Quando l’incompetenza diventa un crimine?

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di Patrick Cockburn – 22 ottobre 2020

Nel 1998 ero a Baghdad durante gli attacchi aerei statunitensi, osservando missili esplodere in grandi lampi di luce quando colpivano i loro bersagli. C’era un po’ di fuoco inefficace di contraerea il solo risultato del quale erano pezzi di schegge che cadevano dal cielo rendendo pericoloso uscire dall’edificio in cui ci trovavamo.

Con mia sorpresa vidi un giornalista, un mio amico con una lunga esperienza delle guerre, trascinarsi all’aperto per usare un telefono satellitare che non funzionava all’interno. Quando tornò gli dissi che doveva essere stata una telefonata molto importante per lui per assumersi un simile rischio. Lui rise amaramente, spiegando che il motivo della sua telefonata era che il suo giornale negli Stati Uniti aveva preteso che contattasse un qualche illustre “esperto” di uno studio di cervelloni di Washington per chiedergli degli attacchi aerei.

Nonostante il fatto che il mio amico era un testimone molto informato degli eventi che stava descrivendo, i suoi direttori insistevano che egli si rivolgesse alla presunta competenza del membro dello studio a migliaia di miglia di distanza. Un motivo più coperto era probabilmente di scaricare la colpa se il giornalista sul luogo avesse manifestato critiche degli attacchi aerei.

Ho ricordato questa vicenda quando ho visto Boris Johnson e i suoi ministri interagire con i suoi esperti medici e scientifici, Chris Whitty e sir Patrick Vallance, a volte deferente, a volte sprezzante. Qui sono all’opera ingenuità e calcolo. I politici alle prese con crisi, che sia in guerra o in una pandemia, sono spesso eccessivamente impressionati da esperti con il giusto modo di rassicurare e la padronanza del gergo tecnico. Sono meno bravi, e lo stesso si applica ai media, nel sapere se tale apparente competenza abbia un reale valore pratico nell’evitare qualche pericolo pressante. Spesso non è così. Un medico o uno specialista accademico può sapere molto su come il virus agisce all’interno del corpo, ma non avere alcuna idea e alcuna esperienza su come impedire che si trasmetta da persona a persona in un’epidemia. Questa è una competenza molto differente.

I politici sono inetti quanto allo scegliere gli esperti giusti, in parte perché in una crisi possono trovarsi oltre le proprie capacità. Non c’è nulla di sbagliato in questo, fintanto che attingono alla competenza di qualcuno che sa davvero che cosa fare e come farlo. I governi spesso scelgono l’esperto sbagliato per semplice ignoranza e perché quest’ultimo esiste principalmente per rimpolpare la credibilità del governo e rendere disponibile un capro espiatorio nel caso le cose vadano storte.

Questa strategia ha funzionato abbastanza bene dal punto di vista governativo durante il primo isolamento in Gran Bretagna, ma sta ora finendo in cenere con gli scienziati che si rifiutano di offrire copertura politica a politiche fallite.

Il manifesto di questo ammutinamento è il documento Sage del 23 settembre, pubblicato questa settimana, che ha raccomandato un isolamento salvavita per impedire “una vastissima epidemia con conseguenze catastrofiche”. Il rifiuto di questa raccomandazione da parte del governo ha comprensibilmente fatto notizia, ma verso la fine di questo documento c’è un’ammissione straordinaria che è certamente più importante del diverbio riguardo alle misure salvavita e ai differenti isolamenti regionali.

La giustificazione di entrambe è che mettono a disposizione un pulsante pausa, che trattiene temporaneamente l’epidemia fino a quando sia scoperto un vaccino, il che può richiedere molto tempo. Più immediatamente chiudere tutto il paese o parte di esso dovrebbe far guadagnare tempo fino a quando possa essere messo in atto un efficace sistema di Test, Tracciamento e Isolamento (TTI) per prevenire una ripresa del virus.

Questo sistema doveva essere al centro della reazione britannica al coronavirus e il governo sta spendendo 12 miliardi di sterline per esso. Ministri ammettono i suoi difetti, ma li presentano come difficoltà iniziali inevitabili in un’organizzazione così grande creata in un arco di tempo così breve. Ma osservate come Sage, che ha una conoscenza dettagliata di come il TTI sta realmente funzionando, ne scarta i risultati in una singola frase goffa ma accusatoria. Essa dice che “il livello relativamente basso di coinvolgimento nel sistema […] accoppiato a ritardi nei teste e a probabile scarse percentuali di adesione all’autoisolamento suggerisce che il sistema sta avendo al momento un impatto marginale sulla trasmissione”. Inoltre, a meno che il sistema cresca allo stesso ritmo dell’epidemia, cosa sinora non accaduta, allora “l’impatto del Test, Tracciamento e Isolamento scemerà ulteriormente nel futuro”.

Il fosco significato di questo giudizio non può essere sopravvalutato poiché significa che l’ammiraglia della reazione del governo Johnson all’epidemia si è già rovesciata. E non c’è nulla di misterioso riguardo alla causa del naufragio del TTI, che deriva da errori gratuiti e prevedibili di Johnson e dei suoi ministri. Molti governi sbagliano quando cercano di scegliere tra gli esperti che sanno di che cosa parlano e quelli che non lo sanno. Ma nel decidere di creare un grande apparato di test e tracciamento in precedenza quest’anno, il governo ha preso la decisione autodistruttiva di mettere questa attività altamente specializzata nelle mani di dilettanti privi di esperienza.

Invece di affidarsi a esperti competenti di sanità pubblica con precedenti di successo nello scoprire, contenere e isolare persone infette da HIV e tubercolosi, il governo ha consegnato il progetto al settore privato, riversando grandi somme di denaro nella creazione di un sistema nuovo, ma a sentire Sage, disfunzionale. Documenti pubblicati dal Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale dopo una richiesta di Sky News basata sulla legge sulla libertà di informazione spiegano perché così tanto è stato speso per così scarsi risultati. Non meno di 1.114 consulenti di Deloitte, pochi dei quali è probabile siano esperti di sanità pubblica, sono ora impiegati dal governo per organizzare Test, Tracciamento e Isolamento, con ciascuno di loro che guadagna un compenso giornaliero fino a 2.360 sterline. Altri consulenti, come quelli che lavorano per il Boston Consulting Group, sono ricompensati con ancora maggiore munificenza, incassando sino a 7.000 sterline al giorno, o 1,5 milioni di sterline l’anno.

Il fallimento del Test e Tracciamento del Servizio Sanitario Nazionale nel far fronte alla seconda ondata dell’epidemia, come predetto da Sage, è già presso di noi con solo il 62,6 per cento degli identificati positivi al coronavirus contattati in modo che possa essere detto loro di isolarsi. Non che produrrebbe un granché di buono se i call centre raggiungessero più persone, secondo un sondaggio del King’s College di Londra che mostra che solo il 18 per cento degli infetti si isola.

Il momento in cui la Gran Bretagna avrebbe potuto riuscire a contenere il coronavirus è probabilmente passato. Ciò sarebbe stato molto difficile ma non impossibile e avrebbe potuto essere attuato con successo da un governo un competenza, energia e un’esperienza reali. Non c’era alcuna possibilità che potesse essere fatto con Boris Johnson e il suo gruppo a zigzagare e prendere cantonate così spettacolarmente che le loro pagliacciate avrebbero fornito ricco materiale per un’opera di Gilbert e Sullivan, salvo che non c’è nulla di divertente nella morte non necessaria di così tante persone. Né c’è alcun segno che abbiano imparato dai loro errori. Come un uomo di stato tedesco chiese disperatamente a un generale durante la Prima guerra mondiale che voleva premere con una certa offensiva calamitosa: “Dove finisce l’incompetenza e comincia il crimine?”

Patrick Cockburn è autore di War in the Age of Trump (Verso).

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/1039648/

Originale: The Independent

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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