Dov’è il mio rapporto finale su Assange?

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di Craig Murray – 9 ottobre 2020

Molti mi hanno contattato in vari modi per chiedermi dov’è il mio rapporto promesso sul giorno finale dell’audizione su Assange per completare il resoconto.

E’ difficile spiegarvelo. Quando era a Londra è stato un periodo estremamente intenso. La mia routine quotidiana era questa: arrivavo in aula alle dieci del mattino, scrivevo a mano da 25 a 30 pagine di note e uscivo alle cinque del pomeriggio. In tribunale ero sempre con il padre di Julian, John, e solitamente anche a pranzo. Dopo il tribunale ringraziavo i sostenitori fuori dall’aula, a volte mi dedicavo a dei media e spesso incontravo la squadra di WikiLeaks per discutere sviluppi e tattiche. Poi tornavo nella mia camera d’albergo, mangiavo qualcosa e andavo a letto tra le sei e mezza e le sette di sera. Mi svegliavo tra le undici e mezzanotte, mi lavavo e radevo, leggevo le mie note e facevo le ricerche necessarie. Verso le tre di mattina cominciavo a scrivere. Finivo intorno alle otto e trenta e correggevo il testo. Poi mi vestivo. Circa alle nove e mezza facevo i miei ultimi cambiamenti e pubblicavo. Poi mi recavo all’Old Bailey a ricominciare di nuovo.

A parte l’essere esausto, ero totalmente immerso in una bolla ed ero sostenuto dal sostegno di altri vicini a Julian, che erano anche loro in quella bolla.

Ma in quell’aula si era in presenza del male. Con una patina di civiltà, una finzione di processo e persino manifestazioni di bonarietà, era in corso la completa distruzione di un essere umano. Julian era distrutto come persona davanti ai miei occhi. Per il crimine di aver pubblicato la verità. Doveva starsene seduto là ad ascoltare giornate di calme discussioni riguardo all’incredibile tortura che lo attendeva in un carcere statunitense di massima sicurezza, privato di ogni significativo contatto umano per anni e anni, in confinamento in una cella di solo cinquanta piedi quadrati.

Cinquanta piedi quadrati. Verificatelo voi stessi ora. Tre passi per due. Di tutte le cose terribile che ho sentito quella che è stata forse la più raggelante è stata la spiegazione della direttrice Baird che la sola ora al giorno consentita fuori dalla cella è da soli in un’altra cella, assolutamente identica, chiamata “cella della ricreazione”. Ciò e il disgustoso “esperto” governativo dottor Blackwood che ha spiegato come Julian potrebbe essere curato sufficientemente e privato fisicamente dei mezzi per suicidarsi al fine di mantenerlo vivo a subire questo per anni.

Ho incontrato il male in Uzbekistan quando una madre mi ha portato le fotografie di suo figlio torturato a morte mediante immersione in un liquido bollente. Il governo statunitense è stato implicato anche in questo, attraverso la cooperazione della CIA con i servizi di sicurezza uzbeki; è successo appena fuori dalla base militare statunitense di Karshi-Khanabad. Qui c’è stato lo stesso male esibito nel centro di Londra, sotto l’assortimento completo della giustizia della corona.

Essendo uscito dalla bolla, continua a mancarmi il coraggio di ritornare al male e di scrivere dell’ultimo giorno. So che suona patetico o pretenzioso. So che i giornalisti convenzionali che vanno a nozze nel descrivermi come mentalmente instabile saranno deliziati di deridermi. Ma in questi ultimi giorni non riesco a costringermi a consultare le mie note. Mi sento male fisicamente quando ci provo. Naturalmente completerò la serie, ma potrà volerci un po’ di tempo.

 

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Originale: https://www.craigmurray.org.uk/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

 

 

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