Internazionalismo in Vietnam, allora e oggi

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Vietnamiti festeggiano dopo la caduta di Saigon il 30 aprile 1975 – CC BY 2.0 – Jacques Pavlovsky / Sigma / Corbis

Di Tran Dac Loi – 3 maggio 2020

Il Vietnam feudale è stato per migliaia di anni una società relativamente chiusa. Fino agli inizi del ventesimo secolo le sue relazioni esterne erano principalmente con paesi confinanti. Una forte tradizione di unità nazionale e patriottismo fu un fattore importante nel consentire la sopravvivenza della nazione nel subire numerosi atti di aggressione straniera, comprese tre invasioni dell’impero mongolo sotto la dinastia Yuan nel tredicesimo secolo.

Un vero internazionalismo fu introdotto e sviluppato per la prima volta in Vietnam nel ventesimo secolo attraverso le attività rivoluzionarie di Ho Chi Minh. Motivato sia dal tradizionale patriottismo sia da una determinazione a liberare il paese dalla colonizzazione francese – dopo i ripetuti fallimenti e il finale stallo di tutti i movimenti patriottici esistenti e di tutte le rivolte – Ho Chi Minh trascorse trent’anni a viaggiare intorno al mondo alla ricerca di una via per la salvezza nazionale. Visitò molti paesi, tra cui Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Russia sovietica, Cina, India, Tailandia e Birmania e scoprì che c’erano molte similarità nelle situazioni dei popoli oppressi e sfruttati del mondo e che essi avevano nemici e obiettivi comuni. Ciò fu un fattore importante nella sua decisione di scegliere per il Vietnam una via di indipendenza nazionale associata al socialismo e per collegare la rivoluzione vietnamita con il resto delle lotte mondiali per la pace, l’indipendenza nazionale, la democrazia e il progresso sociale. Ho Chi Minh concluse che solo il potere dell’unità nazionale sommato alla solidarietà internazionale avrebbe costituito il genere di forza integrata necessaria per il successo della rivoluzione vietnamita, a condizione che fosse rispettate le corrette linee guida.

 

Il patriottismo e l’internazionalismo di Ho Chi Minh

Il patriottismo e l’internazionalismo di Ho Chi Minh non erano reciprocamente esclusivi, ma organicamente e armoniosamente integrati. Il patriottismo era l’origine e il fondamento coerente delle sue attività rivoluzionarie, mentre l’internazionalismo rappresentava l’estensione all’intera umanità della sua dedizione e del suo amore per il suo popolo.

Il vero patriottismo, secondo Ho Chi Minh, era molto diverso dal meschino nazionalismo egoista; egli riteneva che dovesse sempre rispettare i diritti e gli interessi di altre nazioni senza danneggiare interessi comuni, agevolando  al tempo stesso i singoli giusti e legittimi interessi nazionali.

L’internazionalismo, secondo Ho Chi Minh, doveva essere basato sull’indipendenza, l’autonomia e l’autodeterminazione di ciascuna nazione, da un lato, e su sforzi congiunti per obiettivi e interessi comuni dall’altro. Doveva essere basato sulla mutua comprensione e sulla disponibilità ad apprezzare le idee gli uni degli altri, evitando lo sciovinismo, l’opportunismo e l’interferenza negli affari interni di altri paesi.

Riguardo alle relazioni tra la lotta nazionale e la solidarietà internazionale, Ho Chi Minh ha sempre sottolineato il ruolo vitale degli sforzi nazionali come prerequisito insostituibile di ogni lotta, apprezzando contemporaneamente l’importanza del sostegno internazionale. Egli sottolineava la “necessità di aiutarsi da soli, prima di cercare sostegno da altri”, perché “una nazione non è autonoma e aspetta solo l’aiuto da altri non merita di essere indipendente”.

L’internazionalismo di Ho Chi Minh era bidirezionale: cercava di mobilitare il sostegno internazionale alla lotta del popolo vietnamita per l’indipendenza nazionale e il socialismo, e di contribuire a lotte per la pace, l’indipendenza, la democrazia e il progresso sociale in tutto il mondo. Conseguentemente, identificava tre canali principali di solidarietà internazionale alla rivoluzione vietnamita nel ventesimo secolo: il movimento internazionale comunista e dei lavoratori (con paesi socialisti al centro), i movimenti di liberazione nazionale, e i movimenti mondiali per la pace, la democrazia, il progresso sociale e la giustizia.

L’idea di Ho Chi Minh dell’internazionalismo fu sviluppata e realizzata dal Partito Comunista del Vietnam (CPV) e divenne una componente costante e inseparabile della politica estera ufficiale dello stato vietnamita, anche fino al giorno d’oggi. Ha contribuito significativamente a molte vittorie e conquiste della rivoluzione vietnamita nei decenni passati.

 

L’internazionalismo nella lotta del Fronte Vietnamita di Liberazione Nazionale nel ventesimo secolo

Nella difficile e lunga lotta per la liberazione nazionale, l’unificazione e la difesa del paese nel ventesimo secolo il popolo vietnamita aveva dovuto affrontare i più potenti aggressori stranieri. Ciò può essere visto con speciale chiarezza nella sua trentennale resistenza alle aggressioni francesi e statunitensi.

La fondazione del CPV nel 1930 da parte di Ho Chi Minh collegò formalmente la rivoluzione vietnamita con il movimento comunista mondiale, particolarmente con la Terza Internazionale e i comunisti cinesi, laotiani e cambogiani. Durante la Seconda guerra mondiale il Fronte Viet Minh guidato da Ho Chi Minh e il CPV si unirono all’alleanza antifascista e combatterono contro l’occupazione giapponese in Vietnam. Ma la Rivoluzione di Agosto, che condusse alla fondazione della Repubblica Democratica Indipendente del Vietnam il 2 settembre 1945 fu unicamente iniziativa di Ho Chi Minh e del CPV. Fu vittoriosa grazie allo schiacciante sostegno del popolo vietnamita senza alcun apporto o assistenza dall’esterno. Il Vietnam fu, per necessità, del tutto autonomo durante i cinque anni della resistenza nazionale contro l’aggressione francese e l’intervento statunitense. L’Esercito Popolare Vietnamita (VPA) offrì anche assistenza alle forte patriottiche laotiane nella lotta contro il francesi in Laos e aiutò l’Esercito Popolare di Liberazione cinese a liberare parte del territorio della Cina meridionale nel 1949.

Il Vietnam cominciò a ricevere assistenza da paesi socialisti solo dopo la vittoria della Rivoluzione Cinese nell’ottobre del 1949 e la creazione di relazioni diplomatiche con l’URSS e i suoi alleati nel 1950. A quel punto la resistenza vietnamita aveva sconfitto le strategie francesi della “guerra rapida” e stava per passare alla fase di controffensiva generale.

L’importo totale degli aiuti dalla Cina e dall’URSS al Vietnam dal giugno 1950 al giugno 1954 fu di 34 milioni di dollari USA (USD). Ciò equivaleva a solo lo 0,86 per cento degli aiuti statunitensi all’esercito francese in Vietnam durante lo stesso periodo – pari a 1 miliardo di USD l’anno – ma fu molto importante per la resistenza vietnamita, considerata la scarsità di armi ed equipaggiamenti militari, e aiutò le forze vietnamite a conquistare la vittoria a Dien Bien Phu nel maggio del 1954.

La solidarietà, il mutuo sostegno e il coordinamento della resistenza tra le forze di liberazione dei paesi indocinesi contribuirono anch’essi significativamente alla sconfitta delle strategie aggressive francesi in Indocina e in Vietnam.

Contemporaneamente la giusta causa e l’eroica lotta del popolo vietnamita cominciarono a guadagnarsi sostegno politico e solidarietà in tutto il mondo, non solo nei paesi socialisti ma anche in molti paesi in Asia, Africa ed Europa, particolarmente nella stessa Francia. I comunisti francesi, in particolare Henri Martin e Raymonde Dien, tra altri, furono in prima linea nelle dimostrazioni e attività contro la guerra, nonostante la brutale repressione da parte della autorità francesi. I continui fallimenti e le crescenti perdite dell’esercito francese, nonché i crescenti costi della guerra in Indocina rafforzarono ed estesero anch’essi i movimenti contro la guerra in Francia, ciò che contribuì a forzare venti cambi di governo in tale periodo. Nell’agosto del 1953 il numero delle persone tra la popolazione francese che appoggiavano la fine della guerra in Vietnam raggiunse l’82 per cento. Molti dimostrazioni di massa contro l’aggressione francese in Vietnam si verificarono anche in altri paesi. Questa crescente pressione politica, unita ai fallimenti strategici sul campo di battaglia, costrinse le autorità francesi ad annunciare la fine dell’aggressione militare in Indocina alla Conferenza di Ginevra del 1954.

E’ anche importante segnalare che l’allora Legione Straniera in Vietnam reclutava soldati non solo dalla Francia ma anche da altri paesi in Europa e Africa, particolarmente dall’Algeria e dal Marocco. Molti di tali soldati divennero simpatizzanti di Ho Chi Minh e del Viet Minh e, tornati in seguito in patria, ebbero un ruolo attivo nelle lotte di liberazione dei loro rispettivi paesi.

Il fronte internazionale che offriva sostegno e agiva in solidarietà con la lotta di liberazione del popolo vietnamita contro l’aggressione imperialista statunitense era unico e senza precedenti nella storia mondiale in termini di dimensioni, varietà, completezza ed efficacia. I componenti chiave di tale fronte internazionale furono la solidarietà di tre paesi confinanti in Indocina, il sostegno da paesi socialisti, il movimento internazionale comunista e operaio, il sostegno da altri movimenti di liberazione nazionale e i movimenti globali per la pace e la giustizia.

Mutuo sostegno, assistenza e un senso di lotta congiunta tra forze patriottiche e di liberazione e il popolo di Vietnam, Laos e Cambogia ebbero un ruolo cruciale nel contribuire alla sconfitta delle aggressioni statunitensi sul campo.

Paesi socialisti, specialmente URSS e Cina furono i principali fornitori di sostegno militare e materiale al Vietnam, oltre a sostegno politico, diplomatico, educativo e in altre forme. Gli aiuti totali da paesi socialisti al Vietnam in tale periodo furono di circa 7 miliardi di USD; è una cifra molto inferiore ai 168 miliardi di USD della spesa bellica totale degli Stati Uniti in Vietnam (equivalente a 1,38 trilioni di dollari nel 2019), ma fu essenziale per la resistenza del popolo vietnamita all’aggressione statunitense. URSS, Cina, Cuba e altri paesi socialisti inviarono anche loro esperti e volontari ad assistere il Vietnam in vari campi. Persone di tutti i paesi socialisti, compresi giovani e bambini, lanciarono molte campagne e attività a sostegno del popolo vietnamita. Fidel Castro fu il primo leader straniero a visitare nel 1973 la provincia liberata di Quang Tri nel Vietnam del Sud. La lotta di liberazione del popolo vietnamita ricevette anche forte sostegno da molti altri paesi di tutto il mondo, dall’Asia, Africa, America Latina all’Europa e agli Stati Uniti.

La giusta causa, la politica integra, l’eroica resilienza e il successo della resistenza vietnamita attrassero crescente simpatia e sostegno da uno spettro politico e sociale molto vasto di persone di tutto il mondo, da comunisti a gruppi civili e religiosi, da giovani e donne ad anziani, da lavoratori e contadini ad artisti, scrittori, avvocati, giornalisti e scienziati. Milioni di persone presero parte alle campagne e dimostrazioni contro la guerra in tutto il mondo. Solidarietà fu estesa al Vietnam da persone sia della Germania Est sia della Germania Ovest. L’allora primo ministro svedese Olof Palme guidò di persona dimostrazioni di massa a Stoccolma contro l’aggressione statunitense in Vietnam. Nel 1967 il Tribunale Internazionale Popolare guidato da Bertrand Russell concluse che gli Stati Uniti avevano commesso un crimine contro l’umanità in Vietnam. Nel 1964 guerriglieri di Caracas catturarono un ufficiale statunitense per chiedere uno scambio per la liberazione di Nguyen Van Troi a Saigon. Lo slogan “Il mio nome, il tuo nome – Vietnam, Vietnam” divenne molto popolare durante dimostrazioni antimperialiste di massa in tutta l’India. Innumerevoli organizzazioni e reti di solidarietà con il Vietnam furono fondate ed estese in tutto il mondo per condannare i crimini di guerra statunitensi, esigere la fine dei bombardamenti e dell’aggressione statunitense contro il Vietnam e mobilitare sostegno materiale e politico al popolo vietnamita. Campagne di solidarietà con il Vietnam divennero persino cornici educative pratiche per suscitare consapevolezza politica tra giovani di molti paesi riguardo alle lotte per la pace, la giustizia e la democrazia più in generale. La solidarietà internazionale ebbe un ruolo molto importante nell’ispirare e sostenere il popolo vietnamita da un lato e accrescere la pressione politica internazionale sull’amministrazione statunitense dall’altro.

In particolare, movimenti contro la guerra in seno agli stessi stati uniti crebbero a una dimensione senza precedenti, attirando milioni di persone da una vasto e diversificato spettro sociale all’attività politica. Molte organizzazioni, reti, campagne e dimostrazioni furono lanciate negli Stati Uniti con la partecipazione di sindacalisti, giovani e studenti, donne, pacifisti e attivisti sociali, veterani di guerra e gruppi  civili e religiosi. Norman Morrison fu il primo di otto statunitensi ad auto immolarsi per protesta contro la criminale guerra statunitense in Vietnam. Il dottor Martin Luther King Jr. collegò la campagna contro la guerra alla lotta per i diritti civili e la giustizia sociale negli USA. Nonostante ostruzionismo da parte di autorità statunitensi, molti statunitensi famosi, quali Tom Hayden, Jane Fonda, Angela Davis e Noam Chomsky visitarono il Vietnam del Nord durante la guerra. Campagne nazionali contro la guerra nella primavera e nell’autunno del 1967 attirarono milioni di statunitensi in più di cento città di tutti gli Stati Uniti, e durante esse 200.000 dimostranti circondarono per 32 ore il Pentagono. Più di 16 milioni sui 27 milioni di giovani reclutabili rifiutarono l’arruolamento, mentre due milioni di statunitensi furono accusati  di “provocare danni illegali” mediante le loro azioni di protesta. La “guerra del Vietnam” divenne un tema centrale della politica statunitense e un fattore importante che contribuì alla sostituzione di cinque presidenti statunitensi in tale periodo. I movimenti statunitensi contro la guerra ebbero un ruolo cruciale nel prevenire un’ulteriore intensificazione e un prolungamento della guerra, e nel costringere il governo degli Stati Uniti e compiere alla fine passi per terminare la sua guerra in Vietnam.

La solidarietà internazionale offrì un considerevole contributo alla vittoria finale del popolo vietnamita in una lotta disuguale contro l’aggressione da parte del paese imperialista più potente.

Tuttavia il Vietnam non solo beneficiò della solidarietà internazionale, ma fu esso stesso un attore importante nella lotta mondiale per la pace, l’indipendenza nazionale, la democrazia e il progresso sociale nel ventesimo secolo.

Durante la Seconda guerra mondiale, il Viet Minh si unì all’alleanza antifascista e offrì assistenza alle forze statunitensi nel combattere l’esercito giapponese in Indocina. Comunisti vietnamiti presero anche parte dalla difesa di Mosca dall’assalto nazista.

Il contributo più diretto e significativo è stato il costante sostegno e la robusta assistenza del Vietnam al popolo del Laos e della Cambogia nella loro lotta contro la colonizzazione francese e l’aggressione statunitense. Nel tardi anni Settanta, su uno sfondo di ignoranza pressoché totale da parte della comunità internazionale, il Vietnam ebbe un ruolo decisivo nel liberare il popolo cambogiano dal genocidio per mano del regime dei Khmer Rossi (purtroppo il Vietnam subì l’isolamento internazionale in tale impresa a causa dell’assenza di informazioni e della complessità della situazione mondiale esistente). E’ importante notare che, pur sostenendo il popolo laotiano e cambogiano nella sua liberazione, il Vietnam rispettò sempre il loro diritto all’autodeterminazione, all’indipendenza nazionale, alla sovranità e all’integrità territoriale, prendendosi contemporaneamente cura del loro popolo e aiutandoli a sviluppare la loro economia, istruzione, assistenza sanitaria e cultura.

La lotta del popolo vietnamita contribuì significativamente ai movimenti di liberazione nazionale del ventesimo secolo in altri paesi in modi sia diretti sia indiretti. A parte l’estensione di sostegno politico e di solidarietà alle lotte per l’autodeterminazione e l’indipendenza nazionale nel mondo, il Vietnam offrì anche assistenza a molte forze di liberazione in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina condividendo esperienze e addestramento ai loro quadri. Inoltre le vittorie del Vietnam contro le forze imperialiste francesi e statunitensi contribuirono indirettamente al crollo del colonialismo e del neocolonialismo nel modo nel ventesimo secolo.

Più in generale, conseguendo significative vittorie contro le forze imperialiste in Vietnam, la resistenza vietnamita ridusse la capacità complessiva di tali forze di estendere le loro operazioni militari in altre parti del mondo e in tale modo, anche, contribuì indirettamente alla lotta mondiale per la pace e la giustizia. Lo sviluppo del movimento pacifista mondiale e l’impatto della “sindrome del Vietnam” ebbero un effetto di contenimento della conduzione di nuove guerre da parte di paesi imperialisti fino alla fine della Guerra Fredda. La giusta causa e l’eroica resistenza del popolo vietnamita contribuirono a suscitare la coscienza politica di vaste popolazioni in molti paesi a sostegno della lotta per la pace, la democrazia e la giustizia sociale.

 

L’internazionalismo del Vietnam dalla fine della Guerra Fredda

Sulla scia degli enormi cambiamenti della situazione mondiale dopo il crollo dell’URSS, la politica estera vietnamita è stata rivista conseguentemente mantenendo un coerente obiettivo di indipendenza nazionale e socialismo.

Il principale obiettivo della politica estera vietnamita nel nuovo periodo è stato sostenere la pace e la stabilità ed espandere la cooperazione internazionale in vista della creazione di condizioni favorevoli per difendere l’indipendenza del paese, la sua sovranità, integrità territoriale, sicurezza nazionale, stabilità politica e sociale e di promuovere lo sviluppo socioeconomico al fine di migliorare le condizioni di vita del popolo e di costruire il socialismo. Conseguentemente, il Vietnam ha ampliato e diversificato le sue relazioni bilaterali e multilaterali nello spirito di “essere amico di tutti i paesi” e di “essere un membro responsabile della comunità internazionale”, sottolineando contemporaneamente, e aderendovi, i principi della pace, dell’indipendenza, del mutuo beneficio e della non interferenza negli affari interni di altri paesi, nonché rispettando le leggi internazionali. La realizzazione dell’internazionalismo vietnamita nel nuovo periodo è stata aggiornata in conformità a questi obiettivi.

Pace, indipendenza e sovranità nazionale, democrazia e giustizia sociale rimangono i coerenti valori centrali dell’internazionalismo vietnamita al giorno d’oggi. Il Vietnam continua a opporsi a tutte le guerra e aggressioni militari ed è schierato contro l’egemonia imperialista e l’interferenza negli affari interni di altre nazioni; il Vietnam appoggia le giuste cause del popolo di Cuba e della Palestina e manifesta solidarietà al popolo del Nicaragua, del Venezuela e di altri paesi in lotta per ottenere l’indipendenza, la sovranità e il progresso sociale. Diplomazia ufficiale statale a parte, anche la diplomazia popolare ha un ruolo importante nell’esprimere oggi l’internazionalismo vietnamita, con più di cento organizzazioni di massa che lavorano alla pace, alla solidarietà e all’amicizia con popoli di altri paesi. Pur diversificando le relazioni esterne, il CPV e molte altre organizzazioni di massa continuano a rafforzare la loro cooperazione e gli scambi con organizzazioni comuniste, di sinistra e progressiste di tutto il mondo.

Nello spirito di “essere un membro responsabile della comunità internazionale”, il Vietnam ha intensificato la sua partecipazione e il suo contributo alla soluzione di sfide regionali e globali in varie aree quali la pace e la sicurezza, il cambiamento climatico, le epidemie, eccetera. Dopo essersi alla fine lasciato alle spalle la sua condizione di paese a basso reddito, il Vietnam ha cominciato a partecipare a operazioni umanitarie delle missioni dell’ONU di mantenimento della pace in paesi selezionati.

L’internazionalismo è divenuto un’area chiave dell’internazionalismo vietnamita contemporaneo. Pur essendo tuttora esso stesso un paese in via di sviluppo relativamente povero, il Vietnam ha continuamente offerto considerevole sostegno al miglioramento socioeconomico in Laos e Cambogia fornendo aiuti, attuando progetti per lo sviluppo di infrastrutture, industria e agricoltura, oltre a istruzione, addestramento e servizi di assistenza sanitaria. Il Vietnam ha anche offerto continuamente un prezioso sostegno a Cuba attraverso aiuti, cancellazione del debito, fornitura di generi alimentari e assistenza a Cuba nello sviluppo di produzione di riso, tra altre cose. In anni recenti il Vietnam ha inviato più di 400 esperti in Mozambico, Sierra Leone, Nigeria, Sudan, Liberia, Benin e Guinea per assistere nella creazione ed espansione di raccolti di riso e di altri prodotti agricoli essenziali, sia per esportazioni sia per sicurezza alimentare nazionale.

Rispettando il principio del mutuo beneficio i progetti d’investimento sotto gli auspici delle imprese statali vietnamite sono sempre mirati ad appoggiare lo sviluppo  socioeconomico sostenibile in altri paesi. Ad esempio, il progetto di joint venture di Viettel in Mozambico è stato elogiato dai media africani come “un miracolo” e dichiarato da Africom la “migliore soluzione per il miglioramento delle retei rurali di telecomunicazioni africane”; il progetto sta aiutando il Mozambico ad ampliare la sua infrastruttura di telecomunicazioni dalle principali città a tutti i distretti rurali e a estendere la copertura della rete dal 29 per cento all’84 per cento della popolazione nel giro di due anni, riducendo della metà i costi di utilizzo. Un ulteriore effetto sarà sostenere molti programmi sociali nel paese, tra cui l’offerta di accesso illimitato gratuito alle telecomunicazioni per tutti gli insegnati e gli studenti di 4.200 scuole.

Nonostante la sua continua condizione di paese in via di sviluppo, il Vietnam ha aumentato in anni recenti il suo contributo umanitario ai fondi di soccorso per i disastri in altri paesi, per alleviare i danni causati da tsunami, terremoti, inondazioni, carestie ed epidemie. Durante la recente pandemia di COVID-19 il governo e il popolo del Vietnam hanno donato mascherine e attrezzature mediche a Cina, Laos, Cambogia, Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito e molti altri paesi colpiti.

Al tempo stesso la solidarietà e il sostegno internazionali continuano a essere estremamente importanti in questo nuovo periodo per la causa vietnamita della difesa del paese e della costruzione del socialismo.

Le principali sfide esterne per il Vietnam oggi sono le crescenti minacce alla sovranità territoriale e marittima del paese nel Mar Cinese Meridionale, nonché le sfide alla pace e alla stabilità nella regione, i continui tentativi di forze ostili di destabilizzare la situazione e di imporre un cambiamento di regime in Vietnam, gli impatti negativi di relazioni commerciali ed economiche internazionali ingiuste e gli impatti del cambiamento climatico sullo sviluppo socioeconomico in Vietnam.

Di fronte a queste sfide il popolo vietnamita ha ancora una volta bisogno di solidarietà e sostegno da popoli di tutto il mondo e di collaborazione con essi.

Tran Dac Loi è vicepresidente della Fondazione Vietnamita per la Pace e lo Sviluppo.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/internationalism-in-vietnam-then-and-now/

Originale: Rosa Luxembourg Stiftung

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

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