Il futuro economico degli europei dirottato da ideologi pericolosi

Redazione 2 giugno 2012 0
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di Mark Weisbrot  - 1 giugno 2012

 

Sostengo da un certo tempo ormai che le crisi ricorrenti nell’eurozona non sono motivate dalle richieste d’austerità dei mercati finanziari in un periodo di recessione, come si afferma comunemente.  La causa principale della crisi e del suo prolungarsi è piuttosto il programma politico delle autorità europee, guidate dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dalla Commissione Europea.  Queste autorità (che, se includiamo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) costituiscono la “troika” che guida la politica economica dell’eurozona) vogliono imporre cambiamenti politici, particolarmente nelle economie più deboli, per i quali i popoli di tali paesi non hanno mai votato.

La cosa sta diventando spudoratamente evidente qui, in Spagna, dove il governo – guidato dal Partito Popolare (PP) di destra – condivide l’agenda politica delle autorità europee forse ancor più di quanto la condivida il FMI.  Il governo del PP ha approfittato della crisi per imporre cambiamenti alla legge sul lavoro che renderanno più agevole agli imprenditori uscire da accordi contrattuali collettivi di categoria. Hanno anche privato i lavoratori del diritto di contestare licenziamenti ingiusti. L’obiettivo consiste nell’indebolire il lavoro come parte di una strategia a lungo termine per smantellare lo stato assistenziale; questi cambiamenti non hanno nulla a che fare con la risoluzione della crisi attuale e nemmeno con la riduzione del deficit di bilancio. Il governo ha anche imposto enormi tagli alla spesa per la sanità, pari a 7 miliardi di euro. La cifra è paragonabile al taglio del 25% del programma Medicaid degli Stati Uniti, qualcosa che sia devastante per i poveri sia politicamente impossibile. Altri 3 miliardi di euro saranno tagliati all’istruzione. Naturalmente la riduzione del deficit sta peggiorando l’attuale recessione spagnola; il governo spagnolo ha stimato che la stretta al bilancio di quest’anno ridurrà da sola il PIL del 2,6%.  In un paese che ha circa il 25% di disoccupazione e più di metà dei suoi giovani disoccupati ciò metterà sulla strada altre centinaia di migliaia di persone.

I mercati finanziari hanno effettivamente un ruolo in questo caos e stanno spingendo al rialzo i costi dell’indebitamento della Spagna mentre gli investitori e gli speculatori vendono (o svendono) obbligazioni spagnole. Il rendimento delle obbligazioni a 10 anni ha raggiunto il 6,69%.  M anche tassi simili non determinano una crisi immediata e i mercati stanno ampiamente esagerando il rischio di un’insolvenza spagnola.  La Spagna deve rinnovare quest’anno circa 85 miliardi di euro del suo debito e anche se dovesse finanziare l’intero importo ai tassi correnti o anche maggiori – il che è estremamente improbabile – ciò non farebbe gran differenza per la sostenibilità complessiva del debito spagnolo e per i rimborsi. I pagamenti di interessi sul debito spagnolo previsti quest’anno sono tuttora al 2,4% del PIL, livello parecchio moderato.

Cosa molto più importante, la BCE potrebbe facilmente intervenire sul mercato obbligazionario spagnolo e spingere tali tassi in basso, come ha fatto nel novembre scorso e in altre occasioni l’anno scorso. Ciò non comporterebbe costi per i contribuenti europei e richiedere interventi relativamente contenuti, poiché gli investitori e gli speculatori privati reagirebbero immediatamente acquistando obbligazioni spagnole non appena il prezzo cominciasse a salire e il rendimento a scendere. La BCE non lo farà perché sta utilizzando la crisi per imporre “riforme” di destra in tutta l’Eurozona – non solo in Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia – ma persino nei paesi più ricchi, che a dicembre si sono impegnati a un  pareggio di bilancio che sarebbe politicamente impossibile negli Stati Uniti.

Contemporaneamente l’amministrazione Obama ha inviato ancora una volta in Europa il suo sottosegretario al tesoro, Lael Brainard. Dopo aver strapazzato la Grecia ella cercherà di persuadere le autorità europee almeno a ridurre il rischio di un crollo finanziario più grave.  La crisi in Europa, con il sistema bancario più vasto del mondo, ha intorbidato i mercati finanziari e minaccia ancora una volta di far deragliare la rielezione di Obama. Tristemente, in questo momento l’amministrazione Obama ha probabilmente più influenza sulla politica economica dell’Eurozona di quanto ne abbiano centinaia di milioni di elettori europei il cui futuro economico è stato dirottato da ideologi pericolosi.  Ciò la dice lunga a proposito di ciò che la struttura dell’Eurozona, e chi la gestisce, hanno fatto a quello che tanto tempo fa era un gruppo di paesi relativamente democratici con redditi in crescita.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte : http://www.zcommunications.org/europeans-economic-future-has-been-hijacked-by-dangerous-ideologues-by-mark-weisbrot

Originale: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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