Il vostro uomo nella galleria del pubblico: audizione di Assange, giorno 21

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di Craig Murray – 1° ottobre 2020

Non so davvero come riferire gli eventi di mercoledì. Testimonianze sbalorditive, di qualità e interesse estremi, sono state sfornate in sintesi dagli avvocati tanto inosservate quanto pacchetti di patatine congelate in uscita da una linea di produzione.

La corte che aveva ascoltato Clair Dobbin passare quattro ore a controinterrogare Carey Shenkman su singole frasi di decisioni giudiziarie di prima istanza in casi marginalmente rilevanti, ha trascorso quattro minuti mentre la brillante esegesi di Noam Chomsky circa l’importanza politica di questa estradizione veniva rapidamente sparata nel verbale del tribunale, senza esame, documenti o introduzione in contesto degli argomenti legali a proposito dell’estradizione politica.

Venti minuti sono stati sufficienti per leggere il “succo” della stupefacente deposizione di due testimoni, dall’identità protetta poiché le loro vite potrebbero essere in pericolo, che hanno affermato che la CIA, operando attraverso Sheldon Adelson, aveva progettato di rapire o avvelenare Assange, intercettare non solo lui ma anche i suoi legali e svaligiare gli uffici del suo legali spagnolo Baltazar Garzon. Questa testimonianza è passata incontestata e non verificata.

Le ricche e dettagliate testimonianze di Patrick Cockburn sull’Iraq e di Andy Worthington sull’Afghanistan erano, in ciascun caso, ben degne di un’intera giornata di esposizione. Mi sarebbe piaciuto almeno vedere entrambi sul banco dei testimoni a spiegare quali per loro erano i punti salienti e aggiungere le loro opinioni personali. Invece abbiamo avuto forse un sesto delle loro parole letto rapidamente a verbale. C’era molto di più.

Ho segnalato in precedenza, e speso che abbiate notato la mia disapprovazione, che alcune delle testimonianze sono riviste per rimuovere elementi che il governo degli Stati Uniti desidera contrastare, e poi introdotte nel verbale della corte come incontestate, con solo un “succo” letto in aula. Il testimone non compare di persona. Ciò riduce il processo da uno di verifica delle testimonianze sotto gli occhi del pubblico a qualcosa di molto differente. Mercoledì ha confermato che questa “udienza” è ora trasferita a un esercizio interamente cartaceo. In realtà non è più per nulla una “udienza”. Non si può ascoltare un giudice leggere. Forse in futuro il termine non dovrebbe più essere ‘udienza’, bensì un “fruscio occasionale” o una “digitazione su tastiera”. E’ una tendenza legale riconosciuta, persino sposata, nel Regno Unito che i tribunali siano sempre più esercizi cartacei, come notato dalla Corte Suprema.

Nel passato la prassi generale era che tutti gli argomenti e le testimonianze fossero sottoposti alla corte oralmente e che i documenti fossero letti ad alta voce, ha detto Lady Hale.

Ha aggiunto: “La prassi moderna è molto differente. Una parte molto maggiore degli argomenti e delle testimonianze è ridotta a scrivere prima che l’udienza abbia luogo. Spesso i documenti non sono letti ad alta voce.

“E’ difficile, se non impossibile, in molte cause, specialmente cause civili complesse, sapere che cosa stia succedendo a meno di avere accesso al materiale scritto”.

Almeno due volte nel caso attuale la giudice Baraitser ha citato che la difesa le aveva consegnato trecento pagine di dichiarazioni di apertura e lo ha fatto nel contesto di mettere in dubbio la necessità di tutte queste testimonianze o quanto meno di lunghe dichiarazioni conclusive che tengano contro della testimonianza. Ha resistito con forza a qualsiasi esposizione delle loro testimonianze da parte di testimoni prima del controinterrogatorio, sostenendo che la loro testimonianza era già contenuta nelle loro dichiarazioni cosicché non avevano necessità di esporla oralmente. Alla fine ha accettato uno stretto limite di solo mezz’ora per “orientamento” del testimone.

Per quanto Lady Hale ritenga di contribuire a fissare il principio che la documentazione debba essere disponibile, avere la dichiarazione di Patrick Cockburn in rete da qualche parte non avrà mai lo stesso impatto di lui al banco dei testimoni a esporla. Quello che è successo mercoledì è stato che l’intera udienza è crollata, con gli avvocati sia della difesa sia dell’accusa che hanno buttato centinaia di pagine di dichiarazioni di testimoni in faccia alla Baraitser, dicendo: “Guardi questo. Possiamo terminare domattina e avere tutti un lungo fine settimana per preparare i nostri prossimi casi”.

Sono rimasto così amareggiato dal modo in cui la causa si è esaurita davanti ai miei occhi che l’adrenalina che mi ha sostenuto per tutto il procedimento deve essersi prosciugata. Tornato nella mia camera a ora di pranzo per un breve sonnellino, quando ho cercato di alzarmi per la sessione pomeridiana sono stato sopraffatto dallo stordimento. Alla fine sono riuscito a recarmi in tribunale, nonostante il mondo avesse deciso di presentarsi in una varietà di angoli acuti e insoliti, e tutto sembrasse sotto un’accecante luce al sodio. Il personale dell’Old Bailey – che devo dire essere stato davvero cordiale e collaborativo nei miei confronti – mi ha molto gentilmente condotto in un ascensore e attraverso la stanza di abbigliamento degli avvocati fino alla galleria del pubblico.

Sono felice di dire che dopo il tribunale due pinte di Guinness e un toast al prosciutto e formaggio hanno avuto un effetto ristoratore. Quelli che hanno seguito questi articoli comprenderanno quanto frustrante sia stato essere privato di James Lewis a chiedere a Noam Chomsky come potesse osare un’opinione sul fatto che questa estradizione sia politicamente motivata quando egli è solo un professore di linguistica, o se avesse mai pubblicato articoli a revisione paritaria. Tentare di riassumere la ricchezza di informazioni saltate ieri non è lavoro di una serata.

Quello che farò per ora sarà fornirvi la eloquente e breve dichiarazione di Noam Chomsky sulla natura politica delle azioni di Assange.

 

NEL TRIBUNALE DELLA CITTA’ DI WESTMINSTER

TRA

IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA

E

JULIAN PAUL ASSANGE

Rapporto d’esperto del professor Noam Chomsky

  1. Attualmente risiedo presso l’Università dell’Arizona dove sono docente [laureate professor] di Linguistica e presidente del Programma Agnese Nelma Haury di Giustizia Ambientale e Sociale.

 

  1. Sono entrato a far parte del personale del Massachusetts Institute of Technology nel 1955 e nel 1961 sono stato nominato professore a tempo pieno del Dipartimento di Linguistica e Lingue Moderne (oggi Dipartimento di Linguistica e Filosofia). Dal 1966 al 1976 ho detenuto la cattedra Ferrari P. Ward di Linguistica e Lingue Moderne. Nel 1976 sono stato nominato professore insigne [Institute professor]. Oggi sono professore emerito. Durante gli anni dal 1958 al 1959 sono stato residente presso l’Institute for Advanced Study di Princeton, New Jersey.

 

  1. Ho ricevuto lauree honoris causa da molte università, tra cui l’Università di Londra, l’Università di Chicago, l’Università Loyola di Chicago, lo Swarthmore College, l’Università di Delhi, il Bard College, l’Università del Massachusetts, l’Università della Pennsylvania, l’Università di Georgetown, l’Amherst College, l’Università di Cambridge, l’Università di Buenos Aires, l’Università McGill, l’Universitat Rovira i Virgili, Tarragona, la Columbia University, l’Università del Connecticut, la Scuola Normale Superiore di Pisa, l’Università del Western Ontario, l’Università di Toronto, l’Università di Harvard, l’Università di Calcutta e l’Universidad Nacional De Colombia.

 

  1. Sono membro dell’Accademia statunitense delle Arti e delle Scienze e dell’Accademia Nazionale delle Scienze. Sono inoltre membro di altre associazioni professionali ed erudite negli Stati Uniti e all’estero e sono anche assegnatario del Distinguished Scientific Contribution Award dell’American Psychological Association, del Premio Kyoto per Scienze di Base, della Medaglia Helmholtz, del Dorothy Eldridge Peacemaker Award, della Medaglia Ben Franklin in Scienze Informatiche e Cognitive e di molti altri premi.

 

  1. Ho scritto e tenuto diffusamente conferenze di linguistica, filosofia, storia intellettuale, temi contemporanei, affari internazionali e politica estera statunitense. Le mie opere includono [vedere l’articolo originale per la bibliografia, parziale, in inglese elencata – n.d.t.].

 

  1. Mi è stato chiesto se il lavoro e le azioni di Julian Assange possano essere considerate “politiche”, una domanda che mi si dice essere rilevante per la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti nei confronti del signor Assange perché sia processato per spionaggio, avendo preso parte alla pubblicazione di informazioni che il governo degli Stati Uniti non desiderava fossero pubblicamente note.

 

  1. Ho parlato in precedenza di questo argomento su quale mi è chiesto ora di commentare in relazione al signor Assange. I paragrafi che seguono rappresentano le mie idee. Confermo la mia valutazione che le opinioni e azioni del signor Assange debbano essere considerate nel loro rapporto con le priorità del governo.

 

  1. Un professore di Scienze Governative all’Università di Harvard, l’illustre politologo e consulente governativo liberale Samuel Huntington ha osservato che “gli architetti del potere negli Stati Uniti devono creare una forza che possa essere avvertita ma non vista. Il potere rimane forte quando resta nell’oscurità. Rivelato alla luce del sole comincia a svanire”. Ha fornito alcuni esempi indicativi concernenti la natura reale della Guerra Fredda. Discuteva l’intervento militare statunitense all’estero e osservava che “si può dover vendere l’intervento o altre iniziative militari in modo tale da creare l’impressione errata che sia l’Unione Sovietica quella che si sta combattendo. E’ quanto gli Stati Uniti sono andati facendo fin dalla Dottrina Monroe” e ci sono molti esempi di quel principio guida.

 

  1. Le azioni di Julian Assange, che sono state definite criminali, sono azioni che rivelano il potere alla luce del sole, azioni che possono far sì che il potere svanisca nel caso la popolazione afferri l’occasioni di diventare cittadini indipendenti di una società libera piuttosto che sudditi di un padrone che opera in segreto. Questa è una scelta ed è noto da molto tempo che il pubblico può costringere il potere a svanire.

 

  1. L’unico pensatore eminente che ha compreso e spiegato questo fatto cruciale è stato David Hume scrivendo dei Primi Principi del Governo in una delle prime opere moderne di teoria politica più di 250 anni fa. La sua formulazione fu così chiara e pertinente che mi limiterò semplicemente a citarla. Hume trovò “nulla più sorprendente che vedere la facilità con cui i molti sono governati dai pochi e osservare l’implicita sottomissione con la quale uomini hanno rassegnato i loro sentimenti e passioni a quelli dei loro governanti. Quando indaghiamo con quali mezzi sia realizzato questo prodigio, scopriremo che mentre la forza è sempre dalla parte dei governati, i governanti non hanno null’altro a sostenerli che l’opinione. E’ perciò soltanto un’opinione che il governo abbia fondamenta e questa massima si estende ai governi più dispotici e più militari, così come ai più liberi e più popolari”.

 

  1. In realtà Hume sottovaluta l’efficacia della violenza ma le sue parole sono particolarmente appropriate in società in cui la lotto popolare lungo molti anni ha conquistato un considerevole grado di libertà. In tali società, come naturalmente la nostra, il potere è realmente dalla parte dei governati e i governanti non altro che l’opinione a sostenerli. Questo è il motivo per cui la grande industria delle pubbliche relazioni è la più immensa agenzia di propaganda della storia umana, un’estensione che si è sviluppata e ha raggiunto le sue forme più sofisticate nelle società più libere, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Tale istituzione è sorta circa un secolo fa quando le élite sono arrivate a capire era stata conquistata troppa libertà perché il pubblico potesse essere controllato con la forza e dunque era necessario controllare atteggiamenti e opinioni. Anche élite intellettuali liberali lo compresero ed è per questo che sollecitarono, per offrire alcune citazioni che dovessimo abbandonare “i dogmatismi liberali sul fatto che le persone siano i giudici migliori dei loro interessi”. Non lo sono. Sono “estranei buzzurri intriganti e ignoranti” e perciò devono essere “messi al loro posto” in modo che non disturbino gli “uomini responsabili” che governano di diritto.

 

  1. Un mezzo per controllare la popolazione consiste nell’agire in segreto in modo che gli estranei ignoranti e intriganti stiano al loro posto, lontani dalle leve del potere che non sono affar loro. Questo è lo scopo principale della segretazione di documenti interni. Chiunque abbia esaminato attentamente gli archivi di documenti pubblicati ha certamente finito con rendersi conto molto rapidamente che ciò che è mantenuto segreto molto raramente ha qualcosa a che vedere con la sicurezza, eccetto che per la sicurezza della dirigenza dal suo nemico interno, la sua stessa popolazione. La prassi è così comune che l’esemplificazione è realmente del tutto superflua. Citerò un solo caso contemporaneo. Si considerino gli accordi globali sugli scambi, Pacifico e Atlantico, in realtà accordi sui diritti degli investitori mascherati sotto il titolo di libero scambio. Sono negoziati in segreto. C’è un intento di ratifica in stile staliniano da parte del parlamento – sì o no – il che ovviamente significa sì, senza alcuna documentazione o dibattito, quella che è chiamata la “corsia preferenziale” statunitense. Per essere corretti, non sono negoziati interamente in segreto. I fatti sono noti ai legali e lobbisti dell’industria che stanno redigendo i dettagli in modo tale da proteggere gli interessi della base che rappresentano che, ovviamente, non è il pubblico. Il pubblico, al contrario, è un nemico che deve essere tenuto nell’ignoranza.

 

  1. Il presunto crimine di Julian Assange nell’operare per rivelare segreti governativi consiste nel violare i principi fondamentali del governo, nell’alzare il velo di segretezza che protegge il potere dal controllo, che lo protegge dallo svanire e, di nuovo, i potenti comprendono bene che sollevare il velo può costringere il potere a svanire. Può persino condurre a una reale libertà e democrazia se un pubblico risvegliato arriva a capire che la forza è dalla parte dei governati e che può essere la sua forza se sceglie di controllare il proprio destino.

 

  1. Secondo me Julian Assange, nel difendere le convinzioni politiche che la maggior parte di noi professa di condividere, ha reso un servizio enorme a tutti i popoli del mondo che fanno tesoro dei valori della libertà e della democrazia e che perciò esigono il diritto di sapere che cosa stiano facendo i loro rappresentanti eletti. Le sue azioni, a loro volta, hanno fatto sì che egli sia perseguito in un modo crudele e intollerabile.

 

Firmato: Noam Chomsky

12 febbraio 2020

 

Vi offro anche la testimonianza mozzafiato del “Testimone 2”.

 

RISERVATO E CONFIDENZIALE – TESTIMONE 2

Affidavit presentato davanti a un notaio pubblico

Ho scritto questo affidavit affinché sia presentato alla magistratura. Intendo che la mia esposizione di fatti sia sottoposta alle autorità e comprendo che può contenere attività che sono considerate illecite. Non ho partecipato ad atti illeciti, né intendo partecipare a tali atti né sono a conoscenza di essi. E’ per questo che, pur essendo sottoposto a un accordo di riservatezza, sto ora sottoponendo questi fatti al sistema giudiziario. Tuttavia, come necessità preliminare, richiedo lo status di testimone protetto, considerato che con queste informazioni, nonché con la documentazione che sto fornendo, la mia famiglia e io siamo messi a rischio.

Ho deciso di comunicare queste informazioni in seguito a eventi recenti, specificamente la detenzione del signor Assange e la rivelazione di un’incriminazione penale contro di lui negli Stati Uniti che ha determinato una procedura di estradizione attualmente in corso. Quando queste informazioni sono venute alla luce mi sono reso conto che i fatti che riferirò in questo documento hanno senso e questo è il motivo per cui, ora che sono consapevole della rilevanza di questi fatti, ho deciso di portare a conoscenza di essi gli avvocati della difesa del signor Assange in modo che possano essere utilizzati in un contesto legale in qualsiasi modo sia più appropriato.

Sono entrato a far parte di UC Global il ***** 2015 ***************************************** L’amministratore unico e direttore della UC Global è sempre stato David Morales.

Ricordo che dopo che David Morales era tornato dagli Stati Uniti, in un incontro con il resto del personale aveva affermato che stavamo entrando in “serie A”. Dopo di ciò sono venuto a conoscenza che David Morales compiva viaggi regolari negli Stati Uniti il contesto dei quali il mio capo David Morales ripeteva essere il suo “ingresso nel lato oscuro”. Ricordo anche che la moglie di Morales registrava sui media sociali i ricorrenti viaggi negli Stati Uniti, specificamente a New York e Washington, attraverso il suo account Instagram (con il profilo @moda_koko) il che suscitava continui commenti del personale circa il fatto che il signor Morales poteva star collaborando con autorità statunitensi.

Il 24 gennaio 2017, una volta che Donald Trump aveva assunto la presidenza degli Stati Uniti, David Morales aveva inviato un messaggio via Telegram in cui scriveva: “Beh, voglio che tu faccia attenzione perché sono informato che siamo controllati, dunque tutto ciò che è confidenziale dovrebbe essere criptato (…) Questo è quanto mi viene detto. Si riferisce tutto al problema del Regno Unito. Non ne sono preoccupato, solo fai attenzione (…) Le persone che ci controllano sono nostri amici negli Stati Uniti”. All’epoca non compresi perché Morales mi chiedesse di stare attento, ma col tempo quel messaggio ha avuto più senso. Possiedo tale messaggio come prova.

Ricordo che lo stesso Sheldon Adelson – che è pubblicamente noto come molto vicino al presidente Donald Trump – ha aumentato i suoi collegamenti con UC Global perché a un certo punto David Morales è stato messo personalmente a capo della sicurezza del magnate e dei suoi figli quando visitavano l’Europa nei loro viaggi a Nizza e a Ibiza.

Ricordo anche che una volta che Donald Trump ebbe vinto l’elezione, alla fine del 2016,  la raccolta di informazioni si intensificò poiché Morales divenne più ossessionato dall’ottenere il massimo di informazioni possibile. Quindi ricordo che tra giugno e luglio 2017 fui convocato da David Morales per formare una squadra speciale  di collaboratori presso la nostra direzione di Jerez. Lo scopo di tale unità consisteva realizzare, da un punto di vista tecnico, la cattura, la sistematizzazione e l’elaborazione di informazioni raccolte presso l’ambasciata che David Morales aveva richiesto. Così fui incaricato di eseguire gli ordini di David Morales, con i mezzi tecnici che esistevano presso l’ambasciata e con misure aggiuntive che erano installate per ordine di Morales, in aggiunta alle informazioni raccolte dai dipendenti di UC Global, che erano fisicamente presenti presso la missione diplomatica. Tale unità doveva anche recarsi ogni mese a Londra per raccogliere informazioni.

In coincidenza con la nuova procedura per ottenere informazioni per soddisfare le crescenti necessità di Morales, che coincidevano con l’accesso di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, David Morales indicò alla squadra speciale, di cui facevo parte, che il contratto con l’Ecuador richiedeva che le telecamere dovessero essere cambiate ogni tre anni. Ciò non aveva senso per me, visto che il contratto era in forza da più di tre anni e la clausola non era stata rispettata a tale data, anche se io non ero a conoscenza della clausola, ritenni che la sua esistenza non fosse una giustificazione ragionevole. Il circuito che era in funzione all’epoca, composto da telecamere di sicurezza a circuito chiuso (CCTV), che ovviamente non registravano l’audio, era sufficiente per garantire la sicurezza fisica contro intrusioni all’interno dell’edificio. Come prova di questo fornisco un messaggio del 10 maggio 2017 in cui è richiesto un rapporto circa le telecamere presso l’ambasciata.

David Morales mi chiese esplicitamente – nel mio ruolo di membro della squadra speciale – di contattare fornitori che vendessero telecamere di sicurezza con sofisticati sistemi di registrazione audio. Indicò anche che, nella misura del possibile, le telecamere non dovevano mostrare che stavano registrando suoni, o almeno che l’aspetto delle telecamere non mostrasse che stavano registrando audio. A motivo di ciò e secondo gli ordini di David Morales che tutto questo era necessario per adempiere il contratto, io cercai fornitori per questo tipo di telecamere, insistendo nel celare, nella misura del possibile, il sistema di registrazione audio.

A inizio dicembre 2017 fui istruito da David Morales di recarmi con un collega a installare le nuove telecamere di sicurezza. Completai la nuova installazione nel corso di diversi giorni. Ero istruito da Morales di non condividere informazioni riguardo alle specifiche del sistema di registrazione e, se richiesto, di negare che le telecamere registrassero audio. Mi fu detto che era imperativo che tali istruzioni fossero eseguite in quanto provenivano, apparentemente, dalle più alte sfere. In effetti fui richiesto in diverse occasioni dal signor Assange e dalla Consulente Politica Maria Eugenia se le nuove telecamere registrassero suoni, al che io risposti che non lo facevano, come il mio capo mi aveva istruito di fare. Così, da quel momento in poi le telecamere cominciarono a registrare regolarmente audio, così ogni incontro che aveva il rifugiato politico era catturato. Nei nostri uffici di UC Global era citato che le telecamere erano state pagate due volte, dall’Ecuador e dagli Stati Uniti, anche se non ho prove documentali a conferma di questa affermazione.

Per provare il fatto dell’installazione ho numerose fotografie dell’installazione del nuovo sistema di telecamere nonché copie di registrazioni effettuate dalle telecamere che mostrano che stavano registrando suoni.

Intorno al giugno del 2017, mentre stavo cercando fornitori del nuovo equipaggiamento di telecamere, David Morales diede istruzioni che le telecamere dovessero consentire modalità di trasmissione in modo che “i nostri amici negli Stati Uniti”, come disse esplicitamente Morales, fossero in grado di avere accesso all’interno dell’ambasciata in tempo reale. Questa richiesta mi allarmò molto e al fine di impedirla affermai che l’accesso remoto mettendo in trasmissione il circuito delle telecamere non era tecnicamente realizzabile. David Morales continuò a insistere che dovevamo procedere ad aprire il circuito “per gli americani” e poco tempo dopo Morales mi trasmise via e-mail un documento Powerpoint. Tale documento era in inglese e conteneva istruzioni in minuti dettagli su come abilitare il sistema all’accesso remoto mediante trasmissione. Naturalmente Morales non aveva tali conoscenze tecniche , dunque il documento doveva essere stato fornito da una parte terza. Io sospetto che potesse essersi trattato dello spionaggio statunitense, considerato che era in inglese. Ancora una volta mi rifiutai, questa volta affermando che era manifestamente illegale e perciò non poteva essere una prescrizione del contratto, tentando anche contemporaneamente di persuadere Morales, come mezzo per dissuaderlo, che ciò sarebbe stato chiaramente scoperto dal signor Assange, sapendo che questo argomento avrebbe frenato Morales. Lo feci perché non volevo collaborare a un atto illegale di simile portata.

In aggiunta a questo intorno al gennaio del 2018 David Morales mi chiese di recarmi a Londra per installare microfoni nell’ambasciata. Gli chiesi se fosse legale. Morales mi rispose che il capo era lui, che le responsabilità ricadevano su di lui poiché era l’unico a conoscere il contratto e che era responsabile della sicurezza. Morales mi istruì di sistemare un microfono nella sala riunioni, piazzato nel supporto in PVC dell’estintore nella sala riunioni, dove era incollato a un magnete e poi celato alla base del PVC.

Oltre a questo, David Morales mi chiese di installare un altro microfono nella toilette alla fine dell’ambasciata, un luogo che era diventato strategico poiché il signor Assange, che sospettava di essere oggetto di spionaggio, teneva molti dei suoi incontri là al fine di proteggere la riservatezza. Ho contestato a Morales anche questa istruzione, al che Morales rispose che il capo era lui ed era la persona che conosceva gli elementi di sicurezza che erano stati installati al fine di adempiere al contratto. Ho usato una presa vicina per celare un microfono in un cavo della toilette sul retro dell’ambasciata.

Come prova di ciò possiedo il microfono che era stato installato nella sala riunioni. Riguardo al microfono che era stato installato nella toilette, non è mai stato rimosso e può essere ancora lì. Ho anche diverse registrazioni catturate dai microfoni; le registrazioni mostrano che i microfoni registravano in continuazione. Inoltre possiedo fotografie dell’estintore della sala riunioni dell’ambasciata che aveva il microfono magnetizzato celato nella base in PVC in cui era stato piazzato. Ho anche numerose immagini della toilette delle donne, scattate al fine di stabilire quali elementi potessero essere utilizzati per piazzare un microfono.

Quando tornai nel gennaio del 2018 David Morales commentò apertamente che “i nostri amici americani” aveva chiesto di installare microfoni in tutta l’ambasciata, ma che gli avevano chiesto di compiere questo compito lui stesso, senza l’aiuto di nessuno. Fu allora che mi resi conto che i due microfoni che erano stati già installati erano stati impiegati come parte degli accordi di Morales con lo spionaggio statunitense e che egli mi aveva ingannato al fine di farmeli installare. Specificamente, Morales dichiarò a diversi dipendenti, tra cui io, che intendeva piazzare microfoni in tutti gli estintori dell’ambasciata (fissati con un magnete nella base in PVC degli estintori) la motivazione di ciò essendo che, considerato che gli estintori erano necessari in ciascuna delle stanze dell’ambasciata, in questo modo si poteva essere introdotti nella stanza occupata dal rifugiato politico, il signor Assange, il che avrebbe consentito che l’intera ambasciata fosse intercettata. Ancora una volta contestai a Morales la liceità di queste misure e cercai di dissuadere Morales indicando che, a essere del tutto illegale, l’installazione di microfoni a questo livello sarebbe stata scoperta di sicuro, per tentare di dissuaderlo dal compiere un atto così folle. In conseguenza, per quanto ne so, questo piano non fu attuato.

David Morales indicò che lo scopo dell’installazione di microfoni, come da richiesta degli Stati Uniti, era che i microfoni e le telecamere fossero piazzati in luogo quali la sala riunioni per registrare gli incontri che Assange ha con i suoi visitatori, ma specialmente quelli con gli avvocati della difesa e, molto specificamente, con il coordinatore della sua difesa legale Baltazar Garzon. Morales, in seguito, affermò che la raccolta di informazioni su Garzon avrebbe avuto la priorità; al personale di sicurezza dell’ambasciata era richiesto di cercare prove di viaggi in Argentina e Russia nella pagine del passaporto di Garzon, che erano fotografate.

David Morales indicò anche che lo scopo era che la sorveglianza, il controllo delle informazioni e delle registrazioni si concentrassero sugli incontri del rifugiato politico, specialmente quelli in cui incontrava i suoi avvocati, che erano bersagli prioritari, dunque al personale di sicurezza che era fisicamente presente nell’ambasciata era chiesto specificamente di controllare tali incontri di Assange con i suoi legali, poiché ciò era richiesto dai nostri “amici statunitensi”. Morale terminava sempre queste istruzioni commentando di essere l’unico ad avere la conoscenza piena del contratto e che conosceva quali fossero le misure che era necessario adottare al fine di adempierlo.

Quando mi recai a installare le telecamere, nel dicembre del 2017, Morales mi chiese di scattare delle fotografie della base, profilo e altezza di vari oggetti decorativi della sala riunioni. Così, seguendo le istruzioni di Morales, senza sapere quale ne fosse lo scopo, scattai tali foto. Quando tornai a Jerez, una volta presso la direzione della UC Global, David Morales rivelò che li avrebbe fatti copia in Spagna cosicché potessero esservi inseriti microfoni, cosa che ancora una volta io contestai vigorosamente. Per quanto ne so, neppure tali misure furono adottate.

Per dimostrare quanto precede ho numerose foto di oggetti decorativi che si trovavano nella sala riunioni e che David Morales intendeva duplicare al fine di inserirvi i citati microfoni.

Sono a conoscenza che a un certo punto David Morales chiese al personale di sicurezza impiegato dalla UC Global all’interno dell’ambasciata di procurarsi le impronte digitali di Assange. Per quanto ne so le sue impronte digitali furono ricavate da un bicchiere usato dal signor Assange. Le informazioni relative alle impronte digitali del rifugiato politico furono poi passate a David Morales. Sono anche a conoscenza del fatto che il personale di sicurezza presso l’ambasciata rubò documenti al signor Assange. Fu commissionata un’analisi calligrafica, pure ottenuta da David Morales. Mi è chiaro che sia le impronte digitali sia il rapporto calligrafico devono essere stati richiesti da David Morales dallo spionaggio statunitense.

Nello stesso viaggio del dicembre 2017 in cui installai le nuove telecamere, David Morales mi chiese di rubare un pannolino di un neonato che, secondo il personale di sicurezza della società impiegato presso l’ambasciata, visitava regolarmente il signor Assange. Morales affermò che dovevo rubare il pannolino al fine di stabilire se il neonato era figlio del rifugiato politico. In tale occasione Morales affermò esplicitamente che “gli americani” erano quelli che volevano stabilire la paternità. Di fronte a questa situazione, quando arrivai a Londra, anziché eseguire ciò che mi era stato chiesto da Morales, avvicinai la madre del neonato fuori dall’ambasciata e le indicati di non portare il bambino all’interno dell’ambasciata perché c’era un piano di rubare i pannolini del neonato per stabilire se era figlio di Julian Assange.

In un’altra occasione, nel gennaio del 2018, David Morales mi disse che nella mia visita successiva all’ambasciata dell’Ecuador a Londra avrei dovuto sistemare certi adesivi su tutte le finestre esterne dell’ambasciata. Specificamente mi chiese di sistemarli nell’angolo superiore sinistro di tutte le finestre. Gli adesivi erano piuttosto rigidi. Indicavano che la telecamera CCTV era attiva. Lo trovai strano, perché avevano avuto un sistema a circuito chiuso per diversi anni e non aveva senso dover ora segnalarlo sulle finestre dell’ambasciata. Ciò nonostante, nel corso della mia visita a Londra sistemai gli adesivi che erano stati forniti sull’angolo superiore sinistro delle finestre dell’ambasciata, eseguendo le istruzioni di David Morales. Quando tornai a Jerez Morales spiegò che “i nostri amici americani” avevano microfoni laser all’esterno dell’ambasciata, che erano direzionali, puntavano alle finestre ed estraevano suoni, consentendo loro di catturare tutte le conversazioni. Tuttavia, come disse apertamente David Morales, il signor Assange usava un congegno produttore di rumore bianco (per rendere difficile ottenere registrazioni audio) che produceva una vibrazione sulla finestra che impediva che il suono fosse estratto dal microfono laser che lo spionaggio statunitense aveva installato all’esterno. Così, Morales aveva rivelato quando tornai che quegli adesivi, che erano stati forniti dai “nostri amici americani”, essendo stati sistemati sull’angolo superiore sinistra di ciascuna delle finestre, eliminavano la vibrazione, consentendo ai microfoni laser di puntare agli adesivi per estrarre le conversazioni. Contestai a Morales di non aver indicato lo scopo della sistemazione degli adesivi.

Oltre a quanto precede, sono a conoscenza del fatto che David Morales aveva ricevuto richieste esplicite di informazioni che in diverse occasioni dichiarò provenire dagli Stati Uniti sotto forma di una lista di bersagli che erano comunicati via e-mail, telefonicamente e verbalmente. Il personale di sicurezza impiegato nell’ambasciata era istruito di prestare speciale attenzione a questi bersagli. Tra essi, speciale attenzione doveva essere riservata agli avvocati del signor Assange. Il personale di sicurezza doveva scrivere profili dettagliati di tali bersagli, fotografando i loro documenti, i congegni elettronici che dovevano essere lasciati all’ingresso dell’ambasciata e, per quanto possibile, le conservazioni ascoltate  dei visitatori con il rifugiato politico. In alcuni casi ciò comportava seguirli, tracciare ogni loro mossa e redigere rapporti dettagliati di ciascuna delle visite di questi visitatori, che dovevano essere immediatamente inviati alla direzione della UC Global a Jerez. 

Come prova di quanto precede ho numerose e-mail in cui sono dettagliati i bersagli da seguire, foto della società di tali bersagli, il registro e i rapporti quotidiani redatti e le foto dei congegni dei dispositivi dei bersagli che erano consegnati al personale della sicurezza quando i visitatori entravano nell’ambasciata, ciò che era previsto con prescrizione del protocollo della sicurezza.

Specificamente, ricordo che durante i mesi iniziali del 2016, nel corso di una delle mie prime visite all’ambasciata dell’Ecuador a Londra, uno dei membri di UC Global che erano impiegati presso l’ambasciata mi mostrò un iPad di uno degli avvocati, che all’epoca stava incontrando il signor Assange e che aveva lasciato tale dispositivo presso la guardia entrando nell’ambasciata, che aveva molti messaggi e immagini nella pagina principale. Non ricordo il nome di tale avvocato, ma so che parlava inglese e che in seguito, dopo aver visto numerose fotografie, ritengo con il 99 per cento di sicurezza sia un uomo di nome Guy Goodwin. Ricordo che dopo di questo, una volta tornato a Jerez, mi fu detto che il contenuto dell’iPad era stato copiato.

In una diversa occasione ricordo di aver visto rapporti che erano stati inviati dall’ambasciata presso la quale era impiegato il personale di sicurezza della UC Global che era stata aperta una valigetta di Andy Muller ed erano stati fotografati i suoi dispositivi elettronici. Andy Muller è un amico personale di Assange, specialista di tecnologia informatica e giornalista indipendente per varie pubblicazioni e aveva lasciato le sue cose all’ingresso, rispettando le prescrizioni del protocollo di sicurezza. Muller era uno dei bersagli che David Morales aveva istruito dover ricevere priorità, per contro dello spionaggio statunitense.

Come prova di questo ho numerose foto delle cose di Muller che erano incluse in uno dei rapporti della sicurezza.

Devo anche indicare che a un certo punto, alla fine del 2017, la società apprese che il signor Assange avrebbe ricevuto un passaporto diplomatico dalle autorità ecuadoriane, con lo scopo di lasciare l’ambasciata per recarsi in uno stato terzo. Ricordo che il personale della sicurezza della UC Global impiegato presso l’ambasciata controllava strettamente il console dell’Ecuador, Fidel Narvaez, che era responsabile della documentazione relativa con la quale entrava e usciva dall’ambasciata.

Ricordo anche che David Morales disse in ufficio che gli statunitensi erano molto nervosi riguardo a un politico californiano che si stava recando nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per incontrarsi con il signor Assange. Secondo Morales gli statunitensi avevano chiesto a Morales di controllare personalmente e verificare assolutamente qualsiasi cosa avesse a che fare con tale visita. Così, dalla direzione della società a Jerez ricordo che Morales impartì un ordine specifico al personale della sicurezza di registrare qualsiasi cosa avvenisse nel corso di tale visita.

Ricordo che alla fine di novembre 2017 David Morales disse ai dipendenti della società che gli statunitensi erano molto felici delle informazioni che avevamo fornito, ma che avevano bisogno di altro. A questo fine Morales parlò della possibilità di penetrare negli uffici legali dell’ILOCAD, lo studio che è diretto da Baltazar Garzon a Madrid, considerato che il signor Garzon coordinava la difesa legale di Julian Assange. Ciò avrebbe consentito di ottenere informazioni per gli statunitensi sul conto del signor Assange. Due settimane dopo questa conversazione i media nazionali riferirono che uomini in passamontagna erano entrati negli uffici legali di Garzon. Ricordo che la notizia fu condivisa tra i dipendenti nell’ufficio di Jerez e noi ipotizzammo che ciò potesse avere a che fare con quanto il nostro capo, David Morales, aveva suggerito.  

Tutte le richieste di sorveglianza, pedinamento e cattura di comunicazioni in relazione a Baltazar Garzon venivano dagli statunitensi, secondo David Morales. Garzon era un obiettivo primario, per il fatto che era l’avvocato della difesa di Assange.

Ricordo che in un’occasione, a Jerez de la Frontera, presso la direzione della UC Global, circa nel dicembre del 2017, David disse che gli statunitensi erano disperati e che avevano persino suggerito che contro l’”ospite” dovessero essere impiegate le misure più estreme per por fine alla situazione della permanenza di Assange nell’ambasciata. Specificamente il suggerimento che la porta dell’ambasciata potesse essere lasciata aperta, cosa che avrebbe potuto essere giustificata come un errore accidentale, il che avrebbe consentito a persone di entrare dall’esterno nell’ambasciata e sequestrare il rifugiato politico; fu discussa persino la possibilità di avvelenare il signor Assange. Tutti questi suggerimenti Morales disse che erano stati valutati durante le sue trattative con i contratti negli Stati Uniti. Naturalmente noi dipendenti fummo scioccati da questi suggerimenti e commentammo tra di noi che il corso in cui Morales si era imbarcato stava cominciando a diventare pericoloso.

Morales istruì anche che Baltazar Garzon dovesse essere seguito, come da istruzioni dei suoi contatti negli Stati Uniti, poiché Morales aveva ricevuto informazioni che il signor Garzon si sarebbe incontrato con l’ex presidente dell’Ecuador, Rafael Correa. Ricordo di aver visto fotografie di Garzon provenienti dall’operazione di pedinamento secondo le istruzioni di Morales.

Come prova di questo possiedo numerose fotografie scattate al signor Garzon con un cellulare quando stava accogliendo l’ex presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, all’aeroporto Barajas di Madrid, nonché foto della casa di Baltazar Garzon, avvocato di Julian Assange.

Come ho già spiegato, era evidente che tutto questo si era intensificato dopo la metà del 2017, in coincidenza con l’accesso di Donald Trump alla presidenza. Tutta la documentazione ottenuta attraverso l’attività spionistica attuata da Morales contro il rifugiato politico era trasmessa negli Stati Uniti attraverso due canali. Innanzitutto i rapporti quotidiani del personale della sicurezza presso l’ambasciata, i profili dei bersagli, i documenti di identità dei visitatori e altre informazioni che erano state ottenute attraverso l’ambasciata erano copiati su server cui gli Stati Uniti avevano accesso remoto. In secondo luogo, le registrazioni delle telecamere con l’audio che erano state installate nell’ambasciata erano salvate su dischi fissi che erano estratti ogni 15 giorni, assieme alle registrazioni dei microfoni ed erano trasportate personalmente da David Morales nei suoi viaggi regolari negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda i server, David Morales richiese che fosse installato un server FTP per l’accesso remoto e il trasferimento esterno realizzabile mediante nome utente e password. Io installai personalmente il server FTP e fui in grado di confermare che al server era effettivamente attuato accesso remoto dagli Stati Uniti; gli indirizzi IP furono registrati in conseguenza, e sono tuttora in mio possesso. Il server FTP archiviava i rapporti quotidiani della sicurezza che redigevano i dipendenti della UC Global impiegati presso l’ambasciata, che sorvegliavano in dettaglio il signor Assange, nonché i suoi visitatori e i bersagli, comprese tutte le informazioni relative quali i loro documenti d’identità. Ricordo che all’inizio tali rapporti quotidiani, che erano archiviati sul server FTP, erano firmati dal personale della sicurezza usando i loro rispettivi pseudonimi, ma che a un certo punto David Morales mi disse che gli era stato detto che dovevano essere firmati con il nome e cognome reali del dipendente, anche se non compresi perché ci fosse tale necessità. In seguito David Morales chiese che tale server FTP fosse sostituito da un archivio in rete cui potesse essere effettuato accesso remoto mediante nome utente e password.

Come prova di quanto precede ho gli indirizzi IP che furono registrati nel registro dei server FTP degli Stati Uniti e molti dei rapporti della sicurezza archiviati che erano stati forniti dai dipendenti della UC Global impiegati presso l’ambasciata. Ho anche i documenti di identità che erano inclusi nei profili contenuti nel server. Ho anche la e-mail in cui David Morales chiede che sia riservata speciale attenzione a un insieme di obiettivi che sarebbero stati identificati dagli statunitensi, tra i quali i suoi avvocati.

Inoltre le registrazioni delle telecamere di sicurezza che a quel punto registravano l’audio, nonché le registrazioni dei microfoni, erano gestite di persona. Fui istruito da David Morales di recarmi all’ambasciata di Londra ogni 15 giorni per cambiare i dischi fissi dei server delle telecamere. Dovevo andare ogni due settimane perché dopo 15 giorni il sistema cominciava a sovrascriversi, considerato che la capacità di archiviazione aveva una capacità massima di 15 giorni. Devo sottolineare che David Morales mi chiedeva sempre di prendere le registrazioni originali dalle telecamere, mai copie, suppongo come richiesta degli statunitensi. In effetti, in un paio di occasioni, le autorità ecuadoriane richiesero una registrazione il che significava che David Morales doveva recarsi negli Stati Uniti per chiedere le registrazioni originali. Così, le registrazioni delle telecamere di sicurezza e dei microfoni, una volta arrivate a Jerez erano poi portate personalmente da David Morales negli Stati Uniti in viaggi regolari cui Morales spesso viaggiava con sua moglie attraverso i media sociali della quale (@modas_koko) i loro viaggi regolari potevano essere osservati. Inoltre, mentre il signor Morales era in riunione con il suo contatto negli Stati Uniti, scriveva a noi dipendenti in gruppi di chat, o Signal, Telegram o Therman, chiedendo ulteriori dettagli riguardo a certe visite o dettagli circa le registrazioni affermando che “i nostri amici americani mi chiedono di essere più specifico riguardo a….” considerato che Morales non conosceva i dettagli allo stesso livello dei dipendenti. Anche se questi gruppi di chat erano configurati per autodistruggersi, a un certo punto ricavai copie delle schermate al fine di ricordarmi delle istruzioni, così, in conseguenza, ho ancora molte di esse in cui è chiaro che David Morales stava comunicando mentre era in riunioni di gestione del materiale.

Come prova di questo ho le schermate delle chat, come riferito più sopra. Ho anche e-mail che contengono alcune di tali istruzioni.

David Morales scriveva nelle sue e-mail che il SENAIN [servizio segreto ecuadoriano] lo stava indagando a causa dei suoi viaggi negli Stati Uniti; chiese anche della composizione delle pareti dell’ambasciata e disse persino che nessuno doveva sapere dei suoi rapporti con gli statunitensi.

Come prova di questo possiedo le e-mail con i commenti appena citati.

Un ulteriore elemento rilevante è che la direzione della UC Global a Jerez riceveva mensilmente Gabriela Paliz Jerez. Era la persona responsabile della sicurezza dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra ed è una funzionaria ecuadoriana. Quando visitava la UC Global a Jerez era sempre accompagnata da suo marito, il cui nome non conosco. Tutti i dipendenti sapevano di queste visite poiché vedevano la coppia comparire mensilmente per incontrare David Morales. Si diceva in ufficio che per David Morales era fondamentale mantenere il contratto con l’ambasciata, probabilmente non tanto per l’importo pagato dall’Ecuador in sé, quanto piuttosto per la possibilità di incrementare i profitti attraverso la sua relazione con gli Stati Uniti. Si discuteva tra i dipendenti che David Morales pagasse 20.000 euro al mese alla persona che era a capo della sicurezza dell’ambasciata per evitare che formulasse rapporti negativi riguardo alla UC Global, poiché tali rapporti avrebbero messo a rischio il contratto. La persona a capo della sicurezza veniva con suo marito al fine di dividere i pagamenti in contanti in 10.000 euro ciascuno per evitare problemi nel passare la dogana all’aeroporto, come si diceva presso la società.

Durante quei mesi, tra la fine del 2017 e la metà del 2018 (quando il contratto della UC Global terminò) David Morales esibì un notevole aumento del suo patrimonio. Acquistò una nuova casa, il cui valore non conosco ma che stimo possa essere costata circa un milione di euro. Acquistò anche auto di lusso. Nella società si diceva che fosse pagato 200.000 euro al mese dagli Stati Uniti. Nel corso di quei mesi i dipendenti ipotizzavano che potesse conservare illegalmente in banche di Gibilterra il denaro ricevuto. In effetti osservammo che David Morales si recava spesso a Gibilterra, che è relativamente vicina a Jerez e che è considerata un paradiso fiscale dalla magistratura spagnola poiché solitamente non collabora nell’identificare i patrimoni. In un’occasione negli uffici della nostra direzione un cliente della UC Global, il cui nome non conosco, commentò di fronte a me che Morales era “tirchio” perché Morales aveva tentato di “riciclare 70.000 euro a Gibilterra” e che per compiere tale operazione “a Morales era stata chiesta una commissione del 10 per cento per il riciclaggio e Morales aveva rifiutato”.

Infine ricordo che alla fine del 2018 ci fu una richiesta alla società dell’ILOCAD, lo studio legale di Baltazar Garzon, che per conto del signor Assange chiedeva, in base alla nuova Disciplina della UE sulla Protezione dei Dati, che la società informasse circa quale materiale possedesse relativamente al signor Assange, considerato che alcune immagini erano trapelate a varie organizzazioni mediatiche, come The Guardian. A quel punto Morales procedette a rimuovere tutto il materiale dell’”Operazione Hotel” (il nome che era stato dato al contratto di sicurezza dell’ambasciata) nonché tutto il materiale relativo all’”ospite” (il nome in codice del rifugiato politico). Secondo alcuni dipendenti della società il materiale fu archiviato da Morales nelle sue due case o nella casa di suo suocero a Rota, secondo quanto si diceva nella società.

 

Un amico ieri sera mi ha offerto la magra consolazione che non dovrei preoccuparmi per la frettolosa chiusura di questo procedimento che ha ridotto la visione pubblica delle testimonianza e degli argomenti (e io penso che ieri ci siano state nel complesso nove deposizioni di testimoni) perché l’occhio del pubblico era stato estremamente limitato, come in effetti ho spiegato in continuazione. In altre parole non fa alcuna differenza. Mi adeguo a quella tesi, ma va contro alcune convinzioni e motivazioni fondamentali che io ho riguardo all’offrire testimonianza, che dovrò sviluppare ulteriormente nella mia mente.  

Nei prossimi giorni cercherò di fornirvi una sintesi e un’analisi di tutto quanto è successo mercoledì. Ora devo recarmi in tribunale ad assistere agli ultimi spizzichi di questa causa e scambiare le ultime occhiate di amicizia con Julian per alcuni mesi.                     

 

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Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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