Bolivia e Venezuela: la reazione al COVID-19 rivela la vera natura dei governi

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Venezuela, Caracas, 4 aprile 2020 – riempimento di contenitori d’acqua da un’autobotte durante la quarantena del COVID-19 – Foto di Edgloris Marys /Shutterstock.com

di Federico Fuentes – 3 maggio 2020

Le reazioni governative alla pandemia di COVID-19 hanno posto in forte rilievo la loro vera natura. Questo forse non risulta più evidente che confrontando la Bolivia e il Venezuela.

Pur essendo stata insediata come presidente “ad interim” dopo il colpo di stato dello scorso novembre, Jeanine Anez è presentata dai media come alla guida della “transizione di ritorno alla democrazia” della Bolivia. D’altro canto il presidente venezuelano Nicolas Maduro è regolarmente descritto come un “tiranno” o “dittatore” che presiede un “regime autoritario”.

Tuttavia, quando confrontiamo come questi governi hanno reagito al COVID-19, è chiaro che queste etichette hanno scarso rapporto con la realtà.

 

Bolivia

In Bolivia il governo è stato molto lento nel reagire alla pandemia e, quando finalmente ha agito, lo ha fatto in modo incoerente.

Otto giorni dopo l’individuazione del primo caso, il 10 marzo, il governo ha chiuso i confini del paese e avviato un coprifuoco notturno dalle cinque della sera alle sei del mattino. Ma il coprifuoco è servito solo ad aumentare il numero delle persone in strada in certe ore del giorno, in tal modo peggiorando la probabilità di contagio.

Il governo è poi passato a un blocco completo il 22 marzo, imposto sotto la minaccia di forti sanzioni (fino a 450 dollari) e condanne al carcere (fino a dieci anni) contro coloro che non lo rispettassero. Alla polizia e all’esercito sono stati riconosciuti poteri speciali per garantire l’obbedienza.

All’11 aprile, circa 10.000 persone erano state arrestate per aver violato le restrizioni del confinamento. In confronto, la Bolivia aveva attuato solo 4.800 test del COVID-19 a tutto il 23 aprile.

In termini di alleviamento degli impatti economici del blocco, il governo non ha provveduto ai suoi primi versamenti della previdenza sociale prima di metà aprile. Il governo ha anche affermato che sovvenzionerà utenze fondamentali e offrirà alle imprese prestiti per coprire i costi dei salari.

Nel mezzo della pandemia, il ministro della sanità Anibal Cruz si è dimesso l’8 aprile, ma non prima di aver rifiutato l’offerta di Cuba di aiutare il paese a combattere il virus. Centinaia di medici cubani sono stati espulsi dalla Bolivia poco dopo l’assunzione del potere da parte della Anez.

Cruz ha in seguito rivelato che i modelli indicavano che la Bolivia stava rischiando la prospettiva di 3.840 morti da COVID-19 nel giro di quattro mesi. E’ stato sostituito da Marcel Navajas, che ha affermato che ampliare i test non era una priorità, nonostante le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che dichiarano essere vitali per qualsiasi strategia di contenimento del virus.

La Bolivia è stata estremamente lenta anche nel consentire a centinaia dei propri cittadini bloccati in Cile di tornare in patria. Dopo aver inizialmente annunciato il 30 marzo che a 150 boliviani sarebbe stato consentito di tornare, il governo ha fatto marcia indietro e affermato che il confine sarebbe rimasto chiuso.

Quasi una settimana dopo ai primi 480 boliviani è stato permesso di attraversare il confine, con altri 430 che hanno ottenuto il permesso il 21 aprile. Centinaia di altri continuano ad attendere il loro turno.

Il governo, tuttavia, non ha perso tempo nell’usare la crisi per un giro di vite sul principale rivale politico, il Movimento Verso il Socialismo (MAS), accusandolo di cercare di violare il blocco per distribuire cibo e altre forniture a che ne ha bisogno.

Ha anche rimandato le elezioni generali del 3 maggio. Il sondaggio più recente mostrava il candidato del MAS, Luis Arce, come chiaro favorito (in testa di circa il 15 per cento) con la Anez al terzo posto.

Anche se apparentemente alla guida di un governo “temporaneo”, insediato con il solo scopo di convocare nuove elezioni, la Anez ha usato il blocco – nel corso del quale sono vietate manifestazioni – per cancellare precedenti politiche del governo del MAS. Esse includono la revoca del divieto di esportazioni di concentrato di stagno; il permesso alla società statale dei lavori pubblici di appaltare lavori senza gara; e l’eliminazione di determinati dazi agricoli.

Il ministro dell’economia ha anche sbandierato l’incremento dell’uso di organismi geneticamente modificati in agricoltura, agevolazioni fiscali a grandi imprese e accresciuti investimenti stranieri nell’estrazione di risorse naturali, come parte del suo piano di “ripresa”. Il tutto senza alcun mandato costituzionale o popolare.

A tutto il 23 aprile la Bolivia aveva individuato 672 casi e riferito 40 morti da COVID-19.

 

Venezuela

La situazione in Venezuela è decisamente diversa.

Diversamente dalla Bolivia, il Venezuela è stato molto più rapido nel muoversi, contattando presto la Cina per ottenere dettagli su come ha gestito la pandemia. Sulla base di tali informazioni ha ottenuto un gran numero di unità di test per il COVID-19 e mezzi di protezione personale per gli operatori sanitari.

Oggi guida la regione in termini di verifiche, avendo condotto più di 350.000 test. Grazie a questo regime di test ha identificato solo 288 casi e registrato solo 10 morti, pur avendo una popolazione due volte e mezza maggiore di quella della Bolivia.

Anziché concentrarsi su misure punitive, il governo Maduro ha dato priorità a politiche per alleviare gli impatti sociali ed economici del blocco nazionale iniziato il 17 marzo. Tra le misure assunte c’è la garanzia del cento per cento dei salari di tutti i lavoratori, una moratoria agli affitti e ai rimborsi di prestiti e versamenti della previdenza sociale a una gamma di settori, compresi i lavoratori del settore informale.

Cosa importante, il blocco non ha significato una completa interruzione della circolazione delle persone. I medici, invece, insieme con attivisti della comunità locale, si sono recati porta a porta a individuare casi potenziali di COVID-19. Sono stati assistiti dal sistema governativo in rete Piattaforma Nazionale, attraverso il quale le persone possono informare le autorità se avvertono sintomi.

Lo stesso sistema è stato utilizzato anche per valutare le opinioni dei cittadini su certe misure. Ad esempio un sondaggio è stato condotto a metà aprile per capire se i genitori volevano che le scuole completassero l’anno scolastico mediante istruzione a distanza e, in caso positivo, quale sarebbe stato il meccanismo più appropriato da usare (internet, radio, consegna di libri di esercizi).

Attivisti di comunità sono stati mobilitati per distribuire copie di un libro pubblicato dal governo (disponibile anche in rete) contenente 101 misure per prevenire la diffusione di COVID-19. Il libro è costituito da testimonianze scritte di residenti di Wuhan che raccontano come hanno fatto fronte all’epidemia.

Il Venezuela, che in anni recenti ha subito un’ondata di emigrazione di massa a causa della situazione economica del paese, ha ricevuto più di 20.000 cittadini di ritorno dai vicini Colombia e Brasile a tutto il 24 aprile. Circa altri 600-650 cittadini attraversano ogni giorno il confine, dove sono sottoposti a test e messi in quarantena.

Considerate le politiche discriminatorie di molti paesi che hanno lasciato migranti senza protezione, centinaia di altri venezuelani hanno volato indietro dalla Europa e dagli Stati Uniti, in molti casi su voli speciali noleggiati organizzati dal governo.

Il Venezuela è stato in grado di perseguire la sua politica di “prima le persone”, nonostante il fatto che il suo sistema sanitario sia stato devastato da estese sanzioni commerciali e finanziarie imposte dagli Stati Uniti e da Nazioni Europee. Rapporti hanno stimato che il pedaggio dei morti per l’impatto delle sanzioni è stato superiore a 40.000 nel solo 2018. Altri affermano che il conteggio è oggi superiore a 100.000.

Poiché il Venezuela rappresenta un’alternativa al sistema capitalista mosso dal profitto, gli USA hanno scelto la crisi del COVID-19 come momento per intensificare il loro attacco contro il governo Maduro.

Canali mediatici, anziché continuare a distorcere le informazioni, dovrebbe mettere attivamente in discussione il motivo per il quale gli Stati Uniti, nel mezzo di una pandemia, stiano appoggiando un regime repressivo in Bolivia che si sta dimostrando incapace di gestire il COVID-19 e contemporaneamente rafforzino il regime delle sanzioni che sta mettendo a rischio vite in Venezuela.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/bolivia-vs-venezuela-covid-19-response-reveals-true-nature-of-governments/

Originale: Green Left

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

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