Gli USA dichiarano al mondo una guerra del vaccino

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Foto di Milkovasa /Shutterstock.com

di Prabir Purkayastha – 28 maggio 2020

Donald Trump ha lanciato a maggio una nuova guerra del vaccino, ma non contro il virus. E’ stata contro il mondo. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono stati i soli due contrari, presso l’Assemblea Mondiale della Sanità, alla dichiarazione che i vaccini e i farmaci per il COVID-19 dovrebbero essere disponibili come bene pubblico e non sotto diritti esclusivi di brevetto.  Gli Stati Uniti si sono esplicitamente dissociati dall’appello a un brevetto comune, parlando invece del “ruolo cruciale svolto dalla proprietà intellettuale”, in altre parole, di brevetti per i vaccini e i farmaci. Avendo malamente abborracciato la sua reazione al COVID-19, Trump sta cercando di recuperare le sue fortune elettorali alle elezioni di novembre di quest’anno promettendo un vaccino imminente. La versione 2020 dello slogan “Rifacciamo grandi gli Stati Uniti” si sta evolvendo in “vaccini per noi”, ma il resto del mondo dovrà mettersi in coda e pagare quanto chiede la grande industria farmaceutica, poiché sarà essa a detenere i brevetti.

Per contro, tutti gli altri paesi sono stati d’accordo con la proposta del Costa Rica presso l’Assemblea Mondiale della Sanità che dovrebbe esserci un brevetto comune per tutti i vaccini e i farmaci per il COVID-19. Il presidente Xi ha detto che i vaccini cinesi saranno disponibili come bene pubblico, un’idea condivisa anche da leader dell’Unione Europea. Tra i dieci vaccini candidati nella fase 1 e 2 delle sperimentazioni cliniche, i cinesi ne hanno cinque, gli Stati Uniti tre, e la Gran Bretagna e la Germania uno ciascuna.

Trump ha comunicato un ultimatum all’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) con un ritiro permanente di fondi se non modificherà i suoi modi entro 30 giorni. In acuto contrasto, nell’Assemblea Mondiale della Sanità (il più elevato organo decisionale della WHO) quasi tutti i paesi, tra cui stretti alleati degli Stati Uniti, si sono schierati al fianco della WHO. Il fallimento dei Centri statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) nei confronti del COVID-19, con quasi quattro volte il bilancio della WHO, è visibile a tutto il mondo. Il CDC ha fallito nel fornire un test riuscito per il SARS-CoV-2 nei mesi cruciali di febbraio e marzo, ignorando contemporaneamente i kit di test funzionanti della WHO che erano distribuiti a 120 paesi.

Trump deve ancora chiamare la sua amministrazione e il CDC a rispondere di questo pasticcio criminale. Questo, più di qualsiasi altro fallimento, è il motivo per cui i numeri statunitensi del COVID-19 sono oggi più di 1,5 milioni e circa un terzo dei contagi globali. Si confronti ciò con la Cina, la prima ad affrontare questa epidemia ignota, ferma a 82.000 contagi e con i sorprendenti risultati  prodotti da paesi quali Vietnam e Corea del Sud.

Un problema oggi incombe sulla pandemia del COVI-19. Se non affrontiamo il tema dei diritti di proprietà intellettuale in questa pandemia, probabilmente assisteremo a una replica della tragedia dell’AIDS. Ci furono morti per dieci anni (1994-2004) poiché i farmaci per l’AIDS costavano tra i 10.000 e i 15.000 dollari per un anno di cure, molto oltre la loro portata. Alla fine leggi sui brevetti in India consentirono alle persone di ottenere farmaci per l’AIDS a meno di un dollaro al giorno, o 350 dollari per un anno di fornitura. Oggi l’80 per cento dei farmaci mondiali per l’AIDS arriva dall’India. Per la grande industria farmaceutica i profitti hanno calpestato le vite, e continueranno a farlo, COVID o non COVID, a meno di cambiare il mondo.

La maggior parte dei paesi ha norme obbligatorie sulle licenza che consentiranno loro di violare brevetti nel caso di epidemie o di emergenze sanitaria. Persino l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), dopo una dura lotta, ha accettato nella sua Dichiarazione di Doha (2001) che paesi in condizioni di emergenza sanitario hanno il diritto di consentire a qualsiasi impresa di produrre un farmaco brevettato senza il permesso del detentore del brevetto, e persino di importarlo da altri paesi. .

Com’è, dunque, che paesi siano incapaci di violare brevetti, anche se ci sono previsioni nelle loro leggi e nell’Accordo TRIPS? La risposta è il timore di subire sanzioni statunitensi. Ogni anno l’Ufficio statunitense del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti (USTR) diffonde un Rapporto Speciale 301 che ha usato per minacciare sanzioni commerciali contro qualsiasi paese che provi a concedere obbligatoriamente licenze riguardo a un qualsiasi prodotto brevettato. L’India figura in evidenza in questo rapporto un anno dopo l’altro, per aver osato concedere una licenza obbligatoria nel 2012 alla Natco per il nexavar, un farmaco contro il cancro che la Bayer vendeva a più di 65.000 dollari l’anno. Marijn Dekkers, il CEO della Bayer, è stato diffusamente citato affermare che quello era un “furto” e che “Non abbiamo sviluppato questo farmaco per gli indiani… Lo abbiamo sviluppato per pazienti occidentali che possono permetterselo”.

Questo lascia senza risposta quanti, anche nell’occidente benestante, possano permettersi un conto di 65.000 dollari per una malattia. Ma è fuori discussione che un conto di tale  portata è una condanna a morte per chiunque, salvo che per i super-ricchi, in paesi come l’India. Anche se numerosi altri farmaci era in corso di valutazione all’epoca per una licenza obbligatoria, l’India non ha esercitato tale clausola di nuovo dopo aver ricevuto minacce statunitensi.

E’ il timore che paesi possano violare i brevetti usando il loro potere di licenza obbligatori che ha condotto a proposte di condivisione dei brevetti. La tesi è stata che poiché molte di queste malattie non colpiscono i paesi ricchi, la grande industria farmaceutica dovrebbe rinunciare ai propri brevetti a favore di tali condivisioni di essi, oppure un capitale filantropico dovrebbe finanziare lo sviluppo di nuovi farmaci per tale condivisione. Di fronte all’epidemia del COVID-19 è questa idea di brevetti in comune che è emersa nella recente Assemblea Mondiale della Sanità, WHA-73. Tutti i paesi hanno appoggiato tale proposta, a parte gli Stati Uniti e il loro leale alleato, il Regno Unito. Gli Stati Uniti sono anche finiti in disaccordo sulla risoluzione finale della WHA, essendo gli unici contrari alla condivisione dei brevetti dei farmaci e vaccini per il COVID-19, segnalando “il ruolo cruciale che ha la proprietà intellettuale nell’incentivare lo sviluppo di prodotti sanitari nuovi e migliorati”.

Anche la condivisione dei brevetti è benvenuta se non è disponibile alcuna altra misura, fa anche sembrare che i paesi non abbiano altro ricorso a parte la beneficenza del grande capitale. Ciò che questo nasconde, come la beneficenza fa sempre, è che le persone e i paesi hanno diritti legittimi in base al TRIPS di violare brevetti in caso di un’epidemia o di un’emergenza sanitaria.

Gli Stati Uniti, che strillano come pazzi se una licenza obbligatoria è concessa da un qualsiasi paese, non hanno un simile rimorso quando sono minacciati i loro interessi. Durante il panico dell’antrace nel 2001, il Segretario alla Sanità degli Stati Uniti ha trasmesso una minaccia alla Bayer in base “all’esproprio di brevetti per pubblica utilità” perché concedesse ad altri produttori la licenza del farmaco ciprofloxacina per l’antrace. La Bayer si è piegato e ha accettato di fornire la quantità a un prezzo che era stato fissato dal governo degli Stati Uniti. E senza fiatare. Sì, questa è la stessa Bayer che considera l’India come una “ladra” perché concede un licenza obbligatoria!

La vaccinazione per il COVID-19 potrebbe dover essere ripetuta ogni anno, poiché ancora non conosciamo la durata della sua protezione. E’ improbabile che un vaccino contro il SARS-CoV-2 offrirà un’immunità a vita come il vaccino del morbillo. Diversamente dall’AIDS, in cui il numero dei pazienti era inferiore ed erano purtroppo stigmatizzati in vari modi, il COVID-19 è una minaccia visibile da tutti. Ogni tentativo di tenere popoli e governi sotto ricatto riguardo ai vaccini o farmaci per il COVID-19 potrebbe vedere il collasso dell’intero edificio dei brevetti del TRIPS costruito dalla grande industria farmaceutica sostenuta dagli Stati Uniti e dai principali paesi della UE. E’ per questo che i più perspicaci nel mondo capitalisti si sono diretti a una condivisione volontaria dei brevetti per potenziali farmaci e vaccini per il COVID-19. Un brevetto volontario di gruppo significa che imprese o istituzioni che detengono brevetti su medicinali – come il remdesivir – o su vaccini li conferiscono volontariamente a un tale gruppo. I termini e le condizioni di tale conferimento, inteso a prezzi ridotti o solo per certe regioni, non sono chiari, inducendo a critiche un brevetto volontario di gruppo non sia un sostituto della dichiarazione che tutti tali farmaci e vaccini debbano essere trattati come beni pubblici durante la pandemia del COVID-19.

Diversamente dal capitale perspicace la reazione di Trump al vaccino per il COVID-19 è di forzare in modo aggressivo le cose. Egli ritiene che con i fondi illimitati che gli Stati Uniti sono oggi disposti a riversare negli sforzi per il vaccino, o batterà tutti altri conquistando il primo posto, oppure comprerà la società che risulterà vincente. Se tale strategia avrà successo egli potrà allora usare il “suo” vaccino per il COVID-19 come un nuovo strumento di potere globale. Saranno gli Stati Uniti a quel punto a decidere quali paesi otterranno il virus (e a quale prezzo) e quali no.

Trump non crede in un ordine globale basato su regole, anche se le regole sono prevenute a favore dei ricchi. Sta uscendo da vari accordi sul controllo delle armi e ha azzoppato la WTO. Crede che gli Stati Uniti, come maggiore economie e forza militare più potente, debbano avere il diritto incontrastato di dare ordini a tutti i paesi. Minacce di bombardamenti e invasioni possono essere combinate con sanzioni unilaterali illegali; e l’arma più recente del suo arsenale immaginario è trattenere i vaccini.

Il piccolo problema di Trump è che i giorni in cui gli Stati Uniti erano il solo egemone globale sono finiti decenni fa. Gli Stati Uniti si sono dimostrati un gigante goffo e la loro reazione all’epidemia caotica. Non sono stati in grado di mettere a disposizione in tempo test del virus per il loro popolo e hanno mancato di bloccare l’epidemia attraverso misure di contenimento/mitigazione, cosa che numerosi altri paesi hanno fatto.

La Cina e la UE sono già d’accordo che qualsiasi vaccino sviluppato da loro sarà considerato un bene pubblico. Anche senza ciò, una volta che un farmaco o un vaccino sarà noto come funzionante, qualsiasi paese con una ragionevole infrastruttura scientifica potrà replicare il farmaco o il vaccino e produrlo localmente. L’India in particolare ha una delle capacità di produzione di farmaci e vaccini generici più vaste del mondo. Che cosa impedisce all’India, o a qualsiasi paese, quanto a questo, di produrre vaccini o farmaci per il COVID-19 una volta che siano sviluppati; solo la vuota minaccia di un egemone fallito riguardo alla violazione dei brevetti?

Questo articolo è stato prodotto in collaborazione da Newsclick e Globetrotter, un progetto dell’Independent Media Institute.

Prabir Purkayastha è il direttore fondatore di Newsclick.in, una piattaforma mediatica digitale. E’ un attivista della scienza e del movimento del Software Libero.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/u-s-declares-a-vaccine-war-on-the-world/

Originale: Independent Media Institute

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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