Il dilemma siriano

Redazione 20 febbraio 2012 0
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Il dilemma siriano

 

Di Saul Landau

 

19 febbraio

 

Come valutare gli avvenimenti in Siria e che cosa fare? La Siria confina a nord con la Turchia, a est con l’Iraq, a ovest con il Mediterraneo, a sud e a ovest con il Libano, con Israele (le Alture del Golan) e a sud con al Giordania. A differenza dell’intervento “umanitario” in Libia –che sta andando ora lentamente verso il caos -    le manovre esterne con il destino siriano avrnno grossi costi.

La posizione strategica della Siria e la sua alleanza con l’Iran significa che la sua violenza interna potrebbe svilupparsi da situazione solo  regionale e estendersi a uno sceanrio più ampio. La fomula dell’intervento occidentale, che inizia con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che condanna il regime, l’uccisione di civili e che domanda al presidente Bashar al-Assad di ritirarsi, è stata sviata  dai veti della Russia e della Cina.

Il voto dell’ONU ha coinciso con l’attacco della Siria a Homs, un caposaldo della Fratellanza Musulmana come anche la vicina Hama, dove nel 1982 Hafez al-Assad, il padre di Bashad, aveva spazzato via 10.000 dei suoi nemici armati (Robert Fisk, il corrispondente esperto del Medio Oriente parla di 20.000). La Fratellanza si era ribellata contro la cricca Alauita dominante di Assad (gli Alauiti sono una setta Sciita).

Nel 2004, durante un ricevimento a Damasco,  ho chiesto a un uomo di affari siriano di  valutare la spietatezza di Hafez al-Assad.

“Non ne ha ammazzati abbastanza.”Lo ha detto senza sorridere.

La mia faccia ha mostrato l’orrore che provavo? Degli invitati che erano lì vicino, membri dell’elite siriana di commercianti, hanno fatto un cenno di assenso con la testa. Queste persone facevano studiare i loro figli nelle università della Pennsylvania denominate Ivy League e le loro mogli facevano spese nei negozi di  New York.

“Come si fa a governare un paese dove ci sono  Sunniti, Sciiti, Drusi, Cristiani e , dal 1982, perfino  Ebrei?” mi ha domandato un altro uomo di affari. “Persuadere i fanatici religiosi a non usare le armi e a tollerare fedi differenti? I coloni inglesi e gli schiavi di colore hanno fatto gli Stati Uniti. L’America aveva una terra immensa dove  espandere il conflitto gli scontri e tuttavia c’è stata una guerra civile sanguinosa.

“La Siria ha vissuto per secoli sotto l’Impero Ottomano [dal 16° secolo fino al 1920]! La Lega delle Nazioni ha scelto la Francia per governare la Siria. La Francia ha diviso la gente di città e quella di campagna, ha distrutto le case di sospetti insorti e ha punito interi villaggi anche se un solo uomo aveva fatto qualche cosa di male.  E hanno bombardato le città – perfino Damasco.”

Ho riflettuto sulle parole dell’uomo di affari dopo le legittime perorazioni degli ambasciatori di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Tutti avevano bombardato  i civili.

Avevo fatto delle domande riguardo al regime di Bashar,  alla persona che mi aveva invitato al ricevimento, Mi ha condotto per un braccio  in un angolo. “Corrotto, anti democratico,  grossolano,”   mi ha sussurrato  “però con loro al potere  si possono fare affari.  I folli discorsi di Bush ( di William) sulla democrazia servono soltanto a incoraggiare i fanatici che vogliono il potere.”

Una dottoressa, con un vestito corto,  sposata con uno degli uomini di affari presenti, mi ha detto: “Voi fate sondaggi tra la gente di Damasco e di Aleppo. Scommetto che la maggioranza vuole tenersi Asssad. Con lui le donne portano vestiti che stanno loro bene, possono avere un’istruzione, diventare dottoresse e avere dei diritti. Quesi fanatici Sunniti di Hama vogliono che la Siria torni ai primi secoli, togliere i diritti alle donne,  deportare i Cristiani e probabilmente uccidere la minoranza Alauita. Quello che è accaduto in Iran sembrerebbe una situazione moderata paragonata a quello che accadrebbe qui.” (Conversazione mentre giravo il documentario. Siria: tra l’Iraq e un paese difficile, 2004).

Otto anni dopo, nel gennaio 2012, un sondaggio YouGov Siraj ha dimostrato che il 55% dei Siriani voleva che Assad restasse al potere. La maggioranza era però motivata dalla paura della guerra civile, non dall’affetto per il regime, secondo il sondaggio, finanziato dalla Qatar Foundation. (Jonathan Steele, The Guardian, 17 gennaio 2012).

L’ironia è che l’Emiro del Qatar “ha appena chiesto l’intervento di truppe dell’Arabia” in Siria. Steele ha pensato che era un “peccato” che il sondaggio venisse “ignorato” da quasi tutti gli organi di informazione occidentali i cui governi chiedevano le dimissioni di Assad. Il sondaggio dimostrava anche che la maggioranza voleva libere elezioni e maggiori diritti.

Gli articoli sui mezzi di in formazione statunitensi privi di contesto, offrono una presentazione della Siria  e di Assad semplificata (e distorta) come se si trattasse di  un’altra Libia e di un altro Gheddafi.  I buoni (i cittadini che protestano pacificamente e che odiano la dittatura, a cui si sono uniti nobili disertori dell’esercito) combattono contro i cattivi (il presidente Assad assetato di potere e il suo esercito).

I titoli dei giornali mettono in risalto le azioni di vera violenza quotidiana che si verificano  in varie città siriane. La maggior parte dei servizi giornalistici hanno attribuito l’uccisione di cittadini pacifici quasi esclusivamente alle forze governative. In gennaio, però, gli Osservatori  della Lega A raba, che provenivano soprattutto da paesi sunniti ansiosi di distruggere l’Alleanza tra Iran e Siria, hanno visto “dimostranti” armati che uccidevano cittadini siriani, un  fatto di cui  la maggior parte dei mezzi di informazione degli Stati Uniti non ha parlato.

“A Homs e a Dera’a la Missione ha visto  gruppi armati che commettevano atti di violenza contro le forze governative, che hanno causato morti e feriti tra i loro ranghi.

In certe situazioni, le forze governative hanno risposto con la forza agli attacchi contro le loro truppe. Gli osservatori hanno notato che alcuni dei  gruppi armati usavano razzi e  proiettili perforanti.”

“A Homs, Ibid e Hama, la Missione degli Osservatori ha assistito al bombardamento di un autobus che ha provocato morti e  il ferimento di altri, tra cui donne e bambini, e il bombardamento di un treno che trasportava gasolio. Sono stati bombardati anche un oleodotto e alcuni piccoli ponti.”

La Missione ha anche “notato che molti partiti hanno riferito le notizie false che le esplosioni di violenza si erano verificate in numerose località. Quando gli Osservatori

si sono recati in quei posti hanno scoperto che quelle notizie erano infondate.”

La Missione è stata testimone anche di attacchi armati contro “le forze di sicurezza e i cittadini siriani, che hanno fatto sì che il governo replicasse con ulteriore violenza. Alla fine, cittadini innocenti pagano il prezzo di quelle azioni con la vita e la perdita di arti.”

http://www.columbia.edu/~hauben/Report -of- Arab- league -Observer- Mission.pdf

Dimostranti pacifici? L’Ambasciatore dell’ONU Susan Rice ha escluso questi passi  quando ha denunciato la “disponibilità della Russia a vendere  il popolo siriano e a      proteggere un tiranno vigliacco[Assad].” Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha definito il veto della Russia “una farsa.”  Washington ha usato il suo diritto di veto 83 volte, soprattutto sulle risoluzioni di condanna per  azioni di Israele. Ora che al-Qaida appoggia il movimento contro Assad,  il “disgusto” degli Stati Uniti verrà gettato       su entrambi i lati?

Nel 2011, le truppe dell’Arabia Saudita hanno invaso il Bahrein e hanno ucciso i dimostranti disarmati. I funzionari statunitensi non  hanno espresso neanche  una parola di disgusto. Il disgusto va bene per gli stati  disubbidienti. Basta, quindi, con l’ipocrisia.

L’Occidente non dovrebbe usare pretesti “umanitari” per intervenire nelle faccende siriane. Dovrebbe, invece, insieme alla Russia e alla Cina impedire che carichi di armi entrino in Siria e esortare Assad a fermare la violenza sostenuta dal governo.

La Siria ha bisogno di elezioni veramente libere e i Siriani hanno bisogno di avere i diritti fondamentali tra i quali la fine della corruzione – i compari di Assad raccolgono il denaro. Le parti sincere – che comprendono Washington e Mosca dovrebbero accogliere a braccia aperte l’opportunità che la pace e la democrazia funzionino davvero in un paese arabo.

Il documentario di Landau SYRIA: BETWEEN IRAQ & A HARD PLACE [La Siria tra l’Iraq e un posto difficile] (2004) è su DVD (roundworldproductions.com). Saul Landau è membro dell’Institute for Policy Studies. Counterpunch ha pubblicato il suo libro: BUSH & BOTOX WORLD.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte http://www.zcommunications.org/the-syrian-dilemma-by-saul-landau

Originale : Saul Landau’s ZSPace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons   CC BY-NC-SA  3.0

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