Morsi non è un rivoluzionario e neanche tanto un nazionalista. L’elite dell’esercito gli ha già preparato delle trappole

Redazione 27 giugno 2012 0
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Morsi non è un rivoluzionario e neanche tanto un nazionalista. L’elite dell’esercito gli ha già preparato delle trappole

 

di Robert Fisk

25 giugno 2012

 

Mentre 50 milioni di Egiziani aspettavano ieri di sentire che avevano eletto una mediocrità dei Fratelli Musulmani invece che in portaborse di Mubarak, ho fatto visita alla casa di Saad Zaghloul. Non per un’intervista, lo capirete (Zaghloul è morto 85 anni fa ed è sepolto di fronte alla sua casa, in un mausoleo simile a un tempio dell’epoca dei faraoni), ma per un pellegrinaggio in onore di un uomo che oggi avrebbe potuto servire bene l’Egitto, un rivoluzionario e un nazionalista il cui partito Wafd (http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/w/w000.htm) aveva tenuto testa all’impero britannico e la cui moglie, Safeya, era stata una delle grandi femministe del paese.

Mohamed Morsi non è un rivoluzionario. Non è un femminista. Non è neanche un grande nazionalista. E l’elite dell’esercito gli ha già preparato delle trappole.

Ma lo “stato profondo” rappresentato dal suo avversario, Ahmed Shafik, ieri è indietreggiato. Fino a un certo punto – e soltanto fino a un certo punto -Zaghloul avrebbe approvato.

Le mie scarpe scricchiolano sul meraviglioso vecchio pavimento lucido di legno della sua casa a due piani, un ricordo rassicurante di un’età quando il Cairo non era ancora diventato un canyon di traffico. La fotografia di Zaghloul è appesa a quasi tutte le pareti – qui, almeno, ha qualche cosa in comune con i dittatori dell’Egitto – e in cima alle scale  sono appollaiati  i resti dei suoi pappagalli preferiti, legati (non inchiodati) ai loro trespoli.

C’è perfino un canarino in una gabbia che è andato al Creatore negli anni 20.

Mi fanno entrare in una stanza con un ampio letto con sopra una coperta  rosa e che ha le persiane. In un angolo c’è scritto: “10 di sera, 23 agosto 1927.” nero “Questo è il letto dove è fosse ancora sdraiato lì.

E’ la stessa camera da letto che i soldati britannici hanno preso d’assalto  il 23 dicembre 1921, per mandarlo in esilio a Malta; la guida sostiene, erroneamente, che lo abbiamo spedito  ad Aden, ma c’è un’aria di irrealtà in tutto il posto. Il bagno di Zaghloul, per esempio, con una sedia di vimini su cui stare seduti mentre ci si fa la doccia, e tutte quelle fotografie dei primi membri del Wafd, tutti con il fez in  testa. livrea da maggiordomo e una giacca da opera, con la distintivo  dorato di maresciallo  ricamato sul davanti. Contrariamente a Morsi, tuttavia, Zaghloul voleva vivere in un Egitto moderno, progressista, laico e diceva, a proposito del suo partito nel 1919 che “l’attuale movimento in Egitto non è un movimento religioso – perché i Musulmani e i Copti dimostrano insieme – e non è neanche un movimento xenofobo o un movimento che chieda l’unità araba”. L’Egitto per gli Egiziani. Ecco perché si puòsentirne la mancanza, dopo una campagna elettorale in cui le parole “Islam” e “sicurezza” sembravano banalità   intercambiabili.

Zaghloul non era un uomo perfetto. Non è riuscito a fare alcuna impressione ai delegati della Conferenza di pace di Versailles dopo la Prima guerra mondiale  (essi hanno ignorato stupidamente le sue richieste di indipendenza) ed è stato accusato di imbrogliare sulle sue spese durante il viaggio a Parigi.  Ha insultato  uno dei suoi amici più intimi  sostenendo che era stato portato nel Wafd soltanto perché era ricco. In seguito si è umiliato davanti ai Britannici.

Dopo che degli assassini hanno colpito a morte Sir Lee Stack, il governatore militare del Sudan,  i Britannici hanno chiesto e ottenuto, delle scuse formali e un’indennità di 500.000 sterline. Stack è sopravvissuto per due giorni nella casa di Lord Allenby, ma Zaghloul credeva che fosse tutto un complotto contro di lui. “La pallottola che lo ha ucciso non era destinata al suo petto, ma invece al mio,” ha detto. Qualcuno ha davvero tentato di uccidere Zaghloul alla stazione ferroviaria del Cairo. La sua giacca grigia è appesa dietro un vetro fuori dalla sua stanza, con il sangue che macchia ancora la stoffa.

La gente ordinaria, però, gli spazzini e gli abitanti dei villaggi e i poveri, gli volevano bene. La  sua faccia magra con i baffi e con l’inevitabile fez in testa era familiare per gli Egiziani come la faccia di Arafat lo era per i Palestinesi. Huda Sharaawi, forse una femminista più grande di Safeya, ha scritto una lettera  infinitamente triste a Zaghloul nel 1924, citata dettagliatamente dal suo biografo, in cui lo supplicava di dimettersi da primo ministro.

“Il paese non vuole farti andar via,” scriveva. “Ha fatto di te il suo capo sperando che avresti mantenuto la promessa di ottenere l’indipendenza totale sia dell’Egitto che del Sudan. Tuttavia, più a lungo si sta al potere , più grande è la distanza tra la realtà di ciò che accade in questo paese e ciò che si è promesso. Alla luce del suo fallimento come statista, ti esorto a non diventare tu stesso un ostacolo.” Zaghloul, ha detto la Sharaawi, ci dovrebbe liberare dall’imbarazzo che abbiamo sofferto, e dovrebbe  decidere di dimettersi…”

Nella grande rivoluzione del 1919 che  Zaghloul condusse contro i Britannici, furono uccisi centinaia di Egiziani, mentre Safeya e Huda guidavano dimostrazioni in tutto il Cairo, bussando violentemente alle porte delle ambasciate straniere e chiedendo l’indipendenza. La biblioteca di Safeya è ancora intatta – un’edizione francese di: England in Egypt (L’Inghilterra in Egitto), di Arthur Milner,    vicino a volumi sulla turchia e a un libro dal titolo intrigante The Psychology of Contemporary England (La psicologia dell’Inghilterra contemporanea). Quella che dobbiamo studiare adesso è, naturalmente, la psicologia dell’Egitto contemporaneo, una nazione araba i cui comandanti dell’esercito tenteranno di assicurare che i poteri di Morsi,  così come sono gli saranno ulteriormente tolti. Forse Zaghloul avrebbe dato uno sguardo alle spalline dei generali egiziani  con le spade incrociate e si sarebbe ricordato di Allenby. Gli eserciti sanno come salvaguardare il loro potere.

E per un uomo nato molto prima del suo tempo, è un fatto triste che Zaghloul sia morto disperato per il  suo stesso popolo. “Coprimi, Safeya, ” sono state le sue ultime  parole, pronunciate su quel letto con la coperta rosa. “E’ inutile.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte http://www.zcommunications.org/morsi-is-not-revolitionary-and-not-much-of-a-nationalist-the-army-elite-has-already-laid-traps-for-him-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy- Licenza creative Commons – CC BY -NC-SA 3.0

 

Morsi non è un rivoluzionario e neanche tanto un nazionalista. L’elite dell’esercito gli ha già preparato delle trappole

 

di Robert Fisk

25 giugno 2012

 

Mentre 50 milioni di Egiziani aspettavano ieri di sentire che avevano eletto una mediocrità dei Fratelli Musulmani invece che in portaborse di Mubarak, ho fatto visita alla casa di Saad Zaghloul. Non per un’intervista, lo capirete (Zaghloul è morto 85 anni fa ed è sepolto di fronte alla sua casa, in un mausoleo simile a un tempio dell’epoca dei faraoni), ma per un pellegrinaggio in onore di un uomo che oggi avrebbe potuto servire bene l’Egitto, un rivoluzionario e un nazionalista il cui partito Wafd (http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/w/w000.htm) aveva tenuto testa all’impero britannico e la cui moglie, Safeya, era stata una delle grandi femministe del paese.

Mohamed Morsi non è un rivoluzionario. Non è un femminista. Non è neanche un grande nazionalista. E l’elite dell’esercito gli ha già preparato delle trappole.

Ma lo “stato profondo” rappresentato dal suo avversario, Ahmed Shafik, ieri è indietreggiato. Fino a un certo punto – e soltanto fino a un certo punto -Zaghloul avrebbe approvato.

Le mie scarpe scricchiolano sul meraviglioso vecchio pavimento lucido di legno della sua casa a due piani, un ricordo rassicurante di un’età quando il Cairo non era ancora diventato un canyon di traffico. La fotografia di Zaghloul è appesa a quasi tutte le pareti – qui, almeno, ha qualche cosa in comune con i dittatori dell’Egitto – e in cima alle scale  sono appollaiati  i resti dei suoi pappagalli preferiti, legati (non inchiodati) ai loro trespoli.

C’è perfino un canarino in una gabbia che è andato al Creatore negli anni 20.

Mi fanno entrare in una stanza con un ampio letto con sopra una coperta  rosa e che ha le persiane. In un angolo c’è scritto: “10 di sera, 23 agosto 1927.” nero “Questo è il letto dove è fosse ancora sdraiato lì.

E’ la stessa camera da letto che i soldati britannici hanno preso d’assalto  il 23 dicembre 1921, per mandarlo in esilio a Malta; la guida sostiene, erroneamente, che lo abbiamo spedito  ad Aden, ma c’è un’aria di irrealtà in tutto il posto. Il bagno di Zaghloul, per esempio, con una sedia di vimini su cui stare seduti mentre ci si fa la doccia, e tutte quelle fotografie dei primi membri del Wafd, tutti con il fez in  testa. livrea da maggiordomo e una giacca da opera, con la distintivo  dorato di maresciallo  ricamato sul davanti. Contrariamente a Morsi, tuttavia, Zaghloul voleva vivere in un Egitto moderno, progressista, laico e diceva, a proposito del suo partito nel 1919 che “l’attuale movimento in Egitto non è un movimento religioso – perché i Musulmani e i Copti dimostrano insieme – e non è neanche un movimento xenofobo o un movimento che chieda l’unità araba”. L’Egitto per gli Egiziani. Ecco perché si puòsentirne la mancanza, dopo una campagna elettorale in cui le parole “Islam” e “sicurezza” sembravano banalità   intercambiabili.

Zaghloul non era un uomo perfetto. Non è riuscito a fare alcuna impressione ai delegati della Conferenza di pace di Versailles dopo la Prima guerra mondiale  (essi hanno ignorato stupidamente le sue richieste di indipendenza) ed è stato accusato di imbrogliare sulle sue spese durante il viaggio a Parigi.  Ha insultato  uno dei suoi amici più intimi  sostenendo che era stato portato nel Wafd soltanto perché era ricco. In seguito si è umiliato davanti ai Britannici.

Dopo che degli assassini hanno colpito a morte Sir Lee Stack, il governatore militare del Sudan,  i Britannici hanno chiesto e ottenuto, delle scuse formali e un’indennità di 500.000 sterline. Stack è sopravvissuto per due giorni nella casa di Lord Allenby, ma Zaghloul credeva che fosse tutto un complotto contro di lui. “La pallottola che lo ha ucciso non era destinata al suo petto, ma invece al mio,” ha detto. Qualcuno ha davvero tentato di uccidere Zaghloul alla stazione ferroviaria del Cairo. La sua giacca grigia è appesa dietro un vetro fuori dalla sua stanza, con il sangue che macchia ancora la stoffa.

La gente ordinaria, però, gli spazzini e gli abitanti dei villaggi e i poveri, gli volevano bene. La  sua faccia magra con i baffi e con l’inevitabile fez in testa era familiare per gli Egiziani come la faccia di Arafat lo era per i Palestinesi. Huda Sharaawi, forse una femminista più grande di Safeya, ha scritto una lettera  infinitamente triste a Zaghloul nel 1924, citata dettagliatamente dal suo biografo, in cui lo supplicava di dimettersi da primo ministro.

“Il paese non vuole farti andar via,” scriveva. “Ha fatto di te il suo capo sperando che avresti mantenuto la promessa di ottenere l’indipendenza totale sia dell’Egitto che del Sudan. Tuttavia, più a lungo si sta al potere , più grande è la distanza tra la realtà di ciò che accade in questo paese e ciò che si è promesso. Alla luce del suo fallimento come statista, ti esorto a non diventare tu stesso un ostacolo.” Zaghloul, ha detto la Sharaawi, ci dovrebbe liberare dall’imbarazzo che abbiamo sofferto, e dovrebbe  decidere di dimettersi…”

Nella grande rivoluzione del 1919 che  Zaghloul condusse contro i Britannici, furono uccisi centinaia di Egiziani, mentre Safeya e Huda guidavano dimostrazioni in tutto il Cairo, bussando violentemente alle porte delle ambasciate straniere e chiedendo l’indipendenza. La biblioteca di Safeya è ancora intatta – un’edizione francese di: England in Egypt (L’Inghilterra in Egitto), di Arthur Milner,    vicino a volumi sulla turchia e a un libro dal titolo intrigante The Psychology of Contemporary England (La psicologia dell’Inghilterra contemporanea). Quella che dobbiamo studiare adesso è, naturalmente, la psicologia dell’Egitto contemporaneo, una nazione araba i cui comandanti dell’esercito tenteranno di assicurare che i poteri di Morsi,  così come sono gli saranno ulteriormente tolti. Forse Zaghloul avrebbe dato uno sguardo alle spalline dei generali egiziani  con le spade incrociate e si sarebbe ricordato di Allenby. Gli eserciti sanno come salvaguardare il loro potere.

E per un uomo nato molto prima del suo tempo, è un fatto triste che Zaghloul sia morto disperato per il  suo stesso popolo. “Coprimi, Safeya, ” sono state le sue ultime  parole, pronunciate su quel letto con la coperta rosa. “E’ inutile.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte http://www.zcommunications.org/morsi-is-not-revolitionary-and-not-much-of-a-nationalist-the-army-elite-has-already-laid-traps-for-him-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Storace

Traduzione © 2012  ZNET Italy- Licenza creative Commons – CC BY -NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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