Come l’FBI inventa i “terroristi”. E salva i cattivi veri.

Redazione 23 maggio 2012 2
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di Rick Perlstein –  22 maggio 2012

Lo scorso ottobre, in un accampamento di Occupy a Cleveland, Ohio, “maschi sospetti con walkie-talkie al collo” e “sciarpe o fazzoletti in testa” sono stati sentiti mugugnare per l’indisponibilità dei dimostranti a usare la violenza. In incontri di un paio di mesi dopo, uno di loro, un ventiseienne con una cresta di capelli neri alla moicana, noto come “Cyco”, ha spiegato ai suoi colleghi anarchici come “si possono fabbricare esplosivi plastici con la candeggina” e il gruppo di cinque uomini ha fantasticato su cosa si sarebbe potuto far saltare.  Cyco ha suggerito un piccolo ponte. Uno degli altri ha pensato che ci sarebbe stata una maggior probabilità di non colpire persone se si fosse fatta saltare una nave da carico. Un terzo, tuttavia, si è detto a favore di un ponte grande – “Dobbiamo far rallentare il traffico che gli fa fare soldi” – e ha vinto.  Li ha poi guidati a un contatto che ha venduto loro esplosivi C-4 per 450 dollari. Poi, la notte prima delle manifestazione di Occupy del Primo Maggio, risultano aver messo in moto il piano. E proprio mentre gli aspiranti terroristi armeggiavano con il detonatore che speravano avrebbe ridotto in briciole un pittoresco ponte nel Parco Nazionale della Valle Cuyahoga, in Ohio, attraversato ogni giorno da 13.610 veicoli, lo FBI è piombato ad arrestarli.

Proprio all’ultimo momento, esattamente come al cinema. Le autorità non avrebbero potuto in modo più efficace far apparire il movimento Occupy come un pericolo per la repubblica nemmeno se avessero scritto loro il copione. Forse è perché, più o meno, lo hanno fatto.

Il tizio che aveva convinto i cospiratori a far saltare un grande ponte, li aveva portati dal mercante di armi e aveva condotto la squadra al luogo dell’attentato era un informatore dello FBI. Il mercante era un agente dello FBI. La bomba, ovviamente, era fasulla.  E l’arresto faceva parte di uno schema delle forze della polizia federale, avviato l’11 settembre 2001, per intrappolare non sospetti terroristi  bensì giovani che, tanto per cominciare,  gli agenti federali dovevano convincere ad abbracciare la violenza.  Uno degli arrestati di Cleveland, Connor Stevens, si è lamentato con la sorella di essersi sentito messo sotto “forte pressione” dal tizio che si è rivelato poi essere un informatore ed era stato registrato nel 2011 mentre dichiarava di rifiutare la distruzione di proprietà: “Siamo su questa barca per una lunga traversato, e questo tipo di tattiche non è adatto,” ha detto. “E in realtà è più difficile essere nonviolenti che fare cose di quel genere.” Anche se, quando il notiziario di Canale 5 di Cleveland ha trasmesso quella registrazione, il sottotitolo è stato “Sospetto accusato di complotto dinamitardo parla di violenza in video”.

In tutti questi piani della polizia i presunti cervelloni dei terroristi finiscono per sembrare, quando emerge la storia completa, incapaci di farsi strada, terroristicamente, fuori da un sacchetto di carta senza la tutela della polizia.  (“Ti insegnano come fabbricare questa roba con semplici articoli domestici” ha detto uno dei ragazzi in una registrazione citata in una dichiarazione giurata dello FBI a proposito di un libro che aveva appena scoperto, The Anarchist Cookbook  [Il ricettario anarchico].  Qualcuno gli chiede quanto il libro dice  costi l’esplosivo.  “Non sono sicuro,” risponde, “L’ho scaricato solo la notte scorsa.”)  E’ un esempio perfetto di come la paura post 11 settembre abbia fatto apparire accettabili tattiche poliziesche che in precedenza erano inaccettabili.  In precedenza, tuttavia, i bersagli sono stati i mussulmani; ora sono ragazzi bianchi dell’Ohio. E forse si può sostenere che ciò è accettabile, se i federali agissero effettivamente sulla base di valutazioni in buona fede di quali minacce siano imminenti e quali no.  Ma non è affatto questo che fanno. Invece si arrogano un potere autenticamente orwelliano, il potere di impiegare la potenza dello stato per creare una narrativa fondamentale su quali siano le idee da cui gli statunitensi devono essere maggiormente spaventati e quali non debbano temere affatto, indipendentemente dalla pericolosità oggettiva delle persone che hanno quelle idee.

Per capire come, seguitemi nella Florida rurale e a un altro arresto che si è verificato quasi esattamente nello stesso periodo.  Il 28 aprile membri dell’American Front, un gruppo per la supremazia dei bianchi classificato come “nota organizzazione terrorista” nella dichiarazione giurata a supporto dell’arresto, ha fatto una pausa dall’addestramento con i mitra, per una guerra razziale,  al fine di confezionare armi utilizzando falsi cartelli di “Occupy” che progettavano di utilizzare per assalire i dimostranti del Primo Maggio a Melbourne, in Florida.  Niente copioni, niente scenografia di massimo impatto sui notiziari affamati di sensazionalismo, niente conferenze stampa melodrammatiche con un procuratore USA e un Agente Speciale Incaricato dello FBI; l’arresto ha avuto luogo solo dopo che un informatore che collaborava con la polizia statale è fuggito temendo per la sua vita dopo essere stato minacciato con una pistola a 9 mm dal leader del gruppo, Marcus Faella.

E anche se i media hanno riferito il coinvolgimento di una “squadra speciale antiterrorismo composta da agenti dello FBI e della polizia locale” la dichiarazione giurata relativa all’arresto neppure cita la polizia federale; le accuse formulate sono state di crimini statali, non federali. Un giudice di una corte circondariale ha scarabocchiato una sentenza di libertà su una cauzione di 51.250 dollari; che è stata accidentalmente ridotta a 500 dollari.  Gli anarchici di Cleveland era stati mantenuti in carcere senza cauzione.

I confronti sono straordinariamente istruttivi.  Quando le agenzie della polizia federale assumono un ruolo da protagoniste nell’inscenare i crimini e il Dipartimento statunitense della Giustizia poi provvede ai processi, lasciando relativamente indisturbati pericoli molto più chiari e attuali, lo Stato si sceglie i nemici ideologici. I suprematisti bianchi violenti, apparentemente, non fanno parte di tali nemici, perché, come mi ha detto David Neiwert, forse il principale giornalista sulla materia, il governo federale ha cercato molto meno spesso di intrappolarli anche se costituiscono in realtà la maggiore minaccia terroristica interna. La cosa è anticostituzionale  poiché i criteri di attenzione della polizia si sono rivelati essere le idee dei presunti cospiratori, non il loro potenziale violento osservato.

Di chi altro si ritiene che dovremmo avere paura? Certamente dei radicali sostenitori dei diritti degli animali e dell’ambiente.  Nel 2006, quando il direttore dello FBI, Robert Mueller, ha annunciato l’incriminazione degli attivisti  dell’ Animal Liberation Front [Fronte di liberazione degli animali] che avevano incendiato nel 1997 un impianto di riciclaggio di residui della macellazione di cavalli, non danneggiando esseri umani, ha definito tale distruzione di proprietà una delle “più alte priorità contro il terrorismo nazionale” dell’agenzia.  Si presume che dobbiamo temere i mussulmani, ovviamente, anche se non necessariamente mussulmani militanti.

In un’operazione anatomizzata in modo stupefacente in una puntata del 2005 di This American Life il bersaglio, il cittadino inglese Hemant Lakhami, noto come “Habib”, è stato un Willy Loman nato in India così ottuso da riferirsi a occhiali per la visione notturna, di cui non aveva mai sentito  parlare, come a “occhiali da sole” e malridotto e ansioso di attenzione da dire a un informatore dei federali di avere da vendere dei sottomarini veri e propri.  Era stato adescato dall’informatore perché gli vendesse dei missili Sting (Lakhami lo aveva avvicinato per vendergli dei mango).  All’atto della condanna di Lakhami per terrorismo il procuratore Chris Christie è balzato ai microfoni della conferenza stampa per annunciare “La giornata di oggi è un trionfo del Dipartimento della Giustizia nella guerra al terrore. Non conosco nessuno che possa dire che lo stato del New Jersey, e questa nazione, non siano un luogo più sicuro senza Hemant Lakhani in giro per il pianeta a tentare di intermediare contratti di vendita di armamenti.”

Ma non affannate le vostre testoline sull’epidemia di insurrezionalismo di estrema destra che ha fatto seguito all’elezione di Barack Obama:  tutto considerato, secondo un’analisi dei dati di imminente pubblicazione di Neiwert, ci sono stati 55 casi di estremisti di destra arrestati per complotti e per aver commesso presunti attacchi terroristici, rispetto a 26 militanti islamici nel corso dello stesso periodo.  I complotti di destra comprendono attacchi dinamitardi con la parata della Giornata di Martin Luther King del 2011 a Spokane e l’assassinio del dottore abortista George Tiller nel 2009.  Nessuno degli esecutori dell’uno e dell’altro delitto è stato arrestato prima che avessero compiuto i loro atti abietti; in nessuno dei casi è stato necessario un tranello della polizia per concepirli e portarli a termine.  E’ semplicemente una cosa troppo brutta per le sue vittime che la storia che i federali cercano di raccontare non quadri.

Uso il termine “storia” ragionatamente. Le trappole sono abusi di potere nei termini più letterali: gli investigatori e i procuratori diventano come dei piccoli Stephen King, alimentando i centri della paura del nostro cervello rettile, e  nutrendosene, per manipolare il proprio pubblico.  Non sorprendentemente le tattiche affiorano ogni volta che i poteri veri sono essi stessi spaventati dal loro potere, come durante gli anni ’60, quando divennero estremamente prevalenti le istigazioni di atti criminali ad opera di agents provocateurs infiltrati nel movimento contro la guerra.

Quando uno degli accusati dei Sette di Chicago abbandonò l’aula del tribunale proprio nel momento in cui un testimone dell’accusa lasciava  il banco, gli altri sei inorridirono quando divenne chiaro che il tizio che si era appena alzato (in realtà per andare al bagno) era una talpa in procinto di testimoniare contro di loro.

Il movimento contro la guerra ha imparato chi temere: persone che non quadrano bene, che sembrano sempre pronte a offrirsi volontarie per qualsiasi cosa (se sei a libro paga dello FBI, non hai bisogno di un lavoro), persone che insistono per la violenza quando chiunque altro nella stanza preferirebbe la pace.  Nel 1972 il processo ai “28 di Camden” contro i cospiratori cattolici di sinistra che tentarono di rubare e distruggere le schede di un locale ufficio di leva, il testimone chiave aveva ricevuto dallo FBI il suo addestramento al furto con scasso e giurò in tribunale che gli accusati non avrebbero mai fatto irruzione nell’edificio senza la sua guida.   Anche se allo  FBI preferivano reclutare il genere di persone che avevano comunque difficoltà a conservarsi un lavoro. Erano spesso mentalmente instabili: l’agent provocateur le cui registrazioni portarono all’incriminazione di  23 membri del Veterani del Vietnam Contro la Guerra per un presunto complotto per attaccare il Congresso Nazionale Repubblicano nel 1972 con “pesi di piombo, biglie di vetro, sfere di cuscinetti, mortaretti … fionde, catapulte e balestre” era stato congedato dall’esercito per problemi psicologici.  E solitamente erano dei criminali. Nel processo del 1972 ai Sette di Harrisburg  (in cui i federali ebbero la fantastica pretesa che un prete pacifista, alcune suore e loro confratelli intendessero far saltare in area i tunnel del vapore sotto Washington, D.C.) il testimone chiave dell’accusa si era offerto allo FBI come agente sotto copertura nella Nuova Sinistra da una cella in cui stava scontando una pena per così tanti crimini che l’avvocato dello stato lo aveva classificato come una “minaccia per la società.”

Il gioco delle trappole funziona ancora allo stesso modo. Nel caso documentato in This American Life,  l’informatore “Habib” era un bugiardo, ladro e truffatore così notorio che i federali lo hanno ‘disattivato’  fino a dopo l’11 settembre, quando improvvisamente “diversi uffici dello FBI si sono battuti” per i suoi servizi.  L’informatore chiave nel caso degli arresti dell’Animal Liberation Front era un ladro di camion ed eroinomane.  Il tizio del caso degli anarchici di Cleveland, identificato da thesmokinggun.com come un fan di Donald Trump di nome Shaqil Azir, aveva subito condanne per possesso di cocaina, rapina e traffico di assegni scoperti e aveva anche un’incriminazione in corso da parte dello FBI per frodi con assegni, omessa nella sua dichiarazione giurata.  E’ stato anche trascurato di citare le sue frequenti apparizioni presso il tribunale fallimentare.

Tali scelte sono una caratteristica, non un errore: i criminali con carichi pendenti sono in grado di agire in modo più convincente da, beh, criminali e faranno qualsiasi cosa il governo chieda loro per mitigare le proprie condanne; i sociopatici sono più capaci di manipolare le emozioni di giovani macho.  L’apparenza è la sostanza. Anche se a volte la rappresentazione diventa troppo convincente: nelle udienze sul caso Watergate nel 1973, alcuni dei testimoni deposero che aver sentito parlare dei piani violenti dei Veterani del Vietnam Contro la Guerra (VVVAW) per interrompere il congresso Repubblicano li aveva convinti che infrangere la legge per conto del presidente era una cosa ben fatta.

Naturalmente non tutto è lo stesso dagli anni ’70. I media sono cambiati: Newsday nel 1972 pubblicò nel 1972 un editoriale sul caso Camden che affermava: “Siamo arrivati ad attenderci  simili tattiche da nazioni totalitarie che non hanno alcun rispetto dei diritti umani che consentono il dissenso. Non c’è posto per esse negli Stati Uniti e quelli che le sostengono non hanno spazio in questo governo.” Non si nota più granchè quel tipo di linguaggio.  In effetti, Newsday risulta non essersi occupato affatto dell’arresto e del processo di Hemant Lakhami. “Simili tattiche” non fanno più grande scalpore.

Sapete cos’altro è cambiato? Voi ed io, a nostra vergogna. Le trappole sono illegali, ma il decidere se la polizia abbia organizzato un colpo legale o una trappola illegale spetta a una giuria. Le trappole sono state il motivo per cui le giurie hanno assolto gli imputati nei casi di Camden, VVAW e Harrisburg. “Quanto pensano che siamo stupidi quelli di Washington?” ha detto a un giornalista un giurato di Harrisburg.  I federali non devono più preoccuparsi di persone simili.  Neanche una sola incriminazione per “terrorismo” è stata rigettata a causa di trappole dall’11 settembre; non nel caso dei fessacchiotti di Liberty City presunti autori di un piano che far saltare le Sear Towers, che non avevano armi e avevano rifiutato quelle offerte loro;  non la banda di Newburgh, New York, che comprendeva uno schizofrenico che conservava la sua urina in bottiglie. (Persino il giudice che li ha condannati ha affermato: “sono stati trasformati in  terroristi dal governo”).

Ma almeno sono state onorate le libertà civili del suprematista bianco della Florida Marcus Faella.  E’ uscito dal carcere su cauzione il giorno stesso del suo arresto.  Non ci sono più informatori della polizia a controllare le sue attività, ma niente paura. I suoi esperimenti per  tentare di produrre  una ricina tossica mortale, secondo la dichiarazione giurata della Florida, non hanno avuto successo, sinora.  E Connor Stevens, sentito affermare nel minaccioso video del notiziario della Florida che la parte della protesta di Occupy che preferiva era “incontrare persone a passeggio per le strade, persone comuni, parlare con loro, apprendere come sono colpite dall’economia, dal sistema giudiziario, cose così” ? E’ al sicuro dietro le sbarre.  Lo stesso vale, per il resto della sua vita, per Hemant Lakhami, lo sfortunato venditore di missili Stinger.  L’uomo che lo ha mandato in galera, Chris Christie, è ora celebrato governatore del New Jersey, ed è stato implorato dai suoi compagni di fede Repubblicani di correre per la presidenza. I Repubblicani pensano che quella che lui racconta è una bella storia.

Rick Perlstein è autore di  ‘Before the Storm : Barry Goldwater and the Unmaking of the American Consensus’  [Prima della tempesta: Barry Goldwater e la demolizione del consenso statunitense] e di ‘Nixonland: The Rise of a President and the Fracturing of America’ [Nixonlandia: l’ascesa di un presidente e la spaccatura degli Stati Uniti]. Scrive un articolo settimanale su RollingStone.com .

 

ZNet – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/how-fbi-entrapment-is-inventing-terrorists-and-letting-bad-guys-off-the-hook-by-rick-perlstein

Originale: Rolling Stone

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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2 Commenti »

  1. fsco 24 maggio 2012 alle 17:00 - Reply

    Il CoIntelPro program dell’FBI che ha messo in galera o assassinato decine di militanti di sinistra dagli anni sessanta in poi, anche se ufficialmente dichiarato illegale, continua senza freni e forse anche peggio di prima. I mass media hanno dato ampio risalto ai giovani “anarchici” di Cleveland che si erano lasciati coinvolgere in questo strano progetto di far saltare il ponte, inclusi i grossi siti Internet yahoo e google, e nessuna menzione per i gruppi neonazi in Florida.

    • giuseppe 25 maggio 2012 alle 17:28 - Reply

      Che la macchina della repressione e della propaganda, in modi più o meno belluini a seconda dei tempi e dei luoghi, sia sempre all’opera, non dovrebbe stupire più nessuno, almeno a “sinistra”.

      Fortunatamente la controinformazione funziona, un po’, tra gli attivisti. Non funziona, purtroppo, o non abbastanza, presso la grande maggioranza del pubblico preda della propaganda del potere, ma anche, e troppo spesso e incisivamente, di contropoteri tradizionali che sono poco “contro”.

      Per fortuna (anche se fortuna non è per le vittime della transizione) il capitalismo si sta dando parecchio da fare per autodistruggersi. Tutto sta a vedere se non ci trascinerà tutti con sè nel vortice del proprio affondamento. Noi proviamo a evitarlo promuovendo il “far rete”, ma l’esito resta incerto.

      giuseppe di ZNetitaly, a titolo personale

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