Trump ha adottato un approccio da “Viva la Morte!” alla presidenza

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di Noam Chomsky e George Yancy – 5 giugno 2020

Mentre proteste contro la violenza razzista della polizia scuotono il paese, il fascismo ascende alla Casa Bianca di Trump e persiste la pandemia del COVID-19, questo paese è in un momento di decisivo. Ho parlato di questo punto di rottura con Noam Chomsky, noto come il padre della linguistica moderna, che è uno degli intellettuali pubblici più illustri e autore di più di cento libri, tra cui Hegemony or Survival, Failed States, Optimism Over Despair, Hopes and Prospects, Masters of Mankind e Who Rules the World?

Nell’intervista seguente Chomsky offre una visione su come possiamo meglio cimentarci con il momento presente e prepararci per il rinsavimento futuro.

George Yancy: Prima di chiederti del COVID-19 vorrei cominciare chiedendoti che cosa pensi dell’orribile assassinio di George Floyd e come interpreti le proteste che si sono verificate in tutti gli Stati Uniti e nel mondo. Sono particolarmente interessato alla tua reazione alla retorica di Trump per impiegare l’esercito per sopprimere una cosiddetta insurrezione.

Noam Chomsky: “Orribile assassinio” è l’espressione giusta. Ma dobbiamo essere chiari sugli assassinii di neri statunitensi che proseguono oggi. La brutalità di pochi poliziotti razzisti a Minneapolis costituisce solo una piccola parte del crimine.

E’ stato diffusamente segnalato che le percentuali di mortalità per la pandemia sono molto più elevate tra i neri. Uno studio attuale ha rilevato che “gli statunitensi che vivono in contee con una popolazione nera sopra la media hanno probabilità di morire di coronavirus tre volte maggiori di quelli in contee bianche sopra la media. Questo massacro di neri è in parte una conseguenza di come sono state dedicate le risorse per far fronte alla crisi, prevalentemente “in aree che capita siano più bianche e più abbienti”. Ma è radicato più profondamente in una storia odiosa di 400 anni di razzismo maligno. La pestilenza ha assunto forme diverse dopo la creazione di una dei sistemi di schiavismo più malvagi della storia umana – un fondamento principale dell’industria, della finanza, del commercio e della generale prosperità del paese – ma al massimo è stata mitigata, mai portata in prossimità di una cura.

Lo schiavismo statunitense è stato unico non solo in termini della sua malvagità, ma anche nel fatto è era collegato al colore della pelle. In questo sistema ogni volto nero era segnato con il marchio “La tua natura è di essere schiavo”.

Altri settori sono stati trattati duramente. Ebrei e italiani erano così temuti e disprezzati un secolo fa che la legge razzista sull’immigrazione del 1924 era ideata per escluderli dal paese, inviando molti ebrei ai crematori. A sostegno razzisti del giorno potevano dichiarare che dovevamo proteggersi dagli ebrei e dagli italiani che gestivano i maggiori sindacati del crimine, da creature come Meyer Lansky e Al Capone e Bugsy Siegel. Ma alla fine furono assimilati. Lo stesso accadde con gli irlandesi.

Con i neri, tuttavia, è diverso. Sono considerati permanentemente inassimilabili in una società dannata dal razzismo e dal suprematismo bianco. Per le vittime gli effetti sono accresciuti dai duraturi divari socioeconomici generati dalla dannazione, intensificati dall’assalto neoliberista degli ultimi quarant’anni, una grande pacchia per la ricchezza estrema, un disastro per i più vulnerabili.

Il massacro di statunitensi neri procede sotto il radar. Il presidente, la cui malvagità non conosce confini, ha sfruttato la concentrazione sulla pandemia per perseguire il suo servizio al suo elettorato principale, la grande ricchezza e il potere dell’industria. Un metodo consiste nell’eliminare le norme che proteggono il pubblico ma danneggia i profitti. Nel mezzo di una pandemia respiratoria senza precedenti, Trump si è mosso ad aumentare l’inquinamento dell’aria, il che rende il COVID-19 molto più mortale, tanto che decine di migliaia di statunitensi possono morire in conseguenza, riferisce la stampa finanziaria. Come al solito i morti non sono distribuiti in modo casuale: “Le più colpite sono le comunità a basso reddito e la gente di colore” che sono costrette a vivere nelle aree più pericolose.

E’ troppo facile continuare. I dimostranti sanno benissimo tutto questo. Non hanno bisogno di studi. Per molti è la loro esperienza vissuta. Le proteste non stanno solo chiedendo la fine della brutalità della polizia nelle comunità nere, ma una più fondamentale ristrutturazione delle istituzioni sociali ed economiche.

E stanno ricevendo un notevole sostegno, come vediamo non solo da azioni in tutto il paese ma anche nei sondaggi. Un sondaggio degli inizi di giugno “ha rilevato che il 64 per cento degli statunitensi adulti ‘simpatizzava con i dimostranti in strada oggi’, mentre il 27 percento no e il 9 per cento era insicuro”.

Possiamo confrontare questa reazione con un’altra occasione in cui si verificarono proteste simile: il 1992, dopo l’assoluzione degli agenti della polizia di Los Angeles che pestarono Rodney King quasi a morte. Seguì una settimana di rivolte, con oltre 60 morti, alla fine sedate dalla Guardia Nazionale assistita da truppe federali inviate dal presidente Bush. Le proteste furono prevalentemente limitate a Los Angeles, nulla di simile a quanto stiamo vedendo oggi.

Trump ha una preoccupazione prevalente, il suo stesso benessere: Come posso utilizzare questa tragedia per rafforzare le mie prospettive elettorali aizzando i componenti più razzisti e violenti della mia base elettorale? I suoi istinti naturali spingono per la violenza: “i cani più maligni e le armi più minacciose che io abbia mai visto”. E inviare l’esercito per impartire alla “feccia” una lezione che non dimenticherà mai.

Il piano di Trump per “dominare” la popolazione mediante la violenza la popolazione fuori di testa ha suscitato una diffusa rabbia, compresa una dura condanna di ex presidenti dei Capi di Stato Maggiore Congiunti assieme a espressioni di simpatia per i dimostranti. L’ex presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunti Mike Mullen ha scritto: “Da bianco non possono dichiarare una perfetta comprensione della paura e della rabbia che gli afroamericani provano oggi… Ma da persona che è in circolazione da un po’, so  abbastanza – e ho visto abbastanza – per capire che quei sentimenti sono reali e che sono fondati sin troppo dolorosamente”.

I cambiamenti negli ultimi due decenni sono forse un segnale che vasti segmenti della popolazione sono arrivando a riconoscere verità a lungo celate circa la nostra società, un raggio di luce in tempi bui.

 

Ci è spesso raccontato che gli Stati Uniti sono il paese più potente del mondo. Siamo sottoposti a una dieta di “eccezionalismo statunitense”. Tuttavia, globalmente, abbiamo il numero più elevato di morti da COVID-19. Siamo stati sistemicamente impreparati. Come spieghi questa incongruenza e quali ruoli ha Trump in tutto questo?

La mancanza di preparazione ha tre cause fondamentali: logica capitalistica, dottrina neoliberista e il carattere della dirigenza politica. Scorriamole brevemente una alla volta.

Dopo che l’epidemia di SARS del 2003 era stata contenuta, gli scienziati erano ben consapevoli che una pandemia era probabile e che poteva essere causata da un altro coronavirus. Sapevano anche come adottare misure per prepararsi. Ma il sapere non è sufficiente. Qualcuno deve utilizzarlo. L’ovvio candidato sono le compagnie farmaceutiche, che hanno tutte le risorse necessarie e grandi profitti, in misura non minore grazie ai brevetti esorbitanti riconosciuti loro negli accordi mal definiti di “libero scambio”. Ma erano bloccate dalla logica capitalistica. Non ci sono utili nel prepararsi a un possibile catastrofe nel futuro, e come intonò l’economista Milton Friedman all’alba dell’era neoliberista, quarant’anni fa, l’unica responsabilità delle imprese è massimizzare il valore per gli azionisti (e la ricchezza dei dirigenti). Nel 2017 le principali compagnie farmaceutiche hanno rifiutato una proposta dell’Unione Europea di assegnare una corsia preferenziale alla ricerca sui patogeni, compresi i coronavirus.

L’altro candidato è il governo, che anch’esso ha le risorse necessarie e ha avuto un ruolo considerevole nello sviluppare la maggior parte dei vaccini e dei farmaci. Ma quella via è bloccata dalla dottrina neoliberista che è prevalsa a partire da Reagan che ci ha informato che il problema è il governo, intendendo che le decisioni devono essere tolte al governo, che è in qualche misura influenzato dai cittadini, per essere attribuite a tirannie private irresponsabili che sono state le protagoniste (e beneficiarie) principali del trionfo neoliberista. Dunque anche il governo è escluso.

Il terzo fattore sono i governi individuali. Restando negli Stati Uniti, il presidente George H.W. Bush aveva creato un Comitato [presidenziale] di Consiglieri sulla Scienza e la Tecnologia (PCAST) per mantenere aggiornato il presidente su temi scientifici importanti. Uno dei primi atti del presidente Obama nell’assumere la carica nel 2009 è stato commissionare al PCAST uno studio su come far fronte a una pandemia. E’ stato fornito alla Casa Bianca alcune settimane dopo. L’amministrazione Obama, orientata alla scienza, aveva proceduto a predisporre un’infrastruttura per la pandemia che aveva pianificato una reazione precoce a minacce di malattie infettive. E’ rimasta attiva fino al 20 gennaio 2017, quando il presidente Trump ha assunto la carica e nel giro di giorni ha cominciato a smantellare l’intera infrastruttura del ramo esecutivo, tra cui i preparativi per la pandemia, ed è passato in effetti a rigettare in generale il ruolo della scienza nell’informare la politica, rovesciando le iniziative trasversali dalla Seconda guerra mondiale che sono state cruciali per sviluppare la moderna economia dell’alta tecnologia.

Per cacciare altri chiodi nella bara, Trump ha smobilitato programmi in cui scienziati collaboravano con colleghi cinesi per indagare i coronavirus. Ogni anno ha tolto fondi ai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC). Ciò è continuato con le sue proposte di bilancio del febbraio 2020, mentre infuriava la pandemia, che hanno chiesto ulteriori tagli ai CDC (aumentando contemporaneamente i sussidi alle industrie dei combustibili fossili). Gli scienziati sono stati sistematicamente sostituiti da dirigenti industriali che avrebbero assicurato che il profitto privatizzato sia massimizzato indipendentemente dall’impatto sul pubblico irrilevante.

Le decisioni di Trump si accordano con il giudizio del suo guru preferito, Rush Limbaugh, al quale ha assegnato la Medaglia Presidenziale della Libertà. Egli ci istruisce che la scienza è uno dei “quattro pilastri dell’inganno”, assieme all’accademia, ai media e al governo, che tutte “esistono in virtù dell’inganno”. Il motto guida dell’amministrazione è stato articolato in modo più eloquente dal principale generale di Franco nel 1936: “Abbasso l’intelligenza! Viva la morte!”

In conseguenza gli Stati Uniti sono stati “sistemicamente impreparati” quando la pandemia ha colpito.

A febbraio Trump ha detto che il COVID-19 sarebbe semplicemente scomparso, che “un giorno, come per miracolo, sparirà”. Era gravemente in errore e poi ha incolpato la Cina, persino “razzializzando” la malattia. Alcuni hanno detto che Trump ha le mani macchiate di sangue a causa della sua grossolana cattiva gestione del COVID-19. Cosa ne pensi?

Decine di migliaia di statunitensi sono morti in conseguenza del servizio devoto di Trump al suo elettorato principale: l’estrema ricchezza e il potere industriale. La sua malevolenza è persistita una volta scoppiata la malattia. Alcune settimane dopo aver scoperto i primi sintomi lo scorso dicembre, scienziati cinesi hanno identificato il virus, sequenziato il suo genoma e offerto le informazioni all’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e al mondo. Paesi in Asia e Oceani hanno reagito immediatamente, e hanno la situazione largamente sotto controllo. Altri hanno avuto comportamenti vari. Trump è stato in testa alla retroguardia. Per due mesi cruciali lo spionaggio e dirigenti sanitari statunitensi hanno cercato di attirare l’attenzione della Casa Bianca; invano. Alla fine Trump se n’è accorto, forse quando il mercato azionario è crollato, si dice. Da allora è stato il caos.

Non sorprendentemente, Trump e i suoi leccapiedi hanno si sono agitati disperatamente per trovare qualche capro espiatorio da incolpare dei suoi crimini contro gli statunitensi, dimentichi di quante altre persone egli massacri. La cancellazione dei finanziamento e poi l’uscita dalla WHO è un colpo sadico contro africani, yemeniti e molti altri popoli poveri e disperati che erano stati protetti da malattie rampanti dall’assistenza medica della WHO anche rima che scoppiasse il coronavirus e che stanno affrontando in aggiunta nuove catastrofi. Sono sacrificabili se ciò contribuirà alle sue prospettive elettorali.

L’accusa di Trump contro la WHO, che è troppo ridicola per parlarne, è che sia controllata dalla Cina. Uscendone egli aumenta l’influenza cinese. Ma è ingiusto imputargli stupidità. Il risultato non fa che sottolineare il fatto che, tanto per cominciare, non si è mai curato di questo.

 

Parlando di responsabilità e di mani insanguinate, una certa interpretazione dei diritti individuali pare prevalere sulla responsabilità sociale collettiva per molti negli Stati Uniti che non rispettano le raccomandazione della WHO e dei CDC, compreso uno sfacciato rifiuto di indossare mascherine. Che cosa diresti stia alimentando questa rabbia e mancanza di responsabilità nei confronti della salute e della sicurezza degli altri?

I Repubblicani a grande maggioranza nutrono fede nel presidente, indipendentemente da quanto le sue azioni li danneggino. La sua immagine sovrumana è amplificata da quelli che lo circondano, grazie alla sua riuscita campagna per liberarsi di tutti, salvo i sicofanti, come il secondo al comando, Segretario di Stato, Mike Pompeo che medita che Dio può aver inviato Trump sulla terra per salvare Israele dall’Iran. I colleghi evangelici di Pompeo, la più vasta base di sostegno a Trump, probabilmente sono d’accordo. E sentono in gran parte la stessa cosa in generale dal Partito Repubblicano, che ha virtualmente abbandonato ogni straccio di integrità e venera in modo abietto qualsiasi cosa egli faccia. Gran parte della stessa cosa vale per la camera d’eco mediatica. Studi hanno dimostrato che la principale fonte d’informazioni dei Repubblicani è Fox News, Limbaugh e Breitbart. In effetti si è sviluppata una diade interessante: Trump fa un qualche pronunciamento a caso; è salutato da Sean Hannity come una scoperta epocale e la mattina dopo Trump attinge a Fox News per scoprire che cosa pensare.

Sondaggi dell’opinione pubblica rivelano le conseguenze. Un sondaggio Pew in aprile, quando la responsabilità di Trump per il crescente disastro era oltre ogni seria discussione, ha rilevato che l’83 per cento dei Repubblicani e dei loro simpatizzanti classificava la reazione di Trump all’epidemia come eccellente o buona (rispetto al 18 per cento dei Democratici e dei loro simpatizzanti). Ascoltano un presidente che ha paragonato il virus alla “normale influenza” e che a metà aprile ha twittato istruzioni ai suoi sostenitori di “LIBERATE LA VIRGINIA e salvata il vostro grande Secondo Emendamento. E’ sotto assedio!” Il Secondo Emendamento non ha la minima rilevanza, ma Trump sa quali bottoni premere. Egli ha sollecitato, in modo trasparente, le sue truppe a prendere le armi, parte dei suoi tentativi più generali di incoraggiare dimostranti armati a violare l’ordine in stati con governatori Democratici (come la Virginia), in un momento in cui c’erano quasi 50.000 morti registrati.

Uccidiamo più statunitensi, non solo yemeniti e africani, se questo migliorerà le mie prospettive elettorali. “Abbasso l’intelligenza! Viva la morte!”

Se si escludono le operazioni manipolatorie e la fervente lealtà della base elettorali, non è chiaro che rimanga molto di un appello a “diritti individuali” in un qualsiasi senso significativo.

Né è chiaro che i dimostranti stiano ignorando la responsabilità sociale. Evidentemente loro non la vedono così. Sarebbero sconvolti all’idea che quello che stanno facendo sia simile a quelli con i fucili d’assalto che corrono in giro per le strade a sparare a casaccio, anche se il paragone è adatto. Non pensano di mettere in pericolo nessuno. Piuttosto, stanno seguendo il loro riverito leader nel contestare ogni sforzo della sinistra radicale, forse su istruzioni della Cina, di distruggere i loro diritti elementari e persino di portar via le loro armi.

Tutti segni ulteriori che il paese è in gravi guai e, alla luce del potere degli Stati Uniti, il mondo con esso.

 

A parte l’incompetenza di Trump, che cosa deve essere fatto globalmente in modo da poter sia prevenire un’altra pandemia e sia per essere preparati meglio in futuro?

Non sento che “incompetenza” sia proprio il termine giusto. Lui è molto competente nel perseguire i suoi obiettivi principali: arricchire i ricchissimi, rafforzare il potere e i profitti delle industria, mantenere in riga la propria base mentre l’accoltella alla schiena, e concentrare potere nelle sue mani smantellando il ramo esecutivo e in tal modo intimidendo i Repubblicani al Congresso che timidamente accettano quasi qualsiasi cosa. Non ho sentito un pigolio da loro quando Trump ha licenziato lo scienziato responsabile dello sviluppo del vaccino per aver osato mettere in discussione una delle cure da ciarlatani che lui promuove. C’è un silenzio mortale presso tali ranghi mentre egli attua la sua purga di ispettori generali, che impongono dei controlli sulla palude da lui creata a Washington, anche insultando uno dei più rispettati senatori Repubblicani, l’ottantaseienne Chuck Grassley che ha dedicato la sua lunga carriera a creare questo sistema.

E’ un risultato impressionante.

Quello che si deve fare globalmente è seguire il consiglio che gli scienziati stanno offrendo. Una nuova pandemia è probabile, forse peggiore di questa a causa del riscaldamento globale che può diventare un arrosto climatico con altri quattro anni della pestilenza di Trump. Devono essere compiuti passi per prepararvisi, del tipo di quelli raccomandati nel 2003 e in piccola parte perseguiti fino a quando Trump non ha messo in moto la sua palla da demolizione. Dovrebbe esserci cooperazione internazionale nelle ricerche sui coronavirus e altri pericoli potenziali, nello sviluppare la conoscenza scientifica necessaria per un rapido sviluppo di vaccini e farmaci per alleviare i sintomi e nell’elaborare piani d’emergenza da mettere in atto nel caso una pandemia colpisca di nuovo.

Per gli Stati Uniti, in particolare, ciò significa districare la società dal dogma neoliberista, che ha avuto amarissime conseguenze nel campo della sanità (e in molti altri). Il modello economico degli ospedali, senza capacità di gestione dei rifiuti o scorte, è un invito al disastro. Più in generale il sistema di assistenza sanitaria privata fortemente inefficiente è un peso terribile per la società, con il doppio dei costi di altri paesi sviluppati e alcuni dei risultati peggiori. Un recente studio di Lancet stima il suo costo annuo in almeno 500 miliardi di dollari e 68.000 morti extra. E’ vergognoso che gli Stati Uniti non riescano a elevarsi al livello di altre società e invece dipendano dal sistema più crudele e costoso di assistenza sanitaria universale: i pronto soccorso. Se riuscite a trascinarvi in uno di essi potete ricevere cure, seguite forse da una generosa parcella.

Lo stesso dogma neoliberista impedisce che gli Istituti Nazionali di Sanità operino oltre la ricerca e sviluppo essenziali di farmaci per arrivare alla sperimentazione e distribuzione, aggirando le compagnie private e l’attuazione delle norme costituzionali statunitensi, costantemente ignorate, che prescrivono che i farmaci prodotto con l’assistenza governativa (virtualmente tutti) siano resi disponibili al pubblico a un costo ragionevole. Gli studi più attenti di queste questioni di cui sono a conoscenza sono di Dean Baker, che stima enormi risparmi senza alcuna perdita di innovazione se tali misure fossero introdotte (si veda il suo libro ‘Rigged’, disponibile gratuitamente).

Questo è solo un inizio essenziale. Ci sono profondi problemi sociali, culturali e istituzionali che andrebbero affrontati.

 

Supponendo che l’elezione di novembre fosse prossima, vedi Trump impiegare il trucco della frode elettorale per restare al potere? Se ciò accadesse, che cosa prevedi in termini dell’evoluzione politica di ciò?

Trump e soci stanno già promuovendo energicamente quella truffa, non per la prima volta. Sanno di guidare un partito di minoranza e di dover ricorrere all’inganno e alla frode per conservare il potere politico. E per loro è in gioco molto. Altri quattro anni consentirebbero loro di garantire che le loro politiche di estrema destra prevalgano per una generazione, indipendentemente da ciò che vuole la popolazione. Quello è stato l’obiettivo della strategia di McConnell di mettere la magistratura, da cima in fondo, nelle mani di giovani giuristi di estrema destra che possono bloccare programmi di pubblico interesse. La perdita dell’opportunità attuale potrebbe condannare il loro progetto. Per Trump personalmente la prospettiva della perdita può essere grave, anche se è psicologicamente capace di accettarla come un essere umano normale. Può essere vulnerabile a gravi accuse legali se perde la sua immunità. E con il Partito Repubblicano arreso alla sua autorità, in stile nord-coreano, egli subisce pochi impedimenti. Possiamo lasciare il resto all’immaginazione.

 

Mi rendo conto che questo suona distopico, ma chi può dire che Trump, per pura avidità di potere, non galvanizzerà una milizia per sostenere il suo desiderio di restare al potere? Qualche idea?

Non può essere escluso. Come diffusamente riconosciuto, il paese sta affrontando una lunga crisi costituzionale. Il Senato è un’istituzione radicalmente non democratica, lo stesso, in misura minore, il sistema dei collegi elettorali. Per motivi demografici e strutturali una piccola minoranza di elettori bianchi, cristiani, rurali, tradizionalisti, spesso suprematisti bianchi può mantenere il controllo in una misura persino superiore a quella esercitata dai Democratici razzisti del Sud prima che la “strategia meridionale” di Nixon li introducesse nell’ovile Repubblicano. E questo è virtualmente immutabile attraverso modifiche costituzionali. Non è fuori questione che nelle mani di Trump la crisi incombente possa determinarsi molto presto.

 

Noam, so che preferisci non parlare molto di te stesso, ma a 91 anni come fai fronte personalmente al nostro momento storico surreale vivendo sotto il COVID-19?

In stretti termini personali, non è un grave difficoltà per mia moglie e me. Per molti altri è una faccenda radicalmente diversa. Il momento è davvero surreale. Il futuro sarà influenzato da come emergeremo dalla crisi. Le forze che ne sono responsabili, e dell’aggressione neoliberista alla popolazione che, dimostrabilmente, l’ha intensificata acutamente, non se ne stanno sedute tranquille. Stanno lavorando incessantemente per assicurare che ciò che emergerà sia una versione più dura e più autoritaria di quella che avevano creato nel loro interesse. Ci sono forze popolari alla ricerca di cogliere le attuali occasioni per rovesciare i disastri del recente passato e per procedere in direzione di un mondo molto più umano e decente. E, in modo cruciale, per affrontare le crisi molto più gravi che incombono.

Ci riprenderemo dalla pandemia, a un costo terribile. Non ci riprenderemo dal continuo scioglimento delle calotte polari e dalle altre conseguenze dell’arrosto della terra che renderà invivibili, tra non molto, le aree dell’insediamento umano se continueremo lungo il nostro percorso attuale. Altri quattro anni della malignità di Trump intensificheranno acutamente le difficoltà di far fronte a questa catastrofe incombente, anche se sfuggiremo alla minaccia di una guerra nucleare terminale che Trump sta aggravando smantellando il regime di controllo delle armi che offriva una certa protezione e correndo a sviluppare mezzi di distruzione nuovi e più pericolosi che compromettono la nostra calante sicurezza.

George Yancy detiene la cattedra Samuel Dobbs di Filosofia alla Emory University e del Montgomery Member al Darmouth College. E’ anche membro inaugurale dell’Università della Pennsylvania nel Programma Provost di Distinguished Faculty Fellowship (anno accademico 2019-2020). E’ autore, curatore e co-curatore di più di venti libri, tra cui Black Bodies, White Gazes; Look, A White; Backlash: What Happens When We Talk Honestly about Racism in America; e Across Black Spaces: Essays and Interviews from an American Philosopher pubblicato da Rowman & Littlefield nel 2020.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/trump-has-adopted-a-viva-death-approach-to-the-presidency/

Originale: Truthout

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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