Venezuela: la ribellione nella base potrebbe determinare problemi per Maduro?

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di Federico Fuentes – 21 ottobre 2020

Il Venezuela non è estraneo a proteste, registrando migliaia di dimostrazioni, raduni e scioperi ogni anno. Al 1° ottobre circa 7.000 proteste si erano verificate quest’anno (circa 25 al giorno) secondo l’Osservatorio Venezuelano dei Conflitti Sociali.

Diversamente dal passato queste proteste in generale non hanno avuto luogo nelle roccaforti dell’opposizione di destra né hanno necessariamente chiesto le dimissioni del presidente Nicolas Maduro.

Hanno invece concentrato le loro rivendicazioni sull’accesso a servizi fondamentali – elettricità, gas domestico, acqua – e si sono verificate in aree che tradizionalmente votavano per l’ex presidente socialista Hugo Chavez, il predecessore di Maduro.

Differenziandosi dalle “proteste dei ricchi” degli anni scorsi il portavoce della Lega Unitaria Socialista Chavista (LUCHAS) Stalin Pérez Borges ha dichiarato a Green Left (GL) che il Venezuela sta assistendo a un’ascesa di “proteste dei poveri, mosse dalla difficile situazione affrontata dalla gente”. I loro bersagli, nella maggior parte dei casi, sono stati dirigenti allineati al Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) di Maduro.

Il coordinatore generale della Sinistra Unita, Feliz Velasquez, è d’accordo. Ha dichiarato a GL che queste proteste sono state “molto differenti dalle proteste che abbiamo avuto in Venezuela nel 2014 o 2017, che erano proteste violente alla ricerca di abbatter il governo.”

“Oggi quelle che abbiamo sono proteste largamente pacifiche di settori popolari, settori organizzati, tra cui in alcuni casi intere piccole comunità che, di fronte a questa crisi che colpisce servizi fondamentali, hanno deciso di protestare”.

 

Crescente dissenso

Questi generi di proteste non sono interamente nuovi. Né lo sono le loro cause.

Atenea Jiménez, della Rete Nazionale degli Attivisti delle Comuni (RNC) ha parlato agli inizi del 2019 con GL di un’ondata di proteste che avevano avuto luogo a gennaio di quell’anno in alcuni barrios (quartieri poveri) di tutta Caracas, “compresi alcuni che storicamente erano molto [filo chavisti]”.

Quest’anno ha visto un limitato scoppio di rivolte e saccheggi largamente spontanei ad aprile in alcuni piccole città di tutto il paese.

Ancora una volta, cittadine regionali sono l’epicentro delle proteste.

Trascurata per decenni dai partiti tradizionali, la campagna del Venezuela – assieme ai barrio – era divenuta la più forte base di sostegno di Chavez.

La vita vi era stata radicalmente trasformata sotto la rivoluzione bolivariana pro-poveri di Chavez attraverso la rapida espansione dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e di servizi fondamentali. Avevano anche messo radici importanti iniziative di promozione di cooperative, comuni e imprese produttive di proprietà comunitaria.

Tuttavia, otto anni dopo la sua morte è qui che i rovesci della rivoluzione sono stati avvertiti di più.

Il governo Maduro è stato intensamente concentrato nel mantenere accese le luci e corrente l’acqua nelle grandi città, soprattutto nella capitale, Caracas. Quando ci sono stati problemi le autorità si sono a volte affidate alla repressione statale, e persino a violenti armati, per sedare il dissenso.

Ma in cittadine regionali i residenti spesso possono trascorrere giorni senza servizi fondamentali. Stanchi di questa situazione, movimenti popolari stanno scendendo in strada.

 

Cause fondamentali

Jonatan Vargas, un membro della squadra delle relazioni internazionali della Corrente Rivoluzionaria Bolivar e Zamora (CRBZ), che è attiva in seno al PSUV, ha dichiarato a GL che la crisi dei servizi fondamentali è “dovuta al blocco economico, commerciale e finanziario che l’imperialismo statunitense ha unilateralmente imposto al Venezuela”.

Dal 2014 gli Stati Uniti hanno sferrato più di 40 sanzioni unilaterali contro il Venezuela, in un tentativo di strangolare l’economia del paese sudamericano e di abbattere Maduro. Tali misure sono costate al Venezuela un colpo alla sua economia stimato in 116 miliardi di dollari e più di 40.000 morti.

Vargas aggiunge che la crisi è dovuta anche alle “contraddizioni interne del processo… inefficienza, inefficacia, burocratismo, indolenza e corruzione”.

Un esempio di come questi fattori si sono sommati a colpire il paese è la condizione della compagnia petrolifera PDVSA, “il cuore dell’economia venezuelana”.

“La PDVSA è stata vittima del blocco. La sua affiliata negli Stati Uniti, CITGO, che era usata per fornire gli additivi necessari per trasformare il greggio in benzina in Venezuela, è stata sequestrata nel 2019 dal governo degli Stati Uniti e consegnata al burattino imperialista, Juan Guaido, in un atto di sfacciata pirateria e furto”.

L’allora presidente dell’Assemblea Nazionale, Guaido, si è autoproclamato “presidente ad interim” del Venezuela a gennaio 2019. Da allora gli Stati Uniti hanno usato ciò come scusa per trasferire a Guaido e ai suoi sostenitori ogni attività e ricchezza statali su cui hanno potuto mettere le mani.

In conseguenza il Venezuela ha smesso di produrre benzina, scatenando una drammatica scarsità che ha colpito ogni cosa dai trasporti pubblici e privati quotidiani alla produzione agricola. La crisi della benzina è stata la maggiore fonte singola di scontento a settembre, determinando più di 400 proteste.

“Al tempo stesso”, ha detto Vargas, “la PDVSA è stata vittima di corruzione interna, con vari ed presidenti e amministratori della società scoperti colpevoli di corruzione”.

Accanto ai servizi fondamentali, c’è anche il problema dei salari dei lavoratori. Settembre ha registrato una media quotidiana di nove proteste o scioperi che chiedevano salari migliori.

L’iperinflazione, un’altra arma accanto alle sanzioni nella guerra economica contro il Venezuela, ha determinato il crollo dei salari dei lavoratori, lasciando la maggior parte dei beni essenziali fuori dalla portata della maggioranza.

“Oggi il Venezuela ha i salari più bassi del mondo”, ha detto Velasquez. “Un insegnante, un professionista, un accademico universitario, non guadagna più di 2-3 dollari al mese, il che naturalmente crea una quantità di difficoltà quando un chilo di riso costa un dollaro”.

Ciò che questo significa, dice Pérez Borges, è che “le persone devono dedicare tutto il loro tempo non solo al loro lavoro, ma a fare qualsiasi cosa possano per aiutare la loro famiglia a sopravvivere. Questa è diventata la principale preoccupazione della vita quotidiana”.

Il COVID-19 ha reso tutto questo ancor più difficile. Anche se le misure del governo per contenere la pandemia hanno avuto largamente successo, misure quali l’isolamento hanno reso le cose più difficili per quelli che devono spostarsi in giro per comprare o vendere beni nel mercato informale per far quadrare i conti, dice Velasquez.

 

Opposizione di destra

Richiesto del coinvolgimento dell’opposizione di destra nelle proteste, Vargas ha detto che le divisioni nella destra le hanno largamente impedito di avere un qualsiasi ruolo significativo.

La fazione di ultradestra, che era stata dominante nell’opposizione da quando Maduro ha vinto le elezioni del 2013, ha perso sostegno a causa dei suoi atti di violenza terroristica nelle proteste del 2014 e 2017 e del fallimento della strategia di Guaido, ha spiegato Vargas.

Ciò l’ha convertita in “una minoranza senza alcun collegamento con le masse popolari”.

Velasquez ha aggiunto che una sezione importante dell’opposizione aveva recentemente deciso di rompere con la strategia di violenze dell’ultradestra e di perseguire “una strategia propria, che include la partecipazione alle imminenti elezioni [dell’Assemblea Nazionale il 6 dicembre]”.

“Tutto questo ha condotto a divisioni in seno all’opposizione che le hanno impedito di appropriarsi delle proteste”.

“L’abbiamo visto nelle recenti proteste dei lavoratori dell’istruzione. L’opposizione aveva chiamato la gente a convergere in un luogo, ma i sindacati hanno deciso di riunirsi altrove e hanno avuto una dimostrazione molto più vasta”.

“Come altri sindacati, non vogliono essere sfruttati dall’opposizione; non vogliono che le loro proteste siano politicizzate o sfruttate da attori politici”.

Un altro esempio di ciò sono state le proteste a Urachiche, Yaracuy, a settembre.

Pérez Borges spiega: “Là una protesta pacifica è stata convocata da un conduttore radio locale e leader del movimento Tupamaros [favorevole alla rivoluzione]. Lo scopo della protesta era di marciare pacificamente a presentare una serie di richieste e soluzione ad autorità locali [del PSUV].”

“La mobilitazione è stata molto vasta, molto più vasta di qualsiasi cosa l’opposizione potesse mobilitare. Ma l’opposizione ha cominciato a twittare foto delle proteste, affermando che era essa a marciare nelle strade contro il governo, anche se non aveva avuto nulla a che fare con ciò”.

“L’opposizione ha poi tentato di convocare un’altra protesta il giorno dopo, ma tutto ciò che è riuscita a raccogliere è stato un minuscolo gruppo di persone che hanno incendiato l’ufficio del sindaco locale in un tentativo di generare maggiori violenze”.

“Dunque si può vedere che questi erano due momenti distinti: prima una protesta pacifica popolare di massa; e poi un tentativo dell’opposizione di sfruttare il primo momento ai propri fini, poiché non è in grado di mobilitare persone, avendo perso credibilità, anche all’interno della sua stessa base”.

 

Apertura di divisioni

Come dovrebbe reagire la sinistra a queste proteste? In alcuni casi autorità del PSUV l’hanno fatto ricorrendo alla repressione, affermando che quelli dietro le proteste rappresentavano una minaccia alla rivoluzione.

Vargas indica che, lungi dal far parte di una rivolta nazionale contro la rivoluzione, queste proteste “restano scollegate tra loro e sono proteste specifiche, in certe aree, incentrate su particolari richieste e problemi che la gente sta affrontando”.

Egli ritiene che i rivoluzionari debbano “accompagnare le proteste legittime e le giuste richieste della gente, organizzarsi insieme a essa, accumulare forza e arrivare insieme a soluzioni per migliorare la qualità della vita delle persone”.

Vargas ha detto che la sinistra deve essere sempre in allerta per tentativi dell’opposizione di sfruttare legittimi richieste popolari per promuovere violenze e destabilizzare il paese. Ma deve anche combattere sistematicamente la corruzione e trasformare i poteri pubblici, cominciando al livello locale.

“Questi sono problemi strutturali che non sono stati ancora risolti ma la cui esistenza è stata riconosciuta da Maduro”. Risolverli, tuttavia, sarà cruciale per dare potere alla gente e costruire “uno stato più democratico e partecipativo”.

Il governo Maduro può essere uno strumento in questa lotta o è diventato un ostacolo da superare? Anche se la maggioranza delle forze filo-rivoluzionarie – particolarmente quelle nel PSUV, di gran lunga il più vasto singolo partito del paese – continua a sostenere il presidente, sta crescendo il numero di quelli che mettono in discussione la direzione in cui Maduro sta portando il paese.

Velasquez – la cui organizzazione fa parte di un’alleanza di partiti e movimenti di sinistra che presenta candidati contro il PSUV alle prossime elezioni – ritiene che ci sia stata una svolta nell’approccio del governo tra Chavez e Maduro. “Chavez cercava sempre consultazioni, dibattiti. Chiedeva sempre alle persone di presentare proposte per superare problemi ed era disposto a correggere errori, a imparare insieme con la gente”.

“Lo stile di governo che abbiamo oggi è modo diverso”, ha detto. Il governo Maduro ha una “visione aristocratica della politica, in cui il governo ritiene di essere il detentore della verità, di essere un governo dei migliori per il resto”.

“Questa visione della politica li ha indotti a screditare le idee e opinioni di altri movimenti politici, a ignorare i bisogni e le richieste della gente”.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/venezuela-could-rebellion-in-the-ranks-spell-trouble-for-maduro/

Originale: Green Left

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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