‘Posso proteggervi? Il vostro futuro è incerto’: clima e destino dell’umanità

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‘La terra è più preziosa dei soldi’

di David Cromwell – 31 marzo 2020

Di fronte alla pandemia del coronavirus l’obiettivo più immediato è rallentarne la diffusione, minimizzare il pedaggio dei morti e aiutare le persone a superare la crisi. Ma nonostante le promesse del governo di aiutare i cittadini che stanno perdendo il lavoro e il reddito, la preoccupazione di base della dirigenza sarà quella che è sempre stata: preservare l’iniquo sistema globale della ricchezza e del potere.

Interessi privati, tra cui linee aeree, industrie dei combustibili fossili e ‘attività cruciali per la sicurezza nazionale’ dal suono sinistro, si sono affaccendati e premere sui governi per salvataggi pagati dai contribuenti. Notoriamente la Virgin Atlantic di Richard Branson ha persino chiesto ai propri dipendenti di prendersi otto settimane di permesso non retribuito, mentre centinaia di migliaia di persone nel Regno Unito stanno lottando che accedere alle indennità dopo essere finite disoccupate.

Governi stanno oggi canalizzando denaro nell’economia in quantità che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale. Tuttavia ci sono state richieste di garantire che i pacchetti di soccorso pubblico debbano essere concessi solo se saranno operati grandi cambiamenti nell’economia, tra cui un considerevole proprietà pubblica delle imprese. Dovrebbero anche esserci conseguenze legali e finanziarie per il comportamento socialmente irresponsabile o criminale delle imprese. Sicuramente tutto questo ha senso e avrà una forte approvazione del pubblico?

Sinora, i presagi non sono buoni. La settimana scorsa gli Stati Uniti hanno approvato un ‘pacchetto di stimolo fiscale’ da due trilioni di dollari largamente mirato a puntellare l’economia delle imprese. Zach Carter, un giornalista di spicco dell’HuffPost, ha avvertito che:

Non è un pacchetto di soccorso economico, ma una sentenza di disuguaglianza economica e controllo industriale senza precedenti sulla nostra politica che echeggerà per una generazione.

‘Rappresenta un trasferimento di ricchezza e potere ai super-ricchi dal resto di noi, con il sostegno di entrambi i partiti politici, un atto d’accusa circa le condizioni della democrazia statunitense’.

In particolare, come vedremo di seguito, molte voci stanno giustamente sollecitando leader politici di tutto il mondo a non abusare di fondi pubblici per salvare imprese complici del crollo climatico. La priorità, invece, dovrebbe essere stimolare la transizione di necessità vitale a un’economia realmente verde.

 

‘Una demolizione degli interi sistemi di sostegno della vita del nostro pianeta’

La precedente crisi economica e crollo finanziario globale del 2007-2009 determinò solo una flessione temporanea delle emissioni di carbonio. Interessi di parte si sono rapidamente mossi all’epoca a garantire che non ci sarebbe stata una svolta di lungo termine a un futuro a basso carbonio. Nei soli Stati Uniti 700 miliardi di dollari di denaro pubblico sono stati destinati a un salvataggio iniziale nel 2008 delle stesse banche responsabili della crisi. Ma fondi pubblici sono stati iniettati nel sistema finanziario successivamente per anni, salendo a quasi 5 trilioni di dollari nel 2015.

Kyla Tienhaara, una ricercatrice ambientale ed economica presso l’Università del Queens, Ontario, indica che le imprese del petrolio, del gas e del carbone dopo il crollo del 2008:

‘la lobby dei combustibili fossili ha assicurato che i progetti di cattura e deposito del carbonio hanno risucchiato un considerevole importo dei fondi di stimolo verde, ma non molta anidride carbonica.’

Con compostezza accademica, avverte oggi che:

‘salvataggi dell’industria dei combustibili fossili e delle linee aeree sarebbero monumentalmente controproducenti’.   

Daniel Kammen, professore di energia all’Università della California, Berkeley, usa parole più forti:

‘sarebbe folle rigonfiare l’economia fossile ai livelli precedenti’.

Basav Sen, che dirige il Climate Policy Project presso l’Istituto di Studi Politici con sede negli Stati Uniti, è chiaro:

Stiamo affrontando non solo una pandemia e un crollo economico globale, ma anche una demolizione degli interi sistemi di sostegno della vita del nostro pianeta’.

Aggiunge:

Un futuro sano per il petrolio e il gas significa inevitabilmente un futuro fosco per la maggior parte degli umani e degli ecosistemi. Precisamente nel momento in cui gli scienziati dicono che dovremmo gradualmente abbandonare la produzione di petrolio e gas, un salvataggio di questa industria distruttiva è un gigantesco passo indietro’.

Mary Robinson, ex presidente irlandese e per due volte inviata dell’ONU per il clima, avverte:

‘Denaro si è riversato nell’industria dei combustibili fossili dopo l’Accordo di Parigi [del 2015]. Questo non può continuare’.

Le cifre implicate sono quasi oltre la comprensione. Un nuovo studio di un’alleanza di gruppi ambientalisti con sede negli Stati Uniti rivela che le maggiori banche d’investimento del mondo hanno pompato più di 2,2 trilioni di sterline nei combustibili fossili devastatori del clima. La banca statunitense JP Morgan è stata la maggiore colpevole, responsabile di più di 220 miliardi di sterline a progetti petroliferi, del gas e del carbone.

Sono stati economisti della JP Morgan a diffondere il mese scorso un estremo avvertimento che la crisi climatica minaccia la sopravvivenza stessa dell’umanità. Inevitabilmente non c’è stato alcun segno dalla banca d’investimenti che avrebbe reagito con la sola mossa sensata: l’immediata cessazione di tutti i suoi finanziamenti ai combustibili fossili. Invece la banca si è preoccupata di puntualizzare che l’allarmante studio era stato prodotto da un gruppo che era ‘totalmente indipendente dalla società nel suo complesso’.

C’è qualcosa che riassuma più chiaramente la follia di un’economia globale alimentata da un’industria distruttrice del clima e dall’alta finanza? Nemmeno la minaccia imminente dell’estinzione umana è sufficiente a deviare l’attuale corso mosso dal profitto verso l’abisso.

La scomparsa della civiltà sarebbe il crollo definitivo derivante da un sistema globale di finanza ed economia profondamente ingiusto mosso dall’industria. Persino ora, in questo stadio tardo a livello terminale dell’esistenza umana, BBC News riesce solo marginalmente ad accennare alla fosca realtà con titoli blandi quali:

‘Cambiamento climatico: la colpa è dei ricchi, afferma uno studio internazionale’.

Roger Harrabin, il maestosamente titolato ‘analista ambientale’ della BBC ha scritto che:

‘I ricchi sono principalmente da biasimare per la crisi climatica globale, afferma uno studio su 86 paesi dell’Università di Leeds’.

Si noti il gergo della BBC: ‘afferma’, non ‘riferisce’ o ‘conclude’. L’articolo della BBC ha proseguito in stile tipicamente anodino:

‘Il decimo più ricco della popolazione consuma circa venti volte più energia complessivamente che non il decimo più inferiore, dovunque viva’.

I ricercatori avvertono che:

‘a meno che non ci sia un considerevole cambiamento della politica, il consumo di energia delle famiglie potrebbe raddoppiare entro il 2050 rispetto ai livelli del 2011’.

2050? Tra tre decenni? Semplicemente non abbiamo tutto quel tempo. Le Nazioni Unite hanno insistito due fa che l’umanità ha tempo solo fino al 2030 per attuare i radicali e drastici tagli al carbonio necessari per prevenire solo gli impatti peggiori del riscaldamento globale.

Per ovvie ragioni, non ci sono servizi critici sostenuti sui media ‘prevalenti’ riguardo alla natura distruttiva del sistema globale di massimizzazione del profitto e della ‘crescita economica’ infinita. Come abbiamo a lungo osservato, semplicemente non ci si può attendere che i media industriali scrivano la verità riguardo al mondo industriale.

 

Tempestati di propaganda

Un problema centrale per la società è che siamo stati tempestati da un sistema di propaganda che ci dice ripetutamente – o semplicemente dà per scontato – che il capitalismo, nonostante alcune ‘carenze’ o ‘difetti’, è stato principalmente responsabile del grande progresso della condizione umana dalla Rivoluzione Industriale. Tuttavia, come osserva correttamente l’antropologo economico Jason Hickel, dovremmo rifiutare questa ‘favola’ promulgata dalla grande industria, da leader politici e da media industriali-statali.

In realtà sono stati quelli alla base della piramide – lavorando per secoli per ampliare il diritto di voto, creando sindacati, migliorando l’assistenza sanitaria e l’istruzione – che sono stati principalmente responsabili dei progressi del tenore di vita. Questi fattori di base, dice Hickel, ‘sono le forze che contano’.

Persino Noam Chomsky, il più famoso dissidente del mondo, appare solo raramente nell’”opinione corrente” a criticare il sistema economico iniquo dominante e la farsa che passa per ‘democrazia’. Redattori e giornalisti dal pensiero ideologicamente corretto presso i maggiori media giornalistici, selezionati dal sistema che premia l’obbedienza al potere, è improbabile offendano i loro datori di lavoro promuovendo idee ‘estreme’ come quelle di Chomsky:

‘Ciò in cui i nostri leader sono bravi, e sono stati molto bravi negli ultimi quarant’anni, è nel riversare denaro nelle tasche dei ricchi e dei dirigenti industriali mentre tutti gli altri crollano’.

Nel frattempo gli scienziati del clima continuano ad agitare freneticamente le braccia riguardo al crollo climatico, cercando invano di far deviare governi e imprese dal loro corso disastroso vero l’estinzione umana. Un nuovo studio sulle emissioni di metano causate dall’uomo attraverso l’estrazione e l’uso di combustibili fossili può essere stato ‘gravemente sottovalutato’. Le emissioni sono probabilmente del 25 – 40 per cento più elevate di quanto in precedenza ritenuto.

Inevitabilmente i dati sul clima continuano a crollare. I ricercatori stanno ora avvertendo che le calotte polari si stanno sciogliendo sei volte più rapidamente che negli anni Novanta:

‘La perdita di ghiaccio in Groenlandia e nell’Antartide sta disegnando lo scenario di riscaldamento climatico della peggior ipotesi esposta dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC)’.

C’è da meravigliarsi se, dopo decenni di ‘campanelli d’allarme’, gli scienziati del clima stanno sfogando i loro sentimenti di impotenza e disperazione? Joe Duggan, un comunicatore scientifico presso l’Università Nazionale Australiana, ha gestito un progetto durato sei anni raccogliendo reazioni simili da scienziati del clima.

Una scienziata, la professoressa Katrin Meissner dell’Università del New South Wales, Sidney, ha dichiarato a Duggan che:

‘Mi sento impotente è, in una certa misura, colpevole. Mi sento come se avessi mancato al mio dovere di cittadina e di madre perché non sono stata in grado di comunicare l’urgenza della situazione abbastanza bene da suscitare un intervento significativo in tempo’.

‘Quello che stiamo conducendo ora è un rischioso esperimento incontrollato con il pianeta sul quale viviamo’.

La dottoressa Jennie Mallela, dell’Università Nazionale Australiana, ha commentato:

‘Dunque, come mi sento? Frustrata, arrabbiata che la nostra scienza sia ignorata dai politici, spaventata per mio marito [un vigile del fuoco forestale] e per tutti gli altri che sono in prima linea nella lotta contro questi incendi e che cercano di aiutare.

Ma prevalentemente mi sento devastata per mio figlio e per la sua generazione che dovranno guarire questo pianeta e vivere con la massiccia distruzione  ambientale che abbiamo causato’.

La scienziata dell’ambiente Alexandra Jellicoe ha recentemente pubblicato una splendida e sentita lettera aperta ai suoi bambini piccoli:

‘Posso proteggervi? Il vostro futuro è incerto. Posso prepararvi a questo? […] Mi si spezza il cuore. Che cos’è una madre se non è grado di proteggere i suoi figli?’

Ha continuato:

‘Immagino a volte che cosa mi piacerebbe fare per proteggervi in questo mondo terrificante che abbiamo creato. Immagino un esercito di persone compassionevoli pienamente informate dei rischi che vivano abbastanza liberamente da bloccare l’economia dei combustibili fossili. Sequestreremmo i media e creeremmo urgenti campagne di consapevolezza pubblica…  

Il lavoro più difficile, immagino, consisterebbe nel creare un mondo che sia più gentile, meno competitivo e più uguale. Filantropia e assistenza non sono soluzioni per i più poveri del mondo ma sintomi di un’economia globale fallimentare. Il mio esercito e io infurieremmo contro tutto ciò, spinti dal sapere che queste cose vanno affrontate per proteggervi’.  

In breve:

‘Siamo a un bivio ora. Avete due futuri e io sono impotente a influenzare quale sarà il vostro’.

Da singoli a volte ci si può sentire impotenti. Ma il futuro più luminoso, più sicuro e più sano può tuttora essere conseguito se ricordiamo che insieme abbiamo più potere che non le forze distruttive che ci spingono all’estinzione.

 

 da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.medialens.org/2020/can-i-keep-you-safe-your-future-is-uncertain-climate-and-the-fate-of-humanity/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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