Il vostro uomo nella galleria del pubblico: udienza di Assange, giorno 6

This entry is part 7 of 20 in the series Processo Assange UK
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di Craig Murray – 8 settembre 2020

Mi sono recato oggi all’Old Bailey aspettandomi di essere stupito dalla maestà della legge e ne sono uscito nauseato dalla sordida amministrazione dell’ingiustizia.

C’è tutta una storia collegata all’Old Bailey [vecchie mura]. Il nome ovviamente significa recinto fortificato e occupa un’impronta millenaria ai margini delle antiche mura cittadine di Londra. E’ il sito del medievale carcere di Newgate e processi formali hanno avuto luogo all’Old Bailey per almeno 500 anni, in numero di centinaia di migliaia. Per la maggior parte di tale periodo i condannati anche di reati minori di furto erano portati fuori e giustiziati nel vicolo esterno. Si ritiene che centinaia, forse migliaia, giacciano sepolti sotto il manto stradale.

La massiccia architettura gotica dell’attuale grandioso edificio risale a non prima del 1905 e sul retro e ai lati è addossato un orribile edificio economico di servizi dagli anni Trenta. E’ stato attraverso un’entrata a tunnel in questo settore che in cinque di noi, familiari e amici nominati di Julian, ci siamo fatti nervosamente strada questa mattina. Siamo stati diretti all’Aula 10 su per molte scale che sembravano l’entrata sul retro a una mensa dei lavoratori particolarmente trascurata. Le piastrelle erano scheggiate, le pareti erano sporche e pezzi di vernice pendevano da soffitti fatiscenti. Solo le telecamere di sorveglianza erano nuove, così nuove, in realtà, che piccoli mucchi di malta e polvere di mattoni erano sotto ciascuna di esse.

L’Aula 10 appariva una scatola moderna parecchio luminosa e aperta, con piacevoli leggeri lavori in legno, incastrata come un ammezzato all’interno della grande volta del vecchio edificio. Un grande arco invadeva incongruamente lo spazio ed era ovviamente umido, strisce di vernice bianca delaminata pendevano da esso come bandiere di una desolata resa. Il banco in cui sarebbe stato tenuto Julian aveva ancora sul davanti uno schermo di vetro a prova di proiettile, come a Belmarsh, ma non era una gabbia. Non c’era alcun tetto allo schermo, nessun soffitto basso, cosicché il suono poteva passare liberamente sopra e Julian sembrava molto più in seno all’aula. Aveva anche più e più ampie aperture del famigerato box di Belmarsh e Julian era in grado di comunicare molto prontamente e liberamente attraverso di esse con i suoi avvocati, cosa che questa volta non gli era impedito di fare.

Con parecchia nostra sorpresa a nessun altro era stato consentito l’accesso alla galleria pubblica dell’Aula 10, a parte noi cinque. Altri, come John Pilger e Kristin Hranfsson, caporedattore di WikiLeaks, erano stati smistati nell’adiacente Aula 9 dove a un piccolissimo numero era consentito di sbirciare un minuscolo schermo il cui suono era così inudibile che John Pilger se n’è semplicemente andato. Molti altri che si aspettavano di presenziare, come Amnesty International e Giornalisti Senza Frontiere, erano stati semplicemente esclusi, così come membri del parlamento federale tedesco (sia ai parlamentari tedeschi sia a Giornalisti Senza Frontiere è stato almeno consentito successivamente l’accesso a un video inadeguato dopo forti rimostranze dell’ambasciata tedesca).

Il motivo dichiarato per cui solo a cinque di noi era stato consentito l’accesso alla galleria del pubblico di circa 40 posti è stato il distanziamento sociale; salvo che è stato consentito di sederci tutti insieme in posti consecutivi in prima fila. Le due file dietro di noi sono rimaste completamente vuote.

Per completare la scena, Julian appariva ordinato, ben pettinato e vestito e sembrava aver riguadagnato un po’ di peso, ma con un decisamente insano gonfiore nei lineamenti. Al mattino è apparso distaccato e disorientato piuttosto come era stato a Belmarsh, ma al pomeriggio si è ripreso ed è stato molto impegnato con la squadra della sua difesa, interagendo tanto normalmente quanto ci si potrebbe aspettare in simili circostanze.

Il procedimento è iniziato con formalità relative al rilascio di Julian riguardo al vecchio mandato di estradizione e al suo riarresto in base al nuovo mandato, che aveva avuto luogo questa mattina. La difesa e l’accusa hanno entrambe concordato che i punti che avevano già sostenuto su divieto di estradizione per reati politici non erano influenzati dalla messa in stato d’accusa sostitutiva.

La magistrata Baraitser ha poi fatto una dichiarazione riguardo all’accesso al tribunale mediante udienza a distanza, col che intendeva in rete. Ha dichiarato che numerosi dettagli di accesso erano stati trasmessi per errore dal tribunale senza il suo consenso. Aveva perciò revocato i loro permessi di accesso.

Mentre parlava noi in aula non avevamo idea di che cosa fosse successo, ma all’esterno era in corso un certo sbigottimento perché l’accesso in rete di Amnesty International, di Giornalisti Senza Frontiere, di John Pilger e di quaranta altri era stato chiuso. Poiché a queste persone non era permesso né di presenziare in aula né di seguire in rete, ciò ha causato un certo sbigottimento.

La Baraitser ha proseguito affermando che era importante che l’udienza fosse pubblica, ma lei poteva consentire l’accesso remoto solo se era “nell’interesse della giustizia” e avendo valutato ciò aveva deciso che non lo era. Lo ha spiegato dichiarando che il pubblico poteva seguire normalmente dall’interno dell’aula, dove lei poteva controllare il suo comportamento. Ma se aveva accesso remoto lei non poteva controllare il suo comportamento e questo non era nell’”interesse della giustizia”.

La Baraitser non si è diffusa su quale comportamento incontrollato lei prevedeva dagli osservatori via Internet. E’ certamente vero che un osservatore di Amnesty seduto a casa avrebbe potuto essere in mutande, avrebbe potuto canticchiare l’intera colonna sonora di Mamma Mia o avrebbe potuto scoreggiare sonoramente. Precisamente perché questo danneggi “gli interessi della giustizia” è qualcosa che siamo tuttora lasciati a immaginare, senza alcun ulteriore aiuto dalla magistrata. Ma evidentemente gli interessi della giustizia erano, secondo lei, serviti meglio se quasi nessuno potesse esaminare la “giustizia” troppo da vicino.

Il successivo “problema domestico” da affrontare è stato come andassero ascoltati i testimoni. La difesa aveva convocato numerosi testimoni e ciascuno di loro aveva depositato una dichiarazione scritta. L’accusa e la Baraitser hanno entrambi suggerito che, avendo fornito le loro prove per iscritto, non c’era alcuna necessità che i testimoni della difesa presentassero le loro prove oralmente in udienza aperta. Sarebbe stato molto più rapido passare direttamente al controinterrogatorio da parte dell’accusa.

Per la difesa l’avvocato Edward Fitzgerald ha contrapposto che la giustizia dovrebbe essere osservata dal pubblico. Il pubblico dovrebbe essere in grado di ascoltare le prove della difesa prima di seguire il controinterrogatorio. Ciò consentirebbe anche a Julian Assange di ascoltare le prove riassunte, il che era importante per lui per seguire la causa considerata la mancanza di accesso esteso ai documenti legali mentre era nel carcere di Belmarsh.

La Baraitser ha affermato che non poteva esserci necessità che prove sottopostele per iscritto fossero ripetute oralmente. Per la difesa, l’avvocato Mark Summers non è stato pronto a rinunciarvi e la tensione è particolarmente aumentata nell’aula. Summers ha dichiarato che era prassi normale che ci fosse “un’ordinata e razionale esposizione delle prove”. Per l’accusa, l’avvocato James Lewis lo ha negato, affermando che non era una procedura normale.

La Baraitser ha affermato che non riusciva a capire perché testimoni dovessero essere convocati per un’ora e quaranta minuti ciascuno, il che era troppo lungo. Lewis ha concordato. Ha anche aggiunto che l’accusa non accetta che i testimoni esperti della difesa siano testimoni esperti. Un professore di giornalismo che parlasse di copertura giornalistica non contava. Un testimone esperto doveva solo offrire prove su un punto tecnico che la corte non era altrimenti qualificata a valutare. Lewis ha anche obiettato che nel fornire le prove oralmente, i testimoni della difesa potevano dichiarare fatti nuovi ai quali la Corona non aveva tempo per reagire. La Baraitser ha indicato che le dichiarazioni scritte della difesa erano state pubblicate in rete, dunque erano disponibili al pubblico.

L’avvocato Edward Fitzgerald si è alzato a parlare di nuovo e la Baraitser gli si è rivolta con un tono di spregio molto straordinario. Ciò che ha detto esattamente è stato: “Le ho offerto ogni opportunità. C’è qualcos’altro che lei, davvero, vuole dire?”, con la parola “davvero” pesantemente sottolineata e sarcastica. Fitzgerald ha rifiutato di essere rimesso a sedere e ha affermato che il caso attuale presentava “temi sostanziali e nuovi relativi a questioni fondamentali di diritti umani”. Era importante che prove fossero fornite in pubblico. Ciò dava anche ai testimoni una possibilità di sottolineare i punti chiave delle loro prove e a quali dessero maggior peso.

La Baraitser ha chiesto un breve intervallo mentre valutava la decisione su questo tema e poi è tornata. Ha deciso contro il fatto che i testimoni della difesa fornissero le loro prove in pubblica udienza, ma ha accettato che a ciascun testimone fosse concessa mezz’ora guidati dagli avvocati della difesa per consentire loro di orientarsi e di familiarizzarsi nuovamente con le loro prove prima del controinterrogatorio.

Quella mezz’ora per ogni testimone costituiva una specie di compromesso nel fatto che almeno le prove fondamentali di ciascun testimone della difesa sarebbero state udite dalla corte e dal pubblico (nella misura in cui al pubblico era consentito di sentire qualcosa). Ma l’idea che una ghigliottina standard di mezz’ora per tutti i testimoni, che testimonino un singolo fatto o sviluppi nel corso di anni, è chiaramente assurda. Ciò che è derivato con più forza da questa questione è stato il desiderio sia della giudice sia dell’accusa di forzare l’estradizione con il minimo possibile del caso contro di essa che arrivasse al pubblico.

Quando la giudice ha aggiornato per una breve pausa, abbiamo pensato che queste questioni dovevano a quel punto essere affrontate e il resto della giornata sarebbe stato più calmo. Non avremmo potuto sbagliarci di più.

L’udienza è ripresa con una nuova richiesta della difesa, guidata dall’avvocato Mark Summers, riguardo alle nuove accuse del nuovo rinvio a giudizio da parte del  governo statunitense. Summers ha riportato la corte alla storia di questa udienza sull’estradizione. Il primo rinvio a giudizio era stato redatto nel marzo del 2018. Nel gennaio del 2019 era stata presentata una richiesta provvisoria di estradizione, che era stata messa in atto nell’aprile del 2019 con la rimozione di Assange dall’ambasciata. Nel giugno del 2019 era stata sostituita da una richiesta completa di un nuovo, secondo rinvio a giudizio che era stata la base di questo procedimento prima di oggi. Un’intera serie di udienze aveva avuto luogo sulla base di tale secondo rinvio a giudizio.

Il nuovo rinvio a giudizio sostitutivo datava dal 20 giugno 2020. Nel febbraio e maggio 2020 il governo statunitense aveva consentito che le udienze procedessero sulla base del secondo atto d’accusa, senza alcun avvertimento, anche se in quella fase doveva essere a conoscenza del nuovo atto d’accusa sostitutivo. Non aveva fornito né spiegazioni, né presentato scuse per questo.

La difesa non era stata correttamente informata dell’atto d’accusa sostitutivo e in effetti aveva saputo della sua esistenza solo attraverso un comunicato stampa del governo USA il 20 giugno. Non era stato presentato ufficialmente in questo procedimento fino al 29 luglio, solo sei settimane fa. All’inizio non era stato chiaro come l’atto d’accusa sostitutivo avrebbe influito sulle accuse, poiché il governo statunitense informava che non faceva differenza ma forniva solo dettagli aggiuntivi. Ma il 21 agosto 2020, non prima, è diventato infine chiaro nelle nuove presentazioni del governo statunitense che le accuse stesse erano state cambiate.

C’erano a quel punto nuove accuse che erano autonome e non dipendevano dalle denunce precedenti. Anche se le 18 accuse relative a Manning fossero state respinte, queste nuove accuse avrebbero potuto comunque costituire nuove basi per l’estradizione. Tali accuse comprendevano l’incoraggiamento del furto di dati da una banca e dal governo dell’Islanda, la diffusione di informazioni sul tracciamento di veicoli della polizia e il pirataggio di computer sia di singoli individui sia di una società della sicurezza.

“Quanto di questo nuovo materiale denunciato sia penale bravo chi lo sa”, ha affermato Summers, passando a spiegare che non era per nulla chiaro che un australiano che dava consiglio da fuori dell’Islanda a qualcuno in Islanda su come forzare un codice fosse effettivamente un reato penale se si fosse verificato nel Regno Unito. Questo anche senza considerare la verifica della doppia punibilità anche negli Stati Uniti, che doveva essere superata prima che la condotta fosse soggetta a estradizione.

Era impensabile che denunce di questa portata fossero il soggetto di una parte 2 di un’udienza di estradizione entro sei mesi se fossero state sottoposte come un caso nuovo. Chiaramente ciò non dava alla difesa il tempo di prepararsi o di schierare testimoni contro queste nuove accuse. Tra i temi relativi a queste nuove accuse che la difesa desiderava affrontare ce n’erano che non erano penali, alcune erano oltre i limiti di tempo, alcune erano già state formulate in altre sedi (tra cui il Tribunale della Corona di Southwark e in tribunali negli USA).

C’erano anche domande importanti da porre riguardo all’origine di alcune di tali accuse e alla dubbia natura dei testimoni. In particolare il testimone identificato come “adolescente” era la stessa persona identificata come “Iceland 1” nel precedente atto d’accusa. Quell’atto d’accusa aveva contenuto un’“avvertenza sanitaria” riguardo a questo testimone fornita dal Dipartimento della Giustizia USA. Questo nuovo atto d’accusa ha rimosso tale avvertenza. Ma il fatto era che questo testimone è Sigurdur Thordarson, che era stato condannato in Islanda in relazione a due eventi di frode, furto, sottrazione di denaro e di materiale di WikiLeaks e di essersi finto Julian Assange.

L’atto di accusa non ha dichiarato che l’FBI era stato “cacciato dall’Islanda per aver tentato di usare Thordarson per incastrare Assange”, ha affermato Summers senza mezzi termini.

Summers ha affermato che queste materie dovrebbero essere fatte circolare in queste udienze se dovessero essere ascoltate le nuove accuse, ma che la difesa semplicemente non ha avuto temo sufficiente per preparare le proprie risposte o i propri testimoni nelle brevi sei settimane che ha avuto da quando le aveva ricevute, anche lasciando da parte gli estremi problemi di prendere contatto con Assange nelle condizioni in cui era detenuto nel carcere di Belmarsh.

La difesa avrebbe chiaramente bisogno di tempo per preparare risposte a queste nuove accuse, ma sarebbe chiaramente ingiusto trattenere Assange in carcere per i mesi che ci vorrebbero. La difesa ha perciò suggerito che queste nuove accuse dovrebbero essere rimosse dalla condotta oggetto di valutazione della corte e che si dovrebbe procedere con le prove relative al comportamento criminale ristrette alla condotta che era stata denunciata in precedenza.

Summers ha sostenuto che era “del tutto ingiusto” in diritto aggiungere quelle che erano nuove e separate accuse penale, con breve preavviso e “del tutto senza avvertimento e senza dare alla difesa il tempo per rispondere. Ciò che sta accadendo qui è anomalo, ingiusto e suscettibile di determinare una reale ingiustizia nel caso se ne consenta la prosecuzione”.

Le tesi sottoposte dall’accusa a questo punto si basavano su queste accuse nuove di zecca. Ad esempio l’accusa ora contestava gli argomenti a favore dei rivelatori e della necessità di rivelare crimini di guerra affermando che non poteva esserci stata alcuna necessità di piratare una banca in Islanda.

Summers ha concluso che “la causa dovrebbe essere confinata alla condotta che il governo statunitense ha ritenuto adatto denunciare nei diciotto mesi del caso”, prima del suo secondo nuovo atto d’accusa.

Rispondendo a Summers per l’accusa, l’avvocato Joel Smith ha replicato che la giudice era obbligata per legge a valutare le nuove accuse e non poteva rimuoverle. “Se non c’è nulla di corretto nel riproporre una nuova richiesta di estradizione dopo una prima fallita, non c’è nulla di scorretto in un atto d’accusa sostitutivo prima che la prima richiesta sia fallita”. In base alla Legge sull’Estradizione il tribunale deve decidere soltanto se il reato è un reato che prevede l’estradizione e se la condotta denunciata soddisfa i requisiti della doppia punibilità. La corte non ha alcun altro ruolo e nessuna giurisdizione per rimuovere parte della richiesta.

Smith ha affermato che le autorità (i precedenti) erano di accuse rimosse da una causa per consentire che l’estradizione procedesse sulla base delle accuse solide restanti e che le accuse che erano state rimosse lo erano solo in base a un doppio processo. Non c’era alcun esempio di accuse rimosse per impedire un’estradizione. E la decisione di rimuovere accuse era sempre stata presa solo dopo che la condotta denunciata era stata esaminata dalla corte. Non c’era alcun esempio di accuse denunciate non considerate dalla corte. L’imputato poteva chiedere tempo extra se necessario, ma le nuove accuse dovevano essere esaminate.

Summers ha replicato che Smith aveva “torto, torto, torto e torto”. “Noi non stiamo affermando che non si possa mai sottoporre un nuovo atto d’accusa, ma che non si possa farlo sei settimane prima dell’udienza sostanziale”. L’impatto di ciò che Smith aveva affermato corrispondeva a niente più che “Ah ah, questo è ciò che stiamo facendo e voi non potete impedircelo”. Era stato introdotto un cambiamento sostanziale  dell’ultimo minuto senza spiegazione e senza scuse. Non poteva essere che, come affermava Smith, esistesse un potere di rimuovere accuse per correttezza nei confronti dell’accusa, ma non esisteva alcun potere di rimuovere accuse per correttezza nei confronti della difesa.

Immediatamente dopo che Summers si è seduto, la Baraitser ha comunicato la sua decisione su questo punto. Come così spesso in questa udienza si è trattato di una decisione scritta in anticipo. L’ha letta da un portatile che aveva portato con sé in aula e non aveva introdotto alcuna modifica a tale documento mentre Summers e Smith avevano discusso il caso davanti a lei.

La Baraitser ha affermato che le era stato chiesto come mossa preliminare di rimuovere dalla causa certe condotte denunciate. Summers aveva descritto la ricezione di nuove accuse come straordinaria. Tuttavia “io ho offerto alla difesa l’opportunità di aggiornare la causa” per darle tempo di prepararsi contro le nuove accuse. “Ho considerato, naturalmente, che il signor Assange era sotto custodia. Sento che il signor Summer ritiene che questa sia un’ingiustizia fondamentale”. Ma “la tesi che non abbiamo avuto tempo può essere rimediata chiedendone”.

Summers aveva sollevato problemi di doppia punibilità e di abuso del processo; non c’era nulla che gli impedisse di sollevare questi argomenti nel contesto della valutazione della richiesta come ora presentata.

La Baraitser ha semplicemente ignorato l’argomento che anche se non c’era in effetti “nulla che impedisse” alla difesa di rispondere alle nuove denunce mentre ciascuna era valutata, non era stato concesso tempo adeguato a prepararsi. Avendo letto la sua decisione redatta in anticipo di procedere sulla base del nuovo atto d’accusa sostitutivo, la Baraitser ha aggiornato la corte per il pranzo.

Alla fine della giornata ho avuto l’opportunità di parlare con un avvocato estremamente illustre e ben noto a proposito del fatto che la Baraitser avesse portato in aula decisioni redatte in anticipo, preparate prima che lei avesse ascoltato gli avvocati discutere il caso davanti a lei. Sapevo che lei aveva già visto gli argomenti di massima scritti, ma certamente questo era scorretto. Che senso aveva che gli avvocati discutessero per ore se la decisione era scritta in anticipo? Ciò che realmente volevo sapere era in quale misura ciò fosse prassi normale.

L’avvocato mi ha risposto che non era assolutamente una prassi normale, era del tutto scandalosa. In una lunga e illustre carriera questo avvocato l’aveva visto fare molto occasionalmente, anche presso la Corte Suprema, ma c’era stato sempre qualche tentativo di mascherare il fatto, magari inserendo dei riferimenti a punti sostenuti oralmente nell’aula. La Baraitser era semplicemente spudorata. La domanda era, naturalmente, se quella che leggeva era una decisione scritta in anticipo da lei oppure qualcosa che le era stato consegnato dall’alto.

Era stato un mattino parecchio scioccante. La ghigliottina ai testimoni della difesa per accelerare la causa, in effetti il tentativo di assicurare che le loro prove non fossero formulate in aula, salvo quelle parti che l’accusa riteneva adatte da attaccare nel controinterrogatorio, era stato mozzafiato. Il tentativo della difesa di rimuovere l’atto d’accusa sostitutivo dell’ultimo minuto era stato un punto fondamentale trattato sommariamente. Tuttavia, di nuovo, il comportamento della Baraitser e il suo stesso linguaggio avevano scarsamente tentato di mascherare un’ostilità nei confronti della difesa.

Eravamo per la secondo volta nella giornata in una pausa a pensare che gli eventi dovessero a quel punto calmarsi e divenire meno drammatici. Di nuovo ci siamo sbagliati.

La corte ha ripreso quaranta minuti più tardi del pranzo con vari diverbi affrontati a porte chiuse. Quando la corte è ripresa Mark Summers per la difesa si è alzato con una bomba.

Summers ha affermato che la difesa “riconosceva” la decisione appena presa dalla Baraitser, una scelta molto attenta del termine, rispetto a “rispettava” che poteva sembrare più naturale. Poiché lei aveva deciso che il rimedio alla mancanza di tempo era più tempo, la difesa chiedeva un aggiornamento per consentirle di preparare le risposte alle nuove accuse. Non lo faceva con leggerezza, poiché il signor Assange avrebbe continuato a restare in carcere in condizioni molto difficili durante l’aggiornamento.

Summers ha detto che la difesa semplicemente non era in condizioni di raccogliere le prove per rispondere alle nuove accuse in poche brevi settimane, una situazione resa ancora peggiore dalle restrizioni per il COVID. Era vero che il 14 agosto la Baraitser aveva offerto un aggiornamento e che il 21 agosto l’offerta era stata rifiutata. Ma in quell’arco di tempo il signor Assange non aveva avuto accesso alle nuove accuse e la difesa non aveva compreso del tutto la misura in cui esse costituivano un caso autonomo. A oggi Assange non aveva ancora ricevuto in carcere la nuova dichiarazione introduttiva dell’accusa, che era un documento cruciale per stabilire il significato delle nuove accuse.

La Baraitser ha chiesto enfaticamente se la difesa avesse potuto parlare al telefono con Assange in carcere. Summers ha risposto di sì, ma che erano conversazioni estremamente brevi. La difesa non poteva telefonare ad Assange; lui poteva solo chiamare molto brevemente dal telefono a pagamento del carcere al cellulare di qualcuno e il resto della squadra doveva tentare di riunirsi attorno ad ascoltare. Non era possibile in queste brevissimi discussioni esporre adeguatamente materiale complesso. Tra il 14 e il 21 agosto la difesa era stata in grado di avere solo due simili brevissime telefonate. La difesa poteva inviare documento al signor Assange solo per posta al carcere; non gli erano sempre consegnati o permesso di conservarli.

La Baraitser ha chiesto quanto a lungo era richiesto l’aggiornamento. Summers ha risposto: fino a gennaio.

Per il governo statunitense l’avvocato Mark Lewis ha replicato che era necessario più tempo per esaminare questa richiesta. Le nuove materie nell’atto d’accusa erano puramente penali. Non influenzano gli argomenti riguardo alla natura politica della causa, o influiscono sulla maggior parte dei testimoni. Se fosse concesso altro tempo “con la storia di questa causa ci sarà semplicemente presentata una quantità di altro materiale che non avrà rilevanza per il limitato ampliamento dell’accusa numero 2”.

La Baraitser ha aggiornato la corte “per dieci minuti” mentre usciva a valutare la sua decisione. In realtà c’è voluto molto di più. Quando è tornata è apparsa singolarmente provata.

La Baraitser ha deciso che il 14 agosto aveva offerto alla difesa l’opportunità di chiedere un aggiornamento e concesso sette giorni per decidere. Il 21 agosto la difesa ha replicato che non voleva un aggiornamento. Non aveva risposto di non avere tempo sufficiente per valutare. Ancor oggi la difesa non aveva chiesto di aggiornare ma piuttosto aveva chiesto di rimuovere accuse. “Non può essere sorpresa dalla mia decisione” contro tale richiesta. Perciò deve essere pronta a procedere con l’udienza. La sua obiezione non era basata su circostanze nuove. Le condizioni di Assange a Belmarsh non erano cambiate dal 21 agosto. Aveva dunque perso la sua occasione e la mozione per l’aggiornamento era respinta.

L’atmosfera della corte era a quel punto molto carica. Avendo al mattino rifiutato di tagliare l’atto d’accusa sostitutivo perché il rimedio alla mancanza di tempo doveva essere altro tempo, la Baraitser stava ora rifiutando di concedere altro tempo. La difesa aveva visto il suo bluff; lo stato aveva evidentemente avuto fiducia che l’efficace isolamento a Belmarsh fosse così terribile che Assange non avrebbe richiesto tempo. Io sospetto piuttosto che lo stesso Assange avesse bluffato e fatto la richiesta all’ora di pranzo di altro tempo nella piena aspettativa che sarebbe stata rifiutata e la totale ipocrisia del procedimento rivelata.

Ho scritto in precedenza come l’artificio procedurale dell’atto d’accusa sostitutivo usato per rimpiazzare il precario secondo atto d’accusa – come ha detto Smith per l’accusa “prima che fallisse” – è stato qualcosa che ha rivoltato l’anima. Oggi nell’aula si poteva avvertire l’odore di zolfo.

Beh, ancora una volta siamo stati lasciati con la sensazione che le questioni sarebbero a quel punto diventate meno eccitanti. Questa volta abbiamo avuto ragione perché sono divenute invece atrocemente banali. Siamo alla fine passati al primo testimone, il professor Mark Feldstein, che testimoniava alla corte in collegamento video dagli Stati Uniti. Non è stata colpa di Feldstein se la giornata è terminata in una confusa delusione. La corte non è stata in grado di far funzionare la tecnologia video. Per dieci minuti a spizzichi su circa quaranta Feldstein è stato brevemente in grado di fornire la sua testimonianza e anche questo è stato del tutto insoddisfacente poiché lui e Mark Summers si sono ripetutamente parlati l’uno sull’altro nel collegamento.

La testimonianza del professor Feldstein riprenderà domani (adesso di fatto oggi) e penso che piuttosto che suddividerla ne fornirò un resoconto completo. Nel frattempo potete consultare questi eccellenti sommari di Kevin Gosztola o i rapporti del mattino e del pomeriggio di James Doleman. In realtà sarei grato se lo faceste, in modo che possiate constatare che io non sto né inventando né esagerando i fatti di questi sorprendenti eventi.

Se mi chiedeste di sintetizzare in una parola la giornata di oggi, quel termine sarebbe indubbiamente “forzata”. Si è trattato interamente di accelerare l’udienza più rapidamente possibile e con il minimo di esposizione pubblica possibile di quanto sta accadendo. Accesso negato, aggiornamento negato, esposizione delle prove della difesa negata, rimozione delle accuse dell’incriminazione sostitutiva negata. L’accusa sta chiaramente ricadendo in questa settimana addietro in febbraio a Woolwich, che sembra un’era fa. Ha ricevuto adesso una nuova accelerazione.

Vedremo come la difesa farà fronte alle nuove accuse. Sembra impossibile che possa farlo senza chiamare nuovi testimoni per affrontare i nuovi fatti. Ma la lista dei testimoni è già stata completata in base alle vecchie accuse. Che la difesa sia costretta a procedere con i testimoni sbagliati pare folle, ma francamente ormai sono lungi dall’essere sorpreso da nulla in questo finto processo.

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.craigmurray.org.uk/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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