Plutonomia e precariato

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Plutonomia * e Precariato

 

Di Noam Chomsky

9 maggio 2012

 

Il movimento Occupy è stato un avvenimento estremamente eccitante, e di fatto senza precedenti. Non c’è mai stato nulla di simile che io mi ricordi. Se i legami e i collegamenti che ha stabilito potranno continuare durante il lungo, oscuro periodo che ci si prospetta – la vittoria infatti non arriverà presto – esso potrebbe dimostrarsi un momento significativo della storia americana.

Il fatto che il movimento Occupy non abbia precedenti, è molto appropriato. Dopo tutto, è stata un’epoca senza precedenti fino agli anni 70  che hanno segnato una svolta importante nella storia americana. Per secoli,da quando la nazione si formò, quella americana è stata una società in via di sviluppo, e non sempre in modi piacevoli. Questa è un´altra storia, ma il progresso generale era orientato verso la ricchezza, l´industrializzazione, lo sviluppo e la speranza. C´era un´aspettativa piuttosto continua che le cose sarebbero continuate in quel modo, ed è stato vero perfino in periodi molto oscuri.

Sono abbastanza anziano da ricordare la Grande Depressione. Dopo i primi anni, verso la metà degli anni 30, sebbene, obiettivamente la situazione fosse molto più dura di quella odierna, lo spirito era molto diverso. C´era il senso di “dobbiamo farcela ad  uscirne“ perfino tra i disoccupati, tra i quali c´erano molti dei miei parenti, la sensazione che “tutto andrà meglio“. C´era  in corso di svolgimento un’attività organizzativa di  sindacati militanti, specialmente da parte del CIO (Congresso delle Organizzazioni Industriali). Si stava arrivando alla fase degli scioperi sotto forma di occupazioni, che fanno paura al mondo degli affari – era possibile osservarlo sui giornali finanziari – perché uno sciopero di quel tipo è proprio il passo che viene prima della acquisizione di controllo della fabbrica e dell’autogestione da parte degli operai. L’idea che i lavoratori prendano il controllo, è una cosa che, tra parentesi, è frequente oggi e dovremmo ricordarcene. Anche la legislazione del New Deal  (la politica del governo Roosvelt, n.d.T.), stava iniziando ad arrivare in seguito alla pressione popolare. Malgrado i tempi difficili, c´era la sensazione che, in qualche modo „“Dobbiamo farcela a uscirne“.

Adesso è molto diverso. Per molte persone, negli Stati Uniti, c´e un sensazione diffusa di inutilità, qualche volta di disperazione, che credo sia un fenomeno  piuttosto nuovo nella storia americana e che ha una base oggettiva.

 

La classe dei lavoratori

 

Negli anni ´30, i lavoratori disoccupati potevano aspettarsi che avrebbero riavuto il posto di lavoro. Se si è operai in un´industria oggi – il livello attuale di disoccupazione è approssimativamente come quello della Depressione – e le tendenze moderne persistono, quei posti di lavoro non ritorneranno. Il cambiamento è avvenuto negli anni ´70, e per molte ragioni. Uno dei fattori fondamentali, discussi soprattutto dallo storico dell’economia, Robert Brenner, è stata la caduta del tasso di profitto della produzione. (Ci sono stati anche altri fattori). Questo ha portato ad importanti cambiamenti nell’economia – il rovesciamento  di varie centinaia di anni di progresso verso l´industrializzazione e lo sviluppo che si è trasformato in un processo di de-industrializzazione e di de-sviluppo. Naturalmente, la produzione manifatturiera è continuata oltremare con molto profitto, ma non è certo positivo per la forza lavoro.

Insieme a questo si è verificato uno spostamento significativo dell’economia dalle imprese produttive – cioè imprese che producono articoli di cui la gente aveva necessità – verso la le manovre  finanziarie. La finanziarizzazione *** dell’economia in effetti è decollata allora.

 

Le banche 

Prima degli anni ´70 le banche erano banche. Facevano ciò che ci si aspettava facessero in un’economia: prendevano fondi non usati dal vostro conto bancario, per esempio, e li trasferivano per qualche scopo potenzialmente utile come: aiutare una famiglia, comprare una casa o far studiare un figlio alla università. Negli anni ‘70  tutto questo è cambiato in modo drammatico. Fino ad allora non c’era stata più alcuna crisi finanziaria, dopo la Grande Depressione. Gli anni ´50 e ´60 erano stati un periodo di enorme crescita, la maggiore della storia americana, forse anche della storia economica. Ed era ugualitaria. Il quintile più basso viveva bene  quasi come il quintile piú alto. Tantissima gente arrivava a livelli di vita discreti – qui si chiamava “classe media“, in altre nazioni “classe dei lavoratori“, ma era una realtà. E gli anni ´60 hanno accelerato le cose. L´attività che c´era in quegli anni, dopo un decennio piuttosto triste, hanno veramente reso civile il paese in molti modi che continuano a esistere. Quando sono arrivati gli anni ´70, ci sono stati improvvisi e bruschi cambiamenti: la de-industrializzazione, la produzione che è stata trasferita all’estero, e lo spostamento verso istituzioni finanziarie che sono cresciute enormemente. Direi che negli anni ´50 e ´60 c´è stato anche lo sviluppo di quello che vari decenni più tardi è diventata l’economia dell’alta tecnologia: i computer, Internet, la rivoluzione della tecnologia dell’informazione  si è sviluppata sostanzialmente nel settore statale.

Gli sviluppi verificatisi negli anni ´70, hanno provocato un circolo vizioso che ha portato a concentrare sempre più  la ricchezza nelle mani del settore finanziario. Questo non va a vantaggio dell’economia – probabilmente danneggia questa e la società – ma ha portato a una concentrazione straordinaria di denaro.

 

Politica e denaro

 

Questa concentrazione di ricchezza produce concentrazione di potere politico e questa fa nascere una legislazione che aumenta e accelera il circolo. La legislazione fondamentalmente bipartitica, spinge a nuove politiche fiscali e a cambiamenti di tasse e anche a regole di governo delle grandi imprese e alla liberalizzazione. Insieme a questo è iniziato un brusco aumento dei  costi delle elezioni che hanno spinto i partiti politici a dipendere economicamente ancora di più dal settore delle grosse imprese.

I partiti si sono dissolti in molti modi. Di solito accadeva che se un membro del Congresso  sperava di ottenere la carica di presidente di un comitato, per esempio, lui/lei lo ottenevano in base alla anzianità o al servizio. Dopo un paio di anni cominciavano a dovere mettere i soldi nelle casse del partito per  potere andare avanti; questo è un argomento studiato soprattutto da Tom Ferguson. Questo ha proprio spinto l´intero sistema a dipendere ancora di più dal settore delle grosse imprese (in misura crescente il settore finanziario).

Questo ciclo ha prodotto una immensa concentrazione di denaro soprattutto nella decima parte più ricca dell’1% della popolazione. Nel frattempo, ha inaugurato un periodo di stagnazione o addirittura di declino per la maggioranza della popolazione. La gente se la cavava, ma con mezzi artificiali, come orari più lunghi di lavoro, alti tassi per i prestiti e il debito, e affidamento sulla inflazione dei beni, come la recente bolla immobiliare. Molto presto le ore di lavoro erano di più negli Stati Uniti che in altre nazioni industriali come il Giappone, e varie località in Europa. C´è stato quindi un periodo di stagnazione e di declino per la maggioranza, unito a un periodo di grande   concentrazione di ricchezza. Il sistema politico ha iniziato a dissolversi.

C´è sempre stato un divario tra la politica pubblica e il volere pubblico, ma è cresciuto proprio in modo astronomico e lo si può vedere proprio in questo momento. Date un´occhiata al grosso argomento di Washington sul quale tutti concentrano la loro attenzione: il deficit. Per il pubblico questo, ed è corretto, non  è considerato un grande problema. In effetti, non è davvero un grosso problema. Il problema è la disoccupazione.  Esiste una commissione per il debito, ma non ne esiste una per la disoccupazione. Date un´occhiata ai sondaggi. Il pubblico appoggia in modo schiacciante voler imporre tasse più alte per i ricchi, che invece sono diminuite  bruscamente in questo periodo di stagnazione e declino e appoggia anche la conservazione di benefici sociali limitati.

L´esito della commissione per il deficit probabilmente sarà l´opposto. I movimenti Occupy potrebbero fornire una base massiccia per cercare di allontanare ciò che equivale a un pugnale  conficcato nel cuore della nazione.

 

Plutonomia e precariato

 

Per il pubblico in generale, il 99% secondo l´idea del movimento Occupy, la situazione è stata piuttosto dura e potrebbe peggiorare. Questo potrebbe essere un periodo di declino irreversibile. Per l’1% e anche meno – per lo 000,1%  va proprio bene. Sono più ricchi e più potenti che mai, controllano il sistema politico e non tengono conto della gente. E se questo può continuare, per quanto li riguarda, perché no?

Prendete, per esempio, il Citigroup che per decenni è stata una delle più corrotte tra le  maggiori  aziende bancarie per gli investimenti,  di continuo salvata dai contribuenti, già dai primi anni della presidenza di Reagan e ora un’altra volta ancora. Non parlerò della corruzione, ma è abbastanza stupefacente.

Nel 2005, il Citigroup, ha diffuso un opuscolo per gli investitori che si intitolava: “Plutonomia: comprare il lusso, spiegare gli squilibri globali”. Esortava gli investitori a mettere il loro denaro in un “indice di crescita economica”. L´opuscolo dice: “ Il mondo si sta divedendo in due blocchi – la plutonomia e tutto il resto”. La crescita economica si riferisce ai ricchi, a coloro che comprano beni di lusso ecc., e lì sta l´azione. Sostenevano che l´indice di plutonomia stava superando di gran lunga  in prestazioni il mercato azionario. In quanto a chi appartiene al resto, li abbiamo lasciati alla deriva. Non ce ne importa proprio nulla. Non abbiamo realmente bisogno di loro. Devono esserci per fornire uno stato potente, che ci proteggerà e ci salverà quando saremo nei guai, ma oltre a questa non hanno fondamentalmente alcuna funzione. In questi giorni talvolta vengono chiamati: “il precariato”, gente che vive un´esistenza precaria alla periferia della società. Il fatto è che non è più periferia, ma sta diventando una parte sostanziale della società negli Stati Uniti e altrove. E questa è considerata una cosa buona.

Quindi, per esempio, il presidente del Comitato dei governatori della  Federal Riserve   Alan Greenspan, all’epoca in cui era ancora “Santo Alan”, salutato dagli economisti di professione, come uno dei più grandi economisti di tutti i tempi (questo avveniva prima del crollo del quale era fondamentalmente responsabile) – testimoniava al Congresso  negli anni di Clinton, e spiegava le meraviglie della grande economia di cui era il supervisore. Diceva che molto del suo successo di questa  era basato sostanzialmente su quello che chiamava “crescente insicurezza del lavoratore”. Se i lavoratori sono insicuri, se fanno parte del precariato, e hanno vite precarie, non faranno richieste, non cercheranno di ottenere salari migliori, non avranno benefici migliori. Possiamo cacciarli via, se non ne abbiamo bisogno. E questa si chiama economia “sana” dal punto di vista tecnico. E per queste sue idee, è stato grandemente lodato e grandemente ammirato.

Il mondo quindi, adesso si sta spaccando in plutonlmia e precariato – nel linguaggio  del movimento Occupy: l’1% e il 99%. Non sono numeri in senso letterale, ma il quadro della realtà. La crescita economica sta dove è l´azione e potrebbe continuare così.

Se continuerà così, il capovolgimento storico che è avvenuto negli anni ´70 potrebbe diventare irreversibile. E stiamo andando in quella direzione. Il movimento Occupy è la prima reazione popolare importante che potrebbe allontanarlo. Ma sarà necessario affrontare il fatto che è una lotta lunga e dura. Non si ottengono le vittorie in un giorno. Si devono formare le strutture che saranno prolungate e che continueranno anche durante i tempi difficili e che potranno ottenere importanti vittorie. E si possono fare tantissime cose.

 

Verso l’acquisizione del controllo da parte  dei lavoratori

 

Ho detto prima che, negli anni ´30, una delle azioni più efficaci era stata quella dello sciopero sit-down che consiste nel restare seduti e rifiutarsi di lasciare il posto di lavoro fino a che non venga raggiunto un accordo. Il motivo è semplice: il sit-down è il passo che precede la presa di controllo di un´industria. Nel corso degli anni ´70, mentre stava arrivando  il declino, ci sono stati degli avvenimenti che importanti. Nel 1977, la US STEEL  (società che riunisce varie acciaierie, n.d.T.) ha deciso di chiudere una delle sue strutture più importanti a Youngstown, in Ohio. Invece di andarsene via semplicemente, la forza lavoro e la comunità locale hanno deciso di mettersi insieme,  di comprarla dalla compagnia e di consegnarla alle maestranze per trasformarla in una struttura gestita e amministrata dagli operai. Non  hanno vinto, ma con un sufficiente sostegno popolare, avrebbero potuto farlo. E’ un argomento che Gar Alperovitz,  Staughton Lynd, l’avvocato dei lavoratori e la comunità, hanno discusso nei particolari.

E’ stata una vittoria parziale perché, sebbene abbiano perduto, questa situazione ha messo in moto altre iniziative. Ora, in tutto l’Ohio e in altri luoghi, si stanno diffondendo centinaia, forse migliaia di industrie talvolta neanche così piccole, di cui sono proprietari  gli operai e la comunità e che potrebbero essere gestite dagli operai; questa è la base di una vera rivoluzione. Ecco come avviene.

In uno dei sobborghi di Boston, circa un anno fa, è accaduto qualche cosa di simile. Una multinazionale ha deciso di chiudere una struttura redditizia, funzionante che realizzava produzioni di alta tecnologia. Evidentemente, non era abbastanza redditizio secondo loro.  Gli operai e il sindacato si sono offerti di comprare l’azienda, di rilevarla  e di gestirla per proprio conto. La multinazionale ha invece deciso di chiuderla per ragioni di coscienza di classe. Non penso che si voglia che accadono di queste cose. Se ci fosse stato sufficiente sostegno popolare, se si fosse potuta  coinvolgere una forza come il movimento Occupy, forse sarebbero riusciti nell’iniziativa.

E ci sono altre  cose che vanno così e alcune, in realtà, sono importanti. Non molto tempo fa il presidente Barack Obama ha preso il controllo dell’industria automobilistica che di fatto era di proprietà pubblica. Si sarebbero potute fare tante cose, e una è stata fatta: ricostruirla in modo che potesse essere restituita a chi la possedeva o a proprietari  analoghi e continuare sulla strada tradizionale.

L’altra possibilità era di consegnarla agli operai – comunque essi ne erano proprietari- trasformarla in un sistema industriale importante di proprietà degli operai e gestito da loro, il che è una grossa parte dell’economia, e fare in modo che producesse beni  di cui la gente aveva necessità. E ci sono tante cose di cui abbiamo bisogno.

Tutti noi sappiamo o dovremmo sapere che gli Stati Uniti sono estremamente indietro globalmente nel campo dei trasporti ad alta velocità, cosa molto grave. Non solo questo si ripercuote non solo sulla vita della gente, ma sull’economia. Ho una storia personale da raccontare, al riguardo. Circa due mesi fa ho tenuto delle conferenze in Francia e dovevo prendere un treno per andare da Avignone, nella Francia meridionale, all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, la stessa distanza che c’è tra Washington D.C. e Boston. Ci sono volute 2 ore. Non so se abbiate mai preso il treno da Washington a Boston che va a circa la stessa velocità di 60 anni fa, quando mia moglie e io lo abbiamo preso per la prima volta. E’ uno scandalo.

Si potrebbe fare qui quello che è stato fatto in Europa, dove hanno avuto la capacità di farlo e la forza lavoro specializzata. Ci sarebbe voluto un po’ di sostegno popolare, ma avrebbe potuto produrre un importante cambiamento nell’economia.

Solo per rendere questa situazione più surreale, aggiungerò che, mentre questa opzione veniva evitata, l’amministrazione Obama mandava in Spagna il suo Segretario ai trasporti per fare dei contratti per sviluppare le linee ferroviarie ad alta velocità negli Stati Uniti, che si sarebbe potuta fare  proprio  nella “cintura della ruggine”**  dove stanno chiudendo le fabbriche.  Non ci sono motivi economici per cui questo non possa accadere. Ci sono motivi di classe che riflettono la mancanza di  mobilitazione popolare. Situazioni del genere continuano a verificarsi.

 

Cambiamento di clima e armi nucleari

 

Mi sono attenuto a esempi nazionali, ma ci sono due pericolosi processi in corso in campo internazionale che sono come un’ombra che si stende su tutte le cose che abbiamo discusso. Ci sono, per la prima volta nella storia dell’uomo, delle vere minacce alla sopravvivenza decente della specie.

Una è stata in circolazione dal 1945. E’ una specie di miracolo che l’abbiamo evitata: la minaccia della guerra nucleare e delle armi nucleari. Anche se non se ne è discusso molto, quella minaccia in effetti si è intensificata per le politiche di questa amministrazione e dei suoi alleati. Si deve fare qualche cosa al riguardo, o siamo davvero nei guai. L’altra minaccia, naturalmente, è la catastrofe ambientale. Praticamente,  ogni paese del mondo, sta facendo passi esitanti per tentare di fare qualche cosa al riguardo. Anche gli Stati Uniti stanno facendo dei passi soprattutto per accelerare la minaccia. E’ l’unica nazione importante che non solo non sta facendo nulla di costruttivo per proteggere l’ambiente, ma non sta neanche saltando sul treno di questa iniziative. In un certo senso sta tirando indietro quel treno.

E questo è collegato a un enorme sistema di propaganda, orgogliosamente e apertamente dichiarato dal mondo degli affari per cercare di convincere la gente che il cambiamento del clima è soltanto un imbroglio liberale. “Perché prestare attenzione a questi scienziati?”

Stiamo davvero ritornando indietro ai secoli bui. Non è uno scherzo. E se questo accade nella nazione più ricca e più potente che la storia abbia mai visto, allora questa catastrofe non sarà allontanata e, fra una o due generazioni, tutte le altre cose di cui discutiamo non saranno importanti. Si deve fare qualche cosa al più presto al riguardo con dedizione e in modo prolungato.

Non sarà facile procedere in tali azioni. Ci saranno barriere, difficoltà, traversie, fallimenti. E’ inevitabile. Ma a ameno che  lo spirito dell’anno scorso, qui e altrove nel paese e nel mondo non continui a crescere e a diventare una forza importante nel mondo sociale e politico, le probabilità di un futuro decente non sono molto alte.

 

*

di Michel Husson*
Ecco i consigli che Citigroup, uno dei più grandi gruppi finanziari del mondo, dava ai suoi clienti nel settembre 2006: “Precipitatevi sul bling (…) Acquistate azioni della plutonomia”.

Tra le azioni raccomandate si trovavano Hermes, Kuoni, LVMH, Porsche, ecc. Il termine plutonomia (plutonomy) è stato coniato da Jean-Antoine Robert-Guyard, che pubblicò, nel 1829, un libro intitolato De la richesse ou Essais de ploutonomie. Non è certo che gli analisti di Citigroup se ne siano ispirati direttamente, ma l’idea è la stessa: i super-ricchi giocano un ruolo chiave nella dinamica economica. Uno di questi documenti era stato evocato nel 2009 da Michael Moore nel suo film Capitalism: A Love Story. Vale la pena di tornarci sopra.

 

http://www.mps-solidarieta.ch/index.php?option=com_content&view=article&id=113:plutonomia&catid=61:economi   a&Itemid=57

** Nella recessione degli anni ’70, la crisi dell’industria automobilistica si ripercosse per tutta la “rust belt”, la cintura della ruggine, cioè la regione la cui economia dipendeva dall’industria mineraria e che si estende da Duluth attraverso l’area attorno al Lago Erie fino agli Appalachi. Da:

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2008/9/13/USA-La-cintura-della-ruggine-sente-la-depressione/5328/

 

*** http://www.treccani.it/vocabolario/finanziarizzazione/

 

Noam Chomsky è Professore emerito  presso il Dipartimento di Linguistica e Filosofia del MIT di Boston. E’ collaboratore di TomDispatch.com ed è autore di numerose opere politiche di successo; tra i  più recenti: Hopes and Prospects, [Speranze e prospettive], Making the Future [Fare il futuro] e: Occupy, pubblicato dalle edizioni  Zuccotti Park da cui è stato stralciato  e adattato  questo discorso tenuto lo scorso ottobre. Il suo sito web è: www.chomsky.info.

 

Questo articolo ´e stato pubblicato per la prima volta su TomDispatch.com, un blog del Nation Institute, che offre un flusso continuo di fonti alternative di  notizie ed opinioni da Tom Engelhardt, da lungo tempo redattore editoriale, co-fondatore dello American Empire Project,  autore di: The End of the Victory Culture [La fine della cultura della vittoria] e anche di un romanzo: The Last Days of Publishing [Gli ultimi giorni dell’editoria]. Il suo libro piú recente è: The American Way of war: How Bush’s Wars Became Obama´s [Come le guerre di Bush sono diventate le guerre di Obama] (Haymarket Books).

 

Da: Z NET – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/plutonomy-and-the-precariat-by-noam-chomsky

Originale: TomDispatch.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione ©  2012  ZNET Italy CC  BY-NC-SA  3.0

 

 

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