Come Israele ha impiegato un raggiro spionistico per giustificare l’uccisione dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh

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Funerale di Mohsen Fakhrizadeh presso la direzione del ministero della difesa, 30 novembre 2020 (Fars News Agency, CC BY 4.0 Wikimedia Commons)

di Gareth Porter – 4 dicembre 2020

 

Il Mossad ha speso anni in una campagna di propaganda mirata a convincere il mondo che l’Iran possedeva un programma di armamento nucleare e per legittimare il suo assassinio dell’accademico iraniano, scrive Gareth Porter.

L’assassinio israeliano del dirigente della difesa iraniana Mohsen Fakhrizadeh è trattato come un trionfo dello spionaggio israeliano, con diffusi riferimenti sul The New York Times e su altri principali canali mediatici all’uccisione del “massimo scienziato nucleare dell’Iran”.

In realtà l’agenzia spionistica israeliana, il Mossad, ha eliminato Fakhrizadeh, un dirigente della difesa, nonostante la consapevolezza che la sua descrizione pubblica di architetto chiave del programma di armamento nucleare dell’Iran era un falso.

Per anni canali mediatici statunitensi hanno dipinto Fakhrizadeh come l’equivalente iraniano di J. Robert Oppenheimer, spacciandolo al pubblico come la mente dietro una versione iraniana del Progetto Manhattan. Questa immagine è stata sviluppata principalmente attraverso un’operazione israeliana di disinformazione basata su documenti che mostravano segni di montatura.

 

Nascita di un’operazione di propaganda

L’origine dell’operazione di propaganda del Mossad riguardo a Fakhrizadeh si trova nei tardi anni Novanta, quando gli Stati Uniti e Israele aveva per la prima volta sviluppato sospetti di ambizioni iraniane di sviluppare un’arma nucleare. Analisti dello spionaggio statunitense, britannico, tedesco e israeliano avevano intercettato telex dell’Università Sharif riguardo a varie tecnologie di “utilizzo duale”, quelle che potevano essere sfruttate in un programma nucleare ma anche applicate a un utilizzo non nucleare.

Molti dei telex contenevano il numero di un’organizzazione chiamata Physics Research Center che operava sotto il controllo del ministero della difesa iraniano. La CIA e le agenzie di spionaggio sue alleate avevano interpretato quelle intercettazioni come prova che l’esercito iraniano stava conducendo un proprio programma nucleare e dunque che l’Iran stava perseguendo segretamente un potenziale bellico nucleare.

Durante il primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush il notorio militarista e alleato del Likud John Bolton aveva assunto la responsabilità della politica iraniana, spingendo la CIA a redigere una stima che concludeva per la prima volta che l’Iran aveva avviato un programma di armamento nucleare. Il Mossad israeliano vide evidentemente nel nuovo atteggiamo di Washington un semaforo verde per mettere in moto una campagna oscura di propaganda per drammatizzare e personalizzare il programma segreto iraniano di armamento nucleare che si presumeva esistesse.

John Bolton parla alla Conservative Political Action Conference del 2015 a National Harbor, Maryland (Gage Skidmore via Flickr, CC BY-SA 2.0)

Tra il 2003 e il 2004 il Mossad produsse una vasta scorta di presunti documenti iraniani che illustravano tentativi di accoppiare un’arma nucleare al missile iraniano Shahab-3 e un sistema per convertire l’uranio.

I documenti del Mossad contenevano molteplici segni indicativi di falsificazione. Ad esempio, il modulo di rientro illustrato nei disegni era già stato abbandonato nel 2002 – prima che tali disegni fossero stati asseritamente creati, secondo i documenti stessi – a favore di un progetto che appariva totalmente differente e che era stato mostrato per la volta in un esperimento del 2004. Dunque, chiunque fosse responsabile dei disegni non era chiaramente a conoscenza della singola più importante decisione del ministero della difesa riguardante il futuro del deterrente missilistico iraniano.

La CIA non ha mai rivelato chi abbia fatto uscire i documenti dall’Iran, e come. Tuttavia, l’ex alto dirigente del Foreign Office tedesco, Karsten Voigt, ha spiegato nel 2013 a chi scrive che l’agenzia dello spionaggio tedesco, il BND, era stata fornita della raccolta da una fonte occasionale che i capi dello spionaggio ritenevano meno che credibile.

E chi era tale fonte? Secondo Voigt apparteneva al Mujahedeen e-Khalq, la setta iraniana in esilio che aveva combattuto per le forze irachene di Saddam contro l’Iran durante gli otto anni di guerra e agli inizi degli anni Novanta passava informazioni e propaganda che il Mossad non voleva attribuite a sé.

 

Descrizione di Fakhrizadeh come architetto

Quei documenti del Mossad identificavano Mohsen Fakhrizadeh come il direttore di un presunto progetto iraniano di massima segretezza chiamato “Piano AMAD”. In realtà Fakhrizadeh era un ufficiale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana e dirigente del Ministero della Logistica delle Forze Armate (MODAFL) che anche insegnava fisica all’Università Imam Hussein di Teheran.

Per implicarlo quale cervello del progetto nucleare la raccolta di documenti del Mossad presentava una direttiva apparentemente firmata da Fakhrizadeh. Ma poiché nessuno fuori dall’Iran aveva mai visto prima la firma dell’oscuro dirigente, e considerata l’assenza di un tentativo di mostrava contrassegni governativi ufficiali sui documenti, c’era poco per impedire al Mossa di falsificarli.

Nella loro storia del servizio di spionaggio israeliano, Mossad: The Greatest Missions of the Israeli Secret Service, Michael Bar-Zohar e Nisham Mishal hanno indicato il Mossad come il responsabile della comparsa dei presunti documenti nucleari iraniani. Gli autori hanno raccontato come il Mossad avesse raccolto le informazioni personali di Fakhrizadeh che erano state successivamente diffuse al pubblico attraverso il MEK, compreso il numero del suo passaporto e il suo numero di telefono di casa.

“Questa abbondanza di dettagli e di mezzi di trasmissione”, hanno scritto Bar-Zohar e Mishal, “inducono a ritenere che … ‘un certo servizio segreto’, sempre sospettato dall’occidente di perseguire propri fini, abbia scrupolosamente raccolto questi fatti e dati riguardo allo scienziato iraniano e li abbia trasmessi alla resistenza iraniana (MEK)”.

I documenti anche additavano Fakhrizadeh quale ex capo del Physics Research Centre, in tal modo collegandolo ingannevolmente a tentativi di approvvigionamento per “utilizzo duale” di mezzi nucleari nel 1990-91 che erano ben noti alla CIA e ad altre agenzie di spionaggio.

Tale accusa era stata riflessa nella Risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2006 che elencava dirigenti iraniani responsabili della proliferazione nucleare e missilistica in Iran. Nella risoluzione dell’ONU Fakhrizadeh era identificato come uno “scienziato di vertice del MODAFL ed ex capo del Physics Research Centre (PHRC)”.

Ma l’identificazione israeliana di Fakhrizadeh quale capo del PHRC è stata dimostrata menzognera. L’Iran ha consegnato estesa documentazione alla IAEA alla fine del 2004 e agli inizi del 2005 sul PHRC e sui telex di approvvigionamento e i documenti – che la IAEA non ha contestato – mostravano che un professore dell’Università Sharif di Tecnologia di Teheran di nome Sayyed Abbas Shahmoradi-Zavari aveva diretto il PHRC dal suo avvio nel 1989 fino alla sua chiusura nel 1998.

Inoltre, i documenti forniti alla IAEA hanno rivelato che la tecnologia di utilizzo duale che Shahmoradi-Zavari aveva aiutato l’università a procurarsi attraverso i suoi collegamenti del PHRC era in effetti finalizzata all’insegnamento e alla ricerca del personale docente dell’università. In almeno un caso personale della IAEA ha rilevato che un articolo di “utilizzo duale” era stato procurato dall’università.

Centro Internazionale di Vienna, direzione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Foto ONU)

Questi fatti avrebbero dovuto por fine al mito creato dal Mossad di Fakhrizadeh quale capo di un vasto programma segreto di armamento nucleare. Ma la IAEA non ha mai rivelato il nome di Shahmoradi-Zavari e perciò ha evitato di dover riconoscere che i documenti che l’agenzia aveva sposato come genuini avevano fuorviato il mondo riguardo a Fakhrizadeh.

Non è stato che nel 2012 che David Albright, direttore dell’Institute for Science and International Security con sede Washington, ha riconosciuto che Shahmoradi-Zavari – non Fakhrizadeh – era stato il capo del Physics Research Center anche se ha evitato di ammettere che la IAEA si fosse affidata a documenti che si erano rivelati falsi.

 

Accelerazione della propaganda

Il Mossad si è dato di nuovo da fare dopo la valutazione della CIA del novembre 2007 che l’Iran aveva cessato di lavorare alle armi nucleari. Decisi a neutralizzare l’impatto politico di quel risultato, gli Israeliani hanno evidentemente cominciato a lavorare a un nuovo insieme di documenti iraniani di massima segretezza.

Questa volta, tuttavia, gli israeliani ha fornito i documenti direttamente alla IAEA alla fine del 2009, come ha rivelato nelle sue memorie l’allora direttore generale della IAEA Mohamed ElBaradei.

I documenti rivelavano apparentemente attività del ministero della difesa iraniano relative ad armi nucleari. Uno di tali documenti, fatto trapelare al The London Times nel dicembre del 2009, pretendeva di essere una lettera del 2007 di Fakhrizadeh quale presidente di un’organizzazione che sovrintendeva a lavoro su armi nucleari. Ma come ha ricordato l’ex direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) gli esperti tecnici della IAEA avevano “sollevato numerose domande circa l’autenticità dei documenti…”

Il direttore generale della IAEA Mohamed ElBaradei parla al Vertice del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla non proliferazione nucleare e il disarmo, 24 settembre 2009 (Foto ONU)

Persino la CIA e alcuni analisti europei dello spionaggio erano scettici riguardo all’autenticità del documento di Fakhrizadeh. Anche se era circolato per mesi tra le agenzie di spionaggio, persino il normalmente acritico New York Times aveva scritto che la CIA non lo aveva autenticato. L’ex funzionario dell’antiterrorismo della CIA Philip Giraldi, che aveva mantenuto contatti con personale attivo dell’agenzia, ha dichiarato a chi scrive che analisti della CIA consideravano il documento un falso.

 

Assassinii giustificati da disinformazione

L’uccisione di Fakhrizadeh non è stata la prima volta che il Mossad ha fatto fuori un iraniano che aveva accusato infondatamente di svolgere un ruolo chiave in un programma di armamenti. Nel luglio del 2011 qualcuno operante per il Mossad – apparentemente un membro del MEK – ha abbattuto uno studente trentacinquenne di ingegneria di nome Darioush Rezaeinejad e ferito sua moglie di fronte a un asilo di Teheran.

Il giovane è stato messo nel mirino sulla base di niente più che la ricerca che aveva condotto su interruttori ad alto voltaggio e la sua pubblicazione di un documento accademico riguardo al suo sapere. Il sommario del documento professionale pubblicato da Rezaienejad chiariva che il suo lavoro interessava quella che è chiamata “energia esplosiva a impulsi” implicata in laser ad alta energia, fonti di microonde ad alta energia e altre applicazioni commerciali.

Pochi giorni dopo l’assassinio di Rezaienejad, tuttavia, un funzionario di uno “stato membro” non nominato ha fornito al giornalista dell’Associated Press George Jahn il sommario del documento di Rezaienejad, riuscendo a convincere Jahn che esso “risultava sostenere” l’affermazione che egli aveva “lavorato a un componente chiave per attivare gli esplosivi necessari per far esplodere una testata nucleare”.

Poi, nel settembre del 2011, gli israeliani hanno fornito a Jahn una “sintesi spionistica” che promuoveva la risibile affermazione che Rezaeinejad non era per nulla uno specialista dell’energia elettrica, bensì piuttosto un “fisico” che aveva lavorato per il ministero della difesa a vari aspetti di armi nucleari.

L’impiego di affermazioni assurde sostenute da prove esili per giustificare l’assassinio a sangue freddo di un giovane ingegnere elettrico senza alcuna storia di coinvolgimento in armi nucleari ha illuminato il modus operandi del Mossad ricomparso nel caso di Fakhrizadeh: lo spionaggio israeliano architetta semplicemente una narrazione incentrata su collegamenti fittizi a un programma inesistente di armamento nucleare. Poi sta a guardare mentre la stampa occidentale dissemina acriticamente la propaganda presso il pubblico, creando lo spazio politico che assassinii a sangue freddo in piena luce del sole.

 

Gareth Porter è un giornalista d’inchiesta indipendente che si occupa di politica della sicurezza nazionale dal 2005 e ha ricevuto il Premio Gellhorn per il Giornalismo nel 2012. Il suo libro più recente è ‘The CIA Insider’s Guide to the Iran Crisis’, scritto con John Kiriakou, appena pubblicato a febbraio.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: How Israel Deployed an Intelligence Deception to Justify Killing Scientist Mohsen Fakhrizadeh – Consortiumnews

Originale: The Grayzone

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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