementi in comune di quanto si potrebbe pensare. Qui c’è soltanto un partito che conta realmente: il Congresso Nazionale Africano (African National Congress – ANC) che è  lacerato  da fazioni, politici ambiziosi e un ambiente di dove si sgomita per il potere e le cariche. La corruzione è fin troppo lampante in maniera imbarazzante,  mentre le necessità fondamentali non vengono  soddisfatte.

Nessuno si aspettava proprio questo quando il mondo si rallegrava perché Nelson Mandela veniva portato al potere nel 1994. Aveva un programma ambizioso per porre fine alla povertà e per trasformare il paese. La gente parlava dei cambiamenti in Sudafrica come se fossero un “miracolo” e dava al paese il nome di “nazione arcobaleno” (abitata da persone di diversi colori, n.d.T.).

La realtà ha preso piede  rapidamente. La divisione razziale era soltanto uno dei molti problemi economici e sociali  tutti difficili da risolvere in fretta. Il governo ha scoperto subito che doveva superare molte forme di resistenza al cambiamento  compresi gli interessi legittimi del settore degli affari, l’orientamento della situazione esistente delle agenzie internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, e la Banca Mondiale e anche il consiglio di andare piano della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.

Una classe media delle gente di colore lungamente repressa, voleva ciò che pensava le fosse dovuto e lo voleva subito! Politici senza esperienza  che si godevano nuovi accessori   e macchine favolose e mettevano i le loro necessità di  elite prima delle richieste dei loro elettori. La corruzione è venuta subito a galla ed è stata in gran parte ignorata. L’unità della lotta di liberazione ha ceduto il passo   a giochi di potere di ogni tipo.

Il Mail & Guardian (sito web del Sudafrica e primo giornale online) riferisce che l’esperto di politica Achile Mbembe abbia detto in un dibattito svoltosi a Johannesburg: “dopo 18 anni di relativa  soddisfazione e di gesti di congratulazioni “,  l’ANC si rendeva conto che il Sudafrica era una nazione normale  e non un miracolo.

Il miracolo del Sudafrica degli anni ’90 ” può essere ora meglio classificato come una situazione di uno stallo”, ha detto, “Una delle principali tensioni esistenti nella politica del Sudafrica, è che la sua democrazia costituzionale non ha cancellato il panorama dell’ apartheid.”

Poi, però, è apparso l’AIDS che è un problema funesto di salute che ha colto di sorpresa la nazione. Le sue infrastrutture sanitarie sono state bloccate da anni di insufficienza di fondi dovuta all’apartheid. Le prime stime indicavano che virtualmente tutti fondi dello stato si sarebbero dovuti  dirottare in quel campo per evitare che morissero milioni di persone.

Questa è stata una delle realtà che ha dovuto affrontare il vice e successore di Mandela, Thabo Mbeki e questo può aiutare a spiegare i suoi tentativi di minimizzare la minaccia dell’AIDS e di cercare altri a cui dare la colpa. Mbeki aveva idee ambiziose di un “Rinascimento africano,” e ha trasformato il Sudafrica in una forza nel continente, mentre si è anche alienato i membri dell’ANC in patria perché non sopportavano quello che consideravano come arroganza ed elitarismo.

Anche se è stato rieletto, è diventato un elemento di divisione nel partito ed è stato spodestato prima che potesse terminare il suo secondo mandato. Questa è stata una prova di democrazia  all’interno dell’AMC, ma ha fatto emergere anche altre spaccature e scheggiature e anche fazioni caotiche con  la stessa gioventù della Lega dell’ANC che chiedeva la nazionalizzazione delle miniere.  (Questa richiesta è stata considerata un esempio di “populismo radicale” da alcuni, e da altri come una tattica per  prendere soldi dagli  industriali  per le tangenti,  anche se mostrava  un certo lassismo nella riluttanza a usare la mano pesante contro il mondo degli affari. Vi sembra una cosa familiare?).

L’ex esiliato e capo militare del ASNC, Jacob Zuma, ha spodestato Mbeki usando una retorica populista – cantava un canto Zulu, “Portami la mia mitragliatrice” durante la sua  campagna elettorale, anche se è stato coinvolto in uno scandalo di corruzione personale dal quale è venuto fuori a malapena.

Ora deve affrontare le stesse pressioni che ha dovuto affrontare Mbeki, dato che i sostenitori sono dalla parte del suo Vice presidente Kglalema Mothlane o del Ministro delle Risorse umane del governo del presidente Zuma, l’ex guerrigliero carismatico diventato miliardario, Tokyo Sexwale (il suo vero nome è Mosima Gabriel Sexwale, n.d.T.) Entrambi sembrano pronti  a volerlo sostituire.

Nel frattempo, l’ANC sta organizzando    una conferenza  politica fondamentale per discutere un documento che chiede una “Seconda Transizione”. Mothlane ha di recente deriso l’idea di in un discorso, dicendo: “Seconda transizione! Seconda transizione! Da dove a dove? Da che cosa era costituita la prima transizione?”

Il presidente Zuma, in risposta, secondo il Mail & Guardian, ha “lanciato un attacco velato” a Kgalema per aver   messo in dubbio  la “Seconda transizione”. Il giornale    battagliero riferisce anche: “I sostenitori del presidente dell’ANC Jacob Zuma, smetteranno qualsiasi tentativo di discutere problemi di dirigenza al Congresso sulle politiche del partito al governo che si terrà questa settimana.”

Questa è l’opinione intransigente delle fonti interne al partito di governo, che hanno riferito al Mail & Guardian che “elimineranno” qualsiasi tentativo di discutere della successione all’interno del partito di governo.”

Questo è quanto riguardo allo stato del dibattito interno, tuttavia  Zuma chiaramente  sa che si trova di fronte a una seria lotta interna.

Anche se i politici  lottano per le  cariche, montano le critiche  riguardo ai modi in cui il Sudafrica è ora governato. Il professore Koos Malan, che insegna legge,  contesta il cattivo uso che si fa della pubblica, e scrive: “La carica pubblica in un certo qual modo permette  a chi la detiene  di sfruttare il potere e l’autorità che questa comporta, per ottenere il massimo guadagno privato… e a ricevere riconoscimenti pubblici per questi successi.”

Mentre il paese si prepara a festeggiare i 94 anni che Nelson Mandela compirà in luglio, il Sudafrica si trova anche davanti a  una pericolosa flessione nella sua economia a causa della crisi finanziaria mondiale, e a una forte crescita di reati e di disoccupazione. Il coraggio di molti qui è contagioso, ma ci sono guai all’orizzonte.

 

L’ analista di notizie Danny Schechterscrive il blog  Newsdissector.com. Si trova ora in Sudafrica per girare un film sulle riprese e il significato di un importante film in preparazione sulla vita di Mandela.  I suoi  libri più recenti sono Blogothon e Occupy: Dissecting Occupy Wall Street (Cosimo).[Occupiamo:  analisi di Occupiamo Wall Street]. Conduce un programma su Progressive RadioNetwork (PRN-fm). I commenti si possono inviare a dissector@mediachannel.org

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/south-africa-s-political-wars-begin-to-resemble-our-own-by-ny-schechter

Originale : Danny Schechter’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY- NC-SA  3.0 

 

 

 

 

 

 

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