Il vostro uomo nella galleria del pubblico: udienza di Assange, giorno 8

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di Craig Murray – 10 settembre 2020

La grande domanda dopo l’udienza di ieri era se l’avvocato dell’accusa James Lewis avrebbe continuato ad attaccare come un feroce guerriero fuori di testa (anticipazione: sì) e, cosa più importante, perché.

Gli avvocati che rappresentano governi solitamente cercano di irradiare un calmo controllo e di trattare gli argomenti della difesa come quasi non notati, certamente come una minaccia inconcepibile al maestoso pensiero dello stato. Lewis, invece, è sembrato un terrier affamato tenuto via da un’eccellente salsiccia da un recinto di ferro la cui costruzione e il cui aspetto erano oltre la sua comprensione.

Forse ha mal di denti.

IL PROFESSOR PAUL ROGERS

Il primo testimone della difesa questa mattina è stato il professor Paul Rogers, docente emerito di Studi sulla Pace presso l’Università di Bradford. Ha scritto nove libri sulla Guerra al Terrore ed è stato per 15 anni responsabile dei contratti del Ministero della Difesa [britannico] sull’addestramento delle forze armate sulla legge l’etica dei conflitti. Rogers è apparso in videoconferenza da Bradford.

La dichiarazione completa del professor Rogers è qui.

L’avvocato Edward Fitzgerald ha chiesto al professor Rogers se le idee di Julian Assange siano politiche (questo si riferisce al trattato Regno Unito/USA contro l’estradizione politica). Il professor Rogers ha risposto che “Assange è molti chiaramente una persona di forti opinioni politiche”.

Fitzgerald ha poi chiesto al professor Rogers di descrivere il significato delle rivelazioni di Chelsea Manning sull’Afghanistan. Il professor Rogers ha risposto che nel 2001 c’era stato un impegno fortissimo negli Stati Uniti ad andare in guerra in Afghanistan e in Iraq. Facili vittorie militari iniziali avevano determinato una sensazione che la nazione si fosse “rimessa in carreggiata”. La prima dichiarazione di George W Bush nel Discorso sullo Stato dell’Unione aveva l’atmosfera di una manifestazione della vittoria. Ma le rivelazioni di WikiLeaks nei diari di guerra trapelati aveva rafforzato l’idea di alcuni analisti che quello non fosse il quadro giusto, che la guerra in Afghanistan era andata storta dall’inizio. Contraddiceva la linea del governo che l’Afghanistan fosse un successo. Analogamente le prove di WikiLeaks pubblicate nel 2011 avevano confermato con molta forza che la guerra dell’Iraq era andata malamente storta, quando la narrazione dei dirigenti statunitensi era stata di successo.

WikiLeaks aveva per esempio dimostrato dai diari di guerra che c’era un minimo di 15.000 altri morti civili che erano stati stimati dal Conto dei Morti dell’Iraq. Tali rivelazioni di WikiLeaks dei fallimenti di queste guerre avevano contribuito in larga misura a una successiva riluttanza molto maggiore delle potenze occidentali a entrare in guerra in una fase iniziale.

ARTICOLO 4

Reati militari e politici

  1. L’estradizione non sarà concessa se il reato per il quale l’estradizione è richiesta è un reato politico.
  2. Ai fini di questo Trattato i seguenti reati non saranno considerati reati politici:
    1. Un reato per il quale entrambe le Parti hanno l’obbligo in virtù di un accordo multilaterale internazionale di estradare la persona ricercata o di sottoporre il caso alle proprie autorità competenti per la decisione circa l’estradizione;
    2. Un assassinio o un altro crimine violento contro la persona di un Capo di Stato di una delle Parti o di un membro della famiglia del Capo di Stato;
    3. Assassinio, omicidio colposo, ferimento crudele o inflizione di gravi danni fisici;
    4. Un reato che comporti rapimento, sequestro di persona, o qualsiasi forma di detenzione illegale, compresa la presa in ostaggio;
    5. Il piazzamento o l’uso, o la minaccia di piazzamento o uso, di un congegno o arma da fuoco esplosivi, incendiari o distruttivi in grado di mettere a rischio la vita, di causare gravi danni fisici o di causare considerevoli danni a proprietà;
    6. Possesso di un congegno esplosivo, incendiario o distruttivo in grado di mettere a rischio la vita o di causare gravi danni fisici o di causare considerevoli danni a proprietà;
    7. Un tentativo o una cospirazione per commettere, partecipare all’attuazione, o aiutare e favorire, assistere o procurare l’attuazione o essere complici prima o dopo il fatto di uno qualsiasi dei reati precedenti.
  3. Nonostante i termini del paragrafo 2 di questo Articolo, l’estradizione non sarà concessa se l’autorità competente dello Stato Richiesto decide che il richiesta è stata motivata politicamente. Negli Stati Uniti il ramo esecutivo è l’autorità competente ai fini di questo Articolo.
  4. L’autorità competente dello Stato Richiesto può rifiutare l’estradizione per reati in base alla legge militare che non siano reati in base alla legge penale ordinaria. Negli Stati Uniti il ramo esecutivo è l’autorità competente ai fini di questo Articolo.

Fitzgerald ha detto che il paragrafo 8 del rapporto di Rogers suggerisce che Assange sia stato motivato dalle sue idee politiche e ha fatto riferimento al suo discorso alle Nazioni Unite. Era sua intenzione influenzare le azioni politiche da parte degli Stati Uniti?

Rogers ha risposto di sì. Assange aveva dichiarato di non essere contro gli Stati Uniti e che negli Stati Uniti c’erano persone per bene che avevano idee differenti. Egli chiaramente sperava di influenzare la politica statunitense. Rogers ha anche fatto riferimento alla dichiarazione di Mairead Maguire nel candidare Julian al Premio Nobel per la Pace:

Julian Assange e i suoi colleghi di WikiLeaks hanno dimostrato in numerose occasioni di essere uno degli ultimi canali di vera democrazia e di lavorare per la nostra libertà di espressione. Il loro lavoro per una vera pace rendendo pubbliche le azioni dei nostri governi in patria e all’estero ci ha illuminato alle loro atrocità attuate in tutto il mondo nel nome di una cosiddetta democrazia.

Rogers ha affermato che Assange aveva un filosofia chiara e coerente. L’aveva esposta in particolare nella campagna per il Partito WikiLeaks per un seggio al Senato in Australia. Era basata sui diritti umani e sulla fede nella trasparenza e responsabilità delle organizzazioni. Era di natura essenzialmente ultraliberale. Sposava non solo la trasparenza governativa, ma anche la trasparenza delle imprese, dei sindacati e delle ONG. Corrispondeva a un filosofia politica molto chiara. Assange ha adottato una posizione politica chiara che non si allinea con la politica partitica convenzionale ma incorpora convinzioni coerenti che hanno attratto un crescente sostegno in anni recenti.

Fitzgerald ha chiesto come ciò si relazioni con l’amministrazione Trump. Rogers ha detto che Trump era una minaccia per WikiLeaks perché proviene da una posizione di ostilità molto estrema alla trasparenza e alla responsabilità nella sua amministrazione. Fitzgerald ha suggerito che l’amministrazione Trump in carica aveva dimostrato tale ostilità ad Assange e il desiderio di perseguirlo. Rogers ha risposto di sì; l’ostilità era stata evidenziata in una serie di dichiarazioni di tutti i membri eminenti dell’amministrazione Trump. Era motivata dalla descrizione da parte di Trump di ogni informazione avversa come “notizia falsa”.

Fitzgerald ha chiesto se la motivazione dell’attuale procedimento fosse legale o politica. Rogers ha risposto “la seconda”. Ciò faceva parte di un comportamento atipico dell’amministrazione Trump; persegue per motivazioni politiche. Considera la trasparenza come una particolare minaccia a questa amministrazione. Questo è anche correlato all’ossessiva avversione di Trump per il suo predecessore. La sua amministrazione intende perseguire Assange precisamente perché Obama non ha perseguito Assange. L’amministrazione Trump in carica è stata anche estremamente disturbata dalla commutazione della condanna di Chelsea Manning, una decisione che non ha avuto il potere di revocare. Per essa il perseguimento di Assange potrebbe essere un vendetta vicaria.

Numerosi alti membri dell’amministrazione avevano sostenuto condanne estremamente lunghe al carcere per Assange e alcuni avevano persino ipotizzato la condanna a morte, anche se Rogers si è reso conto che era tecnicamente impossibile attraverso questo processo.

Fitzgerald ha chiesto se le opinioni politiche di Assange fossero di un genere protetto dalla Convenzione sui Rifugiati. Rogers ha risposto di sì. La persecuzione per motivi politici è un motivo solido per chiedere lo status di rifugiato. Le azioni di Assange sono motivate dalla sua posizione politica. Infine Fitzgerald ha poi chiesto se Rogers vedeva un significato politico nel fatto che Assange non era stato perseguito sotto Obama. Rogers ha risposto di sì. Questa causa è chiaramente influenzata da fondamentali motivazioni politiche proveniente dallo stesso Trump.

L’avvocato James Lewis si è poi alzato a controinterrogare per l’accusa. La sua prima domanda è stata: “Che cos’è un’opinione politica?” Rogers ha risposto che un’opinione politica assume una posizione particolare nel processo politico e lo fa pubblicamente. E’ relativa all’amministrazione di comunità, dalle nazioni giù giù fino a unità più piccole.

Lewis ha suggerito che le idee di Assange includevano l’amministrazione di imprese, ONG e sindacati. Non potevano pertanto essere considerate “opinioni politiche”. Rogers ha replicato che il campo del politico negli ultimi cinquant’anni o giù di lì include oggi molto di più oltre lo stesso processo governativo. Assange, in particolare, discute relazioni tra governo e imprese e l’influenza di queste ultime sul governo e la società come parte di un più vasto sistema di controllo.

Lewis ha poi chiesto: “Essere giornalisti è semplicemente essere una persona che manifesta opinioni politiche?” Rogers ha detto “non necessariamente”, c’erano diversi generi di giornalisti. Lewis ha poi chiesto: “Dunque essere un giornalista o un editore non significa necessariamente avere opinioni politiche, vero?” Rogers ha risposto: “Non necessariamente, ma normalmente”. Lewis ha poi suggerito che l’espressione di opinioni editoriali era ciò che costituiva una visione politica in un giornalista. Rogers ha risposto che quello era un modo, ma che ce n’erano altri. La selezione del materiale da pubblicare poteva manifestare una visione politica.

Lewis ha poi snocciolato una serie di domande. La trasparenza è un’opinione politica? Assange sostiene l’idea che i governi non possano mai avere segreti? Tale trasparenza dovrebbe consentire di mettere a rischio persone? Ce ne sono state altre.

Rogers ha risposto che tali domande non consentivano risposte binarie.

Lewis ha poi indirizzato Rogers al discorso di Assange a Stop the War Coalition, in cui aveva affermato che l’invasione della Polonia all’inizio della Seconda guerra mondiale era stata il risultato di menzogne ben escogitate. Rogers era d’accordo con tale idea? Quale opinione politica rappresentava quell’idea? Rogers ha risposto che rappresentava un forte opinione politica e una visione particolare dell’origine della guerra. Lewis ha poi citato un altro presunto commento di Assange, “i giornalisti sono criminali di guerra”, e ha chiesto quale opinione politica rappresentasse ciò. Rogers ha replicato che rappresentava un sospetto circa certe pratiche giornalistiche.

Rogers ha detto di non aver mai affermato di sostenere le idee di Assange o di identificarsi con esse. Era fortemente in disaccordo con alcune. Ma non c’erano dubbi che fossero idee politiche coerenti.

Lewis ha poi letto una lunga citazione di Assange che affermava che governi fortemente contrari alla trasparenza determineranno sempre maggiori rivelazioni, seguite da altre restrizioni e ciò creerebbe un ciclo. Lewis ha chiesto a Rogers quale idea politica si poteva dire che ciò rappresentasse. Rogers ha risposto che era un’analisi interessante del funzionamento di sistemi fortemente autocratici. La loro preoccupazione per la segretezza determina accresciute rivelazioni che diminuiscono la loro segretezza. Non era certo se ciò fosse esplicito, ma riteneva che Assange possa ipotizzare ciò come un nuovo sviluppo reso possibile da Internet. La tesi di Assange era che regimi autocratici covano i semi della loro stessa distruzione. Non era una visione tradizionale abbracciata dai politologi, ma era degna di considerazione.

Lewis a quel punto ha cambiato approccio. Ha affermato che il professor Rogers stava comparendo come un “cosiddetto testimone esperto” con il continuo obbligo di non essere prevenuto. Aveva il dovere di considerare tutte le prove a sostegno. Il viceprocuratore statunitense Gordon Kromberg aveva sottoposto un affidavit che negava esplicitamente che ci fosse una qualsiasi motivazione politica per il procedimento, affermando che è basato su prove. Perché il professor Rogers non ha citato la dichiarazione di Kromberg nel suo rapporto? Un testimone esperto non prevenuto avrebbe tenuto conto della dichiarazione di Kromberg.

Rogers ha risposto di aver parlato secondo la sua competenza di politologo, non di legale. Ha accettato che Kromberg avesse pronunciato la sua dichiarazione ma riteneva più importante una visione più ampia.

Lewis ha affermato che il primo affidavit di Kromberg asseriva che “in base alle prove disponibili e alla legge applicabile un gran giurì aveva approvato le accuse”. Perché Rogers non aveva citato il gran giurì? Rogers ha detto di aver assunto una visione più ampia riguardo al motivo per cui c’era stata ora una decisione di procedere e non nel 2011, a perché la dichiarazione di Kromberg era stata formulata ora dopo un intervallo di otto anni. Ciò era anomalo.

Lewis ha poi chiesto: “Voglio prendere in considerazione il motivo per cui lei non abbia valutato la visione opposta. Ha visto la testimonianza?” A questo punto stava sorridendo in modo davvero molto strano, guardando la giudice, reclinandosi con un braccio dietro lo schienale della sua sedia, in una qualche specie di posa da maschio alfa. Penso che il collegamento video di Rogers gli fornisse solo una visione generale dell’intera aula cosicché non sono sicuro di quanto potesse vedere del linguaggio del corpo del suo interrogante.

Rogers ha detto di aver visto la testimonianza. Lewis ha fatto una smorfia di trionfo stralunato: “Non può aver visto la testimonianza. La testimonianza è stata visto solo dal gran giurì e non diffusa. Non può aver visto la testimonianza”. Rogers si è scusato e ha detto che aveva capito che Lewis intendeva come testimonianza l’affidavit di Kromberg. Rogers ha proseguito dicendo che meno di 24 ore prima aveva ricevuto un fascicolo di testimonianze di 350 pagine. Era scorretto attendersi da lui che avesse un quadro mentale preciso di ogni documento.

Lewis è tornato all’affidavit di Gordon Kromberg che affermava che i procuratori hanno un codice che vieta loro di assumere decisioni motivate politicamente. Rogers ha replicato che ciò poteva essere vero in teoria, ma non era vero in pratica, particolarmente negli USA dove una percentuale molto più elevata di alti funzionari del Dipartimento della Giustizia erano nominati politicamente che cambiavano con ogni amministrazione. Lewis ha chiesto a Rogers se stesse affermando che i procuratori non seguissero il codice delineato da Kromberg. Rogers ha risposto che si doveva valutare la motivazione dei superiori dei procuratori che influenzavano le loro decisioni. “Quella che lei mi sta presentando è una rappresentazione corretta di come i procuratori devono fare il loro lavoro. Ma lavorano come ordinano quelli sopra di loro”.

Lewis ha ripetuto che il codice esclude motivazioni politiche per la messa in stato d’accusa. Rogers stava affermando che Gordon Kromberg stava agendo in malafede? Rogers ha risposto di no, ma stava agendo sotto una direzione politica. La tempistica di questa incriminazione dopo otto anni era la chiave. Lewis ha chiesto se ciò contasse se un reato era stato commesso. Ha fatto riferimento a incriminazioni dei soldati che avevano, a quanto riportato, commesso reati in Irlanda del Nord più di vent’anni prima. Era stata una motivazione politica che aveva condotto a nuove incriminazioni ora? Rogers ha detto che si trattava più di malafede.

Lewis ha chiesto a Rogers se capisse per che cosa Assange fosse perseguito. Era perseguito per aver pubblicato il video sull’assassinio collaterale? Rogers ha risposto di no, le accuse erano più specifiche e prevalentemente collegate alla Legge sullo Spionaggio. Lewis ha affermato che la maggioranza delle accuse era concentrata sulla complicità in furto e pirateria. Rogers ha risposto che, tanto per cominciare, c’erano ovviamente una questione più vasta circa il motivo per cui gli atti erano compiuti. Lewis ha affermato che sulla questione della pubblicazione, le accuse erano relative soltanto ai nomi non obliterati delle fonti. Rogers ha detto di sapere che ciò era quanto l’accusa stava affermando, ma non era stato accettato dalla difesa. Mas la questione restava: perché è introdotto oggi? E si poteva guardare a ciò solo dal punto di vista degli sviluppi della politica statunitense negli ultimi vent’anni.

Lewis ha chiesto a Rogers di confermare che non stava affermando che i procuratori statunitensi agivano in malafede. Rogers ha risposto che sperava di no, a quel livello. Lewis ha chiesto se la posizione di Rogers fosse che un livello più elevato c’era stata un decisione politica di incriminare. Rogers ha detto di sì. Queste erano materie complesse. Erano governate da sviluppi politici negli Stati Uniti sin da circa il 1997. Desiderava parlare di ciò… Lewis ha tagliato corto e ha detto di preferire di considerare le prove. Ha citato un articolo del Washington Post del 2013 che affermava che non c’era stata alcuna decisione formale di perseguire Assange da parte dell’amministrazione Obama (questo era lo stesso articolo citato ieri da Lewis a Feldstein, in ordine al quale era stato contestato da Edward Fitzgerald per citazione selettiva). Rogers ha risposto di sì, ma che doveva essere considerato in un contesto più ampio.

Lewis ha rifiutato di nuovo di consentire a Rogers di sviluppare la sua testimonianza e ha citato la squadra legale di Assange, di nuovo come citata ieri a Feldstein, nel senso che nel 2016 non era stata informata che le accuse erano state archiviate. Rogers ha replicato che ciò era giusto quanto ci si sarebbe aspettati da WikiLeaks all’epoca. Non sapevano ed erano costretti a essere cauti.

Lewis: Lei accetta che c’era stata un’indagine continua dall’amministrazione Obama a quella di Trump?

Rogers: Sì, ma non sappiamo a quale livello di intensità.

Lewis: Lei accetta che non ci sia stata nessuna decisione di non procedere da parte di Obama?

Rogers: Non c’è stata nessuna decisione di procedere. Non è successo.

Lewis: Come poteva procedere quando Assange era nell’ambasciata?

Rogers: Ciò non precludeva che un’incriminazione procedesse e fossero formulate accuse. Avrebbe potuto essere un modo per imporre pressioni all’Ecuador.

Lewis: L’avvocato di Assange ha detto che non c’era stata alcuna decisione di non perseguire da parte dell’amministrazione Obama.

Rogers: Ho accettato che non ci sia stata nessuna decisione di non perseguire. Ma non c’è stato alcun procedimento ed era stato preso in considerazione.

Lewis: Il giudice Mehta ha detto che c’era un’indagine in corso su altri, oltre Manning. A WikiLeaks ha twittato la disponibilità di Assange di recarsi negli USA per affrontare accuse se a Manning fosse stata concessa la grazia.

Rogers: Ovviamente Assange e il suo avvocato non potevano essere certi della situazione. Ma va compreso che portare Julian Assange negli USA per un importante processo a qualcuno che era percepito da molti sostenitori di Trump e potenziali sostenitori di Trump come un nemico dello stato  potrebbe essere un vantaggio politico cruciale per il signor Trump.

Lewis a quel punto ha reagito affermando che Rogers non era un vero testimone espero e aveva “offerto un’opinione prevenuta a favore di Julian Assange”.

L’avvocato Edward Fitzgerald ha poi riesaminato il professor Assange per la difesa. Ha detto che Lewis era parso vedere qualcosa di sinistro nell’affermazione di Assange che l’invasione della Polonia e la Seconda guerra mondiale erano state avviate da menzogne. A quali menzogne il professor Rogers pensava che Assange si stesse riferendo? Rogers ha risposto: le menzogne del regime nazista. Fitzgerald ha chiesto se fosse una tesi corretta. Rogers ha risposto di sì.

Fitzgerald ha letto il contesto della dichiarazione di Assange che si riferiva anche alle menzogne che avevano avviato la guerra dell’Iraq. Fitzgerald ha poi invitato Rogers a sintetizzare brevemente le conseguenze del cambio dell’amministrazione statunitense. Rogers ha affermato che sotto Trump la narrazione da parte di politici di spicco a proposito di WikiLeaks era cambiata.

L’amministrazione Bush aveva considerato essenziale la guerra dell’Iraq, con l’appoggio della maggior parte del popolo statunitense. Tale visione era gradualmente cambiata fino a quando Obama aveva vinto fondamentalmente con una campagna di “ritiro dall’Iraq”. Analogamente la guerra afgana era stata ritenuta vincibile ma gradualmente la dirigenza politica aveva cambiato idea. Questa svolta di visione è stata in parte dovuta a WikiLeaks. Nel 2015/16 la politica statunitense era passata oltre le guerre e non c’era interesse politico a perseguire WikiLeaks.

Poi è arrivato Trump con un atteggiamento completamente nuovo riguardo al quarto potere e alla trasparenza e alla responsabilità dell’esecutivo. Ciò aveva condotto al presente procedimento. Fitzgerald ha indirizzato Rogers a un articolo del Washington Post che affermava:

Il disaccordo in precedenza non rivelato in seno al Dipartimento della Giustizia sottolinea la natura gravida di un’elevata posta in gioco dello sforzo pluriennale del governo di contrastare Assange, un editore dell’era Internet che ha dichiarato ripetutamente la sua ostilità alla politica estera e alle operazioni militari degli Stati Uniti. Il caso di Assange illustra anche come l’amministrazione Trump  sia disposta a spingersi più in là dei suoi predecessori nel perseguire rivelatori e coloro che pubblicano segreti ufficiali.

Rogers ha detto di concordare che ciò appoggiava la sua posizione. Fitzgerald ha poi chiesto del paragone di Lewis con il perseguimento di soldati britannici per crimini storici in Irlanda del Nord. Rogers si è detto d’accordo che la loro incriminazione non era in alcun modo collegata alle loro idee politiche, dunque i casi non erano paragonabili. Il punto finale di Rogers è stato che quattro mesi dopo che Barr aveva assunto la carica di procuratore generale, le accuse erano aumentate da una sola a diciotto. Questa è stata una chiara indicazione di pressioni politiche imposte al sistema dell’accusa.

 

TREVOR TIMM

Il testimone del pomeriggio è stato Trevor Timm, cofondatore della Freedom of the Press Association di San Francisco, di nuovo in collegamento video. Potete vedere la sua completa dichiarazione di testimonianza qui. La Freedom of the Press Association insegna a sostiene giornalismo d’inchiesta e cerca di documentare e contrastare violazioni della libertà dei media negli USA.

Il signor Timm ha testimoniato che esiste negli USA una ricca storia di giornalisti famosi che hanno trattato affari militari e di politica estera attingendo a documenti classificati. Nel 1971 la Corte Suprema aveva deciso che il governo non poteva censurare il NYT dal pubblicare i Documenti del Pentagono. Ci sono stati numerosi casi nella storia in cui il governo ha esaminato la possibilità di utilizzare la Legge sullo Spionaggio per perseguire giornalisti ma nessuna incriminazione si era mai materializzata a motivi dei diritti costituzionali del Primo Emendamento.

Per la difesa l’avvocato Mark Summers ha sottoposto al signor Timm che questo era il caso dell’accusa: Chelsea Manning aveva commesso un reato di rivelazione illecita. Dunque ogni atto che aveva aiutato Chelsea Manning o ne aveva sollecitato materiale era anch’esso un reato. Timm ha replicato che la legge non era questa. Era prassi standard per i giornalisti chiedere materiale classificato a fonti. Le implicazioni di questo procedimento criminalizzerebbero ogni giornalisti che riceva informazioni classificate. Virtualmente ogni singolo giornale degli Stati Uniti ha criticato questa decisione di incriminare su queste basi, compresi quelli che si sono opposti alle attività generali di WikiLeaks.

Questo è stato l’unico tentativo di usare la Legge sullo Spionaggio contro una persona non dipendente dal governo, a parte il caso AIPAC, che era crollato per tale motivo. Molti grandi giornalisti sarebbero stati impigliati in questo tipo di procedimento, compresi Woodward e Bernstein per la coltivazione di Gola Profonda.

Summers ha chiesto della descrizione dell’accusa quale cospirazione criminale dell’offerta di una casella postale da parte di WikiLeaks a un rivelatore. Timm ha risposto che l’atto d’accusa tratta il possesso di una casella postale sicura come un reato penale. Ma il Guardian, Washington Post, New York Times e più di ottanta altre organizzazioni giornalistiche hanno caselle postali sicure. Il Comitato Internazionale dei Giornalisti d’Inchiesta ha una casella postale con una specifica pagina “rivelateci” che richiede documenti classificati. La stessa fondazione di Timm aveva sviluppato nel 2014 una casella postale sicura che aveva insegnato e che era stata adottata da molteplici organizzazioni giornalistiche negli Stati Uniti.

Summers ha chiesto se organizzazioni giornalistiche pubblicizzino caselle postali. Timm ha risposto di sì. Il New York Times indirizza a una casella postale nei suoi post dei media sociali. Alcuni hanno addirittura pubblicato inserzioni pubblicitarie pagate indirizzate ai rivelatori. Sommer ha chiesto della “lista di maggiori ricercati” che l’accusa ha descritto come sollecitazione criminale. Timm ha risposto che molteplici organizzazioni giornalistiche rispettabili hanno sollecitato attivamente rivelatori. La lista dei “maggiori ricercati” era stata un documento Wiki che era stato frutto di crowdsourcing. Non era un documento di WikiLeaks. La sua stessa fondazione aveva contribuito a esso insieme con molte altre organizzazioni giornalistiche. Summers ha chiesta se questa fosse un’attività criminale. Timm ha risposto negativamente.

Summers ha chiesto a Timm di esporre il suo pensiero sul Rapporto sulla Tortura del Comitato del Senato sui Segreti del 2014. Timm ha detto che questo rapporto vitale e incriminante sul coinvolgimento della CIA nella tortura era stato molto censurato ed era basato su migliaia di documenti classificati non resi disponibili al pubblico. Virtualmente tutti i media erano perciò stati coinvolti nel cercare di ottenere il materiale classificato che rivelava di più sulla vicenda. Gran parte di tale materiale era classificato Top Secret, un livello più elevato del materiale di Manning. Molti giornali hanno sollecitato rivelatori a presentarsi con documenti ed egli stesso aveva pubblicato un appello a tal fine sul Guardian.

Summers ha chiesto se fosse mai stato suggerito a Timm che quello era un comportamento criminale. Timm ha risposto di no, la convinzione universale era stata che si trattava di libertà di espressione protetta dal primo emendamento. L’attuale procedimento è incostituzionale.

L’avvocato James Lewis ha poi controinterrogato per l’accusa. Ha detto che questa era dichiarata essere un’opinione di un espero, ma Timm sapeva che cosa significava secondo la legge britannica? Timm ha detto che aveva un dovere di spiegare la sua qualifica e di dire la verità. Lewis ha replicato che doveva anche essere obiettivo, privo di pregiudizi e non avere conflitti di interessi. Ma la Free Press Foundation aveva contribuito al fondo di difesa di Assange. Lewis ha chiesto con quale importo. Timm ha risposto “con 100.000 dollari”.

Lewis ha chiesto se ci fossero condizioni in base alle quali la Fondazione avrebbe riavuto il denaro. Timm ha risposto di no, non per quanto ne sapesse. Lewis ha chiesto se Timm si sentirebbe personalmente minacciato se questa causa sfociasse in un’azione penale. Timm ha risposto che rappresenterebbe una minaccia a molte migliaia di giornalisti. La Legge sullo Spionaggio era redatta in modo così ampio che porrebbe un rischio anche agli acquirenti e lettori di giornali che contenessero informazioni fatte trapelare.

Lewis ha detto che Timm aveva testimoniato di aver scritto un appello  a rivelare materiale della CIA. Temeva di essere egli stesso incriminato? Timm ha risposto di no; non aveva chiesto che il materiale fosse rivelato a lui. Ma il procedimento era una minaccia reale a migliaia di giornalisti rappresentati dalla sua organizzazione.

Lewis ha detto che la posizione dell’accusa era che Assange non è un giornalista. Timm ha replicato che è un giornalista. Essere un giornalista non significa lavorare per i media prevalenti. C’era una lunga storia legale al riguardo risalente ai libellisti del tempo dell’Indipendenza.

Questo controinterrogatorio non stava andando molto bene ha fatto nuovamente ricordo all’affidavit di Gordon Kromberg come copertura di assistenza. Kromberg aveva giurato che il Dipartimento della Giustizia prende sul serio la protezione dei giornalisti e che Julian Assange non è un giornalista. Kromberg aveva ulteriormente giurato che Julian Assange era perseguito solo per aver cospirato per ottenere materiale illegalmente e per aver pubblicato nomi non obliterati di informatori che sarebbero stati a rischio della vita. Il governo sta facendo di tutto per sottolineare che non sta processando il giornalismo.

Timm ha risposto di aver basato la sua opinione su ciò che l’atto d’accusa affermava, non sul comunicato stampa del Dipartimento della Giustizia da cui aveva letto Lewis. Tre dei capi d’accusa si riferiscono alla pubblicazione. Le altre accuse sono relativa al possesso di materiale. Lewis ha detto che Timm stava ignorando l’accusa di pirateria che era centrale per il capo d’accusa numero 1 e per numerosi altri capi d’accusa. Lewis ha citato un articolo della Law Review della New York Law School, che affermava che era illegale per un giornalista ottenere materiale dai relitti di un aereo precipitato, da un’intercettazione illegale o da un furto, anche il fine era la pubblicazione. Non sarebbe illegale cospirare con una fonte per commettere pirateria?

Timm ha detto che in questa causa l’accusa risultava essere la pirateria per proteggere l’identità della fonte, non per rubare documenti. La protezione delle fonti è un dovere.

Lewis ha poi chiesto a Timm se avesse visto la prova effettiva che appoggia l’atto d’accusa. Timm ha risposto solo parte di essa, in particolare il testo Java dei messaggi presunti tra Assange e Manning. Lewis ha detto che Timm non poteva aver visto l’intera prova perché non era stata pubblicata. Timm ha replicato di non aver detto di averla vista tutta. Aveva visto il presunti messaggi Assange/Manning che erano stati pubblicati.

Lewis ha detto che Assange aveva pubblicato materiale non obliterato che aveva messo vite in pericolo. Quella era l’accusa specifica. Timm ha risposto che, assumendo che l’affermazione fosse vera, l’incriminazione era comunque incostituzionale. C’era una differenza tra responsabile e irresponsabile e tra legale e illegale. Un atto potrebbe essere irresponsabile, persino degno di biasimo, e tuttavia non illegale.

Non c’era mai stata un’azione penale per la pubblicazione di nomi di informatori, anche quando risultavano essere stati messi in pericolo di danni. Dopo la linea ufficiale riguardo al danno a informatori, precisamente a motivo della pubblicazione dei dispacci da parte di WikiLeaks, il senatore Joe Lieberman aveva proposto al Congresso la Legge Scudo. Non era passata specificamente a motivo del Primo Emendamento. L’episodio ci dice due cose: innanzitutto che il Congresso riteneva che la pubblicazione di nomi di informatori non fosse illegale, e secondariamente che neppure intendeva renderla illegale.

Lewis ha citato un editoriale del Guardian che condannava la pubblicazione di nomi e ha affermato che Washington Post, New York Times, El Pais e Der Spiegel, tra molti altri, l’avevano anch’essi condannata. Timm ha replicato che comunque non la rendeva illegale. Il governo degli Stati Uniti non dovrebbe essere arbitro del fatto che una decisione editoriale sia corretta o no. Timm ha anche ritenuto meritevole di segnalazione di passaggio che tutti i canali mediatici le cui opinioni Lewis teneva in così elevata considerazione avevano condannato l’attuale tentativo di incriminazione.

Lewis ha chiesto se dovremmo preferire l’opinione di Timm a quella delle corti. Timm ha risposto che la sua opinione era in linea con le corti. Innumerevoli sentenze nei secoli hanno difeso il Primo Emendamento. Era l’incriminazione che era fuori sintonia con le corti. La Corte Suprema aveva espressamente affermato che non c’era una tesi di equilibrio dei danni nei casi del Primo Emendamento.

Lewis ha chiesto a Timm quali qualifiche avesse per commentare questioni legali. Timm ha risposto di essersi laureato alla Facoltà di Diritto e di aver ottenuto l’ammissione all’Albo di New York, ma anziché praticare aveva lavorato ad analisi accademiche di casi di libertà dei media. La Fondazione spesso era intervenuta a sostegno della libertà dei media su basi di amicus curiae.

Lewis ha detto (con un tono di incredulità) che Timm aveva affermato che questo procedimento faceva parte della “Guerra di Trump al giornalismo”. Timm ha tagliato corto in modo elegante. Sì, ha spiegato, teniamo traccia della guerra di Trump al giornalismo. Ha trasmesso più 2.200 tweet attaccando giornalisti. Ha definito i giornalisti “nemici del popolo”. C’è una gran quantità di materiale disponibile al riguardo.

Lewis ha chiesto a Timm perché non avesse segnalato che il viceprocuratore statunitense Gordon Kromberg aveva specificamente negato che ci fosse una guerra a giornalisti. Timm ha detto di aver affrontato questi argomenti nella sua testimonianza, pur non facendo specificamente riferimento a Kromberg. Lewis ha affermato che Timm non aveva neppure affrontato l’affermazione di Kromberg che Assange non è accusato di aver semplicemente ricevuto materiale classificato. Timm ha risposto che ciò è perché l’affermazione di Kromberg è inaccurata. Assange è effettivamente accusato di reati che comprendono la ricezione passiva. Se si esamina il capo d’accusa 7, ad esempio, e si esamina la legge in base alla quale l’accusa è mossa, criminalizza precisamente la ricezione passiva e il possesso.

Lewis ha chiesto perché Timm avesse omesso il riferimento di Kromberg alla decisione del gran giurì. Timm ha risposto che significava pochissimo: il 99,9 per cento dei gran giurì concorda di decidere un’incriminazione. Uno studio accademico di 152.000 gran giurì ha rivelato che solo 11 avevano respinto la richiesta di un procuratore federale di avviare un’azione penale.

Lewis ha chiesto a Timm perché non avesse citato che Kromberg aveva affermato che un procuratore federale non può tener conto di considerazioni politiche. Timm ha risposto che non rifletteva la realtà. La messa in stato d’accusa era uno dei filoni della guerra al giornalismo del presidente Trump. Lewis ha chiesto se Timm stesse affermando che Kromberg e i suoi colleghi stessero agendo in malafede. Timm ha risposto di no, ma c’era stato un articolo sul Washington Post che numerosi procuratori federali si erano opposti all’incriminazione in quanto contraria al Primo Emendamento e dunque incostituzionale.

Mark Summers ha poi riesaminato per la difesa. Ha detto che Kromberg presenta due motivi per i quali Assange non sarebbe un giornalista. Il primo è che ha cospirato con Manning per ottenere materiale confidenziale. Timm ha replicato che tale coltivazione di una fonte è ordinaria attività giornalistica. L’incriminazione è preclusa dal Primo Emendamento. La Corte Suprema ha sentenziato che persino se un giornalista sa che del materiale è sottratto (ma non da lui) può comunque pubblicare con diritto alla protezione del Primo Emendamento.

Summers ha chiesto a Timm del paragone di Lewis del contatto di Assange con Manning con il furto da un relitto di aereo o con un’intercettazione illegale. Timm ha detto che questo presunto reato non arrivava a quel punto. Il governo non accusa che lo stesso Assange abbia aiutato Manning a sottrarre il materiale. Lo accusa di aver offerto aiuto per violare un codice che consentiva a Manning di proteggere meglio la sua identità.

Lewis ha qui interrotto con una lunga citazione da uno degli affidavit di Kromberg nel senso che il governo stava ora affermando che Assange aveva aiutato Manning a violare una password al fine di agevolare l’ottenimento di informazioni classificate. Timm ha detto ancora una volta che l’affidavit di Kromberg non risultava corrispondere all’effettivo atto d’accusa. L’affermazione in quest’ultimo è che la violazione della password “può aver reso più difficile identificare Manning”. Si tratta di protezione della fonte, non di furto. La protezione della fonte è un’attività giornalistica normale.

Summers ha affermato che la seconda giustificazione di Kromberg per affermare che Assange non è un giornalista era che ha pubblicato i nomi di fonti. Timm ha replicato di sapere che questi fatti erano contestati, ma in ogni caso la Corte Suprema aveva chiarito che tale pubblicazione godeva comunque della protezione del Primo Emendamento. Scelte editoriali controverse non rendono “non giornalisti”.

Summers ha chiesto a Timm se accettasse la descrizione di Kromberg che Assange era perseguito solo per presunta pirateria e pubblicazione di nomi. Timm ha detto di no. I capi d’accusa 16, 17 e 18 riguardavano la pubblicazione. Tutti gli altri capi d’accusa erano relativi al possesso. Il capo 7, per esempio, era per “aver ricevuto e ottenuto consapevolmente in modo illegale”. Ciò descriveva la ricezione passiva di informazioni classificate e criminalizzerebbe gran parte dell’attività giornalistica legittima. Sarebbero criminalizzati vasti segmenti di giornalismo sulla difesa, la sicurezza nazionale e gli affari esteri.

 

COMMENTO

La difesa, negli ultimi due giorni, ha cercato di sostenere una tesi razionale che questo è un procedimento motivato politicamente e perciò non ammissibile in base ai termini del trattato Gran Bretagna/USA del 2007 sull’estradizione (l’estratto relativo è presentato più sopra in corsivo).

Nella dichiarazione iniziale a febbraio l’accusa aveva esposto una tesi francamente farsesca che l’Articolo 4 del trattato non si applica in quanto incompatibile con la legge britannica e una tesi che l’attività di Assange non è politica poiché in diritto tale termine può significare solo sostegno a un particolare partito. Di qui il diverbio odierno con il professor Rogers, in qui Lewis si è spinto oltre le sue capacità.

La tattica principale di Lewis è consistita in rozzezza e aggressività per sconcertare i testimoni. Egli mette in discussione la loro onestà, indipendenza e qualifica. Oggi la sua tattica prepotente si è scontrata con due protagonisti di classe superiore alla sua. Questa non è una critica del professor Feldstein ieri, la cui pacata dignità e interesse è stata efficace in un modo diverso nel denunciare Lewis quale zotico.

La tattica residua di Lewis consiste nel tornare ripetutamente agli affidavit di Gordon Kromberg, viceprocuratore statunitense, e alle sue dichiarazioni che il procedimento non è motivato politicamente e sulla descrizione da parte di Kromberg della portata delle accuse, che tutti, salvo Lewis e Kromberg, trovano incoerente con lo stesso atto d’accusa sostitutivo.

I testimoni comprensibilmente si astengono dalla sfida di Lewis a definire Kromberg un bugiardo o persino a mettere in dubbio la sua buonafede. Il piano di Lewis è molto chiaramente di dichiarare alla fine che ogni testimone ha accettato la buonafede di Kromberg e dunque che questo procedimento è equo e che la difesa non ha alcuna prova.

Forse posso contribuire. Io non accetto la buonafede di Kromberg. Non ho esitazioni a definire Kromberg un bugiardo.

Quando la cosa migliore che il tuo collega più solidale è in grado di dire di te è che totali islamofobi godono di temporanea popolarità nell’immediato seguito di un attacco terroristico, allora c’è un problema reale. C’è un problema reale con Gordon Kromberg e Lewis può ben finire col pentirsi di aver riposto il peso della credibilità del suo intero caso su un appiglio così traballante.

Kromberg ha una storia ripetuta di osservazioni islamofobe, anche su donne mussulmane. Come ha scritto il Wall Street Journal il 15 settembre 2008:

“Kromberg è stato recentemente oggetto di una quantità di accuse per commenti formulati e tattiche adottate in processi di terrorismo…” ha detto Andrew McCarthy, un ex pubblico ministero federale contro il terrorismo. “Fintanto che non qualcosa non salta in aria, vogliono dire che sei un islamofobo. Il momento in cui qualcosa salta in aria, se accade il prossimo 11 settembre, Dio salvi chiunque dica che non sono aggressivi quando Gordon”.

Per i lettori britannici, Kromberg è Katie Hopskins con una licenza da avvocato. Evocate quell’immagine ognuna delle dozzine di volte che Lewis si affida a Gordon Kromberg.

Più in tema, tutti i testimoni esperti hanno sin qui affermato che i preziosi memorandum di Kromberg che spiegano la portata dell’accusa sono inaccurati. Sono in contrasto persino con la prassi concreta negli Stati Uniti (l’avvocato Clive Stafford Smith ha sostenuto questa tesi) o con le norme effettive qui fa riferimento (gli avvocati Trevor Timm e naturalmente Mark Summers per la difesa hanno entrambi sostenuto questa tesi).

In modo cruciale, Kromberg ha una storia dimostrata precisamente di questa distorsione della legge. Di nuovo dal Wall Street Journal:

La giudice federale Leonie M. Brinkema ha strigliato il procuratore [Kromberg] definendo la sua osservazione insultante. In precedenza aveva rimproverato Kromberg per aver modificato una formula di rito sull’ordine di immunità oltre la formulazione espressa dal Congresso e aver messo in dubbio che i diritti costituzionali di Arian fossero stati violati.

“In nessun modo le sto attribuendo motivi maligni o una qualsiasi cosa illegale, ma penso sia realmente allarmante e non saggio per un procuratore presentare alla Corte un ordine che non rispetti il linguaggio esplicito delle norme, specialmente di questa norma in particolare”, ha detto la Brinkema all’udienza nell’aula di Alexandria.

La prossima volta che Lewis chiederà a un testimone se mette in dubbio la buonafede di Kromberg, potrebbe voler rispondere di sì. Certamente non sarà la prima volta. Come oggi ha testimoniato Trevor Timm, eminenti procuratori del Dipartimento della Giustizia si erano opposti al procedimento in quanto incostituzionale e si erano rifiutati di esservi coinvolti. Trump è stata lasciato al suo screditato depravato di destra. Oggi qui siamo all’Old Bailey, con un annaspante Lewis che si aggrappa al suo imbranato Kromberg per sostegno intellettuale.

 

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Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

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Originale: https://www.craigmurray.org.uk/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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