Gli avvertimenti che dovremmo ascoltare

Redazione 14 giugno 2012 0
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Gli avvertimenti che dovremmo ascoltare

 

Di Amira Hass

13 giugno 2012

 

Il Primo ministro Benjamin Netanyahu, un esperto del terrore,  famoso in tutto il mondo, ha bisogno di esperti per comprendere che l’incendio di  un’ importante moschea  da parte degli Ebrei, scatenerà una deflagrazione più vasta? Come ha riportato il quotidiano Haaretz domenica, preminenti esperti di Medio Oriente si sono incontrati con il Primo ministro per somministrargli questo avvertimento, insieme l’altro, che costruire 850 nuove unità abitative in Cisgiordania, come replica “patriottica” all’evacuazione del quartiere di  Ulpana, a Beit El, porterà indirettamente allo scoppio di una terza intifada.

Queste  supposizioni sono il  motivo all’avvertimento degli esperti: Uno – Netanyahu e i militari e le agenzie civili che lavorano con lui non vogliono una terza intifada. Due – che Netanyahu è la persona giusta a cui dare questi avvertimenti. E,  tre  che i Palestinesi  continuano a non fare una piega davanti a qualsiasi male  non religioso  che il nostro regime ostile infligge loro.

C’è molta verità nella terza supposizione.  Gli occhi di un non esperto di Medio Oriente  riescono a vedere almeno cinque mali strutturali indotti dall’occupazione che separatamente e insieme potrebbero portare a un’insurrezione popolare.

Come al solito non c’è spazio sufficiente per enumerare ogni cosa e, inoltre, quei    pro memoria non sono tanto noiosi?  Presenteremo quindi un rapido esame prima di tornare a Netanyahu. Che questo sia il nostro contributo al 45° anniversario dell’unificazione del paese. (1967).  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_sei_giorni

L’estate è arrivata e, come al solito, centinaia di migliaia di Palestinesi sopravvivranno   senza acqua corrente. Noi controlliamo le fonti  idriche e decidiamo che  gli Ebrei avranno l’acqua  e che i Palestinesi   si dovranno far bastare  quella che rimarrà. A Gaza, questo “avanzo” di acqua non è buona da bere né per persone né per animali.

Circa due milioni di persone vivono all’ombra della terra che è stata rubata per le colonie, all’ombra degli attacchi contro i residenti, agricoltori e pastori, degli incendi dolosi, delle sparatorie e delle intimidazioni.  Dominiamo tutto il territorio e perciò elaboriamo piani generali per gli  Ebrei e veti di costruzione per i Palestinesi.Gli insediamenti insieme  alla discriminazione hanno creato quelle macchie sparse sulla mappa, note come enclave palestinesi (bantustan, in un’altra lingua).

Il  nostro dominio del territorio si manifesta in recinzioni e muri, una complessa rete di permessi per muoversi, e proibizioni e strade bloccate. Queste, unite al controllo sulla registrazione della popolazione, hanno creato la politica della chiusura.   La sua essenza è:  libertà di movimenti, di matrimonio, di lavoro e di  residenza per gli Ebrei, (“l’uomo bianco”, come direbbe il nostro ministro degli Interni Eli YIshai) in tutto il paese. Per i Palestinesi c’è separazione, isolamento, concentrazione, e un controllo soffocante.

La somma totale di tutto questo è la menzogna dello stato democratico e la verità dello stato ebraico. Contrariamente a tutto quello che ci saremmo potuti ragionevolmente aspettare, tutto questo non è stato ancora sufficiente a  fa scoppiare  una rivolta, forse perché le prime due intifada hanno portato soltanto al perfezionamento del sistema israeliano di bugie e dominio. (Oppure: le forze della difesa israeliana sono vittoriose, se usiamo il gergo dei miopi  lottatori sanguinanti).

Questo è esattamente il motivo per cui i gruppi della destra hanno l’interesse a aumentare  le ragioni di una terza intifada, cioè a introdurvi un elemento apocalittico-religioso. Questo non perché vogliano un’intifada, ma perché vogliono eliminarla.  Vogliono che si verifichi uno scoppio, mentre il mondo arabo è impantanato  nelle guerre civili, sia fredde che calde.  Il loro interesse sta nel  raccogliere vantaggi  demografici e territoriali dall’intifada. Come? Per esempio con un’espulsione di massa di palestinesi in Giordania – “lo stato palestinese,” secondo  molti coloni.

La destra, che ha innalzato gli insediamenti a un livello di sacralità maggiore di quello del Monte Sinai, è l’habitat naturale di Netanyahu, e anche dei gruppi militari e civili dominanti. Non dobbiamo dimenticarlo.

Il dibattito sull’opportunità di demolire o no gli edifici di Ulpana è semplicemente una disputa tattica sulla strada che condividono, nella quale la soppressione  della terza intifada è parte del piano generale.

Perciò, gli esperti di Medio Oriente non dovrebbero mettere in guardia Netanyahu. Invece, gli avvertimenti dovrebbero essere rivolti ai milioni di Israeliani che vogliono mangiare la ricotta, che vogliono un appartamento dove vivere e una normalità – molti di questi stanno programmando le proteste per questa estate. Questi esperti non dovrebbero avvertire gli Israeliani dei pericoli che derivano dalla distruzione di una moschea data alle fiamme, ma piuttosto dei pericoli rappresentati  dal loro governo.

 

Da: Z Net –Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-warnigs-we-should-be-hearing-by-amira-hass

Originale: Haaretz

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons   CC BY-NC-SA  3.0

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