IOPS – Per una nuova internazionale della sinistra

Redazione 3 aprile 2012 0
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di Michael Albert e Jason Chrysostomou e Mark Evans  – 2 aprile 2012

Questa settimana ha visto il lancio in rete di una nuova organizzazione internazionale per una trasformazione sociale radicale, l’ Organizzazione Internazionale per una Società Partecipativa (IOPS). Due dei membri fondatori, Michael Albert, di Znet,  e Jason Chrysostomou, del Progetto per una Società Partecipativa UK,  hanno parlato del progetto con Mark Evans.

Da dove viene IOPS? Potresti dire qualcosa a proposito dei precedenti e dell’origine di IOPS?

Michael Albert: La questione è un po’ come un test di Rorschach. Da un lato, detto in modo elevato, l’idea dell’IOPS proviene da una lunghissima storia di tentativi di migliorare la società, ciascuno di essi basato su tentativi del passato per ricavarne lezioni per informare prospettive migliori. Detto in modo più modesto, tuttavia, proviene dalla visione chiamata economia partecipativa, e poi società partecipativa, applicate insieme al problema di come unire meglio alleati in un’organizzazione che possa efficacemente combinare le proprie energie per realizzare nuovi sistemi.  Detto in termini ancor più contenuti, tuttavia, è nata da una serie di sforzi molto specifici di allineare le persone con una visione e una politica simili in iniziative unificate, con la serie di sforzi che si estendono nel passato per un decennio o più.  E ancora in un’ottica più ristretta proviene da un sondaggio attuato non molto tempo fa sul sistema web ZCommunications, che ha chiesto alle persone di considerare come avrebbero reagito a una descrizione di una ipotetica organizzazione futura.  Il sondaggio presentava una visione unificante, una strategia e una struttura ampie, e un certo programma ipotetico e cercava di stabilire, sulla base delle reazioni, se esisteva un sostegno sufficiente perché le descrizioni mantenessero la promessa che un effettivo sforzo mondiale di costruire l’organizzazione immaginata potesse riuscire.

Bene, è emerso che pareva esserci sostegno sufficiente, così abbiamo deciso di cercare di realizzare la cosa.  Questa è specificamente la versione Internazionale o IOPS. La stessa traiettoria di desideri e di tentativi ambiziosi aveva, comunque, già condotto ad alcuni esempi più locali a New York, Londra e in un pugno di altre città. Dunque c’è una gran quantità di diffusione del desiderio, e anche di tentativi, di attuare l’organizzazione e tali sforzi locali, almeno in alcuni casi, necessitavano di sforzi nazionali e anche internazionali per l’impulso che avrebbero potuto fornire, specialmente per la possibile condivisione di lezioni e risorse e di mutuo sostegno in generale e di speranza. Dunque  persone diverse che si sono date a una maggiore riflessione, a maggiori sforzi e un progetto che progredisce.

Come si differenzia la IOPS da altre organizzazioni rivoluzionarie internazionali sia del passato sia del presente?

Jason Chrysostomou:  La IOPS è diversa per molti versi:

Processo decisionale autogestito

La IOPS definisce chiaramente le sue norme relative al processo decisionale, chiamate “Autogestione”, influenza nelle decisioni in proporzione al grado in cui si è toccati da una decisione. Se si è toccati da una decisione si ha voce in capitolo. Penso rifletta il cuore di ciò che è il socialismo.  Può suonare sano buon senso e non controverso; tuttavia quando si osserva il processo decisionale in molte organizzazioni che sono andate sotto l’etichetta di “socialismo” spesso si rileva una mancanza di chiarezza al riguardo, o addirittura tendenze a processi decisionali centralisti dall’alto.

Per realizzare l’autogestione la IOPS è strutturata in un sistema di filiali/sezioni nidificate a vari livelli geografici da quello internazionale, a quello di paese, regione, città/paese e quartiere.  Questa nidificazione è intesa a consentire che decisioni diverse interessino gruppi diversi di persone.  La IOPS è il tentativo più serio che io conosca di creare un’organizzazione partecipativa davvero autogestita, e ritengo che sotto questo aspetto sia unica.  Aderendo alla IOPS ciascuno arriva a partecipare appieno alle decisioni che lo riguardano.

Visione

Le organizzazioni della sinistra tendono a concentrarsi su quello che nella società è sbagliato.  Se si guarda alle dichiarazioni delle loro missioni si può rilevare una grande lista di cose che rifiutano.  Questo va bene, comunque io penso che ci sia stata una mancanza di attenzione sufficiente all’esplorazione costruttiva della questione di cosa invece vogliamo, compresi valori guida e caratteristiche strutturali chiave riguardo a come dovrebbe apparire una buona società come nostra alternativa al capitalismo, al razzismo, al sessismo, al patriarcato, alla poliarchia e ad altre forme di oppressione.  Il passato, e in particolari avvenimenti durante l’era dell’Unione Sovietica, ci ha reso molto cauti quanto alla visione, è giustamente tali.  Comunque,  non dobbiamo scaricare completamente la visione. La lezione qui non è che esplorare alternative future sia male, ma che lo si dovrebbe fare apertamente, flessibilmente, e si dovrebbe migliorare attraverso la sperimentazione.

La IOPS è organizzata intorno alla visione.  Molte delle persone che sono state attratte dalla IOPS, compreso io, sentono che c’è stata una grave mancanza di concentrazione su alternative e sentono che è necessaria una visione flessibile in continuo sviluppo come guida per le iniziative strategiche da intraprendere oggi, come mezzo per ispirare i partecipanti e come base per sperimentare nuove istituzioni prefigurative.

Se si legge la descrizione organizzativa della IOPS si constata una vasta sezione dedicata alla visione dell’economia, della politica, dei rapporti di parentela, della cultura, dell’ecologia e delle relazioni internazionali che io solleciterei a leggere e a valutare. La visione gioca un ruolo chiave nell’informare la strategia della IOPS e la costruzione di nuove strutture all’interno del sistema esistente.

MA: La IOPS è diversa in parte per i suoi scopi, la sua visione di una società migliore, e così anche per quel che fa per realizzarla. Più specificamente, io spero che l’organizzazione farà un lavoro migliore di altre del passato nel cercare di essere internamente priva di classi e autogestita, nonché protettrice, e addirittura sostenitrice, del dissenso e delle correnti di diversità interne.  Io spero anche che sarà più diversificata da città a città e da paese a paese, e più accogliente nei confronti della partecipazione ad ogni livello di quanto sia tipicamente accaduto in passato.  E spero che sarà – non sono sicuro di come dirlo – tale da poter abbracciare le diversità senza che le persone si attacchino così tanto alle proprie idee preferite da scartare quelle degli altri.

Non sapremo in modo realmente affidabile quanto sia diversa, so lo è, fino a quando l’organizzazione non esisterà davvero e sperabilmente crescerà un bel po’.  A volte c’è una dissociazione tra il programma, per essere davvero diversi, e la pratica per finire forse ad essere più simili, il che scompiglia le previsioni. La IOPS verrà indubbiamente alla luce attraverso numerosi passi. In primo luogo c’è già stato il processo di predisporre una descrizione generale e ci sono stati alcuni, in certi luoghi, che hanno già formato organizzazioni locali.  Poi ci sarà un’amalgama, si potrebbe dir così,  internazionale  in rete combinando le lezioni di tali sforzi e la descrizione iniziale.  Tale amalgama, la IOPS, è in arrivo in tempi brevi e si confida condurrà a molte più organizzazioni nazionali e locali che a loro volta, si spera, condivideranno una prassi e una definizione centrali anche mentre esse stesse incorporano una diversità nei dettagli.

Nel tempo da tutto ciò, una volta che ci sia un numero sufficiente di membri coinvolto e una sufficiente esperienza valuta e fiducia generata, scaturirà probabilmente una specie di fondazione di qualche genere  dell’Organizzazione Internazionale. Se tutto questo produrrà grosso modo quello che le prime idee hanno esplicitamente perseguito, penso che la differenza rispetto agli sforzi del passato sarà decisamente sostanziale. Penso che le principali aree di diversità saranno la visione, poiché si tratterà della prima organizzazione internazionale che perseguirà consapevolmente l’economia, la politica, i rapporti di affinità e la cultura partecipative, e dunque la società partecipativa, e anche gran parte della struttura e della prassi, principalmente il loro approccio al dissenso interno e al processo decisionale, e la portata del programma e la sua focalizzazione.

Storicamente la sinistra rivoluzionaria è stata divisa su temi quali la rivoluzione rispetto al riformismo e la strategia autoritaria rispetto a quella libertaria, con il risultato di un movimento internazionale molto indebolito. Pensate che la IOPS trascenderà tali differenze e, così facendo, riunirà la sinistra?

MA: Lo spero. Dopotutto, in misura ragguardevole, è proprio questo il punto.  Ma è un grosso interrogativo e anche se posso forse cercare di dire qualcosa di sintetico, la prova, di nuovo, o l’assenza di prova, dipenderà dalla pratica concreta.

Ma io penso che la IOPS cercherà di trascendere i dibattiti che citi, ripensando i problemi.  Prendiamo ad esempio il perseguire riforme in contrasto con il perseguire la rivoluzione. Non appena si comprende che non solo non vi è contraddizione tra i due obiettivi ma che, di fatto, ciascuno dipende dall’altro e lo avvantaggia – presupponendo che le riforme siano ricercate in modi non riformisti e la rivoluzione sia perseguita in modi sensibili ai bisogni e ai desideri del presente – il motivo della divisione scompare.  Dobbiamo perseguire riforme,  al minimo perché ignorare gli sforzi per migliorare la vita delle persone nel presente sarebbe incredibilmente disumano, distante dalla realtà, ecc. Ma dobbiamo anche perseguire la rivoluzione, intendendo agire in modi che sviluppino la consapevolezza e l’organizzazione e conquistino nuovo terreno e che siano tutti adatti a progredire ancor di più verso la realizzazione finale di una nuova società, perché, altrimenti, non faremo che avvitarci  a girare attorno a quella fogna che è il presente. Bene, se perseguiamo le riforme in modi radicali e rivoluzionari, e se perseguiamo la rivoluzione in modi radicati nei bisogni attuali delle persone nelle attuali possibilità delle relazioni sociali, semplicemente non vi è alcuna contraddizione in ciò.  Fare una cosa è fare l’altra, e viceversa.

Ora, prendiamo l’essere autoritari rispetto all’essere libertari.  Penso, di nuovo, che questa differenza sia trascesa. Chi è a favore degli approcci autoritari perché imporre la gerarchia e dare potere a pochi è in qualche modo una cosa di per sè esemplare da fare? Nessuno che non sia orribilmente elitario; certamente nessuno che sia a favore di una società partecipativa.  Invece la tesi di chi non è elitario e favorisce la realizzazione di una società partecipativa, ma che sostiene anche  l’avere una certa leadership centrale in alcuni casi,  sarà che in situazioni difficili imposte dalla storia del passato realizzare delle conquiste può richiedere una gerarchia e persino un certo grado di autoritarismo e che lo richiede nel caso particolare di cui ci si sta occupando.  Dunque chiunque persegua un futuro partecipativo, e che sia ragionevole e umano, preferisce la partecipazione e il mutuo sostegno e il potere diffuso quanto più ampiamente sia possibile.  E chiunque persegua un futuro partecipativo, e che sia ragionevole e umano, e preferisce conquistare il cambiamento piuttosto che perdere facendo una gran figura.  Dunque un dibattito responsabile e razionale può sorgere quando qualcuno sostiene che i vantaggi del libertarismo possono essere superati dalle perdite dovute a condizioni gravi imposte. Così quando tale dibattito sorge in un’organizzazione quale la IOPS, non si tratterà di valori od obiettivi, bensì di cosa funzioni in uno specifico e limitato contesto. Entrambe le parti dovrebbero essere aperte al fare ciò che si dimostra più valido. E’ quando due schieramenti in un dibattito sulle iniziative pensano che la differenza stia in qualche valore di fondo che ciò infetta tutte le scelte, che i movimenti si spaccano.

Penso che l’analisi che sta alla base della nostra organizzazione a proposito dell’esistente e di quel che perseguiamo, imporrà un altissimo onere di prova alla scelta della gerarchia, dell’esclusione, dei centri di potere, ecc., ma non affermerà che non si possano avere idee simili senza essere cacciati dal gregge. E in tale contesto, con quel livello di ottiche condivise, sospetto che anche se a volte e in alcuni luoghi si potrebbe dover accettare dei compromessi e avere una temporanea deviazione da normali approcci autogestiti, nella IOPS ci saranno prevalentemente delle varianti dell’autogestione, della partecipazione, ecc.

JC: Penso che la IOPS possa avere un ruolo vasto da svolgere nell’unificare la sinistra e nel costruire un movimento con una direzione più chiara riguardo a dove sta andando. Se non impariamo le lezioni del passato e non lavoriamo costruttivamente insieme a creare un movimento di massa che abbia una vasta attrattiva basata su una visione condivisa e falliamo, le conseguenze non ricadranno soltanto sulle questioni della giustizia e della democrazia, ma saranno più cruciali, viste le gravi minacce che abbiamo davanti del cambiamento climatico e della catastrofe nucleare.

Una lezione importante del ventesimo secolo è che utilizzare strutture autoritarie come mezzi per conquistare la democrazia partecipativa porta soltanto ad ulteriore autoritarismo.  I nostri movimenti devono essere partecipativi e privi di classi sin dall’inizio. Devono essere un esempio del tipo di società che stiamo cercando di conquistare.

La IOPS cerca di trascendere questi tipi di divisioni unendosi intorno a un insieme di valori centrali e a una visione  guida, strutturando l’organizzazione intorno ai valori e alla visione e adottando una quadro di riferimento olistico che esamina l’oppressione e l’interconnessione di tutte le aree della vita sociale, che siano di genere, culturali, politiche o economiche.

Quali caratteristiche sono state inserite nel progetto del sito IOPS?

JC: Lo scopo del sito IOPS è di facilitare la comunicazione tra i membri e la partecipazione alla vita dell’organizzazione. Ciascun membro avrà una pagina con il suo profilo, riceverà notifiche, sarà in grado di spedire/ricevere messaggi ad altri membri e, col tempo, di comunicare utilizzando spazi di conversazione di gruppo [chat rooms].

Altre caratteristiche principali includono blog, avvenimenti, progetti, forum, risorse e altro. Ma ci sono due caratteristiche chiave da evidenziare:

Sezioni nidificate

Come ho citato in precedenza, la IOPS è un’organizzazione autogestita, e perciò il sito web avrà sottosezioni per ciascun gruppo/sezione dell’organizzazione dal livello internazionale a quello di nazione, regione e città/paese. Quando si aderisce si è collocati nella propria sezione in ciascuno di questi livelli geografici. Ciascuna sezione avrà il controllo del proprio sotto-sito e il contenuto sarà specifico di essa. Oltre a menù gerarchici  a tendina che consentono la navigazione tra le varie pagine della sezione, ci sarà anche una mappa che mostrerà dove le sezioni sono situate nel mondo.

Voto

Nella pagina di ciascuna sezione ci sarà un sistema di voto che consente ai membri della sezione interessata ad una decisione di fare delle proposte in rete, deliberarle, modificare le opzioni e votare. Le decisioni assunte saranno registrate e visibili a tutti. L’intenzione è quella di utilizzare il sistema di voto in rete come complemento alle deliberazioni prese alla presenza fisica degli interessati.

MA: Con il passar del tempo, senza dubbio a motivo delle esigenze derivanti dalle lezioni e dai bisogni pratici e senza dubbio anche tenuto conto del tempo che ci vuole per costruire caratteristiche valide, verrà aggiunto molto altro. Penso che possiamo predire almeno parte di ciò. Così, col tempo, si avranno strumenti per dibattere problemi e programmi e per votare, e strumenti per agevolare il mutuo sostegno, condividere le lezioni, ecc.  Avremo anche mezzi per raccogliere e distribuire le quote associative, per partecipare a vari livelli, e così via.

L’obiettivo di tutte le caratteristiche del sito sarà presumibilmente di offrire strumenti in rete per aiutare i gruppi e le sezioni nei loro sforzi di persona e, in particolare, per comunicare gli uni con gli altri e unirsi per attuare programmi condivisi più vasti, nonché per offrire mezzi per discutere, dibattere, votare e specialmente condividere lezioni.

Ma un sito non è il centro della materia. Il centro della materia è il lavoro faccia a faccia, l’organizzazione.  Lo si può fare in varie forme.  Quelli che il sito, si conta, aggiungerà saranno strumenti di agevolazione e un certo slancio sotto forma di mucchi di persone che vogliono essere coinvolte e mezzi mediante i quali le persone possano ricavare forza e lezioni da quel che altre persone stanno facendo.  Sinergia invece di isolamento.

Il movimento Occupy è stato sia ispiratore sia problematico.  Oltre alla partecipazione di massa al movimento sono stati riferiti anche problemi relativi al processo decisionale e alla capacità di crescere e sostenere realmente il movimento. Come pensate che IOPS possa contribuire, se lo può, a Occupy e ad altre rivolte popolari simili?

MA: In molti modi, speriamo. Se si crede nella visione e nelle idee strategiche condivise dell’IOPS, allora si crede che la loro diffusione sarà una forza molto positiva.  D’altro canto, l’assennatezza quotidiana che emerge in tempi di rivolta è anch’essa una forza molto positiva.  Così la loro fusione sarà presumibilmente di vantaggio per tutte. Mi piace pensare – vedrò se è vero – che la IOPS avrà modi di prendere le decisioni e di incorporare rispetto per le differenze che aiuteranno movimenti come Occupy e incorporare valori e prassi di autogestione, ma anche essendo molto accoglienti, partecipativi e rispettosi del tempo e delle situazioni delle varie persone. Analogamente, l’impegno visionario della IOPS informerà, sperabilmente, gli obiettivi e la retorica di movimenti come Occupy, rivelando i problemi da evitare e rivelando percorsi essenziali verso il successo. L’attenzione non soltanto a un punto o a un altro  bensì alla classe, razza, genere, potere, ecologia e relazioni internazionali, sarebbe un esempio. Un altro sarebbe rendersi conto che perché un movimento alla fine attiri e conservi una partecipazione informata di basi oppresse è necessario rispettare le scelte di vita di tali basi, perseguire conquiste nel loro interesse ed evitare di sacrificarne i programmi, in particolare per attirare gruppi di persone più abbienti.

JC: Una delle sfide che il movimento Occupy ha di fronte consiste nel come conservare la partecipazione e il processo decisionale orizzontale mentre il movimento cresce su scala più vasta.  Penso che le idee contenute nella visione della società partecipativa può informare questo genere di sfide. In particolare il valore dell’autogestione e delle strutture istituzionali che potrebbero agevolare il processo decisionale partecipativo su scala più vasta. Dalla mia esperienza di partecipazione all’assemblea di Londra c’è stato un orientamento a utilizzare il consenso per tutte le decisioni che io ritengo abbia contribuito a trascinare le riunioni per un tempo inutilmente lungo e a portare a un aumento dell’apatia, mentre una diversità di regole di votazione andrebbe applicata quando appropriato in base alla regola dell’autogestione.

 

 

ZNet – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/for-a-new-left-international-by-michael-albert

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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