Democrazia vendesi – Parte 2

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di Brittany Kaiser, Jehane Noujaim e Karim Amer – 11 gennaio 2020

AMY GOODMAN: Jehane, vuoi parlare del tema della verità?

JEHANE NOUJAIM: Sì. Penso che quelle che sono sotto attacco siano la società aperta e la verità in essa. E ciò è alla base di ogni singolo problema che esiste nel mondo, perché se non abbiamo una comprensione dei fatti fondamentali e non siamo in grado di avere un dibattito approfondito, le nostre democrazie sono distrutte.

AMY GOODMAN: Dunque, passiamo al tema della verità. A ottobre, quando Facebook ha affermato che non sottoporrà a verifica gli annunci politici né imporrà ai politici i suoi normali standard di contenuto, il CEO del gigante dei media sociali, Mark Zuckerberg, è stato torchiato per più di cinque ore da parlamentari in Campidoglio sulla politica di Facebook di consentire ai politici di mentire in inserzioni politiche, nonché sul suo ruolo nell’agevolare interferenze elettorali e ospitare discriminazioni. Di nuovo, questa è la deputata Alexandria Ocasio-Cortez che torchia Mark Zuckerberg in quell’audizione.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Potrei pubblicare un’inserzione di denuncia dei Repubblicani alle primarie, affermando che hanno votato per il New Deal Verde?

MARK ZUCKERBERG: Scusi, io… può ripetere?

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Sarei in grado di pubblicare inserzioni su Facebook di attacco ai Repubblicani alle primarie, affermando che hanno votato per il New Deal Verde? Voglio dire, se voi non verificate le inserzioni politiche, sto solo cercando di comprendere i confini qui, che cosa è accettabile.

MARK ZUCKERBERG: Deputata, non conosco la domanda a questo sui due piedi. Penso, probabilmente?

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Dunque lei non sa se sarei in grado di farlo.

MARK ZUCKERBERG: Penso probabilmente sì.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Lei vede un potenziale problema qui, in una completa assenza di verifica delle inserzioni politiche?

MARK ZUCKERBERG: Beh, deputata, penso che mentire sia male. E penso che se lei pubblicasse un’inserzione che contenesse una menzogna, ciò sarebbe male. Questo è diverso dall’essere… da… nella nostra posizione la cosa giusta fare per impedire che i vostri elettorati o persone in un’elezione vedano che lei ha mentito.

DEP. ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: Dunque possiamo… dunque lei non cancellerà le menzogne, oppure cancellerà le menzogne. Penso sia questione di un sì o no parecchio semplice.

AMY GOODMAN: Questa è la deputata Alexandria Ocasio-Cortez che interroga Mark Zuckerberg in un’audizione alla Camera. Brittany Kaiser, anche tu hai testimoniato al Congresso. Hai testimoniato al parlamento britannico. E mentre osservi Mark Zuckerberg, tu hai anche scritto un articolo che dice “Quante delle entrate di Facebook provengono dalla monetizzazione dei dati personali degli utenti?” Parla di ciò che AOC stava chiedendo a Zuckerberg e cui lui non ha risposto.

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Dunque, l’idea che i politici… tutto quello che dicono sia meritevole di pubblicazione è qualcosa che Mark Zuckerberg cerca di difendere come difesa della libertà di parola. Ma sai una cosa? Il mio diritto alla libertà di parola finisce dove cominciano i tuoi diritti umani. Non posso usare il mio diritto alla libertà di parola per discriminarti, per usare razzismo, sessismo, sopprimere il tuo voto, incitare violenze contro di te. Ci sono limiti a questo. E ci sono ci sono limiti a questo che sono bene e naturalmente incorporati nelle nostre leggi.

Purtroppo Mark Zuckerberg non pare capirlo. Lui va in televisione e parla di come la cosa più importante in cui lui sta investendo sia bloccare interventi stranieri nelle nostre elezioni. Fantastico! Io decisamente applaudo questo. Ma immagina un po’. La Russia ha speso solo un paio di centinaia di migliaia di dollari per intervenire nelle elezioni statunitensi del 2016, mentre la campagna di Trump ha speso miliardi tra PAC e la campagna e differenti gruppi conservatori. Dunque, sai una cosa? La maggiore minaccia alla democrazia non è la Russia; la maggiore minaccia è nazionale.

AMY GOODMAN:  Dunque, rimane su quel fronte e su come funziona e come lo stiamo vedendo proseguire persino oggi.

BRITTANY KAISER: Sì. Dunque, io penso che sia molto evidente che parte del materiale elettorale che è emerso sia disinformazione. Sono notizie false. E ci sono reti televisive di sani principi che rifiutano di mettere in onda quelle inserzioni. Tuttavia in qualche modo Facebook sta dicendo sì.

E questo non è solo un disastro, ma è davvero assolutamente sconvolgente che non siamo in grado di metterci d’accordo su uno standard sociale a proposito di ciò che accetteremo. Facebook ha firmato il contratto per Internet. Facebook ha affermato che crede nel proteggerci nelle elezioni. Ma ripetutamente abbiamo visto che questo non è in realtà vero nelle sue azioni.

Deve investire in capacità umana e in tecnologia, AI [intelligenza artificiale], per indentificare disinformazione, false notizie, odio, incitamento alla violenza. Queste sono cose che possono essere prevenute, ma loro non stanno prendendo la decisione di proteggerci. Stanno prendendo la decisione di riempirsi le tasche con la maggior quantità possibile del nostro valore.

AMY GOODMAN: Puoi parlare della campagna “Hillary corrotta” e di come si è sviluppata?

BRITTANY KAISER: Assolutamente. Dunque, è cominciata come un super PAC costruito per Ted Cruz, ‘Keep the Promise I’, che era gestito da Kellyanne Conway e finanziato dai Mercer. Poi è stato convertito in un super PAC per Donald Trump. Hanno cercato di registrarlo presso la Commissione Elettorale Federale (FEC) con il nome ‘Sconfiggiamo la corrotta Hillary’, e la FEC, per fortuna, non ha consentito loro di farlo. Così è stato chiamato ‘Make America Number 1’ [Rendiamo gli Stati Uniti il numero 1].

Questo super PAC era diretto da David Bossie, uno che potreste ricordare dalla [sentenza] Citizen United, che fondamentalmente ha introdotto fondi neri nella nostra politica e consentito che quantità infinite di denaro fosse incanalate in questo tipo di veicoli in modo che noi non sappiamo da dove arrivano i soldi per questo genere di comunicazioni manipolatrici. E lui era a capo di questa campagna.

Ora, in quei due giorni di resoconto di cui ho parlato – e se volete saperne di più potete leggerne nel mio libro – ci hanno detto…

AMY GOODMAN: Aspetta, e spiega dove eravate e chi c’era nella sala.

BRITTANY KAISER: Dunque, ero a New York, nella nostra sala riunioni per l’ufficio di Cambridge Analytica nella Quinta Avenue. E tutti i nostri uffici di tutto il mondo erano stati chiamati per una videoconferenza. E tutti quelli del super PAC e della campagna di Trump ci hanno guidato attraverso tutte le loro tattiche e strategie e realizzazioni e quello che avevano fatto.

Ora, quando siamo arrivati a questo super PAC ‘Sconfiggiamo la corrotta Hillary’, ci hanno spiegato quello che avevano fatto, che era condurre esperimenti su gruppi psicografici per vedere che cosa funzionasse e cosa no. Purtroppo, quello che avevano scoperto era che la sola tattica molto vincente consisteva nel trasmettere messaggi basati sulla paura, da spauracchio alle persone che erano identificate come nevrotiche. E la cosa era riuscita talmente bene nel loro primo esperimento che avevano speso il resto dei fondi del super PAC nel resto della campagna solo per messaggi negativi e allarmismo.

AMY GOODMAN: E ‘corrotta’, le O in ‘corrotta’ erano manette.

BRITTANY KAISER: Sì. Era stato ideato dalla squadra di Cambridge Analytica.

AMY GOODMAN: Karim?

KARIM AMER:  E una cosa che penso sia importante ricordare qui, perché c’è stato parecchio dibattito tra alcuni al riguardo è: ha realmente funzionato? A quale livello ha funzionato? Come sappiamo se ha funzionato o no? Quello che Brittany sta descrivendo è una riunione di resoconto in cui la Cambridge, come società, sta dicendo: “Questo è quanto abbiamo imparato dalla nostra esperienza politica. Questo è ciò che ha realmente funzionato”. D’accordo? E lo condividono, perché dicono: “Ora questo è come vogliamo codificare questo e commercializzarlo per entrare negli affari commerciali”. Giusto?

Dunque, qui c’è la società che ammette il suo know-how. Non c’è alcun dibattito riguardo al fatto che funzioni o no. Non si tratta di loro che fanno pubblicità nel mondo. Sono loro che dicono: “Questo è quanto abbiamo imparato. In base a ciò è così che gestiremo la nostra attività. E’ così che investiremo nell’espansione di questo per venderlo al di fuori della politica”. Il gioco era, prendere l’esperienza politica e farla fruttare nel settore commerciale. Quella era la strategia. Dunque non c’è alcun dibattito sul fatto che funzioni o no. Era altamente efficace.

E la cosa spaventosa è che mentre la Cambridge è stata sciolta, gli stessi attori sono là fuori. E non c’è stato nulla… nulla è cambiato per consentirci di cominciare a mettere in atto leggi per dire che esiste qualcosa chiamato reato d’informazione. In questa era di guerra dell’informazione, in questa era di economia dell’informazione, che cos’è un reato di informazione? Com’è fatto? Chi lo stabilisce? E tuttavia, senza ciò, continuiamo a vivere in questo spazio non filtrato, non disciplinato, dove luoghi come Facebook continuano a preferire il profitto alla protezione della repubblica. E io penso che sia questo a essere così vergognoso.

JEHANE NOUJIAM: E io penso che ci stia praticamente dicendo che solo due persone…

AMY GOODMAN: Jehane.

JEHANE NOUJAIM: Solo due persone si sono fatte avanti da Cambridge Analytica. Perché? Entrambe le persone che si sono fatte avanti, Brittany e Chris, e anche con gli scritti di Carole, sono state attaccate personalmente. Ed è stata una vicenda molto, molto difficile da raccontare. Anche con noi, quando abbiamo diffuso il film a gennaio, ogni singola volta che siamo entrati nel paese siamo stati fermati da quattro a sei ore per interrogatori al confine. Questo…

AMY GOODMAN: Fermati da?

JEHANE NOUJAIM: Fermati da… al confine con gli USA, all’aeroporto JFK, dove sei portato sul retro, interrogato circa tutti i tuoi profili sui media sociali, interrogato da quattro a sei ore, ogni singola volta in cui entriamo nel paese. Così…

AMY GOODMAN: Da quando?

JEHANE NOUIAIM: Da quando abbiamo fatto uscire il film, dunque dal Sundance [festival cinematografico], ogni volta che siamo tornati negli USA.

AMY GOODMAN: E su quali basi dicono che vi stanno fermando?

JEHANE NOUJAIM: Nessuna spiegazione. Nessuna…

AMY GOODMAN: E qual è la tua teoria?

JEHANE NOUJAIM: La mia teoria è che aveva qualcosa a che vedere con questo film. Forse stiamo facendo qualcosa di giusto. Siamo stati inizialmente… siamo stati fermati in Egitto, ma non eravamo mai stati fermati negli Stati Uniti in questo modo. Siamo cittadini statunitensi, giusto?

AMY GOODMAN: Tu parli di persone che si sono fatte avanti e che non si sono fatte avanti. Volevo passare all’ex COO, direttore esecutivo, di Cambridge Analytica, Julian Wheatland, che parla sul podcast Recode Decode.

JULIAN WHEATLAND: La società ha fatto dei grossi errori riguardo al suo trattamento dei dati. Sono stati errori etici. E io penso che parte del motivo per cui ciò è successo è che passavamo un mucchio di tempo a concentrarci sul non commettere errori regolamentari. E così, per la maggior parte del tempo, no abbiamo commesso, per quanto posso dire, nessun errore regolamentare, ma siamo stati quasi distratti dallo spuntare quelle caselle delle prescrizioni regolamentari. E io sentivo che, beh, una volta che quello era stato fatto, allora avevamo fatto quello che dovevamo fare. E abbiamo trascurato di fermarci a riflettere riguardo a quanto etico fosse… quello che succedeva.

AMY GOODMAN: Dunque, se puoi decodificare questo, Brittany? Il COO di Cambridge Analytica, Julian Wheatland, che, in modo interessante, in ‘The Great Hack’, mentre era… ha realmente condannato Chris Wylie, non ha apprezzato che Chris Wylie si sia fatto avanti mettendo Cambridge Analytica nel mirino presso il parlamento britannico, è stato più equivoco riguardo a te. Lui… parla di Wheatland e del suo ruolo e di che cosa sta realmente parlando a proposito di attenersi alle regole, cosa che in realtà non facevano.

BRITTANY KAISER: Un tempo avevo un sacco di rispetto per Julian Wheatland. Pensavo persino che fossimo amici. Pensavo che stessimo costruendo insieme una società da miliardi di dollari che mi avrebbe permesso di fare grandi cose nel mondo. Ma, purtroppo, quella era una storia che raccontavo a me stessa e una storia in cui lui voleva che io credessi e che non è vera per nulla.

Anche se gli piace dire che passavano un mucchio di tempo ad attenersi alle regole, io vorrei dissentire. La Cambridge Analytica non aveva nemmeno un dirigente per la protezione dei dati fino al 2018, appena prima di essere sciolta. Ne avevo chiesto uno per molti anni. L’ho chiesto per più tempo ai nostri legali e mi era detto che stavo creando troppe fatture. E per molto tempo, perché avevo diverse lauree in legge, mi è stato chiesto di scrivere contratti. E cosi ad altri…

AMY GOODMAN:  Non hai scritto il contratto per la campagna di Trump?

BRITTANY KAISER: Quello originale, sì, l’ho fatto. E c’erano molte altre persone che erano addestrate sulla legge dei diritti umani nella società cui era chiesto di stilare contratti, anche se il diritto contrattuale non era la specialità di nessuno nella società. Ma loro cercavano di fare l’indispensabile e risparmiare denaro, proprio come decidono di fare molte società tecnologiche. Non investono nel prendere le decisioni etiche o legali che proteggeranno le persone che sono influenzate da queste tecnologie.

AMY GOODMAN: Volevo reinserire Emma Briant in questa conversazione. Quando senti Julian Wheatland che dice: “CI siamo attenuti a tutte le regole”, parla di che cosa hanno violato. Alla fine Cambridge Analytica è stata costretta a sciogliersi. Alexander Nix è stato incriminato penalmente?

EMMA BRIANT: Penso che le indagini su ciò che ha fatto Alexander Nix continueranno e che le rivelazioni che proverranno dagli Hindsight Files si tradurranno, penso, in altre indagini penali su questa rete di persone. Penso sia gravemente preoccupante, l’impatto che hanno avuto su… beh, in termini di sicurezza, ma anche in termini, sai, di violazioni della legge che hanno avuto luogo riguardo alla riservatezza dei dati. Quello che è stato fatto da Facebook, in particolare, è gravemente preoccupante. Ma uno guarda a ciò che è stato rivelato da questi documenti e comincia a rendersi conto che, di fatto, c’è una dannata quantità di denaro in gioco dietro le quinte e che noi non conosciamo.

E quello che Julian Wheatland sta cercando di coprire è il suo ruolo centrale in quella società; era a capo di tutte le finanze. Ora, loro stavano coprendo ripetutamente malefatte in tutta la loro storia. E questo risale a molto prima che Chris Wylie o Brittany Kaiser entrassero nelle società. Ho visto documenti che provano cose come pagamenti in contanti e l’uso di società di comodo per coprire cose. E profondamente, profondamente inquietante. E penso che il fatto che Julian Wheatland stia cercando di incolpare gli accademici o giusto Facebook… perché, sai, ovviamente Facebook ha una grande colpa e ha ricevuto molteplici multe per suo ruolo. Tuttavia non si tratta solo di Facebook, e non si tratta solo di quegli accademici che facevano cose sbagliate. Si tratta in realtà dello stesso Wheatland e di quelle persone responsabili della società che prendevano le grandi decisioni che hanno colpito tutti noi.

AMY GOODMAN: Che cosa è successo al professor Kogan?

EMMA BRIANT: Beh, penso questo sia un aspetto molto importante della cosa. Gli accademici…

AMY GOODMAN: Era il professore dell’Università di Cambridge cui Chris Wylie si era rivolto per…

EMMA BRIANT: Sì, era…

AMY GOODMAN: … per dirgli: “Ci aiuti a raschiare i dati di, quanti?, 80 milioni di utenti di Facebook”, sotto la maschera della ricerca accademica che Brittany stava appena descrivendo.

EMMA BRIANT: Esattamente. E c’è ancora un po’ di mancanza di chiarezza riguardo al ruolo di Kogan relativamente al suo… al suo dottorando all’epoca, Michal Kosinski, che stava anche lavorando a questo tipo di … l’analisi dei dati di Facebook e delle loro applicazioni ai quiz sulla personalità, il quiz OCEAN sulla personalità, di cui ha parlato Brittany Kaiser.

Ma fondamentalmente, con Joseph Chancellor, Kogan ha creato una nuova società, che avrebbe commercializzato i dati che erano stati ottenuti per la loro ricerca. Ma naturalmente questo era noto a Facebook. Stiamo cominciando a capire che sapevano molto in anticipo che cosa stava succedendo. E sono stati venduti a Cambridge Analytica ai fini delle elezioni statunitensi. E, naturalmente, Cambridge Analytica li usava anche per le sue tecnologie militari, lo sviluppo delle sue tecniche di guerra dell’informazione da cui, per inciso, speravano di ottenere molti altri contratti della difesa dopo aver vinto le elezioni statunitensi e poi, naturalmente, applicarle a pratiche commerciali. E, sai, i modi in cui loro…

AMY GOODMAN: Volevo fermarti qui. Volevo solo arrivare a questo punto…

EMMA BRIANT: Oh, sì.

AMY GOODMAN: … perché hai citato nella prima parte della nostra discussione…

EMMA BRIANT: Naturalmente.

AMY GOODMAN: … questo argomento…

EMMA BRIANT: Certo.

AMY GOODMAN: … degli appaltatori militari…

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: … e del collegamento tra potere militare e governativo, il fatto che con l’elezione di Trump…

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: … gli appaltatori militari sono stati tra i maggiori beneficiari dell’elezione di Trump.

KARIM AMER: Ma io penso sia importante ricordare che…

EMMA BRIANT: Assolutamente.

AMY GOODMAN: Karim Amer.

KARIN AMER:  … il problema è anche che questi… quando pensiamo agli appaltatori militari pensiamo a persone che vendono carri armati e armi e munizioni e questo genere di cose. Il problema è che non ci rendiamo conto che siamo in un’era di guerra dell’informazione. Così i nuovi appaltatori militari non stanno vendendo… non stanno vendendo carri armati tradizionali. Stanno vendendo…

AMY GOODMAN: Anche se lo stanno facendo.

KARIM AMER: Stanno facendo anche quello, ma stanno vendendo l’equivalente nello spazio dell’informazione. E si tratta di un nuovo tipo di armi. E’ un nuovo tipo di battaglia con cui non abbiamo familiarità.

E il motivo per il quale è più impegnativo per noi è perché c’è un deficit di linguaggio e un deficit di visuali. Non sappiamo dove sia il campo di battaglia. Non sappiamo dove siano i confini. Non possiamo individuare, dire “Qui è dove stanno le trincee”. Tuttavia stiamo cominciando a scoprirlo. E quella che è stata gran parte della sfida nel girare questo film, è stato cercare di vedere come possiamo concretamente mostrarvi dove si trovano questi siti di devastazione, dove sono le vittime di questa nuova guerra dell’informazione e chi sono gli attori e dove sono i fronti.

E io penso, entrando nel 2020, che dobbiamo avere fiuto per dove siano i fronti della nuova guerra e quando stiano verificandosi nelle nostre frontiere nazionali e come stiano avvenendo in questi dispositivi che usiamo ogni giorno. Dunque è qui che dobbiamo avere un nuovo genere di inquadratura di ciò cui guardiamo, perché anche se siamo in guerra, è un tipo molto differente di guerra senza confini, dove l’attività di informazione asimmetrica può influenzarci in modi che non abbiamo mai immaginato.

AMY GOODMAN:  E, Emma Briant, hai parlato di quando Facebook sapeva del livello di documentazione che Cambridge Analytica stava prendendo da esso.

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: Intendo dire, Cambridge Analytica l’ha pagata, giusto?

EMMA BRIANT: Sì, intendo dire, loro fornivano i dati a GSR, che poi, sai, era pagata da…

AMY GOODMAN: Spiega che cos’è la SGR.

EMMA BRIANT: Scusa, la società di Kogan e Joseph Chancellor, la loro società che stavano creando per compiere ricerca accademica ma anche per sfruttare i dati ai fini della Cambridge Analytica. Così lavorava con… a mappare quei dati in test della personalità e offrire quell’accesso alla Cambridge Analytica, così che questa potesse estenderli a profilare persone negli stati bersaglio degli Stati Uniti specialmente, ma anche in tutta l’America. Hanno ottenuto molto più di quanto mai si aspettassero, come hanno mostrato Chris Wylie e Brittany.

Ma voglio chiedere anche: quando i nostri governi hanno saputo di ciò che Cambridge Analytica e SCL stavano facendo in tutto il mondo e quando stavano cominciando a lavorare alle nostre elezioni? Uno dei problemi è che queste tecnologie sono state sviluppate in parte, sai, grazie  finanziamenti dei nostri governi e che si trattava, sai, di appaltatori della difesa, come diciamo. Abbiamo una responsabilità per queste società e per garantire che ci siano un ritorno d’informazione su quello che stanno facendo e un certo tipo di trasparenza.

Come stava dicendo Karim, che se tu… sai, oggi siamo in uno stato di guerra globale dell’informazione. Se hai una bomba che è stata scoperta e che è arrivata da una fonte statunitense ed è in Yemen, allora possiamo osservare quella bomba e spesso c’è un’etichetta che dichiara che è una bomba statunitense che è stata comprata, che, sai, è stata usata contro civili. Ma quando si tratta di dati? Come sappiamo se i nostri militari sviluppano tecnologie e i dati che hanno raccolto sulle persone, ad esempio, in tutto il Medio Oriente, il tipo di dati che Snowden ha rivelato… come sappiamo quando ciò sta emergendo in Yemen o quando è utilizzato da un regime autoritario contro i diritti umani del suo popolo o contro di noi? Come sappiamo che non siano manipolati dalla Russia, dall’Iran, da chiunque sia un nemico, dall’Arabia Saudita, ad esempio, con cui pure la SCL collaborava? Non abbiamo modo di saperlo, a meno che non apriamo questa industria e chiamiamo queste persone a rispondere di quanto stanno facendo.

AMY GOODMAN: Lascia che ti chieda dell’Università di Cambridge, Emma Briant.

EMMA BRIANT: Certo.

AMY GOODMAN:  Stiamo parlando di professori di Cambridge, ma come l’Università di Cambridge… o, dovrei dire, ha tratto profitto qui?

EMMA BRIANT: Io penso che il problema sia che un sacco di accademici ritiene che… sai, voglio dire, le loro carriere sono fondate sulla capacità di condurre le loro ricerche. Sono incentivati a cercare di avere impatti sul mondo reale. E nel Regno Unito abbiamo una cosa chiamata Quadro di Valutazione della Ricerca. Include sempre più la richiesta di mostrare che hai avuto qualche tipo di impatto sul mondo reale. Tutti gli accademici sono… sentono molto di volere essere ingaggiati dall’industria. Vogliono essere impegnati in… non solo in torri elevate e considerati una élite, ma lavorare in associazione con persone che hanno un impatto su campagne reali e così via. E io penso ci siano molti incentivi a fare un po’ di soldi a parte con ciò.

E il problema è che non è solo in realtà Kogan a essere stato coinvolto nella collaborazione con Cambridge Analytica. Ci sono stati molti accademici. E, sì, le università fanno… sai, sono in grado di trarre profitto da questo genere di relazioni, perché quello è l’impatto globale dei loro accademici internazionalmente famosi. Purtroppo, penso non ci sia incorporata sufficiente responsabilità e considerazione dell’etica.

E c’è una capacità troppo vasta di dire: “Oh, ma quello non fa realmente parte del mio lavoro accademico”, quando è qualcosa che ha un risultato negativo. Così, per esempio, ho recentemente rivelato all’Università di Oxford un professore che aveva anche lui collaborato con la SCL, e ci sono altri accademici che collaboravano con la SCL in tutto il mondo che beneficiano nelle loro carriere dal farlo. Ma poi, quando è rivelato che ci sono delle malefatte, sai, è tolto dal curriculum.

Ora, io penso che le università abbiano una grande responsabilità di non trarre profitto da questo, di essere trasparenti al riguardo. Si presentano come istituzioni etiche che, sai, insegnano a studenti. E se quei docenti in realtà, sai, sono impegnati in attività nefande? Il problema con l’Università di Cambridge è che ha anch’essa coperto questo.  E, sai, anche l’Università di Oxford, quando ho provato a sfidarla, ha cercato di coprire la cosa. E non sappiamo quante altre università stiano facendo anch’esse lo stesso.

E le università vogliono anche ampliare il numero dei loro studenti e collaboreranno con società come Cambridge Analytica. L’Università di Sheffield è stata nominata nei documenti che Brittany Kaiser ha diffuso. L’ho attaccata con richieste basate sulla Libertà di Informazione per scoprire se fosse o no cliente di Cambridge Analytica. E viene fuori che avevano cancellato la presentazione e le e-mail che avevano scambiato con la società.

Ora, la mancanza di chiarezza riguardo al processo decisionale sul reclutamento di studenti è allarmante, perché pare che la Sheffield non abbia collaborato con la Cambridge Analytica, ma altre università lo hanno fatto. E ciò mette in grado quella società di avere accesso ai dati degli studenti che, potenzialmente, se ha in mente di violarli, potrebbero essere usati per attacchi politici. Così, se si immaginano università statunitensi che si facciano avanti e collaborino con molte, sai, società basate sui dati per cercare di migliorare il loro raggio e raccogliere studenti per cercare… tipo, quello che stavano facendo nel passato è cercare pubblici simili e così via… al fine, sai, di aumentare il numero dei loro studenti.

AMY GOODMAN: Emma Briant…

EMMA BRIANT: E tutti questi dati sono offerti a queste società non hanno nessuna trasparenza.

AMY GOODMAN: Emma Briant, prima che io ritorni a Brittany sul tema dei nuovi Hindsight Files, volevo chiederti che cosa hai trovato più interessante in essi, anche se li sta appena diffondendo ora, dall’inizio dell’anno, e dunque c’è una quantità enorme da esaminare.

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: Coinvolgono dozzine di paesi in tutto il mondo.

EMMA BRIANT: Per me, penso che la maggiore rivelazione saranno le campagne statunitensi incentrate su questo, ma penso che non abbiamo visto ancora la metà della cosa. Questa è la punta dell’iceberg, come siamo andati dicendo.

La cosa che per me penso sia più interessante di quanto è stato rivelato sinora è di fatto la campagna iraniana, perché, sai, questo è un argomento molto complesso ed è realmente esemplare del genere di conflitti d’interesse di cui parlo, in una società che è, sai, creata per lucrare dal commercio delle armi e dall’espansione della guerra in quella regione e dal favorire una parte in un conflitto, ottenendo maggiori contratti, ovviamente, dagli stati del Golfo, dall’UAE e dai sauditi. Sai, e naturalmente stavano cercando di mettere Trump al potere anche per fare questo, per mantenere le sanzioni e uscire dall’accordo con l’Iran, che hanno sostenuto essere un accordo carente.

E naturalmente la SCL era coinvolto in lavoro in quella regione sin dal 2013, compresi quelli che lavoravano prima di ciò sull’Iran per l’amministrazione del presidente Obama, di cui parlerò di più in futuro. Il problema è che c’è un conflitto d’interessi qui. Così fai esperienza per un governo e poi passerai a lavorare per altri che magari non sono interamente allineati nei loro interessi. Grazie.

AMY GOODMAN: Bene, voglio dire, siamo chiari che tutto questo è successo… anche se è stato per l’elezione di Donald Trump, ovviamente, è successo durante gli anni di Obama.

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: E’ stato quando Cambridge Analytica ha realmente guadagnato la sua forza nel collaborare con Facebook.

EMMA BRIANT: Sì. E il principale azionista della SCL, Vincent Tchenguiz, naturalmente, è stato coinvolto nella creazione iniziale della società Black Cube e in parte dell’iniziale finanziamento, ritengo. Non so quanto a lungo siano rimasti in qualche tipo di relazione con quella società. Tuttavia, la società Black Cube ha attaccato anche dirigenti dell’amministrazione Obama con una grande campagna di diffamazione , come è stato rivelato sui media. E, sai, questa opposizione all’accordo con l’Iran e la promozione di questo genere di, sai, pubblicità realmente spaventapasseri di cui Brittany parla è molto inquietante, quando questa stessa società sta anche, sai, facendo pubblicità per vendite di armi e cose simili.

AMY GOODMAN: Aspetta. Spiega che cos’è Black Cube, il che ci porta direttamente ai titoli di oggi…

EMMA BRIANT: Esattamente.

AMU GOODMAN: … perché Harvey Weinstein, accusato di aver violentato non quante donne all’ultimo conteggio, ha impiegato anche Black Cube, ex tizi dello spionaggio israeliano, per attaccare…

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: … le donne che lo accusavano e persino per cercare di indurre giornalisti con l’inganno, come al The New York Times, a scrivere articoli falsi.

EMMA BRIANT: Assolutamente. Voglio dire, questa è una società di spionaggio nata, di nuovo, dalla “guerra al terrore”. Così la guerra al terrore di Israele ha prodotto questa volta un sacco di persone che sono passate attraverso la coscrizione e hanno sviluppato, sai, realmente una forte competenza in operazioni cibernetiche o nello sviluppare tecnologie di guerra dell’informazione, in generale, tecniche di raccolta di informazioni. E Black Cube è stata costituita da persone provenienti da industrie israeliane dello spionaggio. E hanno creato queste società e questa è diventata una grande industria, che realmente non è appropriatamente disciplinata, anche, e appropriatamente governata, e pare essere piuttosto fuori controllo. E sono stati colleganti anche alla Cambridge Analytica nelle prove fornite al parlamento. Così, io penso che il coinvolgimento di tutte queste società sia realmente inquietante, anche, in relazione all’accordo con l’Iran.

Non sappiamo se Cambridge Analytica abbia in qualche modo collaborato con Black Cube su questo, oggi come oggi. Tuttavia il fatto è che è stata creata tutta questa infrastruttura che non è appropriatamente controllata. E il fatto che sia in grado di operare senza che nessuno comprenda realmente quello che sta succedendo è un grosso, grosso problema.

Dobbiamo mettere in atto politiche che dischiudano quello che Facebook e altre piattaforme stanno facendo dei nostri dati e far sì che i dati operino per il nostro bene pubblico, rendere impossibile a queste società essere in grado di operare in un modo così opaco, attraverso società di comodo e così via e fondi neri canalizzati attraverso, sai, sistemi, sistemi di comunicazione politica, e capire che non si tratta solo dei noi e dei nostri dati come individui. Abbiamo una responsabilità pubblica nei confronti di altri. Se i miei dati sono utilizzati per creare un modello di soppressione del voto di qualcun altro, io ho una responsabilità al riguardo. Se consento la soppressione del voto di qualcun altro, se i miei dati sono usati a tale scopo, anche questo è inaccettabile. Dunque ciò di cui abbiamo realmente bisogno è di un’infrastruttura che ci protegga e che garantisca che ciò non possa essere possibile.

AMY GOODMAN: Brittany, volevo tornare a questa scarica di dati che stai facendo in questa diffusione di documenti in cui sei impegnata dall’inizio dell’anno. Brittany Kaiser, ha lavorato per Cambridge Analytica per più di tre anni, così questi documenti sono estremamente significativi. Emma Briant ha appena citato Black Cube. Con chi altro ha collaborato Black Cube?

BRITTANY KAISER: Non so di Black Cube, ma so c’erano società israeliane di spionaggio che collaboravano con Cambridge Analytica e con alcuni clienti di Cambridge Analytica in tutto il mondo e non solo ex agenti dello spionaggio israeliana, ma agenti dello spionaggio di molti altri paesi. Questo è preoccupante, ma anche Black Cube non  la sola società di cui si dovrebbe essere preoccupati.

Il fondatore di Blackwater, o il suo CEO, Erik Prince, era anche un investitore in Cambridge Analytica. Così egli lucra dalle vendite di armi in tutto il mondo e da contratti militari  ed è stato accusato di causare la morte non necessaria di civili in molte diverse situazioni belliche. E’ stato uno degli investitori in Cambridge Analytica e nella sua nuova società, Emerdata. E dunque io dovrei essere molto preoccupata, e tutti dovrebbero essere molto preoccupati, riguardo alla trasformazione dei nostri dati in armi da parte di persone che sono effettivamente esperte nel vendere armi. Dunque questa è una cosa che io ritengo debba far parte del dibattito pubblico, la differenza tra ciò che è militare, ciò che è civile e come queste cose possano essere o no utilizzate per fini diversi.

AMY GOODMAN: Eri con Erik Prince la sera dell’insediamento? Lui era con Donald Trump la sera dell’elezione.

BRITTANY KAISER: Immagino che ci fosse. E’ stato scritto. Ma non ho mai incontrato quell’uomo. Non ho mai parlato con lui né, a essere onesta, desidero farlo.

Dunque ora… voglio realmente tornare ad affrontare la tua domanda riguardo ai documenti che sto diffondendo. Ho cominciato questo Capodanno perché non ha scopo più elevato che far uscire la verità. La gente deve sapere che cosa è successo. E quanto ai pezzi del puzzle che non possiedo, spero veramente che giornalisti d’inchiesta e cittadini giornalisti e singole persone in tutto il mondo, nonché gli investigatori che stanno tuttora lavorando a questi documenti, possano contribuire a portare persone davanti alla giustizia.

Non sono la sola a pubblicare documenti. Vorrei attirare l’attenzione sugli Hofeller Files, che sono stati anch’essi pubblicati recentemente dalla figlia di Thomas Hofeller, che era uno stratega del GOP [Partito Repubblicano]. E ha appena pubblicato l’altro giorno una grossa tranche di documenti che mostrano le tattiche di soppressione degli elettori di minoranze utilizzate dai Repubblicani in tutti gli Stati Uniti. Dunque si tratta di un’evidenza extra, in aggiunta a quanto io ho già pubblicato, sulla soppressione degli elettori.

So che questo preoccupato molti, a causa della quantità di attacchi informatici che hanno avuto luogo sui nostri documenti che sono attualmente ospitati su Twitter. Stanno cercando disperatamente di rimuoverli. Non ci riusciranno, perché ho alcuni dei migliori esperti di sicurezza informatica al mondo che li mantengono lì. Ma voglio dire a chiunque stia cercando di rimuoverli: non potete rimuoverli e non sarete in grado di bloccare la diffusione del resto dei documenti, perché le informazioni sono decentrate in giro per il mondo in centinaia di località, e questi documenti stanno uscendo che vi piaccia o no.

AMY GOODMAN: Parlando di Thomas Hofeller, questi documenti rivelano che questo alto stratega  Repubblicano ora defunto, specializzato nella manipolazione dei collegi elettorali, è stato dietro i tentativi dell’amministrazione Trump di aggiungere una domanda sulla cittadinanza nel censimento del 2020. Era chiamato il “Michelangelo della manipolazione dei collegi”. Quando è morto nel 2018 si è lasciato dietro questo disco fisso di computer pieno delle sue note e documenti e la sua figlia separata ha trovato tra i documenti uno studio del 2015 che diceva che aggiungere al censimento la domanda sulla cittadinanza, cito, “sarebbe vantaggioso per i Repubblicani e per i bianchi non ispanici” e “sarebbe chiaramente di svantaggio per i Democratici”. Questo è ciò che lei diffonde con gli Hofeller Files.

BRITTANY KAISER: Assolutamente. E parte delle prove che ho negli Hindsight Files corrobora questo genere di tattiche. La soppressione degli elettori, purtroppo, è molto più economica che far sì che la gente si presenti ai seggi. E questo è incredibilmente triste. Roger McNamee parla in effetti di questo molto spesso ora, a proposito della gamification di Facebook e di come odio e negatività siano più economici e facili e più virali e di ciò che significa questo in realtà nell’informare la strategia delle campagne. E dobbiamo essere molto coscienti di ciò e sapere che quello che vediamo è prodotto per manipolarci e influenzarci, non per i nostri interessi.

AMY GOODMAN: Parla di più di questi documenti e di quello che sai c’è dentro. Ad esempio, abbiamo parlato di Facebook, e una cosa, naturalmente, rivelata in ‘The Great Hack’, nel film selezionato per l’Oscar, è che Facebook possiede WhatsApp. WhatsApp è stato cruciale in elezioni, come in Brasile per il presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.

BRITTANY KAISER: Assolutamente. E dunque dobbiamo renderci conto che ora che Facebook possiede Instagram e WhatsApp, la quantità di dati che possiede riguardo a individui di tutto il mondo , dati comportamentali e dati in tempo reale, è assolutamente senza uguali. Sono la più vasta piattaforma di comunicazioni del mondo. Sono la piattaforma pubblicitaria più vasta del mondo. E se non hanno a cuore gli interessi migliori dei loro utenti, allora le nostre democrazie non saranno mai in grado di avere successo.

Dunque la disciplina di Facebook, forse persino il suo frazionamento, è la sola cosa che possiamo fare in questo momento, quando Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg hanno deciso di non prendere le decisioni etiche da soli. In questo momento non possiamo consentire che le società siano responsabili della propria bussola etica e morale, perché hanno dimostrato di non saperlo fare. Dobbiamo costringerle.

E chiunque abbia ascoltato questo, per favore chiami il proprio parlamentare. Gli dica di curarsi della nostra riservatezza. Gli dica di prendersi cura dei nostri diritti sui dati. Gli dica di prendersi cura che le nostre leggi elettorali siano fatte valere in rete. Sai una cosa? I tuoi parlamentari lavorano per te. Se hai dei dipendenti, non dici loro ogni singolo giorno quello che vuoi che facciano? Chiama il tuo parlamentare. Ci vogliono pochi minuti. E persino scrivigli una e-mail se non vuoi tirar su il telefono. Ti prego. E’ così tremendamente importante che facciamo passare una legislazione nazionale su questi temi, una disciplina nazionale. Avere solo la California e New York a fare da apripista non è sufficiente.

JEHANE NOUJAIM: Questi sono documenti che mostrano più di 68 paesi, manipolazioni elettorali in più di 68 paesi di tutto il mondo. Ed è angoscioso quando – alcuni di questi sono documenti audio – si sta seduti a sentire l’audio in cui in seno alla campagna di Trump parlano di come la paura e l’odio coinvolgano le persone più a lungo e siano il modo migliore per coinvolgere gli elettori. E così, quando ascolti questo e ascolti la ricerca che vi è stata dedicata, improvvisamente diventa chiaro perché c’è una tale divisione, perché si vede tanto odio, per si vede tanta rabbia nelle nostre piattaforme.

KARIM AMER: E io penso che quello che è importante capire…

AMY GOODMAN: Karim.

KARIM AMER: … sia che, sai, nel filmato che hai mostrato, Chris Wylie sta parlando del fatto che la Cambridge è una macchina di propaganda a tutto servizio. Che cosa significa realmente questo? Sai, direi che quello che sta succedendo è stiamo avendo penetrazione nella rete dell’industria dell’influenza, la compravendita di informazioni e della modifica comportamentale delle persone. Ed è uno spazio del tutto privo di regole.

E quello che è molto preoccupante è che, come vediamo sempre più, con quanto ha parlato Emma e quanto ha mostrato Brittany, c’è questa linea di trasmissione di informazioni e ricerca e competenze di livello militare che provengono dal lavoro della nostra difesa, che sono pagate con le nostre tasse, e poi finiscono nel settore privato per essere vendute al miglior offerente, con interessi particolari in tutto il mondo. Così ciò che si vede nei documenti è sai, una compagnia petrolifera che compra una campagna d’influenza in un paese che non proviene e non ha… sai, nessuna responsabilità o niente riguardo a ciò che sta facendo qui.  E quello che succede in ciò, i risultati di quella ricerca, a chi è passata, nessuno lo sa. Ogni contratto che sfocia nel cambiamento che avviene nel campo politico, nessuno lo segue e lo vede.

Dunque questo è ciò di cui siamo molto preoccupati, perché si vede che ogni cosa è diventata vendibile. E se tutto è in vendita…

JEHANE NOUJAIM: Le nostre elezioni sono in vendita.

KARIM AMER: Esattamente. E così come facciamo ad avere un qualche genere di integrità nel voto, quando viviamo in una condizione simile?

JEHANE NOUJAIM: La democrazia è stata infranta. E il nostro primo voto ci sarà tra 28 giorni, e nulla è cambiato. Nessuna legge elettorale è cambiata. Facebook è una scena del crimine. Nessuna ricerca, nulla è venuto fuori. Non lo capiamo ancora. E’ di questo che ci siamo così appassionati per girare questo film, perché è invisibile. Come si rende visibile l’invisibile? Ed è per questo che Brittany sta pubblicando questi documenti, perché se non comprendiamo le tattiche, che attualmente sono usate di nuovo, oggi, mentre parliamo, con le stesse persone coinvolte, allora non cambieremo questo.

AMY GOODMAN: Facebook una scena del crimine, Jehane. Approfondisci questo.

JEHANE NOUJIAM: Assolutamente. Facebook è dove questo è avvenuto. All’inizio pensavamo che fosse Cambridge Analytica, giusto?, e che Cambridge Analytica fosse l’unico giocatore scorretto. Ma Facebook ha consentito che questo avvenisse. E non l’ha rivelato. Hanno i dati. Sanno che cosa è successo, ma non l’hanno rivelato.

AMY GOODMAN: E ne hanno lucrato.

JEHANE NOUJAIM: E ne hanno lucrato.

KARIM AMER: Beh, non è solo che ne abbiano lucrato. Io penso che la cosa ancor più preoccupante sia che molte di queste società tecnologiche, direi, sono incentivate oggi dalla polarizzazione del popolo statunitense. Quanto più sei polarizzato, quanto più passi tempo sulla piattaforma a controllare il flusso interminabile, quanto più sei agganciato, sei incollato, tanto maggiore è il loro KPI alla fine dell’anno, che dice che il numero di ore spese sulla piattaforma da ogni utente sale. E fintanto che quello è il modello, allora tutto è progettato, dal modo in cui interagisci con questi dispositivi al modo in cui le tue notizie sono selezionate e ti sono trasmesse, per mantenerti in rete, quanto più agganciato possibile, in questo modo completamente privo di regole, privo di filtri… sotto la maschera della libertà di parola, quando è lì selettivamente per loro, per proteggere ulteriormente i loro interessi. E io penso che questo sia molto preoccupante.

E dobbiamo chiedere a queste società tecnologiche: ci sarebbe una Silicon Valley se non fossero in vigore gli ideali della società aperta? La Silicon Valley sarebbe questo rifugio degli ingegneri del mondo del futuro per venire a re-immaginare come potrebbe essere il futuro, se non esistessero le fondamenta di una società aperta? Non sarebbe così. Tuttavia le stesse persone che lucrano da questi ideali che le proteggono, non avvertono responsabilità per la loro preservazione. Ed è questo che è così sconvolgente. E’ questo che è così criminale. Ed è il motivo per il quale non possiamo guardare a loro come guide per venir fuori da questo.

Dobbiamo guardare alle regole. Sai, se Facebook fosse stato multato per 50 miliardi di dollari invece di 5, ti garantisco che non avremmo oggi questa conversazione. Avrebbe determinato non solo un incredibile cambiamento nella società, ma sarebbe stato un segnale all’intera industria. E ci sarebbe stata innovazione che sarebbe stata sponsorizzata per venir fuori da questo problema. Tipo, possiamo usare la tecnologia per correggere anche questo. Dobbiamo solo creare il giusto piano di incentivi. Sono convinto che gli ingegneri del futuro che sono in circolazione possono aiutarci a venirne fuori. Ma attualmente non sono i… non sono quelli che prendono le decisioni, perché queste società non sono per nulla democratiche.

 

AMY GOODMAN: Emma Briant?

EMMA BRIANT: Posso? Sì, grazie. Volevo solo sostenere quanto sia importante questo per gli statunitensi comuni che per capire il significato delle loro stesse vite, anche, perché io penso che alcuni sentano questo e dicano: “Oh, la tecnologia, forse questo è molto astratto”, oppure, sai, possono sentire che altri problemi sono più importanti, quando si tratta del periodo elettorale. Ma io voglio sostenere il punto che, in realtà, sai una cosa? Questo argomento riguarda tutti quegli altri problemi.

Riguarda l’uguaglianza e l’avere potere. Se ti interessa, sai, di avere un dibattito corretto riguardo a tutti questi problemi che sono oggi rilevanti per gli Stati Uniti, dunque, sai, ti interessa… sai, la condizione orrenda del sistema carcerario statunitense, quello che è fatto oggi ai migranti, se ti interessa il salario minimo, se ti interessa il sistema sanitario, se ti interessa la povertà, i senzatetto nelle strade, se ti interessa la prosperità la prosperità statunitense, se ti interessa l’ambiente e garantire che il tuo paese non si trasformi in quel disastro ambientale che l’Australia sta vivendo proprio ora, allora deve interessarti questo argomento, perché non possiamo avere un dibattito adeguato, non possiamo, tipo, sapere di avere un sistema elettorale equo, fino a quando non capiamo che stiamo avendo in realtà un dibattito, da statunitense a statunitense, da, sai, paese a paese, che è dominato da ricche industrie petrolifere o da industrie della difesa e da leader brutali e così via.

Dunque, io penso che gli statunitensi debbano capire che questo è un problema di fondo che impedisce loro di essere in grado di avere il genere di politiche che creerebbero per loro una società migliore. Blocca la loro capacità di far avvenire il cambiamento nei modi in cui loro vogliono che avvenga.

AMY GOODMAN: Emma Briant…

EMMA BRIANT: Non è un problema astratto. Grazie.

AMY GOODMAN: Quale sarebbe la forma più efficace di disciplina? Voglio dire, abbiamo visto la vecchia Standard Oil suddivisa, questi monopoli sciolti.

EMMA BRIANT: Sì.

AMY GOODMAN: Pensi sia il punto di partenza per società come Facebook, come Google e altre?

EMMA BRIANT: Penso ne costituisca una grande parte. Penso realmente che le raccomandazioni di Elizabeth Warren quando si tratta di questo e dell’antitrust, eccetera, siano davvero importanti. E abbiamo precedenti legali da seguire sul quel genere di cosa.

Ma penso anche che abbiamo bisogno di un regolatore indipendente per l’industria tecnologica e anche uno separato per l’industria dell’influenza. Dunque, gli Stati Uniti hanno delle regole per quanto riguarda il lobbismo. Nel Regno Unito non ne abbiamo nessuna. E molto spesso, sai, società statunitensi si assoceranno a una società britannica per essere in grado, ad esempio, di eludere le regole nel fare le cose. Dobbiamo assicurarci che giurisdizioni di paesi diversi non possano, sai, essere abusate per pare succedere qualcosa che sarebbe vietato in un altro paese.

Dobbiamo anche assicurarci di contrastare il modo in cui il denaro è canalizzato in queste campagne, perché in realtà c’è molto che potremmo fare che non è solo una questione di censura o di rimozione di contenuto, ma realmente si tratta, sai, di assicurarci che il denaro non sia canalizzato in… per finanziare le campagne concrete. Se sapessimo chi c’è dietro, se fossimo in grado di mostrare quali società hanno lavorato a esse e quali altri interessi potrebbero avere, allora io penso che questo aprirebbe realmente il sistema a un giornalismo migliore, a una migliore… sai, a più responsabilità.

E il problema non è solo quello che succede sulle piattaforme, anche se ne una grande parte. Dobbiamo riflettere, sai, sull’intera infrastruttura. Abbiamo anche bisogno di maggiore responsabilità per quel che riguarda i nostri governi. Dunque questa è la terza parte di quanto considererei il quadro regolamentare richiesto. Si devono affrontare le società e le piattaforme tecnologiche. Si devono anche affrontare le società dell’industria dell’influenza.

E occorre anche parlare dei contratti della difesa, la cui responsabilità è insufficiente al momento. Non c’è abbastanza comunicazione. Non c’è abbastanza… quando dico “comunicazione” intendo che alle società non è prescritto di fornire informazioni sufficienti riguardo a quali potrebbero essere i loro conflitti d’interesse, riguardo alla provenienza dei loro fondi e a che cos’altro stanno facendo. E non dovremmo essere in grado di avere società che lavorano alle elezioni e al tempo stesso fanno questo lavoro sulla sicurezza nazionale. E’ molto rischioso. Personalmente lo vieterei. Ma proprio al minimo, è necessario che ciò sia controllato più efficacemente, sai, perché penso molto a lungo che quelli che seguono quei contratti, quando stanno decidendo se dare, sai, a Erik Prince o a qualcun altro un contratto militare non sono sempre a conoscenza degli individui interessati o delle loro reti più ampie. E questo è davvero allarmante. Se intendiamo spendere la quantità di denaro che spendiamo in contratti della difesa, possiamo almeno assicurarci che se ne risponda.

KARIM AMER: Quando si segue il film, c’è una parte che penso si colleghi esattamente a ciò di cui parla Emma, dove in una ripresa con la telecamera nascosta di … viene filmato Mark Turnbull, e lui si sta vantando con un cliente e parlando, sai, della campagna “Corrotta Hillary”. “Abbiamo avuto la capacità di pubblicare queste informazioni senza nessuna rintracciabilità, se che nessuno sapesse da dove arrivavano, e le abbiamo immesse nel flusso sanguigno della rete”. Giusto? Questo è, spero, che vorremmo dire sia successo solo nel 2016 e non sarà permesso che succeda di nuovo.

AMY GOODMAN: Che cosa lo impedirebbe? E passiamo…

KARIM AMER: Beh, l’azione politica, perché… il problema al riguardo è che quello che dici là e, essenzialmente… è che puoi uscire là a dire quello che vuoi, non come individuo – la libertà di parola è un individuo che dice no – ma come entità organizzata, concertata, lucrosa con interessi particolari, senza che nessuno sappia che cosa stai dicendo. E direi che il primo passo verso la responsabilità sia dire: “Se vuoi dire qualcosa nell’arena politica devi… dobbiamo sapere chi c’è dietro ciò che viene detto”. E ti garantisco, se solo si imponesse almeno quel livello di responsabilità, molti sarebbero… sarebbe sputato molto meno odio a pagamento, perché sarebbe collegato a chi ci sta dietro.

AMY GOODMAN: Passiamo a quel video. E’ stato un punto di svolta per Cambridge Analytica.

KARIM AMER: Sì.

AMY GOODMAN: Non era solo Turnbull, era Alexander Nix…

KARIM AMER: Sì.

AMY GOODMAN: … che stava promuovendo la società e parlando di quello che potevano fare.

ALEXANDER NIX: Scavare in profondità è interessante ma, sai, ugualmente efficace può essere andare a parlare a chi è in carica e offrirgli un accordo troppo bello per essere vero e assicurarsi che la cosa sia videoregistrata. Sai, questo genere di tattiche è molto efficace, avere istantaneamente una prova video di corruzione…

GIORNALISTA: Giusto.

ALEXANDER NIX: … e inserirla in rete, questo genere di cose.

GIORNALISTA: E l’agente che userete chi è?

ALEXANDER NIX: Beh, qualcuno noto a noi.

GIORNALISTA: D’accordo, dunque è qualcuno. Non userete uno dello Sri Lanka, no, perché poi il problema…

ALEXANDER NIX: No, no. Si presenterà uno ricco immobiliarista, qualcuno che finge di essere un ricco immobiliarista.

MARK TURNBULL: Sono un maestro dei travestimenti.

ALEXANDER NIX: Sì. E al candidato sarà offerto un mucchio di soldi, per finanziare la sua campagna in cambio di terreni, ad esempio. Registreremo tutto sulla telecamera. Copriremo la faccia del nostro agente e poi lo pubblicheremo in rete.

GIORNALISTA: Dunque su Facebook o YouTube o qualcosa di simile.

ALEXANDER NIX: Manderemo delle ragazze nella casa del candidato. Abbiamo un mucchio di storie.

AMY GOODMAN: Dunque, quello era Alexander Nix, l’ex capo dell’ex società Cambridge Analytica. Brittany Kaiser, puoi parlare di quello che è successo quando quel video è stato diffuso? Voglio dire, lui è stato immediatamente sospeso.

BRITTANY KAISER: E’ stato immediatamente sospeso. E Julian Wheatland, l’ex COO/CFO [direttore esecutivo e direttore finanziario, rispettivamente], perché ricopriva entrambi gli incarichi, è stato nominato CEO temporaneo prima che la società chiudesse. Che cosa…

AMY GOODMAN: E’ totalmente inattiva ora?

BRITTANY KAISER: Non lo direi. Solo perché non lo SCL Group o Cambridge Analytica o Emerdata, che era la capogruppo che avevano creato alla fine in modo che potesse introdurre investitori su larga scala da tutto il mondo per ampliarsi… solo perché non è sotto quei nomi non significa che lo stesso lavoro non sia fatto dalle stesse persone. Ex dipendenti di Cambridge Analytica stanno ora sostenendo Trump 2020. Lavorano in paesi di tutto il mondo in consulenze politiche individuali, consulenze di marketing, società di comunicazioni strategiche.

E oggi non sono solo le persone che lavoravano per Cambridge Analytica. Come ho citato prima, siccome il 2016 ha avuto tanto successo, ci sono ora centinaia di società in tutto il mondo. C’è stato un rapporto dell’Università di Oxford che è uscito un paio di mesi fa che ha mostrato la proliferazione di società di servizi di propaganda, che sono anche peggio di quanto ha fatto Cambridge Analytica, perché impiegano fattorie di bot. E usano troll in rete per accrescere odio e divisioni.

E così queste tecnologie sono diventate sempre più sofisticate. E se non cominciamo a investire in leggi e regolamenti per fermare questo, le cose peggioreranno prima di migliorare. E sono assolutamente terrorizzata nel vedere quello che succederà ai nostri flussi di notizie tra ora e il 3 novembre.

AMY GOODMAN: Che cosa si dovrebbe cercare? E come le persone oggi, a questo punto… come si coinvolgono?

BRITTANY KAISER: Ci sono alcuni modi diversi. E innanzitutto, direi, istruirsi. Diventante digitalmente istruiti. Si consulti il sito web del Center of Humane Technology. Si consulti il sito web dell’Electronic Frontier Foundation. Si legga il contratto per internet. Si consulti il sito web del Beacon Trust. E si cominci a capire quali sono i propri diritti sui dati, come ci si può proteggere in rete, come si possono identificare le informazioni fuorvianti. Anche il Center for Media Literacy è fantastico. C’è un sacco di persone che hanno dedicato parecchio tempo a istruire tutti.

C’è un nuovo concetto chiamato DQ. Significa intelligenza digitale, come QI ed EQ.  Ed è un nuovo standard globale che la mia nuova fondazione, la Own Your Data Foundation, sta contribuendo a presentare in scuole degli Stati Uniti, che di fatto insegna queste cose ai ragazzi, come prevenire il ciberbullismo ed essere etici in rete e identificare le notizie false e la disinformazione.

Dobbiamo conquistare il potere di proteggerci perché, purtroppo, le leggi e i regolamenti non sono un processo rapido. Ma potrebbe essere molto più rapido oggi se tutti quelli che ci ascoltano telefonassero effettivamente ai loro parlamentari. Basta digitare “contatta il tuo parlamentare”. Si possono trovare siti governativi. Si possono trovare gruppi di sostegno che aiutano a farlo. Offrono anche esempi di e-mail e di telefonate che si possono fare, testi. Ci vogliono solo cinque minuti. Fatelo.

AMY GOODMAN: Come indichi in ‘The Great Hack’, le società dei dati hanno superato le compagnie petrolifere come società di maggior valore oggi nel mondo. Anche tu… quell’articolo che hai scritto, “Quante delle entrate di Facebook derivano dalla monetizzazione dei dati personali degli utenti?”… che cosa intendi esattamente? E cosa si dovrebbe fare per reagire?

BRITTANY KAISER: Quello che intendo è che oggi i dati sono il bene più prezioso del mondo. E in qualche modo noi, i produttori di quel bene, non abbiamo accesso a quel valore. Ripercorriamo la storia e vediamo quando popolazioni sono state sfruttate per le loro risorse naturali, e oggi vediamo che è sbagliato. Chiunque offra valore ha accesso almeno a un relativo dividendo.

Dunque quello che sto chiedendo è non solo che i nostri diritti sui dati siano diritti umani, ma che cominciamo a impiegare un quadro dei diritti di proprietà per riflettere sulla trasparenza che dovrebbe essere offerta riguardo a come i nostri beni sono utilizzati, sull’infrastruttura di adesione in modo che possiamo effettivamente decidere se vogliamo che i nostri dati siano usati per certi fini o no. E se decidiamo di aderire dovremmo ricevere incentivi positivi a farlo.

Amerei fornire i dati della mia assistenza sanitaria se sapessi che potrei contribuire a risolvere il cancro con organizzazioni di ricerca e compagnie farmaceutiche. Molto felice di farlo. Ma non lo farò fino a quando non avrò la trasparenza, la sicurezza dei dati e l’infrastruttura di adesione per sapere che i miei dati non saranno violati se decido di condividerli.

AMY GOODMAN: Dunque che cosa si fa quando dice “termini e condizioni” e al fine di entrare in quel sito web, in cui hai fretta di entrare, semplicemente clicchi lì perché non c’è altro modo di entrare?

BRITTANY KAISER: Questo sta cominciando a essere considerato manipolativo dalla Federal Trade Commission e la FTC sta cominciando a vietare quel genere di comportamento. Anche l’attuazione della GDPR e della CCPA in California non lo permette…

AMY GOODMAN: La nuova legge in California.

BRITTANY KAISER: La nuova legge della California che è entrata in vigore il primo gennaio, che ha già aggiornamenti eccitanti che stanno arrivando, che è stata proposta a novembre.

Così ci sarà una quantità aiuto alle società per adeguarsi. Ci sarà una quantità di aiuto alle organizzazioni politiche e non a fini di lucro per adeguarsi. E renderemo facile essere etici e morali nell’uso dei dati. Ma oggi questo sta imponendo un nuovo genere di trasparenza, in cui i termini e le condizioni sono resi completamente trasparenti, facilissimi per tutti da capire, anche a un basso livello di lettura, e si sa che cosa si sta accettando. E se si decide di chiamarsi fuori si può ancora avere accesso a quel sito web o a quel servizio. Perché oggi abbiamo rinunciato alla nostra riservatezza e alla nostra libertà in cambio di convenienza. E non possiamo permettere che le persone siano più manipolate al riguardo.

JEHANE NOUJAIM: Siamo ben nel bel mezzo di una guerra sulla verità, dove è impossibile avere un dibattito approfondito con qualcuno con il quale non si è d’accordo. E’ questo che sta succedendo in questo paese e in tutto il mondo.

E ci sono leader che hanno… stanno riconoscendo questo, voglio dire, in termini di proiezioni di ‘The Great Hack’. E’ per questo che abbiamo girato questo film, è stato perché la gente potesse diventare cosciente di questo. Hillary Clinton ha ospitato una proiezione. Il presidente Macron ne ha parlato. Schiff ha ospitato una proiezione e un dibattito dopo di essa. Dunque ci sono leader che stanno cercando di educare il pubblico al riguardo.

Ma dobbiamo continuare a istruirci, condividere il film, consultare gli Hindsight Files, @Hindsightls2020 su Twitter, e cominciare davvero a chiamare i nostri governi a rispondere e chiamare le piattaforme tecnologiche a rispondere della situazione attuale.

 

 

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/democracy-for-sale/

Originale: Democracy Now!

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

 

 

 

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