Covid-19: la Cina bloccata in una guerra ibrida con gli USA

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di Pepe Escobar – 18 marzo 2020

La ricaduta dell’epidemia del Covid-19 mette Pechino e Washington in rotta di collisione, scrive Pepe Escobar.

Tra la miriade di effetti geopolitici stupefacenti del coronavirus, uno è già esplicitamente evidente. La Cina si è riposizionata. Per la prima volta dall’avvio delle riforme di Deng Xiaoping nel 1978, Pechino considera apertamente gli Stati Uniti una minaccia, come affermato un mese fa dal ministro degli esteri Wang Yi alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco durante il picco della lotta al coronavirus.

Pechino sta attentamente, gradualmente modellando la narrazione che, dall’inizio dell’attacco del coronavirus, la leader sapeva di essere sotto un attacco di guerra ibrida.

La terminologia del presidente Xi Jinping è un indizio importante. Ha detto, ufficialmente, che questa era una guerra. E che, come contrattacco, doveva essere lanciata una “guerra del popolo”.

Inoltre ha descritto il virus come un demone o un diavolo. Xi è un confuciano. Diversamente da altri pensatori cinesi antichi, Confucio era riluttante a discutere di forze sovrannaturali e di giudizi nell’aldilà. Comunque, in un contesto culturale cinese, diavolo significa “diavoli bianchi” o “diavoli stranieri”: quailo in mandarino, gweilo in cantonese. Questo era Xi che trasmetteva un potente messaggio in codice.

Il presidente cinese Xi JInping visita la comunità di Wuhan, incontra residenti e operatori in prima linea, 10 marzo 2020. (YouTube)

Quando Zhao Lijan, un portavoce del ministero cinese degli esteri, ha formulato in un tweet incandescente la possibilità che “potrebbe essere stato l’esercito statunitense a portare l’epidemia a Wuhan” – la prima bordata al riguardo arrivata da un dirigente di vertice –  Pechino stava tirando un sasso in piccionaia segnalando che alla fine erano stati tolti i guantoni. Zhao Lijan ha fatto un collegamento diretto con i Giochi Militari a Wuhan dell’ottobre 2019, che comprendevano una delegazione di 300 militari statunitensi.

Egli ha citato direttamente il direttore del Centro Controllo Malattie (CDC) statunitense Robert Redfield che, quando gli è stato chiesto se alcune delle morti da coronavirus erano state scoperte post mortem negli Stati Uniti, ha risposto che “alcuni casi sono stati effettivamente diagnosticati oggi in quel modo negli Stati Uniti”.

L’esplosiva conclusione di Zhao è che il Covid-19 era già attivo negli USA prima di essere identificato a Wuhan, a causa dell’ormai pienamente documentata incapacità degli USA di sottoporre a test e identificare differenze rispetto all’influenza.

In aggiunta a tutto ciò c’è il fatto che variazioni del genoma del coronavirus in Iran e in Italia sono state sequenziate ed è stato rivelato che non appartengono alla varietà che ha infettato Wuhan; i media cinesi stanno ora apertamente ponendo domande e ricavando un collegamento con la chiusura in agosto dell’anno scorso del laboratorio militare “non sicuro” di armi biologiche a Fort Detrick, con i Giochi Militari e con l’epidemia di Wuhan. Alcune di tali domande sono state poste – senza risposte – negli stessi Stati Uniti.

Domande extra permangono riguardo all’opaco Evento 201 del 18 ottobre 2019 a New York; un’esercitazione di una pandemia mondiale causata da un virus mortale, che è capitato fosse un coronavirus. Questa eccezionale coincidenza si è verificata un mese prima dell’epidemia a Wuhan.

L’Evento 201 è stato patrocinato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, dal World Economic Forum (WEF), dalla CIA, da Bloomberg, dalla John Hopkins Foundation e dall’ONU. I Giochi Militari Mondiali si sono aperti a Wuhan esattamente lo stesso giorno.

Indipendentemente dalla sua origine, che ancora non è stabilita conclusivamente, per quanto Trump twitti del “virus cinese”, il Covid-19 pone già domande immensamente serie riguardo alla biopolitica (dov’è Foucault quando ne abbiamo bisogno?) e al bioterrorismo.

L’ipotesi di lavoro del coronavirus come un’arma biologica molto potente ma non da giorno del giudizio, lo rivela come un veicolo perfetto per un diffuso controllo sociale, su scala globale.

Personale controlla la temperatura dei passeggeri nella stazione ferroviaria di Wuhan durante l’epidemia di coronavirus (China News Service, CC BY 3.0 Wikimedia Commons)

 

Cuba in ascesa come potenza biotecnologica

Proprio come uno Xi in visita, tanto di mascherina, nella prima linea di Wuhan la settimana scorsa è stato una dimostrazione esplicita che la Cina, con immenso sacrificio, sta vincendo la “guerra del popolo” contro il Covid-19, la Russia, in una mossa alla Sun Tzu contro Riyadh il cui esito finale è stato un barile di petrolio molto più economico, ha contribuito a tutti i fini pratici ad avviare la rapida ripresa dell’economia cinese. E’ così che funziona una collaborazione strategica.

La scacchiera sta cambiando a rotta di collo. Una volta che Pechino ha identificato il coronavirus come un attacco con armi biologiche, è stata lanciata la “guerra del popolo” con tutta la forza dello stato. Metodicamente. Su basi di “tutto quello che necessita”. Ora stiamo entrando in una nuova fase, che sarà utilizzata da Pechino per ricalibrare in misura sostanziale la sua interazione con l’occidente, e nell’ambito di quadri molto diversi quando si tratta di USA e UE.

Il potere morbido è di primaria importanza. Pechino ha inviato un volo della Air China in Italia che ha trasportato 2.300 scatoloni di mascherine con la scritta: “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”. La Cina ha inviato anche un considerevole pacchetto umanitario in Iran, significativamente a bordo di otto voli della Mahan Air, una linea aerea sottoposta a sanzioni illegali unilaterali dall’amministrazione Trump.

Il presidente servo Aleksander Vucic non poteva essere più esplicito: “Il solo paese che può aiutarci è la Cina. Ormai capite tutti che la solidarietà europea non esiste. Era una favola su carta”.

Sotto dure sanzioni e da allora demonizzata per sempre, Cuba è tuttora in grado di realizzare innovazioni, persino nella biotecnologia. L’antivirale Heberon – o Interferon Alpha 2b – un farmaco terapeutico, non un vaccino, è stato utilizzato con grande successo nella cura del coronavirus. Una società mista in Cina sta producendone una versione inalabile e almeno 15 nazioni sono già interessate a importare il farmaco terapeutico.

Ora, si confronti tutto quanto precede con l’offerta dell’amministrazione Trump di un miliardo di dollari per assumere scienziati tedeschi che lavorano presso la società biotecnologica Curevac, con sede in Turingia, a un vaccino sperimentale contro il Covid-19, per ottenere un vaccino “solo per gli Stati Uniti”.

 

Un’operazione psicologica militare di ingegneria sociale?

Sandro Mezzadra, coautore con Brett Neilson del fondamentale “The Politics of Operations: Excavating Contemporary Capitalism” sta già cercando di concettualizzare dove ci troviamo ora in termini di lotta al Covid-19.

Abbiamo davanti una scelta tra un filone malthusiano – ispirato dal darwinismo sociale – “guidato dall’asse Johnson-Trump-Bolsonaro” e, dall’altro lato, un filone che punta alla “riqualificazione della sanità pubblica come strumento fondamentale”, esemplificato da Cina, Corea del Sud e Italia. Ci sono lezioni chiave da apprendere da Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

L’opzione estrema, indica Mezzadra, è tra una “selezione naturale della popolazione”, con migliaia di morti, e “difendere la società”, impiegando “gradi variabili di autoritarismo e controllo sociale”. E’ facile immaginare chi sia abbia da guadagnare da questa reingegnerizzazione sociale, un remix del ventunesimo secolo della “Maschera della morte rossa” di Poe.

In mezzo a così tante tenebre, contiamo sull’Italia per offrirci raggi di luce in stile Tiepolo. L’Italia ha scelto l’opzione di Wuhan, con conseguenze immensamente serie per la sua economia già fragile. Italiani in quarantena hanno straordinariamente reagito cantando dai loro balconi: un vero atto di rivolta metafisica.

Santa Corona, National Gallery of Denmark (Wikimedia Commons)

Per non citare la giustizia poetica della vera Santa Corona, sepolta nella cittadina di Anzù dal nono secolo. Santa Corona era una cristiana uccisa sotto Marco Aurelio nel 165 dopo Cristo, ed è stata per secoli una delle sante patrone delle pandemie.

Nemmeno trilioni di dollari che piovano dal cielo per un atto di divina misericordia della Fed sono stati in grado di curare il Covid-19. I “leader” del G7 hanno dovuto ricorrere a una videoconferenza per rendersi conto di quanto non sappiano dove mettere le mani, anche se la lotta al coronavirus della Cina ha dato all’occidente un vantaggio di molte settimane.

Il dottor Zhang Wenhong, uno dei maggiori esperti cinesi delle malattie infettive, le cui analisi sinora hanno fatto centro, dice ora che la Cina è emersa dai giorni più bui della “guerra del popolo” contro il Covid-19. Ma non pensa che questo finirà entro l’estate. Ora estrapolate che cosa sta dicendo la mondo occidentale.

Non è nemmeno ancora primavera e già sappiamo che ci vuole un virus per abbattere impietosamente la Dea del Mercato. Venerdì scorso la Goldman Sachs ha dichiarato a non meno di 1.500 imprese che non c’era alcun rischio sistemico. Era una falsità.

Fonti bancarie di New York mi hanno detto la verità: il rischio sistemico è divenuto molto più grave nel 2020 che non nel 1979, nel 1987 o nel 2008 a causa del pericolo enormemente aumentato che il mercato dei derivati da 1,5 quadrilioni di dollari crolli.

Come dicono le fonti, la storia non ha mai visto prima qualcosa di simile all’intervento della Fed attraverso la sua poco compresa eliminazione delle prescrizioni delle riserve delle banche commerciali, che scatena un’espansione del credito potenzialmente illimitata per prevenire un’implosione dei derivati originata da un crollo totale del mercato azionario e delle materie prime di tutte le attività del mondo.

Quei banchieri pensavano che avrebbe funzionato, ma come sappiamo ormai tutto quello strepito e furore non ha significato nulla. Il fantasma di un’implosione dei derivati – in questo caso non causato dalla possibilità precedente, la chiusura dello Stretto di Hormuz – permane.

Stiamo ancora a malapena cominciando a capire le conseguenze del Covid-19 per il futuro del turbocapitalismo neoliberista. Quello che è certo che l’intera economia globale è stata colpita da un interruttore insidioso, letteralmente invisibile. Questa può essere solo una “coincidenza”. O può essere, come alcuni stanno audacemente sostenendo, parte di una possibile grande operazione psicologica che crea il perfetto contesto ingegneristico geopolitico e sociale per un dominio a tutto campo.

In aggiunta, accanto alla dura faticata lungo il percorso, con un immenso sacrificio umano ed economico implicato, con o senza un riavvio del sistema mondiale, rimane una domanda pressante: le élite imperiali continueranno a sceglieranno di condurre una guerra ibrida di dominio a tutto campo contro la Cina?

Pepe Escobar, un veterano giornalista brasiliano, è il corrispondente indipendente dell’Asia Times con sede a Hong Kong. Il suo libro più recente è “2030”. Seguitelo su Facebook.  

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://consortiumnews.com/2020/03/18/china-locked-in-hybrid-war-with-us/

Originale: The Asia Times

Traduzione di Giuseppe Volpe

 

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