Uscire dall’euro?

Redazione 9 giugno 2012 2
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Di Alberto Montero Soler e Gorka Larrabeiti  – 9 giugno 2012

 

Gorka Larrabeiti: Risulta che Hollande, la Merkel e il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, vogliono che la Grecia resti nell’euro.  Sulle pagine del Financial Times, Arvind Subramanian afferma che l’uscita della Grecia potrebbe suscitare le invidie dell’Eurozona e che altri paesi potrebbero desiderare di seguirne le orme. Tu hai scritto che il problema non è la Grecia, bensì l’euro. Gli euro che i greci stanno ritirando dalle banche. Cosa pensi di quel che sta succedendo in questi giorni? Spiegaci: quali sarebbero gli effetti positivi di un’uscita dall’euro?

 

Alberto Montero Soler: Innanzitutto devo dire che tali effetti si manifesterebbero solo nel medio termine. Proporre un’uscita dall’euro come soluzione immediata del deterioramento delle condizioni di vita delle persone significherebbe ingannarle. Siamo a un bivio, in cui le economie periferiche possono scegliere solo tra due mali.

 

Il primo, che sembra più probabile, è un lento ma interminabile aggiustamento all’interno dell’Eurozona le cui condizioni di vita, economiche e produttive saranno polarizzate intorno al centro e alla periferia. La divisione internazionale del lavoro che è stata imposta nel corso di anni è difficile da cambiare e in un contesto di rilocalizzazione della produzione, che è il nostro contesto, la reindustrializzazione del Sud (forse con l’eccezione del caso dell’Irlanda, in forza della sua “generosità” nei confronti dei profitti societari, una forma di concorrenza spuria quanto qualsiasi altra) è praticamente impossibile.  Siamo condannati a essere economie di servizio orientate ai cittadini di un centro prospero e inoltre dobbiamo competere con nuovi protagonisti che fanno il loro ingresso nella competizione internazionale (economie dell’Africa del Nord, ad esempio, per quanto riguarda il turismo).

 

Il secondo è un’uscita dall’euro che, nonostante il suo probabile grave scossone all’economia, cioè il suo duro e breve impatto, ci consentirebbe di creare le basi della ripresa nel medio termine. Chiaramente questo percorso ha molto meno potere di mobilitazione sociale delle persone rispetto al precedente, perché significa che si deve accettare che, nel giro di ventiquattrore, il tenore di vita precipiterà. Tuttavia, considerate le tensioni sociali causate dagli aggiustamenti all’interno dell’eurozona, questa possibilità, in un contesto di continuo deterioramento del tenore di vita della gente, sta diventando sempre meno remota. Nell’intimo sappiamo quel che ci aspetta: fuori il sole potrà forse brillare di nuovo. E quel che recenti esperienze d’insolvenza e svalutazione ci insegnano è che il solo brillerà di nuovo piuttosto presto che tardi.

 

Al riguardo è necessario considerare il fatto che il principale effetto di un’uscita dall’euro sarebbe una svalutazione molto marcata e significativa, inizialmente, della nuova moneta nazionale.  Così, ad esempio, nel caso della Grecia, Nomura, una banca d’investimenti, ha calcolato che, in un orizzonte di cinque anni, la nuova moneta greca si svaluterebbe di più del 57% rispetto all’attuale parità euro/dollaro USA (nel caso della Spagna la svalutazione sarebbe di più del 35%).

 

Ciò ha un impatto enorme sull’economia: crollo del PIL, disoccupazione più elevata, crisi bancaria che farebbe fallire gran parte del sistema finanziario e un’inflazione più alta in conseguenza dei prezzi più elevati delle importazioni.

 

Senza entrare in un altro genere di considerazioni relative al fatto che l’uscita dall’euro sarebbe necessariamente accompagnata da una sospensione dei rimborsi regolari e da una rinegoziazione della maggior parte dei debiti in essere, posso dire che lo scenario sarebbe aperto a possibilità insospettate in un’ambientazione che, se prestiamo attenzione alle lezioni della storia recente delle crisi innescate dalle sospensioni dei rimborsi dei debiti e dalle svalutazioni, sarà molto meno catastrofico di quanto gli economisti convenzionali fossero soliti predire prima di tali crisi. Come dice J.K.Galbraith: “L’unica funzione delle previsioni economiche consiste nel far apparire  rispettabile l’astrologia.”

 

Ci sono diversi ordini di possibilità in tale scenario nuovo.

 

In primo luogo le possibilità relative al recupero, da parte del governo, di strumenti di politica economica e, dunque, anche di sovranità economica, sinora abbandonati ad organismi sovranazionali i cui interessi non coincidono necessariamente con quelli dei cittadini o, piuttosto, come dimostra brutalmente questa crisi, possono essere perfettamente opposti ad essi.

 

Quelli tra noi che credono nella necessità di superare il capitalismo – o, almeno per ora, si superare la sua versione spietata – dovrebbe essere, penso, chiari riguardo a quest’unico punto: all’interno dell’Eurozona questo progetto emancipativo è impossibile e, perciò, o questo progetto viene costruito al di fuori di essa oppure viene scartato come irrealizzabile. E anche se non vi è garanzia che un tale progetto sarebbe costruito al di fuori di essa, non costruirlo, in tal caso, sarebbe la conseguenza di una decisione sovrana, non di un’imposizione velata.

 

Secondo: le possibilità di ripresa economica, all’inizio, deriverebbero necessariamente dalle esportazioni stimolate dalla svalutazione della nuova moneta, esportazioni che oggi possono essere promosse solo al prezzo della deflazione dei salari dei lavoratori. Questo è esattamente il vantaggio principale che gli economisti tradizionali attribuiscono a un’uscita di un paese dall’euro.

 

Comunque questo non è l’unico vantaggio poiché, in aggiunta, la svalutazione, rendendo costose le importazioni, offrirebbe nuove possibilità al di fuori dei parametri della logica economica convenzionale.  Così lo shock ci consentirebbe di ricostruire una rete economica molto più focalizzata sull’interno, meno dipendente dalle fluttuazioni del commercio internazionale e molto più concentrata sull’economia nazionale.  In tal modo sarebbe possibile stimolare, quasi naturalmente, gli scambi con i vicini, forme di produzione sociale, orientate alla comunità, e una produzione finalizzata al benessere dei cittadini mediante la fornitura di servizi sociali, cioè rafforzando una struttura di produzione di merci e servizi centrata sul soddisfacimento dei bisogni dei cittadini, dedicando maggior rispetto all’ambiente.

 

Al riguardo l’esperienza dell’Argentina durante la crisi ci mostra nuovamente cose interessanti, quali l’emergere di forme di produzione, proprietà e commercio che vanno oltre la logica capitalista, alcune delle quali sopravvivono tuttora, ad esempio il caso delle fabbriche occupate e portate sotto il controllo dei lavoratori.

 

E, infine, il fallimento di gran parte del sistema bancario costituisce anch’esso un’opportunità per ricostruirlo su una base sociale di banche pubbliche orientate a finanziare le imprese produttive e l’accesso del pubblico a consumi equilibrati, diversamente dagli schemi finanziarizzati dell’operatività bancaria contemporanea.

 

Io credo che queste, insieme ad altre, siano alcune delle opportunità che si aprirebbero a un paese che affronti la prospettiva della propria uscita dall’euro. Una prospettiva che ogni giorno si fa meno remota e più attuale, specialmente per le principali potenze economiche; basti vedere che la maggior parte delle grandi banche d’investimento del mondo contengono nei loro bilanci analisi degli impatti che una frattura dell’Eurozona avrebbe sui loro affari. E non soltanto esse: le imprese tedesche, ad esempio, si stanno già preparando a ciò.

 

Alberto Montero Soler è professore di Economia Applicata all’Università di Màlaga e presidente della Fondazione CEPS.  Leggete il suo blog La Otra Economìa all’indirizzo www.albertomontero.com.  Il testo che precede è un estratto tradotto da “Los vampiros de Europa: Entrevista al economista Alberto Montero Soler” (Rebeliòn, 1 giugno 2012).  Traduzione [in inglese] di Yoshie Furuhashi.

 

 

 

ZNet – Lo spirito della resistenza è vivo

 

Znetitaly.org

 

Fonte: http://www.zcommunications.org/euro-exit-by-alberto-montero-soler

 

Originale: Mr Zine

 

traduzione di Giuseppe Volpe

 

© 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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2 Commenti »

  1. fabiosallustro 17 giugno 2012 alle 11:53 - Reply

    Comunque vada i Greci verranno puniti. Questa sera alle 18.00 verranno resi pubblici i primi exit poll.

    Potrebbe trovarsi ND a guidare nuovamente il paese.
    Così le forze che hanno portato il collasso ..nuovamente selezionate per garantire che possano continuare a pagare i debiti fino ad una morte solo ritardata.

    Oppure potrebbe Vincere Syriza. E a quel punto l’Europa troverebbe nuovi non originali metodi per punire.

    Si, comunque vada, i greci verranno puniti.

  2. giuseppe 17 giugno 2012 alle 17:13 - Reply

    Proviamo a metterla così: è meglio prendersi un sacco di botte una tantum per conquistare la libertà da un padre padrone o farsi vessare per tutta la vita?

    Ovviamente una volta conquistata la libertà bisogna sapersela cavare da soli e non sostituire un padre con un altro. Il che complica un tantino le cose. Comunque passettin passettino …

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