La Conferenza di Monaco sulla Sicurezza rivela la divisione est-ovest

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Conferenza di Monaco sulla Sicurezza (Twitter)

di Pepe Escobar – 20 febbraio 2020

Alla fine la conferenza si è disgregata in un bisticcio che dominerà il resto del secolo.

Poche pantomime politiche postmoderne sono state più rivelatrici delle centinaia di “decisori internazionali”, prevalentemente occidentali, lirici, disgustati o nostalgici dell’”occidentalismo” alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza (MSC).

“Occidentalismo” suona come uno di quei concetti stitici prodotti dai cattivi postumi di un festino sulla Rive Gauche negli anni Settanta. In teoria (ma non teoria francese) l’occidentalismo nell’era di Whatsapp dovrebbe significare un deficit di azioni pluripartitiche per affrontare le minacce più pressanti all’”ordine internazionale” – o (dis)ordine – mentre prevale il nazionalismo, deriso come un’onda populista provinciale.

Tuttavia ciò che Monaco ha effettivamente svelato è stata una qualche profonda nostalgia – occidentale – per quei giorni effervescenti di imperialismo umanitario, con il nazionalismo in tutte le sue correnti presentato come il cattivo che impedisce il procedere di redditizie Guerre Eterne neocoloniali.

Nella misura in cui gli organizzatori della MSC – un cospicuo gruppo di atlantisti – ha cercato di dirigere le discussione sull’enfatizzazione della necessità di multilateralismo, una casistica disgraziata di mali spazianti dalle migrazioni incontrollate alla NATO “cerebralmente morta” è stata addebitata alla conseguenza diretta dell’”ascesa di un campo illiberale e nazionalista in seno al mondo occidentale”. Come se questa fosse una furia perpetrata da un’Idra onnipotente dalle teste di Bannon-Bolsonaro-Orban.

Lontano da queste teste di “occidente è meglio” a Monaco è il coraggio di ammettere che contraccolpi nazionalisti assortiti si qualificano anche come una reazione all’incessante saccheggio occidentale del Sud Globale mediante guerre: calde, fredde, finanziaria, di sfruttamento industriale.

Per quel che vale, ecco il rapporto della MSC. Solo due frasi sarebbero sufficienti per rivelare il gioco della MSC: “Nell’era post-Guerra Fredda, le coalizioni guidate dall’occidente erano libere di intervenire quasi dovunque. La maggior parte del tempo  c’era appoggio del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e ogni volta che era lanciato un intervento militare, l’occidente godeva di una libertà quasi incontrastata di movimento militare”.

Come volevasi dimostrare. Quelli erano i giorni in cui la NATO, con totale impunità, poteva bombardare la Serbia, perdere miseramente una guerra in Afghanistan, trasformare la Libia in un inferno di milizie e pianificare miriadi di interventi in tutto il Sud Globale. E naturalmente nulla di tutto ciò aveva un qualsiasi collegamento con i bombardati e gli invasi costretti a diventare profughi in Europa.

 

L’occidente è meglio

A Monaco la ministra degli esteri sudcoreana Kang Kyung-wha è arrivata più vicina al punto quando ha detto di considerare l’”occidentalismo” piuttosto ristretto come tema. Si è assicurata di sottolineare che il multilateralismo è una caratteristica moltissimo asiatica, diffondendosi sul tema della centralità dell’ASEAN.

Il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, con la sua consueta finezza, è stato più tagliente, notando come “la struttura della rivalità della Guerra Fredda sta essendo resuscitata” in Europa. Lavrov è stato un prodigio di eufemismo quando ha segnalato come “l’acutizzazione di tensioni, l’infrastruttura militare della NATO che avanza a est, esercitazioni di portata senza precedenti in prossimità dei confini russi, l’aumento fuori misura dei bilanci militari… tutto questo genera imprevedibilità”.

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi nel marzo del 2019 (Kremlin.ru)

Tuttavia è stato il consigliere di stato e ministro degli esteri cinese Wang Yu che è realmente arrivato al centro della questione. Sottolineando che “rafforzare il governo globale e il coordinamento internazionale è oggi urgente”, ha detto Wang. “Dobbiamo aver ragione della divisione tra est e ovest e andare oltre la differenza tra sud e nord, in uno sforzo di costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”.

“Comunità con un futuro condiviso” può essere terminologia standard di Pechino, ma ha un significato profondo poiché incarna l’idea cinese del multilateralismo come il fatto che nessun singolo stato abbia priorità e che tutte le nazioni condividano gli stessi diritti.

Wang si è spinto oltre: l’occidente – con o senza occidentalismo – dovrebbe liberarsi della sua mentalità inconscia di supremazia civile; dovrebbe rinunciare al suo pregiudizio nella confronti della Cina; e “accettare e apprezzare lo sviluppo e la rivitalizzazione di una nazione dell’est con un sistema diverso da quello dell’ovest”. Wang è un diplomatico sufficientemente sofisticato per sapere che questo non succederà.

Wang non ha anche potuto evitare di far aggrottare a vette allarmanti le sopracciglia della platea dell’occidentalismo quando ha sottolineato, ancora una volta, che la collaborazione strategica tra Russia e Cina sarà approfondita, parallelamente all’esplorazione di “modi di coesistenza pacifica” con gli USA e di una collaborazione più profonda con l’Europa.

Quella che c’era da aspettarsi del “leader del sistema” a Monaco era molto prevedibile. Ed è stato comunicato, fedelmente al copione, dall’attuale capo del Pentagono, Mark Esper, ancora un altro praticante delle porte girevoli di Washington.

 

Minaccia del ventunesimo secolo

Sono stati esibiti tutti gli argomenti cardine del Pentagono. La Cina non è altro che una crescente minaccia all’ordine mondiale, cioè l’”ordine” imposto da Washington. La Cina ruba il know-how occidentale; intimidisce i suoi vicini più piccoli e più deboli; persegue un “vantaggio con ogni mezzo e a ogni costo”.

Come se fosse necessario ricordarlo a questo pubblico ben informato, la Cina è stata ancora una volta posta al vertice delle “minacce” del Pentagono, seguita dalla Russia, dagli “stati canaglia” Iran e Corea del Nord e da “gruppi estremisti”. Nessuno ha chiesto se al-Qaida in Siria fosse presente nella lista.

Il “Partito Comunista e gli organi a esso associati, compreso l’Esercito Popolare di Liberazione”, sono stati accusati di “operare sempre più in teatri esterni ai confini cinesi, compresa l’Europa”. Tutti sanno che solo una “nazione indispensabile” è autolegittimata a operare “in teatri esterni ai suoi confini” per portare altri alla democrazia mediante bombardamenti.

Nessuna meraviglia che Wang sia stato costretto a definire tutto quanto precede come “menzogne”: “La causa fondamentale di tutti questi temi e problemi è che gli Stati Uniti non vogliono assistere allo sviluppo e al rinnovamento della Cina, e ancor meno vogliono accettare il successo di un paese socialista”.

Così alla fine Monaco si è disgregata in un bisticcio che dominerà il resto del secolo. Con l’Europa di fatto irrilevante e la UE subordinata ai disegni della NATO, l’occidentalismo è realmente solo un’idea vuota, stitica: tutta la realtà è condizionata dalla dinamica tossica dell’ascesa cinese e del declino statunitense.

L’irrefrenabile Maria Zakharova ha ancora una volta centrato il punto: “Parlano di quel paese [la Cina] come di una minaccia all’intera umanità. Hanno detto che la politica cinese è la minaccia del ventunesimo secolo. Io ho la sensazione che stiamo assistendo, in particolare attraverso i discorsi tenuti a Monaco, alla rinascita di nuovi approcci coloniali, come se l’occidente non ritenesse più vergognoso reincarnare lo spirito del colonialismo dividendo popoli, nazioni e paesi”.

Un clou assoluto della MSC è stato quando il diplomatico Fu Ying, il presidente degli affari esteri del Congresso Popolare Nazionale, ha gettato nella polvere la presidente della Camera statunitense, Nancy Pelosi, con una semplice domanda: “Lei pensa realmente che il sistema democratico sia così fragile” da essere minacciato da Huawei?

Pepe Escobar, un giornalista veterano brasiliano, è il corrispondente indipendente dell’Asia Times con sede a Hong Kong. Il suo ultimo libro è ‘2030’. Seguitelo su Facebook.

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://consortiumnews.com/2020/02/20/munich-conference-reveals-east-west-divide/

Originale: The Asia Times

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

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