L’estrema destra: formidabile ma non imbattibile

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“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere!” – Foto di Sergei Bachlakov /Shutterstock.com

di Walden Bello – 10 luglio 2020

La pandemia del COVID-19 ha congelato gran parte della vita sociale ed economica in tutto il mondo, ma non ha interrotto la polarizzazione politica. Negli Stati Uniti c’è stato un benvenuto contrattacco della sinistra con milioni di persone di tutto il paese che sono scese in strada a contestare la repressione e il razzismo della polizia. La destra è rimasta stordita e, si spera, l’impennata della sinistra condurrà alla cacciata di Donald Trump alle elezioni di novembre.

Nel resto del mondo, tuttavia, il COVID-19 non ha impedito a figure di estrema destra di consolidare il loro potere. Nel caso più vergognoso il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha ottenuto che il Congresso approvasse la Legge Antiterrorismo che consentirà al governo di arrestare persone sospettate di “terrorismo” senza mandato e di detenerle per 24 giorni.

Una delle conseguenze della stasi obbligatoria dell’attività politica determinata dal COVID-19 è che essa ha consentito a molti di riflettere più profondamente circa le origini dell’ascesa dell’estrema destra e il suo dinamismo durante seminari in rete che hanno consentito ad attivisti e studiosi di tutto il mondo di condividere le loro idee su un fenomeno che è tanto minaccioso quanto il cambiamento climatico.

Quelle che seguono sono le lezioni che alcuni hanno distillato da alcune di queste sessioni molto produttive.

 

Lo slancio dell’estrema destra

Le due maggiori sorprese dell’ultimo mezzo secolo sono state il collasso dei regimi socialisti nell’Europa dell’Est e dell’Unione Sovietica nell’ultimo decennio del ventesimo secolo e l’ascesa al potere di regimi di estrema destra in diverse parti del mondo nel secondo decennio del ventunesimo secolo.

Quando sono caduti i regimi socialisti nell’Europa dell’Est, è stato proclamato che il futuro apparteneva alla democrazia liberale, un clima di ottimismo liberale che era stato colto dalla tesi di Francis Fukuyama circa “la fine della storia”, cioè che non c’era più alcun sistema di governo che potesse competere con la democrazia liberale per il futuro dell’umanità. In effetti, il primo decennio del nuovo secolo è parso confermarlo. I dieci anni successivi, tuttavia, si sono dimostrati una storia differente.

Nel 2010 non c’erano globalmente, eccettuata l’Ungheria,  regimi di quella che potremmo chiamare la “nuova estrema destra”. Oggi abbiamo visto personalità di estrema destra salire al potere in quattro delle sette maggiori democrazie: India, Stati Uniti, Brasile e Filippine. E persino dove non partecipano a una coalizione al potere, mediante il loro peso elettorale hanno in molti casi spostato a destra il centro di gravità della politica, come in Germania, Danimarca e Italia. Per fare solo un esempio, in Danimarca, per essere in grado di vincere le elezioni del 2019, il Partito Socialdemocratico danese ha adottato una posizione contraria all’immigrazione.

Quali sono i fattori che hanno spinto la destra al potere o all’anticamera del potere?

 

L’ascesa dell’estrema destra nel nord globale

Regimi di destra sono saliti al potere sia nel Nord Globale sia nel Sud Globale. Pur condividendo caratteristiche comuni nella loro genesi, ci sono anche caratteristiche uniche di questi regimi associate al loro posto nell’economia politica globale, dunque è utile valutarli separatamente ai fini di analisi.

Quali fattori spiegano l’ascesa di regimi e di personalità di estrema destra nel Nord Globale.

Innanzitutto, l’estrema destra in Europa e negli Stati Uniti è stata in grado di approfittare dell’impatto negativo delle politiche neoliberiste sul tenore di vita delle persone. I socialdemocratici, o il centrosinistra, erano implicati nella formulazione e nell’attuazione di politiche neoliberiste, e dunque ciò ha lasciato una gran parte della loro base a sentire che non poteva più affidarsi a partiti socialdemocratici per essere protetta, lasciandola vulnerabile a essere piratata da altri partiti. L’estrema destra, avvertendo un’occasione, ha abbandonato l’opposizione alle politiche di stato sociale caratteristica del centrodestra e opportunisticamente si è fatta campione di alcune politiche statali anti-neoliberiste e filo-assistenziali per conquistare i voti della classe lavoratrice. Il miglior esempio di questo è stato l’uso da parte di Donald Trump della sua opposizione al Partenariato Trans-Pacifico (TPP) per conquistare stati chiave del Midwest per salire al potere e, una volta salito al potere, il suo ritiro degli Stati Uniti dal TPP.

Secondo: in Europa l’estrema destra è stata in grado di mietere il risentimento contro l’Unione Europea cavalcando il tema della democrazia, affermando che la dirigenza tecnocratica non eletta della UE stava spadroneggiando sui leader nazionali democraticamente eletti degli stati membri. Così quando, nel 2015, la cosiddetta Troika ha ignorato i risultati del referendum greco sul programma di austerità da essa imposto al popolo greco, Marine Le Pen, la leader dei Fronte Nazionale in Francia si è atteggiata a democratica, proclamando: “La scelta è: o democrazia o euro-dittatura”. Il Partito Pace e Giustizia in Polonia e Viktor Orban in Ungheria hanno mietuto una quantità di sostegno con lo stesso slogan.

Terzo: partiti di estrema destra sono stati in grado di dominare il tema dei migranti, con scarsa opposizione efficace. Hanno non solo accusato il centrodestra e il centrosinistra di non avere alcuna politica praticabile sull’immigrazione, ma hanno anche promosso la teoria cospirazionista che il centrodestra, il centrosinistra e l’Unione Europea sono complici di quelle che descrivono come “orde di migranti” per sovvertire la società europea e statunitense. Una volta di più, la Le Pen si è impossessata di questi temi nella narrazione di destra quando ha detto: “L’immigrazione è la sostituzione organizzata della nostra popolazione. Questo minaccia la nostra stessa sopravvivenza. Non abbiamo i mezzi per integrare quelli che sono giù qui. La conseguenza è un interminabile conflitto culturale”.

Opposizione all’immigrazione e assicurazione del dominio della società bianca sulle minoranze sono il tema centrale che l’estrema destra sta cavalcando e su cui sta mobilitando, ed è in seno a una visione razzista che ha situato la sua promozione opportunista di posizioni contro la globalizzazione, contro il neoliberismo e “a favore della democrazia”. Certe misure di salvaguardia e di promozione dello stato sociale, di salvataggio dell’occupazione e di protezione dell’economia vanno tutte bene, dicono, fintanto che i beneficiari sono solo persone del “giusto” colore della pelle, della “giusta” cultura, e della “giusta” stirpe etnica. Naturalmente questa posizione non può essere affermata così esplicitamente, ma costituisce essenzialmente il messaggio che emerge.

 

L’ascesa dell’estrema destra nel Sud Globale

Passando al Sud Globale, anche se è certamente vero che, come nel Nord, l’aggiustamento strutturale neoliberista ha contribuito a peggiorare le condizioni di esistenza già terribili della vasta maggioranza dei cittadini di democrazie del Sud Globale, ciò che stava accadendo in luoghi come le Filippine, l’India e il Brasile era qualcosa di più fondamentale: un ripudio della democrazia liberale. Rodrigo Duterte, Narendra Modi in India e Jair Bolsonaro in Brasile incarnano tale rigetto. Duterte si vanta di violare il giusto processo mentre presiede all’esecuzione extragiudiziale di migliaia di persone; Modi gioisce nella caduta dell’India secolare e diversificata e Bolsonaro si mostra nostalgico della dittatura militare che ha governato il Brasile per vent’anni.

Le osservazioni che seguono si concentrano prevalentemente sull’India e sulle Filippine, che sono state considerate le due democrazie più durature del Sud Globale (anche se hanno vissuto grandi interruzione e interludi di governi autoritari).

Ciò che ha spiegato principalmente l’alienazione dei cittadini della democrazia liberale è stato semplicemente il grande divario tra la promessa della democrazia liberale e la sua realtà. Tale delusione è forse meglio descritta da Pankaj Mishra: “Dilaniata da divisioni di casta e di classe, e dominata da Bollywood e da politiche dinastiche, l’India è una società grottescamente disuguale. La sua costituzione, così come gran parte della retorica politica, afferma l’idea che tutti gli individui siano uguali e abbiano lo stesso diritto all’istruzione e a opportunità di lavoro; ma l’esperienza quotidiana della maggior parte degli indiani testimonia violazioni spaventose di questo principio. Una grande maggioranza degli indiani, costretta vivere nel vasto divario tra un ideale democratico patinato e una realtà antidemocratica squallida, ha a lungo coltivato sentimenti profondi di lesione, debolezza, inferiorità, degrado, inadeguatezza e invidia; questi nascono da sconfitte o umiliazioni sofferte per mano di quelli di condizione più elevata di loro in una gerarchia rigida”. Lo stesso ressentiment si potrebbe dire abbia marcato le Filippine pre-Duterte.

L’ascesa al potere dell’estrema destra non può essere compresa senza prendere in considerazione la delusione della classe media. La classe media è stata negli ultimi trent’anni del ventesimo secolo un fattore centrale nell’indebolire le dittature in tutto il Sud Globale. Negli ultimi due decenni, tuttavia, è stata grandemente delusa per il fallimento della democrazia liberale nel mantenere le sue promesse e per il deterioramento del suo tenore di vita. Era divenuta sempre più aperta a soluzioni drastiche e alcuni avevano avallato il neoliberismo anche se le politiche neoliberiste avevano avuto effetti contraddittori su di loro. Tali politiche avevano eroso le condizioni di vita di alcuni nella classe ma avevano anche contemporaneamente beneficiato altri, nonché alcuni dei membri delle classi inferiori creando quella che alcuni hanno chiamato la “classe media aspirativa”,  o persone che in termini di reddito non sono classe media ma aspirano a esserlo.

La paura della criminalità e delle cosiddette “classi pericolose” è anch’essa un fattore dietro la mobilitazione a destra della classe media e questo è particolarmente vero quando disuguaglianza e povertà sono così rampanti che alcuni si dedicano alle droghe e al crimine. E’ certamente la genialità del filippino Duterte aver tolto droghe e criminalità dal loro contesto sociale e averle trasformate demagogicamente nel principale problema di tutte le classi, ricca, media e povera.

C’è anche la potente attrattiva di una posizione contro la corruzione, e non solo per la classe media. Arriva un momento, tuttavia, in cui ogni partito che sale al potere su una piattaforma anticorruzione diventa corrotto nel potere, cosicché le persone diventano molto ciniche riguardo alle pratiche elettorali e sono attratte da leader come l’indiano Modi, con i quali potrebbero non concordare su molti punti, ma che paiono essere singolarmente non corrotti.

Il contrasto alla corruzione è stato uno dei sotto-temi della campagna presidenziale del 2016 di Duterte, concentrata massimamente sulla criminalità. Ma molti in cerca di un salvatore ha visto in Duterte ciò che volevano e lo hanno visto come uno che avrebbe portato la sua posizione dura sulla criminalità a domare anche la corruzione e a disciplinare un’oligarchia corrotta. In carica, egli ha rafforzato le sue credenziali anticorruzione con il licenziamento di alto profilo di stretti collaboratori dell’ufficio del governo, uno dei quali nel mezzo di una riunione di gabinetto, un evento che, naturalmente, ha contribuito alla sua mistica.

L’ascesa della destra, inoltre, non può essere compresa senza il sostegno delle élite economiche. Tuttavia non si deve cadere preda dell’idea errata, comune a sinistra, che le personalità della destra stiano semplicemente eseguendo gli ordini delle élite. Duterte e Modi hanno una grande quantità di autonomia da esse e nel caso di entrambi (come di Bolsonaro in Brasile) la relazione è precaria. In effetti, nel caso delle Filippine, il sostegno delle élite a Duterte è motivato in parte dalla paura; paura che egli possa espropriarle o adottare delle politiche ridistributive. In effetti attualmente egli ha in corso l’espropriazione della potente famiglia Lopez, proprietaria della più vasta rete televisiva del paese. Sia Duterte sia Modi hanno basi di potere nella società civile e nel governo che consentono loro questa posizione di forza nei confronti delle élite dominanti, anche se non demoliscono l’economia politica del capitalismo.

Quanto alla classe lavoratrice, i contadini, i poveri urbani e rurali e la classe operaia, sarebbe sciocco negare che Duterte e Modi godano di diffuso sostegno presso di essa. Si potrebbe dire, tuttavia, che c’è una differenza nel sostegno offerto a queste personalità dalle classi inferiori rispetto a quello della classe media. Mutuando da Gramsci si direbbe che il loro è più un “consenso passivo”, mentre quello della classe media è più un “consenso attivo”, manifestato nelle opinioni  articolate in televisione, su Internet e nei media a stampa. L’intellighenzia della classe media ha sempre assunto la guida nel formare l’opinione pubblica e in India e nelle Filippine un vasto settore di questo strato ha appoggiato Modi e Duterte.

Non si può neppure comprendere il successo di alcune di queste personalità di estrema destra senza tener conto del loro carisma. Sia Duterte sia Modi sono individui carismatici, anche se hanno tipi diversi di carisma. Entrambi sono casi emblematici di un rapporto inquietante tra carisma e democrazia. Questo è il paradosso per cui libere elezioni stanno clamorosamente confermando la loro presa sul potere e determinando una concentrazione ancora maggiore di potere nelle loro mani. Anche se le persone possono non concordare con tutte le loro azioni, mantengono in sospeso le loro facoltà critiche e si identificano con queste personalità pericolose ma carismatiche, che annunciano il loro disprezzo per i valori liberali e progressisti; per il giusto processo nel caso di Duterte e per il laicismo in quello di Modi.

Queste personalità possono non mantenere le loro promesse e le loro politiche economiche possono causare grossi problemi, come quelli causati tra i poveri urbani e rurali dal programma di “demonetizzazione” di Modi, cioè dal ritiro dalla circolazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie, ma non importa, ottengono maggioranze schiaccianti. In questo senso la democrazia, paradossalmente, rafforza l’autoritarismo. Queste personalità hanno un’attrattiva interclassista ed è per questo che il carisma deve essere considerato un motivo centrale del loro successo, anche se la sinistra tende a essere scettica o persino ostile nei confronti di spiegazioni basate sul fascino carismatico. Il carisma è una relazione sociale tra guida e guidati che sovverte la ragione. Senza tentare di padroneggiarla sarebbe difficile capire perché nel mezzo del più pesante bombardamento della storia della guerra, la vasta maggioranza del popolo tedesco – inclusa la giovane recluta delle SS (successivamente socialdemocratico) Gunter Grass – restò fedele a Hitler persino dopo che il Fuhrer si era sparato nel bunker. Il fascino carismatico di Modi per gli indiani è uno dei motivi per cui Amith Shah, il secondo di Modi al comando, ha vantato che il BJP resterà al potere per i prossimi cinquant’anni.

Alcune osservazioni sono opportune, tratte dalle esperienza di India, Filippine e Brasile.

Contrapposizione e troll

Una è che gran parte del successo di queste personalità pericolose è che sono esperti nella “contrapposizione” [othering] o nel rendere certi gruppi sociali dei capri espiatori, nel concentrare l’odio popolare su di loro in quanto fonte di tutti i mali della società;  nel caso di Modi e del BJP che egli guida, i mussulmani occupano questo posto speciale; nel caso di Duterte i tossicodipendenti e i trafficanti di droga. Ci sono, naturalmente, altri gruppi che sono oggetto di rabbia. Nel caso di Duterte i cosiddetti politici “gialli” dell’opposizione, comunisti e altri oligarchi. Nel caso di Modi e del BJP intellettuali occidentalizzati, marxisti e cristiani.

La seconda è che sarebbe un grosso errore attribuire l’ascesa di queste personalità a troll. I troll assistono queste persone nel salire al potere e le aiutano a consolidare il loro potere, ma principalmente rafforzando atteggiamenti popolari già favorevoli a loro. Dall’esperienza personale di chi scrive circa il 75 per cento delle reazioni filo-Duterte a post critici del presidente su Facebook sono formulate da persone che sono veri credenti, non troll. Per quanto riprovevoli siano questi leader, sono popolari.

Terza: oltre a realtà strutturale e politiche condivise, ci sono alcune forze che sono uniche di ciascun paese e il cui intervento è stato cruciale per il successo di queste personalità di estrema destra. Una è un vecchio protagonista della politica indiana, l’organizzazione disciplinata nazionalista radicale indù RSS, le cui radici risalgono agli inizi del ventesimo secolo e che erano fortemente influenzata dal fascismo in Italia e dal nazismo in Germania, che è l’ancora del regno di Modi. Un’altra è un protagonista decisivo relativamente nuovo della politica brasiliana: gli evangelici non cattolici che hanno avuto una parte così importante nell’elezione di Bolsonaro nel 2018.

 

Affrontare l’estrema destra

Quali passi può compiere la sinistra sia nel Sud Globale sia nel Nord Globale per contrastare, competere con la destra e, alla fine, sconfiggerla?

Ci sono molte raccomandazioni emerse in questi seminari in rete, ma sei meritano di essere evidenziate.

  1. Innanzitutto dobbiamo smettere di ricorre a spiegazioni facili dell’ascesa dell’estrema destra, come l’affermazione che sono i troll a esserne responsabili, e riconoscere che personalità e movimenti di estrema destra hanno una massa cruciale di sostegno popolare.
  2. Dobbiamo individuare modi per impedire, innanzitutto, che l’estrema destra salga al potere, come costruire vasti fronti elettorali uniti, anche con gruppi non fascisti con i quali possiamo avere differenze. E’ molto più difficile rimuovere l’estrema destra una volta salita al potere.
  3. Dobbiamo assicurarci di avere all’avanguardia della nostra resistenza quei movimenti che hanno una grande eco tra vasti segmenti della popolazione, comprese le classi medie, quali i movimenti per fermare il cambiamento climatico, per promuovere la parità di genere e per promuovere la giustizia razziale.
  4. Dobbiamo difendere fieramente i diritti umani e i valori democratici anche dove – e specialmente dove – sono diventati impopolari. Questo comporterà renderci aggressivamente campioni di persone e gruppi che attualmente sono perseguitati, con la maggioranza dell’opinione aizzata contro di loro, come i mussulmani in India e i tossicodipendenti nelle Filippine, più di 27.000 dei quali risultano essere stati assassinati dalla polizia di Duterte. La generazione attuale può ben essere compromessa dall’acquiescenza o dal sostegno che larghi numeri di essa hanno offerto a figure di estrema destra, ma la nostra resistenza e difesa di questi valori sarà un esempio per la generazione a venire e avrà un ruolo nel capovolgere le cose.
  5. Non dobbiamo temere di capire che cosa possiamo imparare dall’estrema destra, specialmente quando si tratta della politica della passione o della politica del carisma e vedere come possiamo far avanzare i nostri lavori e promuoverli in modi appassionati o carismatici. Dobbiamo unire ragione e passione, e non considerarle come in contraddizione anche se, ovviamente, non dobbiamo violare il nostro impegno alla verità, alla giustizia e alla correttezza nel procedere.
  6. Ma, probabilmente cosa più importante, dobbiamo avere una visione trasformativa che possa competere con quella dell’estrema destra, una visione basata sull’uguaglianza e sulla genuina emancipazione democratica che vada oltre la democrazia liberale oggi screditata. Alcuni chiamano questa visione socialismo. Altri preferirebbero un altro termine, ma la cosa importante è il suo messaggio di uguaglianza radicale, reale oltre classe, genere e razza.

Walden Bello è attualmente professore aggiunto di sociologia presso l’Università Statale di New York a Binghamton e cofondatore e analista senior dell’istituto di ricerca con sede a Bangkok ‘Focus on the Global South’. E’ stato membro della Camera dei deputati delle Filippine dal 2009 al 2016 ed è il solo membro del Congresso a essersi dimesso per una questione di principio. E’ autore o coautore di 25 libri, il più recente dei quali è ‘Counterrevolution: The Global Rise of the Far Right’ (2019).

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-far-right-formidable-but-not-unbeatable/

Originale: Focus on Global South

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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