Il modo sicuro per por fine a preoccupazione che la Cina ‘rubi’ un vaccino: renderlo pubblico

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Foto di Morakot Kawinchau /Shutterstok.com

di Dean Baker – 26 maggio 2020

Nell’ultimo paio di settimane sia il New York Times sia la National Public Radio hanno avvertito che la Cina potrebbe rubare un vaccino contro il coronavirus o almeno rubare il lavoro condotto negli Stati Uniti per lo sviluppo di un vaccino. Entrambe le fonti hanno ovviamente ritenuto che i loro pubblici dovessero considerare ciò una grave preoccupazione.

Come ho scritto in precedenza, non è chiaro perché quelli di noi che non possiedono grandi quantità di azioni di compagnie farmaceutiche né se ne infischiano dell’ego di Donald Trump dovrebbero essere turbati dalla prospettiva che la Cina “rubi” un vaccino. In concreto, se la Cina ottenesse da laboratori degli Stati Uniti il sapere che le consentisse di sviluppare e produrre più rapidamente un vaccino, ciò significherebbe che centinaia di milioni di persone potrebbero essere protette da una malattia mortale più rapidamente che in caso diverso. Se la Cina rendesse disponibile il vaccino a popolazioni del mondo in via di sviluppo, allora il numero potrebbe essere di miliardi.

Suona parecchio allarmante, vero?

E’ sorprendente che né i giornalisti che scrivono questi articoli, né i loro editori dedichino evidentemente molta riflessione alle implicazioni del “furto” cinese di un vaccino. O forse, ancor peggio, magari lo fanno. Comunque io sospetto che la maggior parte dei pubblici di questi canali non considererebbero una cosa terribile se il popolo cinese o di altri paesi potesse essere vaccinato più rapidamente contro il coronavirus.

Ma il problema di questo furto potenziale è solo l’inizio della storia. Se la Cina potesse in linea di principio sviluppare un vaccino più rapidamente se avesse accesso a dati da laboratori negli Stati Uniti, allora potrebbe anche accadere che ricercatori degli Stati Uniti potrebbero sviluppare più rapidamente un vaccino se avessero dati da laboratori in Cina e altrove. Questo suscita la domanda del perché non stiamo ricercando un vaccino collettivamente, con ricercatori di tutto il mondo che pubblichino i loro risultati in modo così rapido e pratico che squadre di ricercatori altrove possano beneficiarne.

C’è una risposta brutta e una un po’ meno brutta a questa domanda. La risposta brutta è che l’obiettivo dei ricercatori consiste nell’ottenere un monopolio del brevetto concesso dal governo in modo da poter addebitare un sacco di soldi per un vaccino e arricchirsi. La risposta un po’ meno brutta è che dipendiamo dalla concessione di monopoli dei brevetti per finanziare la ricerca. Se le società non avessero la speranza di ottenere un monopolio del brevetto non avrebbero modo di recuperare i costi che subiscono per pagare ricercatori e condurre le sperimentazioni necessarie per stabilire la sicurezza e l’efficacia di un vaccino.

Il motivo per cui la risposta meno brutta è comunque una risposta dannatamente brutta è che presuppone che non ci sia altro modo per pagare la ricerca e la sperimentazione di un vaccino, se non mediante monopoli del brevetto. Dovrebbe essere parecchio evidente che le cose non stanno così visto che gran parte dei finanziamenti della ricerca oggi in corso proviene dal governo [1]. Tuttavia, per qualche motivo, l’idea che il governo debba intervenire per pagare l’intero conto dello sviluppo di un vaccino, compresa la sperimentazione e la procedura di approvazione della FDA, è difficile da concepire per la gente.

La mancanza di immaginazione, qui, è più che un po’ bizzarra. Questo è in parte dovuto al fatto che il governo già paga molte sperimentazioni cliniche attraverso gli Istituti Nazionali della Sanità e altre agenzie. Tuttavia c’è anche un evidente modello per un finanziamento su larga scala della ricerca e sviluppo: il Dipartimento della Difesa.

Il Dipartimento della Difesa sottoscriverà grandi contratti pluriennali con fornitori militari, come la Lockheed o la Boeing. I contraenti solitamente subappalteranno gran parte del lavoro a società minori e più nuove, ma la decisione su che cosa fare in proprio e su che cosa fare in base al contratto è lasciata in larga misura ai contraenti originali.

Ci sono molti motivi di rimostranze riguardo all’esercito, ma il fatto è che in effetti otteniamo buoni sistemi di armamenti. E abbiamo un grosso vantaggio nella ricerca medica rispetto alla ricerca militare. Ci sono motivi legittimi per mantenere segreta la ricerca militare; non vorremmo che l’ISIS fosse in grado di scaricare dalla rete i piani dei nostri sistemi bellici più recenti. Per contro, non c’è alcun buon motivo per voler mantenere segreta la ricerca medica. Non potrebbe esserci nulla di migliore che avere una squadra di ricercatori in un altro paese che impari dai risultati di qui e se ne avvalga per sviluppare un vaccino o un trattamento riuscito per il coronavirus. (Tratto questo tema in maggiore dettaglio nel capitolo 5 di Rigged [è gratis]).

Idealmente, avremmo qualche sistema di coordinamento internazionale nel quale i costi della ricerca fossero condivisi. Ciò richiederebbe dei negoziati ma anche il nostro attuale sistema di monopoli dei brevetti comporta negoziati difficili. Clausole sui brevetti e le relative protezioni sono state ha parte principale di ogni accordo commerciale degli ultimi tre decenni. Tali clausole sono state spesso particolarmente controverse. In effetti la versione finale del Partenariato Trans-Pacifico è stata ritardata di molti anni a causa delle condizioni delle protezioni relative ai brevetti pretese dall’industria farmaceutica statunitense. Così, anche se è vero che ci piacerebbe un meccanismo per garantire un’equa condivisione dei costi della ricerca, è probabile che negoziare tale condivisione sarà più difficile di quanto sia stato nell’ambito del sistema del monopolio dei brevetti.

Tuttavia in un contesto in cui il mondo intero sta lottando per far fronte a una pandemia che sta uccidendo centinaia di migliaia di persone, sarebbe ragionevole semplicemente condurre la ricerca e preoccuparsi dopo della condivisione del costo. Avrebbe senso che i governi finanziassero la propria ricerca nella misura pratica e richiedessero che tutto fosse interamente pubblico quanto prima possibile.

Se percorressimo questa via i nostri canali giornalisti prevalenti potrebbero mettere da parte le loro paure che Cina rubi il vaccino. Se approfittasse della ricerca statunitense e si affrettasse a sviluppare un vaccino efficace prima dei nostri stessi ricercatori, allora il mondo intero beneficerebbe dall’avere un vaccino prima di quanto accadrebbe diversamente.

Se la Cina in qualche modo decidesse di violare gli impegni e di mantenere segreto il suo vaccino, sicuramente noi saremmo in grado di assicurarci una dose e di ricostruirlo. Questo dovrebbe comunque lasciarci in una condizione migliore che se i nostri ricercatori stessero lottando ostacoli che i ricercatori cinesi fossero già riusciti a superare. In ogni caso la Cina certamente non ha scarsi precedenti quanto al rispetto degli accordi internazionali, almeno non in confronto agli Stati Uniti sotto Donald Trump.

Abbiamo moltissimo da guadagnare potenzialmente da percorre la via della ricerca aperta e pochissimo da perdere. E i nostri principali canali giornalistici sarebbero in grado di smettere di preoccuparsi che la Cina rubi il nostro vaccino.

 

[1] Merita di essere segnalato su questo tema che il remdesivir, attualmente il farmaco più promettente per la cura del coronavirus, è stato sviluppato in larga misura con denaro pubblico, anche se la Gilead ne detiene il brevetto.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/the-sure-way-to-end-concerns-about-chinas-theft-of-a-vaccine-make-it-open/

Originale: Center for Economic & Policy Research

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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