Deposizione di Fernando Lugo in Paraguay: cosa farà Washington?

Redazione 24 giugno 2012 1
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di Mark Weisbrot –  23 giugno 2012

E’ così che la cosa è stata descritta da numerosi governi confinanti. E l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) sta trattando la cosa come tale, prendendola molto sul serio. Tutti i dodici ministri degli esteri (compresi quelli del Brasile e dell’Argentina, che sono profondamente preoccupati) sono volati ad Asunciòn giovedì sera per incontrare il governo e l’opposizione del Parlamento del Paraguay.

Il parlamento del Paraguay sta cercando di cacciare il presidente, Fernando Lugo, per mezzo di una procedura d’incriminazione per la quale gli sono state concesse meno di 24 ore per prepararsi e solo due ore per presentare una difesa.  Pare che la sentenza di condanna sia già stata scritta e che sarà prodotta venerdì sera (alle venti e trenta GMT).  Sarebbe impossibile definire questo un giusto processo in qualsiasi condizione, ma è anche una chiara violazione dell’articolo 17 della Costituzione del Paraguay, che prevede il diritto a una difesa adeguata.

L’aspetto politico della situazione è sufficientemente chiaro. Il Paraguay è stato controllato per 61 anni dal partito di destra Colorado. Per la maggior parte di tale periodo (1947-1989) il paese è stato governato da una dittatura. Il presidente Lugo, un ex vescovo cattolico della tradizione della teologia della liberazione che aveva combattuto per i diritti dei poveri, è stato eletto nel 2008, ma non ha conquistato l’appoggio di una maggioranza in parlamento. Ha messo insieme un governo di coalizione, ma la destra – compresi i media – non ha mai accettato davvero la sua presidenza.

Ho conosciuto Fernando Lugo agli inizi del 2009 e mi ha colpito la sua pazienza e la sua strategia a lungo termine. Mi ha detto che, considerata la forza delle istituzioni allineate contro di lui, non si aspettava di ottenere molto al presente; lottava affinché la generazione successiva potesse avere una vita migliore. Ma l’opposizione contro di lui è stata spietata. Nel novembre del 2009 ha dovuto licenziare i suoi ufficiali militari di vertice a causa di rapporti credibili che essi stavano cospirando con l’opposizione politica.

L’occasione principale per la sua incriminazione è stata uno scontro armato tra contadini che lottavano per il diritto alla terra e la polizia, che ha lasciato 17 morti, di cui sette funzionari di polizia. La terra disputata era stata dichiarata dai lavoratori senza terra ottenuta illegalmente da un politico del partito Colorado.  Ma questo scontro violento è un mero pretesto, in quanto è chiaro che il presidente non ha avuto alcuna responsabilità per l’accaduto. Né gli oppositori di Lugo hanno presentato alcuna prova d’accusa nell’odierno “processo”. Il presidente Lugo ha proposto un’indagine circa l’incidente; l’opposizione non vi ha avuto interesse, preferendo la propria procedura giudiziaria manipolata.

L’elezione di Lugo è stata una delle molte in tutta l’America del Sud – Argentina, Brasile, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Uruguay, Peru, Honduras, Nicaragua, El Salvador – in cui sono stati eletti governi di sinistra nel corso degli ultimi 14 anni, cambiando la geografia politica dell’emisfero.  Con ciò è arrivata un’unità politica su temi regionali, specialmente il confronto con gli Stati Uniti, che aveva in precedenza impedito ai governi di sinistra di salire al potere o di governare.

Non sorprende, perciò, assistere all’immediata e urgente reazione dei paesi sudamericani a questo tentativo di colpo di stato, che essi considerano una minaccia alle proprie democrazie. Il Segretario Generale dell’UNASUR, Ali Rodriguez, ha insistito che a Lugo sia consentito un “giusto processo” e il diritto di difendersi. Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha dichiarato che l’UNASUR potrebbe rifiutarsi di riconoscere il prossimo governo, in conformità a una clausola della carta dell’UNASUR a proposito della democrazia.

Correa è stato anche uno dei più strenui oppositori al colpo di stato in Honduras, tre anni fa, che ha cacciato il presidente democratico di sinistra Mel Zelaya. L’Honduras  continua a soffrire per una violenza estrema, comprendente l’assassinio di giornalisti e di oppositori politici, sotto il regime creato dal colpo di stato.

L’allontanamento di Zelaya è stato un punto di svolta delle relazioni tra l’America Latina e gli USA, in quanto i governi, compresi quelli del Brasile e dell’Argentina, che in precedenza avevano sperato che il presidente Obama abbandonasse le politiche del suo predecessore erano stati rozzamente delusi.  L’amministrazione Obama ha rilasciato dichiarazioni contraddittorie sul colpo di stato honduregno e poi – in contrasto con il resto dell’emisfero – ha fatto tutto quel che ha potuto per assicurare che il colpo di stato riuscisse.  Ciò ha incluso il blocco, nell’ambito dell’OAS, dei tentativi delle nazioni sudamericane di ripristinare la democrazia in Honduras. All’ultimo Vertice delle Americhe, Obama – diversamente al vertice degli inizi del 2009 – è stato isolato quanto lo era stato il suo predecessore George W. Bush.

L’amministrazione Obama ha reagito alla crisi attuale in Paraguay con una dichiarazione di sostegno al giusto processo. Forse ha imparato qualcosa dall’Honduras e questa volta non si opporrà attivamente agli sforzi dell’America del Sud di appoggiare la democrazia. E certamente l’America del Sud non consentirà a Washington di dirottare i processi di mediazione, se ce ne saranno, come fece Hillary Clinton con l’OAS riguardo all’Honduras.  Ma Washington può ancora svolgere il suo ruolo tradizionale garantendo all’opposizione che il nuovo governo avrà l’appoggio di Washington, compreso quello finanziario e militare.  Vedremo cosa succederà.

Resta da vedere cos’altro l’UNASUR farà per opporsi al colpo di stato della destra in Paraguay. E’ certamente comprensibile che l’organizzazione lo consideri una minaccia alla democrazia e alla stabilità regionale.

ZNet – Lo spirito della resistenza è vivo

Znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/what-will-washington-do-about-fernando-lugos-ouster-in-paraguay-by-mark-weisbrot

Originale: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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  1. fabiosallustro 25 giugno 2012 alle 09:03 - Reply

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