Una gabbia di vetro blindato è uno strumento di tortura

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di Craig Murray – 2 marzo 2020

Nell’udienza separata di giovedì sul permesso ad Assange di uscire dalla gabbia blindata per sedere con la sua squadra legale ho assistito direttamente al fatto che la decisione della Baraitser contro Assange era stata introdotta da lei nell’aula PRIMA che lei avesse ascoltato l’avvocato della difesa formulare i suoi argomenti e dichiarata da lei senza modifiche.

Potrei cominciare spiegandovi la mia posizione nella galleria del pubblica di fronte alla giudice. Per tutta la settimana mi sono seduto deliberatamente nel posto davanti a destra. La galleria dà sull’aula attraverso una finestra di vetro blindato all’altezza di circa due metri rispetto all’aula stessa. Corre lungo un lato dell’aula e l’estrema destra della galleria del pubblico è sopra il banco della giudice, che siede perpendicolarmente in basso rispetto a essa. Notevolmente, perciò, da posti a destra della galleria del pubblico si ha un visione ininterrotta dall’alto del banco della giudice e si possono vedere i suoi documenti e lo schermo del suo computer.

Mark Summers QC ha esposto che nella causa Belousov contro Russia la Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo aveva deciso con lo stato della Russia perché Belousov era stato processato in una gabbia di vetro praticamente identica, per costruzione e posizione nell’aula, a quella in cui si trovava ora Assange. Aveva ostacolato la sua partecipazione al processo e il suo libero accesso all’avvocato e lo aveva privato della sua dignità umana di imputato.

Summers ha proseguito affermando che era prassi normale per certe categorie di detenuti non condannati essere liberati dal banco per sedere con i loro legali. La corte disponeva di rapporti psichiatrici circa l’estrema depressione clinica di Assange e di fatto la guida per i tribunali del Dipartimento della Giustizia  britannico alla migliore prassi affermava che le persone vulnerabili dovevano essere liberate per sedere accanto ai loro avvocati. Per Assange non era richiesto un trattamento speciale; egli chiedeva di essere trattato come qualsiasi altra persona vulnerabile.

La difesa era ostacolata dall’incapacità di comunicare confidenzialmente con il suo cliente durante il procedimento. Nella fase successiva del processo, quando sarebbero stati esaminati testimoni, una comunicazione tempestiva sarebbe stata essenziale. Inoltre la difesa poteva parlare con lui solo attraverso la fessura nel vetro a portata d’orecchio degli agenti della società privata di sicurezza che lo sorvegliavano (è stato chiarito che si trattava della Serco, non del Group 4 come aveva detto la Baraitser il giorno prima) e in presenza di microfoni.

A questo punto la Baraitser è diventata scorbutica e ha parlato con tono di voce realmente tagliente: “Chi sono quelle persone dietro di lei nella fila posteriore?” ha chiesto sarcasticamente a Summers, una domanda di cui lei conosceva benissimo la risposta. Summers ha replicato che facevano parte della squadra legale della difesa. La Baraitser ha detto che Assange avrebbe potuto contattare loro se doveva un punto da comunicare. Summers ha replicato che c’era una corsia e un muretto tra la gabbia di vetro e la loro posizione e che tutto ciò che Assange poteva vedere sopra il muretto era la sommità della parte posteriore delle loro teste. La Baraitser ha detto che aveva visto Assange chiamare. Summers ha detto che gridare  attraverso l’aula non era né confidenziale né soddisfacente.

Sono stato avvertito che è decisamente un reato pubblicare la foto di Julian nella sua gabbia di vetro, anche se non l’ho scattata io ed è assolutamente dovunque su Internet. Vale anche la pena di segnalare che io sono di ritorno a casa nel mio paese, la Scozia, dove è registrato il mio blog, e né quella né questo sono entro la giurisdizione della corte inglese. Ma sono ansioso di offrire alcun pretesto perché io sia escluso dal tribunale, dunque l’ho rimossa, ma potete vederla qui.

Questa è la foto scattata illegalmente (non da me) di Assange nell’aula. Se guardate attentamente potrete vedere che c’è una corsia e una bassa parete di legno tra lui e la fila posteriore dei legali. Potete vedere uno dei due agenti carcerari della Serco che lo sorveglia dentro la gabbia.

La Baraitser ha detto che Assange poteva passare degli appunti e lei aveva visto appunti passati da lui. Summers ha replicato che gli agenti del tribunale avevano a quel punto vietato la consegna di appunti. La Baraitser ha detto che [la difesa] poteva discuterne con la Serco, era materia della autorità carcerarie.

Summers ha affermato che, contrariamente alla dichiarazione della Baraitser il giorno precedente, lei in effetti aveva giurisdizione sulla questione del rilascio di Assange dalla gabbia. La Baraitser è intervenuta per dire che a quel punto accettava ciò. Summers ha poi detto che aveva prodotto una quantità di autorità per dimostrare che la Baraitser si era sbagliata anche nell’affermare che essere in custodia poteva significare solo essere sul banco. Si poteva essere in custodia dovunque entro il distretto del tribunale, in effetti anche fuori da esso. La Baraitser è diventata parecchio infastidita da questo e ha affermato che aveva detto soltanto che il trasferimento in custodia del tribunale deve essere uguale al trasferimento sul banco [degli imputati].

Al che Summers ha replicato memorabilmente, ora molto seccato: “Beh, anche questo è sbagliato, ed è stato sbagliato lungo tutti questi ultimi otto anni”.

Concludendo l’argomento la Baraitser ha formulato il suo giudizio su questo tema. Ora, la cosa interessante è questa, e io sono un testimone diretto. Ha letto il suo giudizio, lungo parecchie pagine e scritto a mano. Lo aveva portato con sé in aula in un fascicolo e non vi aveva apportato modifiche. Aveva scritto la sua decisione prima di aver ascoltato una parola di Mark Summers.

I suoi punti chiave sono stati che Assange era in grado di comunicare con i suoi avvocati gridando dalla gabbia. Lo aveva visto passare appunti. Era disposta ad aggiornare la corte in qualsiasi momento perché Assange scendesse con i suoi avvocati per discussioni in cella e se ciò avesse prolungato la durata dell’udienza da tre a sei settimane, avrebbe potuto durare quanto necessario.

La Baraitser ha affermato che nessuno dei rapporti psichiatrici che aveva davanti affermava che fosse necessario per Assange lasciare il banco blindato. Poiché a nessuno degli psichiatri era stata posta tale domanda – e molto probabilmente nessuno sapeva nulla circa la disposizione dell’aula – ciò non è certo sorprendente.

Mi sono chiesto perché sia così essenziale per il governo britannico tenere Assange in quella gabbia, impossibilitato a udire il procedimento o a istruire i suoi avvocati in reazione a prove, anche quando un avvocato per il governo degli Stati Uniti aveva affermato di non avere obiezioni a che Assange sedesse nel corpo dell’aula.

La risposta sta nella valutazione psichiatrica di Assange fornita alla corte dall’estremamente eminente professor Michael Kopelman (che è familiare a chiunque abbia letto ‘Murder in Samarkand’):

‘Il signor Assange mostra virtualmente tutti i fattori di rischio che ricercatori di Oxford hanno descritto in detenuti che si sono suicidati o che hanno compiuto tentativi letali… Sono convinto, quanto possa mai esserlo uno psichiatra, che se l’estradizione negli Stati Uniti dovesse diventare imminente il signor Assange troverebbe un modo per suicidarsi”.

Il fatto che Kopelman, come ha detto la Baraitser, non dichiari specificamente che la gabbia blindata è un male per Assange riflette null’altro che il fatto che tale domanda non gli è stata posta. Ogni essere umano con un minimo di onestà sarebbe in grado di trarre tale conclusione. La tesi pignola della Baraitser che nessuno psichiatra aveva specificamente affermato che dovesse essere rilasciato dalla gabbia blindata è insensibile, disonesta e disumana. Quasi certamente nessun psichiatra avrebbe concepito che lei avrebbe deciso di imporre tale tortura.

Dunque perché la Baraitser lo sta facendo?

Io credo che il confinamento di Assange in stile Hannibal Lecter, di questo intellettuale fanatico dei computer, che non ha alcuna base razionale, sia un tentativo deliberato di indurre Assange al suicidio. Il tribunale antiterrorismo di massima sicurezza è fisicamente all’interno del complesso fortificato che ospita il carcere di massima sicurezza. Egli è trasferito ammanettato e sotto forte scorta nella e dalla sua cella di isolamento alla gabbia blindata attraverso un tunnel sotterraneo. In tali circostanze che necessità c’è che sia continuamente spogliato e perquisito nelle cavità corporali? Perché non gli è permesso di avere i suoi documenti giudiziari? Più indicativo per me è stato il fatto che non gli è permesso di stringere la mano o di toccare i suoi legali attraverso la fessura nella gabbia blindata.

Stanno imponendo incessantemente il diniego sistematico di qualsiasi elementare conforto umano, come il tocco della punta delle dita di un amico, o il blocco del sollievo che potrebbe ottenere semplicemente stando seduto accanto a qualcuno che gli sia amico. Stanno assicurando la prosecuzione degli estremi effetti psicologici della solitudine di un anno in un virtuale isolamento. Un minimo di conforto umano potrebbe fare un mucchio di bene alla sua salute e resilienza mentale. Sono decisi a impedirlo a ogni costo. Stanno tentando di indurlo a uccidersi, o di creare la condizione in cui la sua morte per strangolamento possa essere fatta passare per suicidio.

Questa è la sola spiegazione che riesco a immaginare come motivo del fatto che stiano rischiando la creazione di condizioni così evidenti per l’annullamento del processo. I morti non possono presentare appello.

Vorrei ricordarvi che Julian è un detenuto in custodia preventiva che ha scontato la sua condanna di una lunghezza senza precedenti per violazione della libertà su cauzione. La sua condizione è oggi apparentemente quella di un innocente che affronta delle accuse. Tali accuse non riguardano altro che la pubblicazione delle rivelazioni di Chelsea Manning di crimini di guerra.

Che la Baraitser stia agendo sotto istruzioni a me pare certo. Durante tutto il processo ha cercato disperatamente di cogliere ogni occasione per negare qualsiasi responsabilità per quanto sta accadendo a Julian. Ha affermato di non avere giurisdizione sul suo trattamento in carcere e persino quando sia la difesa sia l’accusa insieme hanno affermato che era prassi normali che magistrati trasmettessero istruzioni o richieste al servizio carcerario, si è rifiutata di accettare che le cose stessero così.

La Baraitser sta chiaramente tentando psicologicamente di prendere le distanze dal coinvolgimento in tutto ciò che viene fatto. A questo fine ha formulato un fiume di negazioni di giurisdizione o di capacità di influenzare gli eventi. Ha detto di non avere giurisdizione per interferire sul denudamento, la perquisizione, l’ammanettamento e la rimozione dei documenti di Assange o sul fatto che sia mantenuto in isolamento. Ha detto di non avere giurisdizione per richiedere che i suoi difensori abbiano più accesso al loro cliente in carcere per preparare la sua difesa. Ha detto di non avere giurisdizione sulla sua posizione nell’aula. Ha suggerito in varie occasioni che sta alla Serco decidere se possa passare appunti ai suoi avvocati e al Group 4 decidere se possa essere liberato dalla gabbia blindata. I momenti in cui appare soddisfatta nell’ascoltare le prove sono quelli nei quali l’avvocato dell’accusa James Lewis sostiene che lei non ha altra decisione da prendere che firmare l’estradizione perché è formulata bene e l’articolo 4 del Trattato non ha rilevanza legale.

Un membro della famiglia di Assange mi ha osservato alla fine della prima settimana che lei pare molto pigra e dunque felice di accettare qualsiasi argomento che riduca quando deve fare. Penso che le cose stiano diversamente. Penso che ci sia un angolo della mente di questa figlia di dissidenti dell’apartheid che rifiuta il suo ruolo nella tortura di Assange e che sta continuamente insistendo “Non ho avuto nessuna scelta, non ho avuto alcun potere”. Quelli che cedono a fare il male devono trovare qualsiasi conforto interiore riesca loro.

Con un grazie riconoscente a tutti quelli che hanno donato o si sono abbonati per rendere possibile questo servizio. Desidero sottolineare che non voglio assolutamente che nessuno  dia nulla se ciò gli causa la minima possibilità di disagio finanziario.

Questo articolo può essere riprodotto e pubblicato del tutto liberamente, anche in traduzione, e spero moltissimo che sarà fatto attivamente. La verità ci renderà liberi.

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.craigmurray.org.uk/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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