La trappola del debito delle fintech

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di Alyssa Katz – 30 agosto 2020

Finanziatori in rete stanno predando debitori disperati e potrebbero innescare una nuova crisi finanziaria dei consumatori

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con typeinvestigations.

Il cataclisma economico causato dal coronavirus ha colto i consumatori statunitensi in una condizione estremamente precaria, una condizione che era evidente ben prima che più di 50 milioni di persone si iscrivessero alla liste della disoccupazione. Alla fine dell’anno scorso gli statunitensi avevano accumulato quasi 4,2 trilioni di debiti dei consumatori, debiti per mutui ipotecari non inclusi: un record. Il maggior contributore a questa impennata non è stata la spesa con carte di credito o il debito studentesco o i prestiti per le auto, ma qualcosa di più nuovo e, per molti debitori, anche più rischioso: prestiti ad alto tasso d’interesse sempre più offerti da società di tecnologia finanziaria in rete note come “fintech”.

Queste società fintech hanno eclissato le banche e altre tradizionali fonti di credito diventando la fonte di prestiti personali numero uno della nazione, il genere di prestiti che le persone richiedono quando hanno bisogno di liquidità extra per restare a galla, oppure quando hanno già ammassato grandi quantità di debiti e stanno cercando di rifinanziarlo. Alla fine del 2019 un numero senza precedenti di 20,8 milioni di statunitensi era debitore per almeno un prestito personale, più di un terzo dei quali proveniva da una società fintech.

Questa impennata dei prestiti fintech può avere fosche conseguenze per i consumatori statunitensi. Proprio come l’ingegneria finanziaria delle banche di Wall Street ha alimentato indebitamenti insostenibili dei consumatori all’inizio del nuovo millennio, la ricerca da parte delle società fintech di spremere altro debito da debitori mediante prestiti sottoscritti mediante pochi clic su schermi ha contribuito a preparare il terreno per una nuova crisi finanziaria dei consumatori oggi, rivela un’inchiesta di The Intercept e di Type Investigations.

Tali prestiti potrebbero offrire sollievo di breve termine ad alcuni statunitensi. E alla luce dell’attuale crisi, alcune società fintech stanno collaborando con i debito per differire temporaneamente i rimborsi. Ma alla fine l’impennata di prestiti fintech in anni recenti probabilmente si tradurrà in una massiccia ondata di insolvenze nei prossimi mesi, quando i debitori esauriranno le accresciute indennità di disoccupazione, che sono state ridotte dalla fine di luglio, e i versamenti di stimolo che il governo federale ha cominciato a distribuire ad aprile. La conseguente impennata delle insolvenze sarà catastrofica per il credito al consumo.

“Il considerevole declino del PIL e l’impennata della disoccupazione nel 2020 premeranno sui livelli di reddito dei debitori e sulla loro capacità di rimborsare i prestiti”, hanno avvertito a maggio analisti di Fitch Ratings. I prestiti fintech in rete potranno essere i primi a non essere rimborsati poiché i consumatori danno priorità a continuare i pagamenti delle loro proprietà più essenziali, come la casa e l’auto.

Inoltre dirigenti del settore bancario dell’amministrazione Trump hanno cominciato a liberalizzare l’industria. Tali modifiche delle regole sono destinate a mettere il turbo a prestiti già aggressivi, capitalizzando sulla disperazione.

Un uomo passa accanto al logo dell’Ufficio del Controllore della Valuta come appare nella direzione dell’OCC a Washington, DC, il 9 settembre 2019.. Foto Graeme Sloan / Sipa USA via AP

A fine maggio l’Ufficio del Controllore della Valuta (OCC), che regola le banche registrate a livello federale, ha redatto una norma che accelererebbe l’industria dei prestiti in rete passando sopra i limiti statali ai tassi d’interesse che proteggono attualmente i consumatori. In giugno l’Agenzia Federale dell’Assicurazione dei Depositi (FDIC) ha redatto una norma equivalente relativa alle istituzioni finanziarie registrate a livello statale che attualmente dominano l’industria dei prestiti in rete.

I procuratori generali di California, New York e Illinois hanno intentato causa all’OCC, sostenendo che la sua norma viola la legge federale sulle banche e altre normative “e faciliterebbe prestiti predatori”. Se tali regole fossero confermate i debitori di molti stati subirebbero tassi d’interesse ancora più elevati di quanto lo sono oggi, con regolatori statali impotenti a bloccarli. Una seconda causa legale attacca la norma della FDIC.

L’OCC sta ora raccogliendo commenti su una norma proposta separatamente che dichiara una banca nazionale il “finanziatore reale” in qualsiasi associazione, aumentando ulteriormente la capacità delle fintech di aggirare le norme bancarie statali.

La disoccupazione di massa causata dal coronavirus, che ha accresciuto l’incertezza riguardo a chi sarà in grado di rimborsare i prestiti, ha reso gli investitori che finanziano questi prestiti ombrosi riguardo a riversare altro denaro nell’industria fintech, dicono gli analisti.

Ma una volta che la pandemia rientri e l’economia migliori, le nuove regole significano che l’industria della fintech – particolarmente le società con le più vaste riserve di liquidità che sono meglio posizionate per superare la crisi attuale – sarà pronta per una grossa rimonta. Anche ora le società con riserve di liquidità stanno tirando dritto con nuovi prestiti, utilizzando tecnologie invasive per verificare i conti bancari e altre attività dei debitori.

Molte società fintech offrono prestiti a quattro e cinque cifre addebitando tassi d’interesse che arrivano al 25 – 30 per cento o più annuale, in un periodo in cui il costo dei fondi per i banchieri rimane a minimi quasi storici. Alcune fintech addebitano interessi annuale tra il 160 e il 299 per cento, nel caso di anticipi sullo stipendio successivo. Ma l’industria della fintech opera in una dimensione che rivaleggia con l’industria degli anticipi sullo stipendio.

L’espansione è stata promossa da società che si presentano come alternative più amiche dei consumatori, con nomi quali Best Egg, Prosper Marketplace, Lending Club, Avant, SoFi e Upstart che prestano somme maggiori di denaro: spesso 15.000 dollari o più da rimborsare nel giro di tre o cinque anni.

Queste società sono sostenute da gruppi di investitori che includono fondi gestiti dal fondo di gestione patrimoniale di George Soros e dalla Goldman Sachs.

Le fintech si propongono come un aiuto agli statunitensi in difficoltà offrendo liquidità più rapidamente delle banche o di altre istituzioni tradizionali. E in effetti per alcuni questi prestiti possono essere un dono del cielo offrendo loro un ammortizzatore finanziario che consente loro di tirarsi alla fine fuori dal debito. Blog di finanza personale e bacheche di chat in rete fanno brulicano di storie di successo dei prestiti fintech e di consigli alle persone in difficoltà di ridurre i loro saldi debitori e aumentare i loro punteggi creditizi.

Nel complesso, tuttavia, i prestiti ad alto interesse offerti dalle società fintech lasciano i debitori in condizioni ancor peggiori di prima, ad affogare in un mare sempre crescente di debiti con un numero considerevole di debitori incapaci di stare al passo delle rate. Ricercatori hanno rilevato che anche prima della crisi del coronavirus i debitori fintech erano inclini a restare indietro con i loro rimborsi.

Sin qui le società fintech sono state contenute in molte parti del paese da limiti statali dei tassi d’interesse che proteggono i consumatori da prestiti eccessivamente costosi. Anche se le fintech sono normalmente una novità per l’industria bancaria, cercando terreno fertile per redditizie difficoltà aziendali, per emettere concretamente i prestiti si affidano a partner bancari della vecchia scuola registrati a livello statale.

Con l’amministrazione Trump in mobilitazione per liberalizzare quelle banche, tuttavia, i debitori saranno a maggior rischio.

Membri sia dell’amministrazione Obama, sia di quella Trump, hanno anche premuto per un’autorizzazione federale delle fintech che consentirebbe a tali società di aggirare i regolatori statali in base alla premessa che ciò contribuirebbe a migliorare l’accesso dei consumatori al credito. Raj Date, un amministratore di Prosper Marketplace e vicedirettore fondatore dell’Ufficio Protezione Finanziaria dei Consumatori, considera i prestiti fintech come “una semplificazione della distribuzione nelle vite delle persone”, una comodità per i consumatori nell’era di Uber e Airbnb. “Si tratta di rendere l’aspetto e il sentimento nei servizi finanziari semplice quanto ogni altra cosa nella tua vita”, ha detto in un’intervista.

Nella loro ricerca di acquisire nuovi clienti, tuttavia, le fintech stanno forzando i limiti di quanto i consumatori sono effettivamente in grado di pagare. I paralleli con i mutui ipotecari predatori subprime sono troppo stretti per poterli ignorare, ha detto Diane Standaert, direttrice del Hope Policy Institute, un gruppo di difesa dei consumatori, ed ex vicepresidente esecutiva del Centro per i Prestiti Responsabili: “E’ come se stessimo ripetendo la storia”.

 

Predazione di debitori disperati

Identificare clienti le cui finanze sono già finite fuori controllo è cruciale per il modello aziendale fintech. Le società fintech decidono quali tassi d’interesse applicare analizzando i profili di rischio dei potenziali debitori. Alcune basano in larga misura i loro calcoli sul punteggio FICO. Altre utilizzano algoritmi personalizzati. Quanto più elevato il rischio, tanto maggiore il tasso d’interesse.

“Parte centrale  dell’idea era il cliente che volevamo servire”, ha detto Jeffrey Meiler, il fondatore e amministratore delegato di Best Egg, in un podcast per investitori in fintech. “Quando abbiamo realmente analizzato con chi avremmo collaborato, chi avremmo aiutato qui, era tipicamente un consumatore di 46 anni di età, un individuo che ha passività superiori agli attivi e che ha normalmente un debito di più di 15.000 per carte di credito. E stiamo cercando di operare un cambiamento”.

A Cleveland, Ohio, Kenneth Gibson corrispondeva a tale descrizione. A metà del primo decennio del 2000 aveva aperto un ristorante e nightclub a valle di un’area commerciale di Cleveland Heights. Gli affari andavano bene. Ma nell’inverno del 2014 il cinema dell’area commerciale aveva chiuso, assieme al vicino Walmart, lasciando l’area largamente desolato durante un inverno rigido. Gli affari del nightclub erano crollati precipitosamente, ha ricordato Gibson.

Gibson, oggi sessantatreenne, era deciso a mantenere attivo il locale. Aveva aumentato i limiti di numerose carte di credito. Ma l’attività continuava a non fare soldi sufficienti per rimborsare i debiti che si stavano accumulando o per attuare i restauri che voleva realizzare in una nuova sede nella vicina Shaker Heights. Aveva bisogno di un’altra fonte di liquidità.

Nell’estate del 2016 il figlio di Gibson gli aveva suggerito di provare a ottenere un prestito da Best Egg. Era semplice per lui richiederlo in rete. Inizialmente, ha detto, Best Egg lo aveva rifiutato. Un agente si era ripresentato da lui qualche settimana dopo, tuttavia, per discutere correzioni alla domanda di Gibson. Una volta che la domanda aggiornata aveva completato l’iter, 17,576,85 dollari erano comparsi sul suo conto bancario: l’esito di un prestito di 18.500 dollari al netto di una deduzione del 5 per cento per il finanziatore.

Quel finanziatore, precisavano i documenti, non era Best Egg, né la società madre Marlette Funding con sede in Delaware. Il denaro proveniva in realtà da un’istituzione finanziaria del New Jersey chiamata Cross River Bank. Ciò significava che il prestito di Gibson sarebbe stato regolato al tasso d’interesse del New Jersey, non a quello dell’Ohio.

Non che Gibson prestasse molta attenzione ai dettagli. “Non so nemmeno quanti soldi mi abbiano dato”, ha detto. “Stavo annaspando. Non era sufficiente per fare quello che dovevo fare, così ho contratto agli prestiti, da carte di credito o simili, per rinnovare l’attività”.

Il tasso d’interesse annuo sul prestito di Gibson dalla Best Egg era un esoso 27,5 per cento, molto superiore al limite del tasso d’interesse annuo in Ohio, pari all’8 per cento. Con ampie eccezioni, tra cui gli anticipi sullo stipendio, addebitare interessi più elevati è vietato come usura. Ma Best Egg e altre società fintech scavalcano i tetti statali dei tassi d’interesse mediante un trampolino legale che consente ai finanziatori esterni nel paese di basarsi sulle leggi del loro stato di origine, e il New Jersey consente tassi d’interesse fino al 30 per cento a carico dei consumatori.

Altri finanziatori in rete applicano interessi ancora superiori ad alcuni debitori collegandosi a banche dello Utah con un’autorizzazione speciale che consente loro di applicare interessi senza alcun massimo. La WebBank dello Utah offre prestiti per Prosper, Avant e altri finanziatori fintech prevalenti.

In base alle condizioni del suo prestito, a Gibson era richiesto di effettuare pagamenti mensili di 567,67 dollari per 60 mesi. Per cinque mesi era riuscito a essere in regola con i suoi pagamenti.

Alla fine, tuttavia, il prestito della Best Egg non aveva offerto una via alla sicurezza finanziaria. Lo aveva, invece, trascinato in difficoltà ancora più gravi quando la sua attività e la sua salute avevano avuto una svolta in peggio.

Marlette Funding e Cross River Bank non hanno risposto a domande a proposito del prestito di Gibson.

Gibson è in buona compagnia. Ancor prima della pandemia, fino a un dollari ogni dieci preso a prestito da Best Egg alla fine potrebbe finire non rimborsato, hanno stimato analisti dell’agenzia di valutazione Kroll Bond (KBRA). E Best Egg ha avuto risultati migliori di suoi pari, come Avant, che all’inizio di quest’anno era prevista assistere all’insolvenza di sino a un dollaro ogni cinque in certi settori.

A metà luglio la KBRA, la principale agenzia di valutazione per l’industria dei prestiti personali in rete, ha annunciato valutazioni in corso con il potenziale di un futuro declassamento di 5,6 miliardi di dollari in titoli, segnalando che “permangono incertezze sul come si comporteranno i debitori quando scadranno i 600 dollari extra di indennità di disoccupazione a fine luglio, altri prodotti di debiti al consumo termineranno il loro periodo di proroga e se il tasso di disoccupazione resterà elevato o aumenterà a causa di continue pressioni economiche causate da sforzi di contenere la diffusione del COVID-19”.

A metà giugno KBRA ha rilevato che circa il 10 per cento dei debitori di Best Egg aveva chiesto proroghe dei rimborsi e un altro 6 per cento in alcuni settori debitori era almeno un mese in arretrato sui propri pagamenti nonostante i programmi governativi di aiuto finanziario per il coronavirus.

E nel loro rapporto del 20 agosto sui prestiti della Best Egg, analisti della KBRA hanno riconosciuto che prestiti ad alto interesse e alto rischio nella combinazione potrebbero essere percepiti come “prestiti predatori” e determinare un contraccolpo.

Questi clienti possono avere un basso reddito, mezzi finanziari limitati e una storia creditizia negativa o limitata”, dice una sezione intitolata “Percezione del mercato dei prestiti subprime”. “In base a una visione di questo settore, si può interpretare che questi finanziatori stanno offrendo credito a una demografia sotto-servita o, al contrario, che si stanno dedicando a prestiti predatori”. Questa percezione potrebbe indurre finanziatori e fornitori di capitale a uscire da questo mercato in un declino economico o se l’accettazione sociale fosse negativa”.

Un decennio dopo la crisi finanziaria, statunitensi oggetto di una leva eccessiva, rischiano ancora una volta di perdere tutto quello che hanno.

“Come uno stupido ho preso a prestito tutti quei soldi e semplicemente non sono riuscito a recuperare”, ha detto Gibson.

Il miliardario George Soros partecipa a una discussione con il Segretario al Commercio Penny Pritzker, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi e un gruppo di leader economici statunitensi alla Blair House il 20 maggio 2015 a Washington DC. Foto Mark Wilson ( Getty Images

La ruota del criceto

Per la maggior parte delle istituzioni finanziatrici avere così tanti debitori insolventi sui loro prestiti sarebbe insostenibile. In effetti nel 2017 investitori tra cui George Soros hanno offerto una cima finanziaria di salvataggio di sino a 5 miliardi di dollari a Prosper Marketplace, dopo che un’impennata di insolvenze dei debitori e la ritirata di investitori avevano fatto rischiare alla società fintech la sua sopravvivenza. Tuttavia la Prosper continua a operare in rosso: ha perso 39,9 milioni di dollari nel 2018, pur avendo realizzato 2,8 miliardi di dollari di prestiti quell’anno, e altri 13,7 milioni di dollari nel 2019.

Ma, almeno prima dello scoppio della pandemia, gli investitori continuavano ad acquistare obbligazioni comprendenti prestiti fintech, in base a proiezioni di analisti che gli elevati interessi pagati avrebbero più che compensato la pesante quota di prestiti a rischio che i debitori non sarebbero stati in grado di rimborsare.

All’inizio di quest’anno la KBRA ha riferito che la società privata Marlette, proprietaria di Best Egg, è redditizia.

La necessità di realizzare un profitto impone pressioni alle società fintech a concedere sempre più prestiti, al fine di generare maggiori entrate da interessi e commissioni per l’emissione del debito. (I debitori pagano spesso il 5 per cento o più oltre a capitale e interessi solo per sottoscrivere il contratto). L’anno scorso Best Egg ha ridotto il punteggio creditizio minimo richiesto ai debitori – da 640 a 620 – penetrando più in profondità nel territorio subprime, ampliando il suo bacino di potenziali clienti ma anche aprendosi a debitori di possono trovarsi in maggiori difficoltà nel rimborsare i propri prestiti.

Todd H. Baker, un ex banchiere e oggi membro anziano del Centro Richard Paul Richman su Politica Economica, Diritto e Politica Pubblica presso la Facoltà di Economia e Diritto della Columbia, definisce la dinamica dell’attività dei prestiti in rete “la ruota del criceto”.

“Non fanno soldi a meno di vendere il loro prestito successivo”, ha detto. “Ciò determina enormi incentivi a fare cose che non si dovrebbero”.

Per mantenere l’afflusso di liquidità quando i debitori smettono di pagare, gli investitori in fintech vendono prestiti cattivi ad altri investitori specializzati nell’incassare tutto il possibile. Ed è stato così che una società del Minnesota, chiamata Absolute Resolutions Investments, ha acquistato il prestito di Kenneth Gibson nel giugno del 2017, assieme a un mucchio di altri prestiti avariati di Best Egg.

Documenti dell’IRS, della SEC e dello Stato di New York mostrano che la società di gestioni patrimoniali di George Soros ha investito in prestiti di Best Egg e anche in Prosper Marketplace. Uno degli undici fondi d’investimento che hanno scaricato il gruppo di prestiti di Best Egg ad Absolute Resolutions è stato QPB Holdings LTD, che è collegato al Soros Fund Management e al Fondo per la Riforma Politica, un motore finanziario dietro i progetti globali di Soros, che promuove diritti umani, democrazia e politiche progressiste.

Avendo acquistato i diritti sui prestiti dai fondi Soros e da altri investitori, Absolute Resolutions all’inizio del 2018 ha citato in giudizio Gibson presso il tribunale della Contea di Cuyahoga, chiedendo 20.000 dollari una volta sommati interessi e penali, più di quanto Gibson avesse preso a prestito, tanto per cominciare.

Da allora il Soros Fund Management ha stabilito una politica che vieta investimenti in prodotti che non offrono una via alla resilienza finanziaria.

Gibson non ha modo di rimborsare il denaro. Il Comitato Cittadino di Cleveland Heights ha dichiarato il suo nightclub un disturbo nel 2016, dopo che la polizia era stata ripetutamente chiamata nel parcheggio per reagire a trambusti. Quella è stata la fine dell’attività.

Incapaci di rimborsare il prestito e con le loro finanze ancor più sofferenti dopo una crisi medica, Gibson e sua moglie hanno dichiarato bancarotta nell’ottobre del 2018.

Tuttavia Best Egg continua ad andare avanti. Poiché le piattaforme servono semplicemente da intermediari tra debitori, banche e investitori, le fintech non sono ostacolate dal mancato pagamento dei debitori, fintanto che qualcuno continua a comprare blocchi di titoli. L’anno scorso Marlette ha impacchettato per la vendita un valore di 1,3 miliardi di dollari di prestiti di consumatori.

“Possono essere in grado di far funzionare i prestiti per la società persino se [i debitori] alla fine diventano insolventi”, ha detto Lauren Saunders, vicedirettrice del Centro Nazionale dei Diritti dei Consumatori.

Thomas Curry, allora controllore della valuta statunitense, testimonia davanti al Comitato del Senato su Banche, Casa e Affari Urbani a Washington DC il 20 settembre 2016. Foto Pete Marovich / Bloomberg via Getty Images

 

Una ricetta per la sofferenza dei consumatori

A Washington il fanatismo fintech è stato un affare trasversale. E’ stato un regolatore bancario nominato da Barack Obama, Thomas Curry, che nelle settimane finali di quell’amministrazione si è mosso a consentire all’Ufficio del Controllo della Valuta a registrare istituzioni fintech, autorizzandole a concedere prestiti senza associarsi a tradizionali banche statali. Un’autorizzazione federale alle fintech – un licenza alle banche di fare affari senza la supervisione di regolatori federali – consentirebbe alle società di scavalcare regolatori statali e tetti statali ai tassi d’interesse.

Se le fintech avessero assicurazioni di poter applicare tassi d’interesse più elevati, senza preoccuparsi che regolatori statali o tribunali possano imporre una stretta, affermano l’industria e i suoi sostenitori, molti consumatori che in precedenza non avevano titolo a un prestito sarebbero in grado di ottenerne uno.

In un discorso all’Università Georgetown nel dicembre 2016 Curry ha farneticato riguardo a come le fintech avessero “un grande potenziale per ampliare l’inclusione finanziaria, raggiungere popolazioni prive di banche e sotto-servite, realizzare prodotti e servizi più sicuri e più efficienti e accelerarne la consegna”.

Una carta delle fintech potrebbe anche contribuire ad affrontate un problema che affligge i finanziatori in rete dal 2015: una sentenza di una corte d’appello federale che ha stabilito che solo le banche che concedono un prestito possano utilizzare i tassi d’interessi più elevati permessi dallo stato in cui hanno sede in uno stato con tetti inferiori e non possano trasferire tale tasso a un’altra società, come un’agenzia di riscossione dei debiti. Ciò non solo ha scoraggiato finanziatori dal concedere prestiti ad alto interesse in New York, Connecticut e Vermont, ma ha accresciuto la possibilità che i prodotti siano bloccati anche in altri stati. Una disciplina federale consentirebbe alle fintech di applicare essenzialmente qualsiasi tasso d’interesse vogliano dovunque nel paese.

Il nominato da Trump quale controllore, Joseph Otting, ha assunto la crociata per creare una disciplina federale delle fintech e ha diffuso una chiamata a domande nell’estate del 2018. Otting era stato amministratore delegato della OneWest Bank mentre il Segretario al Tesoro Steve Mnuchin era presidente della banca e vi aveva presieduto a aggressivi pignoramenti di mutui ipotecari affidandosi a documenti firmati automaticamente.

Il Controllore della Valuta USA Joseph Otting parla a una conferenza sulla tecnologia finanziaria, o fintech, all’Agenzia Federale dell’Assicurazione dei Depositi il 24 aprile 2019 a Arlington, Virginia. Foto Chip Somodevilla / Getty Images

Otting si è dimesso dalla carica a maggio 2020, consegnandone le redini a un altro collega della OneWest, Brian Brooks, che in una dichiarazione in occasione dell’insediamento a vice controllore ha chiarito le sue intenzioni di portare avanti il lavoro di Otting per liberalizzare le fintech.

Dozzine di società hanno manifestato interesse a una disciplina federale delle fintech. Parlando alla Scuola di Diritto Antonin Scalia dell’Università George Mason nel marzo del 2019, Otting ha affermato che il suo ufficio stava dialogando con “da 25 a 30 entità” che “sentono che, operando attraverso molteplici stati, avere una disciplina nazionale è cruciale per i loro piani aziendali”.

In precedenza quel giorno, mostra il suo calendario, aveva fatto un’apparizione all’assemblea annuale della Marketplace Landing Association, un gruppo commerciale che rappresenta società fintech. Aveva già incontrato la Online Lenders Alliance, un’associazione che rappresenta società fintech specializzare in prestiti a elevato interesse, l’Ufficio per la Protezione Finanziaria dei Consumatori si stava preparando a cancellare norme che prescrivevano che i finanziatori degli anticipi sullo stipendio garantissero che i loro debitori fossero in grado di rimborsare i loro prestiti. Tale modifica è entrata in vigore a luglio.

Il perseguimento da parte di Otting di una carta delle fintech ha tuttavia subito una battuta d’arresto a ottobre, quando una corte federale di Manhattan si è pronunciata contro l’amministrazione Trump in una causa intentata da un regolatore bancario statale. Il giudice Victor Marrero ha deciso che il controllore ha solo il potere di concedere licenze a istituzioni finanziarie che accolgano depositi di clienti, una definizione stabilita dal Congresso molto tempo fa con la Legge Bancaria Nazionale. Poiché le fintech prestano denaro che non proviene da depositi di clienti, non ricadono nella competenza del controllore, ha stabilito Marrero. A dicembre l’amministrazione Trump si è appellata contro la sentenza presso il Secondo Circuito.

La causa legale che condotto alla decisione di Marrero era stata avviata da Maria Vullo, che fino all’anno scorso era sovrintendente del Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York, che controlla centinaia di istituzioni finanziarie con licenza statale.

In un’intervista nel suo ufficio a pochi passi da Wall Street durante la sua ultima settimana in carica la Vullo che detto che non vedeva alternative a sfidare la spinta dell’industria delle fintech a una carta nazionale.

“Assieme a quell’attacco realmente contro il sistema disciplinare nazionale c’era la grande preoccupazione di gruppi di consumatori riguardo alle pratiche degli anticipi sullo stipendio e sui prestiti predatori”, ha detto. “Sapendo che cosa è successo durante la crisi finanziaria”.

Quando era viceprocuratore generale per la giustizia economica nel 2010, quando Andrew Cuomo era procuratore generale statale di New York, la Vullo aveva visto di prima mano il disastro lasciato dalle banche di Wall Street. Una carta federale delle fintech, aveva avvertito Curry in una lettera del gennaio 2017, avrebbe messo “in pericolo leggi statali di importanza cruciale sulla protezione dei consumatori”, “creato istituzioni che sono troppo grandi per fallire” e “aumentato i rischi presentati da entità non bancarie”.

La Vullo era rimasta preoccupata, anche se il Congresso aveva compiuto passi per prevenire una replica della crisi mossa dai debiti dei consumatori e da investimenti speculativi. Una norma della legge Dodd-Frank del 2010 prescrive alle banche che si associano a investitori in cartolarizzazioni, tra cui quelle associate a fintech, di mantenere nella loro contabilità almeno il 5 per cento del prodotto, mirando a scoraggiare un’assunzione eccessiva di rischi.

Tuttavia, considerata la complessa rete di piattaforme di prestiti, banche, parchi di obbligazioni e investitori dell’industria delle fintech la Vullo continua a non vedere alcun sostituto al controllo diretto da parte di regolatori.

“Molte di queste istituzioni che non accolgono depositi hanno investitori che le sostengono e io non so se le loro decisioni creditizie e le loro decisioni di sottoscrizione e tutto il resto siano valide”, ha detto la Vullo. “Spesso vendono queste cose in pacchetti e le cartolarizzano e, beh, è qualcosa che abbiamo già visto”.

E, come durante la crisi finanziaria, se queste istituzioni finanziatrici finiscono nei guai, sono i consumatori che finiscono per soffrire di più.

“Questo società potrebbero essere società inaffidabili, che poi non sopravvivono, scompaiono e hanno già venduto i prestiti a persone che sono lasciate a tenerseli”, ha detto la Vullo. “E attaccano i consumatori per il rimborso del prestito e non c’è nessuno cui rivolgersi”.

Maria Vullo, sovrintendente del Dipartimento della Finanza di New York parla durante un’intervista televisiva a Bloomberg a New York il 30 novembre 2017. Foto Victor J. Blue / Bloomberg via Getty Images

L’industria delle fintech ha lavorato intensamente per boicottare discipline a livello sia statale sia federale. Nel 2017 la Vullo e il governatore Cuomo hanno chiesto al parlamento dello stato il potere di concedere licenze e controllare società fintech che facevano affari nello stato e di porre sotto il controllo del Dipartimento dei Servizi Finanziari le società che concedevano prestiti ai consumatori sotto i 25.000 dollari.

In risposta, l’industria delle fintech si è mobilitata. Il parlamentare statale Phillip Goldfeder, un democratico di Queens ed ex agente del senatore di New York Chuck Schumer ha rifiutato di perseguire la rielezione nel 2016. E’ tornato, invece, al lavoro che svolgeva anche mentre era legislatore statale di New York, secondo la sue dichiarazioni finanziarie: dirigere gli affari governativi per la Cross River Bank, una grande protagonista dei prestiti in rete.

Anche se Goldfeder ha atteso la fine della sessione legislativa del 2017 prima di firmare ufficialmente da lobbista della società, il suo ventiseienne capo del personale era passato alla Cross River a fine 2016, quando il parlamentare era ancora in carica ad Albany ed è elencato all’inizio del 2017 nel registro dei lobbisti come contatto della Cross River.

Nel 2017 la Cross River ha anche speso 65,769 dollari per un lobbista della Mercury Public Affairs che in precedenza aveva lavorato per Cuomo quando era Segretario USA alla Casa e allo Sviluppo Urbano, e la Marketplace Lending Association ha versato 30.000 dollari a un’altra società lobbistica, secondo documenti della Commissione Congiunta sull’Etica Pubblica di New York.

La Cross River Bank non ha risposto a una richiesta di commenti.

La misura della Vullo è finita in nulla. La proposta di legge firmata alla fine da Cuomo a fine 2017 ha semplicemente richiesto la creazione di una squadra speciale per esaminare il tema dei prestiti in rete. Tale squadra speciale non è mai stata costituita. E nonostante una radicale svolta elettorale nel 2018 che ha dato ai Democratici pieno potere ad Albany, nessuna legge sui prestiti in rete ai consumatori è emersa nel parlamento statale.

La Vullo è oggi una consulente che assiste società sulla disciplina finanziarie e “regolatore residente” presso uno studio di esperti sull’innovazione finanziaria affiliato al gruppo economico della Partnership for New York City.

Lobbisti dell’industria delle fintech sono andati a lavorare anche a livello federale, spingendo una proposta di legge che, nonostante l’opinione del 2015 della corte federale, darebbe alle società fintech la libertà di prestare in qualsiasi stato e a qualsiasi tasso d’interessi i debitori accettino e di trasferire i prestiti cattivi a spazzini del debito per l’incasso.

Quella è stata una reazione anche a tentativi quali quelli a New York e in altri stati di porre limiti alle attività delle società fintech. Nel 2017 l’amministratore del codice statale del credito del Colorado ha citato in giudizio la Marlette e un’altra finanziatrice in rete, Avant, sostenendo che tali società – non i loro rispettivi partner Cross River e WebBank – erano i reali prestatori ufficiali. Tale decisione renderebbe i prestiti di Best Egg e Avant soggetti alle restrizioni del Colorado su tassi d’interesse, le commissioni finanziarie e le penali per i ritardi che possono essere applicati ai debitori. La legge del Colorado limita gli interessi fino al 15 per cento, secondo l’importo del prestito.

A giugno un giudice statale si è schierato con il Colorado e contro la Marlette rilevando che le banche non possono trasferire tassi d’interesse di altri stati a loro partner economici. In base a una transazione raggiunta in agosto, Marlette e Cross River hanno accettato condizioni che aumentano le protezioni dei consumatori, tra cui una procedura per gestire i reclami.

La Cross River Bank ha speso più di 450.000 dollari in lobbismo sul Congresso e regolatori federali tra il 2016 e il 2018, mentre la proposta di legge sulla liberalizzazione si stava discutendo alla Camera, secondo registrazioni federali del lobbismo. In aggiunta la Marketplace Lending Association ha speso più di 250.000 dollari per lobbisti, tra cui ex dipendenti del Congresso di entrambi gli schieramenti.

Tale azione ha avuto un sostegno trasversale. Il deputato Democratico Gregory Meeks di New York, da tempo amico dell’industria bancaria, è stato co-sponsor della proposta di legge originale con il deputato Repubblicano Patrick McHenry della North Carolina. E la deputata Democratica progressista Maxine Waters, oggi presidente del Comitato della Camera sui Servizi Finanziari, ha proposto nel comitato un emendamento che consentirebbe il gioco delle tre carte dei tassi d’interesse statali delle fintech di proseguire fintanto che i tassi non superino il 36 per cento, un tasso d’interesse che violerebbe la legge di New York, Connecticut, Minnesota e altri stati.

Dopo che i Democratici hanno riconquistato il controllo della Camera nel 2019, i regolatori bancari di Trump sono entrati nuovamente in azione. A novembre l’OCC e la FDIC hanno proposto norme che insieme consentirebbero ad agenzie di riscossione di incassare debiti delle fintech anche quando il tasso bancario d’interesse originale sia superiore a quello permesso nello stato del debitore. Due dozzine di procuratori generali statali hanno dichiarato la loro opposizione alla versione della norma della FDIC, tra cui i tre che a luglio avevano citato in giudizio l’Ufficio del Controllore.

“La FDIC è semplicemente priva dell’autorità di intraprendere la norma proposta”, ha scritto il professore di diritto dell’Università di Georgetown, Adam Levitin, un esperto della disciplina del credito al consumo, definendola cattiva politica, nonché illegale, “contraria ai doveri della FDIC di garantire la sicurezza e la solidità delle banche statali e la protezione dei consumatori da prestiti predatori”.

Levitin ha aggiunto al suo commento sulla norma proposta: “Il coinvolgimento di banche nei prestiti è solo un maquillage al fine di evadere le leggi sull’usura”.

Il National Consumer Law Center, l’Americans for Financial Reform Education Fund, il NAACP, Public Citizen e altri gruppi hanno convenuto riguardo alla versione della norma dell’OCC, ammonendo sull’apertura di una porta a prestiti predatori più vasti. “La proposta dell’OCC fa giusto il gioco di finanziatori ad alto costo e dei loro sforzi incessanti di evadere le leggi sui tassi d’interesse e su altre protezioni dei consumatori”, hanno affermato i gruppi in un commento congiunto.

Segnalando che il tetto statale mediano sul tasso d’interesse su un prestito di 10.000 dollari a cinque anni è il 25 per cento l’anno, hanno aggiunto: “Tentativi di evadere i tetti statali sull’usura sono inappropriati anche se i tassi non raggiungono le tre cifre”.

 

Nessuna protezione

Ancor oggi, tuttavia, gli statunitensi che assumono prestiti attraverso società fintech hanno scarse protezioni legali. Le condizioni del prestito vietano in generale ai debitori di intraprendere direttamente azioni giudiziarie con un finanziatore fintech. Quando c’è una controversia, i contratti di finanziamento prescrivono solitamente ai debitori di ricorrere a procedure di arbitrato.

I legali dei consumatori hanno cominciato a citare in giudizio gli esattori dei debiti che raccolgono i cocci che i prestiti falliti in rete si lasciano dietro.

In California, ad esempio, legali stanno citando in giudizio in una corte federale la Velocity Investments per conto di numerosi clienti, tutti debitori di Prosper Marketplace. Affermano che la Prosper ha violato la legge della California che prescrive due testimoni o un notaio per nominare un procuratore quando è concesso il prestito e che i tentativi della Velocity di esigere quei debiti erano perciò invalidi. (Lo studio legale che rappresenta la Velocity Investments afferma che va applicata la legge dello Utah; prima del maggio 2016 lo Utah non aveva alcun prescrizione di testimoni o notai per firmare procure).

Avvocati fallimentari che cercano di forzare finanziatori a concludere una transazione si trovano anch’essi spesso sconcertati. “E’ quasi impossibile trovare un indirizzo postale di queste persone, perché la loro attività è tutta in rete”, ha detto Mona Rubinstein, un avvocato dell’Ohio che rappresenta clienti che respingono creditori.

Una delle sue clienti ha chiesto il fallimento nel 2018 dopo aver ottenuto prestiti da cinque finanziatori fintech di seguito, a partire dal 2013: Lending Club, Best Egg, SoFi, Avant e SunUp Financial, lasciando considerevoli saldi impagati a tutti loro. Nei suoi documenti per il fallimento ha dichiarato di possedere 50 dollari in contanti e 30 dollari nei conti bancari.

Questo è un terreno familiare per la donna, che aveva affermato di guadagnare 58.000 dollari l’anno lavorando in risorse umane e che aveva dichiarato due volte fallimento in precedenza. Quando aveva chiesto il Capitolo 13 [ristrutturazione del debito – n.d.t.] nel 2005 aveva 3.831 dollari di debiti in arretrato con otto anticipatori di stipendio e prenditori di assegni; altri 11.300 dollari nei confronti di società di credito al consumo, i predecessori analoghi dei finanziatori fintech; e altri 17.672 dollari nei confronti di vari creditori per carte di credito, dettaglianti e operatori sanitari, dovendo 32.803 dollari in tutto, non contando il denaro che doveva a casa sua.

Tale storia creditizia non ha comunque impedito a finanziatori fintech di approvare la sua richiesta di prestito. Complessivamente ha accumulato 82.140 dollari di debiti nei confronti di fintech, quasi il triplo dell’importo che in precedenza doveva a istituzioni finanziarie più tradizionali.

La società BorrowersFirst, con sede ad Austin, è ancora un’altra finanziatrice fintech nei cui confronti questa donna è indebitata, per 14.272 dollari. Ma la sua legale Rubinstein può dimenticarsi di concludere un accordo con il finanziatore, il cui ex presidente, l’investitore di New York City Neil Wolfson, ha promesso una volta che avrebbe rivaleggiato in dimensione con Prosper e LendingClub. BorrowersFirst, nonostante 400 milioni di dollari di capitale d’investimento e una collaborazione con la Cross River Bank è anch’essa in bancarotta.

Spingendo i consumatori al limite nel perseguimento della quota di mercato e di rendimenti gli investitori, le fintech stanno anche forzando i limiti dei prestiti sostenibili. E’ un modello economico che è redditizio, fintanto che più statunitensi cadono più profondamente nel pozzo del debito e hanno nei loro conti bancari denaro sufficiente per rispettare pagamenti automatici. Ma corteggia la calamità quando il pozzo si prosciugherà.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Type Investigations.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://theintercept.com/2020/08/30/fintech-debt-personal-loans-economic-crisis/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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