COVID Horror: edizione delle festività

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Puro inferno” – Foto di Nathaniel St. Clair

di Vincent Emanuele – 14 novembre 2020

Tra meno di due settimane decine di milioni di statunitensi si recheranno a incontrare i loro amici e parenti per la festa del Giorno del Ringraziamento. A questo punto la maggioranza degli statunitensi ha sviluppato quella che alcuni esperti definiscono “stanchezza pandemica”, anche se è difficile immaginare come gli statunitensi possano sentirsi così “stanchi” dopo che è stato chiesto loro di fare così poco, specialmente rispetto ad altri paesi.

L’11 novembre 142.856 statunitensi sono risultati positivi al COVID-19, il totale giornaliero più elevato da quando è iniziata la pandemia. Un mese fa, l’11 ottobre, tale numero era di 44.783. Secondo il Progetto di Tracciamento del COVID “le ospedalizzazioni nel paese hanno già superato record per due giorni di fila. Mercoledì sono state ospedalizzate 65.368 persone, in aumento dal record di 61.964 di martedì”, raddoppiando il numero totale delle ospedalizzazioni rispetto a un mese fa e 5.000 in più rispetto al precedente giorno di picco delle ospedalizzazioni il 15 aprile (59.940).

Lauren Sauer, assistente di medicina d’emergenza all’università John Hopkins, ha recentemente dichiarato alla NPR: “Abbiamo motivi legittimi per essere molto, molto preoccupati riguardo al nostro sistema sanitario a livello nazionale”, segnalando che molti stati hanno raggiunto un punto critico per quanto riguarda le ospedalizzazioni. In effetti 18 stati sono “al massimo della capacità o in prossimità di esso”.

Medici, epidemiologi, ricercatori e scienziati hanno avvertito che questo sarebbe successo se gli Stati Uniti avessero continuato lungo il percorso attuale. In conseguenza, anche quelli in posizioni di autorità e potere sapevano che questo sarebbe successo. Dopo settimane di confusione e malagestione, stati liberali quali California, Oregon, Vermont, New York, Washington e Massachusetts hanno compiuto passi energici per contenere la diffusione e sottoporre a test del virus, mentre stati controllati dai Repubblicani hanno lasciato i residenti a cavarsela da soli. In conseguenza gli stati blu se la sono cavata molto meglio dei loro omologhi rossi.

Da persona che vive in uno stato controllato tre volte dai Repubblicani, l’Indiana, in una contea profondamente rossa, LaPorte, con Democratici conservatori al potere a livello municipale, posso dirvi che è assolutamente terrificante, surreale e assurdo subire una pandemia senza virtualmente alcuna guida da istituzioni governative.

Senza dubbio la divisione partitica è profonda. Secondo Pew, l’82 per cento dei Democratici intervistati ha detto che il COVID-19 era un problema considerevole nell’elezione del 2020, rispetto a solo il 24 per cento dei Repubblicani. Le donne hanno maggiori probabilità di indossare mascherine rispetto agli uomini (gli uomini veri non indossano mascherine!) e i Democratici hanno tre volte maggiori probabilità di indossare mascherine all’interno rispetto ai Repubblicani, secondo un sondaggio Gallup.

La notizia di parte forse più folle emersa nell’elezione del 2020 è stata il fatto che contee che avevano la percentuale pro capite più elevata di casi positivi di COVID avevano votato in misura schiacciante per Trump contro Biden.

Naturalmente neri, latinoamericani, indigeni e asiatici statunitensi hanno molte maggiori probabilità di contrarre il virus e di morirne. Il progetto ‘Color of Coronavirus’ dell’AMP Research Lab riferisce:

  • Dei più di 240.000 morti statunitensi catalogati in questo aggiornamento di Color of Coronavirus il seguente è il numero delle morti documentate per gruppo a tutto il 10 novembre 2020: Asiatici (8.687), Neri (46.211), Indigeni (2.251(, Latinoamericani (46.912), Isolani del Pacifico (334) e Bianchi (123.429). In aggiunta 5.373 morti sono registrati solo come di “altra” razza (e probabilmente comprendono più persone indigene e isolani del Pacifico), mentre altri 8.510 sono di razza ignota.
  • Nelle scorse quattro settimane il tasso di mortalità tra gli indigeni ha avuto l’accelerazione maggiore.
  • Questi sono gli impatti di mortalità documentati a livello nazionale da dati del COVID-19 (aggregati da tutti gli Stati Uniti e dal Distretto della Colombia) per tutti i gruppi razziali:
    • 1 nero statunitense morto ogni 875 (o 114,3 morti ogni 100.000)
    • 1 indigeno statunitense morto ogni 925 (o 108 morti ogni 100.000)
    • 1 latino-americano morto ogni 1.275 (o 78,5 morti ogni 100.000)
    • 1 isolano del Pacifico morto ogni 1.325 (o 78,5 morti ogni 100.000)
    • 1 statunitense bianco morto ogni 1.625 (o 61,7 morti ogni 100.000)
    • 1 statunitense asiatico morto ogni 2.100 (o 47,6 morti ogni 100.000)
  • I neri statunitensi continuano a subire i più elevati tassi effettivi di mortalità da COVID-19 a livello nazionale, circa due o più volte superiore ai tassi dei bianchi e asiatici, che hanno il tasso effettivo inferiore. Il tasso di mortalità degli indigeni statunitensi è di poco inferiore a quello dei neri.

La pandemia è stata devastante per tutti, ma sproporzionatamente per beni, latino-americani, asiatici e indigeni statunitensi, come indicano i numeri di cui sopra. Tuttavia, come scrive Les Leopold in The American Prospect, “Il principale indicatori delle morti da coronavirus risulta essere il reddito”. In effetti, nonostante tutti i discorsi dei ruoli di razza, etnia e genere nel determinare le infezioni, le ospedalizzazioni e le morti da COVID-19, il fattore chiave, la “classe”, è raramente menzionato. Non per caso e di certo non sorprendentemente. Questa narrazione neoliberista si adatta bene alla “cultura del risveglio” [woke culture].

Chiaramente, liberali, Democratici e molti progressisti hanno sottovalutato il danno economico che sarebbe stato causato dalla chiusura dell’economia senza un piano di stimolo economico in atto prima di attuare tali misure. In conseguenza molti statunitensi si sono rivoltati alle urne, quasi consegnando a Trump un secondo mandato alla Casa Bianca. Anche se molti statunitensi hanno paura di prendersi il virus, i sondaggi all’uscita dai seggi indicano che l’economia rimane il tema più importante per la maggior parte delle persone.

Questa dinamica si è manifestata nella Valle del Rio Grande in Texas, un ruolo in cui Trump ha attuato considerevoli incursioni tra gli elettori latino-americani. Come scrive il Los Angeles Times : “Nel 2016 Donald Trump ha perso tutte le 18 contee del Texas in cui i latino-americani costituiscono almeno l’ottanta per cento della popolazione. Questa volta ne ha conquistate cinque e ha chiuso considerevolmente il divario nelle restanti”. Inoltre “[Trump] ha trionfato su Joe Biden nella contea rurale di Zapata, dove Hillary Clinton lo aveva battuto per 33 punti, e ha perso di poco la contea di Starr, dove il margine di vittoria della Clinton era stato di 60 punti. In totale ha ottenuto il 39 per cento dei voti in quelle 18 contee, in aumento dal 29 per cento del 2016”.

Quando richiesti del motivo per cui questa volta hanno sostenuto Trump, i latino-americani hanno indicato il suo sostegno all’industria del petrolio e alle forze dell’ordine (pare che “de-finanziare la polizia” non sia tanto popolare). Non sorprendentemente gli elettori latino-americani hanno citato anche gli assegni di stimoli ricevuti con il nome di Trump inciso. Come afferma il vecchio detto: “E’ l’economia, stupido!”

Parlando dell’economia, vasti segmenti del settore del dettaglio e vari altri settori dell’economia dipendono dalle vendite nelle festività. In effetti “la stagione degli acquisti delle feste è un periodo cruciale per i dettaglianti e può rappresentare fino al 40 per cento delle loro vendite annue”. Pochi sono fiduciosi di fornire previsioni economiche nel corso delle festività, ma la società finanziaria Deloitte prevede che la spesa aumenterà tra l’1 e l’1,5 meno degli anni precedenti.

Inoltre, l’impatto economico della stagione delle festività “dipenderà da quanto saranno prodighi i consumatori ad altro reddito e da quanto le famiglie a reddito inferiore tireranno la cinghia; “quelli che hanno” e “quelli che non hanno”. Determinati settori beneficeranno, come i dettaglianti in rete e le società di intrattenimento digitale, mentre cinema, ristoranti e l’industria dei viaggi soffriranno.

Oggi non c’è aiuto economico all’orizzonte, ma un vaccino efficace e sicuro dovrebbe essere introdotto entro l’inizio del 2021, anche se in piccole dosi. Il dottor Peter Hotez, decano della Scuola Nazionale di Medicina Tropicale al Baylor College of Medicine, ha recentemente dichiarato ad ABC News che spera “in quest’epoca l’anno prossimo avremo una percentuale considerevole della popolazione statunitense vaccinata”. Ciò che il dottor Hotez intende con “percentuale considerevole” resta da vedere.

La settimana scorsa la Pfizer ha annunciato di aver sviluppato un vaccino per il COVID che sarà probabilmente disponibile entro la fine dell’anno, con un’efficacia potenziale del 90 per cento. Ciò detto, il dottor Hotez e altri hanno avvertito che la sperimentazione del vaccino citato dalla Pfizer deve ancora essere sottoposta a revisione paritaria, dunque dovremmo restare fiduciosi, e tuttavia ugualmente scettici:

  1. Il vaccino è stato co-sviluppato con una società tedesca, la BioNTech. In realtà la BioNTech ha cominciato a lavorare a un vaccino per il COVID alla fine di gennaio; si è resa rapidamente conto di aver bisogno di un importante aiuto istituzionale e ha successivamente creato una collaborazione con la Pfizer a metà marzo.
  2. Questa è la prima revisione formale esterna/indipendente dei risultati. Se è il vaccino è efficace al 90 per cento, ciò lo porrebbe alla pari con gli attuali vaccini per il morbillo. Non è stata identificata alcuna seria preoccupazione per la salute e la sicurezza. La Pfizer chiederà l’approvazione della FDA a fine novembre. Entro la fine dell’anno potrebbero essere disponibili tra le 15 e 20 milioni di dosi, con ciascun vaccino che richiede due dosi indipendenti. Nessuno, tuttavia, sa quanto a lungo possa durare la protezione del vaccino.
  3. La Pfizer non ha partecipato all’”Operazione Warp Speed” (OWS) del presidente Trump poiché la società voleva prendere le distanze dalla politica del presidente. La Pfizer ha rifiutato fondi federali per la ricerca e sviluppo del vaccino (per quelli che temono che l’OWS abbia influenzato i risultati).
  4. I dati pubblicati non sono conclusivi e non compaiono in una rivista a revisione paritaria. Tuttavia molti medici, scienziati e ricercatori sono rimasti eccitati dalla notizia.
  5. Cose che non sappiamo ma potremmo sapere nelle prossime settimane: se il vaccino protegga o no persone che sono già state infettate; se o no il vaccino consenta ancora minori sintomi di COVID, eccetera.
  6. Sfide logistiche e politiche rimangono la preoccupazione principale. Ho parlato recentemente con il giornalista e ricercatore scientifico indiano Prabir Purkayastha che ha avvertito circa le intense sfide logistiche che ci sono di fronte. A causa della sua composizione mRNA, il vaccino della Pfizer dovrà essere trasportato e conservato a temperature di -147 gradi Fahrenheit [-64 gradi centigradi]. Ciò richiederà veicoli e strutture di conservazione speciali e un piano nazionale fortemente centralizzato e coordinato. Se la Pfizer si attende 15-20 milioni di dosi entro la fine dell’anno e se ciascuna dose richiede due iniezioni, possiamo attenderci di vaccinare 7-10 milioni di statunitensi entro l’inizio del 2021. Con più di 340 milioni di persone che vivono negli Stati Uniti permangono ovviamente grandi sfide logistiche. Abbiamo anche il problema della collaborazione internazionale. I paesi collaboreranno o il mondo sarà precipitato in uno stato di iper-competizione, il che potrebbe determinare una calamità politica? Analisti geopolitici stanno già avvertendo circa uno strisciante nazionalismo del vaccino che potrebbe potenzialmente destabilizzare ulteriormente le relazioni internazionali.
  7. Dobbiamo anche tener d’occhio la stratificazione della distribuzione del vaccino qui negli USA. Gli statunitensi privi di accesso a servizi di assistenza sanitaria e quelli che vivono in quartieri poveri avranno maggiori difficoltà a farsi vaccinare. Non è difficile immaginare che si sviluppi una situazione in cui siano vaccinati statunitensi di classe media-superiore e ricchi, partecipanti a partite, concerti e feste, mentre gli statunitensi poveri e della classe lavoratrice resteranno esclusi, non vaccinati, a vivere in una sorta di sistema pandemico di caste. Di nuovo, come già citato, lo stesso vale a livello internazionale, in cui paesi ricchi impiegheranno i vaccini molto prima che le nazioni povere abbiano la possibilità di vaccinare le loro popolazioni.

Tra meno di 70 giorni Joe Biden giurerà da presidente degli Stati Uniti. Fino ad allora, prepariamoci a un percorso accidentato e brutale. L’amministrazione Trump rimane negazionista riguardo al virus, affermando che il peggio è passato. Ciò ci lascia con dirigenti statali e locali che in larga misura sono privi delle risorse, delle conoscenze o della capacità di contenere il virus. Ciò nonostante, gli statunitensi dovrebbero premere sui loro dirigenti statali e locali perché facciano tutto quanto in loro potere per mitigare la diffusione del virus, particolarmente in assenza di guida e sostegno federali.

Una volta che Joe Biden abbia assunto la carica ci sono buone probabilità che inizi un nuovo confinamento. Il dottor Michael Osterholm, titolare della cattedra di sanità pubblica McKnight, finanziata dalla presidenza, e direttore del centro di ricerca e politica delle malattie infettive presso l’Università del Minnesota ha ventilato l’idea di un’altra tornata di confinamenti, forse della durata di 4-6 settimane.

Il dottor Osterholm, che è membro del comitato consultivo sul COVID nominato dal presidente eletto Joe Biden, avrà sperabilmente una voce eminente nell’amministrazione entrante. I podcast e gli aggiornamenti settimanali del dottor Osterholm sono stati lo strumento più praticamente utile e istruttivo che abbiamo trovato durante la pandemia. Se la sua voce sarà elevata in seno all’amministrazione Biden, tanto meglio per tutti noi.

Nel frattempo tutto torna alla responsabilità personale e collettiva. Sì, dovremmo avere una maggiore guida governativa, ma non ce l’abbiamo. Gli statunitensi hanno bisogno di chiari e solidi consigli medici e di sanità pubblica, e non li stanno ricevendo. La frammentazione del panorama mediatico nazionale è una delle cause principali della nostra scissione nazionale. Ma ciò non sarà corretto nel futuro prossimo, dunque siamo lasciati a controllarci da soli, come eravamo soliti dire nel Corpo dei Marine.

Sin qui, qualsiasi cosa facciamo non sta funzionando. Come raccomanda il dottor Osterholm: “Dobbiamo cambiare il dialogo”. Inizialmente, ammetto, ero molto irritato con molti dei miei amici, familiari e membri della comunità che non seguivano le linee guida corrette. Li ho attaccati e rimproverati per il loro agire irresponsabilmente. Naturalmente tale approccio non funziona. Osterholm ha in effetti commesso gli stessi errori e ora suggerisce un comportamento diverso.

In modo molto simile alla divisione postelettorale che in giorni recenti si sta solo aggravando, la pandemia presenta un’altra sfida profondamente divisiva. Chiaramente la maggior parte degli statunitensi non è disponibile o è incapace di impegnarsi in discussioni con chi non è d’accordo. Questo pone non solo considerevoli sfide politicamente, ma contribuisce anche a esacerbare una crisi di sanità pubblica di proporzioni epiche da una volta sola nella vita.

La nostra assenza di comunità e collettività, il culto dell’iper-individualismo conseguente alle politiche economiche neoliberiste e alla propaganda culturale populista, hanno lasciato il paese paralizzato in un momento in cui deve compiere maratone fianco a fianco solo per sopravvivere. La prospettiva è fosca, indubbiamente. Chiunque sostenga qualcosa di diverso vive in un mondo di sogni.

Invece di arrendersi alla pandemia, gli statunitensi devono essere responsabili l’un l’altro, ma anche offrire mutuo soccorso e sostegno. Anche se mancano meno di 70 giorni prima che Trump lasci la carica, è una vita intera in termini di matematica della pandemia. Al momento in cui Joe Biden giurerà in carica, il conto delle vittime del COVID-19 negli Stati Uniti supererà probabilmente le 400.000, grosso modo lo stesso numero degli statunitensi caduti durante la Seconda guerra mondiale.

Teniamo inoltre presente che solo ora i medici stanno cominciando a comprendere le conseguenze di lungo termine sulla salute dell’infezione dal virus. Secondo il Wall Street Journal alcune di tali conseguenze comprendono grave affaticamento, vuoti di memoria, problemi cardiaci, problemi renali e danni respiratori permanenti, per citarne solo alcune.

Possiamo, tuttavia, contribuire a mitigare la diffusione del virus. Studi dimostrano che indossare una mascherina aiuta molto, così come il distanziamento sociale, o ciò cui dovremmo correttamente chiamare “distanza fisica”. Secondo un articolo recente del Washington Post “molti focolai iniziali di coronavirus sono stati collegati a case di riposto e nightclub affollati. Ma dirigenti della sanità pubblica di tutta la nazione affermano che indagini li stanno sempre più conducendo a piccoli incontri sociali privati”, quali cene, viaggi in condivisione dell’auto, vacanze, notti da ospiti e riunioni di famiglia.

Queste forme di esposizione le possiamo controllare. E’ vero che statunitensi poveri e della classe lavoratrice hanno maggiori difficoltà nel distanziamento fisico – vivendo in case multigenerazionali, svolgendo molteplici lavori, usando trasporti pubblici per recarsi al lavoro, eccetera – ma ciò non significa che dovremmo aggravare il problema dedicandoci a comportamenti insicuri. Parliamo ai nostri amici, alla nostra famiglia e ai membri della comunità riguardo al restare al sicuro. Se dirigenti locali non distribuiscono informazioni, dovrebbero farlo gruppi comunitari e sindacati.

Quanto prima ideiamo piani coordinati a livello locale, persino granulare (casa, famiglia, rete di amici, isolati, appartamenti) tanto più saremo preparati a dedicarci a uno sforzo nazionale per bloccare la diffusione del virus. Ciò che facciamo oggi avrà un grande impatto su come si evolverà il futuro. Tutto dipende da ciò che facciamo o non facciamo.

Per adesso state al sicuro. Sviluppate piani per tenere riunioni festive digitali. La vostra famiglia non è più sicura di un estraneo in un negozio. Ricordatelo. Risparmiate denaro (chissà se il prossimo confinamento comprenderà un solido pacchetto di stimolo). Indossate una mascherina. Telefonate ai vostri amici. Tenetevi in contatto con la vostra famiglia e i vostri vicini. E incoraggiate i vostri a restare responsabili e al sicuro. Diversamente faremo gli stessi discorsi l’anno prossimo, e chi diavolo lo vuole?

 

Vincent Emanuele è un giornalista, veterano contro la guerra e podcaster. E’ cofondatore di PARC / Politics Art Roots Culture Media e del Centro Culturale Comunitario PARC situato a Michigan City, Indiana. Vincent è membro di Veterani per la Pace e di OURMC /Organized & United Residents of Michigan City. E’ anche membro del Collective 20. Può essere contattato a [email protected].

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/covid-horror-the-holiday-edition/

Originale: Counterpunch

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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