L’oscena ipocrisia statunitense di Internet “libera” dalla Cina

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Il Segretario di Stato USA Mike Pompeo parla durante una conferenza stampa al Dipartimento di Stato di Washington D.C. il 5 agosto 2020 – Foto Pablo Martinez Monsivais /AFP via Getty Images

di Sam Biddle – 6 agosto 2020

L’amministrazione Trump vuole impedire che altri paesi trasformino la tecnologia in un’arma al modo già fatto dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

Il Dipartimento di Stato ha una nuova visione di un’Internet “pulita”, col che intende un’Internet senza la Cina. Questa nuova rete etnicamente esclusiva “è l’approccio complessivo dell’amministrazione Trump a difendere la riservatezza dei nostri cittadini e le informazioni più sensibili delle nostre imprese”, assicurando che la Cina non sia in grado di compiere con la tecnologia una litania di cose sovversive e illecite cui gli Stati Uniti e i loro alleati si sono dedicati per anni. Come documento di politica è insensato, ma come documento morale, un brano di ipocrisia codificata, è di una chiarezza cristallina: se ci sarà uno stato di sorveglianza di portata mondiale, sarà meglio sia prodotto negli Stati Uniti.

Una dichiarazione del Segretario di Stato Mike Pompeo include un piano a cinque punte per respingere i tentativi della Cina Rossa di appropriarsi dei vostri dati e di abusarne: operare per tenere i vettori telefonici cinesi (presumibilmente compromessi con Pechino) fuori dai mercati statunitensi, cacciare applicazioni cinesi violatrici della privacy dai negozi delle app, rimuovere applicazioni statunitensi da negozi di app gestiti da società cinesi, mantenere i dati dei cittadini statunitensi fuori dal server cloud cinesi “accessibili ai nostri avversari stranieri” e garantire che i cavi sottomarini che trasportano segnali Internet tra i continenti non siano segretamente intercettati da servizi spionistici d’ascolto cinesi.

La vera domanda, ancor più di come qualsiasi di queste cose possa essere realizzata praticamente dal diktat del Dipartimento di Stato è: perché qualcuno al mondo dovrebbe prendere sul serio l’iniziativa? Come può essere considerata pulita una qualsiasi rete accarezzata per decenni da agenzie spionistiche statunitensi?  L’assoluta spudoratezza degli Stati Uniti nel condannare “applicazioni che minacciano la nostra riservatezza, proliferano virus e diffondono propaganda e disinformazione” è appena leggermente troppo sbalorditiva per risultare risibile. Senza eccezione, gli Stati Uniti sono impegnati in ognuna di queste pratiche e violano ognuna di queste virtù elencate di un’Internet Pulita [Clean]. Dove ce la caviamo?

Il programma di sorveglianza della NSA post 11 settembre, attraverso il quale maggiori vettori di telecomunicazioni come AT&T e Verizon hanno cooperato con il governo per fornire dati sensibili di centinaia di milioni di telefonate e testi, è stato chiuso solo l’anno scorso (e solo annunciato chiuso, quanto a questo). Anche se critici della rete sociale di origine cinese Tik Tok sono pronti ad additare gli obblighi delle società tecnologiche cinesi di condividere i dati con il loro governo, non ci occorre guardare all’altro lato del mondo per trovare simili accordi opachi. Come ha segnalato il New York Times quando il programma della NSA è stato terminato, “a partire dal 2006 il Tribunale di Sorveglianza dello Spionaggio Straniero ha cominciato a emettere ordinanze segrete di partecipare, in base a una nuova interpretazione della sezione 215 del Patriot Act, che affermava che l’FBI può ottenere dati aziendali ‘rilevanti’ per un’indagine antiterrorismo”. Timori di lungo corso che strumenti di telecomunicazioni manomessi all’origine fabbricati dalla Huawei cinese possano penetrare le reti statunitensi cominciano ad apparire un po’ moralmente vuoti quando si ricorda che la NSA ha indagato questi timori violando la stessa Huawei mentre contemporaneamente esportava strumenti manomessi di rete dalla Cisco, una società statunitense. Uno psicologo potrebbe descrivere le preoccupazioni statunitensi in quest’area come una “proiezione”.

Siamo analogamente in una posizione debole quando si tratta di censurare altri paesi riguardo ad applicazioni che violano la riservatezza, un’industria di cui gli Stati Uniti sono stati orgogliosamente pionieri. E’ raro il cittadino statunitense i cui spostamenti quotidiani, abitudini, gusti e desideri non siano sorvegliati a tempo pieno da una costellazione di società a fini di lucro i cui nomi non conoscerà mai e i cui interessi raramente condividerà. In una recente audizione al Congresso sulle pratiche monopolistiche delle società tecnologiche statunitensi in cui ha affermato che la sua società era schierata a favore dei “valori statunitensi”, al CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, è stato chiesto della rete virtuale privata che la società impiegava negli smartphone per spiare bambini e adulti in cambio di tangenti o, nella versione di Facebook, per “ricerche di mercato”. Zuckerberg ha negato di aver mai saputo di tale incidente persino mentre dichiarava al Congresso, sotto giuramento, che la società non usa cookie per tracciare informazioni private (lo fa). La denuncia di Pompeo “dello stato di sorveglianza della Repubblica Popolare Cinese [PRC]” suona poco più che protezionismo dello stato di sorveglianza.

I telefoni Android di Google sono venduti con una lista preinstallata di caratteristiche sempre attive, sempre in ascolto, sempre traccianti che silenziosamente sorvegliano le abitudini e le localizzazione dello smartphone del cliente: dati sempre più passati alla polizia e, come sempre, utilizzati come leva per pubblicità mirate da parte di una gamma sbalorditiva di società.

C’è pochissimo qui che possa essere considerato “pulito” a meno che si tratti dello Sbalorditivo Potere Pulente del Sapone Dove che il vostro telefono vi sta ora raccomandando perché è persistentemente tracciato da Facebook, Google e innumerevoli promotori. Skype, uno dei software più popolari e fidati del mondo, è stato famigeratamente sabotato dal suo proprietario statunitense al fine di consentire alla NSA di spiare efficacemente le conversazioni che veicolava. Il resto del mondo è certamente ansioso di provare questo genere di Pulito.

Se condanniamo la pratica della duplicità nel nome della sicurezza nazionale, è strano scagionare così interamente la Silicon Valley.

Pompeo chiede una “Cloud pulita” che non possa essere “accessibile ai nostri avversari stranieri”. Sarebbe interessante sentire l’opinione di Pompeo sul perché altri paesi dovrebbero invece rivolgersi, diciamo, al servizio cloud AWS di Amazon, usato dalla CIA e dalla NSA. Il governo statunitense dovrebbe riflettere a fondo riguardo a se vuole dire al mondo che la prossimità e la collaborazione di lungo corso con lo spionaggio di una società debba essere un semaforo rosso prima di concludere affari.

La determinazione di Pompeo a “garantire che i cavi sottomarini che collegano il nostro paese all’Internet globale non siano non siano minati per la raccolta di informazioni da parte della PRC in scala astronomica” è forse la sua iniziativa più moralmente bancarottiera. “Collaboreremo anche con partner stranieri per assicurare che i cavi sottomarini in tutto il mondo non siano analogamente sottoposti a compromessi”, promette, non segnalando che siamo precisamente noi e questi “partner stranieri” dell’alleanza spionistica dei Cinque Occhi che per decenni ci siamo assicurati che i cavi sottomarini fossero sottoposti a compromessi. Programmi della NSA con nomi quali FAIRVIEW, STORMBREW e OAKSTAR rivelati da Snowden mostrano esattamente quanto dediti siano gli Stati Uniti a spiare attraverso la spina dorsale della fibra ottica fisica in assoluta segretezza per gestire il programma della sicurezza nazionale del paese.

L’approccio statunitense a Internet di “fate come diciamo, non come facciamo” è sempre stato tale, ma ha raggiunto un vertice con il dibattito sulla “messa al bando” di Tik Tok, un’applicazione di condivisione di video di proprietà cinese conteggiata come uno dei software più diffusamente usati della storia. Ho ritenuto un esercizio utile prendere una parte del consenso centrista contro Tik Tok della sicurezza nazionale, che inquadra l’applicazione amata dagli adolescenti come l’equivalente, quanto a sicurezza dei dati, di una comica bomba fumante di un fumetto di Batman, e cambiare “Tik Tok” con, diciamo, Facebook.  Gli argomenti del gruppo di esperti a favore di un bando nazionale contro società tecnologiche disoneste che raccolgono quanti più dati possibile e li girano ad agenzie spionistiche e alla polizia reggono parecchio bene indipendentemente da quale società sia inserita nello spazio vuoto del gioco delle parole matte della sicurezza nazionale. Non c’è alcun motivo di ritenere che Tik Tok risucchi più dati di Facebook o di qualsiasi altra applicazione i cui proprietari, in assenza di qualsiasi disciplina significativa, possono fare tutto ciò che vogliono in perpetuo di tali informazioni.

Considerare Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e il resto dei pezzi da novanta della Silicon come ostacoli significativi alla segretezza, sabotaggio e sotterfugi cinesi, come un qualche baluardo di ideali democratici, è un insulto a chiunque presti attenzione. L’incubo dell’autoritarismo tecnologico cinese non assolve in nessun modo lo Stato di Sorveglianza Lite che stiamo erigendo in patria. Per quanto facile possa essere al governo cinese accedere ai dati all’interno dei propri confini e indipendentemente da quanto nefasto il suo intento, lo statunitense medio dovrebbe chiedersi se subisca una maggior minaccia imminente dalle autorità di quel paese o dalla società commerciali di sorveglianza con sede negli Stati Uniti che attivamente cercano di svuotare e sovvertire la sua autonomia personale ogni minuto di ogni giorno, o da agenzie brutali di polizia che cavalcano allegramente questi forzieri di dati.

Da quando il collaboratore esterno della NSA Edward Snowden ha contribuito sette anni fa a rivelare vari programmi di sorveglianza, sappiamo che informazioni dai pesi massimi della Silicon Valley quali Google, Facebook e Apple erano regolarmente e sistematicamente fornite alla NSA, sottoposte in molti casi solo al controllo e alla trasparenza di tribunali segreti, procedure segrete e risultati segreti. Ci vorrà una testa migliore di quella di Pompeo per spiegare perché la nostra canalizzazione opaca pubblico-privata di dati di sicurezza nazionale sia significativamente democratica e genuinamente pubblica. Società meno docili possono trovarsi a essere destinatarie di una “Lettera della Sicurezza Nazionale” federale che non solo impone loro di consegnare i dati richiesti, ma vieta loro, sotto la condanna al carcere, persino di menzionare di essere state richieste. Se condanniamo la pratica generale della duplicità nel nome della sicurezza nazionale, la rapacità nel nome dello spionaggio e la costante violazione delle libertà civili e della riservatezza personale in rete, è strano lasciare che i laureati di Stanford che gestiscono la Silicon Valley se la cavino così completamente.

Non occorre stabilire un’equivalenza morale tra Cina e Stati Uniti; la rete di sorveglianza totalitaria, onnipresente e il controllo repressivo eretti in Cina possono solo rendere per il momento verdi d’invidia i dirigenti di Palo Alto e i vertici della polizia, anche se non possiamo criticarli per non provarci. Gli orrori dei campi di concentramento in Xinjiang – delle loro brutalizzazioni, disumanizzazioni e peggio – sono senza uguali nel nostro paese. Le violazioni nazionali dei diritti umani e le disintegrazioni delle libertà civili in Cina sono di ordini di grandezza peggiori delle nostre. Ma solo perché qualcun altro è molto peggio non significa che noi siamo buoni, o puliti, degni di emulazione, o degni di ascolto. La sorveglianza sistemica e le molestie nei confronti di comunità mussulmane sono sbagliate o no. L’internamento di gruppi etnici in fossi recintati e gabbie è sbagliato o no. La persistente sorveglianza industriale condotta da società con stretti legami con l’esercito e con agenzie di spionaggio è un problema o non lo è. Spiare cavi sottomarini in fibre ottiche, accessi segreti a strumenti di rete e trasformazione di smartphone in congegni di tracciamento sono qualcosa che nessuno dovrebbe fare oppure non è così. Commercializzare applicazioni a giovani e poi aspirare i loro dati per essere sottoposti a riconoscimento facciale o ad apprendimento automatico o chissà cos’altro dovrebbe offenderci o no, indipendentemente dal fatto che sia opera di Zuckerberg o del capo di Tik Tok Zhang Yiming; i capitani d’industria della Silicon Valley hanno perso molto tempo fa la loro superiorità morale rispetto ai loro omologhi cinesi. Al minimo, non mi risulta che Yiming abbia mai detto ai suoi amici che la gente era “fottutamente stupida” a consegnargli i suoi dati.

La tesi che gli Stati Uniti possono e dovrebbero essere in grado di farla franca con tutto questo a motivo dei nostri valori democratici o della nostra dedizione ai diritti umani e alla dignità umana, della nostra equa magistratura, del nostro esecutivo onorevole e del nostro diligente ramo legislativo convincerà alcuni a prudere per uno scontro con la Cina – quelli di noi per i quali ci sono semplicemente Buoni (noi) e Cattivi (loro) – ma al resto di noi dovrebbe lasciare un sapore aspro, particolarmente considerando l’amministrazione attuale. Strombazzare il superiore “primato della legge” negli Stati Uniti rispetto alle pratiche sui dati in stile cinese è meno rassicurante quando commando federali non identificati stanno infilando persone sul retro di furgoni e il Dipartimento della Giustizia è diretto dal un aperto sodale della Casa Bianca. Sentirete e leggerete molto nelle prossime settimane a proposito di come il programma della “Rete Pulita” di Pompeo potrebbe significare l’inizio di due Internet scisse; una Rossa Cinese e una Orgogliosamente Statunitense. Sarà cruciale tener presente che mentre la visione cinese del futuro tecnologico è rivoltante, pericolosa e degna di essere combattuta il più possibile, la Rete Statunitense è tutt’altro che pulita.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://theintercept.com/2020/08/06/the-filthy-hypocrisy-of-americas-clean-china-free-internet/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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