Grecia: “Per un governo della sinistra contro l’austerità”

Redazione 3 giugno 2012 0
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di Socialist Resistance  – 1 giugno  2012

Questa dichiarazione è stata approvata a una riunione del Comitato Nazionale della Resistenza Socialista sabato 26 maggio 2012.

Il sorprendente risultato elettorale della Syriza alle recenti elezioni ha scosso fino alle fondamenta le classi dominanti greche ed europee. E’ stato un rifiuto totale del pacchetto d’austerità, su base progressista, da parte del 60% dell’elettorato e ha creato non soltanto la crisi più grande ma anche lo scontro di classe più significativo in Europa dopo la rivoluzione portoghese del 1974.

Il voto complessivo alla sinistra è stato del 27%, con la Syriza che ha conquistato il 17%, il Partito Comunista Greco (KKE) l’8% e il Fronte della Sinistra Anticapitalista Greca (Antarsya) l’1,9%. Se aggiungiamo un altro 6% che ha votato per Sinistra Democratica – una scissione a destra dalla Syriza che è contro il rifiuto totale dell’austerità perché ritiene che la Grecia sarebbe cacciata dall’Euro e perciò vuole unicamente ammorbidire il pacchetto – il voto a sinistra del PASOK è stato di quasi un terzo dell’elettorato. L’impossibilità per un qualsiasi partito di formare un governo è sfociata nella convocazione, da parte del Presidente, di nuove elezioni il mese prossimo, il 17 giugno, e ha giurato un governo ad interim guidato dal giudice della corte suprema Panagoiotis Pikramenos.

Prima delle elezioni la Syriza è stata l’unica organizzazione che ha chiesto una piattaforma unitaria anti-austerità e un governo unito contro l’austerità se la sinistra avesse vinto. La Syriza ha recisamente rifiutato l’austerità e le condizioni per il salvataggio imposte a marzo dalla Troyka. Alexis Tsipras ha definito il piano di soccorso da 130 miliardi di Euro “un contratto di povertà e di squallore.”

Dopo i risultati – con la sinistra greca che si è vista offerta un’occasione unica di formare un governo – la Syriza ha ricercato nuovamente l’unità della sinistra e del movimento dei lavoratori, avvicinando le altre formazioni della sinistra e i sindacati per cercare di mettere insieme un governo delle forze progressiste contrarie all’austerità. Ma ciò è stato rifiutato in modo settario.

Nonostante questo, sondaggi d’opinione recenti suggeriscono che alle nuove elezioni la Syriza potrebbe diventare il partito più grande e forse formare un governo. La cosa non è garantita, ma la spinta che sostiene la Syiriza significa che la classe e l’establishment politico dominanti temono le nuove elezioni.  Le élite della UE hanno chiarito che trasformeranno le nuove elezioni in un referendum sull’Euro, ma che un secondo voto contro l’austerità si tradurrebbe nell’espulsione della Grecia dall’Euro.  Massicce pressioni internazionali e interne sono esercitate intorno a tale ultimatum e non faranno che aumentare tra ora e le elezioni. Questa campagna ha già rinvigorito il partito di destra Nuova Democrazia, che ora in alcuni sondaggi corre a testa a testa con la Syriza. E’ importante che quest’ultimatum sia rifiutato e che l’offensiva dell’austerità sia contrastata. I lavoratori greci non assumono alcuna responsabilità per l’indebitamento. Le rivendicazioni del programma della Syriza sono a questo punto imperative.

Nel frattempo molti greci, prevalentemente della classe media, hanno già cominciato a ritirare centinaia di milioni di euro dalle banche greche, ritirando 3 miliardi di euro dopo le elezioni e investendoli in rifugi sicuri, specialmente in titoli tedeschi. Ciò ha sollevato timori di una corsa alle banche anche prima dei risultati delle nuove elezioni, con gravi timori che le banche restino prive di liquidità e la possibilità che la Grecia finisca fuori dall’euro a breve. Nel momento in cui scrivo un’iniezione cruciale di 18 miliardi di euro di liquidità per stabilizzare le banche greche è stata sospesa; tutte le banche greche sono attaccate a un respiratore manovrato dalla BCE.

Va a grande merito della Syriza e della sua dirigenza aver mantenuto le posizioni contro le massicce pressioni esercitate contro di loro su tutti i fronti. La piattaforma elettorale della Syriza è un radicale programma d’azione anticapitalista che costituirà un riferimento essenziale se alla fine formerà un governo. Comprende:

  • ·         Moratoria del rimborso dei debiti
  • ·         Tassazione dei ricchi e radicale redistribuzione del reddito e della ricchezza.
  • ·         Nazionalizzazione/socializzazione delle banche e loro integrazione in un sistema bancario pubblico sotto il controllo sociale e dei lavoratori. Nazionalizzazione delle imprese d’importanza strategica.
  • ·         Amministrazione delle imprese pubbliche basata sulla trasparenza, il controllo sociale e la pianificazione democratica.
  • ·         Trasformazione ecologica del modello di sviluppo, compresa l’energia, l’industria manifatturiera, il turismo e l’agricoltura.
  • ·         Lavoro ben pagato, ben regolato e assicurato, ripristino del salario minimo e dei contratti collettivi, opposizione ai licenziamenti, indennità universali di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo garantito.
  • ·         Reddito minimo garantito o indennità di disoccupazione, assistenza sanitaria, alloggi e accesso a tutti i servizi e le attività pubbliche.
  • ·         Controllo e riduzione dei prezzi.
  • ·         Introduzione della democrazia diretta e di istituzioni di autogestione sotto il controllo sociale e dei lavoratori.
  • ·         Miglioramento dei diritti delle donne e dei giovani nella famiglia, sul luogo di lavoro e nell’amministrazione pubblica.
  • ·         Inclusione sociale degli immigrati e pari garanzia di diritti.
  • ·         Ripristino delle pensioni e del sistema universale di previdenza sociale.
  • ·         Servizio sanitario gratuito e istruzione universale pubblica e gratuita.
  • ·         Fine dell’evasione fiscale e dei paradisi fiscali.
  • ·         Uscita dalla NATO e chiusura delle basi militari straniere.

 

Il manifesto termina dichiarando che il sistema economico e sociale attuale è fallito e deve essere rovesciato! Prosegue: “Chiediamo un nuovo modello di produzione e di distribuzione della ricchezza, un modello che includa la società nella sua totalità. Il nostro fine strategico è il socialismo con la democrazia, un sistema in cui tutti avranno titolo a partecipare al processo decisionale.”.

E’ un programma che mette la Syriza in una posizione forte per le sfide che arriveranno se vincerà le elezioni. La cancellazione del debito sarà d’importanza cruciale se tale programma dovrà essere attuato.

La Syriza è accusata di ambiguità a proposito dell’Euro poiché non chiede l’uscita da esso. Il fatto è, tuttavia, che ha a che fare con una situazione contraddittoria presso la popolazione. Anche se una vasta maggioranza è contro l’austerità, essa è anche a favore della permanenza nell’Eurozona, ambizioni che sono incompatibili tra loro. La Syriza ha giustamente affrontato questa situazione con quello che è essenzialmente un approccio di transizione. Non chiede l’uscita dall’Euro ma afferma che non farà alcun sacrificio per l’Euro. Poi avanza una serie di richieste che sono incompatibili con la partecipazione all’Eurozona. Ciò passa la palla al tribunale delle élite della UE. Se vogliono la Grecia fuori dall’Euro devono cacciarla dall’Euro.

Tsipras ha anche affermato che la minaccia di accettare maggiore austerità o uscire dall’Eurozona è stata un bluff con una posta alta, guidato da Berlino, che non avrà seguito poiché l’Eurozona ha troppo da perdere.  Questo è un chiaro riferimento alla minaccia di “contagio” del sistema bancario che probabilmente porterebbe il Portogallo e la Spagna a crollare finendo fuori dall’Euro e al possibile collasso dello stesso Euro, con i rendimenti delle obbligazioni che salirebbero alle stelle. Ciò porterebbe a una crisi. La Merkel ha addirittura chiesto un referendum specifico sull’Euro da tenersi parallelamente alle elezioni! Si stanno perciò aprendo divisioni tra gli economisti e nella dirigenza politica europea, con molti che sostengono che l’Unione Europea non può permettersi di consentire l’uscita della Grecia. Ciò metterebbe in una buona posizione negoziale, secondo Tsipras, un governo guidato dalla Syriza.  Comunque un nuovo ‘Piano Marshal’ per puntellare la Grecia e l’Europa del Sud costituirebbe un massiccio e costoso dietrofront della Germania, eventualità che sembra improbabile.  Sarebbe avventato presumere che ciò possa accadere. La posta in gioco è troppo alta. Quel che è molto più probabile è che la Merkel terrà la sua posizione e sarà esercitata ogni pressione possibile per terrificare il popolo greco e costringerlo a votare per i partiti dell’establishment il 17 giugno.

C’è tuttavia dell’ambiguità nella posizione della Syriza poiché, pur presentando una piattaforma radicale anticapitalista contro il salvataggio e l’austerità, Tsipras ha anche sollecitato negoziati per riformare l’Euro e la UE. Una posizione che non richiede una rottura con l’Euro non è un problema politico se la Syriza e i suoi sostenitori sono del tutto preparati a una tale eventualità.  Al fine di sostenere il ripudio del debito efficacemente, si deve essere preparati all’espulsione dall’Eurozona come probabile conseguenza. Quest’approccio deve essere reso fortemente chiaro nella campagna elettorale se si vuole che l’elettorato sia armato contro le minacce e gli ultimatum che dovrà affrontare.  

In questa situazione saranno mosse necessarie e urgenti nazionalizzare le banche, imporre controlli sui capitali, tassare e incassare le tasse dai ricchi, cancellare il debito pubblico detenuto internamente e congelare i patrimoni dei ricchi per impedire che siano trasferiti fuori dal paese.

Queste sono richieste del programma della Syriza che devono essere attuate all’inizio di ogni mandato in modo che il nuovo governo possa pagare i dipendenti statali, le pensioni e, cosa analogamente importante, possa immediatamente controllare il flusso dei capitali e proteggere la Grecia dalle manovre della finanza internazionale.  La nazionalizzazione delle banche consentirà al governo di bloccare la corsa alle banche, proteggere il sistema finanziario e cancellare il debito pubblico detenuto all’interno, che la maggior parte del debito pubblico greco. Queste sono le misure necessarie per cominciare a contrastare le devastazioni dell’austerità.

Altre misure sono pure importanti, come aprire la contabilità delle imprese private al controllo del pubblico, nazionalizzare sotto il controllo dei lavoratori le società che creano cassintegrati, occupare le fabbriche e creare comitati locali di sostegno, che stanno già emergendo, che condividano equamente il lavoro tra tutti quelli che vogliono lavorare: condivisione del lavoro senza perdita di salario.  Dovrebbero essere intraprese iniziative per recuperare i miliardi di euro che la classe dominante ha già portato fuori dal paese.

Se attuate, queste misure innescherebbero un’esplosione internazionale e avrebbero un effetto domino all’esterno.  Vi è una considerevole paura del “contagio” nel sistema bancario europeo in un momento in cui il programma di protezione progettato per salvare altre banche, specialmente in Spagna o in Italia, non è ancora finanziato completamente; potrebbe determinarsi il collasso dell’Euro.  Un vortice potrebbe minacciare di ingoiare un nuovo governo di sinistra in Grecia. Perciò saranno necessarie una grande mobilitazione dei lavoratori greci e una grande solidarietà internazionale.

Un governo della Syriza dovrebbe prepararsi per una possibile espulsione dall’Euro e per la svalutazione predisponendo un piano per prendere tutte le misure necessarie per proteggere la classe lavoratrice. Una reintroduzione della dracma in queste circostanze, cioè su basi capitaliste, non sarà facile per la classe lavoratrice greca, ma consentirà alla Grecia di avere un certo controllo sui rapporti di cambio. Le economie più deboli, come la Grecia e il Portogallo, dopo essere entrate nell’Euro sono diventate non competitive avendo ereditato immediatamente una moneta più forte.  Una parte importante della crisi ha origine nell’appartenenza all’Euro.  Con l’euro fisso per tutti, le economie più deboli non potevano competere con la Germania, finendo col declinare industrialmente e con la disoccupazione ma, al tempo stesso, il credito era a basso costo, incoraggiando una massiccia crescita dell’indebitamento privato e individuale in questi paesi, consentendo l’acquisto di merci tedesche. In effetti, l’economia tedesca è sovvenzionata dal tasso unico di cambio, che le consente di scaricare le proprie merci su paesi come la Grecia o il Portogallo.

Un’altra richiesta importante formulata dalla Syriza è stata la fine dell’evasione fiscale. Si tratta di una richiesta su grande scala e sarà difficile da conseguire rapidamente a causa dei consolidati sistemi di clientelismo. Sarà necessaria un’autorità fiscale ristrutturata per riscuotere le tasse in modo efficiente.  Questa politica è essenziale per operare un giro di vite sull’evasione fiscale e la corruzione e cancellare il rimborso del debito eliminerebbe da solo il deficit greco.

Un governo guidato dalla Syriza che realizzi la sua politica di ripristinare le pensioni, dovrebbe creare un sistema pensionistico alternativo nazionalizzando il sistema pensionistico e prevedendo mezzi gratuiti per soddisfare, dopo una certa età, tutti i bisogni essenziali. Ciò sarebbe reso possibile dal trasferimento delle perdite da insolvenza alle banche e ai fondi pensione del paese, perché la maggior parte del debito pubblico è detenuta a livello nazionale. Ciò, a sua volta, lascerebbe una porzione più ridotta del debito in possesso di banche, fondi pensionistici e assicurativi stranieri.  La pesante tassazione dei ricchi e abbienti e delle imprese è, qui, anch’essa importante.

Risultare insolventi riguardo al rimborso del debito e lasciare l’Euro, che sarebbero le conseguenze di ciò, sarà essenziale per por fine agli attacchi dell’austerità, promuovere le esportazioni e mitigare l’onere del rimborso del debito consentendo la ripresa dell’economia, creando occupazione e sviluppo orientando la domanda verso una produzione interna che soddisfi i bisogni della gente in un modo ecologicamente sostenibile. Una promozione delle esportazioni compenserebbe la pressione inflazionistica della svalutazione.

Se attuato dal popolo greco questo programma, ispirerebbe tutto noi in Europa che stiamo combattendo gli stessi tipi di attacchi dell’austerità. Sarebbe l’avvio della costruzione di un tipo di società diversa, deciso dal popolo per il popolo, che porrebbe fine all’avidità dei banchieri e dei politici.

Tuttavia, poiché la classe lavoratrice greca ha di fronte nuove elezioni, c’è un altro grave problema che non può essere eluso: il problema dell’unità della sinistra greca. Prima delle elezioni la Syriza è stata l’unica organizzazione a sollecitare una piattaforma unitaria contro l’austerità e un governo unito contro l’austerità.  Se ci saranno nuove elezioni sia il KKE sia Antarsya (anche se il KKE in modo più stridente) hanno già affermato che non solo sosterranno candidati propri ma anche che non appoggeranno, o “puntelleranno”, un governo guidato dalla Syriza e fossero eletti!  Ciò, affermano, è dovuto al fatto che la piattaforma della Syriza è riformista e non rivoluzionaria. Ma un programma più estesamente rivoluzionario è qualcosa che deve essere e sarà discusso e sviluppato con il progredire della lotta e non dovrebbe essere contrapposto dai rivoluzionari alle necessità immediate della lotta nel suo sviluppo attuale. Il settarismo più esecrabile è espresso dal KKE che, in uno stile da terza fase dello stalinismo, ha dichiarato non solo che la Syriza è riformista, ma che i riformisti sono il nemico principale! Antarsya ha respinto un appello a favore di una convocazione di un’azione di massa contro i tagli e ha dichiarato che non “puntellerà” un governo guidato dalla Syriza! Con la sezione greca del SWP che è la forza principale di Antarsya, quest’approccio è riflesso dal SWP in Inghilterra.  Un articolo di Alex Callinicos sul SocialistWorker non ha nulla da dire sulla situazione del governo in Grecia, o sull’unità della sinistra, ma accusa la Syriza di ambiguità o di rifiutarsi di rompere con il liberalsocialismo e di cercare di contenere la situazione nel contesto del capitalismo.  Ciò, dice l’articolista, “sottolinea la necessità di costruire una sinistra rivoluzionaria che sia parte di questo grande movimento che spazzi via l’Europa ma ne mantenga l’identità politica”. Possiamo essere d’accordo con la seconda affermazione ma deve trattarsi di una parte attiva della coalizione della Syriza e con il metodo del fronte unito.  

Questa è una situazione pericolosa. Una vittoria della sinistra non è garantita, ma potremmo assistere a un governo anti-austerità con un programma radicale di azione anticapitalista cui sia negato il mandato – e con l’austerità che continui con tutte le sue conseguenze – o che, una volta in carica, incontri l’opposizione di altri segmenti della sinistra! Perciò noi formuliamo l’appello più forte possibile a tutte le sezioni della sinistra greca affinché si uniscano dietro la Syriza nelle elezioni imminenti e si uniscano dietro un governo anti-austerità guidato dalla sinistra, se eletto. Ovviamente il movimento dovrà vigilare, ma nella situazione concreta che esiste oggi in Grecia, costruire una vasta organizzazione anticapitalista come la Syriza – che possa unire la classe lavoratrice – è quel che è necessario e ciò in cui dovrebbero impegnarsi le correnti rivoluzionarie marxiste.

Ci appelliamo al KKE e ad Antarsya perché abbandonino il settarismo e diventino parte di un tale movimento e di un possibile governo di sinistra.  Se la Syriza attuerà il suo programma, e ci saranno massicce pressioni contrarie, si tratterà di un vero Governo dei Lavoratori, che porterà alla prima grande battaglia politica in Europa contro l’austerità e contro la crisi capitalista. La sinistra marxista dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per garantire la riuscita, non appartarsi in un isolamento purista e settario.

Per finire, le nuove elezioni, nelle quali la Syriza ha ogni possibilità di diventare il partito maggiore, o di vincere, potrebbero portare a un governo di coalizione delle forze anti-salvataggio e anti-austerità.  Il compito dei rivoluzionari e di appoggiare appieno la formazione di un tale governo, ma mantenendo la vigilanza contro qualsiasi compromesso nel programma d’azione della Syriza. Questo sarà particolarmente importante se la Sinistra Democratica riformista sarà l’ago della bilancia, e secondo i sondaggi d’opinione due terzi degli elettori della Syriza al primo turno erano a favore di un compromesso politico per formare un governo.  Tuttavia è importante riconoscere che Tsipras non ha mostrato alcun segnale di compromessi politici sul programma della Syriza. Egli dichiara costantemente che “il memorandum d’intesa deve essere revocato”.

Se al termine di questa notevole occasione la sinistra greca e il movimento dei lavoratori non riusciranno a formare un governo a causa di divisioni interne quando ce n’era la possibilità e la destra assumerà il controllo, le organizzazioni che avranno optato per l’isolamento settario avranno molto di cui rispondere, e non solo in Grecia. In effetti, la strategia della costruzione di vasti partiti (o anticapitalisti come la Syriza, o formazioni radicali riformiste di sinistra in altre situazioni) capaci di unire la sinistra e i sindacati radicali all’interno dello spettro politico, dai socialisti rivoluzionari a quelli che non hanno raggiunto conclusioni simili, e intesa proprio per questo tipo di situazione, quando nessuna corrente o tradizione singola può vincere da sola la sfida.

E’ una necessità urgente che i movimenti sociali d’Europa mostrino solidarietà attiva e pratica al popolo greco e costituiscano una piattaforma europea comune di resistenza all’austerità, che in Grecia deve comprendere la cancellazione del debito.  In Inghilterra ciò significa costruire sostegno alla campagna di solidarietà alla Grecia creata dalla  CoR e dal Peoples Charter e appoggiata da SERTUC e da TSSA.  In tutta Europa significa seguire la proposta particolarmente sensata che risulta essere avanzata dal movimento degli Indignados in Spagna di una giornata d’azione contro l’austerità il 16 giugno, il giorno prima delle elezioni greche, con un accento principale sulla solidarietà alla Grecia.

ZNet – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/greece-for-an-anti-austerity-government-of-the-left-by-socialist-resistance

Originale: Socialist Resistance

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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