Uber e Lyft conquistano un’altra vittoria nello sfruttamento globale dei lavoratori a chiamata

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di Bama Athreya – 11 novembre 2020

Bama Athreya afferma che questo scontro finale riguarda chi definisce il rapporto di lavoro e che ha implicazioni mondiali per il futuro del lavoro.

Guidatore di risciò in India (Needpix.com)

I lavoratori hanno appena perso una feroce locca sul lavoro a chiamata [“gig”] in California. Nell’imminenza dell’elezione, Lyft ha persino minacciato di sospendere tutte le attività nello stato. Perché la società dovrebbe mai pensare di ritirarsi da un mercato così lucroso? Questo particolare scontro ha riguardato chi definisce il rapporto di lavoro e ha implicazioni globali per il futuro del lavoro.

La disputa è iniziata nel 2018, quando la corte suprema della California ha avuto l’audacia di suggerisce che Lyft, Uber e altre società su piattaforma rispettassero le leggi della nazione sull’occupazione. Le società si sono rifiutate di adeguarsi. Così, nel 2019 il parlamento della California ha approvato una nuova legge, la Lege Assembly 5 (AB5) per rafforzare il punto. Le società hanno continuato a classificare in modo scorretto i loro lavoratori, così il procuratore generale della California ha intentato loro causa a maggio. Quasi un anno dopo la reazione di Lyft a un’ingiunzione del tribunale di obbedire è consistita nella minaccia di chiudere.

Mentre combattevano il procuratore generale e i tribunali della California, le società hanno anche aggressivamente promosso un’iniziativa referendaria per revocare l’AB5. L’iniziativa, Proposition 22, per sostenere la propria tesi si basava su false premesse che era un bene per gli autisti, come ha segnalato utilmente il Centro del Lavoro dell’Università della California, Berkeley. Quando il procuratore generale della California ha creato una descrizione accurata del contenuto della misura, le società hanno intentato causa per cambiare la formulazione affinché si adattasse alla loro propaganda.

La formulazione del procuratore generale è rimasta sulla scheda, ma la propaganda è proseguita. I sostenitori si sono abbassati a twittare l’indirizzo di casa e altre informazioni personali di Veena Dubal, una docente di legge del lavoro presso la facoltà di diritto dell’Università della California e un’esplicita critica di Uber e Lyft.

Nei giorni finali precedenti il voto, la lotta sulla Prop 22 ha assunto svolte sempre più bizzarre. Le società si sono prese libertà con i fatti  promuovendo messaggi ai passeggeri inseriti nelle applicazioni che affermavano “il vostro autista appoggia la Prop 22”, hanno costretto DoorDash [società di consegne di pasti a domicilio] a inserire propaganda per la Prop 22 nelle loro consegne e pagato e-mail ingannevoli di massa apparentemente provenienti da organizzazioni progressiste con nomi come “Feel the Bern” [variazione divenuta meme del motto di ginnastica aerobica di Jane Fonda ‘Feel the Burn’ (sentite bruciare [le calorie]); ‘burn’ è stato trasformato in Bern, con riferimento a Bernie Sanders – n.d.t.].

Per il momento questo blitz di disinformazione ha avuto successo. Circa il 58 per cento degli elettori della California si è schierato con Uber e Lyft per l’approvazione della misura referendaria.

Auto senza pilota Volvo XC90 della Uber a San Francisco (Dllu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons)

In totale le società su piattaforma hanno speso più di 200 milioni di dollari per convincere i californiani ad accettare condizioni di lavoro che sono più comuni in paesi in via di sviluppo. Una delle loro tattiche è consistita nel pubblicare sui mezzi d’informazione e sui media sociali dichiarazioni di lavoratori a chiamata che affermavano di beneficiare della loro presunta “flessibilità” e “indipendenza”.

Mi piacerebbe che i sostenitori della Proposition 22 potessero incontrare alcuni dei lavoratori su piattaforma che ho incontrato e intervistato in altri paesi. In molti paesi i lavoratori hanno sempre avuto “flessibilità” e “indipendenza”. Lo chiamano lavoro informale. E ora che le applicazioni sono entrate nelle loro economie, stanno di fatto perdendo la loro autonomia in modi spaventosi.

Applicazioni e risciò in Cambogia

In Cambogia, un paese in cui il salario minimo è solo di pochi dollari al giorno, i risciò motorizzati (tuk tuk) sono stati comuni per molti anni. In passati e guidatori negoziavano le tariffe direttamente con i passeggeri. In una buona giornata un guidatori nella capitale del paese poteva incassare circa dieci dollari. Avevano “flessibilità” e “indipendenza”.

Avevano anche pochissime opzioni di lavori migliori, più stabili, meglio remunerati. Non era un gran vivere, ma oggi è persino peggiore. I guidatori che ho incontrato l’anno scorso mi hanno raccontato che non possono più caricare un passeggero senza un’applicazione. I guidatori non hanno più la libertà di contrattare le tariffe o persino di sapere quale tariffa sarà pagata prima di accettare una corsa. Si prenda “Vuthy”, che mi ha raccontato che non può più rifiutare una corsa nemmeno se la tariffa non è redditizia. Se non accetta corse a qualsiasi prezzo sia fissato dalla piattaforma, rischia di essere “disattivato” o cancellato dalla piattaforma. E questo potrebbe significare perdite i suoi mezzi di sussistenza.

 

Applicazioni e servizi automobilistici  sfasciati in India

Un’altra storia arriva dall’India. Jude era stato un imprenditore di successo prima che le applicazioni entrassero nel mercato. Possedeva mezza dozzina di auto, impiegava alcuni altri autisti e forniva servizi di auto in affitto per clienti di Chennai, una grande città indiana. Quando Uber è entrata nel mercato ha promesso di cercare “collaborazioni” con contraenti indipendenti come lui. Jude pensava che sembrasse promettente. Dopotutto la sua attività sperimentava la normale difficoltà di rendersi nota ai clienti, e le applicazioni sembravano un modo facile per aumentare la sua base di clientela.

Tassista indiano “Jude” (sito The GIg Podcast)

Non sapeva certo che le applicazioni si sarebbero in realtà prese la sua consolidata base di clientela. Uber ha sottratto i dati dei clienti non solo a Jude ma anche ad altre società di noleggio privato e lungi dall’offrire libertà o flessibilità, ha sfasciato il mercato delle piccole società monopolizzando i dati della clientela. Jude e suoi autisti hanno perso la capacità di negoziare tariffe e altre condizioni di servizio. Ed egli ha scoperto che non poteva lasciare la piattaforma senza perdere la sua intera base di clientela. [Ascoltate la storia di Jude su The Gig Podcast].

 

Testimonianze secondo copione

Questo è il modello che le società hanno difeso in California. Le testimonianze da copione per il sito della campagna della Prop 22 sono state rivelatrici. Portavoce hanno ammesso di aver usato il lavoro a chiamata per integrare il loro reddito regolare. Hanno parlato della necessità di “sgobbare”.

Ecco una tipica risposta recente di @ChopstixKisser su Twitter: “L’intero modello dell’economia gig / a richiesta è ciò che l’ha resa vincente. E’ uno dei miei due sgobbi, l’altro essendo gestire sei appartamenti, il che è abbastanza lavoro in cui sarebbe molto difficile/impossibile per me gestire anche un lavoro da libero professionista”.

Un altro post sponsorizzato di “Clarence” ha glorificato il fatto che la scrivente non guadagna abbastanza con il suo “lavoro quotidiano” e ha bisogno di un reddito supplementare. Suona tutto molti simile all’India o alla Cambogia.

 

La statistica fuorviante

Nella campagna della Prop 22 le società hanno allegramente affermato che “l’80 per cento degli autisti lavora meno di venti ore la settimana”. E questa statistica fuorviante cela una caratteristica cruciale del loro modello aziendale: la piattaforma si basa quasi interamente sul venti per cento della forza lavoro per realizzare quasi la totalità dell’attività.

Non potrebbero sopravvivere senza quel venti per cento della base di autisti che lavora a tempo pieno e gestisce l’ottanta per cento delle chiamate effettive. Mary L. Gray e Siddath Suri descrivono in dettaglio questa distribuzione asimmetrica del lavoro a chiamata nel loro eccellente libro Ghost Work [Lavoro fantasma].

Dunque perché le società hanno bisogno dell’ottanta per cento che fornisce solo una frazione del lavoro? Un modo di vedere la cosa è che l’ottanta per cento è usato come un’enorme forza lavoro a richiesta da crumiri. Dunque, quelli che celebrano le virtù dei loro lavori a chiamata “flessibili” dovrebbero tener fermamente presente che tale “flessibilità” esiste grazie ai lavoratori a tempo pieno che mantengono solvente la società.

 

Conversione con le economie informali

Autista a Bogotá, Colombia, con l’applicazione Uber sul cellulare montato sul cruscotto (Alexander Torrenegra, CC BY-2.0, Wikimedia Commons)

Degradando le leggi della classificazione del lavoro della California, è possibile che le società stiano creando una brutta china verso l’indebolimento delle nostre più fondamentali protezioni del lavoro. Potremmo scendere a un ritorno al lavoro minorile e a una schiavitù moderna? Anche se questo può sembrare  inverosimile, l’economia degli Stati Uniti non è più “sviluppata”.

Sta convergendo con altre economie informali di tutto il mondo.

Così, è importante considerare la situazione del guidatore cambogiano di tuk tuk in debito per il suo veicolo e non in grado di onorare i suoi pagamenti perché le piattaforme stanno causando un calo delle tariffe. O in India, dove un sindacato ha riferito che gli autisti si suicidano perché i loro veicoli sono sequestrati dalle banche.

In entrambi questi paesi la prigionia del debito può condurre intere famiglie nella schiavitù. La tecnologia sta trasformando queste economie ma i lavoratori non stanno meglio, dunque dobbiamo immaginare questi modi in cui gli Stati Uniti potrebbero essere trasformati.

Dalla Cambogia alla California la distanza è più breve di quanto possiamo pensare. La Prop 22 non farà che accelerare il ritmo dello sfruttamento.

 

Ondata di organizzazione

Ma mentre assistiamo a svolte generazionali nella nostra vita politica nazionale, rivolgiamo lo sguardo all’ondata di organizzazione, non solo in California ma in tutto il mondo, che ha costretto le società ad arrivare a queste misure estreme per difendere la loro posizione. Di certo l’approvazione della Prop 22 ha implicazioni fosche se le sarà consentito di reggere, poiché l’iniziativa referendaria ha consentito alle società di creare un pericoloso precedente antidemocratico. Le società hanno scritto la Prop 22 per minare le protezioni del lavoro. Ma ecco che cos’altro hanno fatto: hanno efficacemente vietato che rappresentanti eletti rivedano la legge in futuro.

Come ha scritto un corrispondente di Bloomberg:

“Sepolta in profondità in un legalese ipnotico, c’è una norma rara: gli autori vietano qualsiasi cambiamento alla legge a meno che non sia coerente con l’intento della proposta e possa ottenere una maggioranza di sette ottavi in ciascuna camera del parlamento statale.

Questo è Citizens United sotto steroidi.

La campagna societaria per far passare la Prop 22 è stata l’iniziativa referendaria più costosa della storia della California. La lezione per le società: campagne costose per inondare gli elettori di disinformazione funzionano bene. E dovremmo aspettarci ancor più di questo in campagne future, a meno di por loro un freno.

 

Ecco le buone notizie

Il presidente eletto Joe Biden si è espresso a favore dei lavoratori e si è opposto all’iniziativa, così come hanno fatto altri candidati Democratici. I senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren hanno preso posizioni molto forti sui diritti del lavoratori “gig” e abbiamo l’occasione di mantenerli su queste posizioni. E il loro sostegno non è nato per caso ma è il risultato di grande ondata di organizzazione dei lavoratori in tutti gli Stati Uniti e riflesso con organizzazioni riusciti in altri paesi.

Le società hanno costruito il loro modello aziendale su un castello di carte, ma l’organizzazione si sta dimostrando reale e duratura e basata non sulla disinformazione ma su realtà vissute e condivise. E’ l’ora di una legislazione basata sui fatti quando si tratta di protezioni del lavoro per tutti i lavoratori.

Bama Athreya è responsabile di genere, equità e inclusione presso la Fondazione Laudes. Seguitela su  @bathreyal o @PodcastGig.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://consortiumnews.com/2020/11/11/election-2020-uber-lyft-notch-another-victory-in-global-exploitation-of-gig-workers/

Originale: Inequality.org

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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