Per la destra latino-americana democrazia significa violenza

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di Vijay Prashad – 25 gennaio 2020

E’ stato uno scambio curioso. Frustrato per gli attacchi contro il suo partito – il Movimento per il Socialismo (MAS) – l’ex presidente della Bolivia, Evo Morales, ha realizzato una registrazione audio in cui ha sollecitato i suoi sostenitori a formare milizie. Maximilian Heath, della Reuters, si è recato in Argentina per parlare con Morales di questa sua registrazione trapelata; Morales ha detto: “In Bolivia le forze armate stanno sparando contro la gente, uccidendo persone, il popolo ha il diritto di organizzare la propria sicurezza”.

L’ansia di Morales è radicata nei fatti. La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani – un organo dell’Organizzazione degli Stati Americani, filostatunitense – ha scritto a dicembre 2019 che c’era stata una serie di massacri condotti dalle forze armate dell’attuale governo provvisorio della Bolivia. L’uso del termine “massacri” in tale rapporto è significativo: non ci sono stati scontri o conflitti, ma l’assassinio mirato di civili che appoggiavano il MAS e Morales.

La presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Añez Chávez, ha fatto dichiarazioni incendiarie riguardo alla base indigena di sostegno al MAS e a Morales. Ne ha frequentemente parlato con derisione, affermando persino di sognare una Bolivia senza “riti satanici indigeni” e che “la città non è per gli indio”.  La Añez ha firmato il Decreto N.4078 della Corte Suprema che ha esentato l’esercito da qualsiasi responsabilità penale per il suo uso della forza; lei vuole mettere fuorilegge il MAS e il suo ministro dell’interno ha emesso un mandato per l’arresto di Morales. Questo è un attacco rapido e inquietante al tessuto politico della Bolivia.

 

Scuse

La dichiarazione di Morales a proposito di milizie è arrivata semplicemente come un modo per dire che egli era preoccupato per la repressione e le violenze provocate dal governo provvisorio e dall’esercito, ora immune da incriminazione. Il principale inviato del presidente statunitense Donald Trump in America Latina – Mauricio Claver- Carone (che ha organizzato il prestito fallimentare di 57 miliardi di dollari all’Argentina quando era amministratore statunitense del Fondo Monetario Internazionale) – si è recato in Bolivia e ha attaccato Morales. Morales, ha detto Claver-Carone, sta fomentando l’insurrezione dall’Argentina. Questa è un’affermazione bizzarra.

Morales è stato rieletto nel 2014. Non c’è stato un minimo di scorrettezza in tale elezione. Ha ottenuto un mandato per restare in carica fino al gennaio 2020. Anche se ci fosse stato un problema nelle elezioni del 2019, sarebbe rimasto in carica fino a questo mese. Ma è stato deposto da un colpo di stato militare appoggiato dagli Stati Uniti. Quel colpo di stato non è l’insurrezione che preoccupa Claver-Carone. Quello che lo preoccupa è che Morales sia preoccupato per i suoi sostenitori che sono intimiditi e uccisi. Non il colpo di stato, ma la dichiarazione di Morales è diventata lo scandalo. Morales si è poi scusato per tale affermazione.

 

Elezioni

In Bolivia ci saranno elezioni il 3 maggio. Il partito Movimento per il Socialismo ha nominato Luis Arce Catacora, ex ministro dell’economia della Bolivia, suo candidato alla presidenza e David Choquehuanca, ex ministro degli esteri della Bolivia, suo candidato vicepresidente. Il MAS è stato gravemente ammaccato. Più di cento dirigenti governativi del partito MAS sono o in carcere o affrontano accuse penali, mentre una manciata di altri è nell’ambasciata del Messico di La Paz (è stato loro negato un trasferimento sicuro all’aeroporto).

La rivolta contro il colpo di stato nella provincia di Chapare ha indotto il ministro dell’interno Arturo Murillo a dichiarare che forse toglierà il diritto di voto all’intera provincia se la ribellione continuerà (i ribelli hanno ridotto in cenere un albergo di sua proprietà). Sostenitori del MAS e i lavoratori del suo partito temono di lasciare le loro case, per non parlare di condurre una campagna per l’elezione. La dichiarazione di Morales è arrivata come uno specchio della loro stessa ansia.

Nessuno immagina che ci sarà un’”elezione equa”. L’amministrazione Trump ha affermato che invierà in Bolivia una squadra dell’USAID per controllare la situazione e poi riprendere gli aiuti statunitensi al paese; gli USA controlleranno anche le elezioni. Tra i controllori statunitensi e il decreto della Corte Suprema n. 4078, la condizioni per un’elezione equa non si applicano.

E non molti, fuori dalla regione, sembrano avere problemi riguardo a questo attacco alla democrazia.

 

‘Un numero sbalorditivo’

Il 14 gennaio l’organo per i diritti umani dell’ONU ha diffuso una breve dichiarazione sulle uccisioni di attivisti per i diritti umani in Colombia. L’ONU ha affermato che “un numero sbalorditivo di difensori dei diritti umani” è stato ucciso lo scorso anno in Colombia; secondo il conteggio dell’ONU, tra 107 e 120 attivisti sono stati assassinati. Nel 2018 sono stati uccisi 115 difensori dei diritti umani e nelle prime due settimane del gennaio di quest’anno, sono già stati assassinati dieci difensori dei diritti umani. La maggior parte di loro apparteneva a organizzazioni popolari di sinistra.

Le cifre dell’ONU sono prudenti. Per il 2018 il Centro per la Ricerca e l’Educazione Popolare del Programma per la Pace, con sede in Colombia, ha documentato 1.151 minacce di morte, 648 assassinii e 304 casi di lesioni fisiche. Ma la linea di tendenza dell’ONU è corretta. Degli assassinii dell’anno scorso, il 98 per cento ha avuto luogo in aree rurali molto povere. Gli assassini, suggerisce l’ONU, sono “gruppi criminali e gruppi armati collegati a economie illecite in aree abbandonate dal FARC-EP”. In altre parole, gruppi paramilitari di destra e bande di trafficanti di droga loro affiliate hanno approfittato del trattato di pace firmato dalla sinistra per terrorizzare la campagna.

Nel dossier sulla Colombia dell’Istituto della Ricerca Sociale della Tricontinentale  (dicembre 2019) è sostenuta la tesi che l’oligarchia colombiana non vuole far progredire la pace perché ciò farebbe pendere l’ago della bilancia della politica colombiana in direzione del movimento popolare e della sinistra.  La prosecuzione della guerra – ora sotto forma di assassinii e intimidazioni – favorisce l’oligarchia. Essa preferisce questa violenza alla politica democratica.

Questi omicidi mirati e queste intimidazioni mirate sono solo una parte del problema in America Latina. L’altra è che questa regione – con la sua vergognosa disuguaglianza sociale – vive una violenza a livelli estremi. Anche se l’America Latina ospita solo l’8 per cento della popolazione mondiale, il 33 per cento di tutti gli omicidi si verifica nella regione. Ciò include un’elevata violenza con giovani e le più elevate percentuali di femminicidi di tutto il mondo. Nessuno dei governi di destra è interessato ad affrontare questo problema fondamentale per l’emisfero.

Ciò che sta facendo in Colombia il governo di Ivan Duque è ciò che sta facendo il governo provvisorio di Jeanine Añez in Bolivia; entrambi usano una violenza statale estrema contro sindacalisti e organizzatori dei contadini, contro leader socialisti e leader indigeni. Questa violenza estrema mina la possibilità di democrazia e consente all’oligarchia di essere rieletta nelle urne in cui la sinistra non osa entrare.

 

Eroi del Nancahuazù

Nel 2016 Evo Morales ha inaugurato la Scuola di Comando Antimperialista Generale Juan José Torres nella cittadina di Warnes. Il generale Juan José fu il presidente socialista della Bolivia nel 1970-71. Fu rovesciato da un colpo di stato del generale boliviano preferito dalla CIA, Hugo Banzer. Banzer aveva collaborato strettamente con il leader nazista Klaus Barbie per organizzare l’operazione Condor, condotta dalla CIA, per cercare e uccidere ogni comunista dell’emisfero. Uccisero Torres nel 1976. La combinazione di CIA, nazisti e oligarchie nella regione non è qualcosa del passato: il segretario alla cultura del Brasile – Roberto Alvim – ha recentemente plagiato un discorso del nazista Joseph Goebbels.

Il ministro provvisorio della difesa del governo provvisorio, Luis Fernando Lopez, ha detto che il suo governo ha ribattezzato la scuola antimperialista. “Noi non siamo contro niente”, ha detto, come se il suo governo non fosse anti Morales, anti MAS e anticomunista.  La scuola è stata ribattezzata Eroi del Nancahuazù.

Nel 1967 Che Guevara e il suo Esercito di Liberazione Nazionale della Bolivia operavano in prossimità del fiume Nancahuazù, nella Bolivia sud-orientale. Il governo del generale René Barrientos Ortuño, l’agente della CIA Féliz Rodriguez e il nazista Klaus Barbie diressero l’operazione per distruggere la campagna di Guevara. Battezzarono la loro operazione ‘Campagna di Nanchahuazù’. La scuola antimperialista in Bolivia onora oggi gli uomini – guidati da un agente della CIA e da un nazista – che uccisero Che Guevara. Ciò trasmette un messaggio ai Guevara di oggi: vi prenderemo. Questa è la democrazia dell’oligarchi in America Latina oggi.

Questo articolo è stato prodotto da Globetrotter, un progetto dell’Independent Media Institute.

Il libro più recente di Vijay Prashad è ‘No Free Left: The Futures of Indian Communism’ (New Delhi: LeftWord Books, 2015).

 

 

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/what-the-right-wing-in-latin-america-means-by-democracy-is-violence/

Originale: The Independent Media Institute

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

 

 

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