Il vostro uomo nella galleria del pubblico: giorno 7 dell’audizione su Assange

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Craig Murray – 9 settembre 2020

CLIVE STAFFORD SMITH

Questa mattina siamo passati direttamente alla testimonianza di Clive Stafford Smith, un avvocato dalla doppia nazionalità anglo-statunitense con licenza di operare nel Regno Unito. Nel 1999 aveva fondato Reprieve in origine per opporsi alla pena di morte, ma dopo il 2001 si era esteso a casi di tortura, detenzione illegale e consegne straordinarie in rapporto con la “guerra al terrore”.

Clive Stafford Smith ha testimoniato che la pubblicazione da parte di WikiLeaks dei dispacci era stata di grande utilità in contenziosi in Pakistan contro attacchi illegali di droni. Come la dichiarazione scritta di Clive ha affermato nei paragrafi 86/7:

  1. Una delle mie motivazioni per lavorare a questi casi era che la campagna statunitense dei droni risultava orribilmente mal gestita e si traduceva in informatori pagati che fornivano informazioni false riguardo a persone innocenti che poi finivano uccise in attacchi. Ad esempio, quando ho condiviso il podio con Imran Khan a una “jirga” con le vittime di attacchi di droni, ho detto nelle mie osservazioni pubbliche che la sala probabilmente conteneva una o due persone a libro paga della CIA. Ciò che non avevo mai immaginato era che non solo ciò era vero, ma che gli informatori avrebbero successivamente prodotto una dichiarazione falsa a proposito di un adolescente che partecipava alla jirga cosicché lui e suo cugino furono uccisi da un attacco di droni tre giorni dopo. Abbiamo saputo in seguito da comunicati stampa ufficiali che le “informazioni” offerte agli Stati Uniti coinvolgevano quattro “militanti” in un’auto; abbiamo saputo dalla sua famiglia che semplicemente lui e suo cugino erano andati a prendere una zia. C’è una regola piuttosto costante che può essere vista all’opera qui: è, naturalmente, più sicuro per ogni informatore fare dichiarazioni a proposito di qualcuno che sia un “nessuno”, piuttosto che di qualcuno che è realmente pericoloso.
  2. Questo genere di azioni orrende stava provocando una rabbia immensa, causando il crollo della status degli Stati Uniti in Pakistan e stava rendendo più pericolosa, non meno, la vita degli statunitensi.

Azioni legali dipendenti dalle prove sulla politica statunitense degli attacchi con i droni rivelate da WikiLeaks avevano portato a una sentenza contro gli assassini da parte del Presidente della Corte Suprema del Pakistan e a un radicale cambiamento negli atteggiamenti del pubblico riguardo agli attacchi dei droni in Waziristan. Una conseguenza è stata l’interruzione degli attacchi di droni in Waziristan.

I dispacci pubblicati da WikiLeaks hanno rivelato anche sforzi diplomatici statunitensi di bloccare inchieste internazionali su casi di tortura e di consegna straordinari. Ciò è andato contro il dovere legale degli Stati Uniti di collaborare con indagini su denunce di tortura, come prescritto dall’articolo 9 della Convenzione dell’ONU Contro la Tortura.

Stafford Smith ha proseguito affermando che un documento sottovalutato pubblicato da WikiLeaks era la JPEL o Lista Congiunta delle Priorità degli Effetti per l’Afghanistan, in gran parte una lista di obiettivi di assassinio. Ciò ha rivelato un brutale disprezzo della legalità delle azioni e un atteggiamento puerile nei confronti degli assassinii, con soprannomi giovanili attribuiti a bersagli di assassinio, alcuni dei quali risultavano indicare inclusioni sulla lista da parte di agenti britannici o australiani.

Stafford Smith ha fatto l’esempio di Bilal Abdul Kareem, un cittadino e giornalista statunitense che era stato oggetto di cinque diversi tentativi di assassinio, usando missili Hellfire sparati da droni. Stafford Smith era coinvolto nel contenzioso in corso a Washington su fatto che “il governo statunitense abbia il diritto di mettere nel mirino per l’assassinio giornalisti suoi cittadini”.

Stafford Smith ha poi parlato di Guantanamo e dell’emergere di prove che molti detenuti non sono terroristi ma erano stati rastrellati in Afghanistan da un sistema dipendente dal pagamento di taglie. I Documenti di Valutazione del Detenuto pubblicati da WikiLeaks non erano informazioni indipendenti ma documenti interni del governo degli Stati Uniti contenenti le peggiori accuse che gli Stati Uniti erano stati in grado di “confezionare” contro detenuti, tra cui clienti di Stafford Smith, e che spesso erano stati forzati ad ammettere sotto tortura.

Questi documenti erano accuse del governo statunitense e quando WikiLeaks li aveva pubblicato la mia prima idea era stata che era stato il governo statunitense a pubblicarli per screditare gli imputati. I documenti non potevano essere una minaccia alla sicurezza nazionale.

A Guantanamo un gruppo centrale di sei detenuti è stato trasformato in informatori ed è stato utilizzato per produrre false accuse contro altri detenuti. Stafford Smith ha detto che era difficile biasimarli; stavano cercando di uscire da quel luogo infernale come chiunque altro. Il governo statunitense aveva rivelato le identità di quei sei, il che mette in prospettiva il suo interesse a proteggere informatori in rapporto con le pubblicazioni di WikiLeaks.

Clive Stafford Smith ha detto di essere stato “profondamente turbato” dai reati commessi dal governo statunitense contro i suoi assistiti. Essi comprendevano tortura, sequestro, detenzione illegale e omicidio. L’assassinio di uno dei detenuti all’aeroporto Baghram in Afghanistan era stato giustificato come una tecnica ammissibile di interrogatorio per indurre paura in altri detenuti. Nel 2001 egli non avrebbe mai creduto che il governo degli Stati Uniti potesse aver fatto una cosa simile.

Stafford Smith ha parlato dell’uso di tecniche dell’inquisizione spagnola quali lo strapado, cioè l’appendere per i polsi fino a quando le braccia si sloghino. Ha parlato della tortura di Binyam Mohammed, un cittadino britannico che aveva subito quotidianamente tagli ai genitali con una lama di rasoio. Il governo britannico aveva eluso i suoi doveri legali nei confronti di Binyam Mohammed e aveva fatto trapelare alla BBC la dichiarazione che era stato costretto a confessare sotto tortura, al fine di screditarlo.

A questo punto la Baraitser è intervenuta avvertendo che mancavano cinque minuti alla ghigliottina di 30 minuti sulla testimonianza orale di Stafford Smith. Chiestogli da Mark Summers per la difesa come WikiLeaks fosse stata d’aiuto, Stafford Smith ha affermato che molti dei documenti fatti trapelare avevano rivelato sequestri e consegne illegali e tortura ed erano stati utilizzati in processi. La Corte Penale Internazionale (ICC) aveva ora avviato un’inchiesta su crimini di guerra in Afghanistan, nella cui decisione aveva avuto parte materiale pubblicato da WikiLeaks.

Mark Summers ha chiesto quale fosse stata la reazione del governo degli Stati Uniti all’avvio di tale inchiesta della ICC. Clive Stafford Smith ha affermato che era stato promulgato un decreto presidenziale che avviava sanzioni contro qualsiasi cittadino non statunitense collaborasse con l’inchiesta della ICC, o la promuovesse, su crimini di guerra da parte degli Stati Uniti. Ha suggerito che il signor Summers sarebbe stato ora sottoposto a sanzioni statunitensi per aver proposto questa linea di interrogatorio.

I 30 minuti di Stafford Smith erano a quel punto terminati. Potete leggere la sua dichiarazione completa qui.  Non avrebbe potuto esserci un esempio più chiaro dal primo testimone circa il perché tanto tempo era stato dedicato ieri a cercare di evitare che le testimonianze della difesa fossero udite. La testimonianza di Stafford Smith era materia mozzafiato e illustrava chiaramente lo scopo della ghigliottina temporale sulle testimonianze della difesa. Questo non è materiale che i governi desiderino veder diffuso ampiamente.

L’avvocato James Lewis ha poi controinterrogato Clive Stafford Smith per l’accusa. Ha segnalato che i  riferimenti a WikiLeaks nella testimonianza scritta di Stafford Smith erano pochi e sporadici. Ha suggerito che la testimonianza di Stafford Smith fosse tesa a sostenere che le rivelazioni di Wikileaks fossero di pubblico interesse; ma non c’era specificamente alcuna difesa del pubblico interesse ammessa nella Legge sui Segreti Ufficiali britannica.

Stafford Smith ha replicato che poteva essere, ma che sapeva che non era così negli Stati Uniti.

Lewis ha poi detto che nei paragrafi 92-6 della testimonianza scritta di Stafford Smith egli aveva elencato specifici dispacci di WikiLeaks relativi alla rivelazione della politica dei droni. Ma la pubblicazione di tali particolari dispacci non costituiva parte dell’atto d’accusa. Lewis ha letto parte di un affidavit del vice pubblico ministero statunitense Kromberg che affermava che Assange era denunciato solo per dispacci contenenti la pubblicazione di nomi di informatori.

Stafford Smith ha risposto che Kromberg poteva aver detto ciò, ma in pratica le cose non sarebbero state così negli Stati Uniti. L’accusa era di cospirazione e il modo in cui tali accuse erano definite nel sistema statunitense avrebbero consentito la più vasta inclusione di prove. Il primo testimone al processo sarebbe stato un “esperto di terrorismo” che avrebbe tracciato una quadro ampio e di vasta portata della storia delle minacce contro gli Stati Uniti.

Lewis ha chiesto se Stafford Smith avesse letto l’atto di accusa. Ha risposto di aver letto l’atto d’accusa precedente, ma non quello nuovo sostitutivo.

Lewis ha affermato che i dispacci citati da Stafford Smith erano stati pubblicati dal Washington Post e dal New York Times prima di essere pubblicati da WikiLeaks. Stafford ha risposto che era vero, ma sapeva che quei giornali li avevano ottenuti da WikiLeaks. Lewis ha poi affermato che il Washington Post e il New York Times non erano perseguiti per aver pubblicato le stesse informazioni; dunque come poteva la pubblicazione di tale materiale essere rilevante in questa causa?

Lewis ha citato di nuovo Kromberg:

“Il solo caso in cui l’atto d’accusa sostitutivo include la pubblicazione di documenti e quando tali documenti contengono nomi messi a rischio”.

Stafford Smith ha risposto di nuovo che in pratica non sarebbe stato così che il caso sarebbe stato perseguito negli Stati Uniti. Lewis ha chiesto se Stafford Smith stava definendo bugiardo Kromberg.

A quel punto Julian Assange ha contestato dal banco: “E’ un’assurdità. L’accusa numero 1 afferma dovunque “cospirazione per pubblicare””. Dopo un breve aggiornamento la Baraitser ha avvertito Julian che sarebbe stato allontanato dall’aula se avesse di nuovo interrotto il procedimento.

Stafford Smith ha affermato di non avere detto che Kromberg era un bugiardo e di non aver visto il documento completo che Lewis gli stava selettivamente citando. Il capo d’accusa numero 1 della denuncia è cospirazione per ottenere informazioni di sicurezza nazionale e in un sub paragrafo si fa riferimento alla diffusione al pubblico. Ciò non era limitato al modo in cui Kromberg suggerisce e la sua affermazione non corrisponde all’esperienza di Stafford Smith riguardo a come i processi relativi alla sicurezza nazionale sono di fatto condotti negli Stati Uniti.

Lewis ha ripetuto che nessuno era processato per aver pubblicato eccetto Assange e questo solo relativamente alla pubblicazione di nomi. Poi ha chiesto a Stafford Smith se avesse mai ricoperto una posizione di responsabilità per la classificazione di informazioni, ottenendo una risposta negativa. Lewis ha poi chiesto se fosse mai stato in una posizione ufficiale per desegretare documenti. Stafford Smith ha risposto di no ma che disponeva di un accesso di sicurezza statunitense che gli consentiva di esaminare materiale classificato relativo ai suoi casi e che aveva spesso richiesto la desecretazione di materiale.

Stafford ha dichiarato che l’affermazione di Kromberg che l’inchiesta della ICC era una minaccia alla sicurezza nazionale era una sciocchezza [Confesso di non essere certo da dove sia venuta fuori questa affermazioni o del perché Stafford Smith l’abbia improvvisamente affrontata]. Lewis ha suggerito che la questione del danno agli interessi nazionali statunitensi a causa delle attività di Assange sarebbe stata meglio decisa da una giuria negli Stati Uniti. L’accusa doveva provare il danno agli interessi degli Stati Uniti o l’aiuto a un nemico degli Stati Uniti.

Stafford Smith ha detto che, a parte l’adozione governativa di torture, sequestri e assassinii, egli riteneva che la mania post 2001 dell’eccessiva segretazione di informazioni governative fosse una minaccia ancora maggiore allo stile di vita statunitense. Ha ricordato il suo cliente Moazzam Begg: la prova della tortura di Moazzam era stata classificata “segreta” perché la conoscenza che gli USA usavano la tortura avrebbe danneggiato interessi statunitensi.

Lewis ha quindi sottoposto a Stafford Smith un passaggio del libro “WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy” [WikiLeaks: la guerra di Julian Assange alla segretezza vista dall’interno] in cui Luke Harding affermava che lui e David Leigh erano più preoccupati di proteggere i nomi di informatori ma che Julian Assange aveva affermato che gli informatori afgani erano traditori che meritavano una punizione. “Erano informatori e dunque se fossero stati uccisi se la sarebbero cercata”. Lewis ha cercato diverse volte di attirare Stafford Smith in questo ma Stafford Smith ha affermato ripetutamente di sapere che questi presunti fatti erano contestati e di non averne alcuna conoscenza personale.

Lewis ha concluso ripetendo ancora una volta che l’atto d’accusa riguardava solo la pubblicazione di nomi. Stafford Smith ha detto che si sarebbe mangiato il cappello se ciò fosse l’unica cosa introdotta nel processo.

Nel riesame Mark Summers ha detto che Lewis aveva definito la rivelazione di torture, uccisioni e sequestri come “di pubblico interesse”. Era una descrizione sufficiente? Stafford Smith ha detto di no; era anche la produzione di prove di reati, crimini di guerra e attività illegali.

Summers ha chiesto a Stafford Smith di esaminare l’atto d’accusa da avvocato statunitense (ciò che Stafford Smith è) e di vedere se concordava che la descrizione da parte di Lewis che riguardava soltanto la pubblicazione in cui erano rivelati nomi. Summers ha letto questa parte dell’atto d’accusa sostitutivo:

  1. Di aver volutamente comunicato documenti relativi alla difesa nazionale, cioè documenti di valutazione dei detenuti relativi a detenuti custoditi a Guantanamo Bay; dispacci del Dipartimento di Stato USA; documenti relativi alle regole d’ingaggio in Iraq; e documenti contenenti i nomi di individui in Afghanistan, Iraq e altrove nel mondo che hanno rischiato la loro sicurezza e libertà offrendo informazioni agli Stati Uniti e ai nostri alleati che erano classificati fino al livello di SEGRETO da persone che avevano possesso o accesso legale a tali documenti, a persone prive di titolo a riceverli, in violazione del Titolo 18, Codice degli Stati Uniti, Sezione 793; e …

e ha indicato che l’”e” rende il punto circa i documenti che citavano nomi una categoria aggiuntiva, non una limitazione delle categorie elencate in precedenza. Potete leggere l’intero atto d’accusa sostitutivo qui; fate attenzione mentre navigate perché ci sono atti d’accusa sostitutivi precedenti; il governo degli Stati Uniti cambia le sue accuse in questa causa circa quanto spesso Kim Kardashian cambia la sua borsetta.

Summers ha anche elencato i capi d’accusa 4, 7, 10, 13 e 17 anch’essi non limitati a fare il nome di informatori.

Stafford Smith ha ripetuto di nuovo il suo argomento piuttosto differente che in pratica l’affermazione di Kromberg non  corrisponde comunque realmente a come casi simili siano processati negli Stati Uniti. In risposta a un’altra domanda ha ripetuto che il governo statunitense aveva esso stesso rivelato i nomi dei suoi informatori di Guantanamo Bay.

Riguardo al passaggio citato di David Leigh, Summers ha chiesto a Stafford Smith: “Sa che il signor Harding ha pubblicato falsità sulla stampa?” Lewis si è opposto e Summers ha ritirato la domanda (anche se questo è certamente vero).

Ciò ha concluso la testimonianza di Clive Stafford Smith. Prima del testimone successivo Lewis ha proposto alla giudice una tesi che era fuori discussione che il nuovo atto d’accusa era relativo, per quanto riguardava la pubblicazione come reato, alla pubblicazione di nomi di imputati. La Baraitser ha replicato che chiaramente ciò era contestato e che la questione sarebbe stata dibattuta a tempo debito.

 

PROFESSOR MARK FELDSTEIN

Nel pomeriggio è ripresa la testimonianza del professore Mark Feldstein, iniziata sporadicamente in mezzo a problemi tecnici lunedì. Per tale motivo ho rimandato fino a ora la falsa partenza; qui la fornisco come resoconto unico. La testimonianza completa del professore Feldstein è qui.

Il professor Feldstein detiene la Cattedra di Giornalismo Radiotelevisivo presso l’Università del Maryland e ha vent’anni di esperienza quale giornalista d’inchiesta.

Feldstein ha affermato che la rivelazione di informazioni classificate e qualcosa che avviene con trasporto negli Stati Uniti. Dirigenti governativi lo hanno fatto frequentemente. Uno studio accademico ha stimato tali rivelazioni nell’ordine di “migliaia e migliaia”. Ci sono stati giornalisti che si sono specializzati in sicurezza nazionale e hanno ricevuto premi Pulitzer per aver ricevuto tali rivelazioni su questioni militari e di difesa. Materiale trapelato è pubblicato quotidianamente.

Feldstein ha affermato che “Il Primo Emendamento protegge la stampa, ed è vitale che il Primo Emendamento lo faccia, non perché i giornalisti siano privilegiati, ma perché il pubblico ha il diritto di sapere che cosa stia succedendo”. Storicamente il governo non ha mai perseguito un editore per aver pubblicato segreti trapelati. Ha perseguito le fonti. C’erano stati tentativi storici di perseguire singoli giornalisti ma era tutto finito in nulla e si era trattato interamente di un attacco specifico a un nemico percepito del presidente. Feldstein aveva elencato tre casi di tentativi simili, ma nessuno era arrivato fino a un gran giurì.

[E’ qui che la tecnologia è venuta meno lunedì. Ora riprendiamo con martedì pomeriggio].

Mark Summers ha chiesto al professor Feldstein del caso di Jack Anderson. Feldstein ha risposto che aveva compiuto ricerche al riguardo per il suo libro “Poisoning the Press” [Avvelenamento della stampa]. Nixon aveva pianificato di perseguire Anderson in base alla Legge sullo Spionaggio, ma gli era stato detto dal suo Procuratore Generale che il Primo Emendamento lo rendeva impossibile. Conseguentemente Nixon aveva condotto una campagna contro Anderson che comprendeva diffamazioni omofobe, inserimento di una spia nel suo ufficio e diffusione di documenti falsificati su di lui. Era stato persino discusso un piano di omicidio mediante avvelenamento.

Summers ha portato Feldstein a testimoniare su articoli del giornale “Blockbuster” basati su pubblicazioni di WikiLeaks:

  • Un’inquietante registrazione video di soldati statunitensi che sparavano su una folla da un elicottero sopra Baghdad, uccidendo almeno 18 persone; i soldati ridevano mentre attaccavano civili disarmati, compresi due giornalisti della Reuters.
  • Ufficiali statunitensi che dettagliavano prove spesso raccapriccianti che circa 100.000 civili erano stati uccisi dopo l’invasione dell’Iraq, contrariamente alle dichiarazioni pubbliche dell’amministrazione del presidente George W. Bush che minimizzavano i morti e insistevano che tali statistiche non erano redatte. Circa 15.000 di tali uccisioni di civili non erano state rivelate in precedenza in nessuna sede.
  • Forze statunitensi chiudevano regolarmente gli occhi quando il governo del paese appoggiato dagli Stati Uniti brutalizzava detenuti sottoponendoli a percosse, frustate, bruciature, scosse elettriche e sodomia.
  • Dopo che WikiLeaks aveva pubblicato vividi resoconti redatti da diplomatici statunitensi di una rampante corruzione da parte del presidente tunisino Zine e-Abidine Ben Ali e della sua famiglia, successive proteste di strada avevano costretto il dittatore a fuggire in Arabia Saudita. Quando i disordini in Tunisia si erano diffusi in altri paesi mediorientali, WikiLeaks era diffusamente salutato come un catalizzatore chiave della “Primavera Araba”.
  • In Afghanistan gli Stati Uniti avevano impiegato un’unità “ombra” di forze speciali per scovare leader talebani di “alto valore” da “uccidere o catturare” senza processo.
  • Il governo degli Stati Uniti aveva ampliato la sua raccolta di informazioni di spionaggio da parte di diplomatici presso le Nazioni Unite e all’estero, ordinando a inviati di raccogliere numeri di carte di credito, orari di lavoro, codici di viaggiatori aerei abituali di dignitari stranieri, erodendo la distinzione tra dirigenti del servizio estero e spie.
  • Il re saudita Abdullah aveva segretamente implorato gli Stati Uniti di “tagliare la testa del serpente” e di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari pur mentre donatori privati sauditi erano la fonte numero uno di finanziamento di gruppi terroristi sunniti in tutto il mondo.
  • Funzionari doganali avevano colto il vicepresidente dell’Afghanistan a trasportare 52 milioni di dollari di contanti non spiegati durante un viaggio all’estero, solo uno degli esempi di corruzione endemica ai livelli più elevati del governo afgano che gli Stati Uniti avevano contribuito a supportare.
  • Gli Stati Uniti avevano rilasciato “nemici combattenti ad alto rischio” dal loro carcere militare di Guantanamo Bay, Cuba, che poi si sono ripresentati in campi di battaglia mediorientali. Contemporaneamente detenuti di Guantanamo rivelatisi innocui – come l’ottantanovenne abitante di un villaggio afgano affetto da demenza senile – erano tenuti prigionieri per anni.
  • Dirigenti statunitensi avevano classificato il servizio di spionaggio del Pakistan come un’organizzazione terroristica che aveva complottato con i talebani per attaccare soldati statunitensi in Afghanistan, anche se il Pakistan riceve più di un miliardo di dollari l’anno di aiuti statunitensi. Il presidente civile del Pakistan, Asif Ali Zardari, aveva confidato di avere un controllo limitato per fermare ciò e aveva manifestato timori che il suo stesso esercito potesse “farmi fuori”.

Feldstein ha concordato che molte di queste notizie avevano rivelato reati e crimini di guerra e che erano notizie molto importanti per i media statunitensi. Summers ha chiesto a Feldstein circa l’accusa contro Assange di aver sollecitato informazioni classificate. Feldstein ha risposto che raccogliere informazioni classificate è “una procedura operativa standard” per i giornalisti. “La mia intera carriera è consistita virtualmente nel sollecitare documenti o informazioni segrete”.

Summers ha indicato che una delle accuse era che Assange aveva aiutato Manning a coprire le sue tracce violando una password. “Cercare di contribuire a proteggere la propria fonte è un dovere giornalistico”, ha risposto Feldstein. I giornalisti forniscono a fonti schede telefoniche, profili e-mail falsi e li aiutano a rimuovere impronte sia reali sia digitali. Queste sono tecniche giornalistiche standard, insegnate in facoltà e seminari di giornalismo.

Summers ha chiesto della rivelazione di nomi e del potenziale danno alle persone. Feldstein ha detto che ciò era “facile da affermare, difficile da provare”. Le affermazioni del governo circa danni alla sicurezza nazionale erano regolarmente gonfiate e andavano trattate con scetticismo. Nel caso dei Documenti dei Pentagono il governo aveva affermato che la pubblicazione avrebbe identificato agenti della CIA, rivelato piani militari e allungato la guerra del Vietnam. Tali affermazioni si erano tutte rivelate false.

Nei nastri della Casa Bianca Nixon era stato registrato dire ai suoi assistenti di “colpire” il New York Times. Diceva che le sue pubblicazioni andavano “presentate in termini di assistenza e conforto al nemico”.

Summers ha chiesto dell’atteggiamento dell’amministrazione Obama nei confronti di WikiLeaks. Feldstein ha detto che non c’era stata alcuna incriminazione dopo le maggiori pubblicazioni di WikiLeaks nel 2010/11. Ma il Dipartimento della Giustizia di Obama aveva promosso un’”indagine aggressiva”. Tuttavia aveva concluso nel 2013 che il Primo Emendamento rendeva impossibile qualsiasi incriminazione. Il portavoce del Dipartimento della Giustizia, Matthew Miller, ha reso pubblico che si pensava che sarebbe stato un precedente pericoloso che avrebbe potuto essere usato contro altri giornalisti e pubblicazioni.

Con l’amministrazione Trump era cambiato tutto. Trump aveva detto che voleva “mandare i giornalisti in galera”. Pompeo, quando era capo della CIA, aveva definito WikiLeaks “un’agenzia di spionaggio ostile”. Sessions aveva dichiarato “una priorità” perseguire Assange.

James Lewis si è poi alzato a controinterrogare Feldstein. Ha adottato un approccio particolarmente cocciuto e aggressivo e ha cominciato chiedendo a Feldstein di limitarsi a risposte molto brevi, concise alle sue precise domande. Ha detto che Feldstein “affermava di essere” un testimone esperto e che firmato per affermare che aveva letto le regole procedurali penali. Poteva dire alla corte che cosa dicevano tali regole?

Questo era chiaramente mirato a cogliere in fallo Feldstein. Sono sicuro di aver accettato i termini e le condizioni di WordPress al fine di essere in grado di pubblicare questo blog, ma se mi sfidaste a bruciapelo a ricordare ciò che dicono avrei delle difficoltà. Tuttavia Feldstein non ha esitato ma ha replicato con franchezza che le aveva lette ed erano parecchio diverse dalla regole statunitensi, imponendo imparzialità e obiettività.

Lewis ha chiesto quale dovesse essere la competenza di Feldstein. Feldstein insegnava la pratica, la condotta e la storia del giornalismo negli Stati Uniti. Lewis ha chiesto se Feldstein fosse qualificato legalmente. Feldstein ha risposto di no, ma che non stava fornendo un’opinione legale. Lewis ha chiesto se avesse letto l’atto di accusa. Feldstein ha replicato di non aver letto l’atto d’accusa più recente.

Lewis ha detto che Feldstein aveva affermato che Obama aveva deciso di non perseguire, mentre Trump lo aveva fatto. Ma era chiaro che l’indagine era proseguita dall’amministrazione Obama a quella di Trump. Feldstein ha risposto di sì, ma la prova del nove era che non c’era stata alcuna incriminazione sotto Obama.

Lewis ha fatto riferimento a un articolo del Washington Post da cui Feldstein aveva tratto una citazione nella sua testimonianza e aveva incluso nelle sue note in calce, ma non ne aveva allegato una copia. “E’ stato perché conteneva un passaggio che lei non desiderava noi leggessimo?” Lewis ha detto che Feldstein aveva omesso la citazione che “nessuna decisione formale era stata presa” dall’amministrazione Obama e un riferimento alla possibilità di un perseguimento per attività diverse dalla pubblicazione.

Feldstein è stato chiaramente irritato dall’accusa di distorsione da parte di Lewis. Ha replicato che il suo rapporto affermava che l’amministrazione Obama non aveva mosso un atto d’accusa, il che era vero. Aveva citato in nota l’articolo; non aveva pensato che dovesse anche fornirne una copia. Nel citare da tale articolo aveva esercitato una selezione editoriale.

Lewis ha detto che da altre fonti un giudice aveva affermato in un tribunale distrettuale che l’indagine continuava e che il giudice distrettuale Mehta aveva detto che altri procedimenti contro persone diverse da Manning erano prese in considerazione. Perché Feldstein non aveva incluso tale informazione nel suo rapporto? L’avvocato di Assange, Barry J. Pollock, aveva affermato che “non ci informano se stanno chiudendo l’indagine o hanno deciso di non accusare”. Non sarebbe stato corretto aggiungere ciò al suo rapporto?

Il professor Feldstein ha replicato che Assange e i suoi avvocati sarebbero stati difficili da convincere che l’accusa era stata archiviata, ma sappiamo che nessuna nuova informazione era stata trasmessa nel 2015/16 al gran giurì.

Lewis ha affermato che nel 2016 Assange si era offerto di recarsi negli Stati Uniti per affrontare accuse se a Manning fosse stata concessa la grazia. Questo non dimostra che l’amministrazione Obama intendeva procedere? Ciò non avrebbe dovuto comparire nel suo rapporto? Feldstein ha risposto di no, perché era irrilevante. Assange non era in condizioni di sapere che cosa stesse facendo il Dipartimento della Giustizia di Obama. La testimonianza successiva di addetti ai lavori del Dipartimento della Giustizia di Obama era molto più valida.

Lewis ha chiesto: se l’amministrazione Obama aveva deciso di non perseguire, perché avrebbe mantenuto attivo il gran giurì? Feldstein ha replicato che ciò accadeva molto frequentemente. Poteva essere dovuto a molti motivi, tra cui acquisire informazioni su presunti co-cospiratori o semplicemente nella speranza di ulteriori nuove prove.

Lewis ha suggerito che il meglio che Feldstein potesse dire onestamente era che l’amministrazione Obama aveva intimato di non procedere per informazioni ottenute passivamente, ma ciò non si estendeva a una decisione di procedere per pirateria insieme con Chelsea Manning. “Se Obama aveva deciso di non procedere e l’indagine era proseguita nell’amministrazione Trump, allora la sua polemica contro Trump diviene oziosa”.

Lewis ha proseguito dicendo che il “problema del New York Times” non esisteva, poiché il NYT aveva solo pubblicato informazione che aveva ricevuto passivamente. Diversamene da Assange, il NYT non aveva cospirato illegalmente con Manning per ottenere i documenti. Il professor Feldstein sarebbe stato d’accordo che il Primo Emendamento non difendeva un giornalista da accuse di furto o rapina? Feldstein ha replicato che un giornalista non è al di sopra della legge. Lewis ha poi chiesto a Feldstein se un giornalista avesse il diritto di “rubare o ottenere illegalmente informazioni” o “ di piratare un computer per ottenere informazioni”. Ogni volta Feldstein ha risposto “no”.

Lewis ha poi chiesto se Feldstein accettasse che Bradley [sic] Manning avesse commesso un reato. Feldstein ha risposto “sì”. Lewis ha poi chiesto: “Se Assange era stato un complice, se avesse consultato o procurato o avesse partecipato a una cospirazione con Bradley Manning, aveva commesso un reato?”. Feldstein ha detto che sarebbe dipeso dai “difficili dettagli”.

Lewis ha poi riaffermato che non c’era alcuna accusa che il NYT avesse partecipato a una cospirazione con Bradley Manning, solo Assange. Nell’atto di accusa, solo i capi 15, 16 e 17 erano relativi alla pubblicazione e solo per aver pubblicato documenti non revisionati. Il New York Times, Guardian e Washington Post si erano uniti nella condanna della pubblicazione da parte di WikiLeaks di dispacci non revisionati contenenti nomi. Lewis ha poi letto di nuovo la stessa citazione dal libro di Leigh/Harding che aveva sottoposto a Stafford Smith, affermando che Julian Assange aveva detto che gli informatori afgani si erano merita il loro destino.

Lewis ha chiesto: “Un giornalista responsabile pubblicherebbe nomi non obliterati di un informatore sapendo che egli è in pericolo quando ciò non è necessario ai fini dell’articolo?” Il professor Feldstein ha risposo “no”. Lewis ha poi proseguito elencando esempi di informazioni che sarebbe stato corretto per il governo mantenere segrete, quali “movimenti di truppe in guerra, codici nucleari, materiale che danneggerebbe un individuo” e ha chiesto se Feldstein concordasse che si trattava di segreti legittimi. Feldstein ha risposto “sì”.

Lewis ha poi chiesto retoricamente se non fosse più corretto consentire a una giuria statunitense di essere la giudice del danno. Poi ha chiesto a Feldstein: “Lei dice nel suo rapporto che questo è un procedimento politico. Ma un gran giurì ha appoggiato il procedimento. Accetta che ci siano basi probatorie per il procedimento?” Feldstein ha replicato: “Un gran giurì ha preso quella decisione. Non so se sia vero”. Lewis ha poi letto una dichiarazione del viceprocuratore statunitense Kromberg che le decisioni sui procedimenti sono prese da procuratori indipendenti che si attengono a un codice che preclude fattori politici. Ha chiesto a Feldstein se concordasse che procuratori indipendenti fossero un forte baluardo contro il procedimenti politici. Feldstein ha replicato: “E’ una visione ingenua”.

Lewis ha poi chiesto se Feldstein stesse affermando che il presidente Trump e il suo procuratore generale avessero ordinato questo processo senza basi di fatto. Il professore ha replicato di non aver dubbi che si trattasse di un procedimento politico; ciò era basato su (1) la sua natura senza precedenti, (2) il rifiuto del procedimento da parte di Obama ma la decisione di procedere ora senza alcuna prova nuova, (3) lo straordinario arco temporale delle accuse, (4) la narrazione di ostilità alla stampa del presidente Trump. “E’ politico”.

Mark Summers ha poi riesaminato il professor Feldstein. Ha detto che Lewis aveva suggerito che Assange era complice di Manning nell’ottenere informazioni classificate ma non lo era il New York Times. “La sua interpretazione è che cercare di aiutare un informatore ufficiale sia un reato?”. Il professor Feldstein ha risposto: “No, assolutamente no”.

“I giornalisti chiedono informazioni classificate?”

“Sì”.

“I giornalisti sollecitano tali informazioni?”

“Sì”.

“Lei è a conoscenza di un qualsiasi genere di un precedente procedimento per questo tipo di attività?”

“No, assolutamente no”.

“Potrebbe predire che sarebbe criminalizzato?”

“No, ed è molto pericoloso”.

Summers ha poi chiesto al professor Feldstein che cosa avesse fatto il New York Times per ottenere i Documenti del Pentagono da Daniel Ellsberg. Feldstein ha risposto che era molto attivo nel sollecitare i documenti. Avevano una chiave della stanza in cui erano contenuti i documenti e avevano contribuito a copiarli. Avevano avuto un ruolo attivo e non passivo. “I giornalisti non sono stenografi passivi”.

Summers ha ricordato al professor Feldstein che glie erano state poste domande sulla pirateria. E se il fine della pirateria fosse non di ottenere le informazioni, bensì di proteggere la fonte? Questa era l’accusa specifica formulata nel memorandum 4 di Kromberg ai paragrafi da 11 a 14. Il professor Feldstein ha risposto che proteggere le fonti è un dovere. I giornalisti collaborano da vicino con le fonti, cospirano con esse, le convincono, le dirigono e le proteggono. Il giornalismo è questo.

Summers ha chiesto al professor Feldstein se mantenesse le sue riserve nell’accettare affermazioni governative di danni. Feldstein ha risposto “assolutamente”. I precedenti del governo esigono circospezione. Summers ha indicato che c’è una legge che rende specificamente illegale nominare fonti di spionaggio, la Legge sulla Protezione delle Identità dello Spionaggio (IIPA). Il professor Feldstein ha detto che era vero; il fatto che l’accusa non fosse stata formulata con riferimento alla IIPA dimostra che non è vero che il procedimento è inteso a essere limitato alla rivelazione di identità e in realtà sarà molto più vasto.

Summers ha concluso affermando che Lewis aveva detto che WikiLeaks aveva diffuso i dispacci non revisionati in una pubblicazione di massa. Cambierebbe la valutazione del professore se il materiale fosse già stato diffuso da altri? Il professor Feldstein ha detto che le sue risposte non intendevano indicare che egli accettasse la narrazione del governo.

L’avvocato Edward Fitzgerald è poi subentrato per la difesa. Ha sottoposto al professor Feldstein il fatto che non c’era stato alcun procedimento contro Assange quando Manning era processato e che Obama aveva concesso la grazia a Manning. Questi erano fatti significativi. Feldstein si è detto d’accordo.

Fitzgerald ha poi detto che l’articolo del Washington Post che Lewis aveva contestato a Feldstein di aver citato selettivamente, conteneva una gran quantità di altro materiale che Feldstein pure non aveva citato ma che appoggiava con forza la sua tesi, ad esempio “dirigenti hanno dichiarato la scorsa settimana al Washington Post che non esiste nessuna incriminazione formalizzata e che il Dipartimento aveva “pressoché concluso che non avrebbe formulato un’accusa””. Ha ulteriormente affermato che mentre Snowden era stato accusato, Greenwald non lo era stato, e lo stesso approccio era stato seguito con Manning/Assange. Dunque nel complesso l’articolo confermava la tesi di Feldstein, così come contenuta nel suo rapporto. Feldstein si è detto d’accordo. C’è stata poi una discussione di altro materiale che avrebbe potuto essere incluso per sostenere la sua tesi.

Fitzgerald ha concluso chiedendo se Feldstein avesse familiarità con l’espressione “un gran giurì incriminerebbe un sandwich al prosciutto”. Feldstein ha risposto che era un’espressione comune e che indicava la visione che i gran giurì erano malleabili e quasi sempre facevano ciò che i procuratori chiedevano loro di fare. C’era una gran quantità di materiale accademico al riguardo.

 

RIFLESSIONI

Questo ha concluso un’altra giornata straordinaria. Ancora una volta c’erano solo cinque di noi nella galleria del pubblico (su 42 posti) e i sei consentiti nella galleria video dell’aula 9 erano stati ridotti a tre, poiché tre posti erano stati riservati dalla corte a “VIP” che non si erano presentati.

Il controinterrogatorio ha dimostrato la debolezza della ghigliottina di trenta minuti adottata dalla Baraitser, con testimonianze molto interessanti della difesa abbreviate e poi un tempo illimitato consentito a Lewis per il suo controinterrogatorio. Questo è stato particolarmente dannoso nella testimonianza di Mark Feldstein. Nello straordinario controinterrogatorio di Feldstein, Lewis ha parlato da cinque a dieci volte di più del reale testimone. Alcune delle “domande” di Lewis sono andate avanti per molti minuti, hanno contenuti vasti brani di citazioni e spesso sono state formulate in convoluti doppi negativi. Tre volte Feldstein ha rifiutato di rispondere perché non riusciva a capire quale fosse la domanda. Con la dichiarazione iniziale della difesa circa la limitazione a mezz’ora della testimonianza, il controinterrogatorio di Lewis si è avvicinato a due ore, un buon 80 per cento delle quali ha parlato Lewis.

Feldstein è stato tiranneggiato da Lewis ha chiaramente riteneva che quando Lewis gli aveva chiesto di fornire risposte molto brevi e concise Lewis avesse l’autorità di imporglielo. In realtà Lewis non è il giudice e doveva essere la testimonianza di Feldstein, non di Lewis. La Baraitser non ha protetto Feldstein né ha spiegato il suo diritto di strutturare le sue risposte, quando ciò era molto evidentemente un comportamento necessario che lei avrebbe dovuto assumere.

Oggi abbiamo avuto due testimoni esperti che avevano entrambi sottoposto lunghe testimonianze scritte relative a un atto d’accusa che ora era esaminato in relazione a un nuovo atto d’accusa sostitutivo, presentato all’ultimo minuto e che nessuno di loro aveva mai visto. Entrambi hanno dichiarato specificamente di non aver visto il nuovo atto d’accusa. Inoltre questo nuovo atto d’accusa sostitutivo era stato predisposto dall’accusa con il vantaggio di aver ascoltato gli argomenti della difesa e aver esaminato gran parte delle prove della difesa al fine di eludere il fatto che l’atto d’accusa su cui l’udienza era iniziata stava evidentemente crollando.

Oltre a questo alla difesa è stato negato un aggiornamento per preparare la sua difesa contro il nuovo atto d’accusa, il che avrebbe consentito a questi e ad altri testimoni di esaminare l’atto d’accusa sostitutivo, aggiornare conseguentemente la loro testimonianza ed essere pronti a essere controinterrogati in base a esso.

Clive Stafford Smith ha testimoniato oggi che nel 2001 non avrebbe creduto agli scandalosi crimini che stavano per essere perpetrati dal governo statunitense. Sono costretto a dire che semplicemente non riesco a credere allo sfacciato abuso del processo che si sta svolgendo in quest’aula sotto i miei occhi.

 

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Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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