Quattro modi di ridisegnare la democrazia per le generazioni future

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“Gli occhi delle generazioni future sono su di te. Agisci ora”
Foto Flickr/Dominic Alves CC BY 2.0

di Roman Krznaric – 13 luglio 2020

La democrazia ha un punto cieco così enorme che quasi nessuno lo nota, me compreso. Nel decennio che ho trascorso da politologo in ricerche sul governo democratico, semplicemente non mi è mai venuto in mente che noi priviamo sistematicamente di diritti le generazioni future allo stesso modo in cui donne e schiavi sono stati privati di diritti in passato. Tuttavia la realtà è questa.

Non sono loro riconosciuti diritti né (nella vasta maggioranza dei paesi) esistono organismi pubblici per rappresentare i loro interessi o le loro potenziali idee su decisioni che indubbiamente influenzano le loro vite, dalle politiche per affrontare la crisi climatica e la disciplina dell’intelligenza artificiale, alla preparazione per la prossima pandemia.

L’inquietante verità è che abbiamo colonizzato il futuro. Specialmente in nazioni ricche lo trattiamo come una discarica del degrado ecologico, del rischio tecnologico e delle scorie nucleari, come se là non ci fosse nessuno. E c’è poco che i cittadini non nati del domani possano fare al riguardo. Non possono gettarsi di fronte al cavallo del re come una suffragetta, bloccare un ponte dell’Alabama come un dimostrante per i diritti civili, o partecipare a una Marcia del Sale per sfidare i loro oppressori coloniali, come il Mahatma Gandhi.

La buona notizia è che una generazione pionieristica di ribelli temporali sta ora emergendo per sfidare il miope presentismo politico al cuore del governo rappresentativo, in cui politici riescono a malapena a vedere oltre la prossima elezione o persino oltre il tweet più recente. Questo movimento d’avanguardia di attivisti politici, decisori politici e accademici impegnati ha proposto più di 70 modi diversi per incorporare pensiero di lungo termine e giustizia intergenerazionale nelle istituzioni democratiche, offrendo un nuovo genere di politica che chiamo ‘democrazia profonda’.

Le loro proposte più forti e innovative (molte delle quali sono già messe in pratica) ricadono in quattro aree […]. Non costituiscono un progetto da imporre al sistema esistente ma piuttosto un insieme di principi progettuali radicali con il potenziale di iniettare strutture democratiche con un senso più profondo e lungo del tempo.

 

Guardiani del futuro

Istituzioni e dirigenti pubblici con l’incarico specifico di rappresentare cittadini futuri che sono lasciati fuori dai processi democratici tradizionali sono essenziali, occupandosi non solo dei bambini ma anche di generazioni non nate. Un modello si può trovare in Finlandia, che dal 1993 ha un “Comitato parlamentare per il futuro” che comprende 17 parlamentari dedicati alla pianificazione di scenari di lungo termine riguardo a tecnologia, occupazione e temi ambientali.

Il Galles ha scelto un approccio diverso, creando un Commissario per le Generazioni Future nell’ambito della legge del 2015 sul Benessere delle Generazioni Future. La sua attuale titolare, Sophie Howe, è una eminente ribelle temporale per la giustizia intergenerazionale che esamina la politica pubblica per i suoi impatti a trent’anni nel futuro, ma ha scarso potere diretto oltre alla capacità di fare nomi e redarguire.

E’ per questo che è stata lanciata una nuova campagna chiamata Oggi per Domani per creare un ‘Commissario per Generazioni Future’ per l’intero Regno Unito, ma con il potere legale di chiamare organi pubblici a rispondere per non aver agito negli interessi di cittadini futuri. Si sta guadagnando una sorprendente quantità di sostegno trasversale.

Tuttavia tali modelli hanno un problema potenziale di legittimità democratica. Perché scioperanti per il clima adolescenti e arrabbiati non dovrebbero avere voce in capitolo da soli anziché doversi affidare a rappresentanti adulti delegati? E come possiamo garantire che questi ‘guardiani del futuro’ affrontino l’intera gamma di problemi, compreso il modo in cui l’ingiustizia razziale è trasmessa tra generazioni in un sistema di giustizia penale?

 

Assemblee di cittadini

L’antico modello ateniese di democrazia partecipativa ha fatto un ritorno sotto forma di assemblee di cittadini, in cui membri del pubblico scelti a caso deliberano su temi pubblici (un processo noto come ‘sorteggio’). Nel 2016 il parlamento irlandese ha creato una Assemblea dei Cittadini che ha avuto un ruolo storico nel sostenere un referendum sull’aborto. Spagna e Belgio hanno oggi assemblee permanenti dei cittadini che alimentano l’amministrazione municipale, mentre nel 2019 il parlamento britannico ha creato l’Assemblea Climatica UK per discutere della svolta a una società a zero carbonio netto.

Qual è il collegamento con le generazioni future? La ricerca del politologo Graham Smith suggerisce che le assemblee dei cittadini ‘sono migliori delle tradizionali istituzioni democratiche nell’orientare i partecipanti a valutare implicazioni di lungo termine’. In parte ciò è dovuto al fatto che incoraggiano il ‘pensiero lento’ che è necessario per affrontare temi di lungo periodo, ma è anche perché il ‘sorteggio’ garantisce una grande varietà di prospettive sociali e in tal modo limita il dominio delle élite tradizionali.

Il movimento Progettazione del Futuro in Giappone sta assumendo un approccio innovativo a questo modello. Residenti locali sono invitati ad assumere decisioni di pianificazione per il loro paese o la loro città ma sono divisi un due gruppi. A un gruppo è detto che sono cittadini del presente, mentre al secondo è detto di immaginarsi come cittadini del 2060 e sono consegnate loro vesti cerimoniali da indossare per contribuire al loro viaggio immaginativo. Questo secondo gruppo solitamente propone politiche molto più radicali in aree che spaziano dall’assistenza sanitaria alla protezione dell’ambiente.

L’approccio di Progettazione del Futuro, che ora si sta diffondendo attraverso autorità locali in Giappone, ha un grande potenziale da adottare da parte di paesi e città di altri paesi. Nel Regno Unito potrebbe contribuire a trasformare la Camera dei Lord in una Camera del Futuro democraticamente legittimata che consideri le eredità che lasciamo a generazioni future.

 

Diritti intergenerazionali

Un terzo principio progettuale consiste nell’incorporare i diritti delle generazioni future nel sistema legale, specialmente nella legge costituzionale, come mezzo per riconoscere i loro interessi e proteggerli dalla visione di breve termine dei politici in carica.

Può suonare inverosimile assegnare diritti a cittadini futuri che non sono neppure qui a reclamarli, ma questo sta già avvenendo. Già nel 1993 e agendo per conto di 43 bambini, l’avvocato ambientalista Antonio Oposa ha vinto una causa epocale nelle Filippine che ha stabilito il diritto di generazioni future a un ambiente sano.

Nel più recente caso ‘Urgenda’ in Olanda nel 2019 i tribunali hanno attinto alla Convenzione Europea sui Diritti Umani per sentenziare che il governo ha un dovere legale di curarsi di proteggere i propri cittadini da impatti futuri del cambiamento climatico rispettando i suoi stessi obiettivi di ridurre le emissioni di gas serra. Negli Stati Uniti lo Our Children Trust sta perseguendo cause legali per garantire “il diritto legale a un clima sicuro e a un’atmosfera sana di tutte le generazioni presenti e future”, sostenuto da pesi massimi quali il climatologo James Hansen e l’economista Joseph Stiglitz.

La sfida è che anche se tali cause risulteranno vincenti, c’è il problema successivo dell’attuazione: perché ci dovremmo aspettare che i governi proteggano i diritti delle persone del futuro se così manifestamente non proteggono i diritti di quelli che vivono oggi, quali quelli che lottano per i diritti degli indigeni o contro la violenza della polizia?

 

Città-stati autogovernati

La strategia finale per ridisegnare la democrazia per le generazioni future è la radicale devoluzione del potere decisionale da governo centrale, dove è solitamente catturato da imprese e da altri interessi particolari dediti a utili di breve termine.  Prove convincenti di un nuovo Indice di Solidarietà Intergenerazionale rivelano che paesi con sistemi politici decentrati (come Svizzera e Giappone) hanno indici migliori di risultati ambientali, sociali ed economici di lungo termine.

Devolver potere al livello di città può essere il mezzo più efficace per beneficiare le generazioni future, perché le città si sono dimostrate molto migliori degli stati-nazione nell’affrontare problemi di lungo termine quali il degrado ecologico, le pressioni migratorie e le crisi abitative. Ad esempio si ripensi al giugno 2017 quando – solo settimane dopo che il presidente Trump aveva abbandonato l’Accordo di Parigi sul Clima – 279 sindaci statunitensi, rappresentanti uno statunitense su cinque, hanno promesso di rispettare l’accordo nelle loro città, come Boston e Miami.

Più di recente, Amsterdam ha adottato il modello dell’economista Kate Rawoth della Economia  a Ciambella [dal grafico che la sintetizza – n.d.t.] come modo per emergere dalla crisi del COVID-19 e per svoltare a un’economia rigenerativa di lungo termine post crescita. La città fa parte della Rete C40 di più di 90 città che sono impegnati ad agire sul cambiamento climatico.

Mentre avremo anche per un certo tempo gli stati-nazione, tali reti cittadine interdipendenti stanno segnalando un ritorno graduale all’era delle città-stato del Rinascimento e alla Lega Anseatica di città commerciali nell’Europa del sedicesimo secolo. Si immagini semplicemente l’Europa come una confederazione di città-stato del ventunesimo secolo.

E’ pia illusione credere che semplicemente eleggere politici che sostengono politiche di lungo termine sarebbe sufficiente a garantire gli interesse delle generazioni future. L’orientamento al breve termine è strutturato troppo profondamente nel DNA della democrazia rappresentativa. E’ per questo che abbiamo bisogno di un radicale cambiamento istituzionale che cancelli la miopia dal sistema politico.

La stessa democrazia è sotto assedio per l’ascesa del populismo di estrema destra e per la declinante fiducia nei partiti politici tradizionali. Dovremmo approfittare della crisi creata dalla pandemia del coronavirus per ripensare come appare la democrazia nel ventunesimo secolo.

Può non esserci modo migliore per risuscitare la fede nell’ideale democratico che garantendo un posto giusto ai ‘detentori del futuro’: i non nati, ignoti cittadini del futuro. E’ ora di espandere i confini del demos avanti nel tempo. O, come disse il filosofo John Dewey, “la cura per i mali della democrazia è più democrazia”.

Il nuovo libro di Roman Krznaric è “ The Good Ancestor: How to Think Long Term in a Short-Term World,” pubblicato da Penguin Random House.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/four-ways-to-redesign-democracy-for-future-generations/

Originale: Open Democracy

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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