Il Grande Ayatollah della minaccia nucleare

Redazione 6 febbraio 2012 0
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di William Blum   - 5 febbraio 2012

L’onnipotente Magnifico Signore Gran Capoccia delle Minacce. Il grande ayatollah della minaccia nucleare.

Come tutti sappiamo sin troppo bene, gli Stati Uniti e Israele detesterebbero vedere l’Iran in possesso di armamenti nucleari. Essere “l’unica potenza nucleare del Medio Oriente” è un gran asso nella manica per Israele. Ma nel mondo reale, diversamente da quello della propaganda, USraele [sic] teme davvero un attacco dell’Iran con armi nucleari? Nel caso ve ne siate dimenticati …

Nel 2007, in una discussione riservata, il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni disse che secondo lei “gli armamenti nucleari iraniani non pongono una minaccia all’esistenza di Israele.” Ella “ha anche criticato l’utilizzo esagerato che il primo ministro [israeliano] Ehud Olmert sta facendo del problema della bomba iraniana, affermando che egli sta tentando di schierare il pubblico intorno a sé giocando sulle sue paure più profonde.” [1]

2009: “Un alto dirigente israeliano a Washington” ha affermato che “è improbabile che l’Iran usi i suoi missili in un attacco [contro Israele] considerata la certezza della rappresaglia.” [2]

Nel 2010 il Sunday Times di Londra (10 gennaio) ha riferito che il generale di brigata Uzi Eilam, eroe di guerra, pilastro della dirigenza militare israeliana ed ex direttore generale dell’Agenzia dell’Energia Atomica di Israele, “ritiene che all’Iran ci vorranno probabilmente sette anni per realizzare armamenti nucleari.”

All’inizio del mese scorso il Segretario alla Difesa USA, Leon Panetta, ha detto al pubblico televisivo: “Stanno [l’Iran] cercando di sviluppare un’arma nucleare? No, ma sappiamo che stanno cercando di sviluppare un potenziale nucleare.” [3]

Una settimana dopo potevamo leggere sul New York Times (15 gennaio) che “tre dei maggiori esperti di Israele – il capo del Mossad, Tamir Pardo, un ex capo del Mossad, Efraim Halevy e un ex capo di stato maggiore dell’esercito, Dan Halutz – hanno tutti recentemente dichiarato che un Iran nucleare non porrebbe una minaccia all’esistenza di Israele.”

Poi, pochi giorni dopo, il ministro israeliano della difesa, Ehud Barak, in un’intervista alla radio dell’esercito israeliano (18 gennaio) ha avuto questo scambio di battute:

Domanda:  Secondo Israele l’Iran non ha ancora deciso di trasformare il suo potenziale nucleare in armi di distruzione di massa?

Barak:  La gente chiede se l’Iran sia deciso oggi a liberarsi di questo regime di controllo [ispezione] … in un tentativo di realizzare armamenti nucleari o un’installazione operativa al più presto possibile. Apparentemente le cose non stanno così.

Infine abbiamo il direttore dei servizi d’informazione nazionali, James Clapper, in un rapporto al Congresso: “Non sappiamo, tuttavia, se l’Iran alla fine deciderà di costruire armamenti nucleari … Ci sono certe cose che [gli Iraniani] non hanno fatto” che sarebbero necessarie per costruire una testata nucleare. [4]

Ammissioni come quelle riportate – e ce ne sono altre – non finiscono mai nei titoli dei canali mediatici di massa statunitensi; in realtà sono a malapena riferite, se lo sono; e a volte sono distorte. Sul Sistema Televisivo Pubblico (PBS ‘New Hour’, 9 gennaio), la rete non commerciale tanto amata dai liberali statunitensi, la citazione di Panetta è stata riportata così: “Ma sappiamo che stanno cercando di sviluppare un potenziale nucleare, ed è questo che ci preoccupa.” Sono state omesse in modo flagrante le parole che precedevano: “Stanno cercando di sviluppare un’arma nucleare? No … “ [5]

Uno dei principali storici militari israeliani, Martin va Creveld, è stato intervistato dalla rivista Playboy nel giugno 2007:

Playboy: Il mondo può convivere con un Iran nucleare?

Van Creveld: Gli Stati Uniti hanno convissuto con l’Unione Sovietica nucleare e con la Cina nucleare, e allora perché non con l’Iran? Ho fatto ricerche sul modo in cui gli Stati Uniti si sono opposti alla proliferazione nucleare in passato e ogni volta che un paese era prossimo alla proliferazione gli Stati Uniti hanno espresso la loro opposizione in termini del perché quest’altro paese era pericolosissimo e non meritava di avere armi nucleari. Gli Stati Uniti ritengono di essere l’unico popolo che merita di avere armamenti nucleari perché sono buoni e democratici e amano la Mamma, la torta di mele e la bandiera.  Ma gli statunitensi sono gli unici ad averli usati … Noi non siamo assolutamente in pericolo di avere bombe atomiche iraniane sganciate addosso. Non possiamo dirlo troppo apertamente, tuttavia, perché abbiamo una storia di utilizzo di qualsiasi minaccia al fine di ottenere armi … grazie alla minaccia iraniana stiamo ottenendo armamenti dagli Stati Uniti e dalla Germania.”

E in tutti questi anni, regolarmente, i dirigenti israeliani e statunitensi hanno continuato ad assicurarci che l’Iran è la Minaccia Nucleare Mondiale Numero Uno, che non possiamo abbassare la guardia contro di loro, che non dovrebbero esserci limiti alle sanzioni ultra-rigide che imponiamo al popolo iraniano e al suo governo. Omicidi e tentativi di omicidio ripetuti di scienziati nucleari iraniani, sabotaggio di attrezzature nucleari iraniane con virus informatici, vendita di parti e materie prime difettose, cadute non spiegate di aerei, esplosioni presso le strutture iraniane … Chi altro può esserci dietro se non USraele? Come facciamo a saperlo? Si chiama “semplice buon senso”. O qualcuno pensa che sia stato il Costarica? O forse il Sud Africa? O forse la Tailandia?

Il Segretario alla Difesa Panetta ha recentemente commentato uno degli assassinii di uno scienziato iraniano. E’ stato sintetico: “Non è così che si comportano gli Stati Uniti.” [6]

Qualcuno conosce l’indirizzo email di Panetta? Mi piacerebbe mandargli la mia lista dei complotti omicidi degli Stati Uniti. Nel corso degli anni sono stati presi di mira più di 50 dirigenti stranieri, molti con successo. [7]

Non molto tempo fa l’Iraq e l’Iran erano considerati da USraele le minacce più gravi all’egemonia israeliana in Medio Oriente. E’ così che è nato il mito della Armi di Distruzione di Massa irachene, e che gli Stati Uniti hanno proceduto a trasformare l’Iraq in un caso disperato.  Così è rimasto l’Iran, e così è nato il mito della Minaccia Nucleare iraniana. Quando si è cominciato a capire che l’Iran non era poi quella gran minaccia nucleare, o che tale “minaccia” stava diventando troppo difficile da spacciare al resto del mondo, USraele ha deciso di volere, al minimo, un cambiamento di regime. Il passo successivo consisteva nel bloccare l’ancora di salvataggio iraniana: le vendite di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.  Ergo, l’accumulo navale statunitense ed europeo in prossimità del Golfo Persico, un atto di guerra che tenta di provocare l’Iran a sparare il primo colpo.  Se l’Iran cercasse di contrastare questo blocco potrebbe essere il segnale per un altro caso disperato statunitense, il quarto in un decennio, con le popolazioni devastate della Libia e dell’Afghanistan, assieme all’Iraq, che ora godono del dono unico statunitense della libertà e della democrazia.

L’11 gennaio il Washington Post riferiva: “Oltre ad influenzare i dirigenti iraniani direttamente [un ufficiale dei servizi d’informazione statunitensi]dice che un’altra opzione qui è che [le sanzioni] creeranno odio e scontento a livello della base cosicché i dirigenti iraniani si renderanno conto di dover cambiare i loro modi.”

Quanto assolutamente incantevoli queste tattiche e questi obiettivi per il ventunesimo secolo da parte del leader del “Mondo Libero”! (Si usa ancora quell’espressione?)

Il pensiero neoconservatore (e Barack Obama può essere considerato spesso un suo compagno di viaggio) è anche più affascinante di così.  Sentite Danielle Pletka, vicepresidente per gli studi di politica estera e militare del più eminente gruppo di studio neo-con, l’American Enterprise Institute.

Il problema più grosso per gli Stati Uniti non è che l’Iran realizzi e sperimenti armi nucleari, bensì che l’Iran realizzi un’arma nucleare e non la usi.  Perché nell’attimo stesso in cui ne avranno una e non faranno nulla di male, tutti i negatori si rifaranno vivi a dire “Vedete, vi avevamo detto che l’Iran è una potenza responsabile. Vi avevamo detto che l’Iran non stava ottenendo armi nucleari per utilizzarle immediatamente.” … E finiranno col definire l’Iran dotato di armi nucleari come un non-problema. [8]

Cosa dobbiamo fare di questa e delle altre citazioni precedenti? Penso che si ritorni alla mia dichiarazione iniziale: essere “l’unica potenza nucleare del Medio Oriente” è un grande asso da tenere nella manica per Israele. USraele è disponibile ad andare in guerra per tenerselo?

Per favore, ditemelo di nuovo:  qual è il motivo della guerra in Afghanistan?

Con la guerra USA in Iraq che si assume sia giunta a una buona conclusione (o a una conclusione decente a metà … o a qualcosa che è pur sempre meglio che niente … o tiriamoci fuori di qui alla svelta fin ce ne sono alcuni, tra noi, ancora tutti interi e ci sono alcuni iracheni che non abbiamo ancora ucciso) i migliori e più intelligenti nel nostro governo e nei nostri media rivolgono i loro pensieri a cosa fare dell’Afghanistan. Pare che nessuno sembri ricordare, se mai lo hanno saputo, che l’Afghanistan non aveva nulla a che vedere con l’11 settembre o con la lotta ai terroristi (a parte i molti che gli Stati Uniti hanno creato con l’invasione e l’occupazione) ma riguardava gli oleodotti.

Nell’agosto 2009 il presidente Obama ha dichiarato: “Ma non dobbiamo mai dimenticare che questa non è una guerra che è stata scelta. E’ una guerra dettata dalla necessità. Quelli che hanno attaccato gli Stati Uniti l’11 settembre stanno complottando per rifarlo. Se lasciata senza controllo, l’insurrezione talebana si tradurrà in un porto ancor più sicuro nel quale al-Qaeda complotterà per uccidere ancora altri cittadini statunitensi.” [9]

Cosa importa che delle decine di migliaia di persone che gli Stati Uniti e la loro NATO di facciata hanno ucciso in Afghanistan, nemmeno una è stata identificata come aver avuto qualcosa a che vedere con gli eventi dell’11 settembre 2001?

Chi se ne frega che il “complotto per attaccare gli Stati Uniti” nel 2001 sia stato progettato in Germania, in Spagna e negli Stati Uniti piuttosto che in Afghanistan. Perché gli Stati Uniti non hanno bombardato quei paesi?

In realtà cosa è stato concretamente necessario al complotto per acquistare dei biglietti aerei e prendere lezioni di volo negli Stati Uniti? Una stanza e qualche sedia? Cosa significa “un porto ancor più sicuro”? Una stanza più ampia con più sedie? Forse una lavagna? I terroristi intenzionati ad attaccare gli Stati Uniti possono incontrarsi praticamente dovunque, con l’Afghanistan che probabilmente è il posto peggiore per loro, considerata l’occupazione statunitense.

L’unica “necessità” che ha attirato gli Stati Uniti in Afghanistan è stata il desiderio di stabilire una presenza militare in quel territorio che è prossimo alla regione del Mar Caspio nell’Asia Centrale – che risulta contenere le secondi maggiori riserve comprovate di petrolio e gas naturale del mondo – e costruire condutture per il petrolio ed il gas da quella regione attraverso l’Afghanistan.

L’Afghanistan è situato opportunamente per le condotte di petrolio e gas per servire l’Asia del Sud, condutture che possono aggirare quei non ancora vassalli di Washington, l’Iran e la Russia. Se solo i talebani non attaccassero i percorsi. Eccovi Richard Boucher, segretario di stato aggiunto USA per gli affari dell’Asia Centrale e Meridionale, nel 2007: “Uno dei nostri obiettivi consiste nello stabilizzare l’Afghanistan, in modo che possa diventare un corridoio e un perno tra l’Asia Meridionale e quella Centrale, in modo che l’energia possa affluire al sud.” [10]

Dagli anni ’80 è stato progettato ogni genere di condutture per l’area, solo per essere ritardare o cancellate per un problema o l’altro di tipo politico, militare o finanziario.  Ad esempio la cosiddetta conduttura TAPI  (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India) aveva il forte sostegno di Washington che era ansioso di bloccare una conduttura concorrente che avrebbe portato il gas al Pakistan e all’India dall’Iran.

La TAPI risale ai tardi anni ’90, quando il governo talebano ebbe contatti con la compagnia petrolifera californiana Unocal Corporation. Questi contatti furono attuati con la piena consapevolezza dell’amministrazione Clinton e non furono dissuasi per l’estrema repressione della società talebana. Dirigenti talebani si recarono addirittura negli Stati Uniti per discutere. [11] Testimoniando davanti al Sottocomitato della Camera per l’Asia e il Pacifico, il 12 febbraio 1998, il rappresentante dell’Unocal, John Maresca, discusse dell’importanza del progetto della conduttura e delle crescenti difficoltà nel trattare con i talebani:

“Le riserve petrolifere totali della regione possono ben raggiungere i 60 miliardi di barili di petrolio.  Alcuni stimano che possano arrivare a 200 miliardi di barili … Sin dall’inizio noi abbiamo chiarito che la costruzione della conduttura che abbiamo proposto attraverso l’Afghanistan non potrà avere inizio prima che sia in carica un governo riconosciuto che abbia la fiducia dei governi, dei dirigenti e della nostra compagnia.”

Quando tali contatti si arenarono nel luglio 2001, l’amministrazione Bush minacciò i talebani di rappresaglie militari se il governo non avesse acconsentito alle richieste statunitensi. Le trattative fallirono davvero il mese successivo, un mese prima dell’11 settembre.

Gli Stati Uniti fanno davvero sul serio per quel quanto concerne le aree del petrolio e del gas del Mar Caspio e del Golfo Persico. Attraverso una guerra o l’altra, a cominciare dalla Guerra del Golfo del 1990-1, gli Stati Uniti sono riusciti a creare basi militari in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, Oman, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan.

La guerra contro i talebani non può essere “vinta” se non ammazzando tutti quanti in Afghanistan. Gli Stati Uniti possono ben cercare nuovamente di negoziare con i talebani qualche forma di sicurezza per le condutture, poi venir via e cantare “vittoria”.  Barack Obama è certamente in grado di tenere un eloquente discorso della vittoria leggendolo dal suo gobbo elettronico. Potrebbe addirittura metterci dentro le parole “libertà” e “democrazia” ma certamente non la parola “conduttura”.

Amami, amami, amami, sono un liberale (Grazie Phil Ochs. Ci manchi)

Angela Davis, stella degli anni ’60, come la maggior parte dei membri del Partito Comunista, era/è non più radicale dello statunitense liberale medio.  Qui si è rivolta recentemente a Occupy Wall Street: “Quando ho detto che abbiamo bisogno di un terzo partito, di un partito radicale, guardavo al futuro. Non possiamo permettere che un Repubblicano assuma il potere … Non ci ricordiamo di cosa è stato quanto Bush era presidente?” [12]

Sì, Angela, ci ricordiamo bene quel periodo. Come possiamo dimenticarcelo visto che Bush, sotto molti aspetti importanti, è ancora alla Casa Bianca?  Scatenamento di  guerre perpetue, incessante sorveglianza dei cittadini, baci all’industria nel sedere, brutalità poliziesca? … Cosa è cambiato? (Salvo che in peggio).  Dov’è la nostra assicurazione sanitaria statale?  Nulla nemmeno di vagamente prossimo.  Dov’è la nostra istruzione universitaria accessibile? Tuttora la più indietro di tutto il mondo “sviluppato”. Dov’è la nostra marijuana legalizzata … voglio dire, legalizzata davvero? Se pensate che le cose siano cambiate dovete aver bevuto. Dov’è il nostro aborto a richiesta? Cosa ne pensa il vostro amico Barack? Gli indispensabili sindacati sono salvati dall’oblio? Ah! Il super-importante salario minimo? Al netto dell’inflazione, pari a quello della metà degli anni ’50.

Sono finiti la minaccia statunitense all’ambiente e il movimento ambientalista mondiale? Andate a dirlo a un devoto attivista internazionalista. E’ finalmente terminato l’embargo cinquantennale contro Cuba? No, e io ancora non posso recarmici legalmente. La Guerra al Terrore dello stato di polizia nazionale?  Passa a malapena un mese senza che lo FBI metta in trappola  qualche giovane “terrorista”.  Vengono messi in galera più banchieri delinquenti e inchiappettatori della società di Wall Street (eccettuati gli inoffensivi insider traders)? Citatene uno. Le regole davvero rigorose per il settore finanziario di cui c’è disperata necessità? Continuate ad aspettare. E che dire dell’arresto dei dirigenti della Compagnia delle fuoruscite di Petrolio, la BP? O dei criminali di guerra, assassini di massa e torturatori che si chiamano … Oh, non so, vediamo, magari qualcosa come Cheney o Bush o Rumsfeld o Wolfowitz o qualcuno con un nome strambo, tipo Condoleeza? Tutti che se ne vanno a spasso liberi, tutti festeggiati.

“Un grande declino degli Stati Uniti progressisti si è verificato durante gli anni di Clinton, quando molti liberali e le loro organizzazioni accettarono la presenza di un presidente Democratico come sostituto adeguato di tutte le cose in cui un tempo i liberali credevano. Il liberalismo e lo spirito socialdemocratico cresciuti faticosamente nei precedenti sessant’anni avvizzirono durante l’amministrazione Clinton.” – Sam Smith [13]

“Un cambio di presidente è come un cambio di campagna pubblicitaria per una bevanda; il prodotto continua ad avere lo stesso sapore, ma ora ha una nuova “immagine”. – Richard K. Moore

Necessario aiuto di volontari per e-books

Se avete una qualche competenza nel mettere insieme libri elettronici, note a piè di pagina comprese, il mio editore, Common Courage, vorrebbe comunicare con voi. Contattate Greg Bates a gbates@commoncourage.com . Grazie.

 

Note

1. Haaretz.com (Israel), 25 ottobre 2007; edizione a stampa 26 ottobre

2. Washington Post, 5 marzo 2009

3. “Face the Nation”, CBS, 8 gennaio 2012; vedere il video qui

4. The Guardian (London), 31 gennaio 2012

5. “PBS’s Dishonest Iran Edit”, FAIR (Fairness and Accuracy in Reporting), 10 gennaio 2012

6. Reuters, 12 gennaio 2012

7. http://killinghope.org/bblum6/assass.htm

8. Video of Pletka making these remarks

9. Discorso tenuto dal Presidente al convegno dei Veterani delle Guerre all’Estero, 17 agosto 2009

10. Discorso alla Scuola di Studi Internazionali Avanzati Paul H. Nitze, Washington, DC, 20 settembre  2007

11. Vedere, ad esempio, l’articolo del 17 dicembre 1997 sul giornale inglese The Telegraph, “Oil barons court Taliban in Texas” [I baroni del petrolio corteggiano I talebani in Texas] . Per un’ulteriore trattazione riguardo alla conduttura TAPI e agli argomenti collegati vedre  questo articolo dell’ingegnere petrolifero John Foster.

12. Washington Post, 15 gennaio 2012

13. Sam Smith è stato a lungo editore e giornalista a  Washington, DC. Ora vive nel Maine. Abbonatevi alla sua magnifica newsletter, la Progressive Review.

William Blum è autore di

· Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War 2 [Uccidere la speranza: interventi statunitensi militari e della CIA dalla Seconda Guerra Mondiale]

· Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower [Stato canaglia: guida all’unica superpotenza mondiale]

· West-Bloc Dissident: A Cold War Memoir [Dissidenti del blocco occidentale: memorie della Guerra Fredda]

· Freeing the World to Death: Essays on the American Empire [Liberare il mondo a costo di ucciderlo: saggi sull’impero statunitense]

 

Si possono leggere parti dei libri e ottenere copie firmate presso  www.killinghope.org

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-grand-ayatollah-of-nuclear-menace-by-william-blum

Originale: Killinhope.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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