Il più grande spettacolo del pianeta

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di Michael Brenner – 15 giugno 2020

Abbiamo tutti familiarità con quell’antico detto: “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”. Tutto è stato già visto, ci è detto. Certamente vero per quanto riguarda il comportamento umano se non per la tecnologia innovativa.

Tuttavia è difficile negare che in questi giorni stiamo assistendo a cose che sembrano non avere precedenti o analogie storiche. La politica statunitense – e la vita pubblica in generale – è permeata di cose bizzarre e grottesche che sfiderebbero l’immaginazione di una Margaret Mead o di altri venerabili antropologi di un’era precedente.

La stramba caratteristica di questa situazione singolare è che abbiamo finito con l’accettare come (più o meno) normali persone e azioni che avrebbero colpito chiunque patologiche solo pochi decenni fa. L’abitudine e l’acculturazione sembrano non avere limiti.

Le scorse settimane del Covid-19, delle proteste per George Floyd e del collasso economico hanno offerto una pletora di esempi impressionanti. Considerati i seguenti:

  1. La colossale economia degli Stati Uniti non è in grado di produrre tamponi (bastoncini di prelievo) per acquisire campioni dalla gola di possibili portatori di coronavirus. L’elemento di sorpresa è smorzato dalla concomitante carenza di mascherine, camici medici, alcol disinfettante, guanti chirurgici, reagenti per i test e apparati di respirazione. Le condizioni di crisi sono durate diverse settimane e – in alcuni luoghi – perdurano. Esperti ci sottopongono complicate spiegazioni con riferimento alla catena globalizzata delle forniture, alla divisione costituzionale dei poteri, o a manchevolezze nell’addestramento dei lavoratori industriali della nazione. L’autarchia dei tamponi è dichiarata un obiettivo di sicurezza nazionale.

Queste semplici, orribili realtà sono sublimate. Qual è la catena di forniture dei tamponi? Bastoncini dal Myanmar integrati con piccoli fiocchi di cotone dal Pakistan da assemblare in Honduras, trasferiti attraverso un centro di distribuzione a San Antonio la cui manodopera è stata dimezzata dalle deportazioni in Messico da parte dell’Agenzia dell’Immigrazione e delle Dogane (ICE)?

Com’è che la Tunisia è in grado di produrre trenta milioni di mascherine N95 per una popolazione di dieci milioni nel giro di un paio di settimane mentre noi rovistiamo i mercati mondiali delle pulci a caccia di quei rari materiali? Perché la famiglia Trump ritiene impossibile distribuire qualsiasi scorta abbiamo quando 115 anni fa Teddy Roosevelt riuscì a spedire nel giro di quattro giorni 200.000 coperte a San Francisco dopo il terremoto del 1906?

C’è voluto meno tempo per dispiegare mezzo milione di soldati nel Golfo nel 1991 di quanto ce ne sia voluto allo zombie Jared Kushner (il Roca Rey [probabilmente Andres, il torero – n.d.t.] della Casa Bianca) per mollare le mascherine che ha ammucchiato nella sua stanza dei giochi.

  1. Famosi esperti medici stanno accanto al nostro presidente mentalmente tarato quando sputa stupidaggini assolute riguardo a cure da ciarlatani e mente sapendo di mentire. Vi è incluso il direttore del CDC dottor Robert Redfield e il coordinatore della Task Force della Casa Bianca sul Coronavirus dottoressa Deborah Birx. Persino, a volte, il dottor Anthony Fauci ha avuto una nota sorprendentemente accomodante. Parla ancora in interviste di un vaccino pronto a gennaio, dichiara il Remdesivir una “soluzione rivoluzionaria”, quando manifestamente non può né prevenire né curare (può alleviare), dice solo pochi giorni fa che non c’è ancora “nessuna verità definitiva” circa il valore dell’idrossiclorochina come trattamento, equivoca l’avventata affermazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) che, in verità, i portatori asintomatici di COVID-19 possono solo raramente diffondere il virus (a meno che e fino a quando non diventano sintomatici) – la stessa intervista del 9 giugno diventa vaga quando si tratta delle necessità per riaperture sicure – e ora è salito sul carro delle accuse alla Cina. In paesi che si sono mossi rapidamente e con intelligenza per controllare il virus – Norvegia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia, Taiwan, Grecia, Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Slovenia, Uruguay – i governi non si affrettano a trovare capri espiatori. Sono i derelitti e incompetenti che lo fanno: Brasile, Regno Unito, Peru, Svezia e Stati Uniti. E ricordiamo che abbiamo avuto tre settimane extra di preavviso rispetto agli europei: almeno un mese in più rispetto agli asiatici.
  2. Il CDC ha totalmente abbandonato la sua responsabilità di informare e guidare la cittadinanza riguardo alle minacce alla salute pubblica, non avendo diffuso alcuna dichiarazione o raccomandazione per un mese. Sottomettendosi alla prepotenza di Trump, i suoi leader tuttavia sono di ritorno a sperimentare lo screditato e iatrogeno farmaco per la malaria, idrossiclorochina, asseritamente utile per trattare il COVID-19 ma certamente omicida nei confronti di un considerevole segmento di quelli che l’assumono. Sembrano avere visioni spaventose di un furioso ‘Arancione’ che corre a Toledo Road, Hyattsville [sede dell’avvio della sua campagna elettorale 2020 – n.d.t.] impegnato a ripetere la sua frenesia da Rue Morgue.

 

Nessuno di questi medici rinomati ha pensato di dimettersi? O di dimettersi con il gesto plateale che farebbe scoppiare il pallone gonfiato che occupa l’Ufficio Ovale – e forse salvare la repubblica dal fatale scontro frontale con la realtà che la sua rielezione garantirebbe?

Al tramonto della propria carriera (Fauci 79, Redfield 69, Birx 64) qual è il valore aggiuntivo di accrescere  la propria collezione di cucchiaini da caffè della Casa Bianca, specialmente quando le dimissioni farebbero guadagnare maggior tempo sotto i riflettori e compensi da oratori e inserire per sempre nei libri si storia come un EROE STATUNITENSE? La prevedibile replica è: “Non è meglio che rimanga in una posizione prossima al decisore della politica in modo che sia ascoltata una voce razionale?”

Fauci e Birx – Foto Casa Bianca

La verità indiscutibile, tuttavia, è che Trump non ascolta nessuno, non capisce niente e non vi ha nemmeno incontrato per un mese. Vi ha anche vietato di concedere interviste non approvate dalla Casa Bianca; la vostra voce pubblica è zittita, salvo quando accettare di ripetere a pappagallo alcuni argomenti chiave trumpiani, ad esempio sulla Cina. (Anche Redfield indossa una cavigliera).

Dunque perché non andarsene e abbattere il Tempio profanato facendolo? Non vi piace essere coinvolti in un diverbio pubblico? Prendete la vostra valigetta, chiudete la porta silenziosamente e andate a casa ad assistere al programma dei Cuomo Brothers con un bicchiere in mano. L’’Arancione’ nemmeno si accorgerà che ve ne siete andati e dopo una settimana avrà dimenticato il vostro nome.

  1. Un vero surrealismo è stato toccato quando Trump ha spento le luci della Casa Bianca per trovare rifugio nel bunker sotterraneo. La visione del nostro leader spaccone che si precipita come uno scarafaggio nell’angolo più buio dell’edificio avrebbe distrutto totalmente la reputazione di qualsiasi presidente se si fosse verificata in qualsiasi momento prima che il paese entrasse nel nostro mondo crepuscolare in cui la farsa è irriconoscibile. La codardia dell’’Arancione’ non è certo un segreto di stato, ma questa pubblicità di essa è un segno dei nostri tempi. Successivamente lui ha inventato una storia di essere sceso solo per un ‘istante’ in un giro di ispezione (per controllare le scorte disponibili di Diet Coke, Big Mac e patatine congelate e della miniera di mascherine di Kushner?). Ha portato con sé l’intera famiglia non solo per agire da gruppo di sostegno contro il trauma dell’oscurità; aveva anche bisogno di dodici serie di dita per fare un conto accurato).
  2. Trump è riuscito a superare addirittura tale burlesque con il suo servizio fotografico con la Bibbia davanti alla chiesa di St. John. Posando con una copia a testa in giù di un libro che non ha mai letto o toccato in sessant’anni o giù di lì, fiancheggiato dal pluridecorato – otto file – Capo di Stato Maggiore, generale Mark Milley, addobbato con la più recente tuta da giungla del Pentagono, che si è prestato vergognosamente a questo insulto alla Costituzione che ha giurato di difendere e al personale multirazziale che comanda, da Bill Barr – il rospo scontroso che ghigna nell’avere appena strigliato uno sciame di insetti e – non ultima – la più recente pazza mentitrice alla stampa, Kayleen McEnany, vestita per l’occasione in pantaloni affusolati e attillati di raso nero e tacchi da tredici centimetri che la facevano sembrare come se fosse pronta per il servizio serale al Logan Circle. Non hanno mancato nessun trucco, salvo dimenticarsi di autografare la Bibbia destinata a essere il pezzo centrale della cappella della biblioteca presidenziale di Trump a Mar-A-Lago.

E’ dominio perverso? Uno sketch comico? Entrambi: due facce della stessa realtà.

  1. Poi c’è stata l’ignominiosa ritirata della polizia di Minneapolis da quella sede di distretto dove si era rintanata quando ‘affrontata’ da poche dozzine di dimostranti largamente pacifici. Il contrario di Fort Apache. Più simile alla colonna della Legione Straniera in dispersione da Diem Ben Pho. Perché? Beh, ricordiamo che nei nichilisti Stati Uniti tutto è possibile. La ragione approssimativa? Provate queste:

E’ stato ritenuto il momento per mettere alla prova la pianificazione dell’evacuazione d’emergenza nelle condizioni ideali di sperimentazione. Oppure

La Città aveva disperatamente bisogno del risarcimento dall’assicurazione incendio. Oppure

La pizza che avevano ordinato era in ritardo a causa di un’improvvisa epidemia di Covid-19 nel loro locale preferito e i poliziotti non riuscivano a decidere se fosse patriottico sostituirla con cibo cinese da asporto.

O, da tifosi sportivi privati dei Twins avevano visto un’occasione di filarsela in un bar sportivo per assistere ai momenti culminanti delle World Series 1965 sulla rete MLB.

Chi sono questi tizi, comunque?

  1. Anche i nostri amici europei stanno facendo un’apparizione sul palcoscenico burlesque, anche se in ritardo come al solito. Ieri la Commissione UE ha fatto il suo balletto sotto i riflettori con una solenne dichiarazione che “Russia e Cina sono i principali responsabili della diffusione di disinformazione in rete riguardo al Covid-19”. E’ stata formulata dalla vicepresidente per i Valori e la Trasparenza, Vera Jurova. “Se avremo prove, non ci tireremo indietro al fare i nomi e denunciare”, ha dichiarato ai giornalisti. Prevedibilmente non è stata esibita alcuna prova solida. Né è stata operata una distinzione tra fonti con indirizzi nazionali e organi governativi. Né suggerito alcun motivo plausibile. E naturalmente i nomi fatti non hanno incluso Donald “Bufala” Trump, Mike Pence, Michael Pompeo o qualsiasi altro artista statunitense della disinformazione. Ci si può solo chiedere quanti di questi coraggiosi “seguaci” europei si siano iniettati candeggina per tenere lontano il Coronavirus.
Ursula von der Leyen (CC-BY_4.0 (c) UE 2019)

Tuttavia, ottimisti di Bruxelles possono interpretare questi atti come a sostegno dell’affermazione della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen che la reazione collettiva alla crisi del Coronavirus ha reso questo il “momento dell’Europa”. Viene in mente il giugno 1991 quando, con l’ex Jugoslavia che finiva a pezzi, l’allora presidente della Commissione UE, Jacques Delors annunciò l’intenzione di assumere la responsabilità della crisi con la proclamazione che “l’Ora dell’Europa è suonata”. Visto come si sono svolte le cose “Per chi suona la campana” era più appropriato. Oggi la UE è assediata da molteplici minacce mortali – BREXIT, una rinnovata crisi debitoria, un collasso economico, il virus – che dovrebbero farla concentrare sulla propria sopravvivenza anziché su che cosa alcuni anonimi in Chongqing possono aver ventilato nei media sociali.

  1. Forse il grottesco definitivo è stato il pas de deux tra Trump e Zuckerberg: il presidente degli Stati Uniti che implora il baro della tecnologia informatica (IT) delle ere elettroniche affinché non lo metta nella lista nera di Facebook per le sue ultime oscenità. Questo, un giorno dopo che l’”Arancione” aveva minacciato di prendere il comando di tutti i media sociali, non appena avesse completato l’occupazione militare di 22 città statunitensi ribelli. Questa interazione perversa tra due autocostruiti egomaniaci che dominano due feudi del regno dovrebbe essere considerata una mostra di deformità.

Facciamo un passo indietro. Un imprenditore spietato che si è ricavato un impero globale cementato da un impulso universale all’autoaffermazione delle odierne anime senza meta è divenuto furtivamente il censore di fatto di tutte le comunicazioni che passano attraverso il suo spazio, come un esattore autorizzato medievale del dazio.

Nessun atto legislativo ha autorizzato questo. Non c’è stato alcun dibattito nazionale. Questo controllo draconiano è stato imposto su di noi, il popolo, che gorgogliamo rauchi riguardo al diritto alla riservatezza, alle nostre libertà costituzionali, al volere del popolo e tuttavia lo accettiamo come naturale e inevitabile e – per la maggior parte di noi – come una cosa splendida.

Zuck non ha alcuna posizione ufficiale. Tuttavia ha assunto una legione di 15.000 (prevalentemente) ragazzi “dalla strada” per controllare letteralmente tutto ciò che è inserito su Facebook, usando un arsenale elaborato di algoritmi progettati in collaborazione con l’Agenzia della Sicurezza Nazionale (NSA) (che fa in larga misura la stessa cosa, in modo più completo). Operano nell’ambito di linee guida in continuo cambiamento decretate da un ukase di Zuckerberg e ora da codificare ad opera di un comitato di poche dozzine di persone selezionate da Zuck, sua moglie e la sua ugualmente arrogante e amorale luogotenente Sheryl Sandberg, un’altra celebrità beniamina dei media.

Orwell (Wikimedia Commons)

Questo è George Orwell sotto un cocktail di steroidi e LSD.

Attualmente Facebook collabora con l’FBI per identificare e bloccare numerosi siti che sono dichiarati associati a stati/organizzazioni ostili agli Stati Uniti. Le condizioni non sono stipulate da nessuna parte e, in pratica, sono definite in modo molto generico. A oggi Facebook ha chiuso siti dove sono pubblicati articoli critici della politica estera statunitense, molti dei quali scritti da cittadini degli Stati Uniti, compresi alcuni che hanno ricoperto elevate posizioni governative.

Questa è una vera e propria censura su base extraterritoriale invertita. Tutto è fatto in segreto. Non risultano esserci ostacoli a che l’FBI dica a Zuck che ‘noi’ abbiamo motivi di sicurezza nazionale per applicare un simile divieto a siti nazionali. Questa censura è grosso modo analoga alla politica di Obama mediante la quale ha arrogato al presidente l’autorità di uccidere cittadini statunitensi fuori dagli Stati Uniti senza alcun riguardo al giusto processo costituzionalmente garantito.

Zuck, il potentato dell’IT, ha concesso all’”Arancione” la libertà di aggirare i censori. Ciò gli assicura il favore (e favori) nella Casa Bianca e lo distanzia dai suoi rivali di Google e Twitter.

Riconosciamo i meriti del baro: si gioca Washington magistralmente. Investe in burocrati e politici in posizioni cruciali; forgia legami di mutuo vantaggio con i disciplinatori; blandisce la stampa in cui tifosi dell’alta tecnologia scrivono della Silicon Valley; e tratta comitati del Congresso con nobile disdegno – mentendo, violando promesse, trattenendo documenti – sapendo perfettamente bene che loro non osano toccarlo nonostante il suo essere inarticolato al punto dell’incoerenza (un neofita Alan Greenspan) e trasparentemente bugiardo.

Bisogna ammettere che questo dice dei suoi interlocutori governatori più di quanto dica del genio machiavellico di Zuck.

Siamo seri. L’intero fenomeno dei media sociali è privo di qualsiasi dimensione di interesse pubblico. Ha rovesciato il nostro mondo come un calzino senza che nessuna autorità vi abbia prestato una forte attenzione.

Da un punto di vista logico ci sono due modi per affrontare la molteplicità di temi sollevati. Uno consiste nel trattare [i media sociali] come una semplice utenza pubblica, proprio come una tradizionale compagnia telefonica. L’altro approccio consiste nel prendere la decisione fondamentale che il benessere della nazione esige il controllo e la censura di tutto ciò che passa attraverso i media sociali. Poi si scelga l’uno o l’altro per attribuire tale responsabilità a un’agenzia federale di disciplina o di distribuirla tra compagnie private: Zuck e suoi omologhi. Non fare l’una o l’altra cosa è certo che perpetuerà il caos.

Graham Bell (Timoleon Marie Lobrichon – Library of Congress)

La bizzarria della situazione attuale viene in rilievo quando la confrontiamo con la gestione di precedenti innovazioni tecnologiche, persino quelle del settore delle comunicazioni. Si prenda il telefono. Dall’inizio era stato concepito in termini strettamente strumentali. Le società rendevano disponibile un servizio per il quale il cliente pagava un importo mensile. Gestivano il lato tecnico e quello finanziario. Gli usi cui era destinato erano decisi da te o da me. Non erano affari di Bell o di chiunque altro. Certamente Alexander Graham Bell non era chiamato a identificare i  diffusori di “notizie false” trasmesse lungo le linee o ad allertare tutti gli utenti telefonici riguardo da chi guardarsi.

Naturalmente il telefono è stato usato a fini criminali, in casi estremamente rari a fini sediziosi, e per ogni sorta di scopi futili. La risposta: far perseguire possibili criminali da autorità legali. Quanto al resto stava all’utente far fronte a chiamate strampalate, venditori di prodotti o idee nocive, chiamate oscene, eccetera.

Né, dovremmo ricordare a noi stessi, le telefonate erano interrotte dallo spuntare di registrazioni audio di canali che offrono i loro servizi per liberare scarichi intasati. Vendere tale spazio audio (assieme a dati personali selezionati dai vostri archivi telefonici) avrebbe in realtà reso i proprietari delle compagnie telefoniche ancor più ricchi di quanto erano. Avrebbero potuto ascendere ai ranghi dei miliardari ed essere qualificati a posizioni di governo a Washington. Ma farlo avrebbe attirato l’ira del pubblico e l’intervento della commissione statale sulle utenze pubbliche (nota anche come burocrazia governativa repressiva intenta a limitare le nostre libertà).

E’ sbalorditivo quanto siamo regrediti nella perdita di qualsiasi senso del bene collettivo e delle autorità pubbliche come sua difesa. Oggigiorno accettiamo la commercializzazione di uno strumento di comunicazione per nessun altro scopo che arricchire Zuck e compagni. Nessun altro ne beneficia.

E poi ci rivolgiamo a loro per protezione dalla minaccia di “notizie false” creata da quelle stesse società, in due modi. Promuovendo la dipendenza da mezzi di cosiddetta comunicazione che trasmettono pochissima informazione e usando il loro controllo dei media per gestire contenuti agendo da edicola elettronica personalizzata.

Michael Brenner è docente di affari internazionali presso l’Università di Pittsburg. [email protected]

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale:  https://consortiumnews.com/2020/06/15/the-greatest-show-on-earth/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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