Guantanamo deve sparire

Redazione 16 gennaio 2012 0
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Guantanamo deve sparire

 

Protestando contro dieci anni di detenzione indefinita

 

Di Mark Engler

14 gennaio 2012

 

“I prigionieri di Guantanamo girino a destra,” urlava il maresciallo. “I prigionieri proseguano dritti!”

In risposta all’ordine, varie centinaia di persone vestite con  tute arancione e cappucci neri si sono girati contemporaneamente verso destra in Pensylvania Avenue, e hanno cominciato una lenta marcia verso l’edificio del Campidoglio.

Mercoledì era il decimo anniversario del primo trasferimento  di prigionieri nella Baia di Guantanamo, come parte della “Guerra al terrore”. Per ricordare quella data, una coalizione di gruppi che operano in difesa dei diritti umani e che comprende: Testimoni contro la tortura, Code Pink, Amnesty International, e la Campagna nazionale religiosa contro la tortura hanno svolto una protesta a Washington, D.C. La processione solenne di dimostranti vestiti di arancione si è snodata attraverso vari isolati e questa protesta è diventata la più imponente di quelle fatte per il problema di  Guantanamo  dall’inizio dell’Amministrazione Obama.

“Guantanamo è un fallimento di un intero sistema”, ha annunciato al microfono una persona, un quando la marcia è cominciata. Come se volesse riflettere la distribuzione della colpa, la dimostrazione è passata davanti alla Casa Bianca e al Congresso, ha superato il Dipartimento della Giustizia, prima di finire davanti alla Corte Suprema. Gli organizzatori  miravano ad avere almeno 171 dimostranti con i cappucci  e le tute, uno per ogni prigioniero ancora detenuto a Guantanamo e invece hanno distribuito molto più di cento tute per  facilitare l’obiettivo. Ma un numero molto maggiore di persone si sono presentate con le uniformi arancione e si sono aggiunti alla fila. Inoltre, i “prigionieri” silenziosi erano seguiti da una folla di altre centinaia di dimostranti che portavano striscioni e scandivano slogan. Avvantaggiandosi della rima extra che l’argomento presta al vecchio slogan delle proteste, gridavano, “Hey, hey. Ho, ho. Guntanamo has got to go!” (In italiano la rima non si può fare e si può tradurre: Hey, Hey, Ha.Ha. Guantanamo deve sparire!”)

Prima della marcia, a una dimostrazione di fronte alla Casa Bianca, persone che parlavano a un microfono, spiegavano i molti motivi per cui il famigerato luogo di detenzione deve davvero sparire. Tom Parker di Amnesty ha delineato “dieci potenti messaggi contro i diritti umani che la prolungata esistenza di questa struttura detentiva invia al mondo.” Il procuratore  Martha Rayner ha letto una dichiarazione di più di 1000 avvocati che hanno rappresentato o attualmente rappresentano gli uomini prigionieri nella Baia di Guantanamo nei procedimenti federali per l’habeas corpus. (Legge inglese risalente al 1679, che tutela i cittadini da arresto e detenzione arbitrari. Ogni accusato ha il diritto di essere ascoltato nelle ventiquattro ore che seguono il suo arresto e di rimanere in libertà dietro cauzione fino al processo. Questa stessa procedura è in vigore negli Stati Uniti. L’espressione Habeas Corpus è l’inizio della frase latina “habeas corpus ad subiiciendum” che esprimeva l’ingiunzione di presentarsi di persona davanti al giudice. (da www.wordreference.com. n.d.T.)

La dichiarazione elaborava i modi in cui il governo degli Stati Uniti, fin dall’inizio del 2002, ha “tentato di rendere il campo di prigionia un “buco nero legale” dove la luce  del processo regolare e della supremazia della legge che l’avrebbe resa accettabile non sarebbe penetrata.”

Gli oratori hanno perorato bene la causa, come ha fatto anche in un recente contro-editoriale sul New York Times l’ex-detenuto Murat Kurnaz  che nel 2001 era stato preso in una retata con accuse pretestuose, portato a Guantanamo, quasi annegato da coloro che lo interrogavano, appeso per le mani per vari giorni, esposto a maltrattamenti prolungati, e detenuto per anni prima di essere rilasciato nel 2006, senza aver avuto un  processo.

Quello, però, che mi ha colpito, mentre marciavo verso la Corte Suprema, era la ridicolaggine di questa situazione: dieci anni dopo l’installazione della struttura si deve ancora perorare la causa della chiusura di Guantanamo.

Quando Obama era candidato alla presidenza, prometteva costantemente che avrebbe posto fine agli abusi dell’amministrazione Bush e giurava:”Chiuderemo Guantanamo. E ristabiliremo l’habeas corpus. Faremo da guida  con l’esempio, non soltanto con le parole, con i fatti. Questo è il futuro che ci immaginiamo.”

Obama ha è stato eletto con il mandato di operare proprio in questo modo e perfino molti conservatori si erano convinti di questo problema. Come ha notato Parker, “Nel suo memoriale “Decision points”, il presidente Bush ricorda che quando è stato rieletto nel gennaio 2005, era arrivato ad apprezzare il fatto che Guantanamo fosse diventato “uno strumento di propaganda per i nostri nemici, e una  distrazione  per i nostri alleati.”

E tuttavia il campo di  prigionia rimane.

Un cartello di protesta distribuito da Amnesty alla dimostrazione, scritto a     caratteri neri su sfondo giallo vivo diceva: “Basta con la detenzione indefinita: accusa o rilascio!”

Sono rimasto a chiedermi se era stata mai fatta una tale richiesta in una dimostrazione. Tutti i tipi di cose che sono abituato a vedere sui cartelli nelle dimostrazioni: Abrogare il NAFTA, (Trattato nordamericano di libero commercio),  Fate pagare i CEO,  (gli amministratori delegati); Assistenza medica per tutti – contengono almeno un accenno di utopia. Mentre non sono di per sé suggerimenti  poco realizzabili, si sarebbe sorpresi di vederli realizzati completamente in qualsiasi  momento futuro.  Invece “ Accusa o rilascio”? E’ una richiesta che contro coloro che sono detenuti come criminali dovrebbero essere presentate delle accuse? Come siamo arrivati al punto dove questa è una cosa che ha bisogno di spazio su un cartello?

Il fatto triste è che fare richieste per avere principi molto essenziali nel campo della giustizia americana è veramente considerata una richiesta da estremisti, data la sistematica violazione di questi principi da parte del nostro governo,” mi ha detto Jeremy Varon, professore associato di storia alla New School for Social Research (Nuova scuola per la ricerca sociale). Varon  è un amico e collega attivo nel gruppo Witness Against Torture (Testimoniare contro la tortura) e con il quale ho parlato durante la manifestazione. “Semplici affermazioni come: ‘innocente finché non si provi la colpevolezza’ o ‘accusa o rilascio’ – cose che  dovrebbero essere il nocciolo di qualsiasi struttura processuale giusta –sono diventate argomenti per i quali si deve combattere con le unghie e con i denti. E, certo, può sembrare strano a qualcuno che è davvero molto estremista fare delle richieste che sono componenti così  basilari del liberalismo – nel significato filosofico della parola. Questa, però, è la situazione politica nella quale ci troviamo.”

Varon ha aggiunto:” L’elemento di utopia è che vogliamo un mondo che superi la tortura, la coercizione, la tirannia e la negazione dei diritti umani e delle civiltà civili fondamentali. Non dovrebbero essere considerate proposte estremiste, ma è necessario difenderle.”

Gli ho chiesto come si è sentito per il  modo in cui Obama  ha affrontato il    problema di Guantanamo.

“Completamente e totalmente  tradito,” ha detto. “ Nel gruppo T estimoniare contro la tortura, diciamo che la sconfitta è stata strappata dalle fauci della vittoria. Con gli ordini esecutivi di Obama il primo giorno del suo governo, abbiamo pensato di aver raggiunto la maggior parte delle cose per cui avevamo lottato. Prendevamo in considerazione di smontare la nostra organizzazione e di ritirare lo striscione con scritto.”Chiudete Guantanamo”. Ma proprio per un fatto di diligenza normale, lo abbiamo tirato fuori a Washington nel 2008 e abbiamo fatto la campagna “100 giorni per chiudere Guantanamo”. La abbiamo elaborata nel senso di appoggiare il presidente nel suo sforzo di attuare i suoi ordini esecutivi. E poi tutto si è svelato in modo terribile.”

Come molti hanno detto, l’amministrazione Obama, da allora ha ristabilito l’apparato detentivo immorale e illegale del regime di Bush e gli ha dato una patina di legittimità bipartitica. La pratiche che una volta erano controverse sono state istituzionalizzate e normalizzate e questo è     responsabilità diretta dell’amministrazione Obama.

Proseguendo nelle azioni, il gruppo Testimoniare contro la tortura,  continua la sua settimana di protesta. Il gruppo ipotizza che giovedì ci saranno fino a trenta arresti davanti alla Casa Bianca. Inoltre, circa 45 persone interromperanno un digiuno di dieci giorni che hanno svolto in solidarietà con i prigionieri di Guantanamo.

Nel tardo pomeriggio ho parlato con un altro amico che è scrittore e insegnante, Matthew Mercier che si era unito a questo digiuno. Con mia sorpresa, dopo dieci  durante i quali si è nutrito soltanto di acqua, succhi di frutta e tè, appariva lucido e pieno di energia durante tutta la dimostrazione. Mi ha comunque assicurato che spesso scopriva  di sentirsi debole. La notte, prima, mi ha detto, aveva vegliato in piedi davanti alla Casa Bianca insieme a un altro digiunatore tra le 22 e l’1 di notte. “Abbiamo cominciato a parlare cercando di tenerci caldi,”; E abbiamo scoperto di essere incredibilmente  eloquenti riguardo al cibo: che cosa avremmo messo su un tramezzino, il miglior tamal *, che avevamo mai mangiato, le virtù del lardo.”

“E’ una piccola cosa, però,” ha aggiunto un momento dopo, “negarci un piccolo qualche cosa per diventare consapevoli della sofferenza degli altri.”

 

 

Mark Engler è un opinionista  di Foreign Policy in Focus e autore di: How to Rule the World: The Coming Battle Over the Global Economy (Nation Books). (Come governare il mondo: la prossima battaglia per l’economia globale). Si può contattare tramite il sito  http://DemocracyUprising.com.

 

Da Z Net- LO spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/guantanamo-has-got-to-go-by-mark-engler

Originale : Dissent Magazine

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2011 ZNET Italy –Licenza Creative Coomons  CC BY-NC-SA 3.0

 

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