Il vostro uomo nella galleria del pubblico: audizione di Assange, giorno 18

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di Craig Murray – 28 settembre 2020

E’ difficile crederlo ma la giudice Baraitser ha deciso venerdì che non ci saranno arringhe conclusive nell’udienza per l’estradizione di Assange. Ha accettato la proposta avanzata inizialmente dall’avvocato del governo degli Stati Uniti che gli argomenti conclusivi debbano essere semplicemente sottoposti in forma scritta e senza un’esposizione orale. Ciò è stato accettato dalla difesa poiché aveva bisogno di tempo per affrontare il nuovo atto d’accusa sostitutivo nelle tesi conclusive e la Baraitser non voleva che argomentazioni orali avessero luogo dopo l’8 ottobre. Accettando i soli argomenti scritti la difesa ha guadagnato tre settimane per mettere insieme la chiusura del suo caso.

Ma questa intera udienza è stata condotta in effettiva segretezza, una segretezza generale che offre un’acuta visione delle strutture politico-economiche dell’attuale società occidentale. L’accesso fisico all’aula è stato estremamente limitato, con la galleria del pubblico tagliata a sole cinque persone. L’accesso mediante collegamento video è stato analogamente estremamente limitato con 40 ONG che hanno visto tagliato il loro accesso dalla giudice dal primo giorno all’Old Bailey, tra cui Amnesty International, PEN, Reporter Senza Frontiere e osservatori del Parlamento Europeo, tra molti altri. I media statali e industriali hanno  virtualmente oscurato questa udienza con un’unanimità davvero preoccupante e nonostante le implicazione del caso per la libertà dei media. Infine, le società che agiscono da guardiani di Internet hanno pesantemente soppresso post su media sociali riguardo ad Assange e il traffico ai pochi siti web che stanno riferendo.

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Mi sono ricordato le parole di un altro mio amico, Harold Pinter, nell’accettare il Premio Nobel per la Letteratura. Sembrano perfettamente adatte al processo di Julian Assange:

Non è mai successo. Nulla è mai successo. Persino mentre succedeva non stava succedendo. Non contava. Non interessava. I crimini degli Stati Uniti sono stati sistematici, costanti, feroci, privi di rimorso, ma pochissimi ne hanno realmente parlato. Complimenti agli Stati Uniti. Hanno esercitato una manipolazione molto clinica del potere in tutto il mondo mascherandosi da forza per il bene universale. E’ un brillante, persino arguto, molto riuscito atto di ipnosi.

Harold mi mandò una copia del discorso stampata per la cerimonia con una dedica gentile che sapevo che all’epoca era faticoso per lui scrivere, con linee di inchiostro sparate incontrollabilmente attraverso la pagina. Dopo la sua morte l’avevo incorniciata ed è appesa alla parete del mio studio. Quello è stato un errore. Quando tornerò a casa a Edimburgo romperò la cornice e tirerò fuori l’opuscolo. Va letto, spesso.

Le arringhe conclusive sono la parte di ogni processo che i media hanno maggiori probabilità di pubblicare. Riassumono tutte le testimonianze ascoltate da entrambe le parti e ciò che potrebbe essere ricavato dalle prove. Che esse siano semplicemente sottoposte su carta, senza il dramma dell’aula, significa assicurare che l’udienza continuerà a essere mediaticamente un non evento.

Il calendario che è stato accettato è che la difesa presenterà le sue arringhe conclusive in forma scritta il 30 ottobre, l’accusa replicherà il 13 novembre, con la difesa in grado di presentare un’ulteriore risposta entro il 20 novembre unicamente su questioni legali; la Baraitser poi emetterà il suo giudizio a gennaio. Ha chiarito che non accetterà altre presentazioni basate su sviluppi nel frattempo, comprese le elezioni presidenziali statunitensi.

Venerdì è stato un altro giorno in cui per il risultato il processo è stato tanto importante quanto le testimonianze ascoltate, se non di più. La giornata era iniziata con una discussione sul tentativo della difesa di sottoporre due nuove dichiarazioni di due nuovi testimoni. Entrambi erano psichiatri con una conoscenza da esperti del sistema carcerario statunitense. Precedenti testimoni, sia psichiatri sia avvocati statunitensi, che avevano testimoniato per la difesa, erano stati criticati dall’accusa per non avere una conoscenza diretta del carcere specifico, ADX Florence, Colorado, in cui Julian sconterebbe la sua sentenza se condannato.

L’accusa aveva presentato due affidavit sulle condizioni del carcere, uno del viceprocuratore statunitense Gordon Kromberg datato 20 agosto 2020 e uno di uno psichiatra carcerario di nome Leukefeld datato 3 settembre 2020. Ora è una caratteristica davvero strana di tali udienze sull’estradizione che la difesa non abbia il diritto di controinterrogare testimoni che sono dipendenti federali degli Stati Uniti. Gordon Kromberg ha sottoposto cinque affidavit separati, contenenti molto che è fortemente disputato come fatto, ma non può essere controinterrogato. Né può essere controinterrogato Leukefeld.

Fitzgerald ha sostenuto la tesi che la difesa doveva rispondere in qualche modo a questa testimonianza dell’accusa, poiché non poteva essere contro esaminata. Ha affermato che poiché era stata sottoposta dall’accusa nelle ultime quattro settimane ci era voluto alla difesa un po’ di tempo per trovare testimoni esperti che fossero in condizioni di contraddire e poi di assumere la loro testimonianza. La difesa aveva ora due eccellenti testimoni con una conoscenza personale di ADX Florence e desiderava sottoporre la loro testimonianza. La difesa accettava che poiché la Baraitser aveva affermato che il processo finirà la prossima settimana non ci sarebbe stato tempo per controinterrogare questi nuovi testimoni. Ma allora nemmeno i testimoni dell’accusa potevano essere esaminati. Come ha detto Fitzgerald: “L’accusa non ha il diritto divino di controinterrogare i nostri testimoni quando noi non abbiamo alcun diritto di controinterrogare i loro”.

Per il governo degli Stati Uniti l’avvocato James Lewis si è “opposto vigorosamente” all’introduzione di questa nuova testimonianza. Ha detto che la difesa aveva avuto un anno  per preparare queste dichiarazioni e aveva continuato a cercare di prolungare l’udienza. Ha detto che i testimoni della difesa non avevano l’autorità dei testimoni del governo degli Stati Uniti e che dovevano essere controinterrogati perché molti degli “esperti” della difesa in realtà non erano esperti per nulla. Se questi testimoni fossero stati convocati egli avrebbe insistito sul diritto di controinterrogarli e ciò avrebbe prolungato l’udienza.

Avendo ascoltato gli avvocati la giudice Baraitser ha ancora una volta letto una decisione dal suo portatile che era stata scritta prima che lei avesse ascoltato Lewis o Fitzgerald parlare. In modo del tutto prevedibile ha deciso che le dichiarazioni della difesa non fossero ammissibili in quanto troppo tardive. La difesa “aveva avuto un’equa occasione di investigare”. I testimoni della difesa dovevano essere suscettibili di controesame. Queste procedure erano già durate troppo a lungo e doveva essere una fine a nuove testimonianze. “Per una questione di correttezza la linea va tracciata”, ha intonato. E’ parsa particolarmente preoccupata per il concetto di “correttezza” che apparentemente quasi sempre comporta decisioni contro la difesa.

Per la prima volta nel corso di questa audizioni la Baraitser ha effettivamente guardato brevemente la sua decisione predisposta in anticipo per inserire un riferimento a qualcosa detto da Fitzgerald in aula, che un possibile approccio poteva essere quello che la nuova evidenza della difesa potesse essere semplicemente citata come se fosse un articolo accademico. Ma solo per scartare la cosa.

Dunque niente arringhe conclusive e due testimoni chiave non ammessi.

Siamo poi passati alla seconda parte di questa procedura molto peculiare in cui la “gestione della causa” calpesta sempre la giustizia, con un’altra dichiarazione testimoniale della difesa della quale un “succo” concordato è semplicemente letto a verbale, senza controesame. In base a questa procedura, introdotta dalla Baraitser espressamente per risparmiare tempo, quando la difesa lo accetti le dichiarazioni di testimoni sono ridotte semplicemente a quei fatti che sono non contestati e un “succo”, o revisione di tale revisione, è letto con l’intero documento rivisto verbalizzato.

La difesa si è lasciata troppo facilmente forzare alla sottomissione riguardo a tutto questo “risparmio di tempo” che naturalmente è perseguito dalla giudice e dal governo degli Stati Uniti nell’interesse di far sì che sia diffuso in pubblico il minor numero possibile di informazioni imbarazzanti e di chiudere rapidamente l’udienza. Una conseguenza dell’approccio piuttosto da cane bastonato della difesa a questo è che, dopo la prima lettura molto efficace di passaggi chiave della testimonianza di el-Masri, la successiva lettura a verbale di “succhi” è stata tirata via in fretta come se la difesa si rendesse conto che questa testimonianza è stata ridotta a una formalità inutile, senza nessuna espressione o accento nella lettura e a una velocità che supera di gran lunga la mia capacità di prendere note accurate.

Come la testimonianza di giovedì di John Young di Cryptome, la dichiarazione testimoniale di Jakob Augstein è stata una prova importante diretta al fatto che non sono stati Assange o WikiLeaks a pubblicare per primi il materiale non revisionato e Augstein ha aggiunto ulteriori informazioni che Assange aveva tentato di impedirlo. Prima che Der Freitag avesse pubblicato il suo articolo il 25 agosto 2011, che rivelava che sia la password sia il documento erano in circolazione, Assange aveva telefonato ad Augstein, direttore di Der Freitag:

“… Ritengo sia stata la consapevolezza, prima della data di pubblicazione, della nostra intenzione di pubblicare l’articolo che abbia determinato una telefonata di Julian Assange a me nella settimana precedente il 25 agosto 2011. Confermo che il resoconto dell’articolo è corretto; che lo scopo della telefonata di Assange era una conseguenza di quella che aveva appreso essere l’imminente pubblicazione su Der Freitag e, come descritto dall’articolo ‘Il motivo della telefonata e della sua enfasi da parte di Assange era che egli “temeva per la sicurezza degli informatori’” Io a mia volta, come scritto, ho assicurato Assange che Der Freitag non avrebbe pubblicato nessuna informazione che potesse essere pericolosa per informatori statunitensi e gli ho chiesto di commentare pubblicamente gli eventi descritti nell’articolo, invito che egli ha rifiutato”.

Questa testimonianza nega la spinta principale del caso dell’accusa, in misura tale che non riesco a capire perché la difesa abbia accettato che essa scivolasse nel verbale in un modo che nessuno la notasse.

L’altro punto interessante della testimonianza di Ausgstein è che essa ha puntato direttamente alla possibilità che sia stato Daniel Domscheit-Berg, nel disertare WikiLeaks, a essere responsabile dell’emersione in rete dell’archivio criptato ma non revisionato.

Siamo poi arrivati all’unico testimone che è stato effettivamente ascoltato di persona venerdì, Patrick Eller, in collegamento video dagli Stati Uniti. Doveva affrontare l’accusa che Assange avesse cospirato con Chelsea Manning per forzare una password hash per ottenere i documenti che Manning trapelava e/o per aiutare Manning a coprire le sue tracce. Assicurarsi Eller è stato un bel colpo per la difesa e non poteva essere testimone esperto migliore su questo particolare argomento. Eller è direttore generale di Metadata Forensics e professore di prove forensi presso la Scuola di Diritto dell’esercito statunitense. Veterano da 25 anni è stato comandante dell’unità di indagini digitali forensi dell’esercito degli Stati Uniti presso il Comando delle Indagini Penali dell’esercito statunitense in Virginia.

Non userò la mia tecnica consueta di riferire la testimonianza e il controinterrogatorio di Eller cronologicamente poiché l’argomento non si presta a ciò essendo sia molto tecnico sia trattato in modo molto frammentario. Ciò è stato in parte dovuto all’approccio dell’avvocato James Lewis, legale del governo degli Stati Uniti, che ha adottato una politica di porre lunghe raffiche di domande tecniche riguardo al funzionamento dei sistemi informatici, la maggior parte delle quali era elementare, irrilevante e richiedeva semplici risposte “sì” e poi, dopo una raffica di una dozzina di “sì”, Lewis inseriva un’affermazione più dubbia. Questo ha funzionato una volta quando ha ottenuto un “sì” all’affermazione che “un grande pirata può violare una grande codice” mediante questo sistema di indurre una ripetizione impulsiva di “sì”. Lewis ha proseguito affermando che Assange si era una volta descritto come un “pirata fantastico”.

Non sto tentando di nascondere il fatto che ci sono stati passaggi della testimonianza di Eller in aula che semplicemente non ho compreso. Quando acquisto un nuovo portatile mi ci vogliono giorni per capire come accenderlo e devo ancora scopre come trasferire informazioni da quello vecchio. Ci sono decisamente lettori che avrebbero fatto un lavoro migliore del mio nel riferire questa audizione, ma il fatto è che io c’ero e voi no. Dunque, per me, questi sono stati i punti chiave della testimonianza di Eller.

Riguardo alla conversazione su Jabber tra Chelsea Manning e “Nathaniel Frank”, che costituisce la base dell’accusa di aver assistito l’attuazione dell’intrusione informatica, non ci sono prove forensi che “Nathaniel Frank” sia Julian Assange, o in effetti nessun individuo singolo.

La “chiave hash”, cioè la metà criptata di una password, per forzare la quale Manning aveva chiesto assistenza non avrebbe potuto essere forzata con la tecnologia disponibile nel 2010. Era “impossibile” e “informaticamente irrealizzabile”, secondo Eller. Non avrebbe potuto essere fatto con un attacco di forza bruta, con un attacco a dizionario o con una tabella arcobaleno. Nel controinterrogatorio Lewis ha indagato ciò molto a lungo e ha letto da un articolo del 2009 su una vulnerabilità di Windows XP precisamente riguardo al sistema delle chiavi hash. Eller ha replicato che ciò era ben noto, ma Microsoft l’aveva corretto con un aggiornamento molto prima degli eventi in questione. Ciò rendeva in pratica impossibile che il codice fosse forzato usando una metà della chiave hash. Lewis non ha approfondito questo ed è passato rapidamente oltre; è parso che sapesse fin dall’inizio dell’aggiornamento.

La testimonianza forse più indicativa di Eller è stata che Manning in realtà aveva già scaricato il grosso del materiale passato alla casella di WikiLeaks prima ancora di iniziare la conversazione con Frank. Manning aveva pieno accesso alla SIPRnet, o infranet classificata di materiale fino al livello di segreto, sotto il proprio nome utente e stava già scaricando usando un programma chiamato wget. Inoltre Manning aveva già compiuto passi per proteggere la propria identità riavviando da un CD Linux e così aggirando numerose caratteristiche di sicurezza di Windows. Ciò sarebbe stato almeno altrettanto efficace quanto scaricare dal profilo FTP se impedire l’identificazione fosse stato l’obiettivo.

Manning, perciò, non aveva bisogno di alcun aiuto da “Nathaniel Frank”, né per ottenere i documenti classificati né per coprire le proprie tracce, anche se sarebbe rimasto il problema degli scaricamenti riconducibili all’indirizzo IP. Ma questo non sarebbe stato risolto comunque dall’interesse di Manning a registrarsi a un profilo di Protocollo di Trasferimento di Documenti [FTP, File Transfer Protocol]. C’è stata parecchia discussione su se il profilo FTP avesse o non avesse privilegi di amministratore, ma poiché Eller è stato insistente sul fatto che non avrebbe aumentato il suo accesso a materiale classificato né le avrebbe consentito di meglio coprire le proprie tracce, e che comunque non potevano aver forzato la password con la metà della chiave hash, non sono riuscito proprio a capire dove fosse diretta quella discussione.

Un frammento di informazione di Eller particolarmente degno di un sobbalzo è stato che la SIPRnet da cui Manning aveva scaricato tutto il materiale era aperta a “milioni” di utenti. Il punto finale di Eller è stato che tutta la sua testimonianza era coerente con i risultati dell’accusa nella corte marziale di Manning e presumibilmente dunque con le indagini della sua vecchia squadra forense. Alcune delle posizioni assunte da Lewis – tra cui che era in realtà possibile forzare la password dalla metà della chiave hash – sono incoerenti con la stessa evidenza forense dell’accusa statunitense presso la corte marziale di Manning.

La testimonianza di Eller è un esempio di quelle occasioni in cui so che i commenti dei lettori saranno molto più informati dei miei tentativi!

Infine, e sinistramente, la Baraitser ha ascoltato argomenti circa il fatto che i documenti medici di Assange da dottori e psichiatri che avevano testimoniato dovessero essere trasmessi ai media. Sono stati richiesti dalla stampa. I documenti contengono una grande quantità di esperienze del passato e molti dettagli intimi dell’infanzia di Julian e delle relazioni che sono contenute nelle testimonianze ma non presentate in aula pubblica dai medici. Sia la difesa sia l’accusa si sono opposte alla diffusione, ma la Baraitser ha continuato a far riferimento alla “giustizia trasparente”. Ricorderete che in precedenza quest’anno la Baraitser aveva deciso che era nell’interesse della “giustizia trasparente” comunicare ai media l’identità della partner di Julian, Stella Moris, e dei suoi figli. Anche ciò era stato contro i desideri sia dell’accusa sia della difesa.

Che una giudice così intenta a escludere o a rifiutarsi di ascoltare testimonianze della difesa sia improvvisamente così preoccupata della “giustizia trasparente” quando si tratta di colpire Assange diffondendo sue informazioni profondamente personali, è una grande ironia. La Baraitser deciderà lunedì su questo e spero che l’umanità prevalga in lei.

 

 

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Originale: https://www.craigmurray.org.uk/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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