Alta tecnologia, Iran, Siria, Venezuela

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“Polizia del pensiero – Stati Uniti d’America”

di Ben Norton – 12 gennaio 2020

Sotto pressione statunitense, società dei media sociali censurano contenuti critici e sospendono profili venezuelani, iraniani e siriani.

Mentre gli Stati Uniti intensificano le loro guerre ibride, Twitter, Facebook e Instagram stanno sospendendo profili e censurando contenuti che confliggono con la narrativa favorevole alla guerra di Washington. The Grayzone ha parlato con numerose persone messe a tacere in queste purghe dei media sociali.

L’amministrazione di Donald Trump sta intensificando la sua guerra dell’informazione contro Venezuela, Iran e Siria. E ha arruolato piattaforme dei media sociali come armi nel suo assalto a questi massimi bersagli del cambiamento di regime.

Nelle prime due settimane di gennaio, Twitter ha sospeso dozzine di profili gestiti da persone reali, vive – non bot – in Venezuela, Iran e Siria. I cancellati dal sito web hanno incluso capi di stato, numerose istituzioni statali, canali mediatici e molte persone medie che non lavorano per i loro governi.

Il leader supremo dell’Iran, il presidente della Siria e il leader dall’Assemblea Nazionale del Venezuela hanno tutti visto temporaneamente sospesi o limitati in giorni recenti i loro profili Twitter. Numerosi canali mediatici alternativi hanno subito la stessa sorte.

Contemporaneamente Facebook, e la sua sussidiaria Instagram, hanno annunciato che censureranno contenuti che ritengono a favore del massimo generale iraniano Qassem Soleimani, assassinato dagli USA in un atto di guerra il 3 gennaio.

Il gigante dell’alta tecnologia ha detto che la sua censura della libertà di parola degli utenti sarà condotta al fine di rispettare le soffocanti sanzioni contro l’Iran di Washington.

Questo giro di vite draconiano sui media sociali arriva mentre l’amministrazione Trump sta aggressivamente ampliando la sua guerra economica e diplomatica contro questi paesi indipendenti, nella speranza di rovesciare definitivamente i loro governi sovrani.

The Grayzone ha parlato con alcuni attivisti civili venezuelani e iraniani che non lavorano per i loro governi ma che si sono visti sospendere i loro profili Twitter. Hanno tutti detto che non era stata data loro alcuna notifica, alcun avviso o nemmeno una spiegazione del perché erano stati esclusi dalla piattaforma.

Come ha riferito in precedenza The Grayzone società dell’alta tecnologia sono intimamente collegate al governo statunitense e hanno sempre più agito come una sua estensione, purgando i profili di dirigenti di governi stranieri attaccati da Washington per il cambiamento di regime, comprese anche Cina, Russia, Cuba, Palestina e altri paesi.

All’inizio del 2020, questa guerra dei media sociali è stata spettacolarmente intensificata.

 

Twitter purga profili del governo e di media venezuelani

In numerose occasioni Twitter ha sospeso centinaia di profili gestiti da venezuelani, in una serie di purghe mirate non solo contro profili collegati al governo, ma anche contro quelli gestiti da attivisti civili del movimento chavista di sinistra.

Il gigante dei media sociali lo ha fatto verificando e promuovendo contemporaneamente i profili di attivisti dell’opposizione e fanatici del colpo di stato appoggiati dagli Stati Uniti, come Juan Guaidó e il suo regime ombra in rapida scomparsa.

The Grayzone ha riferito in precedenza come Twitter si affidi a organizzazioni finanziate dal governo statunitense e da alleati europei per operare un giro di vite sui media statali stranieri e sospendere profili che contrastino la narrazione di Washington.

Il 7 gennaio la società dell’alta tecnologia ha attuato ancora un’altra tornata di sospensioni. E anche quando The Grayzone ha preso contatto con la società con una richiesta di commenti, non ha ancora ricevuto un motivo chiaro.

Nella sua purga più recente, Twitter ha sospeso i profili ufficiali della Guardia Nazionale, della Marina, dell’Aviazione, del Comando Strategico, del Ministero del Petrolio, del Ministero dei Servizi Carcerari, della Commissione Nazionale sulla Tecnologia dell’Informazione e sull’Istituto della Fondazione dell’Ingegneria del Venezuela.

Anche l’ufficio governativo del Distretto della Capitale, l’ufficio del vicepresidente dell’economia e l’ufficio stampa delle forze armate vi sono visti rimuovere i profili da Twitter.

In totale, questi profili bloccati avevano milioni di seguaci.

I profili della Banca Centrale e del Ministero dell’Economia e delle Finanze del Venezuela sono stati rimossi temporaneamente, ma successivamente ripristinati.

Sono stati anche censurati canali mediatici venezuelani che contestano le narrazioni della destra diffuse da reti mediatiche industriali e da Washington. Twitter ha sospeso i profili della principale stazione radiofonica, La Radio del Sur;  il popolare sito giornalistico Red Radio Venezuela, e Ciudad CCS, il giornale della municipalità di Caracas, la capitale del paese.

Twitter, in numerose occasioni, ha persino sospeso i profili del presidente eletto del Venezuela,  Nicolas Maduro, anche se, in reazione a diffusa indignazione, lo ha successivamente rimesso in rete.

Ma non tutti i venezuelani che sono stati rimossi dalla piattaforma lavoravano per istituzioni sostenute dallo stato. Popolari attivisti chavisti quali Patricia Dorta, che aveva quasi 40.000 seguaci, e Yepfri Arguello si sono visti sospendere i profili, senza spiegazioni, nella purga del 7 gennaio.

Anche singoli dirigenti governativi sono stati attaccati. Twitter ha sospeso i profili di Victor Clark, il governatore dello stato di Falcon del governativo Partito Socialista Unito (PSUV); Jesus Suarez Chourio, l’ex comandante generale dell’esercito venezuelano e Hugbel Roa, un eletto rappresentato nell’Assemblea Nazionale anch’egli del PSUV.

Kenny Ossa, un eminente attivista che promuove l’istruzione tecnologica e la libertà di accesso alle informazioni ed è presidente del Centro Nazionale della Tecnologia dell’Informazione del Venezuela, si è visto rimuovere il profilo per la seconda volta.

Twitter ha anche sospeso il profilo dell’eminente attivista venezuelano Freddy Bernal, un leader del movimento chavista che contribuisce a controllare il programma alimentare governativo CLAP che provvede a che sette milioni di famiglie ricevano grandi pacchi alimentari per pochi centesimi. Il suo profilo è stato comunque ripristinato successivamente.

Nella sua serie di purghe, Twitter ha attaccato quasi senza eccezioni venezuelani del movimento chavista di sinistra, che Washington ha cercato di abbattere da quando è inizialmente salito al potere nell’elezione del presidente Hugo Chavez nel 1998.

Ma in quella che appare essere una prima volta, Twitter ha persino attaccato un importante politico di destra dell’opposizione venezuelana nella sua purga del 7 gennaio.

La società dei media sociali ha limitato il profilo del parlamentare venezuelano Luis Parra, giorni dopo che egli era stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale. Diversamente da altri censurati da Twitter, Parra  appartiene a Primero Justicia, un partito d’opposizione di destra che è appoggiato dal governo statunitense.

La limitazione di un leader dell’opposizione venezuelana di destra esattamente nel momento in cui tale figura è stata condannata da Washington è tra le indicazioni più chiare dell’influenza del governo statunitense su Twitter.

The Grayzone ha parlato con Dhaymi Peña, che gestisce la stazione La Radio del Sur, il cui profilo è stato sospeso da Twitter. Lei ha detto che all’operatore dei media sociali che occupa del profilo è stata inviata una notifica che il loro profilo era stato rimosso fornendo un collegamento alle linee guida di Twitter. “Ma non c’era alcun motivo diretto”, ha detto la Peña, “invece solo le regole generali”.

“E’ difficile per noi”, ha commentato, segnalando che altri canali mediatici venezuelani hanno subito queste sospensioni.

Vanessa Gutiérrez, una giornalista venezuelana che conduce un programma su La Radio del Sur, si è vista anche lei sospendere il suo profilo Twitter personale due volte. Ha dichiarato a The Grayzone che il suo profilo è stato sospeso per la seconda volta nell’ottobre del 2019, ma dopo numerose richieste alla società, è stato successivamente ripristinato.

“C’è stato un grande attacco contro profili gestiti dal governo e da canali mediatici”, ha detto la Gutiérrez. “Pare che abbiano sperimentato un giro di prova”.

“Quando sospendono i profili ti rimandano sempre alle regole. Ma non ti danno prove dell’’infrazione’”, ha spiegato.

La giornalista venezuelana ha aggiunto: “Non sono fornite scuse, semplicemente ci mettono a tacere”.

 

Twitter sospende canali mediatici e attivisti civili iraniani

Anche l’Iran ha subito un’ondata di censura dei media sociali precisamente nello stesso momento in cui è finito nel mirino del governo statunitense. Dirigenti, canali mediatici e attivisti iraniani sono stati censurati da Twitter in una purga accelerata in questo mese.

The Grayzone ha documentato in precedenza come Google, Facebook e Twitter avessero rimosso profili di media sociali di iraniani reali, compresi giornalisti.

Dopo l’esecuzione da parte dell’amministrazione Trump del massimo generale iraniano Soleimani, un chiaro atto di guerra, Twitter si è mosso per limitare il profilo del leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei.

Twitter ha anche sospeso in passato il profilo di Khamenei in spagnolo. Ed ha persino bandito un profilo che pubblicava video ed estratti di discorsi del primo leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ruhollah Khomeini.

Nei giorni successivi all’attacco statunitense che ha ucciso Soleimani, Twitter ha analogamente sospeso il profilo ufficiale di HispanTV, un canale mediatico in lingua spagnola sostenuto dal governo iraniano che è popolare in America Latina.

Dopo una pesante reazione negativa, tuttavia, la società dell’alta tecnologia ha accettato di ripristinare il profilo di HispanTV.

Oltre a HispanTV, Twitter ha sospeso il profilo del canale mediatico appoggiato dal governo iraniano Al-Alam News.

Sono stati attaccanti anche molti iraniani individuali. Utenti hanno pubblicato liste di dozzine di iraniani che si sono visti rimuovere i profili. Tra essi ci sono stati molti attivisti, giornalisti e ricercatori di spicco che hanno contestato la propaganda e la disinformazione occidentali contro il loro paese.

Ahmad Nozoori, un ricercatore e analista politico iraniano che non lavora per il suo governo, si è visto sospendere il profilo Twitter dopo aver dedicato anni a costruire il suo seguito.

“Non potevo credere che l’avessero fatto”, ha dichiarato Noroozi a The Intercept. “In realtà io uso a malapena Twitter su basi quotidiane. Il mio uso era limitato a seguire alcuni amici e giornalisti”.

“Il mondo deve sapere che cosa sta realmente succedendo”, ha detto Noroozi. “Il segretario Pompeo era per l’idea che il popolo dell’Iran avrebbe applaudito l’assassinio [di Soleimani]. I media statunitensi hanno promosso la stessa insensatezza e presentato il martirio di Soleimani come una cosa buona. Qual è il beneficio del giornalismo cittadino se non si possono usare piattaforme dei media sociali per raccontare la realtà?”

“Ho cercato di aggiornare i miei lettori su Twitter sulla situazione con la mia testimonianza di persona – prevalentemente con immagini e video realizzati da me – e con le notizie offerte dai media iraniani riguardo all’attacco di rappresaglia contro la base statunitense”, ha spiegato. “E’ chiaro che i controllori del pensiero non gradiscono che io produca il mio giornalismo in inglese. Preferirebbero tenere tutto nascosto e diffondere la loro narrazione unilaterale”.

 

Twitter sospende il profilo del presidente siriano

Non sono state solo istituzioni governative, canali mediatici e attivisti a essere attaccati dalla purga di Twitter. La società dell’alta tecnologia ha persino attaccato capi di stato stranieri che Washington ha cercato di rovesciare.

Anche la Siria è stata messa nel mirino di questi giri di vite di Twitter.

Il 4 gennaio Twitter ha temporaneamente sospeso il profilo Twitter ufficiale del presidente siriano Bashar al-Assad. Pochi giorni dopo, in mezzo a proteste, ha ripristinato il profilo.

Twitter ha sospeso e limitato ripetutamente il profilo del presidente siriano, costringendo l’ufficio presidenziale del paese a creare molteplici profili (nessuno dei quali verificato dalla società).

Come l’Iran e il Venezuela, il governo siriano è riconosciuto internazionalmente e siede alle Nazioni Unite. Ma gli Stati Uniti e i loro alleati si sono impegnati a rovesciare tutti questi governi e a sostituirli con fazione di destra dell’opposizione che sono al servizio degli interessi occidentali. E le società dei media sociali hanno doverosamente soddisfatto il programma di Washington, soffocando nel processo la libertà di espressione.

The Grayzone ha contattato Twitter con una richiesta dettagliata di commenti di risposta ai punti principali formulati più sopra.

Un portavoce della società ha risposto con giusto due frasi di rito: “Twitter ha sistemi proattivi che mirano a individuare manipolazioni in scala della piattaforma come parte della nostra concentrazione sul miglioramento della salute delle conversazioni sul servizio. A volte ciò può determinare falsi positivi, contro i quali ogni detentore di un profilo può appellarsi”.

 

Facebook e Instagram si uniscono a Twitter quale polizia del pensiero dell’impero statunitense

Twitter non è in alcun modo la sola società di media sociali che attacca i Nemici Ufficiali del governo statunitense. Instagram e il suo proprietario, Facebook, hanno anch’essi sospeso centinaia di profili venezuelani, iraniani e siriani, espressamente citando le sanzioni governative statunitensi come giustificazione.

Giorni dopo che Facebook aveva censurato un video di The Grayzone che riferiva in modo veritiero i discorsi del leader supremo iraniano Khamenei e del segretario generale del libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, il gigante dell’alta tecnologia ha rimosso un video di un sacerdote cristiano siriano che elogiava il generale iraniano Soleimani per aver sconfitto l’ISIS e altri estremisti tafkiri.

Il ricercatore libanese Hadi Nasrallah ha tradotto e pubblicato un video del reverendo cristiano siriano Ibrahim Naseir la cui chiesa era stata distrutta da jihadisti salafiti appoggiati dall’occidente che occupavano la città di Aleppo.

Nel suo testo Hadi Nasrallah aveva scritto “Q*ssem S*leim*ni”, temendo che usare il nome completo dello scomparso generale avrebbe attivato l’algoritmo di Facebook. Ma il suo video e testo sono stati comunque rimossi, mostrando come la società dei media sociali con sede negli Stati Uniti stia soffocando la voce di persone a migliaia di chilometri di distanza in Libano.

Questi giri di vite sempre più autoritari mostrano sempre più come le società dell’alta tecnologia agiscano come braccio del governo statunitense e della sua politica estera.

Nel 2018, quando Facebook ha rimosso le pagine di canali mediatici alternativi che contestavano le narrazioni di Washington, Jamie Fly, un agente neoconservatore appoggiato dal governo statunitense, ha promesso che quello era “solo l’inizio”. (Fly, poco dopo, è diventato presidente e amministratore delegato del braccio propagandistico del governo USA Radio Free Europe/Radio Liberty, o RFE/RL).

La promessa di Fly è stata mantenuta nelle prime settimane del 2020, quando l’apparato militare-spionistico degli Stati Uniti ha spinto giganti dei media sociali a sopprimere i punti di vista di milioni di persone in tutto il mondo, specialmente di quelli residenti in stati designati come nemici.

Questa è censura governativa per procura, che demolisce i diritti civili al fine di nascondere al pubblico fatti scomodi.

Ben Norton è un giornalista, scrittore e regista. E’ vicedirettore di The Grayzone e produttore del podcast Moderate Rebels, che conduce insieme al direttore Max Blumenthal. Il suo sito web è BenNorton.com e twitta a @BenjaminNorton.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://thegrayzone.com/2020/01/12/us-pressure-social-media-censoring-suspending-venezuela-iran-syria/#more-18927

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

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