Quanti morti yemeniti ci vogliono per pareggiare un collaboratore del Washington Post?

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di Gary Brecher – 25 maggio 2020

Il War Nerd [fissato della guerra] disseziona il giornalismo sull’Arabia Saudita per mostrare come i media industriali si interessano di più di un giornalista morto del Washington Post che non di un milione di yemeniti uccisi in una guerra appoggiata dall’occidente.

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Il titolo qui non è una battuta, purtroppo. E’ una domanda che non si può fare a meno di porsi se si è seguita la guerra in Yemen.

Probabilmente avrete notato che su Radio War Nerd abbiamo segnalato in continuazione che alcuni dei morti in tempo di guerra ricevono un mucchio di attenzione; altri pochissima, o nessuna. Ma non è facile ricavare un test reale, di tipo scientifico, del peso relativo della morte di un giornalista del Washington Post e delle morti di civili “nemici”.

Beh, ora abbiamo un simile test. L’ho appena scoperto sul sito della BBC News. Questa cosa sarà un parametro aureo dei calcoli dei pixel-per-morto da oggi in poi. E’ il Premio Nobel in materia di Fisica Mediatica. Qual è il peso molecolare di un morto civile yemenita? E’ una quantità così minuscola che semplici profani che usano strumenti di nuda pietra non potrebbero mai immaginarla. Ma grazie a questo servizio della BBC possiamo utilizzare le nostre competenze matematiche avanzate per capirlo.

Ecco la storia, il nostro momento Eureka, la nostra Stele di Rosetta, il nostro microscopico elettronico mediatico: un articolo della BBC intitolato “Arabia Saudita: quanto gravi sono i suoi problemi?”, pubblicato il 13 maggio 2020 a firma di Frank Gardner, “Corrispondente della BBC sulla sicurezza”.

Gardner identifica molti problemi del Regno, la maggior parte dei quali puramente finanziari: la pandemia di COVID-19, il surplus di petrolio e i prezzi in discesa. Cita brevemente il problema di pubbliche relazioni (PR) sofferto dal governante saudita di fatto, principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS):

“Nel frattempo il principe ereditario, pur largamente popolare in patria, resta una specie di paria in occidente a causa dei persistenti sospetti sul suo presunto ruolo nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi”.

Quello è il sesto paragrafo di Gardner, dunque il problema di PR si classifica inferiore ai problemi puramente finanziari, tuttavia ancora parecchio in alto.

La posizione di un paragrafo in un articolo giornalistico è molto importante. E come la leva della Lega Nazionale Calcio, non si tratta di essere arruolati o no, ma di dove si è posti. Quanto più avanti tanto meglio, meglio maggior valore si ha, che si sia un cornerback o un civile morto.

Dunque essere citati nel sesto paragrafo di un lungo articolo come questo (50 paragrafi), come lo è Khashoggi, fa apparire come una specie di terza scelta. Khashoggi può essere orgoglioso, dovunque si trovi ora.

Il punto è che l’uccisione di Khashoggi e l’UNICO problema PR di MbS, per quanto riguarda la BBC.

E’ fuor di dubbio che l’uccisione di Khashoggi, un saudita d’élite divenuto corrotto non sia stato un trionfo dell’assassinio professionale. Si dimentichi Jean Reno; è stato più come assumere i ragazzi della serie “Non aprite quella porta” a condurre un’operazione di pulizia. Gli agenti di MbS hanno portato le loro seghe nel consolato saudita di Istanbul, ucciso Khashoggi in tale sede, e sono stati troppo stupidi per rendersi conto che lo spionaggio turco aveva riempito il posto di cimici più di una baita dell’Ontario a luglio e non aveva pronta una storia di copertura quando i nastri sono apparsi in rete.

E il tentativo saudita di gestione del danno è stato il più inetto di tutti. La prima reazione dei sauditi è stata che Khashoggi aveva lasciato il consolato intatto, i suoi arti una foresta vergine non toccata dalla sega, e solo sotto pressione hanno ammesso che era stato ucciso e smembrato all’interno del loro consolato. Nessuno contesta che l’uccisione di Jamal Khashoggi sia stato un caos sanguinario in ogni senso.

Ma il fatto è che quello non è stato il caos più sanguinario in cui MbS e il Regno siano stati coinvolti. E Khashoggi non è stato il corpo rimasto mutilato dopo le politiche di “riforma” di MbS.

Di graaan lunga no. Era in corso quest’altra cosa: l’invasione e il blocco a guida saudita dello Yemen nord-occidentale, gli altipiani provinciali più sciiti dello Yemen. Quel massacro sanguinario era cominciato nel marzo del 2015 e ha ucciso incalcolabili (e intendo realmente “incalcolabili”) centinaia di migliaia di persone da allora.

Quanti hanno subito morti orribili in Yemen dal 2015? Le fonti ufficiali come il WaPo (Washington Post) e il NYT e la BBC sono state solide fissarsi su una cifra immutabile: 10.000 morti.

Tutti ne hanno riso. Tutti sapevano che doveva essere molto, molto più elevata, ma ciò semplicemente seccava le nostre fonti giornalistiche di riferimento. Perciò hanno cercato di mascherare i numero con la formula, per salvare la faccia, di “almeno” 10.000, ma persino gli avvoltoi a volte si strozzano e la gente si è stufata di sentire una simile evidente bugia insensibile.

Dunque, a questo punto, quanti nessuno yemeniti sciiti sono morti? Quanti cadaveri scomodi, sproporzionatamente di bambini (per sono sempre i primi a morire in una carestia) sono sepolti, non contati, in quella terra pietrosa?

Nessuno prova nemmeno più molto a fare ipotesi, perché nessuno nei media occidentali è interessato. Specialmente non i crociati del Washington Post.  Per quanto riguarda loro e i loro amici del NYT e della BBC tali morti non contano. No, questo è sbagliato: quelle morti sono in realtà una seccatura, una distrazione. Non è che i siti giornalistici di riferimenti non possano prendersi il fastidio di occuparsi delle centinaia di migliaia di persone che sono morte in Yemen dopo anni di blocco, attacchi aerei e carestia artificiale. Non è per nulla questo. Se ne interessano, certo; sono seccati.

Poiché quelli che sono morti erano dei nessuno e la peggior specie di nessuno. Erano sciiti, e gli sciiti sono tutti nostri nemici, per quanto riguarda Riyadh, D.C., Londra e Gerusalemme. Quando un bambino yemenita sciita muore rantolando a causa di una malattia facilmente curabile come il colera, non sono semplicemente è privo di importanza, è propaganda del nemico, perché gli Houthi – o Ansarullah, se preferite; la principale milizia sciita in Yemen – sono ufficialmente un “braccio armato dell’Iran”.

Non lo sono, ovviamente. Gli sciiti dello Yemen nord-occidentale hanno combattuto per secoli contro il Najd, sede dei Saud nell’Arabia Centrale.

Najran era una città yemenita prima degli anni Trenta del millenovecento, quando i nuovi ricchi sauditi la “affittarono” dagli yemeniti poveri in canna e semplicemente si rifiutarono di restituirla quando l’affitto terminò. La reazione saudita fu semplicemente: “Oh, volete che restituiamo Najran? Vedetevela con i nostri nuovi amici, gli eserciti degli USA e della Gran Bretagna. Noi ora li paghiamo per la protezione, così se fate un solo passo oltre il nuovo confine loro vi faranno a pezzi”.

Da allora l’alleanza tra Riyadh, Washington e Londra non ha fatto che rafforzarsi. La sinistra araba è stata spazzata via dallo Yemen, dall’Oman e dalla stessa Arabia Saudita. Di questi tempi sono dappertutto corrotti islamisti/monarchici.

E questo va semplicemente bene per i collaboratori di WaPo/NYT/BBC. Non hanno mai avuto NESSUN problema con tutto questo. Non hanno avuto per nulla problemi nell’appoggiare il blocco da parte della “coalizione” saudita dei farmaci e del cibo diretti nello Yemen nord-occidentale; nessun problema con i video di bambini morenti di malattie medievali; nessun problema con il bombardamento saudita di Hodeidah, l’unico porto che serve lo Yemen nord-occidentale; e nessun problema con il pattugliamento della marina statunitense per imporre il blocco saudita contro il cibo e i farmaci in arrivo nelle province sciite.

Macerie dopo un attacco aereo saudita in Yemen – Foto UNDP

Si ricordi, quando Jamal Khashoggi è stato ucciso nel 2018, questo blocco e questa carestia artificiali stavano andando avanti da quasi tre anni. Nessuno sa esattamente quando yemeniti sciiti siano morti in tali anni, perché nessuno tra quelli che contano lo vuole sapere. Sto usando “non vuole sapere” come un verbo transitivo qui; non è che abbiano “mancato” di scoprirlo, bensì che la loro politica è stata un aperto boicottaggio delle storie dell’orrore yemenite, persino quando stavano promuovendo storie dell’orrore prevalentemente cazzate dalla Siria, che capitava si allineassero con gli interessi del cartello DC/Riyadh/Londra (e, in modo seccante ma non molto importante, con quelli degli idioti della sinistra ‘risvegliata’ che non si sono mai resi conto di svolgere un bel lavoro di PR per il cartello).

Dunque siamo pronti a mettere in moto il nostro esperimento. Jamal Khashoggi è citato nel paragrafo sei di questo articolo. E le centinaia di nessuno morti in Yemen?

Sono citati un totale di tre volte in questo articolo di cinquanta paragrafi. Sempre molto brevemente, “di passaggio” come amano dire garbati giornalisti, e usando termini quali “un battibecco” per descrivere la confusione, come se si trattasse di un momento ringhioso in un programma di cucina.

Ecco la prima delle tre menzioni. Questa – la prima, ricordatelo – è nell’ottavo paragrafo, due paragrafi dopo la morte di Jamal Khashoggi, in termine della National Football League una quarta o quinta scelta. Si noti anche la formulazione qui:

“Poi la guerra nel vicino Yemen ha fatto sanguinare le casse saudite per più di cinque anni ormai senza nessun risultato tangibile e un battibecco con il Qatar ha sfasciato l’unità superficiale delle sei nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo Arabo (GCC)”.

Non c’è nulla su quanti sono morti, o quanti dei morti erano civili, o quanti (TANTI) dei morti per la carestia erano bambini. Nulla del tutto al riguardo. Ah, ma c’è qualcosa riguardo al sangue! “… La guerra nel vicino Yemen ha fatto sanguinare le casse saudite per cinque anni ormai…” Eh, c’è una novità medica. Un certo hippie disse “solo le donne sanguinano”, ma risulta qui che solo le “casse” sanguinano. Come se fosse “solo il denaro sanguina”. Gli yemeniti no; le “casse” sì.

E sapete il peggio riguardo a quel salasso fiscale? E’ stato interamente per “nessun risultato tangibile”, Un cattivo investimento, un peccato di gran lunga peggiore, apparentemente, di diverse centinaia di migliaia di morti.

Ora ecco la seconda menzione dello Yemen. Questa appare molto più giù, circa la trentaduesimo paragrafo (su cinquanta paragrafi, ricordate), il che la rende simile a un’ottava scelta in termini della National Football League.

Questa è brevissima, molto equivoca in ogni senso:

“La guerra dello Yemen, perseguita in parte dall’aria da aerei da guerra sauditi forniti dagli USA e dalla Gran Bretagna, ha visto presunti crimini di guerra commessi da tutte le parti”.

Questa mi fa quasi vomitare (e un tempo ho condotto un’inchiesta sul giornalismo britannico durante la Grande Fame dei tardi anni Quaranta del milleottocento, dunque ho uno stomaco forte). Noterete che è stata “perseguita” dai sauditi, un modo carino per dire “hanno invaso lo Yemen”. Inoltre sono stati responsabili solo “in parte” di tale perseguimento (anche se la loro “Coalizione dei volenterosi” era ancor più riluttante e inutile della nostra in Iraq).

E giusto per stendere un altro strato di vernice bianca su questa schifiltosa, rapida allusione a un genocidio, Gardner completa il paragrafo con “crimini di guerra commessi da tutte le parti”. Sì, Frank, uno è cattivo quanto l’altro, vero? Anche se una parte, quella con i soldi, ha tutte le armi, tutta la potenza di fuoco offensiva, e tutti i media zerbini dalla propria parte. E’ un vecchio trucco, questo di “uno cattivo quanto l’altro”, ma funziona sin troppo spesso.

Macerie dopo attacchi USA e sauditi a Saada, Yemen, nel 2015 – Foto UN OCHA / Philip Kropf

Ah, ma Gardner prosegue ammettendo che ci sono stati problemi a causa del genocidio in Yemen. Quale genere di problemi? Problemi di PR, naturalmente! Afferma nel paragrafo successivo che il “perseguimento” di una guerra da parte del Regno dell’Arabia Saudita (KSA) ha determinato, per ragioni che sembrano del tutto incomprensibili ai nostri amici della BBC, una certa cattiva stampa.

“Ma il pedaggio dei morti civili causati da tali attacchi aerei ha determinato una montante critica a Washington e altrove”.

E’ quella prima parola “Ma…” che mi intriga. “Ma”? Perché “ma”? Leggete ad alta voce con il “ma” e poi senza. Vedrete che con il “ma” all’inizio la frase implica che gli attacchi aerei, la carestia artificiale e tutto il resto non sono un problema in sé; il problema è che “Ma…” queste politiche perfettamente valide hanno, ahimè, determinato una “montante critica a Washington e altrove”.

Faremmo meglio a passare oltre, alla terza e finale menzione dello Yemen, prima che io sputi sul monitor. Dunque eccola, in una semplice didascalia di una foto appena dopo il trentanovesimo paragrafo dell’articolo (in termini della National Football League, tra i non arruolati):

“Cinque anni di guerra in Yemen sono costati cari all’Arabia Saudita” (didascalia della foto).

O piuttosto, questa era, perché dopo che io avevo letto l’articolo per la prima volta, la BBC ha cambiato la didascalia, cosicché adesso dice: “Cinque anni di guerra in Yemen hanno conseguito poco”.

Ah, quegli astuti cani da guardia della redazione della BBC! Pensano di aver sventato la nostra analisi retorica, ma si sono sbagliati. Perché adesso possiamo confrontare la didascalia originale e la sua revisione come se fossero righe di una poesia.

Eccole, Reperto A (l’originale) e B (la nuova versione):

A: “Cinque anni di guerra in Yemen sono costati cari all’Arabia Saudita”.

B: “Cinque anni di guerra in Yemen hanno conseguito poco”.

Questo è un cambiamento molto rivelatore. Il Reperto A ha posto l’accento sul denaro un po’ troppo chiaramente quando ha detto che la guerra è “costata cara all’Arabia Saudita”. Quella è la reale priorità dell’autore, naturalmente, ma qualcuno – un lettore o un redattore, un sensibile pagato o altro – è trasalito, ha deciso di offuscare la cruda indifferenza nei confronti di quelli che hanno sofferto, parlando di ciò che è stato “conseguito”, piuttosto di quanto la guerra sia costata a Riyadh. Così adesso abbiamo il cordiale, blando predicato: “… hanno conseguito poco”.

Dunque ora l’articolo non sta dicendo direttamente che la guerra è stata troppo costosa per il KSA, ma che è stata una carneficina sprecata, una carneficina che non “consegue” nulla. E’ vertiginoso cercare di trovarvi un significato; quale sarebbe un “conseguimento” di successo? L’annientamento dello Yemen nord-occidentale? La repressione di tutta la resistenza sciita in Yemen? L’egemonia saudita sull’intero paese?

Ma so cavillando. Il lettore non porranno mai domande simili. Coglieranno qualcosa di vago e benintenzionato sullo stile di “La guerra, a che cosa serve?” e scagioneranno la BBC. Vedete? La Beeb [BBC] non è totalmente ossessionata dalle finanze saudite!

Ma la nuova didascalia è equilibrata, in quel modo seducente di NYT/WaPo/BBC, perché non si spinge troppo in là citando gli yemeniti morti. Continua a guardare unicamente alla prospettiva saudita.

Dalla prospettiva yemenita questa guerra ha “conseguito” parecchio, in un senso cupo: l’uccisione di centinaia di migliaia di persone, la menomazione della generazione successiva (perché nessun bambino si riprende mai da una fame protratta nell’infanzia, come studi hanno dimostrato).

In effetti, si potrebbe sostenere, se si fosse Satana, che questo è stato un “conseguimento” per il KSA: inibendo lo sviluppo mentale e fisico di una generazione di sciiti yemeniti, il KSA ha colpito, in gergo militare, il “secondo livello”, la prossima generazione di potenziali nemici.

Ora, riflettendo retoricamente, indovinate quale potrebbe essere la fotografia successiva che abbellisce l’articolo. Ricordate, questo è un sito giornalistico di riferimento di accordo anglo/saudita. Dunque che cosa ricorderebbe ai lettori che dopotutto MbS è un riformatore, un produttore di omelette nonostante tutte le uova rotte spiaccicate sul paesaggio. Che cosa mostrerebbe il suo lato progressista?

Sì, uno scatto di una saudita d’élite alla guida di un’auto. E quella è in effetti la foto successiva:

Dunque vedete, gente, dopotutto c’è del buono che deriva dal duro amore di MbS.

E in realtà, ci racconta l’articolo, il suo solo vero errore è stato uccidere Khashoggi, un vero essere umano, un uomo d’onore della mafia globale. Quella morte ha contato. Gli yemeniti morti? Erano sciiti; erano “filoiraniani”; erano, soprattutto, poveri in canna.

Ma noi, qui noi siamo gli scienziati. Dobbiamo scoprire il rapporto: quanti poveri sciiti morti ci vogliono per pareggiare un Khashoggi?

Il che significa che dobbiamo venircene fuori con una qualche stima di quante morti non dette siano avvenute in Yemen. Tenete presente: pochissimi dei morti sono stati uccisi negli attacchi aerei che ottengono la pubblicità, per quanto brutali siano indubbiamente stati.

I veri assassini in Yemen sono stati la carestia e un blocco di farmaci essenziali. Tale tecnica uccide o menoma una popolazione intera, a cominciare dai bambini piccolo (come la BBC dovrebbe sapere meglio di chiunque altro).

Ma “non calcolato” significa “non calcolato”, giusto? Come possiamo almeno ipotizzarlo? Non è facile perché le persone di riferimento non vogliono che ci riflettiamo. Ma abbiamo avuto alcune persone coraggiose disposte a fare qualche cifra. Il rappresentante di una ONG che cerca di operare in Yemen ha stimato che:

“… un numero valutato in 1.000 bambini muoiono ogni settimana a causa di cause prevenibili di morte, come diarrea, denutrizione e infezioni del tratto respiratorio”.

Questo era nel 2016. Dunque fate i conti: 52 settimane l’anno per cinque anno fanno grosso modo un quarto di milione di bambini morti.

La maggior parte delle fonti giornalistiche del genere rispettabile non farà la somma. Si atterrà a quel dato comicamente assurdo di “10.000 morti”. Giuro che non capirò mai questa gente. Sono così morale, salvo quando non fa loro comodo. Mi riportano indietro alla stampa rispettabile della Gran Bretagna del 1847 e quello è l’ultimo posto dove voglio trovarmi.

Conservano persino l’abitudine di non contare quelli che muoiono in una carestia artificiale come se bloccare un paese che è sempre stato pesantemente dipendente dall’importazione in volo di cibo e forniture mediche sia stato un caso di forza maggiore. A volte contano i civili morti in attacchi aerei diretti della “Coalizione” contro mercati e funerali, ma anche allora ci sono indizi oscuri che quelli potessero essere matrimoni “filoiraniani”, funerali “filoiraniani”, mercati alimentari “filoiraniani”. Sapete del tipo sospetto in cui si vendono cipolle filoiraniane.

Il collegamento iraniano con lo sciismo dello Yemen è, fatemelo ripetere, una cazzata. C’è un collegamento molto, molto forte tra Iran e Hezbollah, come entrambe le parti vi diranno con orgoglio; c’è un collegamento in qualche modo più teso tra Iran e Siria; ma lo Yemen ha sempre combattuto la pressione dell’Arabia Saudita e continuerebbe a farlo anche se l’Iran cessasse di esistere domani. Quelli che raccontano quella buia devono saperla più lunga ma… beh, chi sa che cosa pensa un serpente? Fiero di dire che io non lo so.

E Dio sa che questo è un argomento deprimente.

Ma torniamo alla domanda originale di cui sopra e facciamo i conti meglio che possiamo. Rulli il tamburo mentre riveliamo la risposta alla grande Domanda:

“Quanti nessuno poveri in canna, della setta sbagliata, non anglofoni ci vogliono per pareggiare un uomo d’onore dell’élite mediatica del Cartello come Jamal Khashoggi?”

Risposta (dopo le necessarie precisazioni da specialisti, ad esempio: “Non possiamo fissare un dato esatto qui…”). La risposta è grosso modo…

Un quarto di milione. Ed è una stima prudente, non (assolutamente) una stima neoliberista.

Sì, quello è il rapporto: un collaboratore morto del WaPo pesa quanto, in senso giornalistico, un quarto di milione di nessuno della parte sbagliata del binario settario.

E’ così che pensano queste persone virtuose. Mi rallegro più che mai di non essere virtuoso.

Gary Brecher è lo pseudonimo di John Dolan del War Nerd. E’ il conduttore di Radio War Nerd e l’autore di ‘The War Nerd Iliad’ e di ‘Pleasant Hell’.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://thegrayzone.com/2020/05/25/media-saudi-arabia-yemen-khashoggi-war-nerd/#more-24880

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

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