Noam Chomsky su Occupy Wall Street

Redazione 14 marzo 2012 0
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Una conversazione

 

 

Di Noam Chomsky

e Dada Maheshvarananda

 

12 marzo

 

Dada Maheshvarananda : La crescita contagiosa  del Movimento Occupiamo, e il sostegno pubblico che riceve,  testimoniano la terribile insoddisfazione per le iniquità e le violazioni operate da capitalismo delle grosse imprese. Lo slogan “Noi siamo il 99%” è stato recepito da  molta gente.  Quale è la sua opinione della forza potenziale di questo tipo di protesta di massa e della possibilità che ha di influenzare un cambiamento sociale?

 

Noam Chmosky:  Ebbene, il Movimento Occupiamo ha già avuto moltissimi successi importanti. Uno di questi, come lei dice, è il tipo di cambiamento delle conversazioni che si fanno nel nostro paese.  Queste preoccupazioni e paure e così via, per molto tempo hanno prevalso per ragioni perfettamente oggettive, dato che hanno a che vedere con i cambiamenti  nel sistema socio-economico degli ultimi 30 o 40 anni. Ma non si erano cristallizzati molto chiaramente fino a che il Movimento Occupiamo li ha  esposti. E ora sono una specie di  moneta comune. E anche il 99 per cento e l’uno per cento, quindi, la disuguaglianza radicale, il carattere farsesco delle elezioni comprate, gli imbrogli delle grosse imprese che ci hanno portato alla crisi attuale,  e che da molto tempo stanno stroncando la gente, le guerre oltreoceano, e così via. E’ un contributo importante.

Dell’altro successo non si discute molto, ma penso che sia molto importante. Questa è una società estremamente atomizzata. Le gente è sola. E’ una società nelle mani delle attività commerciali. L’obiettivo molto esplicito del mondo degli affari è di creare un ordine sociale in cui l’unità sociale fondamentale sei tu e il tuo televisore, dove guardi la pubblicità e poi esci a comprare i vari prodotti. Si sono fatti sforzi enormi che sono continuati per un secolo e mezzo, per cercare di provocare questo tipo di consapevolezza e di ordine sociale.

In effetti, se si torna indietro di 150 anni,  ai primi giorni della rivoluzione industriale, proprio qui in Massachusetts, dove è iniziata, c’era una stampa molto vivace, all’epoca,  probabilmente il periodo della maggior stampa libera negli Stati Uniti. Tutti i tipi di stampa – etnica, del lavoro, ecc. E la stampa sindacale, che era estremamente interessante, vivace e partecipativa, conteneva molte critiche aspre del sistema industriale   che veniva imposto e verso il  quale la gente veniva costretta ad andare. Una delle critiche centrali era che 150 anni fa chiamavano  il “Nuovo Spirito del tempo”: “Acquisire ricchezza, dimenticare tutto tranne se stessi”, che consideravano selvaggio e disumano e che veniva ficcato nelle loro teste. Ebbene, 150 anni dopo, si sta ancora cercando di infilare nella testa della gente: “Acquisite  ricchezza e dimenticate tutti, tranne voi stessi.” Ora è considerato una specie di ideale,  ma è anche una cosa insopportabile per gli esseri umani.

Uno degli effetti del movimento Occupiamo è stato semplicemente di creare spontaneamente piccoli sistemi sociali di solidarietà, di sostegno reciproco, di collaborazione, cucine comuni, biblioteche, servizi sanitari, assemblee generali durante le quali la gente interagisce realmente e così via. E’ una cosa che davvero manca molto in questa società.  Quando parliamo del potenziale, parte di questo dovrebbe servire prima di  tutto per mantenere quei legami e quelle forme associative. Dopo che la tattica è sopravvissute alla sua utilità. E le tattiche veramente  sopravvivono alla loro utilità.  Dopo di ciò succede, se quello che è stato appreso e interiorizzato può essere sostenuto e diffuso, che sarebbe molto importante di per se stesso.

L’altra dimensione è  come si può far impegnare il resto del cosiddetto 99 per cento in queste attività, interessi, interazioni e così via. E’ il nuovo grande passo che si deve fare.

Dada Maheshvarananda:Molti nel Movimento Occupy hanno compreso che la democrazia politica è controllata dalla grande finanza. Pochi, tuttavia, hanno espresso l’idea che la democrazia economica è essenziale per una società realmente democratica. La Teoria dell’Utilizzazione Progressiva o PROUT (Progressive Utilization Theory) *, propugna la democrazia economica  per responsabilizzare le persone e le comunità per mezzo della gestione cooperativa della maggior parte delle imprese. La democrazia economica richiede che il minimo delle esigenze della vita debbano  essere garantite a tutti, e che il potere decisionale sia decentralizzato, in modo che le persone abbiano il diritto di scegliere il modo in cui  le loro economie locali devono essere gestite. E’ responsabilità di tutti livelli del governo promuovere politiche che portino alla piena occupazione.  Pensa che la democrazia economica e le economie locali ci possano far progredire?

Noam Chomsky: Prima di tutto, questo è il filone tradizionale della Sinistra. Se quindi tornate indietro di nuovo di 150 anni agli stessi giornali di cui parlavo, una delle loro richieste era che coloro che lavorano nei mulini avrebbero dovuto esserne proprietari, e, naturalmente, gestirli. Questo era lo slogan dei Cavalieri del Lavoro, l’enorme movimento operaio che si è sviluppato nel diciannovesimo secolo.  Il socialismo europeo arrivava per lo più da vari rami ma quelli più a sinistra, se volete, erano essenzialmente gli stessi – erano impegnati nei consigli dei lavoratori, nella organizzazione delle comunità; il socialismo corporativo in Inghilterra era la stessa cosa. Questo è il senso tradizionale del movimento socialista. Qui non viene compreso, perché, come ho detto, questa è una società gestita molto dal mondo degli affari. Non viene permesso di sapere nessuna di queste cose. Il socialismo, quindi, è diventata una specie di parolaccia.

Ebbene, questo è ciò che accade in una società molto controllata, una società altamente indottrinata. Questi sono obiettivi molto comuni Infatti, potete anche consultare le opere del principale filosofo sociale degli Stati Uniti, che ognuno riconosce in John Dewey, che ha dato questo per scontato. Come ha detto, a meno che ogni istituzione della società – industria, agricoltura, comunicazione, mezzi di informazione, tutto questo – non sia sotto il controllo democratico popolare, con vasta partecipazione di tutti quelli  in grado di lavorare e della comunità, la politica sarà soltanto l’ombra  che i grossi affari gettano sulla società. Questa è l’alternativa.

Non si può avere una democrazia politica significativa se non funziona la democrazia economica. Penso che i lavoratori,  in una certa misura, lo comprendano. Deve essere portato alla coscienza e alla consapevolezza, ma è appena sotto la superficie.

Infatti, accadono delle cose. Alcune delle più interessanti sono: le cooperative [Evergreen- Sempreverdi] in Ohio nella zona di Cleveland. Ci  sono  diecine, forse  centinaia di imprese non enormi, ma importanti, che sono proprietà dei lavoratori e meno di frequente gestite da loro. Il complesso più grande di proprietà dei lavoratori, è Mondragón, nei paesi Baschi, in [Spagna]. E’ proprietà dei lavoratori ma  non sono gestite dai lavoratori le  industrie, le banche, le  comunità, una configurazione molto ampia.  E ci sono altri vari elementi di queste iniziative,  qui è là.  Sono appena usciti due libri molto buoni su Mondragón, uno di Gar Alperovitz: L’America oltre il capitalismo, che riguarda le imprese di proprietà dei lavoratori che stanno spuntando nel paese. Queste iniziative potrebbero svilupparsi  molto.

Per esempio, un paio di anni fa, il governo ha effettivamente nazionalizzato l’industria automobilistica è ci è arrivato molto vicino. C’erano un paio di scelte. Una, che è poi la scelta che si riflette in un sistema gestito dal mondo degli affari, è di ricostruirlo, restituirlo ai proprietari originari oppure a gente simile a loro, e far sì che seguano il corso che seguivano prima. Quella è, una possibilità ed è stata naturalmente la scelta presa senza discussioni.

C’era però un’altra scelta. Se in quell’epoca ci fosse stato un Movimento Occupiamo vivo e funzionante, avrebbe potuto far mettere l’altra scelta sull’agenda nazionale e avrebbe dovuto essere molto più grande e più organizzato di come è adesso. Dopo tutto esiste soltanto da pochi mesi. L’altra scelta era di consegnare l’industria automobilistica ai lavoratori della comunità e permettergli di possederla amministrarla e gestirla, dirigerla verso iniziative di cui ha bisogno il paese.

Ci sono, dopo tutto, cose di cui abbiamo un gran bisogno in quanto società e una delle più ovvie sono le linee ferroviarie ad alta velocità. Gli Stati Uniti sono fuori dallo spettro internazionale riguardo a questo. E’ una specie di scandalo. E’ economicamente dannoso, socialmente dannoso, umanamente dannoso, ecologicamente dannoso e tutto il resto che possiate pensarne. E’ proprio ridicolo. E la mano d’opera specializzata di quella che si può chiamare la “cintura della ruggine”* potrebbe essere riconfigurata a quello scopo. Delle persone come Seymour Melman lo hanno sostenuto per anni. Forse ci sarebbe bisogno di qualche tipo di aiuto finanziario  federale, ma finora nulla del genere è stato versato nelle banche.

Per rendere questo problema ancora più ironico, proprio nel momento in cui Obama stava ricostruendo l’industria automobilistica consegnandola ai normali proprietari, per le linee mandava il segretario ai trasporti in Spagna, per prendere contatti riguardo alle linee ferroviarie con gli Spagnoli che sono molto più avanti di noi, dei Francesi o dei  Tedeschi. E quindi ci troviamo con questo sistema industriale che è lì fermo, con i lavoratori che vogliono lavorare, gruppi di cittadini  che vogliono avere le loro comunità vivaci basate sul lavoro e il paese che ha un gran bisogno di cose. Ma non si  riesce  a realizzarle, e dobbiamo andare in qualche altro posto, come in Spagna, per farci dare una mano. Voglio dire, è una condanna incredibile del sistema che funziona a metà.  Ed è il tipo di cosa di cui  un Movimento Occupiamo dovrebbe occuparsi, quando si muove oltre questa tattica particolare.

Cose del genere accadono in tutto il paese, uno di queste è successa proprio qui circa due anni fa. Un’impresa manifatturiera piccola, ma sofisticata, che ha avuto abbastanza successo in uno dei sobborghi di Boston, produceva  apparecchiature speciali per  aerei e la multinazionale che ne era proprietaria, voleva chiuderla. Forse non rendeva abbastanza per loro. Il sindacato UE (United Electrical, Radio and Machine Workers of America), che è piuttosto progressista,  e gli operai si sono offerti di comprarlo e di gestirlo con l’aiuto della comunità. Ebbene, la compagnia non è stata d’accordo. Sospetto che ci abbiano perso dei soldi. Sospetto che lo abbiamo fatto soltanto  per ragioni  di classe. L’idea di un’impresa di proprietà dei lavoratori, amministrata dai lavoratori che ha successo, non è piacvole. Qualunque siano state le ragioni, la hanno chiusa, e quindi adesso quella città non ha l’industria sulla quale in parte si basava. Ancora una volta dico che con  un movimento vivace, progressista militante che raggiunge così tanti settori della comunità, la fabbrica si sarebbe potuta salvare. E dappertutto ci sono situazioni di questo genere.

Sì, è la cosa giusta da fare. E’profondamente impiantata nella tradizione americana ed è stata eliminata dalla natura di una classe di affaristi altamente sensibile alle differenze di classe che combatte sempre, senza soste,  un’aspra lotta di classe. Sanno esattamente che cosa fanno; sono sempre molto coordinati e controllati. E’ vero dappertutto, ma specialmente negli Stati Uniti. E’ normale riguardo ne vediamo molte conseguenze.

Dada Maheshvarananda: Continuiamo a parlare dell’uno percento. Poiché le risorse fisiche del pianeta sono limitate, accumulare li ricchezza o usarla per speculazione invece che per investimenti privati, riduce le possibilità  delle altre persone e causa povertà. Un principio fondamentale della Prout è limitare l’accumulo di ricchezza e creare un salario massimo che è legato al salario  minimo, proprio come tutti i salari in tutte le forme di governo degli Stati Uniti hanno hanno livelli salariali che non superano di dieci volte la differenza tra il salario iniziale e quella che  è il più alto livello salariale per un  presidente, un generale, o un giudice. Quale è la sua opinione riguardo alla limitazione dell’accumulo di ricchezza?

 

Noam Chomsky: Prima di tutto, ci sono molti più scopi di vasta portata rispetto a quello. Un altro tradizionale ideale dei movimenti di sinistra è stato:” da ognuno in base alle sue abilità a ognuno in base ai suoi bisogni”. In effetti è un’idea molto diffusa. Nel 1976, nel duecentesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, sono stati fatti dei sondaggi in cui si facevano domande alla gente, gli si davano liste di affermazioni e l’ipotesi era che giudicassero quali di queste pensavano fossero inserite nella Costituzione. Ebbene, nessuno sa che cosa c’è nella Costituzione, quindi la domanda alla quale rispondevano era: quali sono le verità ovvie? E quindi queste devono essere nella Costituzione. Questa domanda ha raccolto una maggioranza notevole.

 

Molto di questo ha a che fare con la finanziarizzazione dell’economia che è un fenomeno nuovo. Naturalmente c’è sempre stata la finanza, i crolli finanziari ecc., ma negli anni ’70 è avvenuto un grosso cambiamento. Il New Deal aveva istituito tutta una gamma di regolamenti, tra i quali c’erano quelli che praticamente determinavano che le banche erano banche, cioè che le banche dovevano fare ciò che si pensa una banca debba fare in un’economia statale capitalista. Si può sostenere che questo è il tipo sbagliato di economia. Io lo penserei e suppongo anche voi. In quel tipo di economia, però, le banche hanno una funzione. Si pensa che debbano prendere il capitale non usato – il conto bancario di qualcuno – e impiegarlo per qualche tipo di azione produttiva, come: iniziare un’attività commerciale, o comprare una casa, o qualsiasi altra cosa. E più o meno hanno fatto così. Non ci sono stati crolli negli anni ’50 o negli anni ’60, che sono stati il periodo di maggior crescita nella storia americana. E’ stato anche un periodo in  cui si sono imposte ai ricchi tasse molto alte, in base ai nostri livelli attuali. Crescita molto rapida, crescita ugualitaria, nessun crolli.

Negli anni ’70 questa situazione è cambiata e ha subito un’accelerazione negli anni di Reagan dovuta all’eliminazione dei vincoli posti al capitale. Le valute che avevano una specie di regolamentazione, sono state liberalizzate. Gli altri vincoli sul capitale sono stati aboliti. Si è avuta, quindi, un’enorme esplosione di capitale con il  quale fare speculazioni,  che ha sopraffatto i mercati finanziari. Nel 2007, appena prima del crollo più recente, il prossimo avverrà in seguito, le istituzioni finanziarie erano al 40% dei profitti delle grosse imprese e non aiutavano l’economia.

Forse uno dei più rispettabili giornalisti finanziari del mondo di lingua inglese è Martin Wolf, del Financial Times che descrive questa istituzioni semplicemente come larve che si attaccano un organismo ospite  e lo mangiano dall’interno.  L’organismo ospite di cui parla è il sistema dei mercati che egli naturalmente approva, e dice che se lo stanno mangiando dall’interno e cita cifre che dimostrano quanto siano dannose. Accumulano capitale per pochissime persone. Questa è una delle ragioni che ha condotto a una  concentrazione di reddito molto forte.

L’immagine dell’1 per cento è un po’ fuorviante perché in effetti è nel decimo dell’1 per cento che si  trova l’enorme concentrazione di ricchezza.  Se si scende nell’elenco dell’1 per cento, si vede che la ricchezza non è di livelli straordinari. La ricchezza concentrata, quindi,si trova  in una minima percentuale della società, essenzialmente tra chi  gestisce i fondi di investimento, gli amministratori delegati delle imprese multinazionali; questa si traduce, quasi  di riflesso,  in potere politico.

 

Si ha, contemporaneamente e in parallelo, l’aumento improvviso delle spese per le elezioni. A questo punto ormai è diventato eccezionale, ed è proprio sulle prime pagine dei giornali. All’inizio degli anni ’80, però, era in crescita. Questo fatto obbliga i  partiti a rivolgersi alle grosse imprese per avere finanziamenti. I mezzi di informazione parlano di “sindacati e grosse imprese”, ma sono di fatto le grosse imprese perché è lì che c’è il denaro.

E le grosse imprese finanziarie comprano sempre di più le elezioni.

Comprano anche il Congresso in molti modi. Per esempio, io suppongo che gli Stati Uniti siano l’unico sistema parlamentare dove – e, tra parentesi,  molto di recente, dove una volta, una posizione influente al Congresso, una presidenza di una commissione, di solito  deriva dall’anzianità e dal servizio in qualche modo.  Ora basta pagare il partito e poi ci si  può candidare  per ottenere  quella carica. E quindi tutto va a finire nelle stesse tasche.

I Repubblicani hanno smesso di far finta di essere un partito politico 20 anni fa. Adesso sono proprio totalmente affascinati dal decimo dell’1 per cento. Una delle ragioni del perché i dibattiti dei repubblicani sono una completa farsa, è che, per mobilitare i votanti, non possono rivolgersi a loro parlando delle loro vere politiche, nessuno li voterebbe. Devono quindi fare appello a tendenze piuttosto spiacevoli della popolazione che è stata sempre dalla loro parte, ma  che ora è si mobilita;  capite quale è  il quadro della situazione. Il mondo non crede a quello che vede  ma è un risultato normale  del fatto che il  partito ha realmente abbandonato qualsiasi pretesa di essere un partito politico nel senso comune del termine e si è messa al servizio della frazione dell’1 per cento.

I democratici li seguono da vicino. I Democratici sono quelli che una volta si chiamavano repubblicani moderati, ma sono stati tutti cacciati via dal partito. Infatti, uno come Eisenhower sembra una persona della sinistra radicale all’interno dello spettro attuale, molto a sinistra. Perfino Reagan sarebbe più o meno della sinistra: Questi sono i cambiamenti avvenuti rispetto agli anni ‘70’ e ’80.

Un altro aspetto è stata la liberalizzazione che, naturalmente ha portato, come previsto, a crolli ripetuti a partire dagli anni di Reagan. Un altro elemento è stato il cambiamento delle regole del governo di impresa. Quindi, per esempio, ora, ma di fatto negli ultimi 30 anni, un amministratore delegato può effettivamente scegliere   cho gli garantisce il salario e le azioni. Ebbene, si può ipotizzare che cosa avverrà in seguito a questo. Ora, quindi, se si paragonano, per esempio, gli Stati Uniti e l’Europa, società abbastanza simili, il rapporto con lo stipendio dei massimi dirigenti, paragonato a quello dei lavoratori è di gran lunga più alto qui che in altre società equivalenti. Questo avviene non perché  siano più dotati, come forse David Brooks [del New York Times] vi dice, o perché eseguano qualsiasi tipo di servizio – di fatto forse hanno danneggiato l’economia – ma soltanto perché gli è stato detto: va bene, scegli il tuo salario. Quindi, certo è un grosso problema. Se gli Stati Uniti dovessero tornare a come erano, cosa per nulla utopistica, oppure dovessero essere come altre società occidentali – certamente non dei buoni modelli, certamente non utopici, allora questo largo abisso tra gli emolumenti dei massimi dirigenti e quelli degli operai diminuirebbe molto.

La mia sensazione, però, è che questa ipotesi  sia ancora abbastanza lontana. Dovremmo avere come ideale almeno quello della Sinistra tradizionale. C’è un tipo di concezione del lavoro che è alla sua base. Ci sono diverse concezioni riguardo a che cosa è il lavoro e questo ha la sua origine nei dibattiti che si facevano all’epoca dell’Illuminismo. Una concezione è che il lavoro è un qualche cosa che  sei costretto  a fare e che non si farebbe se non vi si fosse obbligati dalla fame.

 

C’è un’altra concezione che dice che il lavoro è un’ideale di vita. Il lavoro libero, creativo controllato fatto soltanto sotto il proprio controllo, è esattamente quello che qualunque essere umano sceglierebbe se potesse. Ci sono dei luoghi dove questo ideale viene realizzato. Per esempio, se camminate nei corridoi del MIT (Massachusetts Institute of Technology), troverete delle persone che lavorano forse 80 ore alla settimana. Potrebbero guadagnare molto di più nel mercato azionario, ma lo fanno perché gli piace. Ci sono delle cose che si ama fare. Conosco dei falegnami che sono così. Nel loro tempo libero, vanno nel loro capannone  e fabbricano cose interessanti; è quello che gli piace fare, è una diversa concezione del lavoro.

Ora, in base alla seconda concezione, praticamente quella illuministica, non c’è motivo che la paga sia commisurata alla quantità di lavoro che si fa. Non ha nulla a che vedere con questa, si lavora anche se non  si è pagati. Cioè, se si lavora sotto il proprio controllo, per propria scelta. Una specie di immagine vivace illuministica  di questa concezione,  proposta da uno dei fondatori del liberalismo classico, Willhelm von Humboldt, era che se un artigiano produce un oggetto bello su ordinazione, ammiriamo quello che ha fatto, ma disprezziamo chi lo ha fatto, cioè lo consideriamo uno strumento nelle mani di altri.  Se, invece, l’artigiano lo crea  in base alla sua volontà e alla sua scelta, ai suoi  interessi e passioni, ammiriamo sia ciò che ha fatto che il suo autore.

In effetti, Adam Smith, ha detto cose piuttosto simili. Queste sono idee tradizionali, conservatrici, ammesso che il termine conservatrici abbia qualche significato. La concezione capitalista, invece, è molto diversa: si lavora soltanto per costrizione. Perciò chi presumibilmente  lavora più sodo – in effetti non succede– dovrebbero ricevere  azioni che valgono  molti milioni di dollari. Sono concezioni estremamente diverse che generano ogni sorta di idee diverse riguardo a come dovrebbe essere organizzata una società.

Dada Maheshvarananda: Noam, lei ha scritto: “La schiavitù, l’oppressione delle donne e dei lavoratori, e altre gravi violazioni dei diritti umani, sono state in grado di durare, in parte perché, in vari modi, i valori di chi opprime sono stati interiorizzate dalle vittime. Ecco perché il risveglio della consapevolezza è spesso il primo passo verso la liberazione.”  Quali pensa che siano i modi più importanti per risvegliare la consapevolezza che  liberarci dai valori degli oppressori che sono  impressi dentro di noi?

Noam Chomsky: Dovrei dire di nuovo che non mi prendo il merito di quell’opinione che è di molto tempo fa. David Hume, per esempio, un altro dei fondatori del liberalismo classico e grande filosofo, ha trattato nei suoi scritti dei fondamenti del governare. Ha detto che il primo principio che lo colpisce quando considera la storia, (era anche uno storico) è  la facilità con cui chi è governato accetta accetta la guida dei governanti.  Dice che questo fatto è paradossale, perché il potere è nelle mai di chi viene governato e non nelle mani dei governanti.  Come riesce a continuare,  quindi, questo miracolo? Grazie al controllo dell’opinione. Se i governanti riescono a controllare le opinioni, e gli atteggiamenti, se possono imporre quella che poi si è chiamata falsa consapevolezza, come l’ha descritta, allora riescono a governare. Se però, questa situazione si interrompe, sono finiti, non possono prendere posizione contro  coloro che sono governati.

Come si fa allora ad interromperla? In tutti i modi che conosciamo. Prendete la schiavitù. Voglio dire, non c’è stato mai un periodo tranquillo durante la schiavitù, c’erano sempre rivolte di schiavi.  Le famiglie degli schiavi trovavano da sole i modi per costruirsi isole di libertà all’interno della società sadica della quale facevano parte. Occasionalmente queste causavano delle vere rivolte importanti che venivano represse con violenza. Si arrivò poi, dopo un periodo fin troppo lungo, all’abolizione e all’eliminazione formale della schiavitù.  Dovremmo notare: formale. Infatti, in molto modi, rimane ancora. Tecnicamente la Guerra Civile, con gli emendamenti alla Costituzione ha messo in effetti fine alla schiavitù, ma questa fu ricostituita circa dieci anni dopo, con la criminalizzazione della vita dei neri, in un accordo  tra  Nord e Sud.  Ci troviamo adesso in una  situazione simile, basta guardare al tasso attuale di carcerazione.

Considerate i diritti delle donne, anche questo un  tema che risale a molto tempo fa. Il movimento per questi diritti  non è diventato veramente importante  fino agli anni ’70. Ce ne erano stati  segni nell’attivismo degli anni ’60, ma il modo in cui è iniziato consisteva soltanto in piccoli gruppi che volevano prendere coscienza. Erano gruppi di donne che parlavano tra di loro e che cercavano di rompere il presupposto generale che le cose devono andare così.  Non c’è scelta, si  pensa che le donne siano una proprietà. In effetti, se si considera la legge americana, le donne rimanevano essenzialmente una proprietà fino a metà degli anni ’70. Cioè, non  ci è stato un diritto legale che le donne potessero fare le giudici popolari fino a circa il 1975 in seguito  un giudizio della Corte Suprema che si è sviluppato soprattutto tra le donne. C’è stata una grossa crisi all’interno del movimento attivista negli anni ’60, quando i giovani che facevano azioni coraggiose, come la resistenza, dovevano in qualche modo affrontare che anche loro erano oppressori. Era una cosa difficile che in alcuni casi li ha portati al suicidio. E’ una situazione dura da affrontare. Lentamente però queste idee si sono diffuse in gran parte della società e ora molte di queste sono date per scontate.  Non dovunque, non per Rick Santorum, ma in maniera piuttosto ampia. Questo è il modo in cui le cose cambiano, sia nel caso dei diritti dei lavoratori, che per altri problemi. Non è magia. Sappiamo come si deve; basta solo farlo.

Dada Maheshvarananda: Io vivo in Venezuela. Ha un messaggio per la gente dell’America Latina e dei Caraibi che stanno cercando di liberarsi dalla dominazione degli Stati Uniti?

Ciò che è accaduto nell’ultimo decennio a sud dei confini è piuttosto  spettacolare, cioè di importanza storica reale. Pensate alla storia: per 500 anni l’America Latina è stata dominata  in modo schiacciante  in campo internazionale  da potenze imperiali, e, in anni più recenti, dagli Stati Uniti. All’interno c’è un riflesso di questo. La tipica società Latino Americana aveva un piccola elite ultra ricca, un “uno  per cento” se volete, per lo più europeizzato, spesso formato da bianchi. Avevano concentrato la ricchezza della società in mezzo a terribile miseria e oppressione in società abbastanza ricche, in società che dovrebbero essere abbastanza ricche.  Le elite che governavano erano orientate verso l’Occidente. Il loro capitale fluiva verso l’Occidente a ovest, non investivano in patria.  Importavano merci di lusso; i loro figli andavano a studiare in Europa e negli Stati Uniti;  avevano la seconda casa sulla Riviera. Fondamentalmente un trapianto  europeo e statunitense, quindi occidentale, all’interno delle loro società che veniva governata con molta brutalità. E i paesi erano separati tra di loro. A mala pena avevano strade che li collegavano. Erano orientati soltanto verso l’Occidente e gli Stati Uniti.

Ebbene, questo stato di cose è cambiato negli ultimi dieci anni. Questo modello durato mezzo millennio, sta cambiando radicalmente. Le nazioni cominciano a integrarsi, il che è un prerequisito per l’indipendenza. Stanno cominciando ad affrontare alcuni dei loro  problemi interni  che sono molto gravi, e lo fanno in modi diversi a seconda della nazione, ma  accade in tutto il continente.

I movimenti indigeni, che costituiscono la parte più repressa della popolazione, quelli che sono sopravvissuti, sono arrivati ad avere una notevole organizzazione e perfino potere, in Bolivia. Sono  al governo. In Ecuador, sono una parte forte del sistema e dell’ordine socio-politico. Hanno conflitti con il governo, ma lottano per il loro interesse.

Tutti questi cambiamenti sono molto importanti e di fatto potrebbero salvare il pianeta. In tutto il mondo, sia in Australia, o in America Latina, o altrove, i movimenti indigeni sono in prima linea per tentare di fare qualche cosa per salvare il pianeta e la specie umana dall’auto distruzione. In Bolivia e in Ecuador, le due nazioni che hanno i movimenti indigeni più forti, adesso  c’è  una legislazione. In Ecuador, credo che siano nella Costituzione, quello che si chiamano i “diritti della natura”. Queste sono parti tradizionali  delle culture indigene, che erano state totalmente emarginate dall’industrializzazione. E fino a quando quella consapevolezza non si diffonderà, siamo tutti spacciati. Sia quindi per loro stessi che per il mondo, sono successe cose molto straordinarie.

Solitamente gli Stati Uniti davano per scontata l’America Latina. Si chiamava “la nostra piccola regione laggiù” oppure il nostro “cortile”. Si dava per scontato che se non potevamo controllare l’America Latina, non potevamo controllare il resto del mondo. Si faceva  di continuo questa affermazione. Ebbene, gli Stati Uniti la hanno perduta, non tutta, ma in Sud America, per esempio, non è rimasta neanche una base militare statunitense, il che è un fatto piuttosto significativo.

Adesso, però, gli Stati Uniti non si stanno arrendendo. E’ aumentato l’addestramento di ufficiali latino americani. Sono addestrati a combattere quello che si chiama “populismo estremista”, cioè preti  che danno fastidio perchè organizzano i contadini, attivisti per i diritti umani e così via, e sapete come vanno queste cose in America Latina.

In questo momento il caso più interessante è la Colombia. E’stato l’ultimo punto di resistenza per gli Stati Uniti in Sud America.  Con i presidenti Bush e Obama hanno tentato, di ottenere l’accesso a sette basi  militari in Colombia, e da noi c’è stata una grossa reazione, un sacco di proteste. Ebbene, la Corte Costituzionale colombiana ha bloccato questi tentativi. Gli Stati Uniti stanno tuttavia costruendo ancora le basi, e quindi evidentemente sperano ancora, di potere, in qualche modo, far annullare i decreti  della Corte Costituzionale e riuscire a farcela.    In Colombia  al  momento c’è uno scontro significativo  riguardo all’eredità del dominio statunitense che è stato piuttosto orribile.

L’America Centrale e i Caraibi sono società molto  più deboli – piccole, deboli, separate. Lì è più facile, anche se ormai non più del tutto facile, controllarle. Il colpo militare in Honduras, quindi, che è stato appoggiato dagli Stati Uniti, e che, anche se sostengono di non averlo fatto hanno finito per sostenerlo. Sono abbastanza sicuro che sia collegato al fatto che l’Honduras è una delle nazioni dove ci sono importanti basi militari statunitensi; la base aerea di Palmerola, per esempio, che è stata la base principale per appoggiare i contras. Ci sono molte basi degli Stati Uniti sparse in tutta quella  regione e nelle isole di Caraibi, però le cose non vanno in quella direzione.

Una mossa significativa, almeno dal punto di vista simbolico, è stata la formazione del CELAC (acronimo  castellano di: Comunidad de estados Latinoamericanos y Caribenhos – Comunità degli stati latino americani e dei Caraibi); la prima riunione si è tenuta l’estate scorsa a Caracas: e’ un’organizzazione che comprende tutti i paesi dell’emisfero occidentale tranne gli Stati Uniti  e il Canada.  Questo, per lo meno dal punto di vista simbolico,  è molto importante. Se diventerà un’organizzazione che funziona, la sua intenzione, suppongo, è di prendere il posto dell’OAS (Organizzazione degli stati americani), che è dominata dagli Stati Uniti. Comprende cuba ed esclude gli Stati Uniti e il Canada.

Tutte queste cose vanno nella stessa direzione. Sono una mossa verso lo smantellamento del sistema di controllo esterno e del dominio internazionale. Entrambi procedono parallelamente. Entrambi sono molto importanti.

 


**° *
http://it.wikipedia.org/wiki/PROUT

 

 

**Nel XX secolo, specialmente nella seconda metà, la Pennsylvania perse lentamente importanza, sia per lo sviluppo di molti Stati più ad ovest, sia per la crisi che colpì l’industria siderurgica (Pennsylvania,OhioMichigan ed altri Stati la cui economia era basata sull’industria pesante furono soprannominati rust belt, ovvero cintura della ruggine), a cui lo sviluppo dell’industria finanziaria e dei servizi ha solo parzialmente posto rimedio. http://it.wikipedia.org/wiki/Pennsylvania

 

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/a-conversation-by-oam-chomsky

Originale : Prout Research Institute ofVenezuela

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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