di Saul Landau – 28 aprile 2012
Fidel Castro ha conseguito una grossa vittoria politica la settimana scorsa, senza parlare e senza nemmeno lasciare casa sua e anche un genere di piccola vittoria divertente. In base a un punteggio di parte, alla riunione del Vertice delle Americhe a Cartagena, Fidel batte il presidente Obama 31 a 2. Gli USA e il Canada continuano a voler escludere Cuba dagli incontri futuri, ma il resto dell’emisfero ha respinto la posizione statunitense. Escludere cuba, ha ritenuto la maggior parte dei Presidenti (il presidente ecuadoriano Correa e quello del Nicaragua, Ortega, si sono rifiutati di partecipare a questa sessione per l’insistenza di Washington a escludere Cuba) si tradurrebbe nella loro mancata partecipazione alle riunioni future.
Fidel ha davvero perseverato, come ha dimostrato la piccola vittoria, quando il manager dei Marlins, Ozzie Guillen, ha dichiarato di ammirare la capacità di Fidel di perseverare di fronte a centinaia di complotti per assassinarlo. E’ stato successivamente sospeso e ha ricevuto tonnellate di mail di insulti. L’incidente ha dimostrato che i nemici Fidel residenti a Miami restano ossessionati e non sono in grado di pensare con chiarezza. Duecento persone, o giù di lì, hanno picchettato lo stato e chiesto che il proprietario dei Marlins licenziasse Guillen per aver detto “Amo Castro”, intendendo, ha chiarito egli, “Rispetto Castro. Sapete perché? Un mucchio di gente voleva uccidere Fidel Castro negli ultimi sessant’anni ma il figlio di … è ancora lì.”
“Guillen sa che ha molto da fare [per esprimersi] per riconquistare una parte dei tifosi. Alcuni potranno non perdonarlo mai.” (Edgar Thompson, New York Times, 17 aprile).
“Qualsiasi cosa faccia”, ha detto, “non sarà abbastanza.” Guillen si è reso conto che Fidel è un’ossessione per i suoi avversari.
Un vecchio nemico, Luis Posada Carriles, l’assassino, nel frattempo ha continuato a complottare atti di violenza e a visitare il suo proctologo, ha intrallazzato per una mostra dei suoi dipinti presso una banca di Coral Gables [localita della Florida – n.d.t.], non il tipo di arte che ha cercato di praticare contro la vita di Fidel e contro un aero passeggeri cubano che ha fatto esplodere in volo nel 1976 con 73 persone a bordo.
Obama ha perso a Cartagena perché il suo programma non corrispondeva alle necessità dei paesi dei capi di stato suoi colleghi. In effetti il suo premere per un trattato di libero scambio (il neoliberalismo in carne ed ossa) in un’area che ha vissuto l’impatto devastante di tale modello economico e che soffre povertà e disuguaglianza non gli ha conquistato ammirazione. Obama ha anche insistito per proseguire la guerra alla droga che ha trasformato numerosi paesi in narco-stati omicidi. Forse Obama pensava di poter applicare alla droga la vecchia formula “nulla riesce meglio del fallimento”?
Le fesserie che ha sbrodolato su Cuba, tuttavia, hanno irritato tutti i partecipanti, ad eccezione del primo ministro canadese. I capi delle nazioni dell’America Centrale e dei Caraibi hanno sostenuto il ripudio dell’esclusione e dell’embargo. Hanno tutti riconosciuto la legittimità di Cuba e inviato un messaggio chiaro. Solo il primo ministro canadese, di destra, ha votato con Washington.
La politica statunitense nei confronti di Cuba è, al massimo, “un anacronismo”, ha affermato il presidente conservatore della Colombia, Santos; una stupida e testarda ossessione che è sopravvissuta alla Guerra Fredda e a ogni parvenza di realtà.
Una prevedibile reazione di Obama in funzione dell’anno delle elezioni? Cuba non ha ancora operato i cambiamenti richiesti da Washington per giustificare una cambiamento della politica USA. Si può immaginare il coro di grugniti. Gli ignoranti o ossessionati – gli estremisti cubani esiliati nella Miami infestata – potrebbero adottare la linea “niente stampa né elezioni libere a Cuba”, considerata l’affinità statunitense con l’Arabia Saudita e con altre monarchie sessiste. Una volta che i fatti storici si inseriscono nell’equazione la causa degli Stati Uniti finisce nella proverbiale fogna.
Il senatore del New Mexico, Jeff Bingaman (Democratico), ha riflesso il sentimento della maggioranza a Cartagena: “Siamo fuori sincronia con la nostra politica nei confronti di Cuba. E’ ora, passata da tempo, di stabilire relazioni diplomatiche con Cuba e di por fine all’embargo.”
In effetti persino Obama ha ammesso: “A volte queste controversie risalgono a prima che io nascessi. E a volte sento come se in queste discussioni, o almeno negli articoli della stampa, siamo presi in una deformazione del tempo, tornando agli anni ’50 e alla diplomazia delle corazzate e degli Yankee e della Guerra Fredda e questo e quest’altro e via discorrendo.” (Andrew Cawthorne e Brian Ellsworth, Reuters, 16 aprile).
“Deformazione del tempo?” Nel 2009 Obama ha appoggiato un colpo di stato in Honduras. Nel 2002 (W. Bush) gli Stati Uniti hanno appoggiato un colpo di stato, non riuscito, in Venezuela. O forse questi esempi illustrano il “questo e quest’altro” di Obama.
A Cartagena, mentre il personale dei servizi segreti e dell’esercito si godeva alcuni servizi non più segreti, i dirigenti statunitensi hanno piamente invocato i diritti umani per spiegare la politica nei confronti di Cuba. E tuttavia il mondo sa che gli Stati Uniti detengono a Guantanamo Bay più prigionieri politici di quanti ne detenga Cuba, e decisamente in condizioni peggiori.
Un secolo fa Washington si è impossessato di quel pezzo di Cuba e se lo tiene, nonostante le richieste di restituzione dell’Avana. Nel ventesimo secolo le truppe statunitensi hanno invaso e occupato Cuba tre volte, senza contare l’invasione degli esuli cubani, appoggiati dalla CIA, alla Baia dei Porci.
Nel 1952, Obama potrebbe informarsene, per sconfiggere il Comunismo antidemocratico, i democratici Stati Uniti hanno combattuto la Guerra Fredda. A Cuba ciò si è tradotto nell’appoggio al generale Fulgencio Batista quando questi ha stracciato la costituzione cubana e si è nominato presidente (dittatore). Da Washington non è venuta alcuna protesta quando Batista ha invitato mafiosi a diventare soci del suo governo nella gestione del gioco d’azzardo e della prostituzione. Washington ha inviato armi e addestratori statunitensi per aiutare Batista.
Nel 1854 la CIA ha rovesciato il presidente Jacobo Arbenz e lo ha sostituito con gorilla dell’esercito che hanno governato il Guatemala per più di tre decenni di assassinii, torture e saccheggi.
Amici e alleati degli Stati Uniti in passato includono Anastasio Somoza e figli, Nicaragua, “Il nostro figlio di puttana” come Franklin Delano Roosevelt chiamava Rafael Trujillo, della Repubblica Dominicana, Papa e Baby Duvalier ad Haiti e Augusto Pinochet, Cile, e schiere di dittatori meno noti.
Washington ha rimosso governi disobbedienti, anche se democraticamente eletti, e li ha sostituiti con regimi militari obbedienti ma violatori dei diritti umani.
Se le future riunioni del Vertice escluderanno gli Stati Uniti, andrà benissimo. I dirigenti latinoamericani sono d’accordo: non hanno bisogno di Washington per tenere le riunioni. Fidel lo va dicendo da decenni.
I film di Landau ‘ WILL THE REAL TERRORIST PLEASE STAND UP’ [Il terrorista vero si alzi in piedi, per favore] e ‘FIDEL’ sono distribuiti dallo studio Cinema Libre. Landau è membro dell’Organizzazione Internazionale per la Società Partecipativa (http://www.iopsociety.org) e membro dell’Institute for Policy Studies.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/the-last-summit-thank-god-by-saul-landau
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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