Karma yankee

Redazione 4 maggio 2012 0
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di William Bloom – 3 maggio 2012

Quel che serve per avere successo è la sincerità e se sei in grado di fingere la sincerità, ce l’hai fatta. (Vecchio assioma di Hollywood)

“Alcuni mesi fa ho detto al popolo statunitense che non avevo scambiato armi con ostaggi. Il mio cuore e le mie migliori intenzioni continuano a dirmi che è vero, ma i fatti e le prove mi dicono che non lo è.” – Il presidente Ronald Reagan, 1987 [1]

Il 23 aprile, parlando al museo in memoria dell’Olocausto a Washington, D.C., il presidente Barack Obama ha detto al pubblico riunito che, da presidente “ho fatto il massimo … per evitare le atrocità e porvi fine.”

I fatti e le prove dicono che le sue parole non sono vere?

Beh, vediamo … Vi sono molteplici atrocità attuate in Iraq dalle forze statunitensi sotto la presidenza Obama. Vi sono molteplici atrocità attuate in Afghanistan dalle forze statunitensi sotto la presidenza Obama. Ci sono molteplici atrocità attuate in Pakistan dalle forse statunitensi sotto la presidenza Obama. Ci sono molteplici atrocità attuate in Libia dalle forze statunitensi/NATO sotto la presidenza Obama.  Ci sono anche centinaia di attacchi di droni statunitensi contro le persone e le abitazioni in Somalia e in Yemen (compresi cittadini statunitensi in quest’ultimo paese). Gli amici e le famiglie di queste vittime possono considerare atrocità gli assassinii dei loro cari e la perdita delle proprie case?

Ronald Reagan era prossimo all’Alzheimer quando ha pronunciato le parole citate più sopra. Quale scusa può essere avanzata a favore di Barack Obama?

Il presidente ha poi continuato sullo stesso stile affermando: “Possediamo molti strumenti  … e utilizzando tali strumenti negli scorsi tre anni io credo … io so che abbiamo salvato innumerevoli vite.” Obama ha precisato che ciò include la Libia dove gli Stati Uniti, congiuntamente alla NATO, hanno preso parte a sette mesi di missioni di bombardamento quasi quotidiane.  Non potremo sapere mai dal nuovo governo libico filo-NATO quante bombe abbiano ucciso, o la misura dei danni alle abitazioni e alle infrastrutture.  Ma il presidente degli Stati Uniti ha assicurato al suo pubblico al museo dell’Olocausto che “oggi il popolo libico sta forgiando il proprio futuro e il mondo può essere orgoglioso delle vite innocenti che abbiamo salvato.” (Come ho descritto nell’articolo del mese scorso, la Libia ha ora titolo a dichiararsi uno stato fallito).

Il linguaggio è un’invenzione che rende possibile a una persona negare quel che sta facendo persino mentre lo fa.

Il signor Obama ha concluso con queste parole emozionanti: “Può esserci la tentazione di alzare le mani e arrendersi all’infinita capacità dell’uomo di essere crudele.  Si è tentati a volte di credere che non ci sia nulla che possiamo fare.” Ma Barack Obama non è uno che nutre dubbi simili.  Sa che c’è qualcosa che può fare a proposito dell’infinita capacità dell’uomo di essere crudele.  Può aumentarla.  Di molto. E tuttavia sono certo che, con un numero estremamente limitato di eccezioni, il pubblico al museo dell’Olocausto è andato via senza alcun dubbio che quello fosse un uomo che ha meritato appieno il suo premio Nobel per la pace.

E i futuri testi  statunitensi di storia  potranno ben certificare le parole del presidente come veritiere, la sua motivazione come sincera, perché il suo discorso ha in effetti posseduto la qualità necessaria per i testi scolastici.

Il circo Israeliano-Statunitense-Iraniano-dell’Olocausto-e-del-Premio-Nobel-per-la-Pace

E’ un caso da manuale a proposito di come i media statunitensi diano il loro peggio quando si tratta della politica estera USA e particolarmente quando è coinvolto un Nemico Designato Ufficialmente (ODE)[Officially Designated Enemy]. Ho discusso questo caso in tale rapporto molte volte in anni recenti.  L’ODE è il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. L’accusa è stata che ha minacciato la violenza contro Israele, in base a una sua osservazione del 2005 che chiedeva di “cancellare Israele dalle carte geografiche”.  Chi è in grado di contare il numero di volte in cui ciò è stato ripetuto in ogni genere di media, in ogni paese del mondo, senza mettere in discussione l’accuratezza di ciò che veniva riferito?  Una ricerca su Lexis-Nexis di “tutte le notizie (in inglese)” su “Iran e Israele e ‘cancellazione dalle carte geografiche’” per gli ultimi sette anni ha prodotto il messaggio: “Questa ricerca è stata interrotta per produce più di 3.000 risultati”.

Come ho segnalato, la “minaccia della violenza” di Ahmadinejad è stata un grave fraintendimento, una delle prove essendo il fatto che l’anno seguente ha dichiarato: “Il regime sionista sarà cancellato presto, allo stesso modo in cui è stata cancellata l’Unione Sovietica, e l’umanità otterrà la libertà” (2).  Ovviamente non stava sollecitando alcun tipo di attacco violento contro Israele, poiché la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha avuto luogo in modo notevolmente pacifico. Ma il mito ovviamente è proseguito.

Ora, finalmente, abbiamo lo scambio di battute seguente del 19 aprile nella trasmissione in simultanea radiotelevisiva di Democracy Now!:

Un dirigente israeliano di vertice ha riconosciuto che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non ha mai affermato che l’Iran cerca di “cancellare Israele dalle carte geografiche”. L’affermazione tradotta in modo sbagliato è stata diffusamente attribuita ad Ahmadinejad e utilizzata ripetutamente da dirigenti governativi statunitensi e israeliani a sostegno di azioni militari e sanzioni contro l’Iran. Ma parlando con Teymoor Nabili, della rete Al Jazeera, il vice primo ministro israeliano Dan Meridor ha ammesso che Ahmadinejad è stato citato in modo sbagliato.

Teymoor Nabili: “Come sappiamo, Ahmadinejad non ha detto che programma di sterminare Israele, né ha detto che la politica iraniana consiste nello sterminare  Israele. La posizione di Ahmadinejad e la posizione dell’Iran sono sempre state, e lo hanno precisato … lo hanno detto tutte le volte che Ahmadinejad ha criticato Israele … ha detto tutte le volte che non ha piani per attaccare Israele … “

Dan Meridor: “Bene, devono dissentire, con tutto il dovuto rispetto. Lei parla di Ahmadinejad. Io parlo di Khamenei, Ahmadinejad, Rafsanjani, Shamkhani. Le cito i nomi di tutte queste persone. Tutte arrivano fondamentalmente ideologicamente, religiosamente, ad affermare che Israele è una creatura innaturale, che non sopravvivrà. Non dicono “lo cancelleremo”, lei ha ragione. Ma “non sopravvivrà, è un tumore canceroso che andrebbe rimosso’, è stato detto di nuovo solo due settimane fa.”

Teymoor Nabili: “Bene, sono lieto che lei abbiamo riconosciuto che non hanno detto che lo cancelleranno.”

Dunque questo è quanto. Giusto? Ovviamente no. Fox News, NPR, CNN, ABC e altri probabilmente continueranno ad affermare che Ahmadinejad ha minacciato la violenza contro Israele, ha minacciato di “cancellarlo dalle mappe”.

E questo è soltanto Ahmadinejad l’Assassino di Israele. C’è poi anche Ahmadinejad il Negatore dell’Olocausto. Così, fino a quando un alto dirigente israeliano non ammetterà finalmente che anche quella è una menzogna, si tenga a mente che Ahmadinejad non ha mai detto semplicemente, chiaramente, in modo non ambiguo e inequivocabilmente di pensare che quello che storicamente conosciamo come l’Olocausto non sia mai avvenuto.  Ha invece commentato la peculiarità e l’ingiustizia di un Olocausto che ha avuto luogo in Europa e che ha avuto come conseguenza  un stato per gli ebrei in Medio Oriente, anziché in Europa.  “Perché i palestinesi stanno pagando il prezzo di un crimine tedesco?” chiede.  E ha messo in discussione la cifra di sei milioni di ebrei uccisi dalla Germania nazista, così come hanno fatto molti di svariate correnti politiche. In un discorso alla Columbia University del 24 settembre 2007, in risposta a una domanda a proposito dell’Olocausto, il presidente iraniano ha dichiarato: “Non sto dicendo che non sia affatto accaduto. Non è questo il giudizio che propongo al riguardo.” (3)

Ascoltiamo ora Elie Wiesel, il personaggio semplicistico e reazionario che si è costruito una carriera sul fatto di essere un sopravvissuto dell’Olocausto, mentre presenta il presidente Obama al museo dell’Olocausto per il discorso citato più sopra, solo cinque dopo la dichiarazione fatta dal vice primo ministro israeliano:

“Com’è che il negatore numero uno dell’Olocausto, Ahmadinejad, è ancora presidente? Lui che minaccia di usare le armi nucleari – di usare le armi nucleari – per distruggere lo stato ebraico. Non abbiamo imparato? Dobbiamo. Dobbiamo sapere che quanto il male ha il potere è quasi troppo tardi.”

Citare “le armi nucleari” è naturalmente aggiungere un nuovo mito al vecchio.

Wiesel, come Obama, è vincitore del premio Nobel per la pace. Come Henry Kissinger e Menachim Begin.  E molte altre bellezze amanti della guerra. Quando sarà messo a nanna quella monumentale farsa di premio?

Per la cronaca, si noti che il 4 marzo, parlando di fronte al Comitato Israelo-Statunitense per Affari Pubblici (AIPAC), Obama ha affermato: “Cominciamo con una verità fondamentale di tutti voi comprendete: nessun governo israeliano può tollerare un’arma nucleare nelle mani di un regime che nega l’Olocausto, minaccia di cancellare Israele dalle carte geografiche e sponsorizza gruppi terroristici dediti alla distruzione di Israele.” (4)

P.S. : Ogni volta che critico Obama con forza alcuni dei miei lettori chiedono di disdire l’abbonamento.  Mi dispiace sinceramente perderli ma è importante che a sinistra ci si liberi dall’attaccamento al Partito Democratico. Non sono sicuro su come creare un cambiamento rivoluzionario negli Stati Uniti, ma sono certo di sapere che non avverrà grazie al Partito Democratico, e prima a sinistra si taglierà il cordone ombelicale con i Democratici, prima potremo cominciare a fare più sul serio riguardo a questa cosa chiamata rivoluzione.

Scritto nella Giornata della Terra, Domenica 22 aprile 2012

Due semplici suggerimenti come parte di un piano per salvare il pianeta:

1. Controllo della popolazione: limitare le famiglie a due figli

Fermo il resto, una popolazione marcatamente ridotta avrebbe un effetto significativamente benefico sul riscaldamento globale, l’inquinamento atmosferico e la disponibilità di cibo e acqua; anche per trovare un parcheggio o un posto a sedere nella metropolitana, a prendere il volo che si preferisce o molto, molto altro.  Alcuni preferiscono limitare le famiglie a un solo figlio.  E ancora altri, che passano la maggior parte della giornata a digerire le orribili novità del mondo, sollecitano un limite pari a zero.  (Il governo cinese ha annunciato nel 2008 che il paese avrebbe avuto 400 milioni di abitanti in più se non fosse stato per il suo limite di un uno o due figli per coppia.) (5)

Ma all’interno del movimento ambientalista c’è ancora una significativa opposizione a ciò.  Parte del motivo è la paura di criticità etniche nella misura in cui i programmi demografici sono stati tradizionalmente prevalentemente diretti – o considerati diretti – contro i poveri, i deboli, e i vari “estranei”.  C’è anche il timore delle norme religiose e delle loro visioni medievali del controllo delle nascite.

2. Eliminare il maggior consumatore di energia del mondo: l’esercito statunitense

Eccovi Michael Klare, professore di Studi sulla Pace e la Sicurezza Mondiale allo Hampshire College, Massachusetts, nel 2007:

“Sedici galloni di petrolio [quasi 61 litri – n.d.t.]. Questa è la quantità che il soldato statunitense medio consuma quotidianamente in Iraq e in Afghanistan, direttamente attraverso l’utilizzo di HUMVEE  [veicoli multifunzione], blindati, camion ed elicotteri o indirettamente richiedendo attacchi aerei. Si moltiplichi questa cifra per 162.000 soldati in Iraq, 24.000 in Afghanistan e 30.000 nella regione circostante (compresi i marinai a bordo delle navi da guerra statunitensi nel Golfo Persico) e si arriva approssimativamente a 3,5 milioni di galloni di petrolio [13.250.000 litri circa – n.d.t.]: la bolletta petrolifera giornaliera per le operazioni di combattimento USA nell’Asia Sud-orientale.  E’ una cifra superiore all’uso annuo totale di petrolio del Bangladesh, con una popolazione di 150 milioni di persone, e tuttavia è una grossolana sottostima dei consumi bellici del Pentagono. (6)”

L’esercito degli Stati Uniti, per decenni, con la sua legione di basi e le sue numerose guerre ha anche prodotto, e si è lasciato dietro, un’eredità tossica mortale. Dall’uso dell’Agente Arancio in Vietnam negli anni ’60 agli inceneritori a cielo aperto delle basi statunitensi in Iraq e Afghanistan nel ventunesimo secolo, innumerevoli popolazioni locali sono state intossicate e uccise e, tra i due periodi,  abbiamo potuto leggere come questa, tratta da un lungo articolo sull’argomento del Los Angeles Times nel 1990:

“Le installazioni dell’esercito statunitense hanno inquinato l’acqua potabile nell’isola di Guam, nel Pacifico, immesso tonnellate di sostanze chimiche tossiche nella Baia di Subic, nelle Filippine, disperso agenti cancerogeni nella sorgente di una località termale tedesca, vomitato tonnellate di fumo sulfureo di carbone nei cieli dell’Europa Centrale e pompato milioni di galloni di liquami grezzi negli oceani.” (7)

L’esercito ha causato danni simili all’ambiente negli Stati Uniti in una quantità di proprie installazioni. (Fare una ricerca su Google su ‘basi militari USA, tossici’”).

Quando suggerisco di eliminare l’esercito di solito mi si rimprovera di lasciare gli “Stati Uniti senza difesa esposti all’invasione militare straniera”. E solitamente rispondo:

“Dimmi chi ci invaderebbe? Quale paese?”

“Cosa intendi con ‘quale paese’? Potrebbe essere uno qualsiasi.”

“E allora dovrebbe essere facile nominarne uno.”

“D’accordo, uno qualsiasi dei 200 membri delle Nazioni Unite.”

“No, vorrei che mi nominassi un paese specifico che pensi invaderebbe gli Stati Uniti. Nominamene uno solo.”

“Va bene, il Paraguay. Contento adesso?”

“No, devi dirmi perché il Paraguay invaderebbe gli Stati Uniti.”

“Che ne so io?”

Eccetera eccetera. E se questo adorabile dibattito prosegue, io chiedo al tizio di dirmi quanti soldati dovrebbe impiegare il paese invasore per occupare un paesi di più di 300 milioni di abitanti.

Karma yankee

Le diatribe riguardanti l’immigrazione negli Stati Uniti dal sud del confine continuano anno dopo anno,  con gli stessi temi riproposti in continuazione: qual è il modo migliore per bloccare l’afflusso nel paese? Come dobbiamo sanzionare quelli scoperti a stare qui illegalmente? Dovremmo separare le famiglie, cosa che accade quando vengono espatriati i genitori ma rimangono i figli nati qui?  La polizia e le altre varie istituzioni dovrebbero avere il diritto di chiedere prova della residenza legale a chiunque sospettino di essere qui illegalmente? Dovremmo sanzionare i datori di lavoro che assumono immigrati illegali?  Dovremmo concedere un’amnistia almeno ad alcuni degli immigrati già qui da anni? … e via di seguito, ancora e ancora, la cosa va avanti da decenni.  Di tanto in tanto qualcuno che si oppone all’immigrazione ci tiene  a dichiarare che gli Stati Uniti non hanno alcun obbligo morale di accettare questi immigrati latini.

Ma la tesi opposta a quest’ultima affermazione non viene quasi mai citata: sì, gli Stati Uniti hanno davvero un obbligo morale, perché così tanti degli immigrati stanno fuggendo da situazioni rese disperate nelle loro patrie dagli interventi e dalla politica statunitense.  In Guatemala e in Nicaragua, Washington ha rovesciato governi progressisti che erano sinceramente dediti a combattere la povertà. In El Salvador gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo fondamentale nel sopprimere un movimento impegnato a installare un governo di questo tipo e, in misura minore, hanno svolto un ruolo simile in Honduras. E in Messico, anche se Washington non interviene militarmente in Messico dal 1919, nel corso degli anni gli Stati Uniti hanno fornito addestramento, armi e tecnologie di sorveglianza alla polizia e alle forze armate messicane per migliorare la loro capacità di sopprimere le aspirazioni del loro popolo, come nel Chiapas, e questo ha aumentato l’afflusso negli Stati Uniti degli impoveriti.  Inoltre il Trattato Nord-Americano di Libero Scambio (NAFTA) di Washington ha determinato un’inondazione in Messico di prodotti agricoli statunitensi sovvenzionati,  a basso prezzo e ha spinto molti messicani ad abbandonare la terra.

Il risultato finale di tutte queste politiche è stato un esercito di migranti diretti a nord in cerca di una vita migliore.  Non è che queste persone preferiscano vivere negli Stati Uniti.  Preferirebbero di gran lunga restare con le loro famiglie e i loro amici, essere in grado di parlare sempre la loro lingua natia e di evitare le asprezze imposte loro dalla polizia e dalla destra statunitense.

Counterpunch

[ Paragrafo omesso: riguarda una polemica tra l’autore e il sito Counterpunch sull’interruzione della collaborazione tra i due, decisa unilateralmente senza spiegazioni, secondo Blum – n.d.t.]

Note

  1. Washington Post, 5 marzo 1987
  2. Associated Press, 12 dicembre 2006
  3. President Ahmadinejad Delivers Remarks at Columbia University, [Il presidente Ahmadinejad parla alla Columbia University] Transcrizione, Washington Post, 24 settembre 2007
  4. Remarks by the President at AIPAC Policy Conference, [Discorso del Presidente al Congresso Politico dell’AIPAC] White House Office of the Press Secretary, 4 marzo 2012
  5. Washington Post, 3 marzo  2008
  6. The Pentagon v. Peak Oil, [Il Pentagono e il picco del petrolio]TomDispatch.com, 14 giugno  2007
  7. Los Angeles Times, 18 giugno  1990

William Blum è l’autore di:

  • Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War 2 [L’uccisione della speranza: interventi militari e della CIA USA a partire dalla seconda guerra mondiale]
  • Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower [Stato-canaglia: guida all’unica superpotenza mondiale]
  • West-Bloc Dissident: A Cold War Memoir  [Dissidente del blocco occidentale: memorie della Guerra Fredda]
  • Freeing the World to Death: Essays on the American Empire  [Liberare il mondo a costo di ucciderlo: saggi sull’impero statunitense]

Parti dei libri possono essere lette, e se ne possono acquistare copie firmate, presso www.killinghope.org

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/yankee-karma-by-william-blum

Originale: Killinghope.org

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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