Chi sono i burattinai segreti dietro la guerra di Trump all’Iran?

Print Friendly
“No alla guerra all’Iran”

di Medea Benjamin e Nicolas J.S. Davies – 29 maggio 2020

Il 6 maggio il presidente Trump ha posto il veto contro una legge sui poteri di guerra che specificava  che egli doveva chiedere al Congresso l’autorizzazione a usare la forza militare contro l’Iran. La campagna di “massima pressione” di Trump di sanzioni mortali e minacce di guerra contro l’Iran non ha visto alcuna attenuazione, persino quando USA, Iran e il mondo intero hanno disperatamente bisogno di mettere da parte i propri conflitti per fronteggiare il pericolo comune dell’epidemia di COVID-19.

Dunque che cosa c’è riguardo all’Iran che lo rende un simile bersaglio di ostilità per Trump e per i neoconservatori? Ci sono molti regimi repressivi nel mondo, e molti di essi sono stretti alleati degli Stati Uniti, dunque questa politica chiaramente non è basata su una valutazione obiettiva che l’Iran sia più repressivo di Egitto, Arabia Saudita o altre monarchie del Golfo Persico.

L’amministrazione Trump afferma che la sua “massima pressione” di sanzioni e minacce di guerra contro l’Iran è basata sul pericolo che l’Iran sviluppi armi nucleari. Ma dopo decenni di ispezioni da parte dell’Agenzia Internazionale sull’Energia Atomica (IAEA) e nonostante la politicizzazione statunitense della IAEA, l’Agenzia ha ripetutamente confermato che l’Iran non ha un programma di armi nucleari.

Se l’Iran ha mai condotto una ricerca preliminare sulle armi nucleari è stato durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, quando gli Stati Uniti e i loro alleati aiutarono l’Iraq a produrre e usare armi chimiche che uccisero fino al 100.000 iraniani. Una valutazione del 2007 dei servizi segreti statunitensi, la “Valutazione Finale dei Problemi Passati e Presenti in Sospeso” del 2015 della IAEA e decenni di ispezione della IAEA hanno esaminato e risolto ogni straccio di false prove di una programma di armi nucleari presentate o inventate dalla CIA e dai suoi alleati.

Se, nonostante ogni evidenza, i decisori della politica statunitense continuano a temere che l’Iran possa sviluppare armi nucleari, allora aderire all’Accordo sul Nucleare Iraniano (JCPOA), mantenere l’Iran in senso la Trattato sulla Non-Proliferazione e garantire un continuo accesso degli ispettori della IAEA garantirebbe una sicurezza maggiore che abbandonare l’accordo.

Come con le false affermazioni di Bush circa la armi di distruzione di massa dell’Iraq nel 2003, il vero obiettivo di Trump non è la non proliferazione nucleare, bensì il cambiamento di regime. Dopo quarant’anni di sanzioni e ostilità fallite, Trump e una cricca di guerrafondai statunitensi continua a indulgere alla vana speranza che un’economia in caduta libera e una diffusa sofferenza in Iran conducano a una rivolta popolare o rendano il paese vulnerabile a un altro colpo di stato o a un’invasione appoggiati dagli Stati Uniti.

 

Uniti Contro un Iran Nucleare e il Progetto Contro l’Estremismo

Una delle organizzazioni chiave che promuovono e spingono ostilità nei confronti dell’Iran è una gruppo enigmatico chiamato Uniti Contro un Iran Nucleare (UANI). Fondato nel 2008 è stato ampliato e riorganizzato nel 2014 sotto l’ombrello del Progetto Congiunto Contro l’Estremismo (CEPU) per espandere i suoi attacchi contro l’Iran e deviare l’attenzione dei decisori della politica statunitense dal ruolo di Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri alleati degli USA nel diffondere violenze, estremismo e caos nel grande Medio Oriente.

Lo UANI agisce da tutore privato delle sanzioni statunitensi mantenendo un “registro aziendale” di centinaia di società di tutto il mondo – dalla Adidas ai Zurich Financial Services – che commerciano o valutano commerci con l’Iran. Lo UANI perseguita queste società nominandole e denunciandole, preparando articoli per i media e sollecitando l’Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri a imporre multe e sanzioni. Mantiene anche una lista di controllo di società che hanno firmato una dichiarazione che certifica che non conducono affari in o con l’Iran.

Dimostrando quanto poco si curi del popolo iraniano, lo UANI mette persino nel mirino società farmaceutiche, biotecnologiche e di strumenti medicali – tra cui Bayer, Merck, Pfizer, Eli Lilly e Abbott Laboratories – cui sono state concesse speciali licenze statunitensi per aiuti umanitari.

Da dove ricava i propri fondi lo UANI?

UANI è stato fondato da tre ex dirigenti statunitensi: Dennis Ross, Richard Holbrooke e Mark Wallace. Nel 2013 aveva ancora un modesto bilancio di 1,7 milioni di dollari, quasi l’80 per cento provenienti da due miliardari ebrei statunitensi con forti legami con Israele e con il Partito Repubblicano: 843.000 dollari dall’investitore in metalli preziosi Thomas Kaplan e 500.000 dollari dal proprietario di casinò Sheldon Adelson. Wallace e altri collaboratori di UANI hanno anche lavorato per le società di investimento di Kaplan ed egli rimane un finanziatore e promotore chiave di UANI e dei suoi gruppi affiliati.

Nel 2014 lo UANI si è scisso in due entità: lo UANI originale e del Green Light Project, che fa affari come il Progetto Contro l’Estremismo. Entrambe le entità sono sotto l’ombrello di una terza, il Progetto Congiunto Contro l’Estremismo (CEPU). Questo permette alle organizzazioni di presentare le proprie raccolte di fondi come a favore del Progetto Contro l’Estremismo, anche se un terzo dei fondi è tuttora girato allo UANI.

Il CEO Mark Wallace, il direttore esecutivo David Ibsen e altri collaboratori lavorano per tutti e tre i gruppi nei loro uffici condivisi della Grand Central Tower di New York. Nel 2018 Wallace ha ricevuto uno compenso totale di 750.000 dollari da tutte e tre le entità mentre il compenso totale di Ibsen è stato di 512.126 dollari.

In anni recenti le entrate del gruppo ombrello, CEPU, si sono moltiplicate come funghi, raggiungendo 22 milioni di dollari nel 2017. Il CEPU è riservato riguardo alle fonti di tale denaro. Ma il giornalista d’inchiesta Eli Clifton, che aveva cominciato a interessarsi dello UANI nel 2014 quando esso era stato citato in giudizio per diffamazione da un armatore greco che aveva accusato di violare le sanzioni contro l’Iran, ha scoperto prove che suggeriscono collegamenti finanziari con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Questo è certamente ciò che implicano e-mail piratate tra personale del CEPU, un dirigente degli Emirati e un lobbista saudita. Nel settembre del 2014 il presidente del CEPU, Frances Townsend, ha inviato una e-mail all’ambasciatore degli UAE negli USA per sollecitare il sostegno degli UAE e proporre che ospitassero e finanziassero un vertice del CEPU ad Abu Dhabi.

Quattro mesi dopo Townsend ha inviato un’altra e-mail per ringraziarlo, scrivendo “E molte grazie per continuo sostegno Suo e di Richard Mintz (lobbista degli UAE) allo sforzo del CEP!”.  L’organizzatore della raccolta di fondi per lo UANI, Thomas Kaplan, che creato una stretta relazione con il reggitore degli Emirati, Bin Zayed, e ha visitato gli UAE almeno 24 volte.  Nel 2019 ha vantato con un intervistatore che gli UAE e i suoi dispotici governanti “sono i miei compagni più intimi in più parti della mia vita che non nessun altro, salvo mia moglie”.

Un’altra e-mail del lobbista saudita ed ex senatore Norm Coleman all’ambasciatore degli Emirati circa lo status fiscale del CEPU ha implicato che i sauditi e gli Emirati erano entrambi coinvolti nel suo finanziamento, il che significherebbe anche che il CEPU potrebbe violare la Legge sulla Registrazione degli Agenti Stranieri non registrandosi come un agente saudita o degli Emirati negli USA.

Ben Freeman, del Center for International Policy, ha documentato l’espansione segreta e pericolosamente non chiamata a rispondere dell’influenza di governi e complessi industriali-militari stranieri sulla politica statunitense in anni recenti, in cui lobbisti registrati sono solo la “punta dell’iceberg” quando si tratta di influenza straniera. Eli Clifton definisce lo UANI “una fantastico caso di studio e forse un microcosmo dei modi in cui la politica estera statunitense è in effetti influenzata e attuata”.

Il personale e i comitati consultivi di CEPU e UANI sono affollati di Repubblicani, neoconservatori e falchi guerrafondai, molti dei quali ricevono generosi stipendi e compensi per consulenze. Nei due anni prima che il presidente Trump nominasse John Bolton a suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il CEPU aveva pagato a Bolton 240.000 dollari per consulenze. Bolton, che promuove apertamente la guerra all’Iran, è stato determinante nell’indurre l’amministrazione Trump a ritirarsi dall’accordo sul nucleare.

UANI arruola anche Democratici per cercare di dare al gruppo una credibilità più ampia, trasversale. Il presidente del consiglio di UANI è l’ex senatore Democratico Joe Lieberman che era noto come il membro più filosionista del Senato. Un Democratico più moderato nel consiglio dell’UANI è l’ex governatore del Nuovo Messico e ambasciatore all’ONU Bill Richardson.

Norman Roule, un veterano della CIA che è stato responsabile dei servizi segreti nazionali per l’Iran per tutta l’amministrazione Obama, ha ricevuto dal CEPU 366.000 dollari per consulenze nel 2018. Subito dopo il brutale assassinio saudita del giornalista Jamal Khashoggi, Roule e il responsabile della raccolta fondi, Thomas Kaplan, hanno incontrato il principe ereditario Mohammed Bin Salman in Arabia Saudita, e Roule ha poi avuto un ruolo di guida in articoli e nel circuito del talk-shaw mascherando la repressione di Bin Salman e pubblicizzando le sue superficiali “riforme” della società saudita.

Più di recente in mezzo a proteste del Congresso, dell’ONU e dell’Unione Europea perché siano attenuate le sanzioni statunitensi contro l’Iran durante la pandemia, il presidente dell’UANI, Joe Lieberman, il presidente del CEPU, Frances Townsend, e il CEO, Mark Wallace, hanno firmato una lettera a Trump che ha affermato falsamente: “Le sanzioni statunitensi non prevengono né attaccano la fornitura di cibo, farmaci e strumenti medicali all’Iran”, e gli hanno chiesto di non ridurre le sue sanzioni omicide a causa del COVID-19. Questo è stato troppo per Norman Roule, che ha rigettato il suo copione UANI e ha dichiarato a The Nation: “La comunità internazionale dovrebbe fare tutto il possibile per mettere il popolo iraniano in condizioni di ottenere accesso a forniture e attrezzature mediche”.

Due società di comodo israeliane alle quali CEPU e UANI hanno versato milioni di dollari per “consulenze” suscitano domande ancor più inquietanti. Il CEPU ha versato più di 500.000 dollari alla Darlink, situata vicino a Tel Aviv, mentre UANI ha versato almeno 1,5 milioni di dollari alla Grove Business Consulting di Hod Hasharon, circa il 10 per cento delle proprie entrate dal 2016 al 2018. Nessuna delle due società pare esistere realmente, ma l’indirizzo della Grove sui documenti fiscale dell’UANI compare nei Panama Papers come quello del dottor Gideon Ginossar, un dirigente di una società all’estero registrata nelle Isole Vergini britanniche e che è finita insolvente nei confronti dei suoi creditori nel 2010.

 

Spaccio di un quadro fuorviato ai decisori della politica statunitense

La casa madre di UANI, il Progetto Congiunto contro il Terrorismo, si presenta come dedita a contrastare tutte le forme di estremismo. Ma in pratica è prevedibilmente selettiva nei suoi bersagli, demonizzando l’Iran e i suoi alleati e chiudendo contemporaneamente gli occhi su altri paesi con collegamenti più credibili con l’estremismo e il terrorismo.

UANI appoggia accuse di Trump e di falchi guerrafondai statunitensi che l’Iran è “lo stato peggiore del mondo nell’appoggiare il terrorismo”, base principalmente sul suo sostegno al partito politico sciita libanese Hezbollah, la cui milizia difende il Libano meridionale da Israele e lotta in Siria da alleato del governo.

Ma l’Iran ha inserito UANI nella propria lista dei gruppi terroristici nel 2019, dopo che Mark Wallace e UANI aveva ospitato una riunione al Roosevelt Hotel di New York cui avevano partecipato principalmente sostenitori del Mujahedin-e-Kalqh (MEK). Il MEK è un gruppo che lo stesso governo degli Stati Uniti aveva elencato nella sua lista delle organizzazioni terroristiche fino al 2012 e che è ancora dedito al rovesciamento violento del governo in Iran, preferibilmente persuadendo gli USA e i loro alleati ad attuarlo per conto suo. UANI ha cercato di prendere le distanza dalla riunione dopo il fatto, ma il programma pubblicato ha elencato UANI come organizzatore dell’evento.

D’altro canto ci sono due paesi su cui CEPU e UANI sembrano stranamente incapaci di scoprire collegamenti con estremismo e terrorismo e sono gli stessi paesi che risultano finanziare le loro attività, i loro lussuosi stipendi e “consulenze” oscure: l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Molti statunitensi stanno ancora chiedendo un’inchiesta pubblica sul ruolo dell’Arabia Saudita nei crimini dell’11 settembre. In un caso giudiziario contro l’Arabia Saudita avviato da famiglie delle vittime dell’11 settembre, l’FBI ha recentemente rivelato che un funzionario dell’ambasciata saudita, Mussaed Ahmed al-Jarrah, aveva offerto sostegno cruciale a due dei dirottatori. Brett Eagleson, un portavoce delle vittime il cui padre è stato ucciso l’11 settembre, ha dichiarato a Yahoo News: “(Questo) dimostra che c’era una gerarchia di comando proveniente dall’ambasciata saudita al ministero degli affari islamici [di Los Angeles] e ai dirottatori”.

La diffusione globale della versione wahabita dell’Islam che ha scatenato e alimentato al-Qaeda, l’ISIS e altri gruppi estremisti mussulmani violenti, è stata mossa principalmente dall’Arabia Saudita, che ha costruito e finanziato scuole e moschee wahabite in tutto il mondo. Ciò include la moschea Re Fahd di Los Angeles che frequentavano i due dirottatori dell’11 settembre.

E’ anche ben documentato che l’Arabia Saudita è stata il principale finanziatore e fornitore di armi delle forze guidate da al-Qaeda che hanno distrutto la Siria dal 2011, compresa la consegna, mediata dalla CIA, di migliaia di tonnellate di armi da Bengasi in Libia e da almeno otto paesi dell’Europa dell’Est. Anche gli UAE hanno fornito finanziamenti di armi a ribelli alleati di al-Qaeda in Siria tra il 2012 e il 2016, e i ruoli dei sauditi e degli UAE sono stati invertiti in Libia, dove gli UAE sono i principali fornitori di migliaia di tonnellate di armi alle forze ribelli del generale Haftar. In Yemen sia i sauditi sia gli Emirati hanno commesso crimini di guerra. Le forze aeree saudite e degli Emirati hanno bombardato scuole, cliniche, matrimoni e autobus scolastici, mentre gli Emirati hanno torturato detenuti di 18 carceri segreti in Yemen.

Ma Uniti Contro un Iran Nucleare e il Progetto Contro l’Estremismo hanno censurato tutto questo dalla visione unilaterale del mondo da loro offerta ai decisori della politica statunitense e ai media industriali statunitensi. Mentre demonizzano Iran, Qatar, Hezbollah e la Fratellanza Mussulmana come estremisti e terroristi, dipingono l’Arabia Saudita e gli UAE esclusivamente come vittime del terrorismo e alleati delle campagne “antiterrorismo” a guida statunitense, mai come patroni dell’estremismo e terrorismo o responsabili di crimini di guerra.

Il messaggio di questi gruppi dediti al “contrasto al terrorismo” è chiaro e per nulla troppo sottile: l’Arabia Saudita e gli UAE sono sempre alleati degli USA e vittime dell’estremismo, mai un problema o una fonte di pericolo, violenza o caos. Il paese di cui tutti dovremmo preoccuparci è – avete indovinato – l’Iran. Una propaganda di questo genere è impagabile! Ma d’altro canto, se si è dell’Arabia Saudita o degli Emirati Arabi Uniti e si è statunitensi avidi e corrotti che bussano alla porta ansiosi di vendere la propria lealtà, forse pagare si può.

Medea Benjamin è cofondatrice di CODEPINK for Peace e autrice di numerosi libri, tra cui ‘Inside Iran: The Real Story and Politics of the Islamic Republic of Iran’.

Nicolas J. S. Davies è un giornalista indipendente, ricercatore di CODEPINK e autore di ‘Blood on Our Hands: the American Invasion and Destruction of Iraq’.

 

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/who-are-the-secret-puppet-masters-behind-trumps-war-on-iran/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Gli USA dichiarano al mondo una guerra del vaccino Successivo La distorta definizione della libertà di espressione da parte di Trump