Obama, Israele e l’Iran

Redazione 29 maggio 2012 8
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Di Ira Sharkansky

 

27 maggio 2012

 

Ha’aretz  è il quotidiano degli intellettuali di Israele. E,  come si addice a questo status,  è a sinistra del centro e generalmente ha un atteggiamento critico nei confronti della politica di governo. La posizione dei suoi redattori influenza il loro modo di trattare le notizie  e anche le  loro opinioni. Gli articoli della giornalista filo palestinese Amira Hass spesso iniziano sulla prima pagina e  continuano su altre due pagine nella metà del giornale. Si può contare su Gidon Levy per distruggere    qualsiasi cosa faccia il governo di Netanyahu, specialmente se ha ramificazioni per il processo di pace.

Ari Shavit non è tra i giornalisti  più prevedibilmente di sinistra di Ha’retz, ma ha il titolo di Corrispondente anziano e fa parte del consiglio di redazione. Dovremmo quindi fare attenzione al suo recente pezzo che è apparso nella parte del giornale più preminente,  proprio sotto la vignetta, al centro della pagina del contro-editoriale.

E’ un attacco violento, una presa in giro dell’atteggiamento passivo di Barack Obama rispetto all’Iran.

Il titolo nell’edizione pubblicata in ebraico è: “Il coraggioso presidente Obama”.

Sull’edizione che si trova su Internet è: “Il mondo dovrebbe concentrarsi su Obama, non su Netanyahu.”

Il titolo in ebraico è un’allusione letteraria a : Il coraggioso soldato Svejk, una satira ceca pubblicata nel 1923 da Jaroslav Hasek, su un coscritto della I Guerra mondiale che trasmette l’immagine di un soldato pasticcione,  insensibile  che non sa fare nulla di buono.

Il libro è stato largamente letto in Israele. Quando mi sono arruolato nelle IDF(Israel Defense Forces -  le Forze di difesa israeliane), all’età di 40 anni, e sono partito per l’addestramento  iniziale,  Varda ne ha messo una copia nel mio zaino.

E’ l’equivalente dei personaggi americani Willie a Joe nelle vignette di Bill Mauldin.

Il succo dell’articolo di Shavit è:

 

“l’uomo che siede nell’Ufficio ovale, ignora la possibilità che la sua inazione farà sì che il Medio Oriente sarà nuclearizzato e indebolirà l’ordine mondiale. Non gli importa che potrebbe essere responsabile del fatto che gli Stati Uniti perdano la loro condizione di super potenza e che trasformerà il 21° secolo in un secolo di caos nucleare.

Il freddo uomo di Chicago sta dimostrando ogni giorno di che rara pasta è fatto. Il presidente vede come  gli Iraniani si fanno beffe di lui, e non fa niente. Vede l’Islam radicale che si avvicina all’orlo del nucleare e non si smuove. Con ammirevole coraggio Barack Obama osserva lo tsunami che avanza verso le coste dell’America e sorride…..

Sta mettendo in scena uno spettacolo ingannevole di un patto con gli Iraniani,  che sembrerà alleggerire la …minaccia. Sta cercando di prendere in giro Gerusalemme come Tehran fa con lui. Il presidente sta spingendo all’angolo Israele, ma spera che Israele accetterà il suo fato in modo sottomesso. Conta che  Benjamin Netanyahu che non faccia sorprese e che gli rovini la stagione elettorale. Gli Stati Uniti non hanno mai avuto un  giocatore d’azzardo così,   come presidente….

La comunità internazionale e l’opinione pubblica internazionale sono preoccupati per Re Netanyahu in questi giorni – attaccherà o non attaccherà? Invece, però, di concentrarsi su uno statista che non si spera possa salvare il  mondo dal programma nucleare iraniano, sarebbe meglio focalizzarsi sul capo politico il cui ruolo storico è proprio quello. Nei 40 mesi passati, Barack Obama ha tradito la sua carica. Si sveglierà nei prossimi quattro mesi, tornerà in sé  e cambierà i suoi modi? “

 

Mentre il Primo ministro Netanyahu e il ministro della Difesa Ehud Barak  hanno detto che Israele non può tollerare un Iran con un programma nucleare, i commentatori politici tendono a  trovare delle crepe nell’establishment israeliano e a   ipotizzare che Netanyahu e Barak stiano semplicemente cerando di fare pressioni sugli Americani e sugli Europei perché prendano una posizione ferma nei riguardi dell’Iran. Perché Israele dovrebbe rischiare il suo status tra i paesi rispettabili  con un attacco solitario, specialmente nel periodo che precede un’elezione presidenziale americana e se Americani ed Europei sostengono di aver raggiunto un accordo soddisfacente con l’Iran?

Non ci sono informazioni concrete sulle opinioni degli Israeliani poiché potrebbero essere influenzate dai dettagli di un accordo formale, insieme alle riserve arrivate dagli Iraniani, la continua insistenza degli ufficiali iraniani di alto grado  sul fatto che Israele deve essere distrutta, e segnali   degli Iraniani   che fanno sproloqui  su ciò che gli Americani e gli Europei descrivono come loro impegni.

I commentatori israeliani non hanno accolto con caldi applausi le rivendicazioni del capo dell’Agenzia per l’energia atomica, che l’Iran aveva accettato che le ispezioni fossero incrementate. La notizia è arrivata insieme con il rapporto che gli Iraniani avevano già pulito una delle strutture più sospette di attività nucleare prima dell’ispezione. L’inglese esitante e stentato parlato del Giapponese a capo della IAEA (International Atomic Energy Agency – Agenzia internazionale per l’energia atomica),  aggiunge un po’ di simbolismo negativo. Non c’è dubbio che egli avesse il vantaggio delle traduzione dalla lingua Parsi all’inglese e al giapponese, ma le sue   esistenti lodi di progresso non hanno comunicato molta fiducia che egli comprenda gli Iraniani.

L’editoriale di Shavit, compresa la sua preminente posizione su Ha’aretz, fa pensare a quanto è ampia la mancanza di fiducia di Israele nel presidente americano e nei suoi colleghi in questa missione. Non è certo di aiuto il fatto che Catherine Ashton,  apparentemente a capo della delegazione Europa-Stati Uniti e ONU, che appare sorridente mentre dà la mano al principale delle delegato iraniano, sia considerata dalle riviste  del suo paese come la caricatura di un diplomatico.

Forse Netanyahu sta solo bluffando nella sua evidente  critica di ciò che gli Americani e gli Europei offrono agli Iraniani all’inizio dei negoziati, al fine di ottenere la posizione più forte  che si possa immaginare da parte degli Occidentali.

 

D’altra parte…..

 

Da. Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/obama-israel-and-iran-by-ira-sharkansky

Originale : Jerusalem Post

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons – CC  BY-NC-SA  3.0

 

 

 

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8 Commenti »

  1. lorenzo 2 giugno 2012 alle 13:23 - Reply

    insomma bisognerebbe attaccare l’Iran per difendere l’unica democrazia in MO (o l’unica potenza nucleare in MO)? magari, in barba alla costituzione, gli italiani andranno anche loro in missionedi pace?

  2. giuseppe 3 giugno 2012 alle 19:43 - Reply

    La razionalità direbbe che le minacce contro l’Iran sono pura propaganda finalizzata, per Israele, a ottenere qualcosa in cambio della ‘rinuncia’ alla propria bellicosità (verbale) e, per gli USA, a sostenere la rielezione di Obama. Purtroppo non sempre la razionalità trova conferma nella realtà.
    Ma una certa saggezza dell’Iran (nonostante resti una dittatura teocratica) e il sostegno al paese che ruota intorno ai BRICS, forse si può essere ottimisti.
    Quanto alle ‘missioni di pace’ del nostro paese dovrebbe essere abbastanza chiaro che, per il recente passato, si trattava di sedersi al tavolo dei vincitori (inevitabili). Quella logica, magari espressa meno beceramente, rimane.
    Per fortuna, probabilmente non ci sarà bisogno di farne uso, se il futuro sarà effettivamente quello che ipotizzo.
    Ma non è da escludere che,anzichè contro l’Iran, si presenteranno altrove occasioni di ‘difendere i civili’.

  3. Andrea il folle 14 giugno 2012 alle 03:39 - Reply

    Qualcuno sa dirmi perchè in questo articolo del corriere della sera sul clima geopolitico mediorientale non si parla della Siria?
    http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_13/perasso-mappa-guerre_02c9b1f0-3dfd-11e1-86c1-1066f4abcff8.shtml

    • Redazione 15 giugno 2012 alle 16:18 - Reply

      Mah, bisognerebbe chiederlo all’articolista o alla sua fonte, Aviation Week il cui link non riesco ad aprire.
      Immagino che il paese non disponga di risorse tali da suscitare l’interesse degli interventisti umanitari dell’Occidente. Inoltre è difesa dalla Russia.
      Meglio, perciò, far un po’ di clamore mediatico per salvare la faccia, ma non mettere il paese effettivamente nel mirino. Tanto più che nel mirino c’è già il bersaglio più grosso, cioè l’Iran.
      Non ne so abbastanza del regime siriano per pronunciarmi, ma quello che credo (e che era già stato previsto da altri e più autorevoli di me) è che visto il destino di Mubarak e, soprattutto, di Gheddafi, qualsiasi élite al potere in un paese arabo che si veda minacciata da rivolte popolari più o meno genuine, farà di tutto per stroncarle prima di dover subire un tracollo.

      • Andrea il folle 16 giugno 2012 alle 15:03 - Reply

        Innanzi tutto grazie per la risposta. Inoltre volevo chiedervi se realmente la Siria può essere considerata un regime. Diciamo che quello che sta succedendo in quel paese è molto simile a ciò che è successo in Nicaragua (fonte Capire il potere di Noam Chomsky). Quindi mi chiedevo se il famoso sostantivo tanto utilizzato per paesi socialisti sia stato applicato anche in questa occasione. Inoltre ho letto che le elezioni del 2007 non vennero vigilate da osservatori indipendenti perchè non si ritenne necessario visto il plebiscito che si prospettava all’orizzonte. Questo non mi sembra un valido motivo per non monitorare delle elezioni tanto importanti in un’area così delicata. Sembrerebbe (è una mia opinione) che si sia scelta quella linea per alimentare i sospetti di elezioni truccate, cosa che accade solo nei regimi.

        • Redazione 16 giugno 2012 alle 17:38 - Reply

          Non posso parlare per gli altri amici della redazione ma, quanto a me, sulla Siria tu ne sai di più e la tua domanda è in parte retorica.
          Qualcosa di forse utile posso dire su una questione linguistica cui il tuo commento, indirettamente, rimanda ed è che non dovremmo farci prendere nel gioco dell’ignoranza o della voluta ambiguità dei media nella scelta della terminologia. Per un certo tempo in Italia siamo stati dilettati dal grande dibattito sul se il berlusconismo fosse o no un ‘regime’. Dibattito sterile. ‘Regime’ è un termine neutro: esistono i vari regimi politici, esiste il regime alimentare, esiste, credo, il regime di giri un motore e non so quanti altri regimi esistano nei diversi campi dello scibile. Naturalmente, si dirà, “sappiamo tutti cosa intendiamo dire quando parliamo di regime”. Ma, se lo sappiamo, perchè non usiamo il termine specifico per il concetto cui alludiamo snaturando, chissà perchè, una parola che non ha implicazioni valoriali se non precisata con l’aggiunta di un aggettivo: perchè non diciamo ‘regime dittatoriale’ o ‘dittatura’, se è questo che vogliamo dire?
          Ho la sensazione che chi usa questo tipo di linguaggio approssimativo e ambiguo lo faccia per tenersi la porta aperta a poter reclamare di essere stato ‘frainteso’ e per poter rivoltare la frittata come gli pare quando gli vengano opposte critiche competenti. E’, insomma, molto spesso l’ipocrisia di ignoranti in malafede. Bisogna anche, e purtroppo, ammettere che anche quando vengono utilizzati termini più ‘tecnici’, come, appunto ‘dittatura’, non è che le cose migliorino di molto: basti pensare alla ‘dittatura del proletariato’ o all’abuso dell’espressione ‘dittatura della maggioranza’ in un senso del tutto diverso da quello inteso da chi la coniò. Comunque un linguaggio più preciso può, un poco, aiutare. E ancor di più può aiutare, se si vuole essere seri nelle discussioni, parlare di fatti piuttosto che di etichette. Oppure giustificare/illustrare le etichette con qualche fatto.
          Ribadisco che della Siria non ne so abbastanza per pronunciarmi con qualche compiutezza e sarebbe indecente che dessi un’occhiata a Wikipedia per farmi un’idea e mostrare una competenza che non ho (cosa che, temo, fanno molti giornalisti e politici – se mai si prendono la briga di documentarsi almeno così minimalmente).
          Per quel che mi riguarda distinguo i ‘regimi’ politici tra quelli che promuovono la solidarietà sociale e quelli che sfruttano le masse a vantaggio delle élite più varie (familistico/dinastiche, criccaiole, capitaliste, plutocratiche e chi più ne ha più ne metta). Considero più spregevoli i ‘regimi’, come quelli delle ‘democrazie occidentali avanzate’ che hanno tradito conquiste di solidarietà già conseguite rispetto ai ‘regimi’ che, per storia, cultura, risorse, tali conquiste devono ancora conseguire/consentire/promuovere.
          In Siria domina una élite? Mi pare di sì. Indipendemente dalla situazione attuale, come ha dominato? Con quale condivisione del benessere e del potere reale tra il popolo? Come ho detto, ne so poco.
          Nel mondo occidentale ‘avanzato’ domina una élite? Sono certo di sì. Con quale condivisione del benessere e del potere reale tra il popolo? In media vergognosamente scarsa rispetto alle potenzialità concrete.
          A questo punto mi pare che discutere genericamente di ‘regimi’ sia prossimo al famoso dibattito sul sesso degli angeli.
          Forse dovremmo cercare di capire chi promuove, e come, quali interessi nelle varie situazioni.

          PS: spero sia chiaro, ma lo preciso ad abbondanza, che questa tirata non è censoria nei confronti del tuo utilizzo del termine ‘regime’.
          E grazie per i tuoi commenti. Sentiamo un po’ di mancanza di partecipazione, qui, dei nostri lettori. Non ci proponiamo come pulpiti di speciali verità e competenze. Facciamo grande affidamento su ciò che ciascuno di voi può apportare come contributo ai dibattiti. Se il progetto IOPS, che cerchiamo di agevolare, avrà un futuro in Italia ci sarà grande necessità di apporti di idee, di condivisione di esperienze e di proposte di progetti. Speriamo di potere contare anche su di te.

          Giuseppe

          • fabiosallustro 16 giugno 2012 alle 18:53 -

            Beh, ha detto tutto Giuseppe…!
            :-)
            Grazie per il commento…

  4. Andrea il folle 16 giugno 2012 alle 15:07 - Reply

    Mi scuso per l’innanzi tutto. Non volevo.
    Grazie

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