Lo sciopero francese

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di Gabriel Rockhill – 17 gennaio 2020

Greg Wilpert: Benvenuti a The Real News Network. Io sono Greg Wilpert, da Arlington, Virginia. Lo sciopero del settore pubblico in Francia sta entrando ora nella sua settima settimana. Lo sciopero simile più lungo della storia della Francia. Lo sciopero ha colpito trasporti pubblici, specialmente il trasporto ferroviario francese, ma ha coinvolto anche lavoratori dei settori dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria, del sistema giudiziario, della nettezza urbana, della cultura e dell’energia. Anche se si dice che il sostegno del pubblico allo sciopero sia recentemente in declino, sondaggi d’opinione indicano che la maggioranza dei francesi continua ad approvare tale azione.

Lo sciopero riguarda una riforma del sistema pensionistico che il governo del presidente Emmanuel Macron sta spingendo, che consoliderebbe 42 piani pensionistici del settore pubblico in un unico sistema a punti. Secondo una delle analisi, il piano potrebbe costare ai lavoratori fino al 30 per cento degli introiti una volta in pensione. Nello scorso fine settimana il primo ministro Edouard Philippe ha annunciato che il governo ritirerà la proposta di aumentare di due anni l’età di pensionamento. Tuttavia ora il governo vuole che i sindacati si presentino con una controproposta su come risparmiare denaro nel sistema previdenziale. La più moderata unione federale CFDT ha accettato la proposta, ma la più radicale federazione CGT non l’ha fatto e sta convocando rinnovate dimostrazioni giovedì.

E’ con me per discutere dello sciopero del settore pubblico francese e su come esso si inserisca nel più vasto contesto globale Gabriel Rockhill. E’ docente associato di filosofia alla Villanova University ed è amministratore fondatore del Seminario di Teoria Critica che si tiene annualmente a Parigi, Francia. Grazie per essere con noi oggi, Gabriel.

Gabriel Rockhill: Grazie per avermi invitato.

Greg Wilpert: Dunque, lei ha recentemente pubblicato un articolo sullo sciopero sul sito web CounterPunch, in cui lei afferma che lo sciopero va visto nel contesto del movimento dei gilet gialli, che ha avuto luogo l’anno scorso. Ci dia brevemente un’idea di che cosa riguardava quel movimento e di come sia collegato allo sciopero del settore pubblico che oggi è in corso in Francia.

Gabriel Rockhill: Dunque, il movimento dei gilet gialli è cominciato nell’autunno del 2018 ed era una rivolta che ha avuto luogo al di fuori delle forme tradizionali di rappresentanza politica, cioè sindacati e partiti politici. Ed era largamente mobilitato contro il continuo immiserimento della popolazione generale in Francia. E ha introdotto una serie di tattiche nuove e interessanti, tra cui la tattica di avere giorni pianificati d’azione una volta alla settimana.

Ciascuna azione avveniva di sabato. Così una volta alla settimana c’era un giorno pianificato d’azione e ciò si è intensificato per spingere il regime di Macron a… In origine riguardava un’imposta proposta sul carburante e dunque ad abolire l’imposta sul carburante. Ma poi da allora si è sviluppato in una più ampia [incomprensibile], dunque domande più vaste da parte del movimento al fine di affrontare quello che è realmente un problema cruciale nella storia recente della Francia e, quanto a questo, non solo della storia recente, e che è il motivo per cui il regime di Macron è definito il governo dei ricchi, intendendo che molte delle sue politiche avvantaggiano i più ricchi e hanno un impatto enorme sulla vita quotidiana degli appartenenti alle classi povere e medie.

Per molti versi, allora, lo sciopero più recente iniziato il 5 dicembre… Anche se non è nato direttamente dal movimento dei gilet gialli, può essere considerato una specie di momento rinnovato di lotta di classe in cui i sindacati, a cominciare con quelli dei ferrovieri e [incomprensibile], che è il nostro sistema della metropolitana, hanno assunto certi elementi delle lotte dei gilet gialli, certe tattiche, eccetera, per cercare di forzare la mano al governo Macron per renderlo meno allineato ai ricchi. E affinché tenga invece conto della vita di quelli che stanno in fondo o anche ai livelli medi della condizione socioeconomica in Francia.

Greg Wilpert: Ora, io sono stato a Parigi, in effetti, durante le feste e ho fatto esperienza di prima mano dello sciopero, il che ha significato un mucchio di camminate e di prendere autobus superaffollati. Ora, due cose hanno spiccato per me. Prima, la misura in cui i parigini della classe media hanno accettato senza problemi lo sciopero, spesso incolpando il presidente Macron per il disagio. E, seconda, quelli che contestavano lo sciopero sostenevano che la Francia ha un sistema di stato sociale migliore e meno disuguaglianza della maggior parte dei paesi del mondo e che la Francia deve adattarsi a un contesto globale in cui tutti gli altri hanno fondamentalmente condizioni di stato sociale più deboli e maggiore disuguaglianza. Che cosa pensa di questi argomenti che sembrano aver fatto presa tra quelli che si oppongono allo sciopero in Francia?

Gabriel Rockhill: Beh, riguardo al suo primo punto, uno dei più recenti sondaggi condotto da Harris Interactive per RTL e AEF Info in Francia rileva che il 60 per cento della popolazione appoggia gli scioperi nel momento attuale. E dunque penso sia tuttora una maggiorana del popolo francese a essere a favore. Riguardo alla tesi che il sistema francese sia in qualche modo migliore se paragonato al generale assalto neoliberista ai servizi sociali globalmente, e cercare di fissare l’asticella troppo in basso. Ed è una tesi che in molti modi gioca a favore di quei tecnocrati neoliberisti che stanno ora imponendo l’agenda della globalizzazione neoliberista. Lo stanno facendo, naturalmente, ormai da anni. Che consiste, ovviamente, nel distribuire la ricchezza verso l’alto e nell’imporre il fardello dei servizi sociali sulle spalle dei lavoratori.

Dunque, invece di identificare la Francia come in qualche modo un’eccezione che andrebbe ridimensionata per accordarla all’assalto globale neoliberista ai servizi sociali, io penso che dovremmo fare il contrario. E cioè che dovremmo mettere in discussione i modi in cui la globalizzazione neoliberista ha realmente orchestrato una forma dall’alto di guerra di classe che ha avuto conseguenze enormi. So che uno degli studi più recenti ha mostrato che otto uomini, ogni singole persone, possiedono il 50 per cento della ricchezza globale. In un sistema come questo io penso sia importante riflettere e attuale una ridistribuzione economica, socioeconomica.

Greg Wilpert: Ora, in effetti questo si collega a un altro punto da lei sostenuto nel suo articolo su CounterPunch, cioè che si dovrebbe considerare lo sciopero anche come un sintomo della crisi di credibilità del neoliberismo. Ci parli di che cosa intende con questo.

Gabriel Rockhill:  Beh, la crisi di credibilità va intesa in termini del modo in cui la globalizzazione neoliberista, naturalmente, risale agli anni Settanta, ma prendendo realmente piena forza negli anni Ottanta e Novanta è stata un progetto di globalizzazione della produzione, di finanziarizzazione dell’economia e di utilizzo di quelle che sono chiamate misure di austerità. Ma che andrebbero meglio identificate, per l’austerità è un eufemismo, come una forma di guerra di classe dall’alto. E che questo assalto ha condotto alle conseguenze che attualmente conosciamo globalmente. E intendendo che il sistema capitalista oggi… E questo è secondo uno studio dell’Oxfam. L’un per cento della popolazione globale controlla più di metà della ricchezza.  E dunque è in tale contesto che io penso dobbiamo interpretare sia il movimento dei gilet gialli sia la più recente mobilitazione in Francia. Perché quello che sta succedendo in Francia fa parte di un più vasto problema transnazionale. E cioè la sconnessione tra il tentativo di giustificare la legittimità di quei governi neoliberisti distruggendo al tempo stesso le condizioni materiali di possibilità di quella legittimità in seno alla popolazione generale.

Greg Wilpert: Ora, voglio dire, c’è chiaramente questo problema di credibilità. Intendo dire, solo per il fatto che la gente sta scendendo in strada e scioperando. Ma io penso che sollevi anche la questione, tuttavia, se una tale crisi di credibilità sia sufficiente a sfidare il neoliberismo quando il neoliberismo è così profondamente istituzionalizzato. Voglio dire, ho citato questo anche in alcune altre interviste che ho condotto. Un libro di Colin Crouch, intitolato ‘The Strange Non-Death of Neoliberalism’ in cui egli fondamentalmente sostiene la tesi che è istituzionalizzato e non dipende dalla legittimità. Che è istituzionalizzato presso la Banca Mondiale, il FMI, la WTO e persino, in una certa misura, nella cultura popolare, e poi nel modo in cui la gente pensa a livello quotidiano riguardo a come interagisce con gli altri. Dunque, se non c’è bisogno di quella legittimità, che cosa pensa? Voglio dire, questi scioperi avranno concretamente un effetto nel lungo termine?

Gabriel Rockhill: Penso sia una buon domanda, perché sono d’accordo che il neoliberismo è stato istituzionalizzato globalmente in quello che alcuni chiamano stato transnazionale, giusto? E in queste organizzazioni che di fatto governano le economie di stati nazione locali. Al tempo stesso, in un paese come la Francia, c’è una facciata liberale di mantenimento di qualcosa di simile a una democrazia rappresentativa, e il desiderio da parte dei tecnocrati che governano il capitale globale di creare almeno l’apparenza che quanto stanno facendo sia nel migliore interesse della maggioranza. Ora, anche se tale legittimità, concorderei, non è una necessità assoluta per quelli che spingono le loro politiche e i loro piani, come abbiamo visto ripetutamente in passato e vediamo anche attualmente in Francia, c’è nondimeno un livello minimo di credibilità e di base materiale richiesto per il sostegno della popolazione generale in modo che non abbiamo un arresto globale dell’economia.

E questa è una delle cose più interessanti riguardo a ciò che sta succedendo oggi in Francia, cioè che c’è stata un’intensificazione nella natura delle lotte. E ciò che è dimostrato è che i lavorato continuano effettivamente a controllare l’economia in Francia, le reti dei trasporti, eccetera. E che se non c’è una base materiale minima per il loro benessere, allora loro possono scendere in piazza e bloccare il paese. E dunque hanno effettivamente un potere reale.

Greg Wilpert: Quello che lei sta dicendo suscita anche la domanda… Se la legittimità è certamente necessaria, sorge anche la domanda di come il governo stia concretamente affrontando questo particolare problema. E penso in particolare a come sta reagendo, non in termini di queste concessioni minute, ma anche in termini di reazione poliziesca alle proteste e agli scioperi. Che cosa può dirci riguardo a come stanno andando oggi le cose in Francia?

Gabriel Rockhill:  Beh, penso che la Francia sia realmente all’avanguardia di una forma particolare di governo sotto il capitalismo globale, il capitalismo neoliberista. E si tratta di combinare, in una cosa sola e contemporaneamente, un teatro di politica liberista che cerca di indurre con l’inganno la popolazione generale a credere che il governo ha in mente il suo migliore interesse e una certo tipo di uso fascista autoritario della violenza estrema contro i manifestanti per spaventarli, debilitarli e distruggere la possibilità di organizzazione collettiva. E così Debbie Gouffran, che è una giornalista che ha studiato i livelli di violenza della polizia, ha rilevato che ci sono stati 4.000 feriti nel 2019. E 2.500 di loro erano manifestanti. Il che ti dà una certa idea della dimensione. Ma poi tra questi ci sono stati 318 feriti alla testa. Venticinque persone hanno perso gli occhi. Almeno cinque persone hanno perso mani. E una è morta. E così si vede questa combinazione di creazione di una linea di trasmissione politica e al tempo di stesso di scatenare la piena forza dell’apparato statale repressivo contro i dimostranti al fine di cercare di distruggere il potere popolare e i movimenti sociali dal basso.

Greg Wilpert: Bene, restando su questo tema, dovremo fermarci qui per ora. Ho parlato con Gabriel Rockhill, professore associato di filosofia alla Villanova University e fondatore del Seminario di Teoria Critica di Parigi. Grazie, Gabriel, per essere stato con noi.

Gabriel Rockhill: Grazie per avermi invitato.

Greg Wilpert: E grazie per aver partecipato a The Real New Network.

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/frances-strike/

Originale: The Real News

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

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