Opposizione iraniana, dagli anni Settanta al 2020

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di Ron Jacobs – 16 gennaio 2020

A metà degli anni Settanta svolsi una discreta quantità di lavoro organizzativo con i membri del Maryland dell’Associazione degli Studenti Iraniani (ISA). Il nostro obiettivo era por fine al dominio dello Scià dell’Iran insediato dagli Stati Uniti. Parte del mio lavoro consisteva nell’aiutare gli studenti iraniani a scrivere i loro opuscoli in inglese statunitense. Nel 1976 partecipai ad alcune riunioni a Washington, D.C., per contribuire a pianificare proteste contro lo Scià, che doveva visitare Jimmy Carter e il Congresso nel 1977. All’epoca l’Iran dello Scià era uno dei maggiori beneficiari degli aiuti statunitensi. Inoltre il suo esercito era addestrato ed equipaggiato dagli Stati Uniti e dalla loro industria bellica, con non piccolo costo per il popolo iraniano. Oltre alle centinaia di milioni spesi in armamenti, l’aiuto statunitense riguardava anche l’addestramento dell’apparato della polizia segreta dello Scià, la SAVAK. Naturalmente gran parte di tale addestramento era condotta dalla Central Intelligence Agency (CIA) e dalle sue affiliate.

Tra le cose che appresi collaborando con gli studenti iraniani ci fu la natura incredibilmente repressiva dello stato iraniano. Incarcerazioni senza processo, torture e irruzioni senza mandato c’erano da aspettarsi se si era coinvolti in lavoro politico contro il governo. Non importava se l’opposizione era basata su una filosofia religiosa o su una visione politica laica. In realtà un altro aspetto, più importante, della politica radicale iraniana di cui appresi era l’ampiezza e la profondità dell’opposizione al regime dello Scià nel popolo iraniano. Comunisti allineati con Mosca, comunisti non allineati, marxisti islamici, comitati di lavoratori e una moltitudine di formazioni religiose radicali, tutte queste tendenze trovavano un terreno comune nella loro opposizione allo Scià. Era una coalizione che si sarebbe frantumata in modi pericolosi e persino omicidi dopo il rovesciamento del regime dello Scià. Vidi gli inizi di quella frattura durante il mio lavoro in D.C. e in Maryland; gli incontri con l’ISA finivano in dispute settarie. Alla fine l’organizzazione si scisse in due gruppi negli Stati Uniti. A posteriori, pare ragionevole attribuire tale frattura all’epoca al fatto che gli studenti espatriati erano intellettuali fisicamente separati dalla lotta nella loro nazione. La crescente astrazione della lotta tese a esacerbare le differenze in seno alla coalizione.

Come è emerso, furono gli elementi religiosi delle forze rivoluzionarie a finire col guadagnare potere dopo la caduta dello Scià. Erano meglio rappresentate dal loro leader, l’ayatollah Khomeini. La loro ascesa al vertice del bollito rivoluzionario fu la conseguenza di un conflitto armato e parlamentare, dell’interferenza di una superpotenza e di una grave repressione culturale e politica. Ad aggiungersi ai giochi di potere delle forze teocratiche ci furono le decisioni dei gruppi della sinistra, alcuni dei quali decisero di collaborare con i rivoluzionari religiosi, mentre altri rifiutarono la loro guida. Questi ultimi elementi furono duramente e rapidamente repressi. Alcuni delle prime forze resisterono per mesi fino a quando non divenne chiaro che se volevano conservare la loro libertà (e forse la loro vita) dovevano lasciare l’Iran. In effetti il primo presidente eletto dell’Iran, il socialista democratico Abolhassan Banisadr, lasciò il paese dopo essere stato cacciato dal governo dalle forze religiose. Cruciale per l’ascesa di Khomeini e dei teocratici fu il sostegno che ricevettero da quelli che sono noti come i bazaaris, una classe mercantile un tempo molto potente in Iran. Parte del loro appoggio a Khomeini e alle sue forze sta nelle paure del governo socialdemocratico messo insieme dalle forze laiche della rivoluzione.

Nei decenni che seguirono, i teocratici rafforzarono la loro stretta sul governo iraniano e le forze di sinistra cedettero, dandosi alla clandestinità o scomparendo del tutto. Alcune crearono un comitato di resistenza con sede a Parigi. In effetti Bani Sadr fu un elemento di spicco di tale gruppo fino al 1983, quando lo lasciò. Il suo motivo per andarsene fu incentrato sul dominio sul gruppo da parte dei Mujaheedin del Popolo dell’Iran (PMOI), noti anche come MEK. Tale gruppo era un’organizzazione armata piccola ma influente nella resistenza allo Scià, ma nel corso degli anni divenne estraniato dalla maggior parte dell’opposizione laica. Oggi il MEK è da molti ritenuto collaborare con il Mossad e con la CIA nel condurre operazioni terroristiche all’interno dell’Iran. Gode del sostegno di numerosi politici statunitensi, la maggior parte membri di destra della tendenza neoconservatrice nella politica statunitense.   Il resto dell’opposizione organizzata in esilio comprende un gruppo che spera in un ritorno della monarchia e che si autodefinisce Consiglio Nazionale sull’Iran. Chi scrive non ha familiarità con gruppi esistenti di espatriati di sinistra che si oppongano attivamente al governo iraniano. Tuttavia, dopo aver studiato i recenti scoppi di proteste in mesi recenti in Iran, la possibilità di una tale opposizione pare esistere all’interno del paese.

Se confrontate con la massiccia espressione di emozioni seguita all’assassinio del generale Soleimani ad opera degli Stati Uniti, le proteste con l’accidentale abbattimento dell’aerei di linea ucraino e contro varie politiche governative in Iran sono molto limitate. In numero ancora minore sono quelli che scandiscono slogan contro la polizia e le Guardie della Rivoluzione. Ancor meno sono quelli che chiedono una rivoluzione di sinistra. Considerato che le principali fonti di informazioni per quelli fuori dall’Iran circa le proteste sono canali mediatici con interessi di parte nel veder cadere il governo iraniano, è estremamente difficile giudicare l’ampiezza e la profondità dell’opposizione a tale governo. E’ ancor più difficile giudicare la politica di tale opposizione. Detto questo, pare ragionevole supporre che parte sia finanziata da governi e da altri che si oppongono a Teheran, in parte finanziati da elementi sauditi contrari alla filosofia e alle azioni sciite, in parte composti da elementi liberali e progressisti che sperano in una maggiore libertà politica e culturale, e in parte il risultato di gruppi di intellettuali e lavoratori di tendenza marxista che sperano di resuscitare la rivoluzione abortita del 1979. Naturalmente tutti questi elementi (e quelli non citati) godono di un qualche sostegno presso gli iraniani che esibiscono i loro striscioni.

Se la storia dell’Iran da prima della rivoluzione del 1979 ai giorni nostri è una qualche indicazione (e la storia è solitamente un indicatore parecchio buono) quelle agenzie esterne che sperano di piegare a proprio favore una qualsiasi protesta iraniana, falliranno. Una cosa che io ricordo meglio dalla mia collaborazione con l’ISA quasi cinquanta anni fa era la comprensione iraniana del potere potenziale dell’organizzazione di base e del potere del popolo. Fu quella comprensione che rovesciò uno dei regimi all’epoca più repressivi del mondo. Pare che un altro grande cambiamento in tale nazione possa essere all’orizzonte. Questa affermazione non significa che avrà luogo nel prossimo futuro o che sarà una rivoluzione come quella del 1979. In effetti, se il governo attuale ascolterà il suo popolo, tale trasformazione (nel caso si verificasse) potrà aver luogo con un minimo di violenza e di rimozioni. Da residenti in quelle nazioni che operano per riportare l’Iran alla sua precedente condizione di vassallo dell’imperialismo, il nostro compito è di opporci alle sanzioni pretese dagli Stati Uniti e alla mosse belliche che accompagnano tali sanzioni.

In altri termini, lasciamo che siamo gli iraniani a decidere il loro futuro.

Ron Jacobs è autore di ‘Daydream Sunset: Sixties Counterculture in the Seventies’, pubblicato da CounterPunch Books. La sua proposta più recente è un opuscolo intitolato ‘Capitalism: Is the Problem’. Vive in Vermont. Può essere raggiunto a [email protected].

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/iranian-opposition-1970s-to-2020/

Originale: Counterpunch

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

 

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